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sabato 19 settembre 2026

Gorizia, 19 settembre 2026: Ministero dell'Ambiente risponde all'istanza inviata ad agosto da Forum Gorizia. E inserisce le richieste nell'odg della prossima riunione della Commissione mista per l'idroeconomia


Svolta su questioni Isonzo, gestione acque, trasparenza Commissione mista: il Ministero dell'Ambiente risponde alle Istanze del Forum Gorizia. Il nuovo ordine del giorno della Commissione.

COMUNICATO STAMPA

La pluridecennale azione ecologica e politica per la salvaguardia del fiume Isonzo e per la sua tutela nella dimensione transfrontaliera di fondamentale patrimonio collettivo dalla sorgente alla foce ha raggiunto un importante risultato, illustrato oggi in conferenza stampa con i consiglieri comunali Eleonora Sartori e Andrea Picco (NOI MI NOALTRIS GO!), la consigliera regionale Giulia Massolino (PATTO PER L’AUTONOMIA) e con Martina Luciani per Forum Gorizia.

Mentre in questa estate 2026, che si è abbattuta sull’Isonzo, e su tutti noi, con autentica ferocia a causa della sempre più forte pressione del cambiamento climatico, il Consiglio comunale non è riuscito ad esprimersi sulla crisi del fiume a valle della centrale idroelettrica di Salcano, e sulle possibili azioni da intraprendere, succede che il Ministero dell'Ambiente legittima via PEC le istanze inviate dal Forum Gorizia il 12 agosto scorso, risponde punto per punto alle richieste, inserisce le prospettive suggerite nell'ordine del giorno della prossima seduta della Commissione mista per l'idroeconomia, il 30 settembre e 1 ottobre prossimi. Il documento  del 16 settembre è firmato è stato inviato anche al MAECI, al MIT, all’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali, alla Direzione ambiente della Regione Friuli Venezia Giulia

Il documento ministeriale esordisce dicendo che la questione sollevata da Forum Gorizia, nei momenti più drammatici dell’emergenza idrica sul fiume, al fine di richiedere rilasci urgenti di maggiori quantitativi d’acqua dalla diga e dall’impianto idroelettrico di Salcano è prevista al punto 5 dell'OdG bilaterale.

Quanto alla stabilizzazione di costanti e maggiori rilasci d’acqua per evitare la costruzione, con ingenti investimenti di risorse pubbliche, di ulteriori dighe, o traverse o bacini di rifasamento in territorio italiano, il Ministero precisa che ai punti 3 e 4 verrà trattato il tema dell’esecuzione di misure congiunte per gestire la portata dell’Isonzo e della definizione di un protocollo per affrontare i periodi di siccità.

Il Ministero ci ricorda anche che dal maggio 2024 la Commissione mista ha deciso di costituire e riattivare specifici Gruppi di lavoro tecnici bilaterali, specificamente dedicati all'attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque, alla mitigazione degli impatti dell’hydropeaking (i rilasci intermittenti che distruggono l'ecosistema) e alla definizione di un protocollo per la gestione dei bassi tiranti idrici in periodi di siccità. La rappresentanza italiana in questi gruppi di lavoro è garantita dall’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali, dalla Regione FVG e da ARPA FVG.

Su questa importantissima informazione la consigliera regionale Giulia Massolino del Patto per l’Autonomia oggi dichiara: “La risposta del MASE alla nostra istanza apre, a mio avviso, un ulteriore e importante fronte di approfondimento. Perché ci dice che già il 27 e 28 maggio 2024 la Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia aveva individuato specifici gruppi di lavoro bilaterali dedicati esattamente alle questioni che oggi sono al centro del dibattito sull’Isonzo. E ci dice anche che a questi tavoli partecipano, per la parte italiana, Regione FVG, Autorità di bacino delle Alpi Orientali e ARPA FVG. Sono temi che abbiamo posto anche nella mozione consiliare n. 229, con cui abbiamo chiesto una governance realmente transfrontaliera, trasparente e partecipata dell’intero bacino dell’Isonzo-Soča, una diversa regolamentazione dei rilasci di Solkan e una struttura permanente di cooperazione tra Italia e Slovenia.”
“ Ma proprio per questo – precisa   Massolino - vogliamo capire che cosa sia successo in questi due anni: quali tavoli si siano effettivamente riuniti, quali dati siano stati raccolti, quali studi e misurazioni siano stati prodotti e, soprattutto, quali soluzioni siano emerse sul problema dell’hydropeaking. Perché mentre si discute e si finanzia un intervento da oltre 14 milioni di euro sul tratto italiano dell’Isonzo, non possiamo non chiederci quali risultati abbia prodotto nel frattempo il confronto tecnico transfrontaliero che avrebbe dovuto affrontare proprio quel problema.”
“Per questo – conclude la consigliera del Patto per l’Autonomia - presenteremo un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta di rendere conto di questo percorso e di chiarire se e come gli esiti dei tavoli bilaterali siano stati considerati nelle scelte progettuali e finanziarie già assunte. Se davvero vogliamo governare l’Isonzo come un unico bacino, dobbiamo prima di tutto sapere quali conoscenze e quali soluzioni condivise abbiamo costruito insieme alla Slovenia.”

