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domenica 20 settembre 2026

ISONZO. ll sindaco perora l'invaso sul fiume da tre milioni di metri cubi (quello del 1978?) E cerca per la sua personale nuova diga i soldi della quota slovena


Sul quotidiano Il Piccolo del 20 settembre 2026, il sindaco di Gorizia - neoeletto presidente della Commissione politiche comunitarie dell'ANCI (!) - infila nuove perle di saggezza alla collana, a molteplici giri, della follia locale. Perle verde Isonzo, bel colore ma così imperfette che, esigenti come siamo, ne facciamo volentieri a meno. 

di Martina Luciani

L'esordio dell'esternazioni parte dalla richiesta di un invaso da 3 milioni di metri cubi. Fermo restando che il progetto della Regione FVG/Consorzio di bonifica prevede 1 milione di metri cubi, con opere in alveo a valle del ponte del Torrione, le quantità invocate dal primo cittadino sono quelle della prima, vecchia ipotesi di bacino di rifasamento.
Ricordo, che con un'operazione molto discutibile sul piano del diritto, il Consiglio comunale di Gorizia, nel 1977, ottenne che la Commissione mista per l'idroeconomia recepisse e attuasse il cosiddetto sistema globale, autentica idiozia di stampo nazionalistico (racconterò come ci si è arrivati a breve): Jugoslavia faccia la diga e l'impianto idroelettrico, l'Italia, faccia il bacino di rifasamento in Italia, con uno sbarramento al ponte del Torrione. Ipotesi che abbandonava la previsione degli accordi internazionali: diga e sbarramento in territorio jugoslavo e entrambi in joint venture.

Di questa criticità era ben consapevole il sindaco di allora, Pasquale De Simone ( altra tempra e levatura politica, i sindaci di una volta) che nella sua interlocuzione di allora con il ministro Forlani si dichiarava consapevole della discrepanza che la modifica presenta con gli Accordi bilaterali sottoscritti a Osimo, anche perché se l’opera non fosse stata compresa tra quelle previste dagli Accordi stessi avrebbe dovuto essere realizzata con finanziamenti ad hoc.

 
Discrepanza perché la disposizione dell’art. 3 dell’Accordo per la promozione della cooperazione economica dice: «I due Governi raccomanderanno alle rispettive organizzazioni ed imprese di cooperare [...] ai fini dell'utilizzazione idroelettrica dei corsi d'acqua che interessano i due Paesi, e in particolare dell'Isonzo, e della regolazione dei bacini e corsi d'acqua d'interesse comune»: ovvero  la “costruzione, nei pressi di Salcano, di una diga sull'lsonzo e di un impianto idroelettrico.”  Con ulteriore precisazione: "Qualora la costruzione di questo impianto non dovesse sembrare conveniente dal punto di vista tecnico o economico, si provvederà a costruire, per mezzo di joint ventures, un bacino in territorio jugoslavo, destinato a migliorare il regime delle acque dell'Isonzo e ad irrigare i terreni situati in territorio italiano a sud di Gorizia.”

Piazza Traunik: Isonzo: il grande equivoco transfrontaliero cominciato 35 anni fa

In più, non è che alla Jugoslavia piacesse granchè il bacino da tre milioni di metri cubi, perchè era prevedibile il cosiddetto "rigurgito" delle acque oltre confine, a casa loro, e inoltre nel 1962 le sponde del tratto dell'Isonzo dal ponte del Torrione verso monte ( unico sito in cui potrebbero starci tre milioni di metri cubi d'acqua vista l'altezza delle sponde) furono poste sotto tutela Decreto Ministeriale del 6 marzo 1962
(pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 81 del 28 marzo 1962) che sancì la "Dichiarazione di notevole interesse pubblico delle sponde del fiume Isonzo nel Comune di Gorizia".

