mercoledì 8 luglio 2020

Traffico transfrontaliero illecito di rifiuti e mafie: sotto i nostri occhi, impariamo a vedere e capire. Iniziativa di Forum Gorizia, il 10 luglio.


EC(C)O MAFIE. Venerdì 10 luglio. Kulturni Dom, via Brass 20, Gorizia, alle ore 18.30.

I territori di confine come quello in cui viviamo sono inevitabilmente aree di transito del traffico illecito di rifiuti: lo sanno bene le Procure e la Direzione investigativa antimafia.  

 

 Un traffico che è solo un segmento della filiera criminale, che prospera attorno e grazie alle enormi quantità di rifiuti, prezzo esoso della società dei consumi; filiera che a sua volta si esprime attraverso attività e imprese criminali fin dal momento della raccolta dei rifiuti urbani, speciali o pericolosi che siano.
Le chiamiamo ecomafie, con l’avvertenza importante che non sempre gli illeciti in materia di rifiuti sono riconducibili ad associazioni mafiose ma “solo” a reati individuali o ad associazioni a delinquere, ispirati tuttavia alle modalità delle mafie  e con l’analogo scopo di produrre abnormi profitti a danno della collettività, in un sistema che coinvolge Paesi vicini e lontani.
Anche l’offesa, il danno e la pericolosità per i cittadini non cambiano: attraverso diversificate attività illegali vengono violati, spesso in maniera devastante anche per le generazioni future, il diritto alla salute e all’ambiente salubre, oltre che norme penali, norme fiscali, norme amministrative e giuslavoristiche. Insomma, tutele fondamentali, giustizia e sicurezza diventano esse stesse dei rifiuti.


Forum Gorizia ha deciso di introdurre la riflessione e il dibattito sulle ecomafie perché la sensibilità dei cittadini è fondamentale nell’attivare i meccanismi di controllo e investigazione delle Forze di polizia, oltre che per sollecitare la costante e  a volte troppo superficiale attenzione della politica e delle amministrazioni pubbliche.
La cittadinanza attiva, che si consolida nella cosiddetta antimafia sociale e che ha in Italia presidi coraggiosi e capillarmente attivi, nasce dalla consapevolezza e dall’informazione. Che nel nostro caso, e nella prospettiva di un confine nazionale così aperto da poter realizzare una città comune tra Gorizia e Nova Gorica, prescinde dalla formale separazione amministrativa tra Stati e dalla nazionalità del reato, dell’inquinamento, del rischio per le popolazioni.

Ec(co) Mafie è l’appuntamento organizzato per il 10 luglio, al Kulturni Dom di via Brass 20, a partire dalle 18.30. L’iniziativa è il primo approccio ad un problema spesso difficilmente identificabile nella vita quotidiana, perché sempre ben nascosto, che si tratti del capannone dismesso riempito poco per volta di rifiuti mai avviati a corretto smaltimento o di connivenze celate, anche a partire dai pubblici appalti,  lungo tutta la filiera dei rifiuti. Grandissime quantità di rifiuti, mescolati in cocktail venefici che nessuno è riuscito a controllare e fermare, e che una volta oltrapassati i confini non sappiamo dove finiscano e quali disastri vadano a causare altrove. In aggiunta, ormai i soggetti collusi con le organizzazioni mafiose non sono gente che gira con la lupara a tracolla ma sono sempre più spesso discreti e competenti imprenditori e professionisti ai quali non facciamo caso.

