martedì 26 novembre 2019

Un parere tecnico sulle condizioni di salute dell'albero tagliato a Sant'Anna.

L' Abies nordmanniana fatto fuori nel giardino pubblico di via Max Fabiani per finire in piazza Vittoria aveva un grande fondamentale problema: noto come Abete del Caucaso è il tipico albero di Natale. Appartenere a questa specie del genere Abies gli è stato fatale.Qui l'antefatto.


di Giancarlo Stasi

L'albero a cui tendevi la pargoletta mano...forse esagero, ma l'abete tagliato a Sant'Anna era certamente amato non solo dagli adulti del quartiere ma anche dai bambini che nell'asilo accanto trascorrono le loro mattinate e poi, prima di rientrare a casa con i loro genitori, si fermavano a giocare attorno alla grande presenza di forma arborea.

Queste le mie considerazioni tecniche.
La chioma dell'esemplare ora installato in piazza Vittoria ha una forma equilibrata con distribuzione regolare dei rami ed è vestita fin dalla base.

Gli aghi si presentano uniformemente di colore verde e sono presenti tutte le annate fisiologicamente attive, il che conferisce un aspetto denso alla chioma stessa.
Per quanto possibile osservare, non ho notato colature di resina nè sul tronco nè sulle parti basali dei rami, resina che potrebbe essere indicatore di sofferenza vegetativa.
Le gemme appaiono ben formate, turgide, presenti su ogni apice.
La ceppaia risulta sviluppata in maniera sufficientemente regolare, solo lievemente ovaloide, segno di crescita con minime sollecitazioni direzionali.
Assenti resinazione basale o inclusioni resinifere.

Nella parte centrale della ceppaia si nota una iniziale discolorazione che interessa circa 1/5 del diametro maggiore e questo potrebbe indicare un inizio di necrosi del fittone e, nel lungo periodo, dare luogo ad un marciume dell'asse centrale. Questi peraltro sono dati che probabilmente nemmeno un tomografo (apparecchio che effettua la tomografia computerizzata delle strutture dell'albero) avrebbe evidenziato, fermo restando  che su piante che si presentano in così elevato rigoglio vegetativo non si effettua mai la costosa indagine.
Una tale leggera discolorazione non è sufficiente a pregiudicare - o meglio, non avrebbe pregiudicato se la pianta fosse rimasta in sede - in alcun modo nè la vitalità dell'esemplare nè la sua tenuta statica.
Quindi,  ritenere che l'abbattimento fosse motivato da sufficienti ragioni fitosanitarie a parer mio non era e non è assolutamente sostenibile.
Se il patrimonio arboreo cittadino è considerato alla stregua di un vivaio da cui prelevare a piacimento quanto serva per scopi che nulla hanno a che fare con le funzioni ecologiche paesaggistiche e sociali  del verde urbano, ovviamente e purtroppo nessuna discussione è possibile. 


lunedì 25 novembre 2019

Vi serve l'albero di Natale? Pigliatelo a km zero, in un giardino pubblico: è quello che fa anche il Comune di Gorizia

Inaudita operazione, una sorta di arbitraria appropriazione del Comune al patrimonio verde collettivo, quello di cui abbiamo tanto bisogno per vivere meglio vista la funzione ecologica di ogni esemplare arboreo, oltre che paesaggistica ed estetica: da un giardino pubblico di Sant'Anna a Piazza Vittoria, la triste fine di un bell'abete da 18 metri, destinato a fare l'albero di Natale e poi essere buttato.


di Martina Luciani

Questa sera in consiglio comunale il consigliere Emanuele Traini ha chiesto ragione all'assessore all'ambiente e verde cittadino  del taglio dell' abete che viveva da una cinquantina d'anni in un giardino pubblico di Sant'Anna, in via Max Fabiani.
Una iniziativa che ha sollevato un mare di proteste. Di nuovo tocca considerare quanto sia scriteriata in molte occasioni la cura del verde urbano, cui si aggiunge quella che definirei una sorta di brutalità gestionale nei confronti del bene comune e delle aspettative della gente.  
L'abete, bellissimo, è stato sottratto al quartiere ed ai suoi cittadini per finire a fare l'albero di Natale in piazza Vittoria.

