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domenica 13 dicembre 2015

112: Friuli Venezia Giulia, fanalino di coda?

Noi che eravamo i primi con il 118, arriveremo ultimi con l'attivazione del numero unico tenuto conto che il governo regionale è in tutt'altre faccende affacendato?

 

di Marilisa Bombi

Il 112, il Numero Unico di Emergenza europeo (NUE), comincia a trovare la sua applicazione anche in Italia. Dopo la Lombardia anche il Lazio, per il solo prefisso 06, ha completato la piena operatività del 112 che servirà 3,5 milioni di utenti a Roma e provincia.
Il NUE 112, istituito nel 1991 con la Decisione del Consiglio n. 396/91/CEE, è già attivo in gran parte dei paesi europei e progetti per migliorarne la sua efficacia (localizzazione del chiamante, accesso per persone con disabilità, contatto tramite sms) sono in corso di studio da parte della Commissione europea.
Nel 2014 sono stati oltre 130 milioni i cittadini europei che hanno utilizzato il 112, in Lombardia i call center regionali hanno ricevuto 4,3 milioni di chiamate.
In Italia il NUE non sarà l'unico numero europeo di emergenza. Almeno fino a quando non sarà completamente varato il decreto attuativo previsto dalla L. n. 124/2015, che stabilisce l'istituzione del numero unico europeo 112 su tutto il territorio nazionale. Peraltro, sarà operativo dall'ottobre del prossimo anno il NUE anche in Liguria, grazie al protocollo firmato due giorni fa con la Lombardia che concederà alla Liguria a titolo gratuito il software necessario per unificare sotto il numero 112 tutte le chiamate di emergenza.
Resteranno quindi attivi accanto al 112 gli altri numeri a noi familiari come 113, 115 e 118.
Per favorire la sua conoscenza e far comprendere agli italiani che si recano negli altri Paesi UE per studio, vacanza o lavoro, il Dipartimento Politiche Europee ha lanciato nel 2014 una campagna di comunicazione con uno spot video. Per saperne di più.

lunedì 7 dicembre 2015

Etica e politica. In FVG solo il Comune di Udine ha aderito alla Associazione "Avviso pubblico"



Educare alla legalità ed impegnarsi direttamente nell’affermazione di regole civili e di percorsi di sviluppo che superino le attuali marginalità in cui vivono troppi segmenti della società.


Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, è un’Associazione nata nel 1996 con l’intento di collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella Pubblica Amministrazione e sui territori da essi governati. In vaste zone del paese, un vero e proprio “contropotere” criminale si oppone alla legalità democratica. Esso si fonda sull’accumulo di ricchezze illegali, esercita il dominio dei più forti sui più deboli attraverso l’uso della violenza, nega i più elementari diritti di cittadinanza, tenta di piegare ai suoi scopi le istituzioni democratiche, inquina la società e l’economia.

sabato 5 dicembre 2015

In morte del Natale

Maledetto il politically correct, ovvero ode al Natale in via di estinzione


di Nevio Polli


Siamo ai primi giorni di Dicembre e già strade e negozi sono infestate da terrificanti nenie: sono i famigerati ginglebells, i tediosi uaitcristmas e le lagnosissime melense canzoncine (rigorosamente in americano) che ci accompagneranno, ossessivo e fastidioso sottofondo, fino all’Epifania. E tra un po’ arriverà anche il carico da undici: qua e là, come se non fosse già sufficiente, appariranno i penosi tristi Babbinatale a scampanare davanti ai negozi. Siamo proprio diventati dei poveretti (in senso culturale). Un tempo Italiani ora soltanto Italioti. Che sarebbe (nomen omen) un “intarsio” o “lucchetto” (non ricordo bene, roba da Settimana Enigmistica n.d.r.) tra le parole Italiani e idioti. Capirei qualche canzoncina natalizia tipo bambini dello Zecchino d’Oro, per non dire di un più appropriato coro di voci bianche che riempie l’aria e il cuore (e forse anche il cervello) con melodie lievi e appropriate, o anche brani di canti Gregoriani, o Bach o Hendel, Mozart, Vivaldi, Chaicovskij, Sibelius…  una gamma infinita, magnifica, che sa accompagnare l’incanto di un tempo speciale.

martedì 17 novembre 2015

A distanza di due anni la questione è peggiorata: la casta non è casta. Tutt’altro!



