Piazza Traunik
Blog ambientalista e antifascista di Gorizia.
martedì 13 ottobre 2026
Parco della Valletta, la puzza di fogna: il progetto del parco urbano non ha tenuto conto degli scarichi fognari cittadini nel Corno
Consiglio comunale del 12 ottobre 2026. C'è un odore che caratterizza il momento in cui una Giunta comunale si manifesta in tutta la sua ingiustificabile superficialità: è la puzza di fogna che grava sul parco della Valletta, opportunamente escluso da qualsiasi evento della Verde Capitale (insieme all'altro orrore "verde", il parco Basaglia).
A sinistra, foto della Grapa a lato di via Petrarca, tratta dal libro Gorizia Sotterranea, Edizioni Della Laguna, 2001.
di Martina Luciani
Ieri sera, in consiglio comunale, Andrea Picco (Noi,mi,noaltris Go!) ha sollevato la questione del terribile lezzo che grava sopra il parco fiore all'occhiello di questa balenga amministrazione. Chiedendo quanti siano le utenze rimaste senza collegamento alla rete fognaria delle circa 190 censite agli inizi degli anni 2000. Il Comune sa quanti sono gli scarichi che permangono collegati al Corno? Lo sanno i titolari delle utenze (anche no, perchè è possibile che in bolletta sia comunque addebitata la quota della depurazione)? Abbiamo idea che puzza di fogna significa inquinamento, di quello tosto? Cosa si pensa di fare?
A far da cornice alla puzza resteranno in eterno le parole dell'assessore all'Ambiente: i finanziamenti riguardavano la creazione del parco, mica l'adeguamento della rete fognaria.
Ecco quando un amministratore, e un uomo adulto, ragiona così, esprime tutto lo sbando, l'approssimazione, l'inettitudine con cui è governata questa città.
Non è possibile che non si sapesse che oltre ai reflui provenienti dalla Slovenia, c'erano - ed evidentemente ci sono ancora - altri collegamenti fognari sul Corno.
Come si possa dare, in un consiglio comunale, una risposta di questo genere, io proprio non so, nemmeno al Bar Sport sarebbe accettabile. Perchè i progetti si inseriscono in uno spazio e in un tempo, non sono un rendering o una mappa avulsa dal resto, dal contesto attorno, dal prima del luogo dove si intende agire, e un amministratore pubblico dovrebbe sapere - e se non sapesse, chiedere - farsi consigliare, indagare. Così da capire che oltre a spendere i 21 milioni e spiccioli per la creazione di un parco urbano (soldi della Regione FVG) bisognava assicurare le condizioni alla frequentazione del pubblico senza disgustose emissioni odorigene. Sennò non è un parco urbano. E' lo stesso posto infrequentabile di prima, più bello ma puzzolente comunque.
Infine: l'assessore all'Ambiente, invece di pensare di rivolgersi agli uffici tecnici comunali, annuncia che il Comune ha chiesto una relazione sulla situazione a Iris Acqua. Intanto se qualcuno facesse un'analisi dell'acqua che ammorba il parco intero che tipo di contaminazione potremmo vantare nel cosiddetto Central Park de noaltri? Chiederemo noi cittadini, ad Arpa, che si faccia una conta dei coli fecali inclusi nel paesaggio. E per decenza, il bunker da trasformare e valorizzare, lasciatelo perdere, dite al consigliere regionale Bernardis che per ora i 110 mila euro stanziati da mamma Regione è meglio siano destinati ad ambiti dove c'è meno puzza per le operazioni culturali.
Qualche parola ancora. Io sul tema sono privilegiata, perchè mio fratello Andrea con il Gruppo speleo Bertarelli del CAI di Gorizia, per anni, ha svolto l'oscura attività di speleologia urbana (tra l'altro fornendo i rilievi effettuati nel sottosuolo cittadino al progetto Interreg Gotrawama 2011-2014 di cui il Comune di Gorizia e Iris Acqua erano partner): quindi ho una fonte di informazioni diretta e descrizioni precise di come, ad esempio, esplorando la grapa che corre lungo via Petrarca per poi finire nel Corno, era evidente l'afflusso di scarichi da edifici attorno a piazza Battisti.
Ma esiste anche un grandioso volume, edito nel 2001 con il titolo Gorizia Sotterranea, che raccoglie le ricerche svolte dagli speleo del Bertarelli e a parte le "delizie" di tipo fognario racconta molte cose interessanti del mondo sotto la città: gallerie, cunicoli, pozzi, cripte, rifugi antiaerei, misteriose stanze...
domenica 20 settembre 2026
ISONZO. ll sindaco perora l'invaso sul fiume da tre milioni di metri cubi (quello del 1978?) E cerca per la sua personale nuova diga i soldi della quota slovena
Sul quotidiano Il Piccolo del 20 settembre 2026, il sindaco di Gorizia - neoeletto presidente della Commissione politiche comunitarie dell'ANCI (!) - infila nuove perle di saggezza alla collana, a molteplici giri, della follia locale. Perle verde Isonzo, bel colore ma così imperfette che, esigenti come siamo, ne facciamo volentieri a meno.
di Martina Luciani
L'esordio dell'esternazioni parte dalla richiesta di un invaso da 3 milioni di metri cubi. Fermo restando che il progetto della Regione FVG/Consorzio di bonifica prevede 1 milione di metri cubi, con opere in alveo a valle del ponte del Torrione, le quantità invocate dal primo cittadino sono quelle della prima, vecchia ipotesi di bacino di rifasamento.
Ricordo, che con un'operazione molto discutibile sul piano del diritto, il Consiglio comunale di Gorizia, nel 1977, ottenne che la Commissione mista per l'idroeconomia recepisse e attuasse il cosiddetto sistema globale, autentica idiozia di stampo nazionalistico (racconterò come ci si è arrivati a breve): Jugoslavia faccia la diga e l'impianto idroelettrico, l'Italia, faccia il bacino di rifasamento in Italia, con uno sbarramento al ponte del Torrione. Ipotesi che abbandonava la previsione degli accordi internazionali: diga e sbarramento in territorio jugoslavo e entrambi in joint venture.
Di questa criticità era ben consapevole il sindaco di allora, Pasquale De Simone ( altra tempra e levatura politica, i sindaci di una volta) che nella sua interlocuzione di allora con il ministro Forlani si dichiarava consapevole della discrepanza che la modifica presenta con gli Accordi bilaterali sottoscritti a Osimo, anche perché se l’opera non fosse stata compresa tra quelle previste dagli Accordi stessi avrebbe dovuto essere realizzata con finanziamenti ad hoc.
Discrepanza perché la disposizione dell’art. 3 dell’Accordo per la promozione della cooperazione economica dice: «I due Governi raccomanderanno alle rispettive organizzazioni ed imprese di cooperare [...] ai fini dell'utilizzazione idroelettrica dei corsi d'acqua che interessano i due Paesi, e in particolare dell'Isonzo, e della regolazione dei bacini e corsi d'acqua d'interesse comune»: ovvero la “costruzione, nei pressi di Salcano, di una diga sull'lsonzo e di un impianto idroelettrico.” Con ulteriore precisazione: "Qualora la costruzione di questo impianto non dovesse sembrare conveniente dal punto di vista tecnico o economico, si provvederà a costruire, per mezzo di joint ventures, un bacino in territorio jugoslavo, destinato a migliorare il regime delle acque dell'Isonzo e ad irrigare i terreni situati in territorio italiano a sud di Gorizia.”
