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venerdì 18 settembre 2026

Il testo dell'istanza dell'11 agosto 2026 del Forum Gorizia ai Ministeri dell'Ambiente, degli Esteri, delle Infrastrutture, all'Autorità di Bacino Alpi Orinetali e alla Regione Friuli Venezia Giulia


Oggetto: Istanza in materia ambientale concernente l'attuale emergenza ecologica del fiume Isonzo, la Commissione mista per l’idroeconomia Italia - Slovenija e la gestione transfrontaliera del fiume Isonzo - Soča.

1_Richiesta urgente al Governo della Repubblica di Slovenija di maggiori rilasci d'acqua dalla diga di Salcano- Solkan da parte dell’impianto idroelettrico della società Soške elektrarne d.o.o. interamente partecipata dalla Holding statale HSE per fronteggiare l’attuale emergenza idrica dell’Isonzo in territorio italiano

2_Proposta di inserimento all’ordine del giorno della prossima seduta della Commissione mista per l'idroeconomia della stabilizzazione e delle modifiche in aumento dei rilasci d’acqua dalla diga della Soške elektrarne d.o.o. con la finalità di assicurare nel tempo il regolare Deflusso Ecologico del fiume in territorio italiano, le necessità del comparto agricolo e idroelettrico e la gestione delle emergenze ecologiche

3_ Richiesta di prioritaria revisione del Regolamento interno in materia di trasparenza e pubblicità delle sedute della Commissione Mista per l'idroeconomia Italia - Slovenija.

4_ Richiesta di avvio della concertazione per la costituzione di una Commissione Internazionale per la Protezione e Gestione del Fiume Isonzo – Soča.

 
Lo scrivente presidente dell’Associazione Forum Gorizia e consigliere comunale di Gorizia
Andrea Picco  rivolge la presente istanza ai Ministeri dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alla Regione Friuli Venezia Giulia e all’Autorità di Bacino Alpi orientali affinchè si provveda come descritto nei punti seguenti:

1_a causa della pressione congiunta della crescente crisi climatica sull’intero bacino idrografico transnazionale e dell’hydropeaking, determinato dalla gestione irregolare e insufficiente dei rilasci d’acqua dalla diga di Salcano - Solkan, è necessario fronteggiare, in stato di emergenza e con un intervento diretto al Governo della Repubblica di  Slovenija, la gravissima crisi idrica ed ecologica in cui si trova il fiume Isonzo, ottenendo maggiori rilasci d'acqua dalla diga da parte dell’impianto idroelettrico  della società Soške elektrarne d.o.o. interamente partecipata  dalla Holding statale HSE.

2_ Per evitare la costruzione, con ingenti investimenti di risorse pubbliche, di ulteriori dighe o traverse o bacini di rifasamento  sull’Isonzo in territorio italiano e garantire, con portate regolari e quantitativamente commisurate alle presenti e prevedibili necessità dirette a realizzare il buono stato ecologico del fiume, la tutela della biodiversità e la conservazione dei servizi ecosistemici, cui si aggiungono i bisogni del comparto agricolo e idroelettrico, è necessario praticare in via definitiva una diversa regolamentazione dei rilasci, da parte dell’impianto idroelettrico di Solkan, della società Soške elektrarne d.o.o., interamente partecipata  dalla Holding statale HSE. Si chiede l’inserimento della questione nell’ordine del giorno della riunione prevista il 30 settembre 2026 a Gorizia.  

3_ La Convenzione di Aarhus (recepita dall'Italia e dalla Slovenija) dispone “Per contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, ciascuna Parte garantisce il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale in conformità delle disposizioni della presente convenzione”.
La Commissione mista per l’idroeconomia Italia - Slovenija disattende i principi della Convenzione: non contiene nel proprio Regolamento l’impegno a garantire alle generazioni presenti e future il diritto di vivere in un ambiente salubre, non assicura trasparenza sulla propria attività, né permette la partecipazione con lo status di osservatore ufficiale alle ONG ambientali e alle associazioni dei cittadini, né i verbali delle riunioni sono facilmente accessibili su un sito specifico o almeno sui siti del Ministero dell’Ambiente, dell’Autorità di bacino delle Alpi Orientali o della Regione Friuli Venezia Giulia.
Tale assetto definisce l’attività commissariale relativa all’Isonzo Soča come un affare riservato tra Governi senza possibilità di controllo e verifica sui temi, sulle decisioni e relative motivazioni, nonché sul recepimento coordinato delle decisioni stesse - rappresentate esclusivamente nei verbali delle sedute - nelle rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione delle acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due nazioni, rendendo impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali. Ciò determina una palese lesione del terzo pilastro della Convenzione di Aarhus (Accesso alla giustizia in materia ambientale) e dell'art. 24 della Costituzione Italiana, con la compressione del fondamentale diritto alla tutela giurisdizionale.
E’ necessario pertanto che al Regolamento vigente siano apportate le modifiche necessarie a sanare il deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico, con il formale superamento delle logiche dell’Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975 e l’altrettanto formale inquadramento dell’attività nelle politiche e nel diritto eurocomunitario. Si chiede l’inserimento della questione nell’ordine del giorno della riunione prevista il 30 settembre 2026 a Gorizia.

