giovedì 17 settembre 2026

Gorizia e l'Isonzo: sulla questione della gestione transfrontaliera il sindaco può esternare come gli pare ma un'odg dei consiglieri comunali sullo stesso tema si ferma alla dogana dell'inammissibilità e non ha accesso alla discussione politica.

 


Che nella centrale di governo di questa comunità sussista un corto circuito istituzionale, intellettuale e politico probabilmente senza precedenti è evidente. Serve un elettricista con laurea in Ingegneria elettrica o basta cambiare amministrazione alle prossime elezioni amministrative? 

di Martina Luciani

Il sindaco di Gorizia scrive una lettera, la invia al ministro Pichetto Fratin del MASE, al ministro degli esteri, all’assessore regionale all’ambiente, e si esprime su questioni che riguardano la gestione transfrontaliera, attingendo all’ordine del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco, i quali oggi con ammirevole eleganza politica rivendicano con un comunicato stampa (che riporto sotto)  la primogenitura dell’analisi e delle richieste in buona parte “copiaincollate” nella lettera del sindaco.
Preventivamente il segretario comunale aveva bollato come 'inammissibile' l’ordine del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco per la tutela dell'Isonzo, con una giustificazione giuridicamente surreale: l'atto proposto sarebbe troppo perentorio su questioni che riguardano uno Stato estero.

 Secondo questa logica giuridica, un Consiglio Comunale eletto dai cittadini non avrebbe il diritto di impegnare la propria Giunta a fare pressione sul proprio Governo nazionale per salvaguardare il fiume che attraversa la città insieme agli interessi che e ai diritti che sono riconosciuti agli utilizzatori a valle del confine attraversato da un fiume internazionale.
Tuttavia il sindaco, nella sua perorazione al ministro, tratta le stesse identiche dinamiche italo-slovene, gli stessi presupposti del diritto eurounitario, la stessa problematica di obsolescenza delle norme dei trattati bilaterali discesi dal Trattato di pace del 1947, le modalità di rilascio dell’acqua dalla centrale idroelettrica di Salcano, che per inciso è di proprietà statale, la stessa crescente pressione del cambiamento climatico.
Delle due l'una: o la lettera del Sindaco è anch’essa un’ingerenza politica nei confronti della Repubblica di Slovenia, oppure – come è evidente –lo stop del Segretario maschera una precisa scelta politica della Giunta. Il problema non è la competenza del Consiglio comunale su materia transanazionale (che tanto il profilo specifico non sussisteva), è che non si deve discutere sul progetto della diga finanziato dalla Regione.
Infatti l’ordine del giorno (lo leggete qui: Piazza Traunik: Crisi Isonzo. Il sindaco di Gorizia scrive agli amici ministri e assessore regionale, e copia incolla dall'odg della minoranza mai ammesso in Consiglio comunale) chiedeva di mettere nero su bianco il no del Comune di Gorizia all'invaso di Piuma da 14 milioni di euro, elargiti dalla Regione FVG al Consorzio di bonifica Pianura Isontina, con ciò stabilendo la tutela ecologica del fiume ed escludendo colate di cemento in alveo. Il Consiglio Comunale è stato esautorato, mentre sotto i riflettori (potenziati dal fatto che siamo ormai in campagna elettorale) ci sono il pieno, entusiastico consenso del Comune al progetto “consortilregionale” ( quindi il rafforzamento dei legami con la Giunta regionale e dell’amicizia con il Consorzio di bonifica) e il suo nuovo talento eco-illogico (ma a che futura carriera si sta preparando il sindaco?)


