martedì 16 luglio 2019

Maurizio, due ragazzini, Michaestaedter, un cappello di bronzo rubato ed io.

Breve storia goriziana, on the road, via Rastello, là dove la statua di Michaestaedter derubata del suo cappello ha sollevato la questione dei beni comuni. Storia amara di ordinario dissesto sociale e culturale ( questo è il vandalismo, no?) ma che per un caso fortunato ha potuto diventare anche bella.


di Martina Luciani

Maurizio ed io, incontratici per caso, ieri sera stavamo contemplando, in cima a via Rastello, la statua deturpata di Michaestaedter: per la seconda volta, il cappello retto da una mano del filosofo goriziano è stato martellato e asportato. La prima volta, tempo fa, il cappello è stato poi ritrovato nell'aiula di via delle Monache. Stavolta chissà. 
 

Mentre siamo lì, due ragazzini - forse fratello e sorella, 12,14 anni, stesso biondo e stessi occhi celesti - incuriositi si avvicinano e osservano con noi. Mi sentono dire, molto acidamente: saranno stati dei bravi ragazzi!
Subito reagiscono: No no, non siamo stati noi, potete guardare nello zaino.
Sono dispiaciuti e intimoriti.
Scoppiamo a ridere, Maurizio ed io: ma no! certo che non siete stati voi! non ci è passato neanche per l'anticamera del cervello.


I due giovanissimi vogliono sapere. Non conoscono Michaelstaedter, nè tanto meno la sua fine. Spieghiamo, osservano le date, considerano la figura, che forse non avevano mai notato prima.
Ma soprattutto seguono attenti la nostra alternata e intensiva lezioncina on the road sui beni comuni. Sull'importanza di percepire il senso del bene comune, ed averne cura. Sul fatto che restaurare la statua costerà a tutti noi. Che difenderli è compito di tutti a beneficio di tutti.
Non fingono di ascoltare: non si perdono una parola. Il loro silenzio è rispettoso, mi par di sentire il lieve fruscio dei cervelli che registrano in memoria le parole che offriamo loro.

Scatto un paio di foto. Maurizio fa: e adesso scriverai qualcosa!
Il ragazzo chiede subito: lei è una giornalista? Dove scrive?
Rispondo: no no. sono solo una parolaia.
Si impensierisce, esita: non so che mestiere è questo!
Rispondo: sai è un modo di dire, cioè sono una che scrive parole su parole, sperando che alle volte servano a qualcuno per capire meglio ( e mi astengo dal dirgli quanti inveterati e superpagati parolai invadono gli schermi, la carta stampata,i podi dei convegni, che io al confronto sono una nullità).
Sempre più pensieroso: ma guadagna? Fattura?
Rido: certo che no.
Spiego loro come trovare il blog on line.Ci provano subito, sui cellulari.
La ragazzina - o meglio, la fanciulla, perchè così delicata e gentile solo fanciulla la si può chiamare - domanda a sua volta: stasera potremo leggere? La seguiremo, sa...
In conclusione mi dispiace tantissimo per Carlo rimasto senza cappello, e depreco i vandali imbecilli. Ma questa occasione mi ha riempito di una speciale gratitudine ( e credo che anche Maurizio abbia provato qualcosa di simile). Sappiano i due giovanissimi incontrati ieri in via Rastello, davanti alla statua di Carlo Michaelstaedter, che il nostro incontro mi ha fatto stare bene. Le parole non sono (ancora e per fortuna)inutili.

sabato 13 luglio 2019

La ricetta della pastasciutta antifascista di Gorizia, piazza Transalpina, Trg. Evrope. Proposta per il 25 luglio 2019.