Questa grosso modo la risposta dell'amministratore comunale, che non ha convinto il consigliere nè noi che ascoltavamo: ci serviva un albero, non abbiamo soldi, abbiamo fatto un giro, i cedri non vanno bene, altri alberi  in giardini privati non si riusciva a recuperarli, altri ancora erano troppo malridotti. (Evidentemente, ma questo lo dice Martina Luciani, serviva un abete bello e figuroso, quindi chi si sente proprietario degli alberi cittadini, che non ha capito che i proprietari siamo tutti quanti noi, lo sega e se lo piglia).
Su quello di Sant'Anna - ha continuato l'assessore- si vedono segni di sofferenza,  da qui a qualche anno avremmo dovuto tagliarlo, abbiamo in fondo solo anticipato i tempi, gli abeti bianchi vivono bene solo in montagna, non era nemmeno un albero monumentale di che sono protetti e tocca pure curarli e conservarli, una scelta a km 0 e pure ecologica perchè così non abbiamo portato via un albero da un bosco.

Ma certo, che sarà mai portar via un abete di quartiere, in periferia non ci tengono mica a queste cose, visto che il fucro del Natale è piazza Vittoria?  Che sarà mai un albero che aveva la fortuna di crescere esprimendo tutta l'armonia della sua forma naturale perchè piantato a sufficiente distanza da altri esemplari, resistendo alle ingiurie del clima e dell'inquinamento cittadino? Che sarà mai il rapporto che gli abitanti avevano da decenni con quell'albero? Che gioia per gli abitanti di Sant'Anna poter contribuire alla felicità del Natale in piazza Vittoria! Che figo è l'assessore che si fa fotografare dinnanzi l'abete installato in piazza! Magari il prossimo anno ne tagliamo uno ancora più grande!E chissenefrega del cambiamento climatico e delle teorie che dicono che dovremmo piantarne a milioni, di nuovi alberi, per salvarci tutti quanti, sono tutte balle degli ambientalisti.

Il consigliere Traini ha annunciato che prenderà visione dei documenti relativi a questa operazione. Gli chiediamo anche di verificare che numero di censimento avesse l'abete, e cosa indichi la relativa scheda descrittiva, nella quale dovrebbe esserci anche qualche indicazione sulle condizioni di salute della piante e delle conseguenti future cure colturali.  
Quanto al parere dei tecnici, che è uno degli ottusi tormentoni di questo assessorato, ricordo di aver letto la relazione su cui si è fondata la strage degli olmi in via Paolo Diacono:  il tecnico che ha svolto la perizia ha scritto nero su bianco che l'alternativa all'abbattimento del filare  era l'effettuazione della potatura a testa di salice. E non che non c'era alcuna alternativa.

Alessandra Vuga mi ha detto: perchè portare via un nostro albero da un nostro giardino pubblico? Non potevano farlo qua a Sant'Anna, l'addobbo di Natale? Sarebbe stato un gesto di cura del verde e soprattutto di attenzione per i cittadini. Certo, questo è semplicemente aver cura delle persone e degli alberi che vivono con noi: l'albero di Natale là dove la gente ha la fortuna di avere un bell'albero nel proprio quartiere. Anche più di uno, tanti alberi di Natale, lasciati sulle loro radici, a fare il loro servizio a beneficio di tutti. Giuro che la vigilia di Naatale vado a mettere le candeline sul ceppo nel giardino di Sant'Anna. 














venerdì 22 novembre 2019

Gorizia. Servizi ecosistemici e gestione transfrontaliera del fiume Isonzo. 22 novembre 2019

Il progetto "Gli ecosistemi e le acque dell’Isontino", finanziato dalla campagna Io Sì di Coop Alleanza 3.0, ha lo scopo di sensibilizzare e promuovere la tutela dei nostri corsi d’acqua.Il terzo dei quattro appuntamenti previsti si svolgerà domani, venerdì 22 novembre alle 17.30 in sala Dora Bassi .

Dopo l'introduzione di Francesco Marangon (Università di Udine) e di Luca Cadez (Legambiente Gorizia), Alessio Frezza, laureato in Scienze Economiche  presso l'Università di Udine  presenterà " La valutazione dei servizi ecosistemici nell'area del fiume Isonzo-Soča". Successivamente Jessica Scodra laureata in Diplomazia e Cooperazione Internazionale  all'Università di Trieste parlerà di " Gestione e protezione dei fiumi transfrontalieri nel diritto internazionale".


Un «ecosistema» è una combinazione complessa e dinamica di piante, animali, microrganismi e dell'ambiente naturale, che insieme costituiscono un sistema unico di elementi interdipendenti.