Il testo ricevuto dal Ministero dell’Ambiente ci fa sapere che la  richiesta del Forum Gorizia di avviare la concertazione per la nascita di una "Commissione Internazionale per la Protezione e Gestione del Fiume Isonzo-Soča" , sarà valutata e approfondita nelle competenti sedi istituzionali, analizzando sul piano del merito, tecnico, giuridico e istituzionale i profili relativi alla governance, all'equilibrio dei portatori di interesse e all'assetto del diritto di voto. 

In merito all’istanza di adeguare il regolamento interno della Commissione Mista per l’idroeconomia ai princìpi di trasparenza e pubblicità stabiliti dalla Convenzione di Aarhus, il Ministero assicura l'avvio delle opportune interlocuzioni bilaterali e ha inserito il tema al Punto 12 dell'Ordine del giorno. Evidentemente l’argomentazione di Forum Gorizia è stata particolarmente efficace, visto è prevista la presentazione di un portale web “Isonzo” dedicato all’attività della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, finalizzato al miglioramento della comunicazione e della collaborazione transfrontaliera tra i due Paesi. La gestione dell'Isonzo non sarà più una questione diplomatica senza strumenti di controllo e verifica sui temi, sulle decisioni e relative motivazioni, nonché sul recepimento coordinato delle decisioni stesse nelle rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione delle acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due nazioni, rendendo finora impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali, in contrasto inoltre con il principio  internazionale di accesso alla giustizia in materia ambientale e con il diritto alla tutela giurisdizionale previsto dall'art. 24 della Costituzione Italiana.

giovedì 17 settembre 2026

Gorizia e l'Isonzo: sulla questione della gestione transfrontaliera il sindaco può esternare come gli pare ma un'odg dei consiglieri comunali sullo stesso tema si ferma alla dogana dell'inammissibilità e non ha accesso alla discussione politica.

 


Che nella centrale di governo di questa comunità sussista un corto circuito istituzionale, intellettuale e politico probabilmente senza precedenti è evidente. Serve un elettricista con laurea in Ingegneria elettrica o basta cambiare amministrazione alle prossime elezioni amministrative? 

di Martina Luciani

Il sindaco di Gorizia scrive una lettera, la invia al ministro Pichetto Fratin del MASE, al ministro degli esteri, all’assessore regionale all’ambiente, e si esprime su questioni che riguardano la gestione transfrontaliera, attingendo all’ordine del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco, i quali oggi con ammirevole eleganza politica rivendicano con un comunicato stampa (che riporto sotto)  la primogenitura dell’analisi e delle richieste in buona parte “copiaincollate” nella lettera del sindaco.
Preventivamente il segretario comunale aveva bollato come 'inammissibile' l’ordine del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco per la tutela dell'Isonzo, con una giustificazione giuridicamente surreale: l'atto proposto sarebbe troppo perentorio su questioni che riguardano uno Stato estero.