Piazza Traunik: Isonzo: il grande equivoco transfrontaliero cominciato 35 anni fa
In più, non è che alla Jugoslavia piacesse granchè il bacino da tre milioni di metri cubi, perchè era prevedibile il cosiddetto "rigurgito" delle acque oltre confine, a casa loro, e inoltre nel 1962 le sponde del tratto dell'Isonzo dal ponte del Torrione verso monte ( unico sito in cui potrebbero starci tre milioni di metri cubi d'acqua vista l'altezza delle sponde) furono poste sotto tutela Decreto Ministeriale del 6 marzo 1962
Successivamente il sindaco fa propria, seppur in maniera sbrigativa, la richiesta dell'ordine del giorno dei consiglieri Sartori e Picco diretta a risolvere il problema dell'inadeguatezza delle norme pattizie di Osimo e la loro obsolescenza sia rispetto la rivoluzione in materia ecologica sul piano della scienza, del diritto internazionale, europeo e nazionale sia a fronte delle nuove regole di vita e di governo che ci vengono imposte dalla violenza del cambiamento climatico. Sta scritto nell'ordine del giorno non ammesso alla discussione del Consiglio comunale: la pressione crescente del cambiamento climatico e il susseguirsi di crisi idriche senza precedenti hanno reso del tutto obsoleti i modelli idrologici, i parametri matematici e gli obiettivi della gestione dei bacini idrici, così che gli accordi bilaterali fissati decenni fa sulla base del Trattato di pace del 1947 e del Trattato di Osimo del 1975 sono oggi incoerenti con la presente situazione ecologica, con l’emergenza climatica e con l’evidenza del prevalere della salvaguardia, della salute e della sicurezza dei corpi idrici sulle logiche di sfruttamento unicamente industriale dell’acqua.
Infine salta fuori che per il progetto dell'invaso ( presumo quello da 3 milioni di metri cubi) la quota italiana dell'opera è stata finanziata, ma altrettanto non è avvenuto per la quota slovena.
Da dove si ricavi questa cronaca io proprio non so, e ne ho passate di carte sul tema. Pronta a ricredermi ovviamente. Tuttavia faccio sapere al sindaco che il 13 luglio1995 fu varata una legge, la 295, che fu così illustrata all'aula del Senato << I finanziamenti originariamente previsti per la cooperazione economica con l'ex Jugoslavia vengono qui espressamente rimodulati. In particolare, le somme precedentemente vincolate alla costruzione di una diga a valle di Salcano, prevista dagli accordi di Osimo, non verranno erogate per tale opera. Tale progetto è stato fortunatamente abbandonato perché avrebbe avuto un devastante impatto ambientale sul fiume Isonzo in territorio italiano.>>
La legge del 1995 dunque costituisce il cambio di
rotta dello Stato italiano, anticipatorio delle future politiche ambientali europee, una sorta di cometa che indicava una direzione rispetto la quale siamo andati in direzione ostinatamente contraria. Non so nemmeno come sia stato possibile che a metà degli anni 90 si manifestasse in Parlamento la visione di Isonzo – Soča come un'unica condivisa entità ecologica.
Sotto questo sconclusionato intervento del primo cittadino, ci si ristora il cervello con la conferenza stampa tenuta ieri per illustrare la risposta del Ministero dell'Ambiente all'istanza formale inviata l'11 agosto scorso. Sul Piccolo di oggi ma anche qui: Piazza Traunik: Gorizia, 19 settembre 2026: Ministero dell'Ambiente risponde all'istanza inviata ad agosto da Forum Gorizia. E inserisce le richieste nell'odg della prossima riunione della Commissione mista per l'idroeconomia
sabato 19 settembre 2026
Gorizia, 19 settembre 2026: Ministero dell'Ambiente risponde all'istanza inviata ad agosto da Forum Gorizia. E inserisce le richieste nell'odg della prossima riunione della Commissione mista per l'idroeconomia
Svolta su questioni Isonzo, gestione acque, trasparenza Commissione mista: il Ministero dell'Ambiente risponde alle Istanze del Forum Gorizia. Il nuovo ordine del giorno della Commissione.
COMUNICATO STAMPA
La pluridecennale azione ecologica e politica per la salvaguardia del fiume
Isonzo e per la sua tutela nella dimensione transfrontaliera di fondamentale patrimonio
collettivo dalla sorgente alla foce ha raggiunto un importante risultato,
illustrato oggi in conferenza stampa con i consiglieri comunali Eleonora
Sartori e Andrea Picco (NOI MI NOALTRIS GO!), la consigliera regionale Giulia
Massolino (PATTO PER L’AUTONOMIA) e con Martina Luciani per Forum Gorizia.
Mentre in questa estate 2026, che si è abbattuta sull’Isonzo, e su tutti noi, con
autentica ferocia a causa della sempre più forte pressione del cambiamento
climatico, il Consiglio comunale non è riuscito ad esprimersi sulla crisi del
fiume a valle della centrale idroelettrica di Salcano, e sulle possibili azioni
da intraprendere, succede che il Ministero dell'Ambiente legittima via PEC le istanze inviate dal Forum Gorizia il 12 agosto scorso, risponde punto per punto
alle richieste, inserisce le prospettive suggerite nell'ordine del giorno della
prossima seduta della Commissione mista per l'idroeconomia, il 30 settembre e 1
ottobre prossimi. Il documento del 16
settembre è firmato è stato inviato anche al MAECI, al MIT, all’Autorità di
bacino distrettuale delle Alpi orientali, alla Direzione ambiente della Regione
Friuli Venezia Giulia
Il documento ministeriale esordisce dicendo che la questione
sollevata da Forum Gorizia, nei momenti più drammatici dell’emergenza idrica
sul fiume, al fine di richiedere rilasci urgenti di maggiori quantitativi
d’acqua dalla diga e dall’impianto idroelettrico di Salcano è prevista al punto
5 dell'OdG bilaterale.
Quanto alla stabilizzazione di costanti e maggiori rilasci d’acqua per evitare
la costruzione, con ingenti investimenti di risorse pubbliche, di ulteriori
dighe, o traverse o bacini di rifasamento in territorio italiano, il Ministero
precisa che ai punti 3 e 4 verrà trattato il tema dell’esecuzione di misure
congiunte per gestire la portata dell’Isonzo e della definizione di un
protocollo per affrontare i periodi di siccità.
Il Ministero ci ricorda anche che dal maggio 2024 la Commissione mista ha
deciso di costituire e riattivare specifici Gruppi di lavoro tecnici
bilaterali, specificamente dedicati all'attuazione della Direttiva Quadro sulle
Acque, alla mitigazione degli impatti dell’hydropeaking (i rilasci
intermittenti che distruggono l'ecosistema) e alla definizione di un protocollo
per la gestione dei bassi tiranti idrici in periodi di siccità. La
rappresentanza italiana in questi gruppi di lavoro è garantita dall’Autorità di
Bacino delle Alpi Orientali, dalla Regione FVG e da ARPA FVG.
Su questa importantissima informazione la consigliera regionale Giulia
Massolino del Patto per l’Autonomia oggi dichiara: “La risposta del MASE alla
nostra istanza apre, a mio avviso, un ulteriore e importante fronte di
approfondimento. Perché ci dice che già il 27 e 28 maggio 2024 la Commissione
mista italo-slovena per l’idroeconomia aveva individuato specifici gruppi di
lavoro bilaterali dedicati esattamente alle questioni che oggi sono al centro
del dibattito sull’Isonzo. E ci dice anche che a questi tavoli partecipano, per
la parte italiana, Regione FVG, Autorità di bacino delle Alpi Orientali e ARPA
FVG. Sono temi che abbiamo posto anche nella mozione consiliare n. 229, con cui
abbiamo chiesto una governance realmente transfrontaliera, trasparente e
partecipata dell’intero bacino dell’Isonzo-Soča, una diversa regolamentazione
dei rilasci di Solkan e una struttura permanente di cooperazione tra Italia e
Slovenia.”
“ Ma proprio per questo – precisa
Massolino - vogliamo capire che cosa sia successo in questi due anni:
quali tavoli si siano effettivamente riuniti, quali dati siano stati raccolti,
quali studi e misurazioni siano stati prodotti e, soprattutto, quali soluzioni
siano emerse sul problema dell’hydropeaking. Perché mentre si discute e si
finanzia un intervento da oltre 14 milioni di euro sul tratto italiano
dell’Isonzo, non possiamo non chiederci quali risultati abbia prodotto nel
frattempo il confronto tecnico transfrontaliero che avrebbe dovuto affrontare
proprio quel problema.”
“Per questo – conclude la consigliera del Patto per l’Autonomia - presenteremo
un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta di rendere
conto di questo percorso e di chiarire se e come gli esiti dei tavoli
bilaterali siano stati considerati nelle scelte progettuali e finanziarie già
assunte. Se davvero vogliamo governare l’Isonzo come un unico bacino, dobbiamo
prima di tutto sapere quali conoscenze e quali soluzioni condivise abbiamo costruito
insieme alla Slovenia.”