Due anni fa, e precisamente il 25 novembre del 2013, piazza Travnik iniziava ad essere lo spazio in cui portare in primo piano questioni e denunce più o meno coinvolgenti, che animano Gorizia. Uno dei primi articoli pubblicati riguardava i benefici della casta. Ritorniamoci. Perché il problema non è risolto, tutt’altro. 


di Marilisa Bombi

Leggo su MicroMega che, in occasione dell’uscita del numero di “L’Europa in debito di sinistra” RIPRENDIAMOCI LA SOVRANITÀ!, è organizzato a Roma, il prossimo venerdì 27 novembre, alle  17,15, al teatro sala Umberto (via della Mercede 50), un dibattito con Alessandro Di Battista, Stefano Rodotà, Paolo Flores d’Arcais dal titolo “La rivolta del cittadino contro il partito unico del privilegio e del conformismo”. Il senso è questo: È compatibile la democrazia con quest’Europa? E se fosse in crisi perché da decenni manca un partito dell’eguaglianza? Un confronto su quest’Europa senza bussola, ma anche sull’opposizione al renzismo e la necessità di ripartire dal giustizialismo e la difesa del welfare per una redistribuzione delle ricchezze e una rivoluzione all’insegna della legalità. Come scrive nell’editoriale del numero Paolo Flores d’Arcais, “la vera antipolitica sono gli espropriatori di democrazia della gilda dei politici di professione ormai inestricabilmente impastati con i privilegiati della finanza, del management, della corruzione, cornucopia di impunità anche per la criminalità organizzata.

mercoledì 8 aprile 2015

Servizio meteorologico nazionale? Forse. Intanto L’Italia perde gli ultimi meteorologi



Nessuna cattedra di Meteorologia o Fisica dell’atmosfera nelle università italiane: è dei primi di Aprile la notizia che tutti i professori ordinari di tali insegnamenti sono andati in pensione. Gli esperti della Commissione grandi rischi hanno così informato il Capo della protezione civile in una lettera. 



di Maurizio Crisanti

In un Paese pieno di siti internet e previsioni meteo commerciali, che gestiscono questi servizi nella più assoluta carenza di regole, mancheranno pertanto anche autorevoli accademici, i quali non potranno formare, a loro volta, nuovi studenti e ricercatori. Bisogna farsene una ragione: in Italia un reale Servizio Meteorologico Nazionale non esiste, né è normata la professione del meteorologo. Si parlò di Servizio Meteorologico Nazionale in una norma del 1999, successiva alla tragedia di Sarno, ma dopo 17 anni non è ancora stato creato. Eppure negli altri Paesi europei esiste un sistema nazionale.

venerdì 3 aprile 2015

In ricordo di Danilo Dolci



Libertà di parola, libertà di stampa, liberta di pensiero: sono questi i cardini della democrazia.

di Carlo Muscatello 

Da Sesana, un tiro di schioppo da Trieste, alla Sicilia profonda di Partinico. Attraversando tutto lo stivale, per illuminare le periferie degradate dalla povertà e dal malaffare del nostro Paese che usciva dalla guerra. Danilo Dolci educatore e sociologo, attivista della non violenza e poeta, "Gandhi italiano". Ma anche giornalista. Sessant'anni fa, nel ‘55, pubblica su "Nuovi Argomenti", la rivista diretta da Alberto Moravia, alcuni racconti autobiografici di ragazzi che vivevano nella Palermo più povera: è il lavoro preliminare per il libro "Inchiesta a Palermo", che nel '58 gli vale il Premio Viareggio. Subisce per questo dal ministro degli Interni Tambroni il ritiro del passaporto, con la bizzarra motivazione di avere con le sue opere diffamato l'Italia all'estero. Segue persino un processo a porte chiuse per pornografia (...?), lo difende Carlo Arturo Jemolo, lo storico della Chiesa. Al suo fianco altri avvocati, intellettuali, giornalisti, comuni cittadini.

