giovedì 9 maggio 2019

Comitato promotore delle petizioni popolari al Comune di Gorizia. Precisazioni al sindaco. E niente ingiurie, prego!

In relazione alle dichiarazioni del sindaco di Gorizia, apparse nell'articolo del Piccolo del 09.05.2019, il comitato promotore delle 2 petizioni popolari su industrie insalubri e adozione del Piano di zonizzazione acustica non ritiene di avere un ruolo nella diatriba in atto all'interno del consiglio comunale se non in quanto interlocutore che rappresenta l’interesse collettivo ad ottenere seguito alle richieste per le quali sono state raccolte migliaia di firme.

 


 Si vogliono però puntualizzare alcune cose che il sindaco ha dichiarato, protestando innanzitutto contro l’ingiuriosa definizione di “squadristi”, data a pacifici cittadini che operano con gli strumenti loro attribuiti dall’ordinamento giuridico, considerando oltretutto che lo squadrismo era un’organizzazione armata del ventennio fascista.

Il sindaco trasforma una questione squisitamente politica ( le petizioni popolari sono uno strumento di partecipazione democratica, la salute, la sicurezza e l’ambiente sono diritti e beni tutelati senza alcun tipo di limitazione nella Costituzione italiana) in contrapposizione partitica, e dice che noi accusiamo la maggioranza di aver affossato le petizioni.


Noi sosteniamo che sindaco e maggioranza hanno di fatto impedito la trattazione in consiglio comunale delle due petizioni popolari con i tempi e le modalità previste dallo Statuto comunale, visto che riteniamo entrambe relative a competenze del consiglio comunale e non della giunta, e che entro tre mesi dalla presentazione delle 3200 firme il consiglio stesso avrebbe dovuto affrontare la discussione.

Inserendo i temi delle petizioni nel DUP non risulta formalizzata alcuna effettiva garanzia, sono rimandati ad un ipotetico futuro cui potremmo anche non arrivare nel corso di questa legislatura comunale. Fermo restando che del problema di rendere più restrittive le norme sull’insediamento di industrie insalubri non è emersa nel DUP alcuna traccia, la giunta ha semplicemente deliberato che “la questione posta dalla petizione in oggetto sarà presa in esame nell’ambito della revisione del Piano Regolatore Generale Comunale”, inserito come obbiettivo nel DUP appena per il prossimo triennio.


E’risibile ritenere che siano i cittadini la causa del fatto che questa amministrazione si è assunta di fronte ai cittadini una specifica responsabilità: cioè la scelta di non affrontare subito le questioni poste e trasferire la discussione in consiglio comunale, sede della compiuta rappresentanza politica cittadina; la parola “archiviare”, utilizzata nella delibera di Giunta relativa al Piano di zonizzazione acustica, non è stata inventata dalla pubblica opinione.


L’avvio di un procedimento, inoltre, ha modalità di cui i cittadini firmatari, per il tramite dei presentatori delle petizioni, hanno avuto scarse notizie: oltre alle e-mail del sindaco con la quali si apprendeva che era stata predisposta istruttoria del competente ufficio tecnico, non ci è dato sapere l'iter procedurale delle petizioni, chi ha valutato che fossero ammissibili, chi ha controllato la validità delle firme, chi siano i responsabili delle firme, chi i referenti del procedimento, e soprattutto se fossero state immediatamente sottoposte all'esame degli organi competenti come da statuto comunale.


Vogliamo ribadire che il comitato promotore non rappresenta nessuna bandiera politica, visto che riunisce cittadini di diversa convinzione e portatori di diverse esperienze di cittadinanza attiva ed associazionismo. La stessa campagna di raccolta delle firme si è sviluppata in maniera trasversale, semplicemente perché gli interessi collettivi perseguiti non sono di destra o di sinistra e l’obiettivo condiviso era e rimane che le petizioni corredate da 3200 firme siano discusse in consiglio comunale.


A proposito del PCCA, di cui esiste una versione già approvato dall'ARPA mai portata in consiglio comunale per la definitiva adozione, ricordiamo che è uno strumento di cui i Comuni devono dotarsi per legge: una dello Stato, del 1995, e una regionale, del 2006. Quindi non provvedere significa ritenere di poter stare oltre la legge.