Il testo ricevuto dal Ministero dell’Ambiente ci fa sapere che la richiesta del Forum Gorizia di avviare la
concertazione per la nascita di una "Commissione Internazionale per la
Protezione e Gestione del Fiume Isonzo-Soča" , sarà valutata e
approfondita nelle competenti sedi istituzionali, analizzando sul piano del
merito, tecnico, giuridico e istituzionale i profili relativi alla governance,
all'equilibrio dei portatori di interesse e all'assetto del diritto di voto.
In merito all’istanza di adeguare il regolamento interno della Commissione
Mista per l’idroeconomia ai princìpi di trasparenza e pubblicità stabiliti
dalla Convenzione di Aarhus, il Ministero assicura l'avvio delle opportune
interlocuzioni bilaterali e ha inserito il tema al Punto 12 dell'Ordine del giorno.
Evidentemente l’argomentazione di Forum Gorizia è stata particolarmente
efficace, visto è prevista la presentazione di un portale web “Isonzo” dedicato
all’attività della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, finalizzato
al miglioramento della comunicazione e della collaborazione transfrontaliera
tra i due Paesi. La gestione dell'Isonzo non sarà più una questione diplomatica
senza strumenti di controllo e verifica sui temi, sulle decisioni e relative
motivazioni, nonché sul recepimento coordinato delle decisioni stesse nelle
rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione delle
acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due nazioni,
rendendo finora impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi
diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali, in contrasto
inoltre con il principio internazionale
di accesso alla giustizia in materia ambientale e con il diritto alla tutela
giurisdizionale previsto dall'art. 24 della Costituzione Italiana.
venerdì 18 settembre 2026
Il testo dell'istanza dell'11 agosto 2026 del Forum Gorizia ai Ministeri dell'Ambiente, degli Esteri, delle Infrastrutture, all'Autorità di Bacino Alpi Orinetali e alla Regione Friuli Venezia Giulia
Oggetto: Istanza in materia ambientale concernente l'attuale emergenza ecologica del fiume Isonzo, la Commissione mista per l’idroeconomia Italia - Slovenija e la gestione transfrontaliera del fiume Isonzo - Soča.
1_Richiesta urgente al Governo della Repubblica di
Slovenija di maggiori rilasci d'acqua dalla diga di Salcano- Solkan da
parte dell’impianto idroelettrico della società Soške elektrarne d.o.o.
interamente partecipata dalla Holding statale HSE per fronteggiare l’attuale
emergenza idrica dell’Isonzo in territorio italiano
2_Proposta di inserimento all’ordine del giorno della
prossima seduta della Commissione mista per l'idroeconomia della
stabilizzazione e delle modifiche in aumento dei rilasci d’acqua dalla diga
della Soške elektrarne d.o.o. con la finalità di assicurare nel tempo il
regolare Deflusso Ecologico del fiume in territorio italiano, le necessità del
comparto agricolo e idroelettrico e la gestione delle emergenze ecologiche
3_ Richiesta di prioritaria revisione del Regolamento
interno in materia di trasparenza e pubblicità delle sedute della Commissione
Mista per l'idroeconomia Italia - Slovenija.
4_ Richiesta di avvio della concertazione per la
costituzione di una Commissione Internazionale per la Protezione e Gestione del
Fiume Isonzo – Soča.
Lo scrivente presidente dell’Associazione Forum Gorizia e consigliere comunale
di Gorizia
Andrea Picco rivolge la presente istanza
ai Ministeri dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, degli Affari Esteri e
della Cooperazione Internazionale e Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, alla Regione Friuli Venezia Giulia e all’Autorità di Bacino Alpi
orientali affinchè si provveda come descritto nei punti seguenti:
1_a causa della pressione congiunta della crescente crisi climatica sull’intero
bacino idrografico transnazionale e dell’hydropeaking, determinato dalla
gestione irregolare e insufficiente dei rilasci d’acqua dalla diga di Salcano -
Solkan, è necessario fronteggiare, in stato di emergenza e con un intervento
diretto al Governo della Repubblica di Slovenija,
la gravissima crisi idrica ed ecologica in cui si trova il fiume Isonzo,
ottenendo maggiori rilasci d'acqua dalla diga da parte dell’impianto
idroelettrico della società Soške
elektrarne d.o.o. interamente partecipata
dalla Holding statale HSE.
2_ Per evitare la costruzione, con ingenti investimenti di risorse pubbliche,
di ulteriori dighe o traverse o bacini di rifasamento sull’Isonzo in territorio italiano e
garantire, con portate regolari e quantitativamente commisurate alle presenti e
prevedibili necessità dirette a realizzare il buono stato ecologico del fiume,
la tutela della biodiversità e la conservazione dei servizi ecosistemici, cui
si aggiungono i bisogni del comparto agricolo e idroelettrico, è necessario
praticare in via definitiva una diversa regolamentazione dei rilasci, da parte
dell’impianto idroelettrico di Solkan, della società Soške elektrarne d.o.o.,
interamente partecipata dalla Holding
statale HSE. Si chiede l’inserimento della questione nell’ordine del giorno
della riunione prevista il 30 settembre 2026 a Gorizia.
3_ La Convenzione di Aarhus (recepita dall'Italia e dalla Slovenija) dispone
“Per contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni
presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e
il suo benessere, ciascuna Parte garantisce il diritto di accesso alle
informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di
accesso alla giustizia in materia ambientale in conformità delle disposizioni
della presente convenzione”.
La Commissione mista per l’idroeconomia Italia - Slovenija disattende i
principi della Convenzione: non contiene nel proprio Regolamento l’impegno a
garantire alle generazioni presenti e future il diritto di vivere in un
ambiente salubre, non assicura trasparenza sulla propria attività, né permette
la partecipazione con lo status di osservatore ufficiale alle ONG ambientali e alle
associazioni dei cittadini, né i verbali delle riunioni sono facilmente
accessibili su un sito specifico o almeno sui siti del Ministero dell’Ambiente,
dell’Autorità di bacino delle Alpi Orientali o della Regione Friuli Venezia
Giulia.
Tale assetto definisce l’attività commissariale relativa all’Isonzo Soča come
un affare riservato tra Governi senza possibilità di controllo e verifica sui
temi, sulle decisioni e relative motivazioni, nonché sul recepimento coordinato
delle decisioni stesse - rappresentate esclusivamente nei verbali delle sedute
- nelle rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione
delle acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due
nazioni, rendendo impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi
diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali. Ciò determina
una palese lesione del terzo pilastro della Convenzione di Aarhus (Accesso alla
giustizia in materia ambientale) e dell'art. 24 della Costituzione Italiana, con
la compressione del fondamentale diritto alla tutela giurisdizionale.
E’ necessario pertanto che al Regolamento vigente siano apportate le
modifiche necessarie a sanare il deficit di trasparenza, accountability e
partecipazione del pubblico, con il formale superamento
delle logiche dell’Accordo di cooperazione economica allegato al
Trattato di Osimo del 1975 e l’altrettanto formale inquadramento dell’attività
nelle politiche e nel diritto eurocomunitario. Si chiede l’inserimento
della questione nell’ordine del giorno della riunione prevista il 30 settembre
2026 a Gorizia.
4_Si richiede inoltre che l’ordine del giorno della prossima riunione della
Commissione Mista preveda l’avvio della concertazione per l’istituzione
della Commissione Internazionale per la Protezione del Fiume Isonzo - Soča, sul
modello delle commissioni fluviali europee e internazionali, con tre
livelli di rappresentanza: decisionale (Stati, Regione FVG, Enti locali
territoriali italiani e sloveni, Autorità di bacino distrettuale delle Alpi
Orientali, Direkcija Republike Slovenije za vode e un rappresentante della Direzione Ambiente
della Commissione Europea), tecnico-scientifico ( ARPA, ARSO, Università e
Istituti di ricerca), e sociale (la cittadinanza, le ONG e le associazioni con
lo status di osservatori). Al fine di prevenire i conflitti di interesse insiti
nella partecipazione di portatori di interessi strettamente economici, si
richiede che questi ultimi siano ammessi esclusivamente in veste di membri
consultivi, senza diritto di voto.