Gli ecosistemi della Terra forniscono all'umanità una serie di vantaggi che vanno sotto il nome di «beni e servizi ecosistemici».
I beni prodotti dagli ecosistemi comprendono il cibo (carne, pesce, verdure, ecc.), l'acqua, i carburanti e il legname, mentre i servizi comprendono l'approvvigionamento idrico e la purificazione dell'aria, il riciclo naturale dei rifiuti e l’autodepurazione delle acque, la formazione del suolo, l'impollinazione e i meccanismi regolatori di cui la natura, lasciata a se stessa, si avvale per controllare le condizioni climatiche e le popolazioni di animali, insetti e altri organismi.
Ma sono servizi ecosistemici anche tutti gli aspetti che attengono al benessere che ci proviene dal frequentare e interagire con gli ambienti naturali, all’ influenza positiva sulla condizione umana della bellezza della Natura, al contributo alla nostra salute che deriva dal vivere in ambienti salubri e ricchi dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Gran parte di questa ricchezza è a disposizione gratuitamente, non avendo finora un valore di mercato se n’è abusato, consumando al di là del possibile, trascurando la salvaguardia e la cura e inquinando spesso in maniera irreversibile. 
La valutazione degli ecosistemi consente di valutare i diversi aspetti della salute degli ecosistemi:  il Millennium Ecosystem Assessment delle Nazioni Unite, valutazione a livello planetario degli ecosistemi, ha mostrato che due terzi  dei servizi ecosistemici della Terra sono in calo o a rischio.
Le norme nazionali ed europee indicano percorsi, obiettivi e strumenti per attuare una efficace tutela agli ecosistemi, bacini idrici inclusi,e per cercare di riparare i danni arrecati ( si può comunque fare meglio, ancora): il resto, cioè l'azione pratica, le scelte e gli investimenti, spettano al governo dei territori. Nel caso dell'Isonzo, evidentemente, con l'ampiezza della cooperazione transfrontaliera e dell'armonizzazione delle rispettive legislazioni ed azioni.  

giovedì 21 novembre 2019

Domani pomeriggio, in sala Dora Bassi a Gorizia, si parla di Isonzo, servizi ecosistemi e gestione transfrontaliera.


Il progetto "Gli ecosistemi e le acque dell’Isontino", finanziato dalla campagna Io Sì di Coop Alleanza 3.0, ha lo scopo di sensibilizzare e promuovere la tutela dei nostri corsi d’acqua.Il terzo dei quattro appuntamenti previsti si svolgerà domani, venerdì 22 novembre alle 17.30 in sala Dora Bassi .

Dopo l'introduzione di Francesco Marangon (Università di Udine) e di Luca Cadez (Legambiente Gorizia), Alessio Frezza, laureato in Scienze Economiche  presso l'Università di Udine  presenterà " La valutazione dei servizi ecosistemici nell'area del fiume Isonzo-Soča". Successivamente Jessica Scodra laureata in Diplomazia e Cooperazione Internazionale  all'Università di Trieste parlerà di " Gestione e protezione dei fiumi transfrontalieri nel diritto internazionale".


Un «ecosistema» è una combinazione complessa e dinamica di piante, animali, microrganismi e dell'ambiente naturale, che insieme costituiscono un sistema unico di elementi interdipendenti.

Gli ecosistemi della Terra forniscono all'umanità una serie di vantaggi che vanno sotto il nome di «beni e servizi ecosistemici».
I beni prodotti dagli ecosistemi comprendono il cibo (carne, pesce, verdure, ecc.), l'acqua, i carburanti e il legname, mentre i servizi comprendono l'approvvigionamento idrico e la purificazione dell'aria, il riciclo naturale dei rifiuti e l’autodepurazione delle acque, la formazione del suolo, l'impollinazione e i meccanismi regolatori di cui la natura, lasciata a se stessa, si avvale per controllare le condizioni climatiche e le popolazioni di animali, insetti e altri organismi.
Ma sono servizi ecosistemici anche tutti gli aspetti che attengono al benessere che ci proviene dal frequentare e interagire con gli ambienti naturali, all’ influenza positiva sulla condizione umana della bellezza della Natura, al contributo alla nostra salute che deriva dal vivere in ambienti salubri e ricchi dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Gran parte di questa ricchezza è a disposizione gratuitamente, non avendo finora un valore di mercato se n’è abusato, consumando al di là del possibile, trascurando la salvaguardia e la cura e inquinando spesso in maniera irreversibile. 
La valutazione degli ecosistemi consente di valutare i diversi aspetti della salute degli ecosistemi:  il Millennium Ecosystem Assessment delle Nazioni Unite, valutazione a livello planetario degli ecosistemi, ha mostrato che due terzi  dei servizi ecosistemici della Terra sono in calo o a rischio.
Le norme nazionali ed europee indicano percorsi, obiettivi e strumenti per attuare una efficace tutela agli ecosistemi, bacini idrici inclusi,e per cercare di riparare i danni arrecati ( si può comunque fare meglio, ancora): il resto, cioè l'azione pratica, le scelte e gli investimenti, spettano al governo dei territori. Nel caso dell'Isonzo, evidentemente, con l'ampiezza della cooperazione transfrontaliera e dell'armonizzazione delle rispettive legislazioni ed azioni.  