Sulle industrie insalubri , infine, non si riesce a comprendere perché in una città che di varianti al piano regolatore ne ha già fatte ben 42, non si possa avviare subito un dibattito su una specifica nuova variante: la sensibilità pubblica sull'argomento, il numero di firme e il possibile prossimo insediamento di un industria insalubre di prima classe a Sant'Andrea evidenziano la necessità di trattazione immediata. Evidentemente la Giunta comunale, che"non ravvisa ragioni di particolare urgenza", ha una percezione della situazione diversa da quella dei cittadini.


mercoledì 8 maggio 2019

Democrazia inquinata. Conferenza stampa on the road del comitato promotore le petizioni. Richieste precise.

La nota odierna del comitato promotore, consegnata alla stampa.



Con riferimento alla seduta del consiglio comunale del 7 maggio 2019, esprimiamo la corale indignazione per come la democrazia sostanziale che giustifica l’esistenza ed il fine istituzionale di un consiglio comunale sia stata affossata ieri sera a causa dell’escamotage di far venir meno il numero legale ed evitare l’imbarazzo di un voto su questioni che riguardano i cittadini.
Quando si impedisce il voto, si abdica dal rapporto che lega i rappresentanti dei cittadini ai loro elettori  e nel contempo si svuota l’ente comunale del suo ruolo esponenziale degli interessi di tutta la collettività. Le petizioni popolari riguardano il diritto alla salute e a vivere in un ambiente salubre dei cittadini.
Ma vediamo che, oltre all’ambiente, a Gorizia è inquinata anche la democrazia.
I numerosi video e la registrazione della seduta dimostrano che il folto pubblico ha seguito rispettosamente i lavori, inclusi i numerosi bambini che accompagnavano i loro genitori e che sono i rappresentanti delle generazioni future , principali destinatari delle preoccupazioni  dei firmatari delle petizioni.
Unica manifestazione in corso di seduta è stato l’applauso seguito al voto negativo alla mozione d’ordine del consigliere Collini, amara sottolineatura delle legittime aspettative disattese. Considerare un applauso come espressione di un gruppo di sediziosi è semplicemente risibile.

Chiediamo ai consiglieri comunali di porre in atto i meccanismi previsti dalla legge per portare finalmente il dibattito sui temi oggetto della petizioni popolari in consiglio, anche ricorrendo al potere sostitutivo del Prefetto previsto dal TUEL.

Con riferimento alle norme sulla trasparenza e procedimenti amministrativi, chiediamo di conoscere in che ufficio siano conservati gli incartamenti delle oltre 3200 firme depositate e chi ne sia custode e responsabile.

Siamo convinti che i firmatari delle petizioni si interrogheranno su cosa abbiano fatto ieri sera, in consiglio comunale, le persone che hanno votato, e chiederanno loro conto del perché le richieste che hanno sottoscritte nelle petizioni non vengono discusse nel Parlamento cittadino.



Democrazia agonizzante a Gorizia. Allestito in Comune un reparto d'emergenza ( non è vero, ma dovrebbe)

Oggi Giornata mondiale della Croce Rossa, il Comune espone la bandiera con il simbolo rosso su fondo bianco. Visto l'andazzo, avrebbe potuto essere il segnale dell'attivazione di un presidio d'emergenza sanitaria, allestito per mettere in coma farmacologico la democrazia cittadina, la cui salute è gravemente compromessa dal comportamento del sindaco, della giunta e della maggioranza.