 Secondo questa logica giuridica, un Consiglio Comunale eletto dai cittadini non avrebbe il diritto di impegnare la propria Giunta a fare pressione sul proprio Governo nazionale per salvaguardare il fiume che attraversa la città insieme agli interessi che e ai diritti che sono riconosciuti agli utilizzatori a valle del confine attraversato da un fiume internazionale.
Tuttavia il sindaco, nella sua perorazione al ministro, tratta le stesse identiche dinamiche italo-slovene, gli stessi presupposti del diritto eurounitario, la stessa problematica di obsolescenza delle norme dei trattati bilaterali discesi dal Trattato di pace del 1947, le modalità di rilascio dell’acqua dalla centrale idroelettrica di Salcano, che per inciso è di proprietà statale, la stessa crescente pressione del cambiamento climatico.
Delle due l'una: o la lettera del Sindaco è anch’essa un’ingerenza politica nei confronti della Repubblica di Slovenia, oppure – come è evidente –lo stop del Segretario maschera una precisa scelta politica della Giunta. Il problema non è la competenza del Consiglio comunale su materia transanazionale (che tanto il profilo specifico non sussisteva), è che non si deve discutere sul progetto della diga finanziato dalla Regione.
Infatti l’ordine del giorno (lo leggete qui: Piazza Traunik: Crisi Isonzo. Il sindaco di Gorizia scrive agli amici ministri e assessore regionale, e copia incolla dall'odg della minoranza mai ammesso in Consiglio comunale) chiedeva di mettere nero su bianco il no del Comune di Gorizia all'invaso di Piuma da 14 milioni di euro, elargiti dalla Regione FVG al Consorzio di bonifica Pianura Isontina, con ciò stabilendo la tutela ecologica del fiume ed escludendo colate di cemento in alveo. Il Consiglio Comunale è stato esautorato, mentre sotto i riflettori (potenziati dal fatto che siamo ormai in campagna elettorale) ci sono il pieno, entusiastico consenso del Comune al progetto “consortilregionale” ( quindi il rafforzamento dei legami con la Giunta regionale e dell’amicizia con il Consorzio di bonifica) e il suo nuovo talento eco-illogico (ma a che futura carriera si sta preparando il sindaco?)


Da ricordare che in occasione di una audizione nella IV Commissione regionale, il 17 ottobre del 2024, il sindaco aveva inviato un documento in cui si legge: “É opportuno evidenziare che ogni intervento, anche parziale, orientato alla riduzione dei fenomeni indesiderati sul fiume Isonzo dovrà basarsi su uno studio adeguato delle possibili soluzioni alternative dimostrando che le scelte progettuali corrisponderanno alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente ed economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema. Per quanto attiene alle problematiche presenti nel territorio del Comune di Gorizia si rappresenta la necessità di porre massima attenzione a tutte le potenziali situazioni di instabilità delle sponde, che potrebbero aggravarsi in conseguenza degli aumenti del livello nel fiume all’interno dei bacini di rifasamento. Alla luce di quanto sopra osservato il Comune di Gorizia resta pertanto in attesa di poter al più presto esaminare il progetto (PFTE) che predisporrà il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, per l’apporto di eventuali suggerimenti e proposte volte alla miglior riuscita possibile dell’investimento.”
Una posizione non di chiusura, ma estremamente cauta. Un accettabile minimo sindacale. 
Allora, è ben vero che nel frattempo, nonostante tutto, molta acqua è comunque passata sotto i ponti, ma si vorrebbe sapere su che basi ora il sindaco ha la certezza che le scelte progettuali corrispondono alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente ed economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema; che la questione delle instabilità delle sponde (in seguito c’è stato un crollo poco oltre il ponte del Torrione) è stata esaminata; che il Comune ha esaminato il progetto e magari proposto suggerimenti per la migliore riuscita dell’investimento.
Insomma vogliamo sapere cosa sa il sindaco che noi ancora non sappiamo e dopo quale discussione partecipata con i consiglieri comunali, eletti dai cittadini, il sindaco afferma che il progetto della diga risolverà pressochè definitivamente il problema delle portate dell’Isonzo: a vantaggio, in questo ordine, del sistema irriguo, della produzione idroelettrica e, infine, della tutela dell’ambiente. 

La nota di Eleonora Sartori e Andrea Picco, di oggi, 17 settembre.

Dal Pantone Isonzo all'azzurro di Forza Italia con un colpo di prestigio del primo cittadino

Ci vuole un certo talento, bisogna ammetterlo. Trasformare un’iniziativa della minoranza in un solitario assolo del primo cittadino è un’opera d’arte burocratica che merita un applauso spontaneo.