4_Si richiede inoltre che l’ordine del giorno della prossima riunione della Commissione Mista preveda l’avvio della concertazione per l’istituzione della Commissione Internazionale per la Protezione del Fiume Isonzo - Soča, sul modello delle commissioni fluviali europee e internazionali, con tre livelli di rappresentanza: decisionale (Stati, Regione FVG, Enti locali territoriali italiani e sloveni, Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali, Direkcija Republike Slovenije za vode e  un rappresentante della Direzione Ambiente della Commissione Europea), tecnico-scientifico ( ARPA, ARSO, Università e Istituti di ricerca), e sociale (la cittadinanza, le ONG e le associazioni con lo status di osservatori). Al fine di prevenire i conflitti di interesse insiti nella partecipazione di portatori di interessi strettamente economici, si richiede che questi ultimi siano ammessi esclusivamente in veste di membri consultivi, senza diritto di voto.

Lo scrivente, nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali e di rappresentanza della cittadinanza e degli interessi diffusi del territorio, chiede alle Amministrazioni in indirizzo, ciascuna per le proprie competenze e attribuzioni di accogliere e farsi promotrici delle istanze sopra descritte, sia con le richieste azioni dirette ed urgenti sia in preparazione della imminente seduta della Commissione mista italo-slovena per l'idroeconomia prevista per il 30 settembre 2026 a Gorizia.
Chiede inoltre di fornire allo scrivente tempestivo riscontro scritto, ai sensi degli artt. 1 e 2 della Legge n. 241/1990 e delle disposizioni sul diritto di accesso alle informazioni ambientali di cui all’art.3 del D.Lgs. n. 195/2005, circa la ricezione della presente istanza e le concrete determinazioni che si intendano assumere o promuovere in seno alla delegazione italiana della Commissione Mista in merito ai punti 1, 2, 3 e 4 sopra esposti.



giovedì 17 settembre 2026

Gorizia e l'Isonzo: sulla questione della gestione transfrontaliera il sindaco può esternare come gli pare ma un'odg dei consiglieri comunali sullo stesso tema si ferma alla dogana dell'inammissibilità e non ha accesso alla discussione politica.

 


Che nella centrale di governo di questa comunità sussista un corto circuito istituzionale, intellettuale e politico probabilmente senza precedenti è evidente. Serve un elettricista con laurea in Ingegneria elettrica o basta cambiare amministrazione alle prossime elezioni amministrative? 

di Martina Luciani

Il sindaco di Gorizia scrive una lettera, la invia al ministro Pichetto Fratin del MASE, al ministro degli esteri, all’assessore regionale all’ambiente, e si esprime su questioni che riguardano la gestione transfrontaliera, attingendo all’ordine del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco, i quali oggi con ammirevole eleganza politica rivendicano con un comunicato stampa (che riporto sotto)  la primogenitura dell’analisi e delle richieste in buona parte “copiaincollate” nella lettera del sindaco.
Preventivamente il segretario comunale aveva bollato come 'inammissibile' l’ordine del giorno dei consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco per la tutela dell'Isonzo, con una giustificazione giuridicamente surreale: l'atto proposto sarebbe troppo perentorio su questioni che riguardano uno Stato estero.

 Secondo questa logica giuridica, un Consiglio Comunale eletto dai cittadini non avrebbe il diritto di impegnare la propria Giunta a fare pressione sul proprio Governo nazionale per salvaguardare il fiume che attraversa la città insieme agli interessi che e ai diritti che sono riconosciuti agli utilizzatori a valle del confine attraversato da un fiume internazionale.
Tuttavia il sindaco, nella sua perorazione al ministro, tratta le stesse identiche dinamiche italo-slovene, gli stessi presupposti del diritto eurounitario, la stessa problematica di obsolescenza delle norme dei trattati bilaterali discesi dal Trattato di pace del 1947, le modalità di rilascio dell’acqua dalla centrale idroelettrica di Salcano, che per inciso è di proprietà statale, la stessa crescente pressione del cambiamento climatico.
Delle due l'una: o la lettera del Sindaco è anch’essa un’ingerenza politica nei confronti della Repubblica di Slovenia, oppure – come è evidente –lo stop del Segretario maschera una precisa scelta politica della Giunta. Il problema non è la competenza del Consiglio comunale su materia transanazionale (che tanto il profilo specifico non sussisteva), è che non si deve discutere sul progetto della diga finanziato dalla Regione.
Infatti l’ordine del giorno (lo leggete qui: Piazza Traunik: Crisi Isonzo. Il sindaco di Gorizia scrive agli amici ministri e assessore regionale, e copia incolla dall'odg della minoranza mai ammesso in Consiglio comunale) chiedeva di mettere nero su bianco il no del Comune di Gorizia all'invaso di Piuma da 14 milioni di euro, elargiti dalla Regione FVG al Consorzio di bonifica Pianura Isontina, con ciò stabilendo la tutela ecologica del fiume ed escludendo colate di cemento in alveo. Il Consiglio Comunale è stato esautorato, mentre sotto i riflettori (potenziati dal fatto che siamo ormai in campagna elettorale) ci sono il pieno, entusiastico consenso del Comune al progetto “consortilregionale” ( quindi il rafforzamento dei legami con la Giunta regionale e dell’amicizia con il Consorzio di bonifica) e il suo nuovo talento eco-illogico (ma a che futura carriera si sta preparando il sindaco?)


