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venerdì 13 novembre 2020

GECT GO: possiamo far evolvere gli obiettivi statutari in tema energetico e ambientale, attualmente prigionieri nella parola "sfruttamento"?

Forum Gorizia ha chiesto al presidente del GECT GO la modifica statutaria di uno degli obiettivi dell'ente: "sfruttamento" delle risorse energetiche e ambientali locali è un concetto archeologico, responsabile di disastri ammbientali, economici e sociali irreparabili. La Polis transfrontaliera merita aspirazioni e strumenti coerenti con le politiche ambientali ed energetiche europee. E si comincia con le parole, che sono sostanza che determina la forma.



di Martina Luciani

Forum Gorizia ha partecipato all’incontro regionale di approfondimento del Manifesto per la Società della cura, organizzato da Stop TTIP di Udine – per proporre una riflessione sul paragrafo 4 del Manifesto stesso, nel quale si legge:  “la sfida, anche culturale, è progettare il futuro come un sistema di comunità aperte, cooperanti, includenti e interdipendenti. Questo comporta anche la ri-territorializzazione delle scelte politiche, con un ruolo essenziale affidato ai Comuni, alle città e alle comunità territoriali, quali luoghi di reale democrazia di prossimità i cui abitanti partecipano fattivamente alle decisioni collettive.
Attraverso forme di riappropriazione popolare delle istituzioni di livello nazionale ed internazionale si potrà garantire, tutelare ed affermare l’uguaglianza nei diritti e nelle relazioni fra le diverse aree dei sistemi paese, dei sistemi regionali e continentali e del sistema mondo.”

A Gorizia, queste prospettive e questi obiettivi hanno ovviamente una dimensione tranfrontaliera. Certamente non sono mancate negli anni le sperimentazioni e le iniziative di relazione, condivisione e cooperazione, anche se molto spesso non sono state metabolizzate come stabili scelte politiche e culturali,  ma di volta in volta come utilità reciproche, scambievole cura di specifici interessi per la distribuzione di vantaggi senza far torto a nessuno e sostenere rapporti di buon vicinato.
Tuttavia oggi possiamo dire che è maturata la visione che gli interessi non sono talvolta coincidenti e basta,ma sono comuni – il GECT nasce con questo corredo genetico – e persino i  diritti fondamentali e la pretesa di giustizia sociale e ambientale sono comuni. E che la democrazia di confine è  oggi transfrontaliera,  affiorata dalla percezione che la comunità ha di se stessa.  Ne abbiamo avuto una dimostrazione eclatante con la forte e affollata reazione di protesta in piazza Transalpina/Trg Europe quando si è parlato di erigere un muro confinario quale strumento di contrasto ai flussi migratori; e successivamente abbiamo visto come è stata vissuta e sofferta la rete che ha diviso in due la stessa piazza durante la prima emergenza sanitaria, rete che ha distanziato fisicamente ma non socialmente la polis transfrontaliera.

Al confronto sul Manifesto per la Società della Cura, propedeutico alla manifestazione nazionale che si svolgerà il 21 novembreprossimo, sviluppato tra gli altri dai rappresentanti di Stop TTIP/CETA, Comitato Stop Pesticidi, Extintion Rebellion FVG, Climazione, CEVI, Forum Beni Comuni, Il Forum Gorizia ha illustrato la richiesta di modifica dello Statuto del Gect GO indirizzata in questi giorni al presidente dell’ Assemblea Matej Arčon, in particolare dell’obiettivo che focalizza lo “sfruttamento e gestione delle risorse energetiche e ambientali locali”, testo italiano lievemente diverso in lingua slovena.


In ogni grande o piccola costituzione, dallo statuto  di un’associazione a quello di una persona giuridica europea, come il Gect GO – Gruppo europeo di cooperazione territoriale, fino agli atti costitutivi  di un’ organizzazione sovranazionale e alla Costituzione di uno Stato, le parole sono struttura, principi che innervano ogni attività, strumento di interazione con i cittadini e per i cittadini nel loro rapporto con l’istituzione.  

Per questi motivi Forum Gorizia ha chiesto di modificare radicalmente l’obiettivo statutario. In questo obiettivo è contenuta una dichiarazione di scopi soprendentemente antiquata per una istituzione nata nel 2010, priva di qualsiasi riferimento a politiche ambientali ed energetiche, alla conversione ecologica dell’economia, ai principi dello sviluppo sostenibile, alla crisi climatica.
Il termine sfruttamento è parola tossica, che ha avvelenato l’economia, la società, il lavoro, il pianeta intero. Anche la parola gestione senza un aggettivo che ne stabilisca le finalità appare superficiale.
Le parole dello Statuto del Gect Go devono esprimere adeguatamente modalità e finalità dell’azione cooperante su un tema come delle risorse energetiche e ambientali che è fondamentale per delineare il futuro della Polis transfrontaliera e garantire i diritti fondamentali e gli interessi collettivi dei cittadini di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba, esplicitando la necessità di una ben diversa considerazione delle risorse/beni comuni del territorio transfontaliero.