di Martina Luciani

Oggi il sindaco, invece di inventarsi che ieri sera una cagarella incontenibile aveva sorpreso la Giunta, quasi tutti i consiglieri di maggioranza e lui stesso ( che era una scusa carina, sai com'è con 'sti virus primaverili) costringendoli ad una fuga igienico sanitaria,  ha lasciato intendere che il consiglio comunale è stato interrotto anche a causa del comportamento del pubblico, strumentalizzato dall'opposizione consiliare. Invito tutti a visionare i video in circolazione sui sociale e la registrazione ufficiale della seduta del 7 maggio.
E' un'accusa che si smonterà da sola. Siamo stati un pubblico paziente, molto paziente anche di fronte ai surreali dibattimenti con cui si sospingevano avanti le lancette dell'orologio. Ma un sonoro applauso è scoppiato quando la mozione d'ordine del consigliere Collini, che chiedeva di anticipare la discussione delle due mozioni relative alle petizioni popolari, è stata cassata: è violenza? E' sedizione? A me pare che civili aspettative e diritti conclamati dei cittadini quando siano rispettivamente beffate e compromessi, minimo minimo suscitino un applauso di disapprovazione.
Il gesto deve aver colpito la fantasia dell'assessore ( alla cultura, ahimè) Oreti, che dopo l'appello con cui si è riscontrata la mancanza del numero legale, e la chiusura definitiva della seduta, è rientrato in aula e rivolto ai cittadini, sorridendo di smagliante sorriso, e atteggiando il capino con aggraziata teatralità, ci ha rivolto un applauso e un "bravi bravi bravi". Uno sfottò, degno di contesti culturalmente e politicamente ben distanti dall'aula del Parlamento cittadino. Ma ognuno agisce secondo i suoi costumi, si sa.

Ma torniamo alla seduta consiliare. Dopo l'applauso, e senza che nessun esponente delle forze dell'ordine fosse intervenuto per ammanettare i cittadini ( i vigili invece hanno invitato i genitori a tener buoni i bambini, dei quali peraltro non si è sentito un fiato per ore) la seduta è stata sospesa.  Sono rientrati i consiglieri di opposizione, i consiglieri Ferrari, Zorzenon e Tomasella, c'era l'assessore De Sarno. Gli altri in fuga.
Questo fatto, la fuga, e non altro, ha impedito che sui contenuti delle mozioni ( le trvate in fondo a questo post qui) i cittadini fossero edotti delle opinioni dei consiglieri comunali: chi vota a favore - e cioè chiede che le petizioni finiscano subito sui banchi del consiglio - chi vota contro - e quindi di fatto le archivia e si sottomette alla Giunta che questa grana non vuole affrontare, perchè relegarle nel limbo del futuro piano regolatore significa rimandarle sine die - chi si astiene perchè non sa cosa fare. Questo fatto, la fuga, significa che lo Statuto comunale, nelle pagine in cui definisce le forme della partecipazione popolare, può essere utilizzato come carta igienica. In vista della prossima cagarella virale, potrebbe essere maggiormente utile di quanto oggi non sia ai fini del pieno esercizio dei diritti democratici.





mercoledì 1 maggio 2019

PETIZIONI POPOLARI IN CONSIGLIO COMUNALE. ALLERTA ARANCIONE ANCHE IL 6 MAGGIO PER LA MOBILITAZIONE DEL 7 MAGGIO SU PETIZIONI INDUSTRIE INSALUBRI E PIANO DI ZONIZZAZIONE ACUSTICA.


Attenzione!  Preso atto che la lealtà della dialettica democratica non è iscritta all’anagrafe di Gorizia, dobbiamo  precisare che la mobilitazione dei cittadini annunciata per il giorno 7 maggio, alle 17, in occasione della seduta del consiglio comunale in cui è prevista la discussione delle due mozioni relative alle petizioni popolari su industrie insalubri e Piano di zonizzazione acustica, ha una allerta arancione nella serata del 6 maggio.


 

Il sindaco di Gorizia e la Giunta hanno provato in tutti i modi ad evitare il dibattito sulle questioni sollevate dalle petizioni nella sede di effettiva competenza, cioè il consiglio comunale.  Perché potrebbe essere un momento politicamente spiacevole.
Quindi  dobbiamo prevedere che il prestigiatore tenti altri trucchi, e che anche il 6 maggio un folto pubblico di cittadini possa avere l’occasione di essere testimone di  nuove e appassionanti strategie dirette a mantenere in formalina le oltre 3000 firme presentate a supporto delle petizioni popolari.
Ad esempio che le mozioni siano classificate INNAMMISSIBILI, perché gli argomenti sono stati già assunti nell’empireo della Giunta e sottratti al dibattito democratico e al voto consiliare.
Ancora: diffusa la notizia della mobilitazione annunciata per il 7 maggio, con mossa repentina, detta anche più correttamente mozione d’ordine, venga votato di anticiparne la discussione il 6, rendendo vana la mobilitazione stessa ed evitando ai consiglieri di avere il fiato sul collo di cittadini che non si perdono una parola degli interventi.
 

