lunedì 3 agosto 2026

La petizione del 2019 su industrie insalubri tra le proposte di Forum Gorizia alla Variante di conformazione del Piano regolatore generale del Comune di Gorizia:

Le insurgent communities non dimenticano. 


di Martina Luciani 


Tra le proposte che sono state inviate, da cittadini e associazioni,  al Comune di Gorizia  per la Variante di conformazione del Piano regolatore generale del Comune di Gorizia al Piano paesaggistico regionale, c’è anche, esposta da Forum cultura Gorizia (il testo è pubblicato sul blog di Forum Gorizia), quella diretta ad ottenere l’esame delle richieste oggetto della petizione popolare del 2019, diretta a limitare le destinazioni d’uso delle aree industriali ed artigianali con l’esclusione delle industrie insalubri di 1° e 2° classe e gli impianti di trattamento rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.
Ulteriore proposta di Forum riguarda la localizzazione di nuovi siti di produzione di energia rinnovabile da fotovoltaico prioritariamente nelle aree che rientrano nel censimento regionale dei siti produttivi dismessi inclusi nel "Master Plan Sviluppo Impresa - Friuli Venezia Giulia - L.R. n. 3 del 22 febbraio 2021": si tratta di stabilire politiche industriali che offrano alternative alla realizzazione di campi fotovoltaici in aree agricole, di pregio paesaggistico e naturalistico o in aree completamente rinaturalizzate.  
Inoltre è stato chiesto sia prevista la restituzione alla collettività tramite rigenerazione e rinaturalizzazione dei siti produttivi dismessi con iniziative di forestazione urbana, la creazione di parchi pubblici e la definizione di fasce di mitigazione ambientale.

Sono passati molti anni da quando quella petizione venne firmata da oltre 1600 cittadini che, come comunità attiva, rappresentavano la volontà di ottenere più efficaci tutele alla salute, alla sicurezza e ai beni comuni, indirizzando sviluppo economico e sociale della comunità di Gorizia nel senso della sostenibilità per le persone e per l’ambiente”. Così il consigliere comunale Andrea Picco di Forum Gorizia nella mozione con cui si cercò di discutere la questione delle industrie insalubri e della petizione in Consiglio comunale (la mozione, unitamente a quella che riguardava il Piano di zonizzazione acustica furono respinte. 
Qui un commento.

Tuttavia il lavoro svolto dai cittadini, nel sollevare, sviscerare e portare all'attenzione pubblica questioni così importanti come la tutela dell'ambiente, della salute pubblica, dei diritti fondamentali dei cittadini non è svanito nel nulla e la variante al Piano regolatore allora richiesta è tuttora importante in sé e fondamentale nell’orientare la rotta dell’assetto urbanistico che intendiamo lasciare alle future generazioni.
Questo il motivo della sollecitazione inviata al Comune da Forum Cultura Gorizia, che si auspica venga integrata nell’elaborazione della Variante di Conformazione considerandola quale “futura fase di riscrittura del vigente PRGC” alla quale era stata rimandata la richiesta della petizione del 2019. Se non fosse così, si interverrà nuovamente nella fase delle osservazioni al Piano. Perché, noi non dimentichiamo.


Angelica Stasi, mia figlia, scomparsa tre mesi fa, il 30 aprile, aveva svolto, nel 2021, nell’ambito di un corso alla Facoltà di Scienze internazionali e diplomatiche e con la supervisione della docente arch. Alessandra Marin, una ricerca intitolata “Insurgent communities. Il comitato NoBiomasseGO”, probabilmente la più completa descrizione di quella grande battaglia civica.  
Quando la lessi, mi emozionai moltissimo, anche perché evidentemente la vicenda, con una cronaca assai densa di iniziative e di relazioni tra le persone coinvolte nel Comitato, aveva colpito mia figlia così tanto da proporla come materia di lavoro in ambito universitario. 
Vi troverete contesti e antefatti che sono la premessa del movimento che, in diretto collegamento al progetto della centrale termoelettrica,  produsse successivamente la petizione contro le industrie insalubri (e quella gemella diretta ad il Piano di classificazione acustica, per un totale di oltre 3000 firme complessive).

Insurgent communities è un’espressione bellissima, in italiano non saprei come descrivere il dinamismo sociale attivo, spontaneo e trasversale, l’interazione tra cittadini che diventano comunità insorgente, capace di sviluppare un lavoro, come scriveva Angelica, di altissima qualità, frutto dei saperi e delle esperienze di tutti,  e “garantito dalla ferrea determinazione nel difendere i propri diritti, dall’ indignazione di fronte all’ingiustizia (ingiustizia percepita sia come danno materiale - all’ambiente e alla salute - sia come violazione di principi, di garanzie costituzionali, trasparenza e correttezza di procedure)e da quell’effervescenza, quella vitalità proprie di una comunità che si mette in movimento, brulicante di idee, pensieri, progetti.” 
Non dobbiamo mai restare senza insurgent communities, cambiano le speculazioni, gli abusi e le discriminazioni contro cui agire ma non cambia la sostanza: vogliamo un mondo migliore di quello che c’è.


Si può, però ci vuole, come mi ha insegnato Angelica, un cambio di prospettiva: dal basso verso l’alto, e non viceversa.