Chiede inoltre di fornire allo scrivente tempestivo riscontro scritto, ai sensi degli artt. 1 e 2 della Legge n. 241/1990 e delle disposizioni sul diritto di accesso alle informazioni ambientali di cui all’art.3 del D.Lgs. n. 195/2005, circa la ricezione della presente istanza e le concrete determinazioni che si intendano assumere o promuovere in seno alla delegazione italiana della Commissione Mista in merito ai punti 1, 2, 3 e 4 sopra esposti.
giovedì 17 settembre 2026
Gorizia e l'Isonzo: sulla questione della gestione transfrontaliera il sindaco può esternare come gli pare ma un'odg dei consiglieri comunali sullo stesso tema si ferma alla dogana dell'inammissibilità e non ha accesso alla discussione politica.
Che nella centrale di governo di questa comunità sussista un corto circuito istituzionale, intellettuale e politico probabilmente senza precedenti è evidente. Serve un elettricista con laurea in Ingegneria elettrica o basta cambiare amministrazione alle prossime elezioni amministrative?
di Martina Luciani
Il sindaco di Gorizia scrive una lettera, la invia al ministro Pichetto Fratin
del MASE, al ministro degli esteri, all’assessore regionale all’ambiente, e si
esprime su questioni che riguardano la gestione transfrontaliera, attingendo
all’ordine del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco, i quali oggi
con ammirevole eleganza politica rivendicano con un comunicato stampa (che riporto
sotto) la primogenitura dell’analisi e
delle richieste in buona parte “copiaincollate” nella lettera del sindaco.
Preventivamente il segretario comunale aveva bollato come 'inammissibile' l’ordine
del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco per la tutela
dell'Isonzo, con una giustificazione giuridicamente surreale: l'atto proposto sarebbe
troppo perentorio su questioni che riguardano uno Stato estero.
Secondo questa logica giuridica, un Consiglio Comunale eletto dai cittadini non
avrebbe il diritto di impegnare la propria Giunta a fare pressione sul proprio
Governo nazionale per salvaguardare il fiume che attraversa la città insieme
agli interessi che e ai diritti che sono riconosciuti agli utilizzatori a valle
del confine attraversato da un fiume internazionale.
Tuttavia il sindaco, nella sua perorazione al ministro, tratta le stesse
identiche dinamiche italo-slovene, gli stessi presupposti del diritto eurounitario,
la stessa problematica di obsolescenza delle norme dei trattati bilaterali
discesi dal Trattato di pace del 1947, le modalità di rilascio dell’acqua dalla
centrale idroelettrica di Salcano, che per inciso è di proprietà statale, la
stessa crescente pressione del cambiamento climatico.
Delle due l'una: o la lettera del Sindaco è anch’essa un’ingerenza politica nei
confronti della Repubblica di Slovenia, oppure – come è evidente –lo stop del
Segretario maschera una precisa scelta politica della Giunta. Il problema non è
la competenza del Consiglio comunale su materia transanazionale (che tanto il
profilo specifico non sussisteva), è che non si deve discutere sul progetto
della diga finanziato dalla Regione.
Infatti l’ordine del giorno (lo leggete qui: Piazza Traunik: Crisi Isonzo. Il sindaco di Gorizia scrive agli amici ministri e assessore regionale, e copia incolla dall'odg della minoranza mai ammesso in Consiglio comunale) chiedeva di mettere nero su bianco il no del Comune
di Gorizia all'invaso di Piuma da 14 milioni di euro, elargiti dalla Regione
FVG al Consorzio di bonifica Pianura Isontina, con ciò stabilendo la tutela
ecologica del fiume ed escludendo colate di cemento in alveo. Il Consiglio
Comunale è stato esautorato, mentre sotto i riflettori (potenziati dal fatto
che siamo ormai in campagna elettorale) ci sono il pieno, entusiastico consenso
del Comune al progetto “consortilregionale” ( quindi il rafforzamento dei
legami con la Giunta regionale e dell’amicizia con il Consorzio di bonifica) e
il suo nuovo talento eco-illogico (ma a che futura carriera si sta preparando
il sindaco?)
Da ricordare che in occasione di una audizione nella IV Commissione regionale, il
17 ottobre del 2024, il sindaco aveva inviato un documento in cui si legge: “É
opportuno evidenziare che ogni intervento, anche parziale, orientato alla
riduzione dei fenomeni indesiderati sul fiume Isonzo dovrà basarsi su uno
studio adeguato delle possibili soluzioni alternative dimostrando che le scelte
progettuali corrisponderanno alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente
ed economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela
della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema.
Per quanto attiene alle problematiche presenti nel territorio del Comune di
Gorizia si rappresenta la necessità di porre massima attenzione a tutte le
potenziali situazioni di instabilità delle sponde, che potrebbero aggravarsi in
conseguenza degli aumenti del livello nel fiume all’interno dei bacini di
rifasamento. Alla luce di quanto sopra osservato il Comune di Gorizia resta
pertanto in attesa di poter al più presto esaminare il progetto (PFTE) che
predisporrà il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, per l’apporto di
eventuali suggerimenti e proposte volte alla miglior riuscita possibile
dell’investimento.”
Una posizione non di chiusura, ma estremamente cauta. Un accettabile minimo sindacale.
Allora, è ben vero che nel
frattempo, nonostante tutto, molta acqua è comunque passata sotto i ponti, ma
si vorrebbe sapere su che basi ora il sindaco ha la certezza che le scelte
progettuali corrispondono alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente ed
economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela
della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema;
che la questione delle instabilità delle sponde (in seguito c’è stato un crollo
poco oltre il ponte del Torrione) è stata esaminata; che il Comune ha esaminato
il progetto e magari proposto suggerimenti per la migliore riuscita dell’investimento.
Insomma vogliamo sapere cosa sa il sindaco che noi ancora non sappiamo e dopo quale discussione partecipata con
i consiglieri comunali, eletti dai cittadini, il sindaco afferma che il progetto
della diga risolverà pressochè definitivamente il problema delle portate dell’Isonzo:
a vantaggio, in questo ordine, del sistema irriguo, della produzione
idroelettrica e, infine, della tutela dell’ambiente.
La nota di Eleonora Sartori e Andrea Picco, di oggi, 17 settembre.
Dal Pantone Isonzo all'azzurro di Forza Italia con un colpo di prestigio del
primo cittadino
Ci vuole un certo talento, bisogna ammetterlo. Trasformare
un’iniziativa della minoranza in un solitario assolo del primo cittadino è
un’opera d’arte burocratica che merita un applauso spontaneo.
In queste ore abbiamo ri-letto con vivo interesse la missiva
inviata dal Sindaco ai Ministri e all’Assessore regionale competenti per
riaccendere i riflettori sulla crisi ecologica dell’Isonzo. Un gesto nobile,
accorato, tempestivo. Se non fosse per un piccolo, delizioso "dettaglio di
produzione": quella lettera non è tutta farina del suo sacco, ma il frutto
confezionato di un Ordine del Giorno presentato dai consiglieri di opposizione
Andrea Picco e Eleonora Sartori lo scorso 17 agosto e letta in aula di Consiglio
il 14 settembre.
La storia è quasi poetica nella sua dinamica d'aula:
l'Ordine del Giorno sul tema Isonzo giaceva in Consiglio comunale, pronto per
essere iscritto e finalmente dibattuto. Ma siccome i tempi dell'aula – si sa –
sanno essere tiranni (o forse la prospettiva di un dibattito aperto spaventava
più del dovuto), il testo non si poteva discutere. Che fare dunque? Semplice:
applicare la nota legge del riciclo amministrativo.
Con un agile gioco di prestigio, la proposta
dell'opposizione è stata tolta dal bancone del Consiglio, impacchettata al volo
e tramutata direttamente in una "comunicazione del Sindaco", ipotesi
sulla quale abbiamo manifestato la nostra adesione pur di affrontare la
questione in tempi rapidi, diventando poco dopo la lettera spedita a Roma e
Trieste e letta nel corso della seduta. Un vero miracolo della
transustanziazione politica: l'iniziativa consiliare entra da una porta come
proposta della minoranza ed esce dall'altra con il timbro personale del
Sindaco.