Questa la proposta inviata a Matej Arčon:

• tutela e gestione ecosostenibile delle risorse energetiche e ambientali locali, nella prospettiva di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le risorse che serviranno alle generazioni future, garantendo loro qualità della vita e qualità ambientali, anche indicando uguali iniziative e  buone pratiche da introdurre congiuntamente nelle tre amministrazioni comunali in tema di valorizzazione dei servizi eco sistemici, tutela della biodiversità e salvaguardia ambientale nelle pratiche di progettazione urbanistica, pianificazione territoriale, valutazione ambientale strategica, valutazione di impatto ambientale.

L’auspicio del Forum Gorizia è che sulla proposta si apra un dibattito, nelle sedi del GECT che riuniscono i rappresentanti dei tre Comuni,  ma anche nei rispettivi consigli comunali e tra i cittadini.

 

giovedì 29 ottobre 2015

Gorizia, la città degli sprechi



Soldi e watt buttati al vento; tanto paga Pantalone!


di Marilisa Bombi

L’Italia, come dice un noto proverbio, è paese di poeti, navigatori e santi. Ma anche, sarebbe il caso di aggiungere, paese di spreconi. E c’è chi, non bastando il Gabibbo o Milena Gabanelli a Report, ha cercato di mettere, nero su bianco, l’elenco delle italiche colpe. Evidentemente il curatore del sito http://www.sprechiditalia.com/ deve aver ritenuto improbo il compito di aggiornare costantemente le pagine, tenuto conto che di sprechi, da parte della pubblica amministrazione non passa giorno senza che ne venga denunciato alcuno.
A prescindere dal servizio di BIKE SHARING avviato tre anni fa dal Comune di Gorizia la cui spesa è stata parzialmente sostenuta dal Ministero dell’ambiente con il contributo di 130 mila euro e che non è dato, allo stato attuale, sapere se è stato, o meno, un buon investimento per la città, tenuto conto delle non facili modalità di accesso al servizio, lo “spreco” per antonomasia a Gorizia sono le luci accese 365 giorni all’anno e 24 ore su 24, giorno e notte quindi, estate ed inverno, della scuola media di Largo Culiat, come ben risulta evidente dalla foto, scattata di giorno. Tenuto conto che ormai ogni cittadino consapevole della necessità di non sprecare risorse si è adeguato al rispetto della fascia oraria di minor consumo per l’utilizzo degli elettrodomestici, non ci si può non chiedere chi abbia fornito le disposizioni per lo spreco conseguente ad una illuminazione inutile. A meno che, come spesso si suol dire, non paghi Pantalone!

giovedì 4 giugno 2015

#noBiomasseGO si rivolge all'assessore regionale all'Ambiente e fa richiesta di accesso agli atti in Provincia



Il Coordinameno #noBiomasseGo ha presentato oggi istanza di accesso agli atti in Provincia, in particolare per ottenere l'istruttoria e i verbali della Conferenza di servizi relativi all'autorizzazione della centrale a biomasse Nord; necessario un Tavolo di confronto dove rappresentare le istanze dei cittadini, analisi dell'aria, valutazione sul possibile cumulo dei singoli impatti ambientali del progetto Three Shades of Green.


I cittadini chiedono  la costituzione di un Tavolo, del quale facciano parte i rappresentanti del Coordinamento e di altre associazioni portatrici d'interesse che lo richiedano, al fine di consentire la rappresentazione delle istanze della cittadinanza in ordine alla tutela dell’ambiente e della salute. Chiedono inoltre  di avviare parallelamente e con la massima urgenza un'analisi approfondita della qualità dell'aria del Comune di Gorizia, in particolare dei quartieri di S.Andrea, S.Anna e Campagnuzza  e nelle aree immediatamente prossime alle centrali a biomassa attualmente funzionanti (vie Ressel e Gregorcic).

giovedì 28 maggio 2015

Coordinamento #noBiomasseGo dal presidente della Provincia. Il 30 maggio corteo per manifestare contro la centrale a biomasse. E non solo