martedì 19 novembre 2019

Austria, una vicina di casa che non conosciamo. Incontro proposto dalla Federazione provinciale di Gorizia dei Verdi

Giovedì 21 novembre, alle 20.30, in sala Dora Bassi a Gorizia, si svolgerà un incontro dedicato alla situazione odierna nella vicina Austria.  Significativa la presenza dei Verdi nel Parlamento di Vienna, quarto partito alle ultime elezioni nazionali, al quale appartiene il presidente federale della Repubblica e che è rilevante interlocutore del cancelliere Kurz per la formazione della coalizione di governo.



La Federazione provinciale dei Verdi ha invitato a Gorizia per una serata di approfondimento e dibattito aperta al pubblico  il giornalista Marco Di Blas e il dottor Massimiliano Rocco, consulente nel campo energetico e da una decina d'anni residente a Vienna.
Di Blas, corrispondente di diverse testate italiane e autore del blog AustriaVicina, da molti anni aggiorna i lettori italiani con le cronache e le analisi politiche realizzando uno dei più seguiti punti di osservazione sul nostro importante confinante.
Massimiliano Rocco, laureato alla Facoltà di Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia, lavora come consulente nel settore energetico e  vive a Vienna.

RAPPORTO EURES 2019 SU "FEMMINICIDIO E VIOLENZA DI GENERE". SEMPRE PEGGIO.


Dati spaventosi quelli contenuti nel Rapporto, non solo sui femminicidi, ma anche sulle violenze sessuali, con una rilevanza impressionante dei casi che riguardano minorenni, sui maltrattamenti in famiglia e sullo stalking.


di Martina Luciani


Leggi e l' amarissima conclusione è che la diffusione della cultura del rispetto è appena agli inizi e che forse varrebbe la pena di affiancare una formazione, rivolta al mondo femminile, sulle tecniche di difesa personale ancor prima che sui percorsi legali per reagire al linguaggio di odio e alla minaccia, alla paura, alla sottomissione, al sopruso, alla violenza. Ma non solo: il Rapporto sottolinea che il movente principale è l'immondo binomio "gelosia e possesso", quindi le dinamiche delle relazioni affettive ancora e ancora si fondano su paradigmi primordiali, e solo cominciando ad educare ad un corretto approccio all'affettività, ai sentimenti e alla sessualità forse possiamo correggere questo schifo.
 
Dal 2000 a oggi le donne uccise in Italia sono 3.230, di cui 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano del proprio coniuge/partner o ex partner.
Nel 2018, le donne uccise erano state 142, una in piu' dell'anno precedente: in termini relativi l'anno scorso le vittime femminili hanno raggiunto il valore piu' alto mai censito in Italia, attestandosi sul 40,3%, a fronte del 35,6% dell'anno precedente.Anche nel 2018 la percentuale piu' alta dei femminicidi familiari e' commessa all'interno della coppia, con 78 vittime pari al 65,6% del totale (+16,4% rispetto alle 67 del 2017): in 59 casi (pari al 75,6%) si e' trattato di coppie "unite" (46 tra coniugi o conviventi) mentre 19 vittime (il 24,4% di quelle familiari) sono state uccise da un ex partner.
Il Nord conferma anche nel 2018 la più alta presenza di donne uccise (66, pari al 45% del totale italiano, di cui 56 in famiglia), mentre il 35,2% dei femminicidi si registra al Sud (50 casi, di cui 42 in famiglia) e il 18,3% nelle regioni del Centro.
Nei primi 10 mesi del 2019 sono state assassinate 94 donne, quasi una ogni tre giorni: 80 commessi in ambito familiare/affettivo e 60 all'interno di una relazione di coppia.
A seguire nel Rapporto i dati impressionanti su violenze sessuali denunciate (4.886, di cui 1.132 riguardano minorenni), reati di stalking denunciati (14.871).
Il maggior incremento è registrato dai maltrattamenti in famiglia: 17.453 delitti denunciati, il valore
più alto dell'ultimo quinquennio. Anche per questo reato la
componente femminile delle vittime risulta elevata,
rappresentando nel 2018 l'81,6% del totale (in crescita rispetto all'80% del 2017.