Non è una pastasciutta qualunque, è ovvio. E’ la più emozionante della gastronomia contemporanea, dal dal 25 luglio 1943 ad oggi.  Ha tanto sapore quanto carattere,e fa parte delle migliori tradizioni italiane, apprezzata e condivisa senza confini(figurarsi qua da noi).


di Martina Luciani

Numero imprecisato di commensali, orientativamente da tantissimi a una moltitudine.
Le sedie portate da casa sono un’ utile precauzione organizzativa.

Ingredienti:

1_ Un numero adeguato di confezioni di pasta proveniente da aziende agricole che lavorano sulla terra affrancata dal giogo criminale dalle mafie: di solito, come Libera Terra, hanno lo scopo di  creare prodotti di alta qualità utilizzando metodi di coltivazione e di lavorazione rispettosi dell'ambiente e della dignità della persona.  Questa pasta, ottima per di più, venga scelta tra quelle di cooperative che nella pratica quotidiana generano lavoro, indotto ,recupero sociale dei territori.
Il sapore di questa pastasciutta antifascista avrà così anche i confortanti sapori della legalità e della giustizia sociale e ambientale.

2_ Un numero imprecisato di polpa di pomodoro: coltivato secondo i criteri dell’agricoltura sostenibile e raccolto da uomini liberi, trattati come tali e non come schiavi, pagati in maniera adeguata per il lavoro svolto e per assicurare a sé e alla loro famiglia un’esistenza dignitosa.

3_ Olio extravergine di oliva: esistono grandi estensioni di uliveti che fanno parte di proprietà confiscate alla criminalità organizzata. Ed esistono anche progetti per riattivare le masserie e sviluppare la produzione di olio, spesso anche ripristinando i vigneti e i mandorleti.

4_ Basilico, timo, origano: ognuno porti quelli che coltiva a casa, sul balcone, che una finestra o un terrazzo con le aromatiche è segnale di grazia e sensibilità, e anche queste virtù sono necessarie per mantenere vivi i diritti democratici, la fratellanza e la libertà.

5_ Pane: quello artigianale prodotto con la farina del Patto di filiera della farina. Perché l’esperienza democratica , ambientalista e anti consumistica di mettere in rete agricoltori, trasformatori e consumatori genera la condivisione di saperi senza poteri (citazione dal sito del Molino Tuzzi)  svincolando il pane e i prodotti suoi fratelli dalle leggi economiche e dalle bramosie speculative che devastano il concetto stesso di bene comune e del vivere sociale delle comunità.

6_  Vino:  io sono astemia, quindi arrangiatevi, meglio se in sintonia con i sapori e significati della pastasciutta.

7_ Sale, q.b.: ma abbiate il dubbio, salando l’acqua che sta per bollire, che il miglior fior di sale dell’angolo più pulito del Mediterraneo non rechi in sé le tragiche vibrazioni di coloro che su quel mare e in quel mare perdono la vita per cercare un mondo nuovo, libero e giusto.

Tutto ciò, anche tutto ciò, fa parte della mia idea di antifascismo. Buon appetito.
La storia della pastasciutta antifascista, i dettagli organizzativi di questa seconda edizione goriziana, numeri di telefono e altri canali per avvisare della partecipazione etc etc, è tutto sull'
articolo del blog di Forum Gorizia.

venerdì 12 luglio 2019

Bollette telefoniche, fatturazione a 28 giorni. Servizietto, scherzetto o rimborso?

In attesa della sentenza del Consiglio di Stato sulla restituzione all'utenza dei maggiori importi incassati dalle compagnie telefoniche  con il trucco della fatturazione a 4 settimane nel periodo compreso tra il giugno del 2017 e l’aprile del 2018, si apre un nuovo mondo: i servizi a compensazione.
Ma ve ne fate qualcosa, di più giga o più chiamate internazionali, e soprattutto fin quando dura la proposta alternativa alla restituzione? Io voglio indietro i miei soldi. Punto.