mercoledì 1 aprile 2015

Pasqua: un rito (o un mito) che si rinnova




Pasqua, Pesach, Passaggio, Resurrezione, Rinascita


di Nevio Polli


Siamo nella settimana della Pasqua di resurrezione, che, come tradizione vuole (o voleva, non so più), viene dedicata alle grandi pulizie di primavera e a mettere finalmente in ordine la casa, a farla rinascere (prima che passi il prete a benedirla) e a far rinascere un po’ anche noi, andando a messa con il vestito nuovo. Si usava così.
La rinascita, un rito molto antico, riconducibile addirittura a Babilonia, alla dea Isthar, ma che per noi viene ovviamente dalla trasformazione figurata di quello che invece è il messaggio cristiano più forte, più importante e più clamoroso: la Resurrezione di Gesù, la sua Rinascita, essenza stessa, sintesi e fondamento di quella religione (checchè ne dicano a Strasburgo i nostri politici-pavidopigmei ai quali – purtroppo – abbiamo dato in mano il futuro della nostra Europa) che ha plasmato e definito nei due millenni che ci hanno preceduto, tutta la nostra cultura, i nostri pensieri, i nostri comportamenti. Rinascita dunque, evento inaudito, inverosimile, miracoloso. Pasqua è, nella tradizione ebraica che ha preceduto l’avvento di Cristo, Pesach, passaggio, quindi rito che definisce un prima e un dopo, un cambiamento, un ponte tra due segmenti della nostra vita. Pesach è l’angelo sterminatore che passa e va, è il passaggio salvifico attraverso il Mar Rosso, è il passaggio di purificazione attraverso il deserto del Sinai, Pesach è finalmente il raggiungimento della meta, della Terra Promessa, del luogo dove rinascere e ricominciare. Pasqua di Resurrezione, a ricordo di un evento clamoroso, inverosimile, miracoloso, il passaggio da morte a vita di un uomo che è dio. In realtà è avvenimento quotidiano, comune. Tutti, chi prima, chi dopo, chi spesso, chi forse una sola volta, passiamo attraverso una rinascita. Non sempre le nostre strade sono dritte e i cieli sopra di noi non sempre sono sereni, anzi, spesso le cupe ombre della vita calano su di noi. Ma il messaggio che ci arriva dalla Pasqua cristiana - sia che siamo dalla parte della Fede sia da quella della Ragione - è potente e universale: ci vuole pazienza, forza, sacrificio, sopportazione poi finalmente si trova un ponte e si passa dall’altre parte: scompaiono le salite tortuose, si diradano le nuvole scure e si ritrovano le strade dritte e i cieli sereni. Tutto cambia e si trasforma. Una resurrezione. Una nuova nascita: in terra ancora tra di noi, in paradiso tra gli angeli, o nuovamente atomi tra le stelle. Una buona Pasqua a tutti.

martedì 24 marzo 2015

Quotidiani locali: a ciascuno il suo (editore). Ci sarà mai pace tra Udine e Trieste?



L'associazione della stampa del Friuli Venezia Giulia, ha preso posizione a proposito della ristrutturazione del Piccolo e del recente evento organizzato a Udine da Repubblica, pubblicando la corrispondenza intercorsa tra un redattore del quotidiano il Piccolo e l'ing.De Benedetti. 


commento di Marilisa Bombi

A mio avviso, al di là delle considerazioni espresse da ambo le parti, più sottoriportate integralmente, ritengo non si possa sorvolare sul fatto che l'autore della risposta dimostra di non aver nemmeno letto fino in fondo la lettera o di averlo fatto superficialmente. Ciò in quanto, l'ing. de Benedetti, o chi per lui, non ha rilevato il fatto che l'autore è un (vecchio) redattore del quotidiano "Il Piccolo". Non può che essere così, se si vuole escludere l'ipotesi che anche ai giornalisti del Piccolo sia richiesto di acquistare una copia del giornale sul quale scrivono, al fine di incrementare il numero delle vendite del quotidiano.
Altra questione che mi pare doveroso sottolineare è l'uso improprio del termine "gentile" con il quale l'ing. De Benedetti (o chi per lui) si è rivolto all'autore della missiva. Sarà anche vero che grammatica e linguaggio, in questi ultimi 40 anni, hanno subito delle straordinarie innovazioni, ma apostrofare un vecchio redattore con "gentile" anzichè "egregio" mi pare proprio imperdonabile. L'utilizzo dell'aggettivo gentile, infatti, dovrebbe essere usato esclusivamente per il genere femminile, mentre l'aggettivo "egregio" dovrebbe essere utilizzato se ci rivolge ad un uomo. Se la lettura dei giornali nelle scuole è un obiettivo da perseguire per far crescere cittadini consapevoli, si spera almeno che i giornalisti del gruppo non seguano il cattivo esempio del loro editore, per non far crescere cittadini illetterati.