sabato 16 novembre 2019

"JUDRIO, JUDRI, YDRIJA. Natura, storia e cultura": a Cormons il secondo incontro del ciclo Gli ecosistemi e le acque dell’Isontino.

Grande incontro a Cormons, nell'ambito del progetto sostenuto da Coop Alleanza 3.0, dedicato ad una delle principali risorse dell'ambiente e alla fondamentale responsabilità di preservarne qualità, funzioni e valore: l'acqua che sgorga e scorre e, indipendentemente dai confini nazionali e amministrativi, definisce un territorio e un patrimonio comune.
Prossimo appuntamento, a Gorizia, il 22 novembre,alle 17.30,in sala Dora Bassi, per parlare di servizi ecosistemici e gestione transfrontalera dell'Isonzo.


di Martina Luciani




L’acqua è un soggetto insostituibile nell’assetto delle comunità e dei luoghi, è un interlocutrice che nutre, parla, conserva memorie,  troppo spesso subisce ingiurie a volte irrimediabili, lavora e produce, determina la qualità della vita presente ed è parte insostituibile in qualsiasi progettualità degli esseri umani;  succede anche, come in questi giorni, che travolga e distrugga, ma anche nelle circostanze drammatiche ci dice cose importantissime, evidenzia i nostri errori e ci mostra cose che non avevamo osservato e giudicato a sufficienza (non ultimo il fatto che nei disastri imputati all’acqua sono identificabili complici appartenenti al genere umano).

Per amplificare questi concetti e rendere le persone più consapevoli della necessità di sostenere e pretendere la tutela dei corsi d’acqua del territorio, si sta svolgendo un ciclo di quattro incontri dedicati all’ecosistema fluviale del Collio – Brda, dell’Isonzo/Soca, e dello Judrio: Gli ecosistemi e le acque dell’Isontino.
Una iniziativa che riunisce Legambiente di Gorizia e Monfalcone, Irisacqua , Consorzio di Bonifica Pianura Isontina , Associazione Ambientalista Eugenio Rosmann , Associazione Judrio , Università degli Studi di Udine; Coop Alleanza 3.0 ha accolto il progetto, che comprende anche ulteriori articolazioni sul territorio e nelle scuole,  e l’ha sostenuto finanziariamente, attraverso la campagna Io sì, grazie al supporto dei soci nei punti vendita di Cormons, Ronchi dei Legionari, Villesse, Monfalcone e Gorizia.

Ieri pomeriggio, a Cormons, si è svolto "JUDRIO, JUDRI, YDRIJA. Natura, storia e cultura": mi pare che le due principali articolazioni tra le quali si sono dipanati gli interventi dei relatori sono “amorevole attenzione” (in filigrana sempre presente nei temi ricerca e monitoraggio scientifico, tutela ambientale e relativi investimenti, gestione amministrativa, responsabilità degli enti locali, dissesto idrogeologico e prevenzione dei danni causati dal cambiamento climatico, valorizzazione culturale, sociale, turistica)e “patrimonio di memoria condivisa”.
Ascoltando abbiamo visto comporsi una forma, un triangolo equilatero, i cui lati si chiamano Judrio, Judri e Ydrija, che racchiude acqua, luoghi, persone, Storia e storie, strumenti normativi che si intersecano, potenzialità, criticità, impegno delle associazioni e passione dei singoli.