di Martina Luciani

La comunicazione del mio gestore telefonico, TIM: ti offro una "promozione gratuita" ( già di fronte a queste parole comincia a uscirmi il fumo dalle orecchie, si tratta di artifici retorici che dovrebbero essere oggetto di condanna penale), che puoi attivare gratuitamente ( ribadire, ribadire 100 volte...vedrai che si convincono che gli conviene) per sei mesi. In cambio rinunci ai rimborsi.
MA NEANCHE PER IDEA!! Nei prossimi sei mesi io non devo chiamare gratuitamente l'Europa occidentale o gli Stati Uniti dal telefono fisso, non mi interessano i contenuti multimediali, ho già una formula per le chiamate ai fissi e mobili nazionali. Quindi io voglio il rimborso. Non rinuncio al diritto alla restituzione dei "giorni erosi" ( modo elegantissimo per dire sottratti).
Aggiungo che la sentenza in arrivo dal Consiglio di Stato dovrebbe evitare che i consumatori ottengano il rimborso dovendo accedere al percorso conciliativo dell'AGCOM, come perlomeno TIM si premura di comunicare ( insinuando evidentemente il timore di un percorso lungo accidentato e per molti impraticabile, visto che si svolge on line).
Va precisato che le offerte di compensazione da parte delle compagnie agli utenti ( dire clienti è veramente improprio, vista la posizione di sudditanza contrattuale) sono legittime. Spiace però che siti come SOS Tariffe perdano tempo a dimostrare che a volte può essere più conveniente accettare le proposte compensative, di maggior valore rispetto l'effettivo ammontare dei rimborsi.
Le proposte compensative evidentemente ai gestori costano molto, molto meno che procedere al rimborso di euro sonanti. Altrimenti non avrebbero perso tempo a formularle e proporle.

Infine, mentre preannuncio a TIM che intendo verificare, attravero l'AGCOM, se sia corretto imporre l'invio della bolletta cartacea (parallelo nel mio caso a quello attraverso posta elettronica con relativo addebito di 2,5 euro al colpo per 12 mesi)  a chi non abbia disposto il pagamento delle bollette telefoniche tramite addebito bancario diretto, ricordo che il Senato sta lavorando sulla modifica dell'articolo 1 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n.7.
In particolare: « Gli operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche non possono modificare le condizioni giuridiche ed economiche dell'offerta prima che siano trascorsi sei mesi dalla stipula del contratto, in ogni caso senza aggravio di costi o peggioramento delle condizioni economiche applicate nei confronti del consumatore ».
Ulteriori precisazioni, nel disegno di legge, ribadiscono concetti già desumibili da altre fonti ( ma va bene rimetterli nero su bianco): trasparenza delle offerte e dei messaggi pubblicitari, comunicazione semplice ed essenziale, chiarezza delle offerte e dei messaggi pubblicitari, no proposte con zone grige ( i cosiddetti servizi ancillari) e prezzi nascosti.

martedì 9 luglio 2019

L'acqua è trasparente. La gestione dell'acqua no.

Di Mica - shot by mica, Copyrighted free use

E' faticosissimo e frustrante cercare di capire - con i modesti mezzi intellettuali a disposizione di un comune cittadino come me - chi, dove, quando e come si decidono i meccanismi di gestione tariffaria delle forniture dell'acqua potabile alle utenze.


 