Capiremo di più e meglio delle specifiche modalità di infiltrazione criminale e mafiosa  nel settore dei rifiuti grazie la testimonianza di due donne che lavorano in prima linea: la direttrice del consorzio Polieco Claudia Salvestrini e la giornalista Alessandra Tommasino.
Polieco è il consorzio obbligatorio che  riunisce i produttori e gli importatori, gli utilizzatori ed i distributori di beni in polietilene ed i riciclatori ed i recuperatori di rifiuti: svolge un ruolo attivo nella sorveglianza e denuncia delle attività illecite, inclusa l’esportazione illegale dei rifiuti.  Per queste competenze Claudia Salvestrini, per la sua battaglia contro i crimini ambientali e contro ogni genere di abuso ed ingiustizia, è costante interlocutore delle forze dell’ordine e della Magistratura, oltre ad essere stata chiamata a dare conto della propria diretta esperienza in Italia e all’estero anche nell’ambito della Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico transfrontaliero.
Alessandra Tommasino, giornalista e ingegnere per l’ambiente e il territorio, collabora con la testata napoletana Il Mattino, uno dei principali quotidiani italiani e segue da anni, nel filone del miglior giornalismo di investigazione e denuncia, la gestione illecita dei rifiuti, l’infiltrazione criminale nelle pubbliche amministrazioni, lo scempio urbanistico. E’ impegnata con Comitato Don Peppe Diana, il coordinamento di associazioni fondato in memoria del parroco che si oppose alla camorra dei Casalese e che venne assassinato a Casal di Principe nel 1994.





martedì 23 giugno 2020

Prato naturale in città: ce l'abbiamo pronto, basta solo valorizzarlo.


Ho scoperto per caso un piccolo prato cittadino che per varietà botaniche si presta ad una sperimentazione locale di quello che viene definito “prato naturale". Una città che si vanta d’esser un giardino, ben potrebbe condividere le più virtuose tendenze della gestione del verde urbano,o no?
 

di Martina Luciani


Passando a piedi nell’area verde di Lungo Isonzo Argentina vedo una pianticella familiare sul bordo del prato. Impossibile, mi dico, non può esserci Achillea in città, cresce in campagna, meglio ancora nelle radure in montagna dove soffre meno il caldo e dove vado a raccoglierla per utilizzarne in famiglia le grandi virtù terapeutiche ( lo sapeva già Achille, che la usava per curare i compagni feriti sotto le mura di Troia). 

E invece si, il prato è felicemente colonizzato da moltissima Achillea - qualche stelo ha già la sua corolla di fiorellini bianchi, e tanti altri rigogliosi ciuffi di inconfondibili “millefoglie” si preparano  alla fioritura -  felicemente mischiata ad altri fiori ed erbe, un insieme eterogeneo, colorato e pieno di aggraziata biodiversità.

A Bologna il Comune ha in piedi da alcuni anni il progetto Bio Habitat, che si propone di attuare la gestione del verde finalizzata alla creazione di un equilibrio tra pianta, ecosistema urbano, abitanti e frequentatori delle aree verdi, la diffusione di tecniche a basso impatto ambientale, la tutela della biodiversità e della micro e macro fauna, l’eliminazione dell’impiego dei prodotti di sintesi per la difesa delle piante.  In questo contesto, il Comune ha realizzato diversi prati naturali, con lo scopo dichiarato di  incrementare la biodiversità nel contesto cittadino, ridurre il numero di sfalci e quindi i costi della manutenzione, favorire gli insetti pronubi ( non ci sono mica solo le api, tra gli insetti di cui dobbiamo aver cura).

Ecco, noi un prato naturale ce l’abbiamo bello e fatto. Spero che qualcuno suggerisca all’amministrazione comunale di varare l’esperimento.
Cosa bisogna fare: innanzitutto limitare (per ora) lo sfalcio alla sola cornice del prato. Molto d'effetto anche il creare, in occasione dello sfalcio dei bordi, uno stretto "sentiero" che attraversa il prato, magari con una linea sinuosa: un invito ad osservare le piante e nello stesso un modo per enfatizzare il fatto che il prato naturale è una scelta ricca di significati e non una trascuratezza.
Poi le piante cresceranno, fioriranno, gli insetti faranno il loro lavoro e i semi si disperderanno; allora si provvederà allo sfalcio completo.
Certo, chi apprezza i prati vellutati e le realizzazioni verdi standardizzate,  non importa a quale prezzo ambientale,  noterà  l’innovazione e probabilmente penserà che i giardinieri comunali hanno ignorato la manutenzione di quell’area. Quindi tocca anche installare un pannello che spieghi il perché e il percome di un prato naturale in città, nel quadro generale dell’importanza del verde urbano per la vita delle persone (dalla sempre troppo ignorata fotosintesi  fino alla mitigazione del calore, senza trascurare tutti gli altri servizi ecosistemici), e dia una spintarella all’evoluzione del gusto e ad una maggiore percezione del valore paesaggistico nei luoghi del nostro quotidiano.


giovedì 11 giugno 2020

Naturopatia e Spagiria. La sequenza caldaica e le sette potenzialità planetarie.