Ingegner De Benedetti,
l’aver organizzato a Udine le giornate della “Repubblica delle idee” dedicate alla multiculturalità mi ha stupito perché se c’è una città in questa regione in cui la multiculturalità è di casa da secoli quella è Trieste. Non faccio questioni di campanile, ma di tradizioni. Le ricordo che il Friuli celebrerà, con fondi regionali, la “Fieste Patrie dal Friul” che non mi sembra multi ma mono-culturale.
Mi è stato anche detto che si è scelto il capoluogo friulano, e il suo giornale “Messaggero Veneto”,  perché non ci sono le tensioni sindacali che invece si avvertono a Trieste.
Ebbene, ingegnere, si è chiesto perché a Trieste c’è un così forte disagio, da far temere per la riuscita di una manifestazione del giornale-corazzata del suo gruppo editoriale?
Evidentemente no.
Eppure dovrebbe sapere che si sta smantellando un giornale nato nel 1881. Fondato da un geniale giovanotto di 21 anni, che aveva dovuto sin dai 14 mantenere la famiglia per la morte del padre. Un giovane che è stato un sostenitore della causa italiana e che perciò è diventato senatore del Regno. Anche se in vecchiaia, la sua origine ebraica, l’ha costretto a perdere” i suoi privilegi e il giornale.
Caro ingegnere, l’aver realizzato qui la manifestazione (o anche altre iniziative) avrebbe sostenuto questo giornale, insieme magari a qualche investimento (i risultati economici del suo gruppo mi sembra che consentano qualche “larghezza”), nel rispetto di una storia che dura da 134 anni e in cui la città si riconosce.
La politica che il suo gruppo sta facendo riguardo al Piccolo mi pare stia dando pessimi risultati, come la perdita di copie e di ruolo che si estendeva anche oltre i nostri confini.
La prego di riflettere su queste considerazioni di un vecchio redattore del Piccolo, affezionato al suo giornale e alla sua città.
Pierluigi Sabatti

Ed ecco la risposta dell’ing. De Benedetti

Gentile Signor Sabatti,
il contenuto della sua lettera mi conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, quanto sia stata giusta la scelta di Udine, con una partecipazione di pubblico davvero straordinaria. Infatti nella sua lettera lei fa riferimento a un mondo che non c'è più o, per meglio dire, nel quale la sua bellissima città ha perso troppe occasioni per sfruttare la sua posizione geografica - oltre che storico-culturale - che la rendevano il porto naturale del Mediterraneo per tutto il nord dell’Europa. In questa concezione di un mondo che Trieste si è lasciata sfuggire, vorrei ricordarle più specificamente la crisi dell’editoria quotidiana che ci ha COSTRETTO ad azioni di adattamento dei mercati diffusionali e pubblicitari, che per fortuna sono state efficaci e tempestive. Il direttore e la redazione de Il Piccolo lo hanno capito, sottoscrivendo ultimamente un accordo che è stato considerato soddisfacente, pur con i sacrifici imposti dalla situazione.
Continui a comperare Il Piccolo, perché è pieno di notizie dalla regione e dal mondo ed è scritto da validi giornalisti in armonia con un ottimo direttore.
Cordiali saluti, Carlo De Benedetti

mercoledì 11 marzo 2015

Riforma enti locali in FVG. La LR 26/2014 e la nuova governance necessaria



Quando di tratta di erogare servizi non sempre "piccolo è bello". La necessità di collaborare, pertanto, tra più enti al fine di offrire a cittadini ed imprese professionalità altrimenti impossibili, consiglia di "utilizzare" al meglio le possibilità previste dalla nuova legge regionale.

di Marilisa Bombi

Nel terzo millennio andrebbe considerato se il medesimo sistema di governance che attualmente regola l’organizzazione delle istituzioni pubbliche (Stato, regioni, province e comuni) sia l’unico possibile. Ciò in quanto l’esercizio delle funzioni, proprio nel rispetto dei principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza, potrebbe essere meglio garantito anche da nuovi soggetti giuridici.
E’ stato questo l’incipit del prof. Leopoldo Coen, vicedirettore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università degli Studi di Udine e docente di diritto amministrativo, intervenuto martedì sera al centro Bratuz di Gorizia per illustrare gli obiettivi della legge regionale 12 dicembre 2014, n. 26, di “Riordino del sistema Regione-Autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia. Ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali e riallocazione di funzioni amministrative.”

lunedì 2 marzo 2015

Articolo1 della Carta costituzionale: nelle vie di Gorizia percorsi culturali di riavvicinamento.