Significativo incontro dei rappresentanti delle diverse identità che compongono il Coordinamento con il presidente Enrico Gherghetta: annunciato il corteo di protesta dei cittadini, sabato, con inizio alle 17.00, dall'ex mcDonald. Un dibattito è possibile, a patto che, secondo i cittadini, le valutazioni tecnico- scientifiche tengano conto degli interessi diffusi e dei valori prioritari da tutelare, che siano integrate dalla visione complessiva del progetto industriale, che siano  predisposti subito opportuni monitoraggi sull'inquinamento atmosferico oggi esistente. Sopra tutto, il principio di precauzione e di prevenzione e il riconoscimento del diritto alla tutela della salute e all'ambiente quale limite ai principi di iniziativa privata.


di Martina Luciani




Gli enti competenti ad esprimersi nella cornice della Conferenza dei servizi hanno preso in considerazione l’impatto ambientale che deriva dalla somma dell’attività dei singoli impianti -  riciclo alluminio e due centrali a biomasse – che compongono l’unico progetto (seppur spacchettato, com’è uso in Italia nonostante le sanzioni europee) chiamato Tre tonalità di verde, inserito come un cuneo tra i quartieri cittadini di Sant’Andrea, Sant’Anna e Campagnuzza?
Esiste un monitoraggio sulla situazione attuale della qualità dell’aria della città, rispetto il quale considerare il futuro contributo dei tre impianti?
L’esercizio della discrezionalità della pubblica amministrazione nel ponderare gli interessi contrapposti nei procedimenti autorizzativi di questi impianti ha considerato le istanze della popolazione coinvolta ed ha inserito il principio di precauzione e prevenzione quale elemento ineludibile di valutazione? Cioè, esiste o è puramente teorica l’assunzione di responsabilità amministrativa in ordine alla rappresentazione degli interessi diffusi? Insomma, sappiamo ancora perseguire l’interesse generale e i precetti costituzionali nel progettare lo sviluppo di un territorio?
Sono alcune delle domande che i rappresentanti dei cittadini e delle associazioni goriziane riunite nel Coordinamento #noBiomasseGo hanno posto al presidente della Provincia Enrico Gherghetta nel corso di un incontro che ha anticipato cronologicamente la seduta della Conferenza dei servizi sul tema, in programma per oggi. 

sabato 16 maggio 2015

#noBiomasseGo. La conferenza stampa.3. L'intervento del Comitato Cittadini Sant'Anna, Sant'Andrea e Campagnuzza.

Il contributo del Comitato Cittadini Sant'Anna-Sant'Andrea-Campagnuzza alla conferenza stampa indetta il 16 maggio insieme a Essere cittadini, Forum Gorizia, Legambiente Gorizia, Blog Piazza Traunik, Circolo culturale Štandrež,  S.S. Juventina v, S.K.P. Oton Zupancic, per chiarire le ragioni del dissenso a proposito della centrale a biomasse in città.



Come residenti di S.Andrea  la nostra preoccupazione sono la qualità dell’aria e il potenziale deterioramento della stessa a seguito della realizzazione degli impianti a biomasse di cui stiamo parlando:due e non uno, da sommare a quelli che esistono già.

Il quadrilatero di centrali.
Particolare preoccupazione deriva dal fatto che gli abitanti di via Trivigiano, via Sabotino e via Tabai saranno doppiamente esposti alla vicinanza della centrali, poichè la cosidetta “centrale sud” già autorizzata nel 2013, nel silenzio generale e all’insaputa delle associazioni ambientaliste, disterà solo 200 metri dalle prime abitazioni.
Forse non è generalmente risaputo che al momento nella zona industrale esistono già due centrali che distano circa un 1km o meno dall’abitato di S.Andrea: si tratta di impianti molto più grossi (49 Mw Elettrogorizia, alimentata a gas naturale e 72 Mw Fiannacca, alimentata ad olio vegetale).
Con la realizzazione della centrale già autorizzata ad inizio 2013 e la “nord” in attesa di autorizzazione, entrambe site a 200-300m metri dall’abitato, S.Andrea verrebbe a trovarsi nel mezzo di un quadrilatero delimitato dalle quattro centrali termoelettriche.

giovedì 14 maggio 2015

Tre tonalità di verde: due centrali a biomasse un impianto per il riclo dell'alluminio. Un progetto ma tre percorsi diversi.