In queste ore abbiamo ri-letto con vivo interesse la missiva inviata dal Sindaco ai Ministri e all’Assessore regionale competenti per riaccendere i riflettori sulla crisi ecologica dell’Isonzo. Un gesto nobile, accorato, tempestivo. Se non fosse per un piccolo, delizioso "dettaglio di produzione": quella lettera non è tutta farina del suo sacco, ma il frutto confezionato di un Ordine del Giorno presentato dai consiglieri di opposizione Andrea Picco e Eleonora Sartori lo scorso 17 agosto e letta in aula di Consiglio il 14 settembre.

La storia è quasi poetica nella sua dinamica d'aula: l'Ordine del Giorno sul tema Isonzo giaceva in Consiglio comunale, pronto per essere iscritto e finalmente dibattuto. Ma siccome i tempi dell'aula – si sa – sanno essere tiranni (o forse la prospettiva di un dibattito aperto spaventava più del dovuto), il testo non si poteva discutere. Che fare dunque? Semplice: applicare la nota legge del riciclo amministrativo.

Con un agile gioco di prestigio, la proposta dell'opposizione è stata tolta dal bancone del Consiglio, impacchettata al volo e tramutata direttamente in una "comunicazione del Sindaco", ipotesi sulla quale abbiamo manifestato la nostra adesione pur di affrontare la questione in tempi rapidi, diventando poco dopo la lettera spedita a Roma e Trieste e letta nel corso della seduta. Un vero miracolo della transustanziazione politica: l'iniziativa consiliare entra da una porta come proposta della minoranza ed esce dall'altra con il timbro personale del Sindaco.

Non ce ne lamentiamo, sia chiaro: che l'Amministrazione attinga a piene mani dalle idee dell'opposizione per ricordarsi che l'Isonzo esiste e soffre è un fatto del tutto positivo. Siamo felici di fare da ghostwriter gratuiti per Palazzo Attems se questo serve alla causa del nostro fiume.

L'importante, però, è che tra una firma in calce e un comunicato trionfale, ci si ricordi la sorgente da cui nascono le cose, per restare in tema fluviale.

Noi continueremo a proporre; al Sindaco lasciamo volentieri l'onere di firmare, sperando solo che alla rapida appropriazione delle idee senza citarne le fonti segua una pari celerità nel pretendere risposte concrete per la tutela del nostro territorio.

giovedì 13 agosto 2026

L’Isonzo muore, serve più acqua dalla diga di Salcano. Forum Gorizia sollecita il Governo, la Regione e l’Autorità di bacino

 

Immagine elaborata con Gemini IA

Gorizia. Il consigliere comunale Andrea Picco, presidente di Forum Gorizia, ha inviato un’istanza formale a tre Ministeri, alla Regione FVG e all'Autorità di Bacino per un’azione urgente rivolta ai Ministeri e competenti istituzioni di Ljubljana.
Ulteriori richieste in vista della riunione della Commissione mista italo slovena per l’idroeconomia del 30 settembre, inclusa la trasparenza e la partecipazione pubblica. 


di Martina Luciani



L’Associazione Forum Gorizia, per mano del suo presidente e consigliere comunale Andrea Picco, ha trasmesso un’istanza formale ai Ministeri dell’Ambiente, degli Affari Esteri e delle Infrastrutture, oltre che alla Regione Friuli Venezia Giulia e all’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali.


 " L’Isonzo in territorio italiano manifesta drammaticamente la pressione del cambiamento climatico e della siccità in atto – spiega Andrea Picco – e abbiamo chiesto un intervento urgente ai livelli governativi per ottenere subito rilasci d'acqua maggiori dalla diga slovena di Salcano, gestita dalla società Soške elektrarne d.o.o., interamente partecipata dalla Holding statale HSE.”


L'istanza, sollecita un’azione intergovernativa tra Italia e Slovenia sull’emergenza idrica dell’Isonzo: "... è necessario fronteggiare, in stato di emergenza e con un intervento diretto al Governo della Repubblica di  Slovenija, la gravissima crisi idrica ed ecologica in cui si trova il fiume Isonzo, ottenendo maggiori rilasci d'acqua dalla diga da parte dell’impianto idroelettrico  della società Soške elektrarne d.o.o. interamente partecipata  dalla Holding statale HSE."