Da ricordare che in occasione di una audizione nella IV Commissione regionale, il 17 ottobre del 2024, il sindaco aveva inviato un documento in cui si legge: “É opportuno evidenziare che ogni intervento, anche parziale, orientato alla riduzione dei fenomeni indesiderati sul fiume Isonzo dovrà basarsi su uno studio adeguato delle possibili soluzioni alternative dimostrando che le scelte progettuali corrisponderanno alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente ed economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema. Per quanto attiene alle problematiche presenti nel territorio del Comune di Gorizia si rappresenta la necessità di porre massima attenzione a tutte le potenziali situazioni di instabilità delle sponde, che potrebbero aggravarsi in conseguenza degli aumenti del livello nel fiume all’interno dei bacini di rifasamento. Alla luce di quanto sopra osservato il Comune di Gorizia resta pertanto in attesa di poter al più presto esaminare il progetto (PFTE) che predisporrà il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, per l’apporto di eventuali suggerimenti e proposte volte alla miglior riuscita possibile dell’investimento.”
Una posizione non di chiusura, ma estremamente cauta. Un accettabile minimo sindacale. 
Allora, è ben vero che nel frattempo, nonostante tutto, molta acqua è comunque passata sotto i ponti, ma si vorrebbe sapere su che basi ora il sindaco ha la certezza che le scelte progettuali corrispondono alla migliore soluzione, tra quelle tecnicamente ed economicamente percorribili, in grado di rispondere alle esigenze di tutela della sicurezza idraulica e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema; che la questione delle instabilità delle sponde (in seguito c’è stato un crollo poco oltre il ponte del Torrione) è stata esaminata; che il Comune ha esaminato il progetto e magari proposto suggerimenti per la migliore riuscita dell’investimento.
Insomma vogliamo sapere cosa sa il sindaco che noi ancora non sappiamo e dopo quale discussione partecipata con i consiglieri comunali, eletti dai cittadini, il sindaco afferma che il progetto della diga risolverà pressochè definitivamente il problema delle portate dell’Isonzo: a vantaggio, in questo ordine, del sistema irriguo, della produzione idroelettrica e, infine, della tutela dell’ambiente. 

La nota di Eleonora Sartori e Andrea Picco, di oggi, 17 settembre.

Dal Pantone Isonzo all'azzurro di Forza Italia con un colpo di prestigio del primo cittadino

Ci vuole un certo talento, bisogna ammetterlo. Trasformare un’iniziativa della minoranza in un solitario assolo del primo cittadino è un’opera d’arte burocratica che merita un applauso spontaneo.

In queste ore abbiamo ri-letto con vivo interesse la missiva inviata dal Sindaco ai Ministri e all’Assessore regionale competenti per riaccendere i riflettori sulla crisi ecologica dell’Isonzo. Un gesto nobile, accorato, tempestivo. Se non fosse per un piccolo, delizioso "dettaglio di produzione": quella lettera non è tutta farina del suo sacco, ma il frutto confezionato di un Ordine del Giorno presentato dai consiglieri di opposizione Andrea Picco e Eleonora Sartori lo scorso 17 agosto e letta in aula di Consiglio il 14 settembre.

La storia è quasi poetica nella sua dinamica d'aula: l'Ordine del Giorno sul tema Isonzo giaceva in Consiglio comunale, pronto per essere iscritto e finalmente dibattuto. Ma siccome i tempi dell'aula – si sa – sanno essere tiranni (o forse la prospettiva di un dibattito aperto spaventava più del dovuto), il testo non si poteva discutere. Che fare dunque? Semplice: applicare la nota legge del riciclo amministrativo.

Con un agile gioco di prestigio, la proposta dell'opposizione è stata tolta dal bancone del Consiglio, impacchettata al volo e tramutata direttamente in una "comunicazione del Sindaco", ipotesi sulla quale abbiamo manifestato la nostra adesione pur di affrontare la questione in tempi rapidi, diventando poco dopo la lettera spedita a Roma e Trieste e letta nel corso della seduta. Un vero miracolo della transustanziazione politica: l'iniziativa consiliare entra da una porta come proposta della minoranza ed esce dall'altra con il timbro personale del Sindaco.

Non ce ne lamentiamo, sia chiaro: che l'Amministrazione attinga a piene mani dalle idee dell'opposizione per ricordarsi che l'Isonzo esiste e soffre è un fatto del tutto positivo. Siamo felici di fare da ghostwriter gratuiti per Palazzo Attems se questo serve alla causa del nostro fiume.

L'importante, però, è che tra una firma in calce e un comunicato trionfale, ci si ricordi la sorgente da cui nascono le cose, per restare in tema fluviale.

