martedì 15 settembre 2026

Crisi Isonzo. Il sindaco di Gorizia scrive agli amici ministri e assessore regionale, e copia incolla dall'odg della minoranza mai ammesso in Consiglio comunale


I
l sindaco espone in una lettera la sua personale opinione sulla crisi dell'Isonzo, in parte ispirandosi all'ordine del giorno dei consiglieri Sartori e Picco, in parte glorificando il progetto da 14 milioni di euro per un invaso da un milione di metri cubi a Piuma. L'odg non è stato ammesso alla discussione in Aula con una giustificazione risibile che cela la preoccupazione di attivare un confronto politico in Consiglio sul progetto della diga a Piuma.
Chi ha scritto e cosa. E un po' di link per i più diligenti che vogliono approfondire.


di Martina Luciani

Ieri, 14 settembre 2026, in Consiglio comunale il sindaco di Gorizia ha illustrato la lettera inviata al ministro della Transizione Ecologica e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e per conoscenza al vice premier Antonio Tajani e all'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. Così scrive il giornale on line Il Goriziano, prendendo uno svarione sul fatto che il Ministero oggi si chiama "dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica" (il MITE ha cambiato nome nel 2022). Leggete i contenuti qui: Isonzo, portata e tutela dell’ecosistema, Ziberna scrive al Governo: «Servono interventi strutturali» • Il Goriziano.

Quel che non leggerete è che l'iniziativa non è stata per il sindaco una sorta di illuminazione come quella di San Paolo sulla via di Damasco ma la sua lodevole seppur parziale ripresa dell'ordine del giorno presentato dai consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco il 17 agosto scorso.
Odg peraltro che l'ingessatissima postazione giuridica rappresentata dal segretario comunale ha giudicato inammissibile al voto del Consiglio, impedendo così una discussione che certamente avrebbe avuto risvolti interessanti. Forse, va detto, l'inammissibilità è una mossa strategica per evitare che in Consiglio comunale si parli e ci si esponga politicamente sulla questione del progetto della diga, progetto finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, con l'amico assessore Scoccimarro, e 14 milioncini di euro messo in mano al solito Consorzio di bonifica Pianura Isontina e il suo solito presidente Lorenzon.

Di seguito il testo dell'ordine del giorno di Sartori e Picco, che costituisce il passo successivo all'invio, da parte del Forum Gorizia, nel clou dell'atroce estate 2026 vissuta malamente dall'Isonzo e da noi tutti, un'istanza formale al Governo, alla Regione Friuli Venezia Giulia e all'Autorità di bacino di cui ho già dato notizia qui: Piazza Traunik: L’Isonzo muore, serve più acqua dalla diga di Salcano. Forum Gorizia sollecita il Governo, la Regione e l’Autorità di bacino.
E se ne parla anche sulla rivista Il Passo Giusto: Isonzo tra due Stati, ritardi culturali, burocrazie miopi e interessi parziali - Il Passo Giusto

Ricordo che l'istanza, oltre a indicare l'urgenza estrema di una diversa regolazione dei rilasci dalla diga di Salcano e a chiedere una vera e competente Istituzioni internazionale che governi il fiume transfrontaliero, pone l'annosa questione del deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico in capo alla Commissione mista per l'idro-economia, con il formale superamento delle logiche dell'Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975.  

Ecco il testo dell'ordine del giorno "inammissibile"

Premesso che l’ Isonzo costituisce un patrimonio idrico, ecologico, agricolo ed economico il cui depauperamento, per qualsiasi ragione, determina un danno ambientale incalcolabile

 Considerato
che la gestione dei flussi d'acqua risente pesantemente dei rilasci intermittenti (hydropeaking) dell'impianto idroelettrico sloveno di Salcano (Solkan), che i rilasci effettuati vengono calcolati come portata media e non come deflusso costante tale da assicurare la vita dell’intero ecosistema Isonzo a valle del confine italo sloveno.