Forum solleva anche la mai risolta mancanza di trasparenza della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, le cui dinamiche interne sono ancora regolate da logiche obsolete che risalgono agli accordi allegati al Trattato di Osimo del 1975, e cioè essenzialmente la spartizione di quantità d’acqua tra Stati con finalità di sfruttamento economico.  Oggi sappiamo quanto allora fosse disastrosa la visione ambientale, nonostante proprio in quegli anni si stesse fondando una ben diversa consapevolezza: nel 1972, la Conferenza ONU di Stoccolma sancì il principio che nel rapporto tra protezione dell’ambiente e sviluppo economico la prima è componente essenziale del secondo. Dall'istanza del Forum: " La Commissione mista per l’idroeconomia Italia - Slovenija disattende i principi della Convenzione (di Aahrus): non contiene nel proprio Regolamento l’impegno a garantire alle generazioni presenti e future il diritto di vivere in un ambiente salubre, non assicura trasparenza sulla propria attività, né permette la partecipazione con lo status di osservatore ufficiale alle ONG ambientali e alle associazioni dei cittadini, né i verbali delle riunioni sono facilmente accessibili su un sito specifico o almeno sui siti del Ministero dell’Ambiente, dell’Autorità di bacino delle Alpi Orientali o della Regione Friuli Venezia Giulia.
Tale assetto definisce l’attività commissariale relativa all’Isonzo Soča come un affare riservato tra Governi senza possibilità di controllo e verifica sui temi, sulle decisioni e relative motivazioni, nonché sul recepimento coordinato delle decisioni stesse - rappresentate esclusivamente nei verbali delle sedute - nelle rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione delle acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due nazioni, rendendo impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali. Ciò determina una palese lesione del terzo pilastro della Convenzione di Aarhus (Accesso alla giustizia in materia ambientale) e dell'art. 24 della Costituzione Italiana, con la compressione del fondamentale diritto alla tutela giurisdizionale.
E’ necessario pertanto che al Regolamento vigente siano apportate le modifiche necessarie a sanare il deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico, con il formale superamento delle logiche dell’Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975 e l’altrettanto formale inquadramento dell’attività nelle politiche e nel diritto eurocomunitario. Si chiede l’inserimento della questione nell’ordine del giorno della riunione prevista il 30 settembre 2026 a Gorizia."


 Conseguenze della modalità blindata con cui tuttora opera la Commissione mista sono la difficoltà di identificare le responsabilità dell’agire delle autorità pubbliche anche ai fini della tutela di diritti e interessi collettivi e il totale deficit democratico prodotto dall'esclusione della  partecipazione e del contributo dei cittadini. 

Oltretutto è impossibile valutare costantemente se la Commissione mista recepisca e adotti come metodo di lavoro gli sviluppi scientifici che, a partire dai progetti internazionali Nexus e Rexus, evidenziano la necessità di considerare, discutendo di gestione transfrontaliera e cooperante dell’Isonzo, considerato una unità ecologica indivisibile, la pressione sempre più forte del cambiamento climatico, la scarsità della risorsa idrica, il concetto del flusso ecologico necessario alla vita del fiume a valle del confine italo sloveno è che purtroppo è ben diverso, in senso peggiorativo, da quella preso a parametro da vecchi trattati ( incluso quello di pace del 1947) e accordi fondati su semplici verbali di riunioni intergovernative.

Infine, l’istanza di Forum guarda al futuro con la richiesta di avviare  la concertazione per una vera e propria Commissione Internazionale per la Protezione del Fiume Isonzo - Soča, sul modello delle grandi esperienze internazionali.

 Precisa il consigliere Picco: “Il fatto la Commissione mista per l’idroeconomia Italia-Slovenia, nel quadro del diritto e delle politiche eurounitarie, sia l’organo deputato a occuparsi con specifiche deleghe e capacità di agire vincolando le pubbliche amministrazioni locali, per raggiungere e mantenere il buono stato ecologico del fiume, dalla sorgente fino alla foce, non sta scritto a chiare lettere da nessuna parte. Né i fatti a conoscenza del pubblico dimostrano che ci siano progressi nella costituzione di una qualche autorità per la gestione internazionale dell’Isonzo. Del resto, la Commissione, così come concepita dall’Accordo di cooperazione economica del 1975, ha la finalità di studiare i “problemi idrologici" e "proporre soluzioni idonee" per l'approvvigionamento idrico ed elettrico: corrisponde ad una fase storica in cui il problema era la spartizione dell’acqua tra due Paesi confinanti.”