Noi continueremo a proporre; al Sindaco lasciamo volentieri l'onere di firmare, sperando solo che alla rapida appropriazione delle idee senza citarne le fonti segua una pari celerità nel pretendere risposte concrete per la tutela del nostro territorio.

martedì 15 settembre 2026

Crisi Isonzo. Il sindaco di Gorizia scrive agli amici ministri e assessore regionale, e copia incolla dall'odg della minoranza mai ammesso in Consiglio comunale


I
l sindaco espone in una lettera la sua personale opinione sulla crisi dell'Isonzo, in parte ispirandosi all'ordine del giorno dei consiglieri Sartori e Picco, in parte glorificando il progetto da 14 milioni di euro per un invaso da un milione di metri cubi a Piuma. L'odg non è stato ammesso alla discussione in Aula con una giustificazione risibile che cela la preoccupazione di attivare un confronto politico in Consiglio sul progetto della diga a Piuma.
Chi ha scritto e cosa. E un po' di link per i più diligenti che vogliono approfondire.


di Martina Luciani

Ieri, 14 settembre 2026, in Consiglio comunale il sindaco di Gorizia ha illustrato la lettera inviata al ministro della Transizione Ecologica e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e per conoscenza al vice premier Antonio Tajani e all'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro. Così scrive il giornale on line Il Goriziano, prendendo uno svarione sul fatto che il Ministero oggi si chiama "dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica" (il MITE ha cambiato nome nel 2022). Leggete i contenuti qui: Isonzo, portata e tutela dell’ecosistema, Ziberna scrive al Governo: «Servono interventi strutturali» • Il Goriziano.

Quel che non leggerete è che l'iniziativa non è stata per il sindaco una sorta di illuminazione come quella di San Paolo sulla via di Damasco ma la sua lodevole seppur parziale ripresa dell'ordine del giorno presentato dai consiglieri Eleonora Sartori e Andrea Picco il 17 agosto scorso.
Odg peraltro che l'ingessatissima postazione giuridica rappresentata dal segretario comunale ha giudicato inammissibile al voto del Consiglio, impedendo così una discussione che certamente avrebbe avuto risvolti interessanti. Forse, va detto, l'inammissibilità è una mossa strategica per evitare che in Consiglio comunale si parli e ci si esponga politicamente sulla questione del progetto della diga, progetto finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, con l'amico assessore Scoccimarro, e 14 milioncini di euro messo in mano al solito Consorzio di bonifica Pianura Isontina e il suo solito presidente Lorenzon.

Di seguito il testo dell'ordine del giorno di Sartori e Picco, che costituisce il passo successivo all'invio, da parte del Forum Gorizia, nel clou dell'atroce estate 2026 vissuta malamente dall'Isonzo e da noi tutti, un'istanza formale al Governo, alla Regione Friuli Venezia Giulia e all'Autorità di bacino di cui ho già dato notizia qui: Piazza Traunik: L’Isonzo muore, serve più acqua dalla diga di Salcano. Forum Gorizia sollecita il Governo, la Regione e l’Autorità di bacino.
E se ne parla anche sulla rivista Il Passo Giusto: Isonzo tra due Stati, ritardi culturali, burocrazie miopi e interessi parziali - Il Passo Giusto

Ricordo che l'istanza, oltre a indicare l'urgenza estrema di una diversa regolazione dei rilasci dalla diga di Salcano e a chiedere una vera e competente Istituzioni internazionale che governi il fiume transfrontaliero, pone l'annosa questione del deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico in capo alla Commissione mista per l'idro-economia, con il formale superamento delle logiche dell'Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975.  

Ecco il testo dell'ordine del giorno "inammissibile"

Premesso che l’ Isonzo costituisce un patrimonio idrico, ecologico, agricolo ed economico il cui depauperamento, per qualsiasi ragione, determina un danno ambientale incalcolabile

 Considerato
che la gestione dei flussi d'acqua risente pesantemente dei rilasci intermittenti (hydropeaking) dell'impianto idroelettrico sloveno di Salcano (Solkan), che i rilasci effettuati vengono calcolati come portata media e non come deflusso costante tale da assicurare la vita dell’intero ecosistema Isonzo a valle del confine italo sloveno.

 Considerato
che è evidente come la pressione crescente del cambiamento climatico e il susseguirsi di crisi idriche senza precedenti hanno reso del tutto obsoleti i modelli idrologici, i parametri matematici, gli obiettivi della gestione dei bacini idrici, così che gli accordi bilaterali fissati cinquant'anni fa sulla base del Trattato di pace del 1947 e del Trattato di Osimo del 1975 sono oggi del tutto incoerenti con la presente situazione ecologica, con l’emergenza climatica, con la consapevolezza dei servizi ecosistemici e della prevalenza della salvaguardia ambientale, della salute e della sicurezza dei corpi idrici sulle logiche di sfruttamento industriale dell’acqua.

Evidenziato
che la Commissione mista italo-slovena per l'idroeconomia opera in forza dell’Accordo di cooperazione economica del Trattato di Osimo del 1975 con competenza a trattare “proposte relative all’utilizzazione, nell’interesse comune, delle acque dell’Isonzo” ( art. 3 dell’Accordo per il funzionamento della Commissione mista permanente, 3 febbraio 1978), ferma restando la possibilità per i due Governi di trattare anche direttamente le questioni di competenza della Commissione stessa.