Qualunque sia la sceneggiatura allo studio dietro le quinte, si prenda atto che sappiamo di poter contare sui cittadini firmatari e non solo su quelli, visto che la gestione di questa vicenda sta coinvolgendo l’opinione pubblica su orizzonti più vasti: perché se archivi oggi 3000 firme, domani potresti archiviare anche qualcosa di più consistente.

domenica 28 aprile 2019

Inspiegabile ( o forse no) ostinazione del sindaco di Gorizia a non inviare le petizioni popolari su industrie insalubri e PCCA al Consiglio comunale!

Il comitato promotore delle petizioni popolari che, con oltre 3000 firme complessive chiedono al Comune di trattare le questioni delle industrie insalubri, inserendo norme più restrittive nel piano regolatore, e dell'adozione del Piano di zonizzazione acustica, commenta con indignazione le delibere con cui la Giunta comunale, il 17 aprile scorso, ha formalizzato il fatto che le istanze dei cittadini non saranno discusse immediatamente in consiglio comunale.
Entrambi i temi, come si apprende dalla stampa visto che nessuna comunicazione è giunta ai cittadini presentatori delle petizioni, sono stati aggiunti al libro dei sogni, di cui è disponibile la recente edizione intitolata Documento Unico di Programmazione 2019 -2021.  Questo il comunicato stampa. Di seguito i testi delle due mozioni consiliari, rispettivamente dal consigliere Andrea Picco ( Forum Gorizia) e Silvano Gaggioli ( Gorizia c'è): entrambe chiedono che le petizioni siano portate in consiglio comunale. Depositate l'11 aprile, e una settimana dopo ecco le due delibere di Giunta, guarda che caso!





Comunicato stampa, 28 aprile 2019
Il sindaco di Gorizia e la sua Giunta archiviano i cittadini e lo Statuto comunale insieme alle petizioni popolari!

Le due delibere di Giunta del 17 aprile 2019 formalizzano una nuova auto investitura di stampo autoritario, cioè lo stratagemma che trasferisce una iniziativa di democrazia diretta prevista dallo Statuto comunale  in una “archiviazione” delle istanze corredate da oltre 3000 firme di cittadini. E ciò con una serie di arzigogoli che mischiano principi costituzionali, contenuti delle norme, questioni politiche e prassi amministrative.  
Lo Statuto comunale di Gorizia stabilisce che il sindaco, ricevute le petizioni,  deliberi entro un mese se di propria competenza, oppure si provveda immediatamente all'individuazione dell'organo competente, il quale deve deliberare entro 3 mesi dalla presentazione della petizione.
Questa amministrazione, invece, attende l'ultimo giorno utile a deliberare e a quel punto, escludendo  il Consiglio comunale, organo elettivo rappresentativo della comunità cittadina,  la Giunta si attribuisce il potere di decidere  sulle materie oggetto delle petizioni  e contestualmente ne delibera l'archiviazione.

domenica 24 marzo 2019

(S) legati: al Verdi di Gorizia. Racconto teatrale di e con Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris.

Emozionante esperienza teatrale, due uomini e una corda in scena, una storia vera di alpinismo e sopravvivenza, ma sulle quinte nere del palco scorrono gli orizzonti dell'epica, dell'eroismo che si contrappone al fato, della sfida degli uomini agli dei, e tanto altro ancora.


di Martina Luciani


Diamo in premessa che ai due giovani attori il talento teatrale scorre nelle vene assieme al sangue, così non sto più a dire quanto sono bravi e quanto con la corda di scena ci hanno "legato" alla storia raccontata.
Del resto Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris non avrebbero portato in giro per i rifugi di montagna il loro lavoro, zaino in spalla e scarponi ai piedi, se passione e non comune talento non avessero sostenuto l'impervio cammino di questo tipo di teatro.