di Martina Luciani


Questo post segue alle ricerche compiute per comprendere meglio i meccanismi di elaborazione delle fatture di conguaglio (e necessarie correzioni relativamente alla composizione del nucleo familiare) sui consumi dell'acqua ( depurazione, fognatura) di Irisacqua, in applicazione dei principi di tariffazione del servizio idrico stabiliti dall'ARERA nel 2017 ( tra i quali: “politiche dei prezzi dell'acqua che  incentivino adeguatamente gli utenti a usare le risorse idriche in modo efficiente" e "l’Autorità ritiene opportuno prevedere la facoltà, per il gestore, in accordo con l’Ente di governo dell’ambito, di richiedere a tutti gli utenti domestici residenti una dichiarazione in ordine alla loro numerosità, al fine di ridurre i possibili effetti distorsivi relativi all’applicazione di uno standard uniforme, fermo restando l’obbligo per il gestore di accettare l’autodichiarazione trasmessa dal singolo utente interessato"). 
Mentre ARERA è generoso di informazioni ( qui un ottimo approfondimento su tariffe pro capite e anche su bonus idrico e agevolazioni decise a livello di ambiti locali), e un'infinità di enti gestori del servizio idrico in giro per l'Italia si sono preoccupati di fornire elementi di comprensione e di interazione ai cittadini, qui la trasparenza è un opzional poco frequentato. La vuoi liscia o gassata, l'acqua? Opaca, grazie. Lattiginosa come se ci versassimo una bella dose di liquore di assenzio.

I miei appunti.
Vorrei sapere chi è il delegato del Comune di Gorizia all'Assemblea locale " Orientale Goriziana", articolazione dell'AUSIR ( l'ente che in base alla legge regionale n.5 dell'aprile 2016 svolge funzioni di programmazione, organizzazione e controllo sull'attività di gestione del servizio idrico integrato).

venerdì 5 luglio 2019

E' stata la fisiologia europea a suggellare la caduta del confine tra Italia e Slovenia. E' la mortale patologia nazionalista che immagina nuove barriere di filo spinato.

Stasera grande manifestazione in Transalpina, Trg Evrope, in occasione della visita del ministro (muratore) degli Interni a Trieste,contro qualsiasi ipotesi di nuovi muri. In verità, la gente del confine, il popolo della propusnica (che passando in bici sulla frontiera bastava sventolare come una bandierina di appartenenza ad una entità sovranazionale) il confine l'ha eroso abbondantemente nel corso degli anni, ben prima che fosse ufficialmente cancellato. Ora riparlare di barriere, qui nel quotidiano di comunità che la linea amministrativa tra Stati la usa a fini turistici, è il vergognoso inoculo di una malattia pericolosa: ma noi ci siamo auto immunizzati e debelleremo l'epidemia.


di Martina Luciani




Quando ero bambina, e poi con maggiori consapevolezze da adolescente, mi pareva che il confine tra Italia e Jugoslavia ci fosse perchè si voleva che fosse così, come la riga bianca in mezzo a una strada: per ragioni indipendenti dalla realtà dei luoghi e delle persone. Sperimentavo continuamente che le nostre vite quotidiane erano in osmosi continua tra qui e lì.
Prendendo conoscenza ( e non certo perchè a scuola lo si studiasse per filo e per segno) dei fatti storici che avevano determinato l'esistenza del confine e che lungo il confine avevano prodotto esperienze atroci, ancor di più mi ero costruita una personale convinzione.
Cioè che l'esistenza e l'esaltazione del muro ( non dimentichiamo che in Transalpina è stato abbattuto un muretto con una rete da giardino...) serviva, con pervicace intenzionalità malcelata da infiniti discorsi su Gorizia città ponte tra mondi diversi, a rinfocolare la neo separatezza storica, la contrapposizione delle ideologie, l'elenco terribile delle colpe e delle relative responsabilità, le incrostazioni di sangue e sporcizia politica  variamente strumentalizzate con lo scopo di impedire l'evoluzione consapevole e pacifica della memoria collettiva.

mercoledì 3 luglio 2019

Mai più muri. Nikoli več zidov. Piazza Transalpina 5 luglio 2019. In difesa del nostro confine aperto...




Mai più muri.
Nikoli več zidov.

