...senza dimenticare
i danni all’ambiente e agli apparati radicali delle piante causati dagli scavi
che avevano trasformato il sito in un’area di guerra (qui la descrizionedell’inaudita situazione che aveva prodotto forti proteste) e delle cui
conseguenze sulla vitalità dei soggetti aggrediti pagheremo il prezzo – gli
alberi e noi con loro – nei prossimi anni.
Chi ha progettato, e soprattutto chi ha autorizzato che si procedesse, ha trasformato un luogo in cui la natura lasciata a se stessa aveva seguito la sua spontanea evoluzione - consentita in quanto tale dai decenni di minime o scarse manutenzioni - in un artificioso luogo di delizie nello stile del giardino all’italiana, travisando completamente lo spirito che il Parco aveva maturato nei decenni e per noi esprimeva.
La pretesa riqualificazione però mal si adatta ai principi
della “Carta italiana dei giardini storici” del 1981, nella
quale si pretende il rispetto dell’evoluzione del giardino, considerato opera
d’arte e risorsa ambientale, e del processo storico complessivo del sito,
insieme alla salvaguardia
dell’autenticità concernente sia il disegno e il volume delle sue parti sia la
sua decorazione o scelta degli elementi vegetali o minerali che lo costituiscono.
Nel periodo antecedente all’attuale intervento sul Parco
Basaglia si poteva camminare lungo gli originari percorsi, resi evidenti da una
leggera infossatura rispetto alle aiuole, anche a piedi scalzi, grazie a
decenni di sedimentazione di foglie ed aghi caduti dagli alberi e a coperture
di un delizioso strato di muschi.
Chi frequentava il luogo poteva godere di dense ed estese
canopie, di una notevole isola di protezione dal calore e di una notevole
biodiversità, con l’accompagnamento del canto di molte specie di uccelli.
Oramai tutto questo è perduto! La copertura delle chiome degli alberi è
fortemente diminuita non essendo state considerate operazioni alternative
all’abbattimento di alberi che presentavano superabili difetti o criticità;
sono stati eliminati siti di riproduzione o svernamento di molti uccelli ed
altri animali; sono stati completamente distrutti luoghi di riparo per la fauna
a terra.
Si è voluto ricreare il giardino degli inizi del 900 in una
condizione climatica completamente differente, con un assetto che necessita di
manutenzioni costose e costanti. Non si capisce il senso del nuovo vialetto
tristemente contornato da graminacee perenni che nulla hanno a che fare con
l’estetica di un secolo fa e che anche oggi sono più appariscenti che
suggestive.
L’utilizzo di innumerevoli piante di elleboro avrà certamente determinato un bell’effetto scenografico all’inaugurazione, ma essendo assolutamente inadatte per aiuole a forte insolazione oramai sono quasi del tutto scomparse. In aggiunta, la presenza degli ellebori, o meglio, quel poco che resta, è incompatibile con l’uso di attrezzi meccanici per il controllo delle infestanti, che sono diventate predominanti e caratterizzano questi spazi.
La manutenzione di questo Parco, reso più articolato e complesso di com’era, si limita allo sfalcio dell’erba con mezzi meccanici di grande potenza, abbandonando al loro destino le aiuole ritrovate o create ex novo; non paiono attuati interventi per migliorare la vitalità degli alberi deperenti e nemmeno è dato riscontrare irrigazioni di soccorso per le piante legnose impiantate questa primavera.
Dell’ investimento di quasi 40 mila piante e bulbi e 60 alberi chi è e sarà in grado di prendersi cura con adeguate competenze?



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