L'Europa ci ha già sanzionato per l'inveterata abitudine a spacchettare progetti potenzialmente assoggettabili a Valutazione di impatto ambientale in sezioni più piccole, più facili da "sdoganare" in base alla normativa vigente, essenzialmente caratterizzata da soglie per lo più solo dimensionali. Per fortuna le norme migliorano: il cumulo degli impatti ambientali non può più essere ignorato.


di Martina Luciani

A luglio del 2014 il Patto per lo sviluppo di Gorizia ( Comuni di Gorizia e Monfalcone, Provincia di Gorizia, CCIAA Gorizia, CGIL CISL UIL, Unione industriali di Gorizia) espresse parere favorevole sul progetto chiamato  “Three shades of green”, che in italiano vuol equivale al lirico “Tre tonalità di verde”. Ovvero, un impianto per il recupero dell’alluminio, che per funzionare ha bisogno del calore prodotto dalla centrale a biomasse Sud e di un po’ di quello proveniente dalla centrale Nord, in grado però anche di produrre energia elettrica, interamente immessa sul mercato.
Una proposta evidentemente complessiva che a pieno regime, scriveva la stampa, sarebbe in grado di produrre più di 40 posti di lavoro; i benefici economici per la collettività erano individuati nell'omaggiare il quartiere di Sant’Anna di una centralina per il monitoraggio della qualità dell’aria ed immaginare una compensazione attraverso l'ipotetico impianto per il teleriscaldamento da cedere all’ospedale ad un prezzo simbolico.
Il Patto per lo sviluppo,soggetto eminentemente politico, dice di si, il progetto ci sta bene.

martedì 12 maggio 2015

Migrazioni, terrorismo e clima: i cambiamenti climatici guidano i movimenti di popoli e gli estremismi armati

A Cremona un convegno ha nuovamente puntualizzato
una problematica che ci ostiniamo  ad ignorare quando parliamo
di flussi migratori
e di terrorismo. 
L'intervento di Grammenos Mastrojeni, responsabile al Ministero Affari Esteri italiano del rapporto con le Istituzioni internazionali che si occupano del clima e docente universitario di Soluzione dei Conflitti, autore del libro " L'arca di Noè": il cambiamento climatico sta tra i presupposti diretti delle migrazioni di popoli, dei conflitti e del terrorismo.



“Per un Mediterraneo di pace. Migranti tra conflitti e cambiamenti climatici”è il titolo di un convegno svoltosi recentemente a Cremona. In quella circostanza, Grammenos Mastrojeni, autore di " L'arca di Noè. Per salvarci tutti assieme", ha ribadito un concetto di grande importanza per dare lettura corretta al fenomeno migratorio.
La primavera araba è stata preceduta da crescenti tensioni collegate all'aumento del prezzo del pane. Questa situazione, che ha creato 4,6 milioni di nuovi poveri, si è sviluppata a partire da una serie di eventi climatici disatrosi, dalla Russia all'Australia, dalla Cina all'Argentina, che hanno fatto innalzare i prezzi del grano e favorito una gigantesca speculazione.
A ciò si è aggiunto il degrado ambientale del Delta del Niger e la crisi terribile del lago Ciad, ridotto a soli 4 km quadrati dai 25 di 50 anni fa. La crisi dell'ecosistema ha trascinato con sè le economie locali, messe nell'impossibilità di sostenersi con le attività tradizionali. La risposta è stata per un verso l'emigrazione e per l'altro verso il cedere alla lusinga dell'economia illegale. Ugualmente, la situazione di Siria e Iraq è stata preceduta da 4 anni di siccità terribile: nell'impossibilità di vivere del frutto della propria terra, si diventa profughi o si entra nelle file dell'ISI. La nostra responsabilità in questa configurazione che ci vede dalla parte di quelli che partecipano all'inquinamento globale non è eludibile; la necessità di intervenire per correggere il cambiamento climatico e contenerne le conseguenze è una necessità senza più spazi di trattativa.
Qui l'intervista a Grammenos Mastrojeni.

domenica 10 maggio 2015

Essere cittadini alla Provincia di Gorizia: quattro domande sulla centrale a biomasse in città




I principi di accesso alle informazioni e di partecipazione del pubblico ai processi decisionali  avallano la necessità di coinvolgimento( sanciti dalla Convenzione di Arhus) su impatto ambientale, studio sulla qualità dell'aria, indagine epidemiologica sui casi di tumore in determinati quartieri cittadini, soddisfacimento del principio di precauzione. La nota dell'associazione Essere Cittadini a firma del presidente Stefano Cosolo.