Valutato
che gli studi scientifici in continua evoluzione e i parametri della Direttiva Quadro sulle Acque dell'Unione Europea (2000/60/CE), con riferimento alla Common Implementation Strategy, in particolare i Documenti di Orientamento n. 31 sul deflusso ecologico e n. 37 sulle misure di mitigazione per i corpi idrici modificati, impongono oggi il passaggio dal vecchio concetto burocratico di mera spartizione delle acque da "portata minima" a quello dinamico di "flusso ecologico". https://www.ecologic.eu/sites/default/files/publication/2020/guidance-no-37-steps-defining-and-assessing-ecological-potential-for-improving-comparability-hmwbs.pdf

https://circabc.europa.eu/sd/a/d1d6c347-b528-4819-aa10-6819e6b80876/Guidance%20No%2037%20-%20Steps%20for%20defining%20and%20assessing%20ecological%20potential%20for%20improving%20comparability%20of%20Heavily%20Modified%20Water%20Bodies.pdf


Valutato che il Considerando 35 della Direttiva Acque 2000/60/CE stabilisce testualmente che "nei bacini idrografici ove l’utilizzo dell’acqua può avere ripercussioni a livello transfrontaliero, i requisiti per il conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dalla presente direttiva e, in particolare, tutti i programmi di misure dovrebbero essere coordinati per l’ultimo distretto idrografico", escludendo logiche industriali non coordinate con il Distretto idrografico di riferimento a valle, all’insegna di una trasparente corresponsabilità ecologica transfrontaliera, perfettamente coerente con le premesse e i principi espressi nel corso della Capitale europea della cultura 2025.

Valutato che il Considerando 18 della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE sancisce espressamente che il conseguimento degli obiettivi comunitari "richiede un'azione coordinata della Comunità e degli Stati membri nonché l'adozione di provvedimenti da parte delle autorità locali", incardinando l'azione di sollecitazione al Governo italiano da parte del Comune di Gorizia nel quadro dei doveri istituzionali europei.


IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE
_a sollecitare con massima urgenza il Governo Italiano, affinché nella prossima riunione della Commissione mista del 30 settembre si descriva formalmente l’insostenibile criticità dell'attuale quadro regolatorio con cui opera il soggetto gestore dell’impianto idroelettrico di Salcano e si proceda a concordare la ridefinizione, dalla diga di Salcano, di rilasci graduali e di un deflusso minimo costante più alto, con la rimodulazione  gestionale e operativa dell’impianto idroelettrico come già adottato in altri contesti europei;
_a chiedere che il Governo si attivi per superare il limite della delega "meramente attuativa" della Commissione Mista, promuovendo la revisione degli accordi bilaterali del 1975 per adeguarli agli standard scientifici europei sul deflusso ecologico;
_a sollecitare con urgenza la controparte slovena affinchè vengano adottate rigorose misure di mitigazione dell'hydropeaking da attuarsi esclusivamente alla fonte, ovvero tramite la rimodulazione gestionale, informatica e operativa dei tempi di rilascio direttamente presso l'impianto di Salcano, in linea con i modelli di flessibilità delle turbine già adottati in altri contesti europei;
_a escludere categoricamente, nell'ambito di tali interlocuzioni e delle conseguenti pianificazioni locali, il ricorso a nuove opere infrastrutturali grigie di sbarramento, svaso o rifasamento artificiale in alveo nel tratto italiano del fiume Isonzo, riaffermando che la salute del corpo idrico si tutela ripristinando il flusso ecologico naturale a monte e non tramite ulteriori cementificazioni o alterazioni morfologiche a valle;
_a richiedere formalmente la fine del regime di segretezza della Commissione Mista, esigendo la pubblicità dei verbali d'accordo e l'istituzione di un tavolo permanente di audizione che garantisca il coinvolgimento democratico del Comune di Gorizia e delle rappresentanze dei portatori di interesse del territorio isontino.
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Se confrontate le tematiche, noterete le consonanze e le differenze.
Ad esempio quando si parla degli enormi sforzi dei nostri agricoltori per passare dall'irrigazione a pioggia all'irrigazione a scorrimento si tralascia che questi sono stati pagati con enormi quantità di denaro pubblico; e quando salta fuori la solita diga, Il Goriziano, scrivendo, prende un altro svarione e dice "Tale opera, pur essendo stata autorizzata dagli Enti competenti e pur avendo visto lo stanziamento delle somme necessarie per la quota italiana, non è purtroppo mai stata realizzata dalla controparte slovena», il che è evidentemente assurdo; nè nel testo del sindaco di Gorizia c'è scritta una simile cretineria, leggendo invece che l'invaso previsto nel 1976 doveva essere armonizzato con le opere già realizzate in territorio sloveno". 
Ma se la vedranno i redattori del giornale on line. 
Quel che mi preme sottolineare è che il sindaco si permette di esporre la sua personale opinione sul progetto della diga, ritenendo il milione di metri cubi invasati a Piuma avrebbero un "impatto positivo sul fronte della resilienza irrigua", che si " " risolverebbe pressochè definitivamente il problema della portata dell'Isonzo, poichè il suo compito fondamentale è regolare il regime delle acque, distribuendole in modo omogeneo nell'arco della giornata e ottimizzando al contempo la produzione idroelettrica sull'intera asta fluviale."
Infine, la tutela dell'ambiente. 
ECCOCI QUA, SIAMO ALLE SOLITE! L'ordine delle priorità è chiaro, è esattamente quello che rasserenerà l'assessore Scoccimarro e il Consorzio di bonifica, gli equilibri pre-campagna elettorale sono tutelati ( altro che l'Ambiente!) L'Isonzo è una risorsa per l'agricoltura, l'industria e se salviamo i pesci siamo a posto. E tralascio piacevolezze come l'Unità di crisi, che oggi va tanto di moda farle e disfarle, che dovrebbe avere piena autonomia ( ma da chi? DA CHI?) e disporre le variazioni dei rilasci delle portate ( personalmente non so se ridere o piangere, i rilasci delle portate sono disposti dal gestore sloveno, che è una società statale alla quale l'unità di crisi non avrebbe alcuna competenza a dare ordini).
Ah, poi c'è anche una task force di tecnici di entrambi gli Stati che agirebbero su formale mandato operativo della Commissione Mista nel definire accordi e procedure di emergenza. Ma forse è sempre l'Unità di crisi. 
Il Consiglio comunale che ne dice? Gli ambientalisti? I cittadini in cerca di verità e giusta lettura degli eventi? 

