Che nella centrale di governo di questa comunità sussista un corto circuito istituzionale, intellettuale e politico probabilmente senza precedenti è evidente. Serve un elettricista con laurea in Ingegneria elettrica o basta cambiare amministrazione alle prossime elezioni amministrative?
di Martina Luciani
Il sindaco di Gorizia scrive una lettera, la invia al ministro Pichetto Fratin
del MASE, al ministro degli esteri, all’assessore regionale all’ambiente, e si
esprime su questioni che riguardano la gestione transfrontaliera, attingendo
all’ordine del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco, i quali oggi
con ammirevole eleganza politica rivendicano con un comunicato stampa (che riporto
sotto) la primogenitura dell’analisi e
delle richieste in buona parte “copiaincollate” nella lettera del sindaco.
Preventivamente il segretario comunale aveva bollato come 'inammissibile' l’ordine
del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco per la tutela
dell'Isonzo, con una giustificazione giuridicamente surreale: l'atto proposto sarebbe
troppo perentorio su questioni che riguardano uno Stato estero.
Secondo questa logica giuridica, un Consiglio Comunale eletto dai cittadini non
avrebbe il diritto di impegnare la propria Giunta a fare pressione sul proprio
Governo nazionale per salvaguardare il fiume che attraversa la città insieme
agli interessi che e ai diritti che sono riconosciuti agli utilizzatori a valle
del confine attraversato da un fiume internazionale.
Tuttavia il sindaco, nella sua perorazione al ministro, tratta le stesse
identiche dinamiche italo-slovene, gli stessi presupposti del diritto eurounitario,
la stessa problematica di obsolescenza delle norme dei trattati bilaterali
discesi dal Trattato di pace del 1947, le modalità di rilascio dell’acqua dalla
centrale idroelettrica di Salcano, che per inciso è di proprietà statale, la
stessa crescente pressione del cambiamento climatico.
Delle due l'una: o la lettera del Sindaco è anch’essa un’ingerenza politica nei
confronti della Repubblica di Slovenia, oppure – come è evidente –lo stop del
Segretario maschera una precisa scelta politica della Giunta. Il problema non è
la competenza del Consiglio comunale su materia transanazionale (che tanto il
profilo specifico non sussisteva), è che non si deve discutere sul progetto
della diga finanziato dalla Regione.
Infatti l’ordine del giorno (lo leggete qui: Piazza Traunik: Crisi Isonzo. Il sindaco di Gorizia scrive agli amici ministri e assessore regionale, e copia incolla dall'odg della minoranza mai ammesso in Consiglio comunale) chiedeva di mettere nero su bianco il no del Comune
di Gorizia all'invaso di Piuma da 14 milioni di euro, elargiti dalla Regione
FVG al Consorzio di bonifica Pianura Isontina, con ciò stabilendo la tutela
ecologica del fiume ed escludendo colate di cemento in alveo. Il Consiglio
Comunale è stato esautorato, mentre sotto i riflettori (potenziati dal fatto
che siamo ormai in campagna elettorale) ci sono il pieno, entusiastico consenso
del Comune al progetto “consortilregionale” ( quindi il rafforzamento dei
legami con la Giunta regionale e dell’amicizia con il Consorzio di bonifica) e
il suo nuovo talento eco-illogico (ma a che futura carriera si sta preparando
il sindaco?)
Da ricordare che in occasione di una audizione nella IV Commissione regionale, il
17 ottobre del 2024, il sindaco aveva inviato un documento in cui si legge: “É
opportuno evidenziare che ogni intervento, anche parziale, orientato alla
riduzione dei fenomeni indesiderati sul fiume Isonzo dovrà basarsi su uno
studio adeguato delle possibili soluzioni alternative dimostrando che le scelte
progettuali corrisponderanno alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente
ed economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela
della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema.