L'associazione di promozione sociale "Tutti insieme" ha organizzato una serie di "percorsi culturali", ogni martedì, alle 11, con partenza dal Municipio di Gorizia,  con cui intende dare un significato a chi come Lavoratore (momentaneamente privo di reddito) si trova a dover utilizzare il tempo della giornata.La nostra Costituzione, fondata sul lavoro, ci invita al Dovere di sviluppare qualsiasi atto, democraticamente parlando, per raggiungere questa importante azione, giornaliera, propria dell’essere umano. Il presidente dell'associazione, Renato Elia, spiega i presupposti dell'iniziativa e del dibattito che essa intende suscitare. 


di Renato Elia


Il problema non è l’immigrazione ma il Lavoro, che non c’è. È su questo punto che dovremmo avere il coraggio di confrontarci. Quali le ricette possibili perché le persone possano impegnare le loro giornate con attività sia produttive (cioè gratificanti) sia remunerative? L’automazione, la robotica avrebbero dovuto permetterci di riorganizzare il mondo del lavoro concedendo ai cittadini lavoratori il famoso “tempo libero”. In cambio delle nuove tecnologie avremmo lavorato tutti e tutti avremmo potuto godere di questo nuovo tempo… cioè quella parte di ore che i diversi sistemi automatizzati avrebbero operato per noi.
Invece non è così, l’ingordigia delle grandi multinazionali, delle grandi aziende e di molti governi, in cui vige l’unica regola del massimo profitto, hanno destrutturato il mercato del lavoro, ovvero dei lavoratori. Non contenti dei lauti profitti delle nuove tecniche e dalle nuove “tecnologie culturali” (marketing), sono andati a mietere anche sui lavoratori.

venerdì 27 febbraio 2015

Dolce tenero Franz! …. ci mancherai



La panetteria Viatori chiude. Un altro pezzo di storia che se ne va. 

di Marilisa Bombi



Magari alle nuove generazioni piace la profumeria Limoni o Intimissimi, la libreria Ubik e Camicissima. Io, in “C’è posta per te” tifavo per Meg Ryan. Ma così va il mondo. Magro lamento consolatorio per gli over anta o giù di lì. Quelli, insomma, che passando davanti al negozio di Finizio all’angolo tra via Carducci e Seminario rimanevano con il naso attaccato ai vetri per l’eternità fino a quando la mamma, o la tata, non gli tirava via.

venerdì 20 febbraio 2015

I barbari e l'arte



La fontana di Pietro Bernini (padre) e Gianlorenzo (figlio), che divide Piazza di Spagna, proprio ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti, in due ali di farfalla, è da sempre punto di riferimento per ogni viaggio o breve vacanza a Roma.


di Nevio Polli

Questa originale, ingegnosa e bellissima fontana si trova in uno dei luoghi simbolo-cartolina di Roma, una delle piazze più famose e più belle del mondo, sintesi di ciò che è ed è stata Roma, riassunto della sua storia, arte, bellezza e devastazione.
Ancora una volta i barbari hanno violato e umiliato la città più bella del mondo (Venezia, l’ho detto più volte, è fuori classifica). Certo, andando indietro nel tempo, si dovrebbe dire che la città a queste devastazioni c’è abituata ormai da millenni, e l’elenco di tutte quelle genti che, per qualche oscuro divino disegno non sono state toccate dalle scintille di Prometeo, è interminabile: dagli enormi guerrieri elmocornuti provenienti dalle foreste germaniche a quelli ancora più brutti e feroci delle steppe dell’est, ai vari principi e sottoprincipi neri, alle varie ditte “Papi Barberini & nipoti” specializzate in demolizioni & arraffature, alle truppe di Carlo V alle quali l’Isis si ispira, ai Francesi che, portatori di Libertè, Egalitè e Fraternitè a cannonate hanno demolito Gianicolo e dintorni, schiacciato la Repubblica e rimesso sul trono il  democratico PapaRe che, affascinato dalla novità ed efficienza, ha subito importato dai liberatori la ghigliottina, per poi continuare con i vaneggiamenti demenziali del Ventennio che per esaltare la grandezza dell’Urbe aveva pensato bene di demolirla, al traffico selvaggio dei selvaggi di oggi, all’orrore estetico dei palazzi dei palazzinari, all’orrore morale dei troppi politicanti con codazzo di servi e sottoservi vari…  e si potrebbe continuare ancora e ancora, fino a ieri. Altro orrore: tra tante barbarie a Roma mancavano soltanto gli orribili e odiosi ubriaconi olandesi, poveri bulli dementi contro i quali, le nostre pur ottime forze dell’ordine (1300 circa le guardie, 400 i ladri) nulla hanno potuto. L’Italia ha chiesto in questi giorni il comando delle possibili operazioni militari internazionali in Libia: l’Isis in festa!