 
Nonostante una precisa interrogazione indirizzata al presidente della Provincia di Gorizia e a tutti gli assessori,  sui progetti delle due centrali a biomassa da costruirsi in via Trieste, nel pieno centro abitato di Gorizia, l’associazione e i cittadini goriziani sono ancora in attesa di essere informati e coinvolti nel processo decisionale. Questo non è un  vezzo di alcuni cittadini che non hanno null’altro da fare ma è l’esercizio di un diritto sancito dalla “ Convenzione di Arhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla Giustizia in materia ambientale” del 25 giugno 1998, ratificata dallo Stato italiano con la legge 16 marzo 2001, n. 108, la quale ha affermato che i cittadini devono avere accesso alle informazioni ed essere ammessi a partecipare ai processi decisionali per poter affermare il diritto di vivere in un ambiente atto ad assicurare la propria salute ed il proprio benessere. Per la Convenzione il cittadino interessato dovrebbe essere un interlocutore privilegiato per l’Autorità decidente, che dovrebbe consultarlo sin dalla fase iniziale del procedimento amministrativo.
Relativamente alla salubrità dell’attività  di combustione di biomasse e sull’impatto che essa potrebbe avere sulla salute pubblica delle popolazioni localmente coinvolte occorre ricordare che la ratio di tutte la normativa in materia è di impedire che dallo svolgimento di determinate lavorazioni possa derivare pericolo per la salute dei cittadini. Per tale motivo l’installazione di una industria insalubre, pur non vietata di per sé in assoluto, è consentita soltanto se è accompagnata dall’introduzione di particolari metodi produttivi o cautele in grado di escludere qualsiasi rischio di compromissione della salute delle persone che vivono nelle vicinanze.
Ecco allora che di fronte alle potenziali manifestazioni di tali pericoli è opportuno porre in essere alcune cautele in sede procedimentale e decisoria, e di tali cautele abbiamo chiesto conto alla giunta provinciale, tra le altre cose,  di rendere edotti i cittadini.  A fronte di impianti industriali come quelli di cui parliamo è necessario operare alla luce del principio di precauzione.

lunedì 4 maggio 2015

Expo: appunti di chi c'è stato



di Nevio Polli


Bella, davvero molto bella l'Expo. La creatività e la fantasia degli architetti del mondo hanno disegnato un "non luogo" magnifico, immaginifico, emozionante. Non c'è un attimo di tregua per gli occhi: ti immetti nell’infinito vialone (il decumano) e di qua e di là decine e decine e ancora decine e decine, e decine, di "contenitori" (i padiglioni delle Nazioni) dalle linee e forme e colori più diversi, più fantasiosi, più originali, più stupefacenti.

domenica 3 maggio 2015

Gorizia è tua: ecco i perchè del no alla centrale a biomasse in città.


Si legge, tra l'altro, nella nota firmata dai consiglieri comunali della lista civica Gorizia è tua, Michele Bressan, Michele Arcangelo Prignano, Rosy Tucci e dal suo vice presidente Dalla Francesca: " Non ci rassicurano, soprattutto, le garanzie in merito  ai limitati impatti  sulla salute e sulla sicurezza degli abitanti, in quanto , sebbene limitate, si tratta di significative emissioni (fumi, odori, ceneri e polveri), non essendo escluso l’uso di materiali legnosi di origine resinosa, biocombustione di mais non idoneo all' alimentazione di uomini o animali, olii vari , o addirittura rifiuti urbani…". 


Il comunicato. 

" All'interno del dibattito ancora aperto sulla centrale a biomasse, anche la lista civica “Gorizia è tua” ribadisce e motiva la propria posizione negativa, in linea con il voto espresso   dal consiglio comunale di Gorizia.
Il voto espresso dai consiglieri della lista è stato frutto di un lungo periodo di discernimento, studio e confronto con persone con competenze nel campo,  di un incontro  da parte della commissione consigliare competente con l’imprenditore, durante il quale  e' stato visitato il sito dove doveva sorgere la centrale e, soprattutto, nasce dall’ascolto della voce dei cittadini.

sabato 2 maggio 2015

Legambiente Gorizia: giusto il diniego alla realizzazione delle due centrali a biomasse in città.



Anche Legambiente FVG - Circolo di Gorizia prende posizione nettamente contraria  sul progetto centrale/centrali a biomasse in città.Tra le motivazioni:tante fonti inquinanti tecnicamente in regola generano un impatto ambientale cumulativo.Chi garantisce non se ne faranno altre, o non vi sarà un aumento di potenza successivo? Condiviso il parere negativo del Comune di Gorizia, richiamando la complessità dei contenuti della pianificazione territoriale.


Sotto quest'ultimo e non irrilevante profilo, vorremmo ricordare, si è pronunciata anche la Corte Costituzionale ( se non ci bastasse il Consiglio di Stato) con sentenza 220 del 2014: “l’esercizio del potere di pianificazione non può essere inteso solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, ma deve essere ricostruito come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo, che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli, sia di valori ambientali e paesaggistici, sia di esigenze di tutela della salute e quindi della vita salubre degli abitanti”.
Ecco la nota di Legambiente FVG.