Per quanto attiene alle problematiche presenti nel territorio del Comune di
Gorizia si rappresenta la necessità di porre massima attenzione a tutte le
potenziali situazioni di instabilità delle sponde, che potrebbero aggravarsi in
conseguenza degli aumenti del livello nel fiume all’interno dei bacini di
rifasamento. Alla luce di quanto sopra osservato il Comune di Gorizia resta
pertanto in attesa di poter al più presto esaminare il progetto (PFTE) che
predisporrà il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, per l’apporto di
eventuali suggerimenti e proposte volte alla miglior riuscita possibile
dell’investimento.”
Una posizione non di chiusura, ma estremamente cauta. Un accettabile minimo sindacale.
Allora, è ben vero che nel
frattempo, nonostante tutto, molta acqua è comunque passata sotto i ponti, ma
si vorrebbe sapere su che basi ora il sindaco ha la certezza che le scelte
progettuali corrispondono alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente ed
economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela
della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema;
che la questione delle instabilità delle sponde (in seguito c’è stato un crollo
poco oltre il ponte del Torrione) è stata esaminata; che il Comune ha esaminato
il progetto e magari proposto suggerimenti per la migliore riuscita dell’investimento.
Insomma vogliamo sapere cosa sa il sindaco che noi ancora non sappiamo e dopo quale discussione partecipata con
i consiglieri comunali, eletti dai cittadini, il sindaco afferma che il progetto
della diga risolverà pressochè definitivamente il problema delle portate dell’Isonzo:
a vantaggio, in questo ordine, del sistema irriguo, della produzione
idroelettrica e, infine, della tutela dell’ambiente.
La nota di Eleonora Sartori e Andrea Picco, di oggi, 17 settembre.
Dal Pantone Isonzo all'azzurro di Forza Italia con un colpo di prestigio del
primo cittadino
Ci vuole un certo talento, bisogna ammetterlo. Trasformare
un’iniziativa della minoranza in un solitario assolo del primo cittadino è
un’opera d’arte burocratica che merita un applauso spontaneo.
In queste ore abbiamo ri-letto con vivo interesse la missiva
inviata dal Sindaco ai Ministri e all’Assessore regionale competenti per
riaccendere i riflettori sulla crisi ecologica dell’Isonzo. Un gesto nobile,
accorato, tempestivo. Se non fosse per un piccolo, delizioso "dettaglio di
produzione": quella lettera non è tutta farina del suo sacco, ma il frutto
confezionato di un Ordine del Giorno presentato dai consiglieri di opposizione
Andrea Picco e Eleonora Sartori lo scorso 17 agosto e letta in aula di Consiglio
il 14 settembre.
La storia è quasi poetica nella sua dinamica d'aula:
l'Ordine del Giorno sul tema Isonzo giaceva in Consiglio comunale, pronto per
essere iscritto e finalmente dibattuto. Ma siccome i tempi dell'aula – si sa –
sanno essere tiranni (o forse la prospettiva di un dibattito aperto spaventava
più del dovuto), il testo non si poteva discutere. Che fare dunque? Semplice:
applicare la nota legge del riciclo amministrativo.
Con un agile gioco di prestigio, la proposta
dell'opposizione è stata tolta dal bancone del Consiglio, impacchettata al volo
e tramutata direttamente in una "comunicazione del Sindaco", ipotesi
sulla quale abbiamo manifestato la nostra adesione pur di affrontare la
questione in tempi rapidi, diventando poco dopo la lettera spedita a Roma e
Trieste e letta nel corso della seduta. Un vero miracolo della
transustanziazione politica: l'iniziativa consiliare entra da una porta come
proposta della minoranza ed esce dall'altra con il timbro personale del
Sindaco.
Non ce ne lamentiamo, sia chiaro: che l'Amministrazione
attinga a piene mani dalle idee dell'opposizione per ricordarsi che l'Isonzo
esiste e soffre è un fatto del tutto positivo. Siamo felici di fare da
ghostwriter gratuiti per Palazzo Attems se questo serve alla causa del nostro
fiume.
L'importante, però, è che tra una firma in calce e un
comunicato trionfale, ci si ricordi la sorgente da cui nascono le cose, per
restare in tema fluviale.

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