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giovedì 2 dicembre 2021

Presentato, per un esame del CdL di Scienze Internazionali e Diplomatiche , un report su " Insurgent communities. Il comitato NobiomasseGo"



Dall'iniziale insorgenza fluida della collettività goriziana (2013) contro il triplice progetto industriale che collegava l'impianto per la lavorazione dei rifiuti di alluminio e dell'end of waste con due centrali a biomasse per la produzione di energia elettrica fino ad oggi: la storia (non conclusa) del comitato NobiomasseGO.


di Angelica Stasi

Il report  è stato scritto a conclusione del corso Nozioni di gestione dei rischi naturali, tenuto a Scienze internazionali diplomatiche dalla professoressa Alessandra Marin, docente di Progettazione del territorio e del paesaggio al Corso di Laurea di Architettura dell'Università di Trieste.

Insurgent communities. Il comitato NobiomasseGo






mercoledì 8 maggio 2019

Democrazia inquinata. Conferenza stampa on the road del comitato promotore le petizioni. Richieste precise.

La nota odierna del comitato promotore, consegnata alla stampa.



Con riferimento alla seduta del consiglio comunale del 7 maggio 2019, esprimiamo la corale indignazione per come la democrazia sostanziale che giustifica l’esistenza ed il fine istituzionale di un consiglio comunale sia stata affossata ieri sera a causa dell’escamotage di far venir meno il numero legale ed evitare l’imbarazzo di un voto su questioni che riguardano i cittadini.
Quando si impedisce il voto, si abdica dal rapporto che lega i rappresentanti dei cittadini ai loro elettori  e nel contempo si svuota l’ente comunale del suo ruolo esponenziale degli interessi di tutta la collettività. Le petizioni popolari riguardano il diritto alla salute e a vivere in un ambiente salubre dei cittadini.
Ma vediamo che, oltre all’ambiente, a Gorizia è inquinata anche la democrazia.
I numerosi video e la registrazione della seduta dimostrano che il folto pubblico ha seguito rispettosamente i lavori, inclusi i numerosi bambini che accompagnavano i loro genitori e che sono i rappresentanti delle generazioni future , principali destinatari delle preoccupazioni  dei firmatari delle petizioni.
Unica manifestazione in corso di seduta è stato l’applauso seguito al voto negativo alla mozione d’ordine del consigliere Collini, amara sottolineatura delle legittime aspettative disattese. Considerare un applauso come espressione di un gruppo di sediziosi è semplicemente risibile.

Chiediamo ai consiglieri comunali di porre in atto i meccanismi previsti dalla legge per portare finalmente il dibattito sui temi oggetto della petizioni popolari in consiglio, anche ricorrendo al potere sostitutivo del Prefetto previsto dal TUEL.

Con riferimento alle norme sulla trasparenza e procedimenti amministrativi, chiediamo di conoscere in che ufficio siano conservati gli incartamenti delle oltre 3200 firme depositate e chi ne sia custode e responsabile.

Siamo convinti che i firmatari delle petizioni si interrogheranno su cosa abbiano fatto ieri sera, in consiglio comunale, le persone che hanno votato, e chiederanno loro conto del perché le richieste che hanno sottoscritte nelle petizioni non vengono discusse nel Parlamento cittadino.



mercoledì 27 febbraio 2019

Petizioni popolari industrie insalubri e PCCA. Il Comune palleggia principi costituzionali come fosse un giocoliere: si limitasse a perseguire l'interesse pubblico sarebbe meglio.