Dalla sapienza antica dei Caldei uno strumento che ha lo scopo pratico di classificare e gestire questioni relative all’armonia e disarmonie del corpo e dell’anima.



a cura di Marco Vittori


 
Se andiamo a ritroso nel tempo, ci rendiamo ben presto conto che dalla Mesopotomia al centro del Mediterraneo, dai Caldei agli Egizi, dai Greci agli alchimisti europei,  dalla Cabala alla meccanica quantistica, le esperienze mediche, filosofiche, matematiche, astronomiche, astrologiche, pur nella peculiarità delle tradizioni culturali, hanno degli strumenti di lavoro comuni: il 3, il 4 e il 7.
La Trinità  di Solfo, Mercur e Sal descrive e spiega la realtà fisica, che è tridimensionale.
La catalogazione dei quattro elementi, intesi come “stati” della materia, Fuoco, Aria, Acqua e Terra, invece esprime la densità e la dinamicità della realtà medesima.

Evidentemente però l’esperienza di osservazione e interazione con il mondo attorno solo con gli strumenti del 3 e del 4 si rivelava anche per gli antichi insufficiente.


Pitagora, che era entrato in contatto con i sapienti egizi e assirobabilonesi, insegnava ai suoi discepoli che il numero che meglio esprime la realtà è il 7, somma del 3 e del 4.

E invero nell'antichità il numero sette è stato molto presente, ed è giunto fino alla nostra quotidianità,  nelle rappresentazioni sia sacre sia civili, in realtà senza soluzione di continuità le une nelle altre.
Forse il legame tra il 7 e l’essere umano è,come ci spiega Jung, una di quelle forme innate che albergano nel nostro inconscio.

L’elenco è infinito: sette colli e sette re di Roma, sette anche i colli di Costantinopoli, sette i vizi capitali e sette le Virtù, sette i libri dell’Eptateuco, Menorah -  la lampada sacra agli ebrei- possiede sette bracci rappresentanti i giorni della Creazione divina, sette i fori del cranio (bocca, due narici, due fori auricolari e due fori oculari), sette i giorni della settimana così come le note musicali e i colori dell’arcobaleno. Ancora, sette sono i doni dello Spirito Santo nel cristianesimo: sapienza, intelletto,consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio; sette sono gli attributi fondamentali di Allah: vita, conoscenza, potenza, volontà,  udito, vista e parola; sette sono gli Dei della felicità del buddhismo e dello shintoismo.


E’ un settenario, composto da Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna, anche la sequenza caldaica, le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

Della sapienza dei Caldei ci restano poche tracce, tramandate   dai riferimenti  e dai commenti di studiosi dei primi secoli immediatamente prima e dopo Cristo.
Una civiltà densa di segreti, quella caldea, sviluppatasi  in Siria e in area mesopotamica, capace di influenzare  con la propria cosmogonia e teologia vaste aree culturali, religiose e filosofiche attraverso i secoli. Qualcosa ci resta anche grazie alle ricerche archeologiche. Sappiamo, ad esempio, grazie alle tavolette di argilla, che Nabucodonosor II fece restaurare lo ziqqurat di Borsippa, città non lontana da Babilonia, chiamandolo “Casa delle sette guide del cielo e della terra”, evidente riferimento ai sette pianeti, ai quali era dedicato ognuno dei sette livelli originari del tempio, risalente al secondo millennio avanti Cristo.

I neoplatonici consideravano sacri i libri caldei, riconoscendovi sconfinata sapienza, anche se non sempre intelliggibile ai più, e matrice divina; via via però tanta sapienza andò occultandosi all’interno di gruppi sempre più ristretti di  ispirazione neoplatonica, gnostica, ermetica, magico-alchimistica.