Andiamo per ordine: due giovani alpinisti inglesi, Joe Simpson e Simon Yates, conquistarono una vetta nelle Ande Peruviane sfidando una folle parete  Ovest. Poi il fato si accanisce contro di loro, con la determinazione con cui gli dei dell'Olimpo perseguitavano i piccoli ( magari astutissimi, ma pur sempre piccoli) eroi umani che avessero osato deporre paure e razionalità e penetrare nelle dimensioni riservate agli esseri divini.

Joe e Simon riescono a risalire la via, lottando allo spasimo. Ai 6.344 metri della vetta ci arrivano, e per un poco stanno tra gli dei, tra gli spiriti possenti della cosmogonia Inca.
Un peccato d'orgoglio? Siula Grande come l'Olimpo?
Non credo gli alpinisti percepiscano così la conquista di una vetta, certo però usano normalmente la parola "conquista", che implica una sottomissione e una sconfitta: quella della roccia apicale, dell' ultimo gradino prima del cielo infinito calpestato dallo scarpone e trafitto dalla picozza.

mercoledì 20 marzo 2019

On. Serena Pellegrino, sindacato ispettivo al CIE di Gradisca, estate del 2013. Solo dopo il termine del mandato della deputata, la Prefettura di Gorizia rivela i suoi fastidi per l'azione politica e istituzionale di Pellegrino.

Il Prefetto di Gorizia ha etichettato come non gradita la persona dell'on. Serena Pellegrino tra i relatori di un convegno che Agende Rosse  voleva organizzare a Monfalcone il 21 marzo, Giornata della legalità, in concomitanza con l'apertura di un presidio del movimento anti mafia nella città dei cantieri. 
Incauta presa di posizione, quella prefettizia, che fa riferimento alle valutazioni  espresse da Pellegrino nel 2013 e 2014 sulle strutture governative di Gradisca d'Isonzo: cioè il CIE e il CARA. 

di Martina Luciani

L' opinione del Prefetto su Serena Pellegrino diventa criterio di scelta e strumento operativo imposto a terzi senza l'esistenza  di uno strumento normativo che lo preveda o di un sistema gerarchico entro cui farlo valere: essa  incide nel campo delle libertà un solco non previsto nel nostro ordinamento, classifica del tutto arbitrariamente ciò che si può e ciò che non si può fare.
Qualcuno ci deve spiegare dove ha origine questo equivoco sul ruolo del rappresentante del Governo, che cosa ha determinato una simile, pericolosa sbandata nell'assetto di marcia dell'apparato istituzionale dello Stato. Com'era ovvio, si è  scatenato il finimondo (qui l'interrogazione al Ministro dell'Interno presentata alla Camera dei Deputati). 
In questa sommaria ricostruzione descrivo come la parlamentare Serena Pellegrino ha esercitato il suo diritto/dovere di ispezione e controllo, intrinseco al suo mandato, risalendo all'estate del 2013, dentro e fuori il cupo muraglione del CIE di Gradisca d'Isonzo.



Il 10 agosto 2013, Serena Pellegrino dichiarò:
"E’ stata una notte indescrivibile quella che ha concluso il Ramadam al Cie di Gradisca d’Isonzo (tra l'8 e il 9 agosto) : i racconti che le persone recluse mi hanno consegnato durante la mia visita alla struttura sono una testimonianza delle modalità inumane con cui è gestito il Centro. E io sento l’obbligo civile e morale di portar fuori da quel recinto ormai simile ad un lager questa ennesima storia di violenza e violazione dei diritti umani. I detenuti, visto il caldo torrido di questo periodo e le condizioni bestiali in cui sono rinchiusi normalmente, hanno chiesto di poter stazionare nelle aree aperte anche al termine del Ramadam. Al diniego senza appello si è aggiunta una reazione inusitata da parte della polizia: le forze dell’ordine in assetto anti sommossa hanno cominciato a lanciare lacrimogeni e ad usare i manganelli. Alcuni dei rinchiusi si sono sentiti male, non riuscivano a respirare; allora i compagni hanno spaccato uno dei vetri che limita le cosiddette vasche, nel tentativo di uscire da quella vera e propria camera a gas; ne è seguita una violenta colluttazione.”

mercoledì 27 febbraio 2019

Petizioni popolari industrie insalubri e PCCA. Il Comune palleggia principi costituzionali come fosse un giocoliere: si limitasse a perseguire l'interesse pubblico sarebbe meglio.