 Insistendo perchè il consiglio comunale sia investito delle questioni oggetto di due petizioni popolari, scopriamo che il nostro Comune si dedica ad effettuare il bilanciamento di principi costituzionali: ah, però, che forti! e noi che eravamo convinti perseguisse, in quanto ente esponenziale di tutti cittadini, l'interesse della comunità applicando i principi costituzionali! Ovvero che comparasse,Costituzione in una mano e cassetta degli attrezzi normativi nell'altra, il prevalente interesse della collettività a fronte degli interessi dei privati.
 

di Martina Luciani


La stampa locale ha pubblicato la nota del Sindaco di Gorizia che, analogamente a quanto risposto dopo essere stato sollecitato dal comitato promotore a proposito delle petizioni presentate al Comune  tra l'altro afferma che: “[…] l'obiettivo della tutela della salute e dell'ambiente non pare possa ritenersi razionalmente perseguito allorquando vengano poste limitazioni alla libera iniziativa economica del privato basate sul solo dato della distanza dall'abitato del manufatto in cui esercitare determinate attività. Ciò senza dunque verificare se esistano squilibri territoriali o situazioni dell'abitato già compromesse ovvero se gli impatti determinati siano o meno superabili, tenuto conto dei progressi della scienza e della tecnologia in campo di abbattimento delle emissioni inquinanti o moleste. Si ricorda, infatti, che il diritto alla tutela della salute e dell'ambiente, alla libertà dell'iniziativa economica privata e al lavoro sono tutti principi tutelati costituzionalmente che richiedono un continuo e vicendevole bilanciamento, senza pretese di assolutezza per nessuno di essi, nel rispetto dei canoni di proporzionalità e di ragionevolezza”

Di bilanciamento di principi costituzionali si parla diffusamente da una quindicina di anni  e se in precedenza  l’argomento era proprio dei giuristi  oggi  si può, anzi si deve pretendere, che  ne capiscano qualcosa i vertici di una pubblica amministrazione.
Stupisce non poco, pertanto, l’argomentazione che il Sindaco Ziberna ha svolto nella sua “politichese” risposta; ciò in quanto ha posto sullo stesso piano impresa privata e cittadino.
Dimenticando od omettendo, quindi, che il Sindaco è il legale rappresentante del Comune, il quale altro non è che l’ente rappresentativo di una comunità di persone e non di imprese. Il Comune, in altri termini, deve tutelare i suoi cittadini e non certamente le imprese intenzionate ad installarsi sul suo territorio.

mercoledì 16 gennaio 2019

Petizioni popolari pronte. Ma non consegnate perchè non si capisce come si deve fare. Però dalla stampa arriva la rassicurazione del Comune: zone industriali e abitazioni mai più vicine.

Terminata la raccolta delle firme alle petizioni popolari, i promotori si scontrano con le incertezze burocratiche. Come si depositano in Comune a Gorizia le firme? Tira, para, molla, ancora non ci siamo riusciti. Curiosamente oggi titolone sulla stampa: Mai più zone industriali vicino alle case. Non penserete che ci basti, vero?


di Martina Luciani

Ci sono Comuni della stessa Nazione di cui fa parte anche Gorizia che sul proprio portale web descrivono nel dettaglio le modalità di consegna delle petizioni popolari. Noi ancora non abbiamo capito come fare. E siamo così educati e rispettosi da attendere indicazioni, per adempiere correttamente quanto necessario e veder attuata una fondamentale facoltà del cittadino, quella cioè di coinvolgere per mezzo della petizione popolare il consiglio comunale, la Giunta e il Sindaco su temi che appartengano alle loro competenze istituzionali.

Nel frattempo, anche perchè non ne facciamo mistero, evidentemente la voce della rilevanza del numero delle firme raccolte ( moltissime di più delle 200 richieste dallo Statuto comunale)  sia sulla petizione diretta ad ottenere una variante del Piano regolatore cittadino che imponga norme più restrittive per la realizzazione di industrie insalubri e per impianti di gestione e trattamento di rifiuti speciali, sia sulla petizione che chiede l'adozione del Piano di classificazione acustica comunale, ha prodotto la curiosa e maldestra avance letta oggi.