Da ricordare che in occasione di una audizione nella IV Commissione regionale, il 17 ottobre del 2024, il sindaco aveva inviato un documento in cui si legge: “É opportuno evidenziare che ogni intervento, anche parziale, orientato alla riduzione dei fenomeni indesiderati sul fiume Isonzo dovrà basarsi su uno studio adeguato delle possibili soluzioni alternative dimostrando che le scelte progettuali corrisponderanno alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente ed economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema. Per quanto attiene alle problematiche presenti nel territorio del Comune di Gorizia si rappresenta la necessità di porre massima attenzione a tutte le potenziali situazioni di instabilità delle sponde, che potrebbero aggravarsi in conseguenza degli aumenti del livello nel fiume all’interno dei bacini di rifasamento. Alla luce di quanto sopra osservato il Comune di Gorizia resta pertanto in attesa di poter al più presto esaminare il progetto (PFTE) che predisporrà il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, per l’apporto di eventuali suggerimenti e proposte volte alla miglior riuscita possibile dell’investimento.”
Una posizione non di chiusura, ma estremamente cauta. Un accettabile minimo sindacale. 
Allora, è ben vero che nel frattempo, nonostante tutto, molta acqua è comunque passata sotto i ponti, ma si vorrebbe sapere su che basi ora il sindaco ha la certezza che le scelte progettuali corrispondono alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente ed economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema; che la questione delle instabilità delle sponde (in seguito c’è stato un crollo poco oltre il ponte del Torrione) è stata esaminata; che il Comune ha esaminato il progetto e magari proposto suggerimenti per la migliore riuscita dell’investimento.
Insomma vogliamo sapere cosa sa il sindaco che noi ancora non sappiamo e dopo quale discussione partecipata con i consiglieri comunali, eletti dai cittadini, il sindaco afferma che il progetto della diga risolverà pressochè definitivamente il problema delle portate dell’Isonzo: a vantaggio, in questo ordine, del sistema irriguo, della produzione idroelettrica e, infine, della tutela dell’ambiente. 

La nota di Eleonora Sartori e Andrea Picco, di oggi, 17 settembre.

Dal Pantone Isonzo all'azzurro di Forza Italia con un colpo di prestigio del primo cittadino

Ci vuole un certo talento, bisogna ammetterlo. Trasformare un’iniziativa della minoranza in un solitario assolo del primo cittadino è un’opera d’arte burocratica che merita un applauso spontaneo.

In queste ore abbiamo ri-letto con vivo interesse la missiva inviata dal Sindaco ai Ministri e all’Assessore regionale competenti per riaccendere i riflettori sulla crisi ecologica dell’Isonzo. Un gesto nobile, accorato, tempestivo. Se non fosse per un piccolo, delizioso "dettaglio di produzione": quella lettera non è tutta farina del suo sacco, ma il frutto confezionato di un Ordine del Giorno presentato dai consiglieri di opposizione Andrea Picco e Eleonora Sartori lo scorso 17 agosto e letta in aula di Consiglio il 14 settembre.

La storia è quasi poetica nella sua dinamica d'aula: l'Ordine del Giorno sul tema Isonzo giaceva in Consiglio comunale, pronto per essere iscritto e finalmente dibattuto. Ma siccome i tempi dell'aula – si sa – sanno essere tiranni (o forse la prospettiva di un dibattito aperto spaventava più del dovuto), il testo non si poteva discutere. Che fare dunque? Semplice: applicare la nota legge del riciclo amministrativo.

Con un agile gioco di prestigio, la proposta dell'opposizione è stata tolta dal bancone del Consiglio, impacchettata al volo e tramutata direttamente in una "comunicazione del Sindaco", ipotesi sulla quale abbiamo manifestato la nostra adesione pur di affrontare la questione in tempi rapidi, diventando poco dopo la lettera spedita a Roma e Trieste e letta nel corso della seduta. Un vero miracolo della transustanziazione politica: l'iniziativa consiliare entra da una porta come proposta della minoranza ed esce dall'altra con il timbro personale del Sindaco.

Non ce ne lamentiamo, sia chiaro: che l'Amministrazione attinga a piene mani dalle idee dell'opposizione per ricordarsi che l'Isonzo esiste e soffre è un fatto del tutto positivo. Siamo felici di fare da ghostwriter gratuiti per Palazzo Attems se questo serve alla causa del nostro fiume.

L'importante, però, è che tra una firma in calce e un comunicato trionfale, ci si ricordi la sorgente da cui nascono le cose, per restare in tema fluviale.

Noi continueremo a proporre; al Sindaco lasciamo volentieri l'onere di firmare, sperando solo che alla rapida appropriazione delle idee senza citarne le fonti segua una pari celerità nel pretendere risposte concrete per la tutela del nostro territorio.

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