Piazza Transalpina–Trg Evrope
Gorizia, 5 luglio 2019
ore 20
https://www.facebook.com/events/701349270285839/



E’ il titolo dell’iniziativa di protesta che si svolgerà in piazza Transalpina venerdì sera, 5 luglio, a partire dalle 20: un no corale e transfrontaliero ai muri, passati, presenti e futuri, un no alle barriere che rinchiudono innanzitutto chi le erige , un no ai progetti che contraddicono con violenza quella stessa idea di Europa grazie alla quale è caduto il confine tra Gorizia e Nova Gorica e che azzerano le prospettive sulle quali le comunità locali lavorano da ben prima che la Slovenia entrasse nell’UE.

La manifestazione è stata organizzata in risposta alle recenti notizie sulla possibile creazione di barriere fisiche anti migranti lungo il confine  e vuole esprimere una dichiarazione forte e chiara da parte dei cittadini, delle associazioni e della politica: indietro non vogliamo tornare.

Sono stati ufficialmente invitati a partecipare il Sindaco di Gorizia, la Giunta comunale e tutti i consiglieri comunali.
L’appuntamento, che è il primo di una serie di iniziative lungo l’ormai invisibile linea di confine, nasce dalla collaborazione tra Forum Gorizia,
ANPI VZPI Gorizia–Gorica, Agore, Goriška si, Partito Democratico Gorizia San Floriano, Levica Goriška, Diem 25, Rifondazione Comunista Federazione di Gorizia, Circolo Arci Skianto, Verdi FVG, Potere al Popolo Isontino, SKGZ, Eko Štandrež,
Gorizia c’è, Socialni Demokrati Nova Gorica.

Ricalcolo tariffa acqua sulla base dei componenti del nucleo familiare standard. E per chi è fuori standard, a Gorizia, che si fa?.

Il 30 maggio scorso ho ricevuto una fattura di Irisacqua contenente i conguagli dal 1 gennaio 2017.

Parametrati su un nucleo familiare di tre persone. Siamo in quattro. Ho provveduto in merito autocertificando il numero effettivo, la fattura è stata annullata ed ora attendo il ricalcolo sulla base dei dati forniti. Immaginare una immediata relazione diretta tra anagrafe comunale e Irisacqua per ora è pura fantascienza: quindi,fai da te.


di Martina Luciani

Se c'è stata una comunicazione, una lettera allegata a qualche fattura, un articolo di giornale, una seduta spiritica in piazza, a me era sfuggita, lo ammetto.

Fatto sta che ( tralasciando la questione della trasparenza dei siti degli enti gestori dell'acqua "pubblica" e le ciacole sull'uso responsabile dell'acqua e sulla cultura della risorsa tra le più importanti per l'essere umano) riassumo qui la situazione. Poi, nei link che ho inserito,ci sono dettagli approfonditi e considerazioni utili.

Con decorrenza 1/1/2018, il consumo di acqua deve essere addebitato agli utenti sulla base di scaglioni a tariffe crescenti, con una prima fascia a tariffa agevolata scontata del 20% rispetto alla tariffa base (rimasta invariata rispetto al 2017). Il calcolo dei consumi per scaglione sarà applicato su base giornaliera, secondo il criterio del consumo pro-die, suddividendo il consumo rilevato per il numero di giorni. Il principio è infatti di agevolare 50/55 litri al giorno per ogni residente.
Di fatto questa nuova articolazione tariffaria premia chi consuma poca acqua ( perchè è diligente, o perchè non ha un giardino/orto da far sopravvivere o perchè tiene le macchine sporche...indifferente), che avrà quindi la possibilità di risparmiare sulla bolletta rispetto a prima dell’introduzione degli scaglioni.
La nuova tariffazione, definita pro-capite, tiene conto del numero effettivo di componenti del nucleo familiare, consentendo di applicare le tariffe in modo più equo e puntuale, in particolare per le utenze numerose.
In una fase cosiddetta transitoria ( di cui in Italia siamo maestri insuperati e che durerà prudentemente fino al 2021) il nucleo familiare viene considerato di tre persone. E' evidente che gli scaglioni ( e quindi i costi prodotti dal superamento degli stessi) cambiano se in famiglia si è in più di tre persone, o in meno, ovviamente.
Ci sono, perle rare, consigli comunali in Italia dove di queste cose si è discusso, bene o male valutate voi: si veda ad esempio la delibera di iniziativa popolare assunta dal Comune di Padova.