Allora, e seppur a titolo personale ( ma immagino che tra i promotori delle petizioni altri la penseranno come me), vorrei precisare che di queste uscite così all'avanguardia, manifestazione di una coscienza amministrativa garantista dei diritti fondamentali, ecologista e proiettata a conservare e migliorare il mondo per le generazioni future, ne ho sentite a bizzeffe, e raramente ho visto seguire fatti concludenti sul piano della realtà oggettiva. Raramente ho visto schierarsi - nelle sedi dove realmente si decidono le cose e si concedono o rinnovano le autorizzazioni o si prolungano termini o si mettono le pezze "ora per allora" alle più svariate manifestazioni di illegalità - i rappresentanti delle amministrazioni elette dai cittadini.

Quindi mi viene da ridere. Anzi mi viene da piangere: cosa significa "mai più zone industriali vicino alle case"?  La prima interpretazione è che se vogliano realizzare delle altre. Follia o imbecillità?
Troviamo qualcosa di meglio: ridisegnare il perimetro della zona industriale esistente, rimpicciolendola ( tanto è quasi vuota) in modo da aumentarne la distanza dalle aree residenziali.
Questa non è niente male.
Ma perchè viene usato il plurale "zone industriali"? Perchè non ci può aspettare il corretto uso delle concordanze dall'amministratore pubblico o perchè qualcos'altro sobbolle in pignatta? Perchè queste informazioni si intersecano con il percorso della variante 41?

Magari fosse che l'uscita sulla stampa è prodotta dall'aver percepito che le due petizioni popolari manifestano ben altro oltre alle questioni per cui sono state formulate: cioè la volontà dei cittadini di essere parte attiva nel  dibattito politico su questioni fondamentali, sempre e non solo quando sono utili interlocutori in campagna elettorale.

La conclusione è che, a parer mio, l'amministrazione locale da decenni naviga a vista, gestisce il potere e non governa,  non produce progetti a lungo termine, di volta in volta si accontenta qualcuno o si tenta la fortuna, che non arriva mai: e non arriva perchè non è mai stato sviluppato un percorso partecipato per decidere quale deve essere la Gorizia migliore possibile tra 10 anni, meglio ancora tra 20 anni. Quella piena di supermercati o quella che conserva il suo Tribunale, quella che svende il territorio spacciando le discutibili e spesso fallimentari operazioni imprenditoriali per sviluppo economico ( che notizie del Three shades of green?), quella che si dedica al turismo con un fantomatico ascensore al Castello mentre il cuore urbano agonizza, quella che ama il cicloturismo e la mobilità dolce ma non sa fare una pista ciclabile decente, quella delle spiagge sull'Isonzo ma che non riesce ad ottenere una discussione trasparente sulla gestione della diga di Salcano e delle altre dighe slovene sul corso del fiume sacro alla Patria?
Bisogna fare petizioni popolari ogni 3 mesi. E le faremo.









martedì 20 novembre 2018

Due petizioni popolari al Comune di Gorizia, per costruire sviluppo e progresso nel rispetto e nella cura delle persone e del territorio.

Comincia mercoledì 21 novembre la raccolta delle firme alle due petizioni popolari nate in seguito all'ennesimo dibattito sulle criticità ambientali che ancora non trovano adeguato riscontro nell'agire della pubblica amministrazione. 
Una città accogliente e vivibile si realizza per mezzo di strumenti di pianificazione che  rispondano tanto alla necessità di crescita economica e alle istanze di lavoro della comunità quanto ai bisogni di salute, salubrità, qualità ambientale, cura dei quartieri e del territorio, qualità dei servizi, salvaguardia dei beni comuni e valorizzazione del paesaggio urbano e naturale.
Non si tratta di andare indietro, ma di andare avanti scegliendo come prioritaria e inequivocabile la cura delle persone e dei luoghi dove si vive e si lavora. Quindi le industrie insalubri e pericolose stiano lontane dalle abitazioni dei cittadini e si rendano operativi gli strumenti che garantiscono standard elevati di tutela ambientale e di contrasto all'inquinamento, quello acustico incluso.
Certamente intraprendere questo percorso è più impegnativo (soprattutto politicamente) che limitarsi a svendere
i beni comuni e sacrificare gli interessi collettivi alle speculazioni imprenditoriali, ma se è quello che vogliamo per il futuro della nostra comunità possiamo pretendere che si faccia.