Non ce ne lamentiamo, sia chiaro: che l'Amministrazione
attinga a piene mani dalle idee dell'opposizione per ricordarsi che l'Isonzo
esiste e soffre è un fatto del tutto positivo. Siamo felici di fare da
ghostwriter gratuiti per Palazzo Attems se questo serve alla causa del nostro
fiume.
L'importante, però, è che tra una firma in calce e un
comunicato trionfale, ci si ricordi la sorgente da cui nascono le cose, per
restare in tema fluviale.
martedì 15 settembre 2026
Crisi Isonzo. Il sindaco di Gorizia scrive agli amici ministri e assessore regionale, e copia incolla dall'odg della minoranza mai ammesso in Consiglio comunale
Il sindaco espone in una lettera la sua personale opinione sulla crisi dell'Isonzo, in parte ispirandosi all'ordine del giorno dei consiglieri Sartori e Picco, in parte glorificando il progetto da 14 milioni di euro per un invaso da un milione di metri cubi a Piuma. L'odg non è stato ammesso alla discussione in Aula con una giustificazione risibile che cela la preoccupazione di attivare un confronto politico in Consiglio sul progetto della diga a Piuma.
Chi ha scritto e cosa. E un po' di link per i più diligenti che vogliono approfondire.
di Martina Luciani
Quel che non leggerete è che l'iniziativa non è stata per il sindaco una sorta di illuminazione come quella di San Paolo sulla via di Damasco ma la sua lodevole seppur parziale ripresa dell'ordine del giorno presentato dai consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco il 17 agosto scorso.
Odg peraltro che l'ingessatissima postazione giuridica rappresentata dal segretario comunale ha giudicato inammissibile al voto del Consiglio, impedendo così una discussione che certamente avrebbe avuto risvolti interessanti. Forse, va detto, l'inammissibilità è una mossa strategica per evitare che in Consiglio comunale si parli e ci si esponga politicamente sulla questione del progetto della diga, progetto finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, con l'amico assessore Scoccimarro, e 14 milioncini di euro messo in mano al solito Consorzio di bonifica Pianura Isontina e il suo solito presidente Lorenzon.
Di seguito il testo dell'ordine del giorno di Sartori e Picco, che costituisce il passo successivo all'invio, da parte del Forum Gorizia, nel clou dell'atroce estate 2026 vissuta malamente dall'Isonzo e da noi tutti, un'istanza formale al Governo, alla Regione Friuli Venezia Giulia e all'Autorità di bacino di cui ho già dato notizia qui: Piazza Traunik: L’Isonzo muore, serve più acqua dalla diga di Salcano. Forum Gorizia sollecita il Governo, la Regione e l’Autorità di bacino.
E se ne parla anche sulla rivista Il Passo Giusto: Isonzo tra due Stati, ritardi culturali, burocrazie miopi e interessi parziali - Il Passo Giusto
Ricordo che l'istanza, oltre a indicare l'urgenza estrema di una diversa regolazione dei rilasci dalla diga di Salcano e a chiedere una vera e competente Istituzioni internazionale che governi il fiume transfrontaliero, pone l'annosa questione del deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico in capo alla Commissione mista per l'idro-economia, con il formale superamento delle logiche dell'Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975.
Ecco il testo dell'ordine del giorno "inammissibile"
Premesso che l’ Isonzo costituisce un patrimonio idrico,
ecologico, agricolo ed economico il cui depauperamento, per qualsiasi ragione,
determina un danno ambientale incalcolabile
Considerato che la gestione dei flussi d'acqua risente pesantemente dei rilasci
intermittenti (hydropeaking) dell'impianto idroelettrico sloveno di Salcano
(Solkan), che i rilasci effettuati vengono calcolati come portata media e non come
deflusso costante tale da assicurare la vita dell’intero ecosistema Isonzo a
valle del confine italo sloveno.
Considerato che è evidente come la pressione crescente del cambiamento climatico
e il susseguirsi di crisi idriche senza precedenti hanno reso del tutto
obsoleti i modelli idrologici, i parametri matematici, gli obiettivi della
gestione dei bacini idrici, così che gli accordi bilaterali fissati
cinquant'anni fa sulla base del Trattato di pace del 1947 e del Trattato di
Osimo del 1975 sono oggi del tutto incoerenti con la presente situazione ecologica,
con l’emergenza climatica, con la consapevolezza dei servizi ecosistemici e della
prevalenza della salvaguardia ambientale, della salute e della sicurezza dei
corpi idrici sulle logiche di sfruttamento industriale dell’acqua.
Evidenziato che la Commissione mista italo-slovena per l'idroeconomia opera in
forza dell’Accordo di cooperazione economica del Trattato di Osimo del 1975 con
competenza a trattare “proposte relative all’utilizzazione, nell’interesse
comune, delle acque dell’Isonzo” ( art. 3 dell’Accordo per il funzionamento
della Commissione mista permanente, 3 febbraio 1978), ferma restando la
possibilità per i due Governi di trattare anche direttamente le questioni di
competenza della Commissione stessa.
Valutato che gli studi scientifici in continua evoluzione e
i parametri della Direttiva Quadro sulle Acque dell'Unione Europea (2000/60/CE),
con riferimento alla Common Implementation Strategy, in particolare i Documenti
di Orientamento n. 31 sul deflusso ecologico e n. 37 sulle misure di
mitigazione per i corpi idrici modificati, impongono oggi il passaggio dal
vecchio concetto burocratico di mera spartizione delle acque da "portata
minima" a quello dinamico di "flusso ecologico". https://www.ecologic.eu/sites/default/files/publication/2020/guidance-no-37-steps-defining-and-assessing-ecological-potential-for-improving-comparability-hmwbs.pdf
Valutato che il Considerando 35 della Direttiva Acque 2000/60/CE stabilisce
testualmente che "nei bacini idrografici ove l’utilizzo dell’acqua può
avere ripercussioni a livello transfrontaliero, i requisiti per il
conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dalla presente direttiva e,
in particolare, tutti i programmi di misure dovrebbero essere coordinati per
l’ultimo distretto idrografico", escludendo logiche industriali non
coordinate con il Distretto idrografico di riferimento a valle, all’insegna di
una trasparente corresponsabilità ecologica transfrontaliera, perfettamente
coerente con le premesse e i principi espressi nel corso della Capitale europea
della cultura 2025.
Valutato che il Considerando 18 della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE
sancisce espressamente che il conseguimento degli obiettivi comunitari
"richiede un'azione coordinata della Comunità e degli Stati membri nonché
l'adozione di provvedimenti da parte delle autorità locali", incardinando
l'azione di sollecitazione al Governo italiano da parte del Comune di Gorizia nel
quadro dei doveri istituzionali europei.
IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE
_a sollecitare con massima urgenza il
Governo Italiano, affinché nella prossima riunione della Commissione mista del 30
settembre si descriva formalmente l’insostenibile criticità dell'attuale quadro
regolatorio con cui opera il soggetto gestore dell’impianto idroelettrico di
Salcano e si proceda a concordare la ridefinizione, dalla diga di Salcano, di
rilasci graduali e di un deflusso minimo costante più alto, con la
rimodulazione gestionale e operativa
dell’impianto idroelettrico come già adottato in altri contesti europei;
_a chiedere che il Governo si attivi per superare il limite della delega
"meramente attuativa" della Commissione Mista, promuovendo la
revisione degli accordi bilaterali del 1975 per adeguarli agli standard
scientifici europei sul deflusso ecologico;
_a sollecitare con urgenza la controparte slovena affinchè vengano adottate rigorose
misure di mitigazione dell'hydropeaking da attuarsi esclusivamente alla fonte,
ovvero tramite la rimodulazione gestionale, informatica e operativa dei tempi
di rilascio direttamente presso l'impianto di Salcano, in linea con i modelli
di flessibilità delle turbine già adottati in altri contesti europei;
_a escludere categoricamente, nell'ambito di tali interlocuzioni e delle
conseguenti pianificazioni locali, il ricorso a nuove opere infrastrutturali
grigie di sbarramento, svaso o rifasamento artificiale in alveo nel tratto
italiano del fiume Isonzo, riaffermando che la salute del corpo idrico si
tutela ripristinando il flusso ecologico naturale a monte e non tramite
ulteriori cementificazioni o alterazioni morfologiche a valle;
_a richiedere formalmente la fine del regime di segretezza della Commissione
Mista, esigendo la pubblicità dei verbali d'accordo e l'istituzione di un
tavolo permanente di audizione che garantisca il coinvolgimento democratico del
Comune di Gorizia e delle rappresentanze dei portatori di interesse del
territorio isontino.