In breve ( con l'impegno di riferire meglio in altri post) ecco i partecipanti e i contributi.
Il sindaco di Stregna, Luca Postregna, che ha spiegato  le applicazioni del piano paesaggistico  nel suo Comune per il recupero, la rivitalizzazione e la valorizzazione dei luoghi in chiave ecosostenibile e resiliente;  il ricercatore sloveno Zoran Jerončič , che ha anticipato i contenuti del suo libro, di imminente uscita, dedicato alla presenza nell’Alta Valle dello Judrio, di 90 mila soldati italiani durante la prima guerra mondiale, a partire dal 24 maggio 1915 quando le truppe valicarono il fiume; la biologa di ARPA FVG Raffaella Zorza, che illustrando l’attività di controllo sullo stato ecologico dei corpi idrici, ha ricordato che lo Judrio nel suo primo tratto è considerato sito di riferimento, a livello regionale, nazionale ed europeo; il direttore di Promoturismo FVG Bruno Bertero, che ha insistito sull’importanza della salvaguardia ambientale e della valorizzazione culturale per lo sviluppo del turismo responsabile e sostenibile per il territorio e per la popolazione residente; la storica  Roberta Corbellini, che ci ha parlato di sua madre, Dora Bassi, e di quanto le acque dello Judrio rifluissero nella sua pittura quale simbolo della semplice purezza ed energia dell’adolescenza, un filtro luminoso attraverso cui noi possiamo cogliere immedesimarci nello sguardo della pittrice, rileggere assieme a lei il messaggio artistico  e l’intreccio di memorie e legami con i luoghi conservato nel suo cuore.

Prossimo appuntamento, venerdì 22 novembre, a Gorizia, in sala Dora Bassi, con inizio alle 17.30:
si parlerà del fiume Isonzo-Soča, con la presentazione di due tesi di laurea, LA VALUTAZIONE DEI SERVIZI ECOSISTEMICI NELL’AREA DEL FIUME ISONZO-SOCA, di Alessio Frezza, e
GESTIONE E PROTEZIONE DEI FIUMI TRANSFRONTALIERI NEL DIRITTO INTERNAZIONALE di Jessica Scodro

venerdì 8 novembre 2019

Coop Alleanza 3.0 contro la violenza sulle donne: per tutto novembre sostegno a SOS ROSA di Gorizia attraverso gli acquisti dei prodotti SOLIDAL

Chi acquista i prodotti SOLIDAL nelle Coop di via Lungo Isonzo Argentina e via Boccaccio a Gorizia, oltre che all'IperCoop di Villesse e nei punti vendita di Monfalcone, Cormons, Ronchi dei Legionari, contribuisce con l'1 % del prezzo d'acquisto all' attività dell'Onlus SOS ROSA di Gorizia: per tutto il mese, in vista della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre prossimo.


di Martina Luciani


Negli anni passati, l'iniziativa era circoscritta ad alcune giornate attorno al 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, ed aveva comunque prodotto risultati significativi per le associazioni a turno coinvolte nel progetto.
Mi pare, da parte di Coop Alleanza 3.0, una bella dimostrazione di sensibilità e di volontà di realizzare una più incisiva sensibilizzazione sul tema, l'aver quest'anno esteso all'intero mese l'iniziativa, che si svolge in tutti i punti vendita italiani.
Il meccanismo di raccolta dei fondi, che grazie agli acquisti di soci, ma anche dei clienti non soci, saranno poi consegnati alle associazioni che operano nei centri e nelle reti antiviolenza è quello che, da aprile scorso e relativamente a diverse linee di prodotti a marchio COOP, destina l'1% del ricavato a progetti per le comunità nei settori sociale, ambientale e culturale ( oltre a produrre uno sconto del 4% per i soci Coop).

SOS ROSA Onlus di Gorizia ha sede in via Diaz 5, opera dal 2002 anche attraverso sportelli dislocati sul territorio.
Si avvale della collaborazione di volontarie, psicologhe e di una avvocata, realizza attività di ascolto, supporto e accoglienza delle vittime ed è impegnata a sviluppare numerose attività di prevenzione e informazione nelle scuole e nei confronti dell'opinione pubblica
(la rassegna  cinematografica “Animamente" che si svolge al Kinemax è una di queste). Poi ci sono le azioni che convergono nel “fare rete” con le istituzioni che si occupano dello stesso tema: la violenza contro le donne è violazione dei diritti umani, che si scorge già a partire dalle piccole discriminazioni e disuguaglianze e, attraverso ogni immaginabile livello di sopruso e violenza, raggiunge il suo atroce culmine nel femminicidio.



Il marchio Solidal Coop contraddistingue prodotti  che impegnano Coop ad offrire opportunità di sviluppo ai produttori in condizioni di svantaggio garantendo contemporaneamente ai consumatori elevati standard qualitativi. Attraverso la certificazione Fairtrade, i  produttori operano con prezzi stabili e contratti di acquisto di lunga durata: strumenti utili per la lotta alla povertà e per il rafforzamento dei piccoli produttori locali.