COMUNICATO STAMPA
19 novembre 2018
La discussione sulla centrale termoelettrica a gas di Sant’Andrea è un NO alle industrie insalubri e all’inquinamento ambientale, incluso quello acustico: le petizioni popolari dei cittadini per  dire SI a strategie di sviluppo e norme di pianificazione territoriale che rispettino i bisogni di salute e salubrità della comunità.

Da diversi anni  a Gorizia si manifestano forti criticità che contrappongono i progetti di sviluppo economico alle esigenze e alle istanze dei cittadini sul piano della salubrità e della qualità ambientale.
La  ferma e corale opposizione del quartiere di Sant’Andrea  alla nuova centrale termoelettrica a gas ha determinato, unitamente ad una rinnovata coesione sociale sui temi della partecipazione e al riproporsi delle pregresse esperienze di protesta e di denuncia,  la convinzione che la questione vada inquadrata e risolta sul piano delle scelte politiche che diventano “pubblica amministrazione” e governo del territorio e della comunità locale.

giovedì 12 luglio 2018

L'urbanistica, a Gorizia, non sa guardare oltre il connubio affari/politica. Consiglieri comunali, attenti alla variante 41!


Il rischio di veder ripetere il copione della variante 36 è nascosto semplicemente perchè nessuno ne vuole parlare, ricordare come, a causa delle decisioni del consiglio comunale in occasione dell'approvazione della variante, la centrale a biomasse Sud del progetto Three shades of green è stata autorizzata alcuni anni dopo dalla Provincia di Gorizia. Appello ai consiglieri comunali affinchè ottengano la Valutazione ambientale strategica ( invece esclusa dalla Giunta) sulla variante ereditata dalla precedente amministrazione.



di Stefano Cosolo



Che Gorizia stia vivendo da anni una fase di declino, è fenomeno certificato dalla drammatica diminuzione dei residenti, dallo svuotamento del centro storico della gran parte delle attività  commerciali, dall’invecchiamento della popolazione: chiari segnali che non c’è attrattiva per l’insediamento di nuove famiglie, che si aggrava la mancanza di lavoro, che l’abbandono e la cattiva gestione caratterizzano la  situazione ambientale e paesaggistica (che fine ha fatto la “città giardino” e come se la passano le periferie?).
L’urbanistica locale degli ultimi anni ha “accompagnato” questo declino con scelte che si sono rivelate completamente sbagliate e devastanti per il territorio.
Si è realizzato il classico esempio dell’utilizzo della pianificazione per sostenere e assecondare il connubio affari/politica, inventando una città in espansione, che facesse da “contenitore” ad un aumento “vertiginoso” della popolazione, in assenza di qualsiasi studio sull’evoluzione demografica ( involuzione, in realtà) e sulla composizione sociale: nuove zone abitative, nuove strade, nuove zone commerciali. 
Ma questa insensata "espansione" porta con sè un aumento dei costi di gestione a carico del bilancio comunale, quindi dei cittadini, producendo più cemento, più manutenzione, più illuminazione pubblica, più fognature, più condotte del gas  e dell’acqua, più rete elettrica e del metano, più problematiche  ambientali, ecc.. e quindi, un impoverimento per la popolazione e le casse comunali.

domenica 17 giugno 2018

Regione FVG: ambiente, salute e cittadini non contano nemmeno per l'amministrazione leghista che dice NO alla V.I.A. per la nuova centrale termoelettrica a gas di Sant’Andrea a Gorizia.