Ho inviato tramite PEC (
segreteria@irisacqua.telecompost.it, ma credo proprio, in assenza di informazioni, che si possa inviare anche tramite posta elettronica normale) una autocertificazione relativa alla composizione effettiva del mio nucleo familiare.
Ieri è stata recapitata una fattura ( comunque continuo a non capire alcune cose, ma posso farcela se mi ci applico) che annulla la precedente: si noti che comunque, da brava goriziana, ho lasciato che l'importo addebitato a maggio fosse pagato tramite RID.

Non una parola, nè in risposta alla PEC, nè in allegato alla nuova fattura. Ho telefonato al numero verde: un bel giorno arriverà la fattura con il nuvo ricalcolo, non si preoccupi. Di cosa mi devo preoccupare, so che siamo in buone mani.

Allego un link, scelto a caso tra i siti di enti gestori solerti, per approfondire la questione e scaricare un modello di autocertificazione ( a Pisa le autocertificazioni si inviano anche per email, fax e posta ordinaria.

PS: un incentivo per la creazione di impianti domestici per il recupero delle acque "bianche" sarebbe una rivoluzione copernicana.

martedì 2 luglio 2019

Linneo mi è antipatico. Da rettore dell'Università di Uppsala fece bruciare nel 1759 il libro "Riflessioni sulla libertà dei cittadini".


L'autore della dissertazione-scandalo era Peter Forsskal,studioso poliedrico, appassionato e coraggioso. A lui, che morì raccogliendo campioni di piante da inviare a Linneo, in Svezia, durante una spedizione in Yemen (nemmeno finanziata con soldi svedesi, ma pagata dal Re di Danimarca)il sommo botanico graziosamente si degnò di intitolare soltanto un'ortica. La Forsskaolea tenacissima.

Cacciatori di piante. Mary Gribbin, John Gribbin. Raffaello Cortina Editore 2009.

Arabia Felix. Thorkild Hansen.  Iperborea 1992.


di Martina Luciani

Carolus Linnaeus, per chiamarlo alla latina, per noi semplicemente Carlo Linneo, settecentesco ed eclettico scienziato che è padre riconosciuto della moderna botanica e del metodo scientifico di classificazione delle forme viventi, mi sta sinceramente antipatico.

Meriti scientifici a parte (senza di lui, mi dicono, il disordine regnerebbe sovrano nelle banche dati di scienze naturali) il nostro mi pare l’antesignano dei contemporanei “baroni” universitari, adeguatamente legati al potere politico e ipocritamente venerati da schiere di pretendenti alle poltrone collocate subito dietro il trono.
Alla indiscutibile sua genialità associava una grande  abilità a gestire il lavoro e il sacrificio di altri – che in nome suo e della scienza batterono le contrade più lontane e spesso ci lasciarono la pelle, o comunque la salute – e una diplomaticissima abilità a restare negli ambiti dell’ortodossia religiosa, culturale e accademica pur quando esponeva idee rivoluzionarie e innovatrici (era pur sempre il secolo dei Lumi!).

Nel capitolo dedicato a Linneo in Cacciatori di piante di Mary e John Gribbin questi fastidiosi aspetti emergono con grazia, poco più che aneddoti della vita pubblica e privata, e tuttavia si fanno cogliere nel bel modo di narrare la cospicua serie di 4 secoli di avventure dei botanici-esploratori. Inclusa la britannica Marianne North,che in giro per il mondo dipinse fiori e piante, e relativi ambienti naturali, con una sensualità che mi meraviglia fosse accettata in epoca vittoriana e con una forza evocativa (ci ritrovo certe incontenibili piante dei quadri di Frida Kahlo) che va ben oltre il rigoroso esercizio di rappresentazione e schedatura di un botanico, maschio e coevo.