Io concludo evidenziando che il sindaco nella sua lettera stigmatizza il fatto che alla riunione bilaterale italo slovena di oggi, 15 settembre 2026,  il Comune di Gorizia non è stato invitato:  se fosse stato, non sarebbe comunque stata per noi cittadini una garanzia di puntuale rappresentazione della situazione dell'Isonzo, del suo ecosistema e dei diritti dell'ambiente costituzionalmente garantiti. 











venerdì 22 gennaio 2021

Forum Gorizia, il 23 gennaio, partecipa alla Marcia Global che apre quest'anno l'edizione virtuale del Forum Social Mundial

 

Sabato alle 18.30 il Forum Gorizia è inserito nel programma del Forum Social Mundial, precisamente nella Marcia Global,che consiste,in forma virtuale a causa della pandemia, in un webcast dal vivo di 24 ore sulle lotte, le visioni e le esperienze dei movimenti di tutto il mondo.


di Martina Luciani


Il video, collegato alle sezioni della Cultura, Democrazia e Cooperazione internazionale  è intitolato “Nova Gorica_Slovenia e Gorizia_Italia” ed è dedicato alla nomina della città slovena, che ci ha voluto collegati a sé in questa grandiosa esperienza, a Capitale europea della Cultura 2025.
Più in particolare è un omaggio del Forum Gorizia a tutti i cittadini sloveni e italiani che per anni, anche quando il vento dell'ostilità e dell' inimicizia rendeva difficili le relazioni tra le due popolazioni e i rispettivi governi, hanno creduto e posto le basi per il superamento del passato e del confine, per la pacificazione e la creazione di una comunità estesa, collaborando e fondando relazioni tese a valorizzare la complessità linguistica, culturale ed etnica delle città e dei rispettivi territori. Essere per un anno intero cittadini di una capitale europea della cultura è un grande impegno, prima, durante e dopo. Non si tratta solo di lavorare per presentarsi all’altezza dell’evento e di utilizzare al meglio la grande opportunità di sviluppo di un territorio condiviso, ma bisognerà anche assumersi il ruolo di garanti, nei confronti delle generazioni future, affinchè le parole dette siano poi promesse mantenute, gli impegni presi siano le fondamenta della progettazione comune e quanto creato resti a vantaggio dei cittadini che ci sono e ci saranno, in un ambiente – culturale ed anche naturale, sociale ed economico – migliore per tutti.


Vorrei spiegare perché Forum Gorizia ha voluto partecipare a questo evento internazionale, che dal 23 si prolunga fino al 31 gennaio.  E’ molto semplice. Perché riconosce fondamentali affinità tra il proprio DNA e la Carta dei Principi, che tutti devono sottoscrivere per entrare a far parte dell’enorme e articolato programma,con naturalezza e convinzione.
Laddove è stato richiesto di sintetizzare la mission dell’organizzazione partecipante, nella scheda disponibile a tutti, Forum Gorizia ha scritto:  elaborare in forma partecipata un modello di buone pratiche per lo sviluppo multiculturale della comunità e per la gestione del territorio nella visione transfrontaliera;
realizzare progetti che salvaguardino il patrimonio collettivo e producano benefici anche per le generazioni future;
lo sviluppo economico e sociale deve tutelare l’ambiente e le diversità culturali e deve dipendere dalle necessità di rispetto, inclusione, partecipazione e di cura di ogni persona.

Il video sarà visibile sabato sera utilizzando il link https://join.wsf2021.net/?q=activities
come già detto a partire dalle 18.30 ora italiana ( ma lo troverete in corrispondenza delle 17.30 UTC) e resterà in seguito disponibile perché caricato sulla piattaforma You Tube.
Ma abbiamo pensato di organizzare, alle 19, anche una diretta cui accedere sia da https://www.facebook.com/PiazzaTraunikGorizia
sia da
https://www.facebook.com/ForumGorizia





venerdì 13 novembre 2020

GECT GO: possiamo far evolvere gli obiettivi statutari in tema energetico e ambientale, attualmente prigionieri nella parola "sfruttamento"?