Forum immagina un nuovo organismo internazionale su tre livelli (decisionale, tecnico-scientifico e sociale),  che agisca in un contesto cristallino di assoluta trasparenza, in coerenza con la legislazione europea e gli obiettivi comunitari, con i più recenti orientamenti scientifici in materia e con le istanze collettive di tutela del bene comune “acqua” e del patrimonio naturalistico.
L'istanza si conclude con la richiesta di un tempestivo riscontro scritto da parte delle autorità italiane, ai sensi della Legge 241/90 e delle norme sull'accesso alle informazioni ambientali. " I tempi della secretazione delle decisioni in materia ambientale sono preistoria - conclude Picco - I cittadini hanno il diritto di sapere quali concrete determinazioni la delegazione italiana intenda assumere per tutelare, o meglio, in questo momento, per salvare l’Isonzo dal disastro ambientale."







lunedì 14 dicembre 2020

Strategie per il nuovo piano regolatore di Gorizia. No industrie insalubri pare non essere una priorità.


Sul sito Gorizia Strategica  la petizione e il problema delle industrie insalubri non ci sono. Anzi si, ma solo perchè un cittadino si è premurato di inserirle.


di Martina Luciani

 

 

 

Si chiama Gorizia Strategica, ed è il sito messo on line dall’Isig, presentato come lo strumento per consentire la partecipazione dei cittadini alla fase propedeutica della revisione del Piano regolatore.
Da alcuni giorni si sono chiusi i termini per commentare le strategie individuate dal Comune di Gorizia e se non fosse stato per il contributo di un cittadino (per la precisione il presentatore al Comune della petizione sulle industrie insalubri, a gennaio 2019) della questione che per mesi ha mobilitato i cittadini in quel contesto non ci sarebbe stata alcuna indicazione, figurarsi un capitolo di strategia.
In consiglio comunale, ieri sera, il consigliere Andrea Picco ha espresso il suo stupore: l’Amministrazione comunale aveva promesso di inserire la problematica della riconversione ecologica della zona industriale tra i temi del piano regolatore ed ora, tra gli scenari di sviluppo illustrati, manca proprio quello che, condiviso da oltre 1650 cittadini firmatari della petizione, doveva attivare una fondamentale discussione sullo sviluppo economico e sociale della città.
Picco ha precisato: “ Stupisce anche che - nonostante la petizione del 17 gennaio 2019, gli incontri in cui si è discusso di sviluppo sostenibile e rispettoso dei diritti fondamentali dei cittadini, primo fra tutti la salute, gli articoli sulla stampa e i servizi radiotelevisivi, i sit in fuori dal Comune e dentro il consiglio comunale, le interrogazioni e sollecitazioni dei consiglieri comunali, il grande corteo di protesta a Sant’Andrea – il portale accenni solo alla promozione dell’eco innovazione e della green economy, descrivendo asciuttamente una ipotetica economia integrata, con gli abusati classici(evergreen!)delle nuove imprese e nuova occupazione nei settori dell’industria innovativa, dell’artigianato, del turismo, del commercio e dell’agricoltura.”
Poco, anzi pochissimo, praticamente niente.


Eppure una petizione così costituisce una indicazione molto forte, attinente ai bisogni dei cittadini e alla conseguente esigenza di riformulazione del piano regolatore della città, imprescindibile rispetto le scelte che vogliamo compiere per raggiungere il fine del benessere collettivo. 
Visto inoltre che il sindaco e la giunta non avevano voluto coinvolgere il consiglio comunale per introdurre una variante che stabilisse criteri localizzativi restrittivi per le industrie insalubri e per gli impianti di trattamento di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, se non si colloca la discussione specifica nei preliminari del futuro piano regolatore quando preciseremo i termini della questione, quelli che stanno nella vita reale delle persone?
Quelli della quotidianità, come quando improvvisamente, alla stregua del coniglio estratto dal cappello a cilindro del prestigiatore, abbiamo scoperto che in zona industriale era stata autorizzata una centrale termoelettrica a gas, cioè proprio una di quelle industrie che i cittadini con la petizione avevano chiesto di escludere e che ora è in funzione.
Allora non era urgente parlarne,se il futuro deve essere salubre oppure no, oggi non è strategico?