 Insistendo perchè il consiglio comunale sia investito delle questioni oggetto di due petizioni popolari, scopriamo che il nostro Comune si dedica ad effettuare il bilanciamento di principi costituzionali: ah, però, che forti! e noi che eravamo convinti perseguisse, in quanto ente esponenziale di tutti cittadini, l'interesse della comunità applicando i principi costituzionali! Ovvero che comparasse,Costituzione in una mano e cassetta degli attrezzi normativi nell'altra, il prevalente interesse della collettività a fronte degli interessi dei privati.
 

di Martina Luciani


La stampa locale ha pubblicato la nota del Sindaco di Gorizia che, analogamente a quanto risposto dopo essere stato sollecitato dal comitato promotore a proposito delle petizioni presentate al Comune  tra l'altro afferma che: “[…] l'obiettivo della tutela della salute e dell'ambiente non pare possa ritenersi razionalmente perseguito allorquando vengano poste limitazioni alla libera iniziativa economica del privato basate sul solo dato della distanza dall'abitato del manufatto in cui esercitare determinate attività. Ciò senza dunque verificare se esistano squilibri territoriali o situazioni dell'abitato già compromesse ovvero se gli impatti determinati siano o meno superabili, tenuto conto dei progressi della scienza e della tecnologia in campo di abbattimento delle emissioni inquinanti o moleste. Si ricorda, infatti, che il diritto alla tutela della salute e dell'ambiente, alla libertà dell'iniziativa economica privata e al lavoro sono tutti principi tutelati costituzionalmente che richiedono un continuo e vicendevole bilanciamento, senza pretese di assolutezza per nessuno di essi, nel rispetto dei canoni di proporzionalità e di ragionevolezza”

Di bilanciamento di principi costituzionali si parla diffusamente da una quindicina di anni  e se in precedenza  l’argomento era proprio dei giuristi  oggi  si può, anzi si deve pretendere, che  ne capiscano qualcosa i vertici di una pubblica amministrazione.
Stupisce non poco, pertanto, l’argomentazione che il Sindaco Ziberna ha svolto nella sua “politichese” risposta; ciò in quanto ha posto sullo stesso piano impresa privata e cittadino.
Dimenticando od omettendo, quindi, che il Sindaco è il legale rappresentante del Comune, il quale altro non è che l’ente rappresentativo di una comunità di persone e non di imprese. Il Comune, in altri termini, deve tutelare i suoi cittadini e non certamente le imprese intenzionate ad installarsi sul suo territorio.

domenica 3 febbraio 2019

Massimo Moretuzzo ( Patto per l’Autonomia) : si a nuovi cantieri per la salvaguardia e valorizzazione del territorio, no grandi opere insostenibili per ambiente e paesaggio.


Il segretario del Patto per l’Autonomia e consigliere regionale ha diffuso oggi una lettera aperta intervenendo nel dibattito sullo sblocco dei cantieri: certamente è necessario investire, ma cominciando con il mettere i Comuni nelle condizioni di avviare i cantieri già previsti e facendo lavorare le imprese locali.





Nelle ultime settimane si sta sviluppando un dibattito importante in merito allo sblocco
dei cantieri e all’opportunità di finanziare investimenti pubblici che potrebbero creare
migliaia di posti di lavoro e avere una funzione anticiclica in vista di una fase economica che si preannuncia particolarmente difficile.
Questo appello ha un valore particolarmente significativo nella nostra regione, dove gli investimenti pubblici sono precipitati nell’ultimo decennio in modo drammatico.
La scure sulle politiche di investimento è diretta conseguenza dei tagli che il bilancio del Friuli-Venezia Giulia ha subito in seguito alle imposizioni e ai patti finanziari sottoscritti con lo Stato, che dal 2011 al 2017 sono costati almeno 7 miliardi di euro.
Il risultato è che
negli “anni orribili” 2008/2016, c’è stato un calo diffuso della nostra economia, che ha
colpito in particolare la provincia di Udine con un calo del 17,3%.

