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| Immagine elaborata con Gemini IA |
Gorizia. Il
consigliere comunale Andrea Picco, presidente di Forum Gorizia, ha inviato
un’istanza formale a tre Ministeri, alla Regione FVG e all'Autorità di Bacino per un’azione urgente rivolta ai Ministeri e competenti istituzioni di Ljubljana.
Ulteriori richieste in vista della riunione della Commissione mista italo slovena per l’idroeconomia del 30
settembre, inclusa la trasparenza e la partecipazione pubblica.
di Martina Luciani
L’Associazione Forum Gorizia, per mano del suo presidente e
consigliere comunale Andrea Picco, ha trasmesso un’istanza formale ai Ministeri
dell’Ambiente, degli Affari Esteri e delle Infrastrutture, oltre che alla
Regione Friuli Venezia Giulia e all’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali.
" L’Isonzo in territorio italiano manifesta drammaticamente la pressione
del cambiamento climatico e della siccità in atto – spiega Andrea Picco – e
abbiamo chiesto un intervento urgente ai livelli governativi per ottenere
subito rilasci d'acqua maggiori dalla diga slovena di Salcano, gestita dalla società
Soške elektrarne d.o.o., interamente partecipata dalla Holding statale HSE.”
L'istanza, sollecita un’azione intergovernativa tra Italia e Slovenia sull’emergenza idrica dell’Isonzo: "... è necessario fronteggiare, in stato di emergenza e con un intervento diretto al Governo della Repubblica di Slovenija, la gravissima crisi idrica ed ecologica in cui si trova il fiume Isonzo, ottenendo maggiori rilasci d'acqua dalla diga da parte dell’impianto idroelettrico della società Soške elektrarne d.o.o. interamente partecipata dalla Holding statale HSE."
Forum solleva anche la mai risolta mancanza di
trasparenza della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, le cui
dinamiche interne sono ancora regolate da logiche obsolete che risalgono agli
accordi allegati al Trattato di Osimo del 1975, e cioè essenzialmente la
spartizione di quantità d’acqua tra Stati con finalità di sfruttamento
economico. Oggi sappiamo quanto allora
fosse disastrosa la visione ambientale, nonostante proprio in quegli anni si
stesse fondando una ben diversa consapevolezza: nel 1972, la Conferenza ONU di
Stoccolma sancì il principio che nel rapporto tra protezione dell’ambiente e
sviluppo economico la prima è componente essenziale del secondo. Dall'istanza del Forum: " La
Commissione mista per l’idroeconomia Italia - Slovenija disattende i principi
della Convenzione (di Aahrus): non contiene nel proprio Regolamento l’impegno a garantire
alle generazioni presenti e future il diritto di vivere in un ambiente salubre,
non assicura trasparenza sulla propria attività, né permette la partecipazione con
lo status di osservatore ufficiale alle ONG ambientali e alle associazioni dei
cittadini, né i verbali delle riunioni sono facilmente accessibili su un sito
specifico o almeno sui siti del Ministero dell’Ambiente, dell’Autorità di
bacino delle Alpi Orientali o della Regione Friuli Venezia Giulia.
Tale assetto definisce l’attività commissariale relativa all’Isonzo Soča come un affare riservato tra Governi senza possibilità di controllo e verifica sui temi, sulle decisioni e relative motivazioni, nonché sul recepimento coordinato delle decisioni stesse - rappresentate esclusivamente nei verbali delle sedute - nelle rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione delle acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due nazioni, rendendo impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali. Ciò determina una palese lesione del terzo pilastro della Convenzione di Aarhus (Accesso alla giustizia in materia ambientale) e dell'art. 24 della Costituzione Italiana, con la compressione del fondamentale diritto alla tutela giurisdizionale.
E’ necessario pertanto che al Regolamento vigente siano apportate le modifiche necessarie a sanare il deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico, con il formale superamento delle logiche dell’Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975 e l’altrettanto formale inquadramento dell’attività nelle politiche e nel diritto eurocomunitario. Si chiede l’inserimento della questione nell’ordine del giorno della riunione prevista il 30 settembre 2026 a Gorizia."
Conseguenze della modalità blindata con cui tuttora opera la Commissione mista sono la difficoltà di identificare le responsabilità dell’agire delle autorità pubbliche anche ai fini della tutela di diritti e interessi collettivi e il totale deficit democratico prodotto dall'esclusione della partecipazione e del contributo dei cittadini.
Oltretutto è impossibile valutare costantemente se la Commissione mista recepisca e adotti come metodo di lavoro gli sviluppi scientifici che, a partire dai progetti internazionali Nexus e Rexus, evidenziano la necessità di considerare, discutendo di gestione transfrontaliera e cooperante dell’Isonzo, considerato una unità ecologica indivisibile, la pressione sempre più forte del cambiamento climatico, la scarsità della risorsa idrica, il concetto del flusso ecologico necessario alla vita del fiume a valle del confine italo sloveno è che purtroppo è ben diverso, in senso peggiorativo, da quella preso a parametro da vecchi trattati ( incluso quello di pace del 1947) e accordi fondati su semplici verbali di riunioni intergovernative.
Infine, l’istanza di Forum guarda al futuro con la richiesta di avviare la concertazione per una vera e propria Commissione Internazionale per la Protezione del Fiume Isonzo - Soča, sul modello delle grandi esperienze internazionali.