Forum Gorizia ha chiesto al presidente del GECT GO la modifica statutaria di uno degli obiettivi dell'ente: "sfruttamento" delle risorse energetiche e ambientali locali è un concetto archeologico, responsabile di disastri ammbientali, economici e sociali irreparabili. La Polis transfrontaliera merita aspirazioni e strumenti coerenti con le politiche ambientali ed energetiche europee. E si comincia con le parole, che sono sostanza che determina la forma.



di Martina Luciani

Forum Gorizia ha partecipato all’incontro regionale di approfondimento del Manifesto per la Società della cura, organizzato da Stop TTIP di Udine – per proporre una riflessione sul paragrafo 4 del Manifesto stesso, nel quale si legge:  “la sfida, anche culturale, è progettare il futuro come un sistema di comunità aperte, cooperanti, includenti e interdipendenti. Questo comporta anche la ri-territorializzazione delle scelte politiche, con un ruolo essenziale affidato ai Comuni, alle città e alle comunità territoriali, quali luoghi di reale democrazia di prossimità i cui abitanti partecipano fattivamente alle decisioni collettive.
Attraverso forme di riappropriazione popolare delle istituzioni di livello nazionale ed internazionale si potrà garantire, tutelare ed affermare l’uguaglianza nei diritti e nelle relazioni fra le diverse aree dei sistemi paese, dei sistemi regionali e continentali e del sistema mondo.”

A Gorizia, queste prospettive e questi obiettivi hanno ovviamente una dimensione tranfrontaliera. Certamente non sono mancate negli anni le sperimentazioni e le iniziative di relazione, condivisione e cooperazione, anche se molto spesso non sono state metabolizzate come stabili scelte politiche e culturali,  ma di volta in volta come utilità reciproche, scambievole cura di specifici interessi per la distribuzione di vantaggi senza far torto a nessuno e sostenere rapporti di buon vicinato.
Tuttavia oggi possiamo dire che è maturata la visione che gli interessi non sono talvolta coincidenti e basta,ma sono comuni – il GECT nasce con questo corredo genetico – e persino i  diritti fondamentali e la pretesa di giustizia sociale e ambientale sono comuni. E che la democrazia di confine è  oggi transfrontaliera,  affiorata dalla percezione che la comunità ha di se stessa.  Ne abbiamo avuto una dimostrazione eclatante con la forte e affollata reazione di protesta in piazza Transalpina/Trg Europe quando si è parlato di erigere un muro confinario quale strumento di contrasto ai flussi migratori; e successivamente abbiamo visto come è stata vissuta e sofferta la rete che ha diviso in due la stessa piazza durante la prima emergenza sanitaria, rete che ha distanziato fisicamente ma non socialmente la polis transfrontaliera.

Al confronto sul Manifesto per la Società della Cura, propedeutico alla manifestazione nazionale che si svolgerà il 21 novembreprossimo, sviluppato tra gli altri dai rappresentanti di Stop TTIP/CETA, Comitato Stop Pesticidi, Extintion Rebellion FVG, Climazione, CEVI, Forum Beni Comuni, Il Forum Gorizia ha illustrato la richiesta di modifica dello Statuto del Gect GO indirizzata in questi giorni al presidente dell’ Assemblea Matej Arčon, in particolare dell’obiettivo che focalizza lo “sfruttamento e gestione delle risorse energetiche e ambientali locali”, testo italiano lievemente diverso in lingua slovena.


In ogni grande o piccola costituzione, dallo statuto  di un’associazione a quello di una persona giuridica europea, come il Gect GO – Gruppo europeo di cooperazione territoriale, fino agli atti costitutivi  di un’ organizzazione sovranazionale e alla Costituzione di uno Stato, le parole sono struttura, principi che innervano ogni attività, strumento di interazione con i cittadini e per i cittadini nel loro rapporto con l’istituzione.  

Per questi motivi Forum Gorizia ha chiesto di modificare radicalmente l’obiettivo statutario. In questo obiettivo è contenuta una dichiarazione di scopi soprendentemente antiquata per una istituzione nata nel 2010, priva di qualsiasi riferimento a politiche ambientali ed energetiche, alla conversione ecologica dell’economia, ai principi dello sviluppo sostenibile, alla crisi climatica.
Il termine sfruttamento è parola tossica, che ha avvelenato l’economia, la società, il lavoro, il pianeta intero. Anche la parola gestione senza un aggettivo che ne stabilisca le finalità appare superficiale.
Le parole dello Statuto del Gect Go devono esprimere adeguatamente modalità e finalità dell’azione cooperante su un tema come delle risorse energetiche e ambientali che è fondamentale per delineare il futuro della Polis transfrontaliera e garantire i diritti fondamentali e gli interessi collettivi dei cittadini di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba, esplicitando la necessità di una ben diversa considerazione delle risorse/beni comuni del territorio transfontaliero.

Questa la proposta inviata a Matej Arčon:

• tutela e gestione ecosostenibile delle risorse energetiche e ambientali locali, nella prospettiva di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le risorse che serviranno alle generazioni future, garantendo loro qualità della vita e qualità ambientali, anche indicando uguali iniziative e  buone pratiche da introdurre congiuntamente nelle tre amministrazioni comunali in tema di valorizzazione dei servizi eco sistemici, tutela della biodiversità e salvaguardia ambientale nelle pratiche di progettazione urbanistica, pianificazione territoriale, valutazione ambientale strategica, valutazione di impatto ambientale.