Ma torniamo a Linneo.

giovedì 27 giugno 2019

PRGC di Gorizia: le ineludibili questioni di metodo, prima e durante la realizzazione del più importante strumento dell' ente esponenziale della comunità.

Foto di Fabio Falorni









Osservazioni sul primo incontro del progetto “Gorizia 2.0.Per una nuova città: partecipata, sostenibile,transfrontaliera”. I cittadini lo intuivano, ora ne hanno la certezza: senza aver capito le questioni di metodo, parlare di nuovo PRGC è parlare a vanvera.



di Martina Luciani



Devo fare una premessa personale. Sulle pagine di questo blog spesso abbiamo fatto riferimento all’urbanistica ( e quindi ai piani regolatori comunali) insistendo sul fatto che i giudici amministrativi e costituzionali hanno da tempo archiviato la visione meccanicistica e riduttiva di “espressione della potestà edificatoria sul suolo” e si pronunciano in senso profondamente diverso.
Ad esempio definiscono l’urbanistica quale potere di pianificazione rivolto alla realizzazione  contemperata di una pluralità di interessi pubblici (e segnatamente di quelli ambientali), che trovano il proprio fondamento in valori costituzionalmente garantiti( Consiglio di Stato, 18 settembre 2017);  ancora, potere di pianificazione che realizzi lo sviluppo complessivo e armonico del territorio, cioè promuova un modello di sviluppo sociale ed economico dei luoghi in considerazione della loro storia, tradizione, ubicazione.(Consiglio di Stato, n.2710 del 2012).
Gli interessi pubblici garantiti dalla Costituzione, e classificabili come  non comprimibili nella relazione con altri interessi seppur anch’essi costituzionalmente tutelati,  nello specifico sono identificati negli articoli 2, 3, 9, 32 e 41 della Costituzione.

Ieri ho avuto l’occasione di abbeverarmi alla fonte ( competenze, esperienze, professionalità) degli urbanisti veri, cioè gli architetti. Fantastica occasione di riscontro e conoscenza, tra l’altro comprensibilissima anche ai non addetti ai lavori: perché ho visto dimostrato che (volendo e sapendo) si può realizzare nella pratica ciò che tante importantissime pronunce mettono come fari nell’orizzonte degli amministratori italiani. Con risultati veramente importanti per le comunità coinvolte dalla realizzazione dei nuovi PRGC, tali da declinare nella realtà i fini della Prosperità, del Benessere, della Sicurezza, della Salute condivisi tra tutti i cittadini. 

Durante l’incontro con le due architetto invitate a partecipare a “Gorizia 2.0. Per una nuova città: partecipata, sostenibile,transfrontaliera” Paola Cigalotto ed Elena Marchigiani ci hanno chiarito le fondamentali questioni di metodo che preliminarmente un’amministrazione deve far proprie nell’affrontare il percorso di un nuovo piano regolatore comunale  e che, in itinere, sono strumenti di lavoro ineludibili viste le nuove criticità ( ambientali, sociali, economiche), la necessità di promuovere strategie integrate di resilienza alla scala urbana e territoriale  e i nuovi obiettivi per dare qualità ( sostenibilità) allo sviluppo indicati nell’Agenda 2030, che l’Italia si è impegnata a perseguire nell’ambito della propria programmazione economica, sociale e ambientale.
L’alternativa non c’è. Lo sanno a Parigi come a Tavagnacco.  E lo dice la nostra Costituzione, che rimane sempre quella e funziona anche dopo Kyoto. Lo dice anche la programmazione europea 2021 – 2027. 

martedì 25 giugno 2019

PIANO REGOLATORE GENERALE COMUNALE DI GORIZIA: facciamo un po' di chiarezza. Anche sulla riapertura di galleria Bombi.