****
Se confrontate le tematiche, noterete le consonanze e le differenze.
Ad esempio quando si parla degli enormi sforzi dei nostri agricoltori per passare dall'irrigazione a pioggia all'irrigazione a scorrimento si tralascia che questi sono stati pagati con enormi quantità di denaro pubblico; e quando salta fuori la solita diga, Il Goriziano, scrivendo, prende un altro svarione e dice "Tale opera, pur essendo stata autorizzata dagli Enti competenti e pur avendo visto lo stanziamento delle somme necessarie per la quota italiana, non è purtroppo mai stata realizzata dalla controparte slovena», il che è evidentemente assurdo; nè nel testo del sindaco di Gorizia c'è scritta una simile cretineria, leggendo invece che l'invaso previsto nel 1976 doveva essere armonizzato con le opere già realizzate in territorio sloveno".
Ma se la vedranno i redattori del giornale on line.
Quel che mi preme sottolineare è che il sindaco si permette di esporre la sua personale opinione sul progetto della diga, ritenendo il milione di metri cubi invasati a Piuma avrebbero un "impatto positivo sul fronte della resilienza irrigua", che si " " risolverebbe pressochè definitivamente il problema della portata dell'Isonzo, poichè il suo compito fondamentale è regolare il regime delle acque, distribuendole in modo omogeneo nell'arco della giornata e ottimizzando al contempo la produzione idroelettrica sull'intera asta fluviale."
Infine, la tutela dell'ambiente.
ECCOCI QUA, SIAMO ALLE SOLITE! L'ordine delle priorità è chiaro, è esattamente quello che rasserenerà l'assessore Scoccimarro e il Consorzio di bonifica, gli equilibri pre-campagna elettorale sono tutelati ( altro che l'Ambiente!) L'Isonzo è una risorsa per l'agricoltura, l'industria e se salviamo i pesci siamo a posto. E tralascio piacevolezze come l'Unità di crisi, che oggi va tanto di moda farle e disfarle, che dovrebbe avere piena autonomia ( ma da chi? DA CHI?) e disporre le variazioni dei rilasci delle portate ( personalmente non so se ridere o piangere, i rilasci delle portate sono disposti dal gestore sloveno, che è una società statale alla quale l'unità di crisi non avrebbe alcuna competenza a dare ordini).
Ah, poi c'è anche una task force di tecnici di entrambi gli Stati che agirebbero su formale mandato operativo della Commissione Mista nel definire accordi e procedure di emergenza. Ma forse è sempre l'Unità di crisi.
Il Consiglio comunale che ne dice? Gli ambientalisti? I cittadini in cerca di verità e giusta lettura degli eventi?
Io concludo evidenziando che il sindaco nella sua lettera stigmatizza il fatto che alla riunione bilaterale italo slovena di oggi, 15 settembre 2026, il Comune di Gorizia non è stato invitato: se fosse stato, non sarebbe comunque stata per noi cittadini una garanzia di puntuale rappresentazione della situazione dell'Isonzo, del suo ecosistema e dei diritti dell'ambiente costituzionalmente garantiti.
lunedì 17 agosto 2026
Perchè io so' io, e voi non siete un...Confidustria docet
La mia richiesta di risolvere il problema delle emissioni acustiche della pompa di calore installata da molto tempo sul tetto della villa di via degli Arcadi di Gorizia della locale sede di Confindustria Alto Adriatico cade nel vuoto. Una email, firmata oltre che da me anche da altri residenti coinvolti dal disturbo e conseguente danno psicofisico, non ha ottenuto nemmeno una risposta maleducata, l'italico vaffa, che sarebbe stato comunque meglio di niente.
di Martina Luciani
Cosa abbiamo lamentato: un costante rumore di motore e ventole che, vista la posizione scelta ( il tetto) per l'installazione si diffonde liberamente nell'aria, sopra i giardini e dentro le finestre aperte di quei vicini che hanno la pretesa di non vivere sigillati in casa in questa stagione. Al rumore descritto si accompagna un sibilo forte e penetrante, impossibile prendere sonno, ma anche solo - nottetempo o all'alba, affacciarsi o sedersi in terrazza o in giardino a guardare le stelle: in una zona cittadina dove questo, fino a qualche anno fa, si poteva fare con il solo accompagnamento dei grilli, disturbati solo raramente dal passaggio di qualche autovettura.
Cosa abbiamo richiesto: ovviamente che si provveda, con l'installazione di barriere o una cabina fono assorbente; meglio ancora spostando l'impianto e rivolgerlo verso le pareti dell'edificio, così da deliziare gli utenti dell' associazione di categoria, invece dei vicini. E perlomeno, abbiamo scritto, si abbia cura di interrompere il funzionamento al termine dell'orario di ufficio, nei fine settimana e durante i periodi ferie.
Va detto che Confindustria, che non mi pare abbia pannelli fotovoltaici a disposizione, l'impianto lo fa funzionare sempre, evidentemente non ha problemi a pagare le super bollette dell'energia elettrica consumata per tenere al fresco un immobile anche quando dentro non c'è anima viva. Anche quando gli uffici sono chiusi.
La scorsa estate avevo personalmente segnalato la questione all'Ufficio ambiente del Comune di Gorizia che aveva a sua volta attivato l'ARPA FVG per le misurazioni fonometriche. Che richiedono non piova, non ci sia vento che smuove le fronde degli alberi, non ci siano concerti di grilli e che i tecnici siano disponibili. Quindi, e purtroppo, le misurazioni sono state effettuate quando le caldane notturne si erano esaurite e il risultato è stata la rilevazione, nella mia camera da letto, di 35 decibel. Che sul piano amministrativo è valore che non consente contestazione.
Anche se, a voler essere precisi, su questo ci sarebbe da discutere visto che
l Ministero della Transizione Ecologica ha chiarito che "i limiti stabiliti dal DPCM 5/12/1997, relativamente ai servizi a funzionamento continuo, sono applicabili anche alla rumorosità delle componenti di impianti interni,
Comunque, per un giudice civile, 35 decibel (riscontrati, come ho detto, in fase di transizione climatica con attenuazione dell'inquinamento acustico: immaginate come va quando l'impianto funziona alla massima potenza) aggravati dalla componente tonale del sibilo che aumenta l'effetto di disturbo psicofisico, sarebbero sufficienti a ritenere che l'impianto supera i limiti di normale tollerabilità, bastando un incremento del rumore di fondo di oltre 3 decibel nelle ore notturne (e 5 decibel in quelle diurne). Tenendo conto che io e i miei vicini abitiamo in una zona di Gorizia tranquilla, non ci preoccupa minimamente il fatto che l'art.844 del Codice civile richieda al giudice di tener conto della “condizione dei luoghi” ossia della loro concreta destinazione naturalistica ed urbanistica, delle attività normalmente svolte nella zona, del sistema di vita, delle abitudini di chi vi opera.
Quindi, quel che ci preoccupa è l'immenso fastidio di dover attivare una causa legale e di dover sborsare denaro per perizie e avvocati, non già i contenuti della sentenza, perchè le premesse sono tutte a nostro favore.
Ma è veramente squallido che da parte di Confindustria Alto Adriatico ci sia tale presupponenza a ritenere che il rispetto dei diritti altrui sia una quisquiglia che non la riguarda: una indifferenza, peraltro condivisa da molti, un malcostume che si innesta su una poltiglia di cattiva educazione, diffusi e pessimi esempi di inciviltà, affievolirsi del senso della legalità e di comunità.
