Sul quotidiano Il Piccolo del 20 settembre 2026, il sindaco di Gorizia - neoeletto presidente della Commissione politiche comunitarie dell'ANCI (!) - infila nuove perle di saggezza alla collana, a molteplici giri, della follia locale. Perle verde Isonzo, bel colore ma così imperfette che, esigenti come siamo, ne facciamo volentieri a meno.
di Martina Luciani
L'esordio dell'esternazioni parte dalla richiesta di un invaso da 3 milioni di metri cubi. Fermo restando che il progetto della Regione FVG/Consorzio di bonifica prevede 1 milione di metri cubi, con opere in alveo a valle del ponte del Torrione, le quantità invocate dal primo cittadino sono quelle della prima, vecchia ipotesi di bacino di rifasamento.
Ricordo, che con un'operazione molto discutibile sul piano del diritto, il Consiglio comunale di Gorizia, nel 1977, ottenne che la Commissione mista per l'idroeconomia recepisse e attuasse il cosiddetto sistema globale, autentica idiozia di stampo nazionalistico (racconterò come ci si è arrivati a breve): Jugoslavia faccia la diga e l'impianto idroelettrico, l'Italia, faccia il bacino di rifasamento in Italia, con uno sbarramento al ponte del Torrione. Ipotesi che abbandonava la previsione degli accordi internazionali: diga e sbarramento in territorio jugoslavo e entrambi in joint venture.
Di questa criticità era ben consapevole il sindaco di allora, Pasquale De Simone ( altra tempra e levatura politica, i sindaci di una volta) che nella sua interlocuzione di allora con il ministro Forlani si dichiarava consapevole della discrepanza che la modifica presenta con gli Accordi bilaterali sottoscritti a Osimo, anche perché se l’opera non fosse stata compresa tra quelle previste dagli Accordi stessi avrebbe dovuto essere realizzata con finanziamenti ad hoc.
Discrepanza perché la disposizione dell’art. 3 dell’Accordo per la promozione della cooperazione economica dice: «I due Governi raccomanderanno alle rispettive organizzazioni ed imprese di cooperare [...] ai fini dell'utilizzazione idroelettrica dei corsi d'acqua che interessano i due Paesi, e in particolare dell'Isonzo, e della regolazione dei bacini e corsi d'acqua d'interesse comune»: ovvero la “costruzione, nei pressi di Salcano, di una diga sull'lsonzo e di un impianto idroelettrico.” Con ulteriore precisazione: "Qualora la costruzione di questo impianto non dovesse sembrare conveniente dal punto di vista tecnico o economico, si provvederà a costruire, per mezzo di joint ventures, un bacino in territorio jugoslavo, destinato a migliorare il regime delle acque dell'Isonzo e ad irrigare i terreni situati in territorio italiano a sud di Gorizia.”
Piazza Traunik: Isonzo: il grande equivoco transfrontaliero cominciato 35 anni fa
In più, non è che alla Jugoslavia piacesse granchè il bacino da tre milioni di metri cubi, perchè era prevedibile il cosiddetto "rigurgito" delle acque oltre confine, a casa loro, e inoltre nel 1962 le sponde del tratto dell'Isonzo dal ponte del Torrione verso monte ( unico sito in cui potrebbero starci tre milioni di metri cubi d'acqua vista l'altezza delle sponde) furono poste sotto tutela Decreto Ministeriale del 6 marzo 1962
Successivamente il sindaco fa propria, seppur in maniera sbrigativa, la richiesta dell'ordine del giorno dei consiglieri Sartori e Picco diretta a risolvere il problema dell'inadeguatezza delle norme pattizie di Osimo e la loro obsolescenza sia rispetto la rivoluzione in materia ecologica sul piano della scienza, del diritto internazionale, europeo e nazionale sia a fronte delle nuove regole di vita e di governo che ci vengono imposte dalla violenza del cambiamento climatico. Sta scritto nell'ordine del giorno non ammesso alla discussione del Consiglio comunale: la pressione crescente del cambiamento climatico e il susseguirsi di crisi idriche senza precedenti hanno reso del tutto obsoleti i modelli idrologici, i parametri matematici e gli obiettivi della gestione dei bacini idrici, così che gli accordi bilaterali fissati decenni fa sulla base del Trattato di pace del 1947 e del Trattato di Osimo del 1975 sono oggi incoerenti con la presente situazione ecologica, con l’emergenza climatica e con l’evidenza del prevalere della salvaguardia, della salute e della sicurezza dei corpi idrici sulle logiche di sfruttamento unicamente industriale dell’acqua.
Infine salta fuori che per il progetto dell'invaso ( presumo quello da 3 milioni di metri cubi) la quota italiana dell'opera è stata finanziata, ma altrettanto non è avvenuto per la quota slovena.
Da dove si ricavi questa cronaca io proprio non so, e ne ho passate di carte sul tema. Pronta a ricredermi ovviamente. Tuttavia faccio sapere al sindaco che il 13 luglio1995 fu varata una legge, la 295, che fu così illustrata all'aula del Senato << I finanziamenti originariamente previsti per la cooperazione economica con l'ex Jugoslavia vengono qui espressamente rimodulati. In particolare, le somme precedentemente vincolate alla costruzione di una diga a valle di Salcano, prevista dagli accordi di Osimo, non verranno erogate per tale opera. Tale progetto è stato fortunatamente abbandonato perché avrebbe avuto un devastante impatto ambientale sul fiume Isonzo in territorio italiano.>>
La legge del 1995 dunque costituisce il cambio di
rotta dello Stato italiano, anticipatorio delle future politiche ambientali europee, una sorta di cometa che indicava una direzione rispetto la quale siamo andati in direzione ostinatamente contraria. Non so nemmeno come sia stato possibile che a metà degli anni 90 si manifestasse in Parlamento la visione di Isonzo – Soča come un'unica condivisa entità ecologica.
Sotto questo sconclusionato intervento del primo cittadino, ci si ristora il cervello con la conferenza stampa tenuta ieri per illustrare la risposta del Ministero dell'Ambiente all'istanza formale inviata l'11 agosto scorso. Sul Piccolo di oggi ma anche qui: Piazza Traunik: Gorizia, 19 settembre 2026: Ministero dell'Ambiente risponde all'istanza inviata ad agosto da Forum Gorizia. E inserisce le richieste nell'odg della prossima riunione della Commissione mista per l'idroeconomia
















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