Successivamente il sindaco fa propria, seppur in maniera sbrigativa, la richiesta dell'ordine del giorno dei consiglieri Sartori e Picco diretta a risolvere il problema dell'inadeguatezza delle norme pattizie di Osimo e la loro obsolescenza sia rispetto la rivoluzione in materia ecologica sul piano della scienza, del diritto internazionale, europeo e nazionale sia a fronte delle nuove regole di vita e di governo che ci vengono imposte dalla violenza del cambiamento climatico. Sta scritto nell'ordine del giorno non ammesso alla discussione del Consiglio comunale: 
la pressione crescente del cambiamento climatico e il susseguirsi di crisi idriche senza precedenti hanno reso del tutto obsoleti i modelli idrologici, i parametri matematici e gli obiettivi della gestione dei bacini idrici, così che gli accordi bilaterali fissati decenni fa sulla base del Trattato di pace del 1947 e del Trattato di Osimo del 1975 sono oggi incoerenti con la presente situazione ecologica, con l’emergenza climatica e con l’evidenza del prevalere della salvaguardia, della salute e della sicurezza dei corpi idrici sulle logiche di sfruttamento unicamente industriale dell’acqua. 

Infine salta fuori che per il progetto dell'invaso ( presumo quello da 3 milioni di metri cubi) la quota italiana dell'opera è stata finanziata, ma altrettanto non è avvenuto per la quota slovena.
Da dove si ricavi questa cronaca io proprio non so, e ne ho passate di carte sul tema. Pronta a ricredermi ovviamente. Tuttavia faccio sapere al sindaco che il 13 luglio1995 fu varata una legge, la
 295, che fu così illustrata all'aula del Senato << I finanziamenti originariamente previsti per la cooperazione economica con l'ex Jugoslavia vengono qui espressamente rimodulati. In particolare, le somme precedentemente vincolate alla costruzione di una diga a valle di Salcano, prevista dagli accordi di Osimo, non verranno erogate per tale opera. Tale progetto è stato fortunatamente abbandonato perché avrebbe avuto un devastante impatto ambientale sul fiume Isonzo in territorio italiano.>>
La legge del 1995 dunque costituisce il cambio di

rotta dello Stato italiano, anticipatorio delle future politiche ambientali europee, una sorta di cometa che indicava una direzione rispetto la quale siamo andati in direzione ostinatamente contraria. Non so nemmeno come sia stato possibile che a metà degli anni 90 si manifestasse in Parlamento la visione di 
Isonzo – Soča come un'unica condivisa entità ecologica. 

Sotto questo sconclusionato intervento del primo cittadino, ci si ristora il cervello con la conferenza stampa tenuta ieri per illustrare la risposta del Ministero dell'Ambiente all'istanza formale inviata l'11 agosto scorso. Sul Piccolo di oggi ma anche qui: Piazza Traunik: Gorizia, 19 settembre 2026: Ministero dell'Ambiente risponde all'istanza inviata ad agosto da Forum Gorizia. E inserisce le richieste nell'odg della prossima riunione della Commissione mista per l'idroeconomia










domenica 1 dicembre 2019

La mistificazione quale arma politica a volte è un boomerang e ti colpisce in fronte. Ohi che botta!

Il sindaco di Gorizia attacca il consigliere Picco, dandogli dell’antisloveno ( e altre piacevolezze talmente paradossali che riescono ad indignarci per pochi secondi soltanto, poi parte la risata). Qui, sul blog del Forum Gorizia, tutta la storia e l’articolo che è uscito sulla stampa locale. Andrea Picco ha reagito egregiamente e se il sindaco pensava di spargere zizzania non ha ottenuto il risultato sperato.



di Martina Luciani


Non insisto pertanto a difendere Picco, perché tocca difendere quelli come me di fronte a questa ennesima mistificazione. C’è un passaggio decisivo a svelarla, sui cui meriterà chiedere conto, nel futuro .
Il sindaco, nuovo e agguerrito paladino dei cittadini che appartengono alla minoranza slovena afferma che: ho deciso di intervenire in prima persona denunciando questo atteggiamento fortemente antidemocratico o offensivo nei confronti dei cittadini sloveni cui manifesto la mia più convinta solidarietà che esprimerò anche con altre azioni.