Legambiente prende nuovamente posizione contro la realizzazione delle due centrali a gassificazione di biomasse in città (qui il precedente intervento). Diverse sono le considerazioni che possono essere fatte, ma preme innanzitutto mettere in evidenza che si tratta pur sempre di un impianto industriale in un'area urbana. Su questo vorremmo fare un ragionamento perché siamo certi che l'impianto rispetterà le norme sulle emissioni.
Ciò nonostante si tratterà pur sempre di una ulteriore fonte inquinante a poca distanza dal centro; senza dimenticare che a Gorizia a ridosso di Sant'Andrea abbiamo altre 5 centrali elettriche di cui 3 a biomasse. Per analogia il ragionamento è lo stesso delle automobili, ogni auto infatti viene verificata tramite i collaudi e le sue emissioni sono entro i limiti di legge, idem per le caldaie. Eppure periodicamente anche Gorizia come altre città ha problemi legati ad esempio ai superamenti di soglie di legge delle emissioni di polveri sottili (considerate cancerogene dallo IARC). Questo per dire che tante diffusioni in regola possono comunque causare impatti ambientali cumulativi. Ora le centrali proposte (che sono considerate impianti insalubri) sono due e a breve distanza dall'abitato.
Domandiamoci: cosa accadrebbe se ne aggiungessero altre in futuro, o venissero chiesti aumenti di potenza? La stessa Azienda sanitaria possiamo immaginare per questo motivo abbia dato parere favorevole alla centrale a patto che il calore sia utilizzato ad esempio in un impianto di teleriscaldamento al fine di compensare le emissioni prodotte spegnendo altre caldaie. Opzione che sembra però rimasta mera ipotesi. Deve valere pertanto valere il principio che vede questi impianti incompatibili con le aree urbane (residenziali specificatamente).

domenica 26 aprile 2015

Quer pasticciaccio brutto della centrale a biomasse Rail Nord: 3 piste per le indagini dei cittadini di buona volontà.

Impianto a biomasse della Rail Service, in città. Uno, anzi due, con l'aggiunta di un'installazione per il riciclo di alluminio.  Parecchia confusione e clima teso. Vista la rilevanza del problema, che ha già prodotto una significativa mobilitazione di cittadini contrari al progetto, la Provincia potrebbe, come fatto per  A2A di Monfalcone e rigassificatore Smart gas, commissionare uno studio scientifico specifico per fugare i dubbi e le resistenze. Suoi e nostri.


di Martina Luciani




La Conferenza dei servizi, sulla base del parere negativo del Consiglio Comunale di Gorizia, ha negato l'autorizzazione alla realizzazione del progetto Rail Nord. La società  proponente ha impugnato il diniego dinnanzi al Tar  e il Tribunale amministrativo del Friuli Venezia Giulia , con la sentenza 172 depositata il 7 aprile scorso,  ha dato ragione all'imprenditore. L'ha fatto affermando che il Comune ha utilizzato criteri diversi da quelli meramente urbanistici, che sarebbero gli unici a competergli, e che in caso di parere contrario la successiva pronuncia spetta  alla Giunta provinciale e non alla Conferenza dei servizi. Quindi illegittimo il parere del Consiglio comunale e illegittimo il diniego all'autorizzazione da parte della Conferenza dei servizi, perché nel caso specifico avrebbe dovuto pronunciarsi la Giunta provinciale.
Qua si apre, a titolo di premessa,  un interessante prospettiva di ragionamento, visto che il Consiglio di Stato ha  recentemente, e nuovamente, ribadito (sentenza n. 4731/2014) che la pianificazione urbanistica deve essere intesa in senso ampio, ovvero che, per mezzo della disciplina dell'utilizzo delle aree, vadano realizzate anche finalità economico-sociali della comunità locale (…) nel quadro del rispetto e positiva attuazione di valori costituzionalmente garantiti”, tra cui il diritto alla salute”.
Nel frattempo, in attesa della sentenza del Tar, la Rail Service ha presentato un secondo progetto per una centrale a biomasse nello stesso identico sito, l'area ferroviaria dietro via Trieste e a pochi passi dall'abitato di Sant'Andrea e di Sant'Anna, a 700 metri dal centro cittadino, descrivendolo come fortemente migliorativo rispetto il precedente, sul piano ambientale e su quello paesaggistico ( a chi si chiedesse: non si poteva far subito? la risposta è: evoluzione della tecnologia!) Progetto che sobbolle sopra una pignatta riempita alla rinfusa dei più vari ingredienti, provenienti dalla storia A ( il primo progetto) e dalla stessa storia B ( il secondo progetto). Anche il nuovo progetto è stato  cassato dal Consiglio comunale, prima della sentenza del Tar.  Inoltre Rail service intende costruirne un altro impianto a biomasse,  a poca distanza, verso la rotonda di Sant’Andrea: una zona che era classificata come commerciale e che poi è diventata idonea ad insediamenti produttivi. Tutti sanno che la costruzione di quest'ultimo è subordinata alla realizzazione di quello nell'area ferroviaria.