La necessità di un piano straordinario di investimenti è quindi un dato oggettivo, se
riteniamo che il nostro territorio non possa sopportare un’ulteriore ondata di crisi, di chiusure di aziende, di diminuzione di posti di lavoro.
È indispensabile però porci delle domande: di quale tipo di opere c’è bisogno? Quali cantieri dobbiamo avviare? Come destinare le poche risorse disponibili per dare un segnale immediato?

Non credo che per il Friuli-Venezia Giulia la risposta stia in progetti faraonici, in poche
opere costosissime che necessitano di decenni per essere cantierate, che vengono solitamente gestite da imprese che arrivano da fuori e lasciano alla nostra economia solo le briciole, e hanno spesso un impatto ambientale e paesaggistico insostenibile.

venerdì 25 gennaio 2019

COOP Gorizia: lanciata una raccolta firme per riavere i reparti di macelleria e di pescheria nel supermercato di via Lungo Isonzo Argentina

La questione evidentemente sta a cuore ai soci Coop: il post, precedente a questo, sulla soppressione dei due reparti precedente a questo ha avuto moltissime condivisioni e letture. Ma soprattutto in parallelo è partita una raccolta firme.


di Martina Luciani

I rappresentanti della Circoscrizione soci di Gorizia hanno il loro bel daffare a raccogliere le firme che sostengono il ripristino dei servizi originari nei reparti di macelleria e pescheria. Perchè la risposta è in breve diventata corale, e le firme si aggiungono rapidamente l'una dopo l'altra: in questa città c'è un certo risveglio di partecipazione diretta ( mi riferisco alle due petizioni popolari su industrie insalubri e adozione del Piano di classificazione acustica) che è ben vero si sviluppa su questioni specifiche ma che mi fa sperare in una crescita della consapevolezza su cosa sia essere cittadino.
Ho apprezzato la lettera della Circoscrizione che motiva la raccolta di firme, anzi la condivido in toto, mi pare un civilissimo modo di interferire nelle questioni gestionali di una azienda che però è anche una cooperativa.
"Con la nostra presa di posizione come soci della cooperativa Coop Alleanza 3.0 intendiamo sollecitare la direzione per il ripristino del servizio di servito nel reparto di macelleria e pescheria del nostro punto vendita."
E allora vediamo chi è la direzione: dal 1° ottobre scorso, il nuovo direttore generale è E' Paolo Alemagna il nuovo Direttore Generale di Coop Alleanza 3.0
„
Paolo Alemagna, milanese, classe 1967, carriera professionale ai massimi livelli della grande distribuzione, dal quale ci si attende che i conti in rosso della Coop siano risanati.

Il presidente Turrini commentò la nomina così: “Con l’ingresso del nuovo Direttore generale facciamo un ulteriore passo verso la riforma della governance che distinguerà le funzioni della proprietà, di indirizzo e controllo, da quelle della gestione.".
Ecco dunque le mie personali domanda: i metodi per risanare i conti hanno connotati diversi e specifici all'interno di una cooperativa, oppure no? i soci c'entrano nelle funzioni di indirizzo e controllo, o sono solo un'entità astratta che giustifica il permanere della forma giuridica societaria di una impresa che nella pratica vuole essere e fare solo impresa?
Indirettamente se lo chiede anche la circoscrizione soci: " Sicuramente nell'era dell'automazione e della competizione economica il profitto è diventato, per troppi, l'unico obiettivo da raggiungere."
E precisa: "I risultati positivi degli ultimi anni nel punto vendita di Gorizia, via Lungo Isonzo Argentina, sono dovuti al punto vendita nel suo insieme e non di più ad alcuni reparti rispetto ad altri, per cui la modifica dell'offerta commerciale si rifletterà negativamente sull'intera redditività ed afflusso di consumatori e clienti."
L'offerta commerciale in questo caso è anche poter scegliere e comperare la carne e il pesce nelle quantità desiderate, beneficiando di un rapporto, fatto di parole e di fiducia, con la persona che ci fornirà quanto necessario ( in peso, pezzatura, qualità etc etc) con specifica professionalità ( e, devo dire, anche con un sorriso, cosa che nel biancore di un banco frigo non sono mai riuscita a cogliere), lo chiuderà in un pezzo di carta invece che in una monumentale scatola di plastica ( smaltimento a cura del consumatore).
Oltre ad erigere nuovi banchi frigo colmi di contenitori di plastica, cosa comporta chiudere due reparti nevralgici per la tipologia di clientela dello specifico punto vendita? Ridurre il personale? E quando l'avrai fatto, che cosa potrai fare ancora? Ridurre la qualità. Magari persino chiudere il supermercato di via Lungo Isonzo Argentina, che forse ( mia esclusiva supposizione) è un'ideuzza coerente con l'apertura del nuovo supermercato Coop di via Boccaccio.