La visione strategica che traspare è sempre e solo quella ben espressa dal sindaco con la massima: chiunque porti un euro a Gorizia è il benvenuto. Alla faccia del principio sacrosanto che salute dei cittadini, salvaguardia del territorio, del patrimonio pubblico e dei beni comuni sono sempre e comunque le priorità di un Comune.
Volete la risposta dell’assessore ai lavori pubblici Arianna Bellan all'interrogazione?
Eccola. Il sito Gorizia Stregica è lì per raccogliere le idee, gli interessi dei cittadini, ma non è la base del lavoro futuro.  Picco si rassicuri, la petizione “è già attenzionata”.
Attenzionata cosa vuol dire? Che oltre alle strategie schematizzate sul sito ci sono anche i post it appiccicati negli uffici comunali sulla bacheca “ Fastidi da risolvere”?
Fatto sta che il silenzio di Gorizia Strategica sulla petizione delle industrie insalubri è l’ennesimo affronto alle legittime aspettative della cittadinanza, è il disvelamento dei limiti e delle preclusioni di fatto imposte alla partecipazione  ed è la solita occasione sprecata per adempiere al ruolo istituzionale di gestione della comunità e del territorio.


 

domenica 1 dicembre 2019

La mistificazione quale arma politica a volte è un boomerang e ti colpisce in fronte. Ohi che botta!

Il sindaco di Gorizia attacca il consigliere Picco, dandogli dell’antisloveno ( e altre piacevolezze talmente paradossali che riescono ad indignarci per pochi secondi soltanto, poi parte la risata). Qui, sul blog del Forum Gorizia, tutta la storia e l’articolo che è uscito sulla stampa locale. Andrea Picco ha reagito egregiamente e se il sindaco pensava di spargere zizzania non ha ottenuto il risultato sperato.



di Martina Luciani


Non insisto pertanto a difendere Picco, perché tocca difendere quelli come me di fronte a questa ennesima mistificazione. C’è un passaggio decisivo a svelarla, sui cui meriterà chiedere conto, nel futuro .
Il sindaco, nuovo e agguerrito paladino dei cittadini che appartengono alla minoranza slovena afferma che: ho deciso di intervenire in prima persona denunciando questo atteggiamento fortemente antidemocratico o offensivo nei confronti dei cittadini sloveni cui manifesto la mia più convinta solidarietà che esprimerò anche con altre azioni.

Leggendo mi è sfuggito un grido di gioia! Quante azioni di protesta vedranno finalmente aprirsi le porte del Comune per una fattiva e leale collaborazione alla ricerca del bene collettivo.
Devo ringraziare il sindaco da parte dei cittadini di lingua madre slovena che hanno partecipato e partecipano alle campagne civili per impedire la realizzazione degli impianti a biomasse e dell’impianto di trattamento di rifiuti di alluminio a ridosso del loro quartiere;

che sono stati parte attiva nella predisposizione delle petizioni popolari, decisive per rideterminare le attuali pessime e invasive relazioni della zona industriale con l’abitato di Sant’Andrea;

che continuano a battersi, trattati più o meno come cittadini di serie B, per impedire la costruzione di una centrale termoelettrica che aggraverà ulteriormente la pesante, puzzolente e rumorosa convivenza con la pur scalcinata area industriale locale;

che chiedono dove diavolo sia finita la centralina di rilevamento dell’inquinamento atmosferico pagata e installata a cura del Consorzio per lo sviluppo economico di cui il Comune, socio di maggioranza, non riesce a saper nulla;

che espongono striscioni in consiglio comunale, che raccolgono firme e stampano volantini per convocare i concittadini alle riunioni;
che lamentano la mancanza di un centro civico nel quartiere, la chiusura della Posta, l’assenza di sistemi per rallentare il traffico veicolare;

che sono attivi in prima linea per la tutela dell’ambiente di tutti, della salute di tutti, del benessere di tutti.

Da oggi insomma vedremo cambiare le cose senza dover tanto battagliare, vedremo ascoltate le proteste e discusse le istanze dei cittadini, vedremo il quartiere di Sant’Andrea riconsiderato in termini urbanistici e ambientali: e chissà in quanti altri modi – utili, lungimiranti e rivolti alla coesione sociale e alla tutela dei diritti – il sindaco esprimerà la sua solidarietà nei confronti dei cittadini sloveni di Gorizia.
Ne beneficerò grandemente anche io,che purtroppo non parlo che poche parole di sloveno,e svariate migliaia di cittadini come me.
L’ha detto, e lo farà. E se non lo facesse, gli ricorderemo la promessa, promettere a vuoto e solo perché serve un bello spunto retorico in un comunicato stampa non è onesto e nemmeno furbo.