Leggendo mi è sfuggito un grido di gioia! Quante azioni di protesta vedranno finalmente aprirsi le porte del Comune per una fattiva e leale collaborazione alla ricerca del bene collettivo.
Devo ringraziare il sindaco da parte dei cittadini di lingua madre slovena che hanno partecipato e partecipano alle campagne civili per impedire la realizzazione degli impianti a biomasse e dell’impianto di trattamento di rifiuti di alluminio a ridosso del loro quartiere;

che sono stati parte attiva nella predisposizione delle petizioni popolari, decisive per rideterminare le attuali pessime e invasive relazioni della zona industriale con l’abitato di Sant’Andrea;

che continuano a battersi, trattati più o meno come cittadini di serie B, per impedire la costruzione di una centrale termoelettrica che aggraverà ulteriormente la pesante, puzzolente e rumorosa convivenza con la pur scalcinata area industriale locale;

che chiedono dove diavolo sia finita la centralina di rilevamento dell’inquinamento atmosferico pagata e installata a cura del Consorzio per lo sviluppo economico di cui il Comune, socio di maggioranza, non riesce a saper nulla;

che espongono striscioni in consiglio comunale, che raccolgono firme e stampano volantini per convocare i concittadini alle riunioni;
che lamentano la mancanza di un centro civico nel quartiere, la chiusura della Posta, l’assenza di sistemi per rallentare il traffico veicolare;

che sono attivi in prima linea per la tutela dell’ambiente di tutti, della salute di tutti, del benessere di tutti.

Da oggi insomma vedremo cambiare le cose senza dover tanto battagliare, vedremo ascoltate le proteste e discusse le istanze dei cittadini, vedremo il quartiere di Sant’Andrea riconsiderato in termini urbanistici e ambientali: e chissà in quanti altri modi – utili, lungimiranti e rivolti alla coesione sociale e alla tutela dei diritti – il sindaco esprimerà la sua solidarietà nei confronti dei cittadini sloveni di Gorizia.
Ne beneficerò grandemente anche io,che purtroppo non parlo che poche parole di sloveno,e svariate migliaia di cittadini come me.
L’ha detto, e lo farà. E se non lo facesse, gli ricorderemo la promessa, promettere a vuoto e solo perché serve un bello spunto retorico in un comunicato stampa non è onesto e nemmeno furbo.

Vorrei precisare una cosa. Ne avrei fin sopra i capelli dell’utilizzo della categoria “minoranza slovena”, usata anche stavolta per segnare un confine tra cittadini, in una città, tra l’altro, la cui cultura originaria è unitaria per stratificazione secolare delle sue diverse componenti etniche e plurilingue. Resti in consiglio comunale, se serve per capire dinamiche e inghippi, fuori non ne abbiamo bisogno.

L’intervento strappalacrime contro il consigliere Picco ha il risultato di delimitare un contesto antropologico che necessiterebbe delle azioni di solidarietà del sindaco, come se fosse area disagiata, depressa e contraddistinta da minori quantità di diritti e da difettosa rappresentanza: c’è,tocca ammetterlo, ma non sta solo a Sant'Andrea, ci stiamo dentro in così tanti, italiano parlanti e sloveno parlanti, che siamo una "minoranza" ormai davvero ingombrante.
I diritti dei cittadini che protestano per le derive nazionalistiche e neofasciste di questa amministrazione, per la  piratesca gestione dei beni comuni  e per la primitiva applicazione, in ogni contesto, della regola del più forte, sono uguali, che vengano rivendicati  in italiano, in sloveno, in friulano, in dialetto goriziano.


Le leggi a tutela della comunità di cittadini italiani che parlano sloveno esistono già: e chi se ne fa beffe, transitando dai banchi dalla maggioranza verso l’uscita del consiglio comunale quando un consigliere sloveno interviene nella sua lingua, dovrebbe essere redarguito e represso in primis dal sindaco. In realtà questo tipo di insofferenza verso la rappresentanza consigliare slovena dovrebbe determinare la reazione degli stessi consiglieri offesi, che evidentemente hanno le loro ragioni per essere infinitamente pazienti.

giovedì 9 maggio 2019

Comitato promotore delle petizioni popolari al Comune di Gorizia. Precisazioni al sindaco. E niente ingiurie, prego!

In relazione alle dichiarazioni del sindaco di Gorizia, apparse nell'articolo del Piccolo del 09.05.2019, il comitato promotore delle 2 petizioni popolari su industrie insalubri e adozione del Piano di zonizzazione acustica non ritiene di avere un ruolo nella diatriba in atto all'interno del consiglio comunale se non in quanto interlocutore che rappresenta l’interesse collettivo ad ottenere seguito alle richieste per le quali sono state raccolte migliaia di firme.