La sequenza caldaica oggi viene utilizzata, tutt’altro che segretamente, nell’ambito della naturopatia, con gli scopi pratici di classificare e gestire questioni relative all’armonia e disarmonie del corpo e dell’anima.
La sequenza collega ogni ghiandola endocrina del corpo umano -lungo l’asse dall’alto verso il basso-  ad una forza planetaria.

Iniziando dall'alto troviamo: l'epifisi in relazione con Saturno, l'ipofisi con Giove, la tiroide con Marte, il Sole con il cuore, le surrenali con Venere, il pancreas endocrino con Mercurio e l'apparato riproduttivo (maschile e femminile) con la Luna.


Mentre la prima terna coincide con la sequenza planetaria celeste, quella successiva, dal Sole in giù, non replica la posizione planetaria relativa rispetto al nostro pianeta. Questa “differenza” riflette la concezione che le ghiandole endocrine sono semplicemente la “rappresentazione” nel piano ormonale delle sette forze e che non vi é alcuna influenza astronomica-logica da parte dei pianeti sulla biologia e la biochimica.

Gli unici che influenzano il piano materiale sono il Sole, con la luce, il calore e la gravità, e la Luna dal punto di vista luminoso(luce riflessa del Sole) gravitazionale e mareale.

Tutto questo appare molto affascinante: ma a cosa serve?
Ad un naturopata può servire, e serve, per compiere delle scelte nel suo lavoro di terapeuta; e può servire a chiunque per osservare, attraverso gli archetipi dei sette livelli della sequenza caldaica, se stesso nella propria quotidianità. 

Cominciamo dal fatto che la divisione del tempo che scandisce i nostri calendari è basata, come accennato in precedenza, sui sette giorni della settimana. In più, i giorni prendono il nome planetario secondo una sequenza “originale” e non casuale: domenica (Sole), lunedì (Luna), martedì (Marte), mercoledì (Mercurio), giovedì (Giove), venerdì (Venere) e sabato (Saturno).
I sette colori fondamentali scandiscono le suddivisioni  dello spettro luminoso della luce solare che passa un prisma, con una  sequenza propria partendo dalla frequenza più lunga e salendo verso quelle più corte: rosso (Sole), arancio (Marte), giallo (Mercurio), verde (Venere), blu (Giove), indaco (Luna), viola (Saturno).

Facciamo ora una considerazione sul settenario dal punto di vista della erboristeria spagirica, osservando la relazione tra ghiandola ormonale – pianeta – parte della pianta.


L'uomo è una pianta che ha le radici verso il cielo e l'apparato riproduttivo verso terra. Quindi la relazione tra la morfologia vegetale, la funzione ormonale e l'archetipo planetario che si può sintetizzare in questa maniera:

Saturno – epifisi – radice profonda;

Giove   –  ipofisi – radice media;

Marte   – tiroide –  radice superficiale;

Sole      – cuore  –  colletto;

Venere  – surreni – tronco e rami;

Mercurio – pancreas end. – foglie;

Luna      – app.riproduttivo – fiori, frutti e semi.



Questa informazione permette di comprendere che se  si voglia efficacemente prendersi cura di una persona con disturbi all'apparato riproduttivo si sceglierà una certa pianta ma di questa si preferirà il fiore perchè è “analogico” all'apparato sessuale. 

Quindi se il naturopata spagirico sceglie una pianta che agisca “chimicamente”, per esempio per una problematica dell'apparato genitale femminile, potrà avere un valore accrescitivo dell'azione svolta dalla pianta se ne utilizzerà principalmente il fiore.
Oppure se il problema riguarda una certa difficoltà cognitiva, quindi nell'ambito del cervello, utilizzerà della pianta più opportuna la radice (sempre secondo questa visione analogica).
Questi tipi di relazione risultano abbastanza immediati; altri vanno ricercati, meditati e spiegati all'allievo, e se ritenuto utile e comprensibile, persino alla persona che si rivolga al naturopata.