Prima questione: le responsabilità  penali, amministrative e contabili.
Qualcuno  paventa una responsabilità personale degli amministratori chiamati a pronunciarsi sul secondo progetto alla luce del pronunciamento del TAR sul  progetto A: nel senso che i fini risarcitori  richiamati nella sentenza sembrano avere  uno strano effetto, quasi riverberassero a mo' di intimidazione sul percorso autorizzativo del secondo.
Che definizione potremmo dare al condizionamento ideologico che questa prospettiva (decisamente artefatta visto che senza un fine risarcitorio il Tar non avrebbe potuto pronunciarsi sul ricorso) produce sulla valutazione del secondo progetto da parte degli amministratori?

lunedì 13 aprile 2015

Udine città degli orti. Parte giovedì 16 aprile l'edizione 2015 dei corsi di primavera.



Udine, città che ha sostenuto i suoi orti urbani facendone una esperienza di eccellenza a livello nazionale, avvia i corsi di primavera 2015, quattro appuntamenti dal 16 aprile al 21 maggio.  Ne diamo notizia immaginando interessino gli orticoltori goriziani. 



Si inizia giovedì 16 aprile alle 18.00 in Sala Ajace, Piazza Libertà: Lorenzo Favia di Coldiretti illustrerà tecniche e consigli per creare un perfetto orto sul balcone, coltivare al meglio il proprio appezzamento secondo i principi dell'agricoltura sinergica e della permacoltura.
Si prosegue venerdì 24 aprile alle 18.00 in Sala Ajace, con "L'orto della salute" alla presenza del responsabile del Servizio di Allergo-Pneumologia della Clinica Pediatrica di Udine Mario Canciani e del farmacista e botanico Antonino Danelutto.

sabato 11 aprile 2015

Glifosate, diserbante Monsanto, potenzialmente cancerogeno. Lo dice l'OMS.

Quando parliamo di agricoltura biotech, ricordiamoci che caratteristica di alcuni mais OGM di Monsanto ( oltre a soia, colza etc.) è la sua resistenza al diserbante: per quanto glifosate sia irrorato per difendersi dalle infestanti,OGM non batte ciglio. Ottimo business per la multinazionale che ha creato la molecola e realizzato l’OGM che la tollera, disastro ambientale e attentato globale alla salute dell’uomo. Da leggere: “ Il veleno nel piatto” di Marie-Monique Robin.

La foto è tratta da "Sportello dei diritti".



di Martina Luciani




Manca poco e in Friuli Venezia Giulia si riparlerà di OGM, di Fidenato e Futuragra, di agricoltura biotech, di diritto alla salute.
In questa primavera, a differenza del passato, c’è un elemento nuovo che cambia drasticamente la prospettiva: non tanto degli addetti ai lavori e relativamente al mais Mon810 ( che è l'unico ammesso in UE e che non è resistente al glifosate), ma dell’opinione pubblica, del consumatore normale che tenta di arrivare alla vecchiezza passabilmente sano.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato probabilmente cancerogeno per gli esseri umani il glifosate, cioè l’erbicida a cui le varietà OGM sono resistenti e che quindi viene usato in quantità immani per tenere i campi liberi dalle erbacce.
E non si tratta solo di mais OGM, ma ad esempio anche della soia, che noi importiamo in gran parte dagli USA per alimentare le nostre vacche e produrre legittimamente i nostri celebri prodotti made in Italy, come il parmigiano.
Rinnovabili.it calcola che in Italia sono commercializzati 750 prodotti a base di glifosate, destinati all’agricoltura e ( qua facciamo attenzione) al trattamento del verde urbano e al giardinaggio: il problema non sta dunque in campagna, e negli alimenti, sta sotto i nostri piedi, lungo i marciapiedi irrorati di erbicida e negli ordinati vialetti del parco dove portiamo a giocare i bambini ( e, se volete, a sgambare i cani). Il glifosato è stato rilevato non solo nel cibo, dunque, ma anche nell’aria e nell’acqua.
Monsanto è furibonda, visto che è la principale produttrice di glifosate ( nome commerciale Roundup) ed ha persino chiesto alla IARC ( Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che fa parte dell’OMS) di ritirare il rapporto.