Vorrei precisare una cosa. Ne avrei fin sopra i capelli dell’utilizzo della categoria “minoranza slovena”, usata anche stavolta per segnare un confine tra cittadini, in una città, tra l’altro, la cui cultura originaria è unitaria per stratificazione secolare delle sue diverse componenti etniche e plurilingue. Resti in consiglio comunale, se serve per capire dinamiche e inghippi, fuori non ne abbiamo bisogno.

L’intervento strappalacrime contro il consigliere Picco ha il risultato di delimitare un contesto antropologico che necessiterebbe delle azioni di solidarietà del sindaco, come se fosse area disagiata, depressa e contraddistinta da minori quantità di diritti e da difettosa rappresentanza: c’è,tocca ammetterlo, ma non sta solo a Sant'Andrea, ci stiamo dentro in così tanti, italiano parlanti e sloveno parlanti, che siamo una "minoranza" ormai davvero ingombrante.
I diritti dei cittadini che protestano per le derive nazionalistiche e neofasciste di questa amministrazione, per la  piratesca gestione dei beni comuni  e per la primitiva applicazione, in ogni contesto, della regola del più forte, sono uguali, che vengano rivendicati  in italiano, in sloveno, in friulano, in dialetto goriziano.


Le leggi a tutela della comunità di cittadini italiani che parlano sloveno esistono già: e chi se ne fa beffe, transitando dai banchi dalla maggioranza verso l’uscita del consiglio comunale quando un consigliere sloveno interviene nella sua lingua, dovrebbe essere redarguito e represso in primis dal sindaco. In realtà questo tipo di insofferenza verso la rappresentanza consigliare slovena dovrebbe determinare la reazione degli stessi consiglieri offesi, che evidentemente hanno le loro ragioni per essere infinitamente pazienti.

domenica 28 aprile 2019

Inspiegabile ( o forse no) ostinazione del sindaco di Gorizia a non inviare le petizioni popolari su industrie insalubri e PCCA al Consiglio comunale!

Il comitato promotore delle petizioni popolari che, con oltre 3000 firme complessive chiedono al Comune di trattare le questioni delle industrie insalubri, inserendo norme più restrittive nel piano regolatore, e dell'adozione del Piano di zonizzazione acustica, commenta con indignazione le delibere con cui la Giunta comunale, il 17 aprile scorso, ha formalizzato il fatto che le istanze dei cittadini non saranno discusse immediatamente in consiglio comunale.
Entrambi i temi, come si apprende dalla stampa visto che nessuna comunicazione è giunta ai cittadini presentatori delle petizioni, sono stati aggiunti al libro dei sogni, di cui è disponibile la recente edizione intitolata Documento Unico di Programmazione 2019 -2021.  Questo il comunicato stampa. Di seguito i testi delle due mozioni consiliari, rispettivamente dal consigliere Andrea Picco ( Forum Gorizia) e Silvano Gaggioli ( Gorizia c'è): entrambe chiedono che le petizioni siano portate in consiglio comunale. Depositate l'11 aprile, e una settimana dopo ecco le due delibere di Giunta, guarda che caso!





Comunicato stampa, 28 aprile 2019
Il sindaco di Gorizia e la sua Giunta archiviano i cittadini e lo Statuto comunale insieme alle petizioni popolari!

Le due delibere di Giunta del 17 aprile 2019 formalizzano una nuova auto investitura di stampo autoritario, cioè lo stratagemma che trasferisce una iniziativa di democrazia diretta prevista dallo Statuto comunale  in una “archiviazione” delle istanze corredate da oltre 3000 firme di cittadini. E ciò con una serie di arzigogoli che mischiano principi costituzionali, contenuti delle norme, questioni politiche e prassi amministrative.  
Lo Statuto comunale di Gorizia stabilisce che il sindaco, ricevute le petizioni,  deliberi entro un mese se di propria competenza, oppure si provveda immediatamente all'individuazione dell'organo competente, il quale deve deliberare entro 3 mesi dalla presentazione della petizione.
Questa amministrazione, invece, attende l'ultimo giorno utile a deliberare e a quel punto, escludendo  il Consiglio comunale, organo elettivo rappresentativo della comunità cittadina,  la Giunta si attribuisce il potere di decidere  sulle materie oggetto delle petizioni  e contestualmente ne delibera l'archiviazione.