Precisa il consigliere Picco: “Il fatto la Commissione mista per l’idroeconomia Italia-Slovenia, nel quadro del diritto e delle politiche eurounitarie, sia l’organo deputato a occuparsi con specifiche deleghe e capacità di agire vincolando le pubbliche amministrazioni locali, per raggiungere e mantenere il buono stato ecologico del fiume, dalla sorgente fino alla foce, non sta scritto a chiare lettere da nessuna parte. Né i fatti a conoscenza del pubblico dimostrano che ci siano progressi nella costituzione di una qualche autorità per la gestione internazionale dell’Isonzo. Del resto, la Commissione, così come concepita dall’Accordo di cooperazione economica del 1975, ha la finalità di studiare i “problemi idrologici" e "proporre soluzioni idonee" per l'approvvigionamento idrico ed elettrico: corrisponde ad una fase storica in cui il problema era la spartizione dell’acqua tra due Paesi confinanti.”
Forum immagina un nuovo organismo internazionale su tre livelli (decisionale, tecnico-scientifico e sociale), che agisca in un contesto cristallino di assoluta trasparenza, in coerenza con la legislazione europea e gli obiettivi comunitari, con i più recenti orientamenti scientifici in materia e con le istanze collettive di tutela del bene comune “acqua” e del patrimonio naturalistico.
L'istanza si conclude con la richiesta di un tempestivo riscontro scritto da parte delle autorità italiane, ai sensi della Legge 241/90 e delle norme sull'accesso alle informazioni ambientali. " I tempi della secretazione delle decisioni in materia ambientale sono preistoria - conclude Picco - I cittadini hanno il diritto di sapere quali concrete determinazioni la delegazione italiana intenda assumere per tutelare, o meglio, in questo momento, per salvare l’Isonzo dal disastro ambientale."
Tale assetto definisce l’attività commissariale relativa all’Isonzo Soča come un affare riservato tra Governi senza possibilità di controllo e verifica sui temi, sulle decisioni e relative motivazioni, nonché sul recepimento coordinato delle decisioni stesse - rappresentate esclusivamente nei verbali delle sedute - nelle rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione delle acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due nazioni, rendendo impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali. Ciò determina una palese lesione del terzo pilastro della Convenzione di Aarhus (Accesso alla giustizia in materia ambientale) e dell'art. 24 della Costituzione Italiana, con la compressione del fondamentale diritto alla tutela giurisdizionale.
E’ necessario pertanto che al Regolamento vigente siano apportate le modifiche necessarie a sanare il deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico, con il formale superamento delle logiche dell’Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975 e l’altrettanto formale inquadramento dell’attività nelle politiche e nel diritto eurocomunitario. Si chiede l’inserimento della questione nell’ordine del giorno della riunione prevista il 30 settembre 2026 a Gorizia."
Conseguenze della modalità blindata con cui tuttora opera la Commissione mista sono la difficoltà di identificare le responsabilità dell’agire delle autorità pubbliche anche ai fini della tutela di diritti e interessi collettivi e il totale deficit democratico prodotto dall'esclusione della partecipazione e del contributo dei cittadini.
Oltretutto è impossibile valutare costantemente se la Commissione mista recepisca e adotti come metodo di lavoro gli sviluppi scientifici che, a partire dai progetti internazionali Nexus e Rexus, evidenziano la necessità di considerare, discutendo di gestione transfrontaliera e cooperante dell’Isonzo, considerato una unità ecologica indivisibile, la pressione sempre più forte del cambiamento climatico, la scarsità della risorsa idrica, il concetto del flusso ecologico necessario alla vita del fiume a valle del confine italo sloveno è che purtroppo è ben diverso, in senso peggiorativo, da quella preso a parametro da vecchi trattati ( incluso quello di pace del 1947) e accordi fondati su semplici verbali di riunioni intergovernative.
Infine, l’istanza di Forum guarda al futuro con la richiesta di avviare la concertazione per una vera e propria Commissione Internazionale per la Protezione del Fiume Isonzo - Soča, sul modello delle grandi esperienze internazionali.
Precisa il consigliere Picco: “Il fatto la Commissione mista per l’idroeconomia Italia-Slovenia, nel quadro del diritto e delle politiche eurounitarie, sia l’organo deputato a occuparsi con specifiche deleghe e capacità di agire vincolando le pubbliche amministrazioni locali, per raggiungere e mantenere il buono stato ecologico del fiume, dalla sorgente fino alla foce, non sta scritto a chiare lettere da nessuna parte. Né i fatti a conoscenza del pubblico dimostrano che ci siano progressi nella costituzione di una qualche autorità per la gestione internazionale dell’Isonzo. Del resto, la Commissione, così come concepita dall’Accordo di cooperazione economica del 1975, ha la finalità di studiare i “problemi idrologici" e "proporre soluzioni idonee" per l'approvvigionamento idrico ed elettrico: corrisponde ad una fase storica in cui il problema era la spartizione dell’acqua tra due Paesi confinanti.”
Forum immagina un nuovo organismo internazionale su tre livelli (decisionale, tecnico-scientifico e sociale), che agisca in un contesto cristallino di assoluta trasparenza, in coerenza con la legislazione europea e gli obiettivi comunitari, con i più recenti orientamenti scientifici in materia e con le istanze collettive di tutela del bene comune “acqua” e del patrimonio naturalistico.
L'istanza si conclude con la richiesta di un tempestivo riscontro scritto da parte delle autorità italiane, ai sensi della Legge 241/90 e delle norme sull'accesso alle informazioni ambientali. " I tempi della secretazione delle decisioni in materia ambientale sono preistoria - conclude Picco - I cittadini hanno il diritto di sapere quali concrete determinazioni la delegazione italiana intenda assumere per tutelare, o meglio, in questo momento, per salvare l’Isonzo dal disastro ambientale."



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