Si intitola (e sono le parole di un richiedente asilo)
"Abbiamo dovuto decidere immediatamente: o una morte certa o la
partenza verso lo sconosciuto e l'incerto": reportage del giornalista
Srdjan Cvjetović, affiancato dal fotografo Matej Leskovšek.
Un incontro fortuito sull'Isonzo, tra le pentole dove cuoceva il pasto del mezzodì e i bagagli di chi non ha un posto dove stare.
di Martina Luciani
Il reportage pubblicato oggi si impernia sulle interviste che Srdjan Cvjetović ha raccolto sul fiume il 18 agosto, poche ore prima che tutti i ragazzi fossero fatti sgomberare dalle forze di polizia, e sulle efficacissime immagini in bianco e nero di Matej Leskovšek. Lavoro giornalistico che ad un certo punto i due hanno interrotto per ripigliare l'automobile ed andare a comperare 30 bottiglie di acqua minerale, consegnate ai ragazzi dei bivacchi per evitare, seppur in minima parte, che bevessero l'acqua tutt'altro che potabile dell'Isonzo.
Srdjan Cvjetović, che parla con molta empatia inglese , italiano, francese e chissà che altro ancora, ha egli stesso risposto alle nostre domande. Una fra tutte: ma voi, in Slovenia, non avete richiedenti asilo?
Sono molto pochi, per ora.
Srdjan Cvjetović, che parla con molta empatia inglese , italiano, francese e chissà che altro ancora, ha egli stesso risposto alle nostre domande. Una fra tutte: ma voi, in Slovenia, non avete richiedenti asilo?
Sono molto pochi, per ora.