 Considerato
che è evidente come la pressione crescente del cambiamento climatico e il susseguirsi di crisi idriche senza precedenti hanno reso del tutto obsoleti i modelli idrologici, i parametri matematici, gli obiettivi della gestione dei bacini idrici, così che gli accordi bilaterali fissati cinquant'anni fa sulla base del Trattato di pace del 1947 e del Trattato di Osimo del 1975 sono oggi del tutto incoerenti con la presente situazione ecologica, con l’emergenza climatica, con la consapevolezza dei servizi ecosistemici e della prevalenza della salvaguardia ambientale, della salute e della sicurezza dei corpi idrici sulle logiche di sfruttamento industriale dell’acqua.

Evidenziato
che la Commissione mista italo-slovena per l'idroeconomia opera in forza dell’Accordo di cooperazione economica del Trattato di Osimo del 1975 con competenza a trattare “proposte relative all’utilizzazione, nell’interesse comune, delle acque dell’Isonzo” ( art. 3 dell’Accordo per il funzionamento della Commissione mista permanente, 3 febbraio 1978), ferma restando la possibilità per i due Governi di trattare anche direttamente le questioni di competenza della Commissione stessa.

Valutato
che gli studi scientifici in continua evoluzione e i parametri della Direttiva Quadro sulle Acque dell'Unione Europea (2000/60/CE), con riferimento alla Common Implementation Strategy, in particolare i Documenti di Orientamento n. 31 sul deflusso ecologico e n. 37 sulle misure di mitigazione per i corpi idrici modificati, impongono oggi il passaggio dal vecchio concetto burocratico di mera spartizione delle acque da "portata minima" a quello dinamico di "flusso ecologico". https://www.ecologic.eu/sites/default/files/publication/2020/guidance-no-37-steps-defining-and-assessing-ecological-potential-for-improving-comparability-hmwbs.pdf

https://circabc.europa.eu/sd/a/d1d6c347-b528-4819-aa10-6819e6b80876/Guidance%20No%2037%20-%20Steps%20for%20defining%20and%20assessing%20ecological%20potential%20for%20improving%20comparability%20of%20Heavily%20Modified%20Water%20Bodies.pdf


Valutato che il Considerando 35 della Direttiva Acque 2000/60/CE stabilisce testualmente che "nei bacini idrografici ove l’utilizzo dell’acqua può avere ripercussioni a livello transfrontaliero, i requisiti per il conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dalla presente direttiva e, in particolare, tutti i programmi di misure dovrebbero essere coordinati per l’ultimo distretto idrografico", escludendo logiche industriali non coordinate con il Distretto idrografico di riferimento a valle, all’insegna di una trasparente corresponsabilità ecologica transfrontaliera, perfettamente coerente con le premesse e i principi espressi nel corso della Capitale europea della cultura 2025.

Valutato che il Considerando 18 della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE sancisce espressamente che il conseguimento degli obiettivi comunitari "richiede un'azione coordinata della Comunità e degli Stati membri nonché l'adozione di provvedimenti da parte delle autorità locali", incardinando l'azione di sollecitazione al Governo italiano da parte del Comune di Gorizia nel quadro dei doveri istituzionali europei.


IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE
_a sollecitare con massima urgenza il Governo Italiano, affinché nella prossima riunione della Commissione mista del 30 settembre si descriva formalmente l’insostenibile criticità dell'attuale quadro regolatorio con cui opera il soggetto gestore dell’impianto idroelettrico di Salcano e si proceda a concordare la ridefinizione, dalla diga di Salcano, di rilasci graduali e di un deflusso minimo costante più alto, con la rimodulazione  gestionale e operativa dell’impianto idroelettrico come già adottato in altri contesti europei;
_a chiedere che il Governo si attivi per superare il limite della delega "meramente attuativa" della Commissione Mista, promuovendo la revisione degli accordi bilaterali del 1975 per adeguarli agli standard scientifici europei sul deflusso ecologico;
_a sollecitare con urgenza la controparte slovena affinchè vengano adottate rigorose misure di mitigazione dell'hydropeaking da attuarsi esclusivamente alla fonte, ovvero tramite la rimodulazione gestionale, informatica e operativa dei tempi di rilascio direttamente presso l'impianto di Salcano, in linea con i modelli di flessibilità delle turbine già adottati in altri contesti europei;
_a escludere categoricamente, nell'ambito di tali interlocuzioni e delle conseguenti pianificazioni locali, il ricorso a nuove opere infrastrutturali grigie di sbarramento, svaso o rifasamento artificiale in alveo nel tratto italiano del fiume Isonzo, riaffermando che la salute del corpo idrico si tutela ripristinando il flusso ecologico naturale a monte e non tramite ulteriori cementificazioni o alterazioni morfologiche a valle;
_a richiedere formalmente la fine del regime di segretezza della Commissione Mista, esigendo la pubblicità dei verbali d'accordo e l'istituzione di un tavolo permanente di audizione che garantisca il coinvolgimento democratico del Comune di Gorizia e delle rappresentanze dei portatori di interesse del territorio isontino.
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Se confrontate le tematiche, noterete le consonanze e le differenze.
Ad esempio quando si parla degli enormi sforzi dei nostri agricoltori per passare dall'irrigazione a pioggia all'irrigazione a scorrimento si tralascia che questi sono stati pagati con enormi quantità di denaro pubblico; e quando salta fuori la solita diga, Il Goriziano, scrivendo, prende un altro svarione e dice "Tale opera, pur essendo stata autorizzata dagli Enti competenti e pur avendo visto lo stanziamento delle somme necessarie per la quota italiana, non è purtroppo mai stata realizzata dalla controparte slovena», il che è evidentemente assurdo; nè nel testo del sindaco di Gorizia c'è scritta una simile cretineria, leggendo invece che l'invaso previsto nel 1976 doveva essere armonizzato con le opere già realizzate in territorio sloveno". 
Ma se la vedranno i redattori del giornale on line. 
Quel che mi preme sottolineare è che il sindaco si permette di esporre la sua personale opinione sul progetto della diga, ritenendo il milione di metri cubi invasati a Piuma avrebbero un "impatto positivo sul fronte della resilienza irrigua", che si " " risolverebbe pressochè definitivamente il problema della portata dell'Isonzo, poichè il suo compito fondamentale è regolare il regime delle acque, distribuendole in modo omogeneo nell'arco della giornata e ottimizzando al contempo la produzione idroelettrica sull'intera asta fluviale."
Infine, la tutela dell'ambiente. 
ECCOCI QUA, SIAMO ALLE SOLITE! L'ordine delle priorità è chiaro, è esattamente quello che rasserenerà l'assessore Scoccimarro e il Consorzio di bonifica, gli equilibri pre-campagna elettorale sono tutelati ( altro che l'Ambiente!) L'Isonzo è una risorsa per l'agricoltura, l'industria e se salviamo i pesci siamo a posto. E tralascio piacevolezze come l'Unità di crisi, che oggi va tanto di moda farle e disfarle, che dovrebbe avere piena autonomia ( ma da chi? DA CHI?) e disporre le variazioni dei rilasci delle portate ( personalmente non so se ridere o piangere, i rilasci delle portate sono disposti dal gestore sloveno, che è una società statale alla quale l'unità di crisi non avrebbe alcuna competenza a dare ordini).
Ah, poi c'è anche una task force di tecnici di entrambi gli Stati che agirebbero su formale mandato operativo della Commissione Mista nel definire accordi e procedure di emergenza. Ma forse è sempre l'Unità di crisi. 
Il Consiglio comunale che ne dice? Gli ambientalisti? I cittadini in cerca di verità e giusta lettura degli eventi? 

Io concludo evidenziando che il sindaco nella sua lettera stigmatizza il fatto che alla riunione bilaterale italo slovena di oggi, 15 settembre 2026,  il Comune di Gorizia non è stato invitato:  se fosse stato, non sarebbe comunque stata per noi cittadini una garanzia di puntuale rappresentazione della situazione dell'Isonzo, del suo ecosistema e dei diritti dell'ambiente costituzionalmente garantiti. 











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