Secondo me è un numero eccezionale quello uscente di
Alpinismo Goriziano, il secondo varato nel 2021 dal suo direttore responsabile
Marko Mosetti: perché è colmo d’ amore, paura
e punti di domanda, su un tema così difficile come la crisi ecologica del nostro presente, e così tragico, visto che siamo stati ben più che edotti e avvisati da decenni.
di Martina Luciani
Amore per la montagna e per Madre Natura, paura per il
destino dell’ambiente, e delle creature che lo popolano, quale descritto a
tinte cupissime dal cambiamento climatico in atto, punti di domanda che
riguardano approcci complessivi e prese di coscienza individuali, mossi
entrambi dall’ansia ( se non angoscia) e dal senso di responsabilità di salvare
il salvabile e modificare in senso salvifico il rapporto uomo – Pianeta una volta per tutte
e per tutte le componenti di questo che sempre più è un antagonismo
invece che un ecosistema.
L’imponenza dei temi trattati nella cospicua sezione della rivista dedicata alla
questione del cambiamento climatico, sulle pagine di quella che è una delle più
importanti esperienze culturali e direi anche sociali di questa città ( da un
numero di anni - 54! - sconvolgente sia rispetto la rapidità fulminea
con cui oggi produciamo e consumiamo le parole scritte sia rispetto il
costante, altissimo livello qualitativo dei contenuti) richiederebbe molte e molte righe di testo, e
su un blog sarebbe troppo faticoso da leggere.
Quindi estrapolo tracce, raccomandando ai lettori dell’edizione cartacea che
esce dalla tipografia lunedì ulteriori amore, paura e punti di domanda come
approccio a queste pagine.

Come sempre mi si è è contratto lo stomaco, organo di emozioni, quando la
verità mi viene spinta addosso con parole semplici semplici e ineluttabili: lo fa
Marko Mosetti, nell’editoriale, che accompagna opportunamente con la visione
della Cengia degli Dei innevata sulla parete nord del Jôf Fuart, “ Ho la
triste impressione che continuiamo a considerarci il perno attorno al quale la
montagna deve continuare a girare ed a contemplarci, soddisfatti, l’ombelico.”
I contributi sul tema della rivista indagano, propongono prospettive di
riflessione e descrivono
la potenza
della crisi climatica, e non solo tra le montagne: scrivono, nell’ordine in cui
li incontriamo, Luca Del Nevo, Alessandro Plozner,
Riccarda De Eccher, Martina Luciani, Ines Millesimi,
Silvia Metzeltin, Marina Cabrini, Vittorino Mason.
Flavio Ghio è l’Everest. Ma lui, in un lungo - e peccato che non sia ancor più
lungo – articolo ci accompagna senza abbandonarci, dal campo base in poi: “La
tecnica – pneuma della vita materiale - ha sopito l’atavico terrore per la
natura con un radicale cambiamento di paradigma: non è la specie ad adattarsi alla
natura, ma la natura ad adattarsi alla specie.”
Non sempre sul cammino ci sono adeguate attrezzature per la sicurezza di chi
procede verso la vetta ( ma che c’è in vetta, è il pensiero latente del
lettore, considerato che l’articolo si intitola Zabriskie Point, avete presente
la scena finale del film di Antonioni?), e si traballa perchè quel che si vede
produce vertigini: “… essere tracotanti verso la natura è diventato un
comportamento virtuoso per superare l’angoscia e ci fa sentire bene come il
principe di Condé innanzi la giornata di Rocrois.”;
oppure “Per i partigiani della crescita, ogni pensiero
contrario è come uno psicoreato di orwelliana memoria e va prevenuto.”
Quando
ti fermi per tirare il fiato, Ghio incalza:
“Si usa scientemente il vocabolario tecnico
per scopi persuasivi: Aristotele dice che la sapienza nasce dalla meraviglia? Allora
si cancellino meraviglia e stupore dall’anima umana e nessuna sapienza si
metterà di traverso.”
Arrivati in cima,
nessuna nube impedisce di vedere la stupefacente vastità ecologica e culturale del
problema
climate change in modalità panoramica: “…se un’ipotesi scientifica - e
la scienza procede per ipotesi e non per dogmi - è dissonante con il moderno
Leviatano della crescita, la sua credibilità è equiparabile all’astrologia, alla
mantica, alla lettura dei fondi del caffè.”
Mi pare di poter dire che Ghio ci raccomanda
di svelare l’inganno ogni volta che,
scansate le “parole compromesse” ricorrendo all’intuizione profonda che
deriva
dall’
amore incondizionato per la Natura (che ormai
risuona delle sue note autentiche molto più nei parchi dell’interiorità invece che nei parchi
naturalistici), scatta l’applicabilità del monito seicentesco di Thomas Hobbes :
“Non dubito che se la proposizione: i tre angoli di un triangolo sono uguali a
due angoli di un quadrato, fosse contraria al diritto di dominio di qualche
uomo, o agli interessi di quelli che hanno il dominio, essa sarebbe stata, se
non disputata, certo soppressa dando alle fiamme tutti i libri di geometria.”
Di pagine da leggere, in questo numero di Alpinismo Goriziano, ce ne sono molte
altre, e spesso la questione del cambiamento climatico ricompare, come tema
sviluppato da diversi registi partecipanti al Trento film festival 2021, su cui
come di consueto ci aggiorna Marko Mosetti fornendoci occasione di consolazione
quando scive:” Il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici sono stati
temi presenti in molte delle opere selezionate per questa 69esima edizione del
TFF. E non poteva che essere così stante la giusta ambizione della
manifestazione trentina ad essere punto di riferimento, orientamento e guida
per il mondo della montagna.”
La crisi ecologica è lo sfondo dell’attività del Gruppo ambiente regionale del
CAI, costituitosi nel 2020, con lo scopo di raccogliere in modo documentato,
anche con contributi esterni, notizie di effettive minacce all’integrità dei
delicati territori della montagna.
A
questo proposito, ricordo e sottolineo in aggiunta a quanto nell’articolo
dedicato, che la sezione di Gorizia ha creato una sezione del sito -
https://www.caigorizia.it/attivita/tutela-ambiente-montano
- e un indirizzo di posta elettronica –
ambiente@caigorizia.it – dove segnalare
situazioni di pericolo per lo stato dell’ambiente.
Scoprite da soli il resto di questo grande numero, con gli articoli di Giorgio
Peratoner ( la sezione di Gorizia del CAI ha un nuovo stemma! ) Dario Marini, Peter
Podgornik ( tradotto dallo sloveno da Sergio Scaini)Giuliana Vidman, Cheto
Paulet, Elio Candussi, Rudi Vittori, Claudia Villani ( attenzione, raccoglitori
di piante, alla somiglianza tra Genziana e Veratro, la radice della seconda è
letale in dosi piccolissime); e infine la corposa sezione delle recensioni delle
ultime uscite in libreria.
Alpinismo Goriziano sarà disponibile in un numero ridotto di copie cartacee
nella sede sezionale del CAI Gorizia; e quindi sul sito della sezione,
giustamente sotto la voce Cultura, dove peraltro sono custodite le copie
digitalizzate della rivista a partire dal 1999.