Infatti, il crescente utilizzo delle pompe di calore elude completamente la questione dell'inquinamento acustico, e regolarmente gli apparecchi esterni sono rivolti non già verso l'abitazione ma verso la pubblica via e le case vicine. Vale poco obiettare che quanto installato ha requisiti di rumorosità entro i limiti di legge (quale? quella amministrativa o quella civilistica, se non addirittura quella penale sul disturbo della quiete pubblica?) perchè i valori forniti dai produttori sono elaborati con dei test che non tengono conto delle condizioni specifiche di operatività delle macchine, quindi sono astratti, facilmente non coerenti con la realtà delle trasmissioni acustiche nelle situazioni contingenti. Le notti estive stanno diventando delle "notti elettriche" in cui il silenzio sta solo dentro le abitazioni sigillate, e basterebbe prevedere nei regolamenti edilizi l'obbligo di installare strutture insonorizzanti destinate a ridurre l’inquinamento acustico derivante dal funzionamento delle componenti esterne di impianti interni a servizio continuo, causato agli edifici residenziali confinanti, incluse le rispettive aree verdi, agli
Ma per ora la sensibilità di non arrecare disturbo e danno urbi et orbi è lasciata al singolo cittadino, la pubblica amministrazione non ha ancora elaborato che è necessario contrastare nei centri abitati l’inquinamento acustico, riconosciuto come uno dei principali fattori nocivi per la salute psico-fisica delle persone, con ciò tutelando la qualità della vita urbana, messa a rischio dal crescente utilizzo di sistemi di riscaldamento e raffrescamento a pompa di calore, in aggiunta alle altre innumerevoli e spesso incontrollate sorgenti di rumore da impianti di climatizzazione, anche quelli insonorizzabili.
Nel frattempo a casa mia si dorme con le finestre chiuse e i climatizzatori in funzione (schermati o semi sepolti tra la vegetazione in giardino, ma ne faremmo volentieri a meno, anche se per noi funzionano con l'energia rinnovabile dei pannelli fotovoltaici), subendo il dictat "io so'io e voi non siete un..." promanante dall'etica egocentrica e dall'inesistente senso civico dei nostri vicini marchesi del Grillo.
giovedì 13 agosto 2026
L’Isonzo muore, serve più acqua dalla diga di Salcano. Forum Gorizia sollecita il Governo, la Regione e l’Autorità di bacino
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| Immagine elaborata con Gemini IA |
Gorizia. Il
consigliere comunale Andrea Picco, presidente di Forum Gorizia, ha inviato
un’istanza formale a tre Ministeri, alla Regione FVG e all'Autorità di Bacino per un’azione urgente rivolta ai Ministeri e competenti istituzioni di Ljubljana.
Ulteriori richieste in vista della riunione della Commissione mista italo slovena per l’idroeconomia del 30
settembre, inclusa la trasparenza e la partecipazione pubblica.
di Martina Luciani
" L’Isonzo in territorio italiano manifesta drammaticamente la pressione
del cambiamento climatico e della siccità in atto – spiega Andrea Picco – e
abbiamo chiesto un intervento urgente ai livelli governativi per ottenere
subito rilasci d'acqua maggiori dalla diga slovena di Salcano, gestita dalla società
Soške elektrarne d.o.o., interamente partecipata dalla Holding statale HSE.”
L'istanza, sollecita un’azione intergovernativa tra Italia e Slovenia sull’emergenza idrica dell’Isonzo: "... è necessario fronteggiare, in stato di emergenza e con un intervento diretto al Governo della Repubblica di Slovenija, la gravissima crisi idrica ed ecologica in cui si trova il fiume Isonzo, ottenendo maggiori rilasci d'acqua dalla diga da parte dell’impianto idroelettrico della società Soške elektrarne d.o.o. interamente partecipata dalla Holding statale HSE."
Tale assetto definisce l’attività commissariale relativa all’Isonzo Soča come un affare riservato tra Governi senza possibilità di controllo e verifica sui temi, sulle decisioni e relative motivazioni, nonché sul recepimento coordinato delle decisioni stesse - rappresentate esclusivamente nei verbali delle sedute - nelle rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione delle acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due nazioni, rendendo impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali. Ciò determina una palese lesione del terzo pilastro della Convenzione di Aarhus (Accesso alla giustizia in materia ambientale) e dell'art. 24 della Costituzione Italiana, con la compressione del fondamentale diritto alla tutela giurisdizionale.
E’ necessario pertanto che al Regolamento vigente siano apportate le modifiche necessarie a sanare il deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico, con il formale superamento delle logiche dell’Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975 e l’altrettanto formale inquadramento dell’attività nelle politiche e nel diritto eurocomunitario. Si chiede l’inserimento della questione nell’ordine del giorno della riunione prevista il 30 settembre 2026 a Gorizia."
Conseguenze della modalità blindata con cui tuttora opera la Commissione mista sono la difficoltà di identificare le responsabilità dell’agire delle autorità pubbliche anche ai fini della tutela di diritti e interessi collettivi e il totale deficit democratico prodotto dall'esclusione della partecipazione e del contributo dei cittadini.
Oltretutto è impossibile valutare costantemente se la Commissione mista recepisca e adotti come metodo di lavoro gli sviluppi scientifici che, a partire dai progetti internazionali Nexus e Rexus, evidenziano la necessità di considerare, discutendo di gestione transfrontaliera e cooperante dell’Isonzo, considerato una unità ecologica indivisibile, la pressione sempre più forte del cambiamento climatico, la scarsità della risorsa idrica, il concetto del flusso ecologico necessario alla vita del fiume a valle del confine italo sloveno è che purtroppo è ben diverso, in senso peggiorativo, da quella preso a parametro da vecchi trattati ( incluso quello di pace del 1947) e accordi fondati su semplici verbali di riunioni intergovernative.
Infine, l’istanza di Forum guarda al futuro con la richiesta di avviare la concertazione per una vera e propria Commissione Internazionale per la Protezione del Fiume Isonzo - Soča, sul modello delle grandi esperienze internazionali.
Precisa il consigliere Picco: “Il fatto la Commissione mista per l’idroeconomia Italia-Slovenia, nel quadro del diritto e delle politiche eurounitarie, sia l’organo deputato a occuparsi con specifiche deleghe e capacità di agire vincolando le pubbliche amministrazioni locali, per raggiungere e mantenere il buono stato ecologico del fiume, dalla sorgente fino alla foce, non sta scritto a chiare lettere da nessuna parte. Né i fatti a conoscenza del pubblico dimostrano che ci siano progressi nella costituzione di una qualche autorità per la gestione internazionale dell’Isonzo. Del resto, la Commissione, così come concepita dall’Accordo di cooperazione economica del 1975, ha la finalità di studiare i “problemi idrologici" e "proporre soluzioni idonee" per l'approvvigionamento idrico ed elettrico: corrisponde ad una fase storica in cui il problema era la spartizione dell’acqua tra due Paesi confinanti.”
Forum immagina un nuovo organismo internazionale su tre livelli (decisionale, tecnico-scientifico e sociale), che agisca in un contesto cristallino di assoluta trasparenza, in coerenza con la legislazione europea e gli obiettivi comunitari, con i più recenti orientamenti scientifici in materia e con le istanze collettive di tutela del bene comune “acqua” e del patrimonio naturalistico.
L'istanza si conclude con la richiesta di un tempestivo riscontro scritto da parte delle autorità italiane, ai sensi della Legge 241/90 e delle norme sull'accesso alle informazioni ambientali. " I tempi della secretazione delle decisioni in materia ambientale sono preistoria - conclude Picco - I cittadini hanno il diritto di sapere quali concrete determinazioni la delegazione italiana intenda assumere per tutelare, o meglio, in questo momento, per salvare l’Isonzo dal disastro ambientale."
mercoledì 5 agosto 2026
Parco Basaglia: riqualificazione discutibile e dal futuro incerto.
...senza dimenticare
i danni all’ambiente e agli apparati radicali delle piante causati dagli scavi
che avevano trasformato il sito in un’area di guerra (qui la descrizionedell’inaudita situazione che aveva prodotto forti proteste) e delle cui
conseguenze sulla vitalità dei soggetti aggrediti pagheremo il prezzo – gli
alberi e noi con loro – nei prossimi anni.