L’auspicio del Forum Gorizia è che sulla proposta si apra un dibattito, nelle sedi del GECT che riuniscono i rappresentanti dei tre Comuni,  ma anche nei rispettivi consigli comunali e tra i cittadini.

 

mercoledì 8 luglio 2020

Traffico transfrontaliero illecito di rifiuti e mafie: sotto i nostri occhi, impariamo a vedere e capire. Iniziativa di Forum Gorizia, il 10 luglio.


EC(C)O MAFIE. Venerdì 10 luglio. Kulturni Dom, via Brass 20, Gorizia, alle ore 18.30.

I territori di confine come quello in cui viviamo sono inevitabilmente aree di transito del traffico illecito di rifiuti: lo sanno bene le Procure e la Direzione investigativa antimafia.  

 

 Un traffico che è solo un segmento della filiera criminale, che prospera attorno e grazie alle enormi quantità di rifiuti, prezzo esoso della società dei consumi; filiera che a sua volta si esprime attraverso attività e imprese criminali fin dal momento della raccolta dei rifiuti urbani, speciali o pericolosi che siano.
Le chiamiamo ecomafie, con l’avvertenza importante che non sempre gli illeciti in materia di rifiuti sono riconducibili ad associazioni mafiose ma “solo” a reati individuali o ad associazioni a delinquere, ispirati tuttavia alle modalità delle mafie  e con l’analogo scopo di produrre abnormi profitti a danno della collettività, in un sistema che coinvolge Paesi vicini e lontani.
Anche l’offesa, il danno e la pericolosità per i cittadini non cambiano: attraverso diversificate attività illegali vengono violati, spesso in maniera devastante anche per le generazioni future, il diritto alla salute e all’ambiente salubre, oltre che norme penali, norme fiscali, norme amministrative e giuslavoristiche. Insomma, tutele fondamentali, giustizia e sicurezza diventano esse stesse dei rifiuti.


Forum Gorizia ha deciso di introdurre la riflessione e il dibattito sulle ecomafie perché la sensibilità dei cittadini è fondamentale nell’attivare i meccanismi di controllo e investigazione delle Forze di polizia, oltre che per sollecitare la costante e  a volte troppo superficiale attenzione della politica e delle amministrazioni pubbliche.
La cittadinanza attiva, che si consolida nella cosiddetta antimafia sociale e che ha in Italia presidi coraggiosi e capillarmente attivi, nasce dalla consapevolezza e dall’informazione. Che nel nostro caso, e nella prospettiva di un confine nazionale così aperto da poter realizzare una città comune tra Gorizia e Nova Gorica, prescinde dalla formale separazione amministrativa tra Stati e dalla nazionalità del reato, dell’inquinamento, del rischio per le popolazioni.

Ec(co) Mafie è l’appuntamento organizzato per il 10 luglio, al Kulturni Dom di via Brass 20, a partire dalle 18.30. L’iniziativa è il primo approccio ad un problema spesso difficilmente identificabile nella vita quotidiana, perché sempre ben nascosto, che si tratti del capannone dismesso riempito poco per volta di rifiuti mai avviati a corretto smaltimento o di connivenze celate, anche a partire dai pubblici appalti,  lungo tutta la filiera dei rifiuti. Grandissime quantità di rifiuti, mescolati in cocktail venefici che nessuno è riuscito a controllare e fermare, e che una volta oltrapassati i confini non sappiamo dove finiscano e quali disastri vadano a causare altrove. In aggiunta, ormai i soggetti collusi con le organizzazioni mafiose non sono gente che gira con la lupara a tracolla ma sono sempre più spesso discreti e competenti imprenditori e professionisti ai quali non facciamo caso.

Capiremo di più e meglio delle specifiche modalità di infiltrazione criminale e mafiosa  nel settore dei rifiuti grazie la testimonianza di due donne che lavorano in prima linea: la direttrice del consorzio Polieco Claudia Salvestrini e la giornalista Alessandra Tommasino.
Polieco è il consorzio obbligatorio che  riunisce i produttori e gli importatori, gli utilizzatori ed i distributori di beni in polietilene ed i riciclatori ed i recuperatori di rifiuti: svolge un ruolo attivo nella sorveglianza e denuncia delle attività illecite, inclusa l’esportazione illegale dei rifiuti.  Per queste competenze Claudia Salvestrini, per la sua battaglia contro i crimini ambientali e contro ogni genere di abuso ed ingiustizia, è costante interlocutore delle forze dell’ordine e della Magistratura, oltre ad essere stata chiamata a dare conto della propria diretta esperienza in Italia e all’estero anche nell’ambito della Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico transfrontaliero.
Alessandra Tommasino, giornalista e ingegnere per l’ambiente e il territorio, collabora con la testata napoletana Il Mattino, uno dei principali quotidiani italiani e segue da anni, nel filone del miglior giornalismo di investigazione e denuncia, la gestione illecita dei rifiuti, l’infiltrazione criminale nelle pubbliche amministrazioni, lo scempio urbanistico. E’ impegnata con Comitato Don Peppe Diana, il coordinamento di associazioni fondato in memoria del parroco che si oppose alla camorra dei Casalese e che venne assassinato a Casal di Principe nel 1994.