La mia richiesta di risolvere il problema delle emissioni acustiche della pompa di calore installata da molto tempo sul tetto della villa di via degli Arcadi di Gorizia della locale sede di Confindustria Alto Adriatico cade nel vuoto. Una email, firmata oltre che da me anche da altri residenti coinvolti dal disturbo e conseguente danno psicofisico, non ha ottenuto nemmeno una risposta maleducata, l'italico vaffa, che sarebbe stato comunque meglio di niente.
di Martina Luciani
Cosa abbiamo lamentato: un costante rumore di motore e ventole che, vista la posizione scelta ( il tetto) per l'installazione si diffonde liberamente nell'aria, sopra i giardini e dentro le finestre aperte di quei vicini che hanno la pretesa di non vivere sigillati in casa in questa stagione. Al rumore descritto si accompagna un sibilo forte e penetrante, impossibile prendere sonno, ma anche solo - nottetempo o all'alba, affacciarsi o sedersi in terrazza o in giardino a guardare le stelle: in una zona cittadina dove questo, fino a qualche anno fa, si poteva fare con il solo accompagnamento dei grilli, disturbati solo raramente dal passaggio di qualche autovettura.
Cosa abbiamo richiesto: ovviamente che si provveda, con l'installazione di barriere o una cabina fono assorbente; meglio ancora spostando l'impianto e rivolgerlo verso le pareti dell'edificio, così da deliziare gli utenti dell' associazione di categoria, invece dei vicini. E perlomeno, abbiamo scritto, si abbia cura di interrompere il funzionamento al termine dell'orario di ufficio, nei fine settimana e durante i periodi ferie.
Va detto che Confindustria, che non mi pare abbia pannelli fotovoltaici a disposizione, l'impianto lo fa funzionare sempre, evidentemente non ha problemi a pagare le super bollette dell'energia elettrica consumata per tenere al fresco un immobile anche quando dentro non c'è anima viva. Anche quando gli uffici sono chiusi.
La scorsa estate avevo personalmente segnalato la questione all'Ufficio ambiente del Comune di Gorizia che aveva a sua volta attivato l'ARPA FVG per le misurazioni fonometriche. Che richiedono non piova, non ci sia vento che smuove le fronde degli alberi, non ci siano concerti di grilli e che i tecnici siano disponibili. Quindi, e purtroppo, le misurazioni sono state effettuate quando le caldane notturne si erano esaurite e il risultato è stata la rilevazione, nella mia camera da letto, di 35 decibel. Che sul piano amministrativo è valore che non consente contestazione.
Anche se, a voler essere precisi, su questo ci sarebbe da discutere visto che
l Ministero della Transizione Ecologica ha chiarito che "i limiti stabiliti dal DPCM 5/12/1997, relativamente ai servizi a funzionamento continuo, sono applicabili anche alla rumorosità delle componenti di impianti interni,
Comunque, per un giudice civile, 35 decibel (riscontrati, come ho detto, in fase di transizione climatica con attenuazione dell'inquinamento acustico: immaginate come va quando l'impianto funziona alla massima potenza) aggravati dalla componente tonale del sibilo che aumenta l'effetto di disturbo psicofisico, sarebbero sufficienti a ritenere che l'impianto supera i limiti di normale tollerabilità, bastando un incremento del rumore di fondo di oltre 3 decibel nelle ore notturne (e 5 decibel in quelle diurne). Tenendo conto che io e i miei vicini abitiamo in una zona di Gorizia tranquilla, non ci preoccupa minimamente il fatto che l'art.844 del Codice civile richieda al giudice di tener conto della “condizione dei luoghi” ossia della loro concreta destinazione naturalistica ed urbanistica, delle attività normalmente svolte nella zona, del sistema di vita, delle abitudini di chi vi opera.
Quindi, quel che ci preoccupa è l'immenso fastidio di dover attivare una causa legale e di dover sborsare denaro per perizie e avvocati, non già i contenuti della sentenza, perchè le premesse sono tutte a nostro favore.
Ma è veramente squallido che da parte di Confindustria Alto Adriatico ci sia tale presupponenza a ritenere che il rispetto dei diritti altrui sia una quisquiglia che non la riguarda: una indifferenza, peraltro condivisa da molti, un malcostume che si innesta su una poltiglia di cattiva educazione, diffusi e pessimi esempi di inciviltà, affievolirsi del senso della legalità e di comunità.
Infatti, il crescente utilizzo delle pompe di calore elude completamente la questione dell'inquinamento acustico, e regolarmente gli apparecchi esterni sono rivolti non già verso l'abitazione ma verso la pubblica via e le case vicine. Vale poco obiettare che quanto installato ha requisiti di rumorosità entro i limiti di legge (quale? quella amministrativa o quella civilistica, se non addirittura quella penale sul disturbo della quiete pubblica?) perchè i valori forniti dai produttori sono elaborati con dei test che non tengono conto delle condizioni specifiche di operatività delle macchine, quindi sono astratti, facilmente non coerenti con la realtà delle trasmissioni acustiche nelle situazioni contingenti. Le notti estive stanno diventando delle "notti elettriche" in cui il silenzio sta solo dentro le abitazioni sigillate, e basterebbe prevedere nei regolamenti edilizi l'obbligo di installare strutture insonorizzanti destinate a ridurre l’inquinamento acustico derivante dal funzionamento delle componenti esterne di impianti interni a servizio continuo, causato agli edifici residenziali confinanti, incluse le rispettive aree verdi, agli
Ma per ora la sensibilità di non arrecare disturbo e danno urbi et orbi è lasciata al singolo cittadino, la pubblica amministrazione non ha ancora elaborato che è necessario contrastare nei centri abitati l’inquinamento acustico, riconosciuto come uno dei principali fattori nocivi per la salute psico-fisica delle persone, con ciò tutelando la qualità della vita urbana, messa a rischio dal crescente utilizzo di sistemi di riscaldamento e raffrescamento a pompa di calore, in aggiunta alle altre innumerevoli e spesso incontrollate sorgenti di rumore da impianti di climatizzazione, anche quelli insonorizzabili.
Nel frattempo a casa mia si dorme con le finestre chiuse e i climatizzatori in funzione (schermati o semi sepolti tra la vegetazione in giardino, ma ne faremmo volentieri a meno, anche se per noi funzionano con l'energia rinnovabile dei pannelli fotovoltaici), subendo il dictat "io so'io e voi non siete un..." promanante dall'etica egocentrica e dall'inesistente senso civico dei nostri vicini marchesi del Grillo.






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