mercoledì 5 agosto 2026

Parco Basaglia: riqualificazione discutibile e dal futuro incerto.

La recente “riqualificazione” del Parco Basaglia, ad avvenuta inaugurazione di questo luogo storico, con tanto di sorridenti politici, tecnici di progetto e rappresentanti 
della Regione, rende evidenti la ristrettezza della visione e le errate  scelte botaniche...

 di Giancarlo Stasi

 

 

...senza dimenticare i danni all’ambiente e agli apparati radicali delle piante causati dagli scavi che avevano trasformato il sito in un’area di guerra (qui la descrizionedell’inaudita situazione che aveva prodotto forti proteste) e delle cui conseguenze sulla vitalità dei soggetti aggrediti pagheremo il prezzo – gli alberi e noi con loro – nei prossimi anni.

Chi ha progettato, e soprattutto chi ha autorizzato che si procedesse, ha trasformato un luogo in cui la natura lasciata a se stessa aveva seguito la sua spontanea evoluzione - consentita in quanto tale dai decenni di minime o scarse manutenzioni - in un artificioso luogo di delizie nello stile del giardino all’italiana, travisando completamente lo spirito che il Parco aveva maturato nei decenni e per noi esprimeva.

La pretesa riqualificazione però mal si adatta ai principi della “Carta italiana dei giardini storici”  del 1981, nella quale si pretende il rispetto dell’evoluzione del giardino, considerato opera d’arte e risorsa ambientale, e del processo storico complessivo del sito, insieme  alla salvaguardia dell’autenticità concernente sia il disegno e il volume delle sue parti sia la sua decorazione o scelta degli elementi vegetali o minerali che lo costituiscono.

Nel periodo antecedente all’attuale intervento sul Parco Basaglia si poteva camminare lungo gli originari percorsi, resi evidenti da una leggera infossatura rispetto alle aiuole, anche a piedi scalzi, grazie a decenni di sedimentazione di foglie ed aghi caduti dagli alberi e a coperture di un delizioso strato di muschi.

Chi frequentava il luogo poteva godere di dense ed estese canopie, di una notevole isola di protezione dal calore e di una notevole biodiversità, con l’accompagnamento del canto di molte specie di uccelli. Oramai tutto questo è perduto! La copertura delle chiome degli alberi è fortemente diminuita non essendo state considerate operazioni alternative all’abbattimento di alberi che presentavano superabili difetti o criticità; sono stati eliminati siti di riproduzione o svernamento di molti uccelli ed altri animali; sono stati completamente distrutti luoghi di riparo per la fauna a terra.

Si è voluto ricreare il giardino degli inizi del 900 in una condizione climatica completamente differente, con un assetto che necessita di manutenzioni costose e costanti. Non si capisce il senso del nuovo vialetto tristemente contornato da graminacee perenni che nulla hanno a che fare con l’estetica di un secolo fa e che anche oggi sono più appariscenti che suggestive.


L’utilizzo di innumerevoli piante di elleboro avrà certamente determinato un bell’effetto scenografico all’inaugurazione, ma essendo assolutamente inadatte per aiuole a forte insolazione oramai sono quasi del tutto scomparse.  In aggiunta, la presenza degli ellebori, o meglio, quel poco che resta, è incompatibile con l’uso di attrezzi meccanici per il controllo delle infestanti, che sono diventate predominanti e caratterizzano questi spazi.

 Anche relativamente alle distanze d’impianto dei nuovi esemplari arborei non sono state ben considerate le normali dimensioni delle chiome a maturità, nei confronti degli alberi preesistenti e tra quelli ora messi a dimora.  Le potature di diversi cedri e di un leccio sono state eseguite certamente senza tenere conto della loro fisiologia e del loro stato fitosanitario.

 


La manutenzione di questo Parco, reso più articolato e complesso di com’era, si limita allo sfalcio dell’erba con mezzi meccanici di grande potenza, abbandonando al loro destino le aiuole ritrovate o create ex novo; non paiono attuati interventi per migliorare la vitalità degli alberi deperenti e nemmeno è dato riscontrare irrigazioni di soccorso per le piante legnose impiantate questa primavera.

Dell’ investimento di quasi 40 mila piante e bulbi e 60 alberi chi è e sarà in grado di prendersi cura con adeguate competenze?

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