Con la delibera n. 1040 del 30.05.2018 la giunta leghista guidata da Massimiliano Fedriga ha detto NO  all’assoggettamento a procedura di Valutazione di impatto ambientale  del progetto di una nuova centrale termoelettrica con motori endoterminci a gas della potenza complessiva di circa 148 Mwt  a Gorizia, nel quartiere di Sant’Andrea, area del Consorzio di Sviluppo Industriale e Artigianale di Gorizia.



di Stefano Cosolo e Martina Luciani - Comitato NoBiomasseGO

La decisione suona come un ennesimo schiaffo ai numerosi cittadini di Gorizia che avevano inviato al Ministero dell’Ambiente le loro osservazioni e la richiesta che tale progetto fosse assoggettato alla procedura di V.I.A. al fine di effettuare una seria e completa valutazione dell’impatto ambientale dell’impianto, situato a pochi metri dal fiume Isonzo, tra gli abitati di Savogna d’Isonzo e il quartiere di Sant’Andrea del Comune di Gorizia.
Nelle osservazioni si era fatto notare, tra le altre cose, come lo “Studio preliminare ambientale” prodotto dall’impresa proponente non faccia riferimento agli altri impianti esistenti/autorizzati dislocati nelle vicinanze. Un trucco molto usato dai proponenti, che prefigura la sistematica elusione della Valutazione di Impatto Ambientale e ne vanifica uno dei principi cardine: “Un singolo progetto deve essere considerato anche in riferimento ad altri progetti localizzati nel medesimo contesto ambientale e territoriale”. In altre parole, l’esclusione della VIA non può avvenire sulla sola considerazione della soglia di potenza dell’impianto.

Nel caso specifico, lì attorno sono stati autorizzati i due impianti a biomasse della Rail Service, l’impianto di trattamento dei rifiuti di alluminio e per la successiva raffinazione degli stessi e ci sono gli impianti della zona industriale; inoltre sarebbero già tre gli impianti esistenti o autorizzati per la produzione di energia elettrica. Del cumulo degli impatti sommati tra loro sull’ambiente e sulla salute dei cittadini chi ha preso nota,  visto che in fase istruttoria abbiamo diligentemente provveduto a illustrare la situazione?
L’iter come il solito nemmeno  richiama le osservazioni dei comitati cittadini, veri destinatari dell’impatto ambientale ma sistematicamente inascoltati.

La Regione,  “padrona” del destino dell’ambiente e delle persone, come lo era prima l’ente Provincia (dalla quale, tra l’altro, ha ricevuto parte del personale tecnico) ex art. 3 Legge regionale 7.9.1990, n. 43 esprime il suo parere negativo all’assoggettamento a VIA anche in forza del fatto che il  Comune,  sempre ambiguo e “poco attento” , pur avendo inizialmente inviato al Ministero tutta una serie di fondate osservazioni poi, leggiamo nel corpo della citata delibera regionale, a seguito dell’integrazione documentale dell’impresa proponente omette di far pervenire il parere. Se non si fosse capito: IL COMUNE DI GORIZIA OMETTE DI FAR PERVENIRE IL PARERE! Figurarsi se si degna di rappresentare le preoccupazioni dei suoi amministrati.

Dunque che sia PD o che sia LEGA, il meccanismo ormai lo conosciamo.

giovedì 16 novembre 2017

Three shades of green: un luna park? Commissione consiliare urbanistica e poi conferenza di servizi in Regione: a sorpresa, cambia il tassello centrale SUD.

Autorizzazione per la centrale SUD del progetto Three shades of green da rifare perchè è stato presentato un nuovo progetto. Veloce passaggio in commissione urbanistica, per il Comune tutto ok. Ma perchè non se ne parla in consiglio Comunale?



di Martina Luciani

Da diversi mesi, chi sapeva ha prudentemente taciuto: l'originario progetto della centrale a biomasse SUD, quella che abbiamo sempre saputo avere la funzione "verde" di alimentare elettricamente - il calore si butta, così in zona si scaldano i merli d'inverno - l'impianto per il trattamento dei rifiuti metallici non ferrosi ( erroneamente progettato e autorizzato all'interno della delimitazione del centro urbano, e non all'esterno, come stabilito dalla norma regionale vigente) è stato sostituito da un nuovo progetto.