Chi ha progettato, e soprattutto chi ha autorizzato che si procedesse, ha trasformato un luogo in cui la natura lasciata a se stessa aveva seguito la sua spontanea evoluzione - consentita in quanto tale dai decenni di minime o scarse manutenzioni - in un artificioso luogo di delizie nello stile del giardino all’italiana, travisando completamente lo spirito che il Parco aveva maturato nei decenni e per noi esprimeva.
La pretesa riqualificazione però mal si adatta ai principi
della “Carta italiana dei giardini storici” del 1981, nella
quale si pretende il rispetto dell’evoluzione del giardino, considerato opera
d’arte e risorsa ambientale, e del processo storico complessivo del sito,
insieme alla salvaguardia
dell’autenticità concernente sia il disegno e il volume delle sue parti sia la
sua decorazione o scelta degli elementi vegetali o minerali che lo costituiscono.
Nel periodo antecedente all’attuale intervento sul Parco
Basaglia si poteva camminare lungo gli originari percorsi, resi evidenti da una
leggera infossatura rispetto alle aiuole, anche a piedi scalzi, grazie a
decenni di sedimentazione di foglie ed aghi caduti dagli alberi e a coperture
di un delizioso strato di muschi.
Chi frequentava il luogo poteva godere di dense ed estese
canopie, di una notevole isola di protezione dal calore e di una notevole
biodiversità, con l’accompagnamento del canto di molte specie di uccelli.
Oramai tutto questo è perduto! La copertura delle chiome degli alberi è
fortemente diminuita non essendo state considerate operazioni alternative
all’abbattimento di alberi che presentavano superabili difetti o criticità;
sono stati eliminati siti di riproduzione o svernamento di molti uccelli ed
altri animali; sono stati completamente distrutti luoghi di riparo per la fauna
a terra.
Si è voluto ricreare il giardino degli inizi del 900 in una
condizione climatica completamente differente, con un assetto che necessita di
manutenzioni costose e costanti. Non si capisce il senso del nuovo vialetto
tristemente contornato da graminacee perenni che nulla hanno a che fare con
l’estetica di un secolo fa e che anche oggi sono più appariscenti che
suggestive.
L’utilizzo di innumerevoli piante di elleboro avrà certamente determinato un bell’effetto scenografico all’inaugurazione, ma essendo assolutamente inadatte per aiuole a forte insolazione oramai sono quasi del tutto scomparse. In aggiunta, la presenza degli ellebori, o meglio, quel poco che resta, è incompatibile con l’uso di attrezzi meccanici per il controllo delle infestanti, che sono diventate predominanti e caratterizzano questi spazi.
La manutenzione di questo Parco, reso più articolato e complesso di com’era, si limita allo sfalcio dell’erba con mezzi meccanici di grande potenza, abbandonando al loro destino le aiuole ritrovate o create ex novo; non paiono attuati interventi per migliorare la vitalità degli alberi deperenti e nemmeno è dato riscontrare irrigazioni di soccorso per le piante legnose impiantate questa primavera.
Dell’ investimento di quasi 40 mila piante e bulbi e 60 alberi chi è e sarà in grado di prendersi cura con adeguate competenze?
lunedì 3 agosto 2026
La petizione del 2019 su industrie insalubri tra le proposte di Forum Gorizia alla Variante di conformazione del Piano regolatore generale del Comune di Gorizia:
di Martina Luciani
Tra le
proposte che sono state inviate, da cittadini e associazioni, al Comune di Gorizia per la Variante di conformazione del Piano
regolatore generale del Comune di Gorizia al Piano paesaggistico regionale, c’è
anche, esposta da Forum cultura Gorizia (il testo è pubblicato sul blog di Forum Gorizia), quella diretta ad ottenere l’esame
delle richieste oggetto della petizione popolare del 2019, diretta a limitare
le destinazioni d’uso delle aree industriali ed artigianali con l’esclusione
delle industrie insalubri di 1° e 2° classe e gli impianti di trattamento
rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.
Ulteriore proposta di Forum riguarda la localizzazione di nuovi siti di produzione di
energia rinnovabile da fotovoltaico prioritariamente nelle aree che rientrano
nel censimento regionale dei siti produttivi dismessi inclusi nel "Master
Plan Sviluppo Impresa - Friuli Venezia Giulia - L.R. n. 3 del 22 febbraio
2021": si tratta di stabilire politiche industriali che offrano
alternative alla realizzazione di campi fotovoltaici in aree agricole, di
pregio paesaggistico e naturalistico o in aree completamente rinaturalizzate.
Inoltre è stato chiesto sia prevista la restituzione alla collettività tramite rigenerazione e
rinaturalizzazione dei siti produttivi dismessi con iniziative di forestazione
urbana, la creazione di parchi pubblici e la definizione di fasce di
mitigazione ambientale.
Sono passati molti anni da quando quella petizione venne firmata da oltre 1600
cittadini che, come comunità attiva, rappresentavano la volontà di ottenere più
efficaci tutele alla salute, alla sicurezza e ai beni comuni, indirizzando
sviluppo economico e sociale della comunità di Gorizia nel senso della
sostenibilità per le persone e per l’ambiente”. Così il consigliere comunale
Andrea Picco di Forum Gorizia nella mozione con cui si cercò di discutere la
questione delle industrie insalubri e della petizione in Consiglio comunale (la mozione, unitamente a quella che riguardava il Piano di zonizzazione
acustica furono respinte. Qui un commento.
Tuttavia
il lavoro svolto dai cittadini, nel sollevare, sviscerare e portare
all'attenzione pubblica questioni così importanti come la tutela dell'ambiente,
della salute pubblica, dei diritti fondamentali dei cittadini non è svanito nel
nulla e la variante al Piano regolatore allora richiesta è tuttora importante
in sé e fondamentale nell’orientare la rotta dell’assetto urbanistico che
intendiamo lasciare alle future generazioni.
Questo il motivo della sollecitazione inviata al Comune da Forum Cultura
Gorizia, che si auspica venga integrata nell’elaborazione della Variante di
Conformazione considerandola quale “futura fase di riscrittura del vigente PRGC”
alla quale era stata rimandata la richiesta della petizione del 2019. Se non
fosse così, si interverrà nuovamente nella fase delle osservazioni al Piano.
Perché, noi non dimentichiamo.
Angelica Stasi, mia figlia, scomparsa tre mesi fa, il 30 aprile, aveva svolto, nel
2021, nell’ambito di un corso alla Facoltà di Scienze internazionali e
diplomatiche e con la supervisione della docente arch. Alessandra Marin, una
ricerca intitolata “Insurgent communities. Il comitato NoBiomasseGO”,
probabilmente la più completa descrizione di quella grande battaglia civica.
Quando la lessi, mi emozionai moltissimo,
anche perché evidentemente la vicenda, con una cronaca assai densa di iniziative e di relazioni tra le persone coinvolte nel Comitato, aveva colpito mia figlia così tanto da
proporla come materia di lavoro in ambito universitario.
Vi troverete
contesti e antefatti che sono la premessa del movimento che, in diretto
collegamento al progetto della centrale termoelettrica, produsse successivamente la petizione contro le industrie
insalubri (e quella gemella diretta ad il Piano di classificazione acustica,
per un totale di oltre 3000 firme complessive).
Insurgent communities è un’espressione bellissima, in
italiano non saprei come descrivere il dinamismo sociale attivo, spontaneo e
trasversale, l’interazione tra cittadini che diventano comunità insorgente, capace
di sviluppare un lavoro, come scriveva Angelica, di altissima qualità, frutto
dei saperi e delle esperienze di tutti,
e “garantito dalla ferrea determinazione nel difendere i propri diritti,
dall’ indignazione di fronte all’ingiustizia (ingiustizia percepita sia come
danno materiale - all’ambiente e alla salute - sia come violazione di principi,
di garanzie costituzionali, trasparenza e correttezza di procedure)e da
quell’effervescenza, quella vitalità proprie di una comunità che si mette in
movimento, brulicante di idee, pensieri, progetti.”
Non dobbiamo mai restare senza insurgent communities, cambiano le speculazioni, gli abusi e le discriminazioni contro cui agire ma non cambia la sostanza: vogliamo un mondo migliore di
quello che c’è.

















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