mercoledì 8 aprile 2015

Servizio meteorologico nazionale? Forse. Intanto L’Italia perde gli ultimi meteorologi



Nessuna cattedra di Meteorologia o Fisica dell’atmosfera nelle università italiane: è dei primi di Aprile la notizia che tutti i professori ordinari di tali insegnamenti sono andati in pensione. Gli esperti della Commissione grandi rischi hanno così informato il Capo della protezione civile in una lettera. 



di Maurizio Crisanti

In un Paese pieno di siti internet e previsioni meteo commerciali, che gestiscono questi servizi nella più assoluta carenza di regole, mancheranno pertanto anche autorevoli accademici, i quali non potranno formare, a loro volta, nuovi studenti e ricercatori. Bisogna farsene una ragione: in Italia un reale Servizio Meteorologico Nazionale non esiste, né è normata la professione del meteorologo. Si parlò di Servizio Meteorologico Nazionale in una norma del 1999, successiva alla tragedia di Sarno, ma dopo 17 anni non è ancora stato creato. Eppure negli altri Paesi europei esiste un sistema nazionale.

lunedì 23 marzo 2015

Canapa industriale anche in Friuli Venezia Giulia: presentata una proposta di legge del M5S

Il MoVimento 5 Stelle ha presentato in Consiglio regionale  la proposta di legge diretta a realizzare una filiera della canapa industriale nel Friuli Venezia Giulia. Il comunicato stampa.
La foto è tratta dal sito www.canapaindustriale.it, in particolare dalla notizia del convegno " Dalla tradizione all'innovazione:la canapa", il prossimo 25 marzo, a Monza, nel corso del quale saranno presentati gli studi del CNR: due progetti scientifici, uno sui diversi prodotti che si possono ottenere dalla pianta, l'altro sulla valenza della canapa nella biodiversità ambientale.



«A differenza della “indica”, canapa considerata sostanza stupefacente e riconosciuta a livello internazionale per i suoi effetti terapeutici, la “sativa”, con un contenuto molto basso di Thc, viene utilizzata in diversi settori e la sua coltivazione non è proibita - spiega Ilaria Dal Zovo, prima firmataria della proposta.
"Oggi ogni parte della pianta di canapa Sativa può essere usata in vari settori: nell’agroalimentare, nell’edilizio e industriale (mattoni, pannelli isolanti termo/acustici, intonaci, malte) e nel manifatturiero (tessile, carta). Un mondo di applicazioni che sta rendendo la coltivazione della canapa allettante per un nuovo mercato che si sta allargando sempre più anche grazie ad un’economia “green”, che prevede l’uso di materie biologiche ed ecosostenibili per alimentare le nuove tecnologie industriali».


«In passato la coltivazione di canapa era estesa proprio per la sua versatilità. Essa fornisce, infatti, da millenni un’ottima fibra tessile. Ricordiamo che importanti paesi produttori sono Cina, Corea del Nord, Ungheria, ex Jugoslavia, Romania, Polonia, Francia e Italia – sottolinea la consigliera regionale pentastellata -. Per centinaia di anni, fino alla seconda metà del Novecento è stata, inoltre, utilizzata anche per la produzione di carta».
«La canapa “sativa” può essere utilizzata anche per bonificare terreni inquinati: queste piante fungono infatti da pompe di calore, assorbono dal terreno metalli pesanti e li stoccano nella foglia e nel fusto. Potrebbe essere questo un modo per riutilizzare i terreni inquinati. Anche in questo caso la pianta non andrebbe buttata ma riutilizzata nell’edilizia o nella produzione di olio industriale. Si potrebbero quindi – prosegue Dal Zovo - bonificare i terreni inquinati e allo stesso tempo produrre fonti di materie prime alternative».
«In altre regioni italiane tutto questo è già realizzabile. Rendiamo anche il Fvg una regione sostenibile e apriamo a questo tipo di filiera che può rappresentare un’alternativa valida alle colture tradizionali e un rilancio per una parte dell’agricoltura. Per questo il nostro motto è "piantiamola". Ora - conclude la portavoce M5S – chiediamo ai cittadini di contribuire direttamente alla stesura della nostra proposta di legge».
Il testo resterà disponibile sul blog di Beppe Grillo per 60 giorni per consentire a tutti di intervenire con eventuali modifiche.