VIVA LA TRASPARENZA E LA PARTECIPAZIONE!

Il comitato NoBiomasseGO lo scopre a ridosso della commissione consiliare urbanistica, freudianamente convocata per discutere del progetto Three shades of green ( si,  proprio quello che invece la Regione FVG - Direzione centrale Ambiente Energia - chiamata in causa dalla Prefettura alla quale i cittadini si sono rivolti, parallelamente all'istanza alla Commissione Europea -  ha dichiarato di non avere sotto mano: ovviamente il comitato ha provveduto a farglielo avere, inclusi gli articoli di stampa che ne parlavano).

Bene, lunedì 13 novembre, si svolge la commissione consiliare, che conclude, nonostante l'opposizione dei consiglieri di minoranza, che il nuovo progetto va bene. Nessuna considerazione sulle criticità ambientali e procedurali descritte mille volte dai cittadini, manifestate nelle vie e nelle piazze, oggetto di richieste formali, memorie e segnalazioni alla Procura. Nessuna premura per verificare se su tutti gli impianti, separatamente autorizzati, non si fosse dovuto effettuare lo screening di valutazione impatto ambientale.
Anche in questo caso la consultazione pubblica in tutta questa vicenda si svolge, in termini di contrapposizione, fuori dalla stanza dei bottoni.

DOVE STA IL CONSIGLIO COMUNALE?
Il parere favorevole è quanto il Comune di Gorizia porta in conferenze di servizi, in  sede regionale (che sostituisce nel percorso delle autorizzazioni la defunta Provincia: ma attenzione, c'è un asse ereditario, non si creda che, morto il babbo, tutto si archivia, come crede qualcuno).
Il consiglio comunale non è chiamato a discutere la questione perchè, a causa della sventurata variante 36, approvata evidentemente sulla base di presupposti e scenari diversi da quelli con cui oggi ci misuriamo,  il sito è diventato produttivo e come tale lo si ritiene tout court  idoneo ad accogliere questo tipo di impianti.



Sarà anche vero che non è necessario si vada in consiglio comunale tenuto conto che la zona è produttiva, ma un dibattito in consiglio comunale ci deve assolutamente essere! Una protesta che si protrae da anni, coinvolgendo cittadini dei più diversi orientamenti politici, dovrebbe essere considerata dal  consiglio comunale  quale elemento fondamentale nel processo istituzionale di decisione, da presentare adeguatamente in  conferenza di servizi.
E questo perché il concetto di urbanistica da tempo è stato autorevolmente allargato, dai giudici amministrativi e costituzionali, ad una concezione ben più ampia di quella meccanicistica di espressione della potestà edificatoria sul suolo, e riguarda lo sviluppo del territorio considerato nella sua complessità.
Quindi, considerate tutte le sfaccettature di questa vicenda, le ombre e gli interrogativi senza risposta, sarebbe opportuno che il consiglio comunale si pronunciasse nuovamente.
Bene farebbe quindi il presidente del Consiglio,  supportato da chi sia consapevole della responsabilità del parlamento cittadino e del fatto che valutare la compatibilità urbanistica di una iniziativa imprenditoriale non può risolversi negli automatismi della zonizzazione dello strumento urbanistico comunale e deve comportare una attenta considerazione di tutti gli elementi che vengano in rilievo, a convocare urgentemente i consiglieri per la discussione di una mozione che rappresenti  correttamente e degnamente in Conferenza il parere "formale"  del Comune.

Di seguito il comunicato inviato ieri alla stampa dal comitato NoBiomasseGO.


15 NOVEMBRE 2017. La riapertura in Regione della conferenza di servizi per una nuova versione del progetto della centrale a biomasse Sud è l’occasione perfetta per il Comune di Gorizia per esporre  in sede istituzionale la problematica dello spacchettamento del progetto di Three shades of green in tre, anzi quattro, procedimenti autorizzatori, tutti presentati dallo stesso proponente e situati nella stessa area.