Il Comune di Gorizia, il 12 giugno 2019 ha assegnato,a trattativa diretta, all’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG),la redazione di uno “Studio socio-economico territoriale propedeutico alla revisione dello strumento urbanistico generale in un’ottica di sviluppo strategico della città di Gorizia”, stabilendo il termine del 30 giugno per la presentazione dell’offerta. Per lo svolgimento dell’incarico sono previsti 255 giorni, suddivisi in tre fasi: sicuramente non avremo i “risultati attesi” prima della fine di luglio 2020. Considerato che il mandato dell'attuale sindaco scadrà nel 2022, e che realizzare un PRGC in meno di tre anni è impresa da supereroi, è ragionevole concludere che questa amministrazione non ce la farà. 



di Sergio Pratali Maffei


Visto che da parte del sindaco Ziberna si ripetono quasi quotidianamente roboanti dichiarazioni relative alla imminente revisione del Piano Regolatore Generale Comunale (o al suo rinnovo, non è dato sapere), cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, il più possibile oggettiva, degli atti ufficiali che riguardano questo tema.

Anche perché, altrettanto quotidianamente, sindaco e giunta demandano tutti gli altri atti relativi al governo della città, attesi da anni, come piano del traffico o di zonizzazione acustica, all’approvazione dello stesso nuovo PRGC.



Dunque il piano vigente, come noto, risale al 2001 e si fonda su analisi e studi condotti tra il 1996 e il 1997. Risale, in altre parole, a un’altra epoca, e su questa considerazione pare che tutti concordino, senza eccezioni.

C’è però un documento, precedente a tale piano, che vale la pena di richiamare in quanto definisce le regole alle quali si deve attenere il principale organo di gestione amministrativa della nostra comunità, ovvero lo Statuto Comunale.

In tale documento, che risale al 1996, si trovano, al titolo VII, le norme che regolano gli “Istituti di partecipazione popolare”, che non ci risulta siano mai state applicate (per oltre due decenni) nonostante le ripetute dichiarazioni di disponibilità da parte di Sindaci e Assessori, rimaste però senza alcun seguito.

Basti pensare, in tal senso, alla recente vicenda delle petizioni popolari su industrie insalubri e adozione piano zonizzazione acustica, e alla mancata (prima), tardiva e sbrigativa (dopo) discussione in Consiglio Comunale.



Ma torniamo al PRGC, o meglio alla volontà di rivederlo espressa dal Sindaco Ziberna.

Nel luglio del 2016 (Sindaco Romoli) viene redatto un documento, a firma dell’allora Assessore Pettarin, che definisce le “direttive per una variante strutturale e ricognitiva”, peraltro molto sintetica e generica, delle quali richiamiamo due passaggi.


Il primo è la considerazione che “per migliorare la vivibilità di Gorizia è dunque fondamentale per gli amministratori stessi aggiornare il proprio bagaglio d’idee e di strumenti per rispondere ai nuovi e diversi bisogni”.
È
anche per questa ragione che abbiamo ritenuto opportuno avviare un percorso, denominato Gorizia 2.0, di conoscenza condivisa invitando a Gorizia alcuni tra i maggiori esperti, nei settori della pianificazione e dell’urbanistica, che operano nella nostra regione.


Il secondo punto riguarda due spunti (sui tre presenti) “utili ad una riflessione orientata all’azione progettuale”, ovvero il “recupero della propria identità” e la “partecipazione dei cittadini alle visioni del futuro della città ed alle scelte di attuazione del Piano”. Spunti certamente condivisibili anche se ancora troppo generici per risultare ineludibili e determinanti.



Dopo 4 mesi (quattro), l’8 novembre 2016, a pochi mesi dalla fine del mandato, il documento approda in Consiglio Comunale per l’approvazione (29 favorevoli, 1 contrario e 6 astenuti).