 


 Si vogliono però puntualizzare alcune cose che il sindaco ha dichiarato, protestando innanzitutto contro l’ingiuriosa definizione di “squadristi”, data a pacifici cittadini che operano con gli strumenti loro attribuiti dall’ordinamento giuridico, considerando oltretutto che lo squadrismo era un’organizzazione armata del ventennio fascista.

Il sindaco trasforma una questione squisitamente politica ( le petizioni popolari sono uno strumento di partecipazione democratica, la salute, la sicurezza e l’ambiente sono diritti e beni tutelati senza alcun tipo di limitazione nella Costituzione italiana) in contrapposizione partitica, e dice che noi accusiamo la maggioranza di aver affossato le petizioni.


Noi sosteniamo che sindaco e maggioranza hanno di fatto impedito la trattazione in consiglio comunale delle due petizioni popolari con i tempi e le modalità previste dallo Statuto comunale, visto che riteniamo entrambe relative a competenze del consiglio comunale e non della giunta, e che entro tre mesi dalla presentazione delle 3200 firme il consiglio stesso avrebbe dovuto affrontare la discussione.

Inserendo i temi delle petizioni nel DUP non risulta formalizzata alcuna effettiva garanzia, sono rimandati ad un ipotetico futuro cui potremmo anche non arrivare nel corso di questa legislatura comunale. Fermo restando che del problema di rendere più restrittive le norme sull’insediamento di industrie insalubri non è emersa nel DUP alcuna traccia, la giunta ha semplicemente deliberato che “la questione posta dalla petizione in oggetto sarà presa in esame nell’ambito della revisione del Piano Regolatore Generale Comunale”, inserito come obbiettivo nel DUP appena per il prossimo triennio.


E’risibile ritenere che siano i cittadini la causa del fatto che questa amministrazione si è assunta di fronte ai cittadini una specifica responsabilità: cioè la scelta di non affrontare subito le questioni poste e trasferire la discussione in consiglio comunale, sede della compiuta rappresentanza politica cittadina; la parola “archiviare”, utilizzata nella delibera di Giunta relativa al Piano di zonizzazione acustica, non è stata inventata dalla pubblica opinione.


L’avvio di un procedimento, inoltre, ha modalità di cui i cittadini firmatari, per il tramite dei presentatori delle petizioni, hanno avuto scarse notizie: oltre alle e-mail del sindaco con la quali si apprendeva che era stata predisposta istruttoria del competente ufficio tecnico, non ci è dato sapere l'iter procedurale delle petizioni, chi ha valutato che fossero ammissibili, chi ha controllato la validità delle firme, chi siano i responsabili delle firme, chi i referenti del procedimento, e soprattutto se fossero state immediatamente sottoposte all'esame degli organi competenti come da statuto comunale.


Vogliamo ribadire che il comitato promotore non rappresenta nessuna bandiera politica, visto che riunisce cittadini di diversa convinzione e portatori di diverse esperienze di cittadinanza attiva ed associazionismo. La stessa campagna di raccolta delle firme si è sviluppata in maniera trasversale, semplicemente perché gli interessi collettivi perseguiti non sono di destra o di sinistra e l’obiettivo condiviso era e rimane che le petizioni corredate da 3200 firme siano discusse in consiglio comunale.


A proposito del PCCA, di cui esiste una versione già approvato dall'ARPA mai portata in consiglio comunale per la definitiva adozione, ricordiamo che è uno strumento di cui i Comuni devono dotarsi per legge: una dello Stato, del 1995, e una regionale, del 2006. Quindi non provvedere significa ritenere di poter stare oltre la legge.


Sulle industrie insalubri , infine, non si riesce a comprendere perché in una città che di varianti al piano regolatore ne ha già fatte ben 42, non si possa avviare subito un dibattito su una specifica nuova variante: la sensibilità pubblica sull'argomento, il numero di firme e il possibile prossimo insediamento di un industria insalubre di prima classe a Sant'Andrea evidenziano la necessità di trattazione immediata. Evidentemente la Giunta comunale, che"non ravvisa ragioni di particolare urgenza", ha una percezione della situazione diversa da quella dei cittadini.