Il comitato NoBiomasseGo ha invece constatato, dalle risultanze della commissione urbanistica svoltasi lunedì scorso, convocata formalmente per discutere del progetto Three shades of green,  la sostanziale indifferenza della maggioranza tanto sulla questione della VIA quanto sulla necessità di dare risposta alla volontà ripetutamente espressa dai cittadini di non avere un’ isola di produzione industriale tra i quartieri dove vivono.
Produzione industriale che, peraltro si trascina in una successione spesso dubbia di richieste di proroga dei termini di inizio e fine lavori e variazioni progettuali. Ciò avviene ormai da così tanto tempo da non rendere improbabile tra le persone di buon senso l’interrogativo sull’effettiva “capacità economica e finanziaria” messa in gioco nel progetto, mentre permane totale silenzio sulla rilevanza dello stesso in termini di nuova offerta occupazionale sul mercato del lavoro locale.

Il Comitato ritiene che il nuovo progetto servirà soltanto ad incassare le tariffe incentivanti,  pagate dai cittadini con le quote nelle proprie bollette elettriche: tutti i costi di questa operazione, incluso quello ambientale, gravano quindi sulla collettività che non riceve alcun tipo di utilità o compensazione, in evidente contraddizione con la pubblica utilità dell’iniziativa, sbandierata a più riprese.   Attraverso il consigliere comunale Andrea Picco, è stata consegnata una serie di rilevanti osservazioni agli uffici tecnici comunali con la richiesta di presentarla in conferenza di servizi.

Indipendentemente dalle soglie di potenza,  la valutazione in conferenza di servizi del progetto della centrale Sud non può prescindere dal considerare il cumulo degli impatti ambientali e le relative interferenze con impianto di trattamento rifiuti di alluminio, impianto per la lavorazione dell’alluminio “end of waste” e centrale Nord: su questa situazione il comitato NoBiomasseGO ha sempre  ribadito la necessità di chiedere lo screening di VIA,  visto anche che la Corte di Giustizia europea continua a sostenere nelle sue sentenze che non effettuare le Valutazioni di impatto ambientale è illegittimo. Il discorso del depotenziamento dell’impianto  non sposta la questione che quattro progetti sono stati autorizzati senza screening preliminare di Valutazione di Impatto Ambientale. La Corte Costituzionale, il 20 ottobre scorso, ha affermato  che la previsione dello screening da parte del legislatore statale va ricondotta all’esigenza di sottoporre a detta procedura, in attuazione di quanto previsto sul punto dalla normativa europea, qualsivoglia tipologia di progetto, a prescindere che questo sia di competenza statale o regionale, senza consentire esenzioni a priori e in via generale, fondate esclusivamente su parametri dimensionali.

 Il Comune di Gorizia che rappresenta i cittadini e l’istanza di tutela dei diritti della collettività  deve chiedere che tutta la questione sia ridiscussa e domandare lo screening di VIA. 

Se non si ritenesse di presentare le osservazioni sul nuovo progetto centrale Sud e sull’ intero progetto Three Shades of Green, significherebbe perseverare nella volontà di lasciare in ombra questioni sulle quali i cittadini chiedono assoluta chiarezza,  ignorare una legittima protesta, non esercitare le responsabilità istituzionali   e considerare che le istanze di tutela e di garanzia  valgono meno di quelle che hanno caratterizzato importanti fasi di pianificazione territoriale da parte dell’ente comunale.

 Il comitato ricorda a tutti i soggetti istituzionali riuniti in conferenza di servizi alla Regione FVG che spetta alle autorità competenti di uno Stato membro, nell’ambito delle loro attribuzioni, adottare tutti i provvedimenti necessari, generali o particolari, affinché i progetti siano esaminati, per stabilire se siano idonei a produrre un impatto ambientale importante e, in caso affermativo, effettuare una valutazione di quest’ultimo.  Provvedimenti di questo tipo sono costituiti, ad esempio, dalla revoca o dalla sospensione di un’autorizzazione già rilasciata al fine di effettuare una valutazione dell’impatto ambientale del progetto di cui trattasi ai sensi della direttiva VIA. In caso di omissione di una valutazione di impatto ambientale di un progetto prescritta dalla direttiva 85/337, il diritto dell’Unione impone agli Stati membri di rimuovere le conseguenze illecite di tale omissione.
 Il comitato ha in corso un’istanza per elusione della VIA nei confronti della Commissione Europea e ha segnalato ripetutamente alla Procura della Repubblica di Gorizia la situazione, incluso il fatto che uno degli impianti del progetto, quello per il trattamento dei rifiuti di alluminio, è stato autorizzato in una localizzazione esclusa dalle norme regionali vigenti per la materia specifica, cioè all’interno del centro abitato come delimitato dal Codice della Strada
 La Regione FVG, su sollecitazione della Prefettura, cui il NoBiomasseGo si è rivolto, ha sostenuto di non avere evidenza di un progetto unitario, che la stessa convocazione della commissione urbanistica cita; la Prefettura nei giorni scorsi ha fornito a Regione e Comune di Gorizia i documenti relativi al Three shades of green, del quale la centrale Sud, vecchio o nuovo progetto che sia, fa parte.




mercoledì 8 novembre 2017

NOBIOMASSEGO. IMPIANTO TRATTAMENTO RIFIUTI ALLUMINIO. Il comitato rivolge al sindaco di Gorizia 4 domande, cui rispondere si o no.



Oggi, 8 novembre 2017, in Comune commissione urbanistica, ottima occasione per accertare finalmente come stanno le cose sulla vicenda dell’impianto di trattamento rifiuti di alluminio, cardine del progetto Three shades of green. Il comitato in una lettera aperta al sindaco, formula quattro domande ancora senza risposta sulla localizzazione dell'impianto di trattamento rifiuti alluminio.




Rimangono ancora senza risposta le domande contenute nella mozione respinta dal consiglio comunale lo scorso settembre, diretta ad impegnare il Comune a fare chiarezza sulla questione del progetto Three shades of green che fu presentato al Patto per lo sviluppo della provincia di Gorizia  a luglio 2014 (in foto la notizia), coinvolgendo il Comune, la Confindustria, la Camera di Commercio, il Comune di Monfalcone, CGIL CISL e UIL e ovviamente la Provincia di Gorizia.
Considerato che oggi si riunisce la commissione Urbanistica del Comune, e che la questione biomasse finirà sul tavolo della discussione, il Comitato ripropone al sindaco le domande, formulandole in maniera che si possa rispondere semplicemente si o no.
1 - Signor sindaco, lei sa che l'impianto di trattamento rifiuti, cardine del progetto Three Shades of green , è dentro il centro abitato così come definito dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 “Nuovo codice della strada”?
2 - Signor sindaco, lei sa che la normativa regionale di riferimento prescrive una fascia di rispetto di 1000 metri dal centro abitato per questo tipo  di attività, che la stessa norma indica senza possibilità di equivoci che il criterio tecnico per la delimitazione del centro abitato stesso è il codice della strada, che sempre la stessa norma indica che tale perimetrazione è fattore escludente? (punto 5.7 criteri localizzativi del piano regionale rifiuti speciali vigente al momento dell’autorizzazione dell’impianto)?

3 - Signor sindaco,  la documentazione progettuale dichiara che l'impianto sta fuori il centro abitato? Noi sappiamo che la realtà dei fatti, che avrebbe dovuto essere accertata in istruttoria, dimostra che è incluso all’interno dello stesso.
.
4 - Signor sindaco, non ritiene che il procedimento di AU relativo all’impianto di trattamento rifiuti sia viziato perché i pareri favorevoli si fondano su un presupposto sbagliato?

Comitato NoBiomasseGO