“

mercoledì 23 gennaio 2019

La COOP sei tu...? E allora devo rivedere la mia identità di consumatore e socio Coop, perchè qualcosa non mi torna più.

Numerosi clienti del negozio Coop di via Lungo Isonzo Argentina ieri sostavano interedetti davanti al reparto carne e pesce, smantellato e sostituito da una ordinata e triste esposizione di merce nei contenitori di plastica.
Il riassetto dei reparti produce in questo caso la dequalificazione del servizio e del punto vendita, la perdita di professionalità e di relazioni umane.



di Martina Luciani


E' una tradizione di famiglia, fare la spesa alla Copp di via Lungo Isonzo Argentina. Al punto che i dipendenti si ricordano ancora di mio padre, e ci conosciamo da così tanti anni che ci salutiamo chiamandoci per nome e con una cordialità che va ben oltre la cortesia.

Ma da tempo ho notato una strisciante dequalificazione del punto vendita, con la frequente assenza di prodotti che acquistavo regolarmente, la sostituzione dei formaggi venduti al taglio con i pezzi già tagliati e prezzati, la scelta di passare una serie di prodotti in scadenza al 30 per cento di sconto e non più al 50, quattro mele friulane in un gigantesco contenitore di plastica quando basterebbe l'esile sacchetto bio per portarselo a casa, confezioni di carta e plastica che devi occuparti di separare per poter smaltire correttamente gli imballaggi, e via dicendo... 

Per contro, ed anche se non mi garbava veder aumentare poco per volta la quantità di prodotti nelle vaschette di plastica a discapito dell'offerta sfusa, personalmente reputavo di qualità l'offerta del reparto macelleria e pescheria: quello con gli esseri umani dietro il banco.
Visto che non siamo grandi consumatori di pesce, ancor meno di carne, ed io ero e sono rimasta assolutamente ignorante su cosa acquistare, cucino semplice e devo far quadrare i conti,  avere interlocutori umani e non espositori colmi di vaschette preconfezionate era un vantaggio enorme: gli addetti dei reparti  rispondevano alle mie domande, mi consigliavano,mi spiegavano come procedere alla cottura, tagliavano le quantità a me necessarie ( niente di più e niente di meno), secondo le mie esigenze e pure secondo la migliore convenienza, mi accontentavano cercando il pollo allo spiedo più rosolato e cortesemente me lo tagliavano a pezzi, mi rassicuravano sulla provenienza del pesce e me lo pulivano per bene risparmiandomi un'impresa per me atroce in modo che io dovessi solo aggiustarlo con le erbe e ficcarlo in forno. Finito, questo non lo posso più avere. 

Io ho perso una comodità, una forma di piccola serenità quotidiana ( vorrei fare un goulash, per quattro persone, cosa mi dai?) i single avranno i loro bei problemi a trovare la scatola di plastica che contenga quantità adatte al loro standard di consumo, e chi debba invece riempire molti piatti in famiglia probabilmente comprerà più di quel che serve, dovendo ragionare su pezzature e pesi decisi da altri, chissà dove. Certo, abbiamo delle garanzie non da poco sull'assenza di antibiotici e sulla riconoscibilità della filiera, ma io voglio guardare in faccia un mio simile, ringraziarlo e salutarlo prendendo la merce ( una merce speciale, è cibo, è ciò che darò da mangiare alla mia famiglia) e non solo vagare lungo un banco frigo.
Abbiamo un duplice parcheggio, di cui uno sotterraneo, e abbiamo anche, seppur dissestata e pericolosa,  una scalinata che dall'area delle vie Fatebenefratelli/ Diacono/Manzoni consente di raggiungere comodamente il negozio a piedi.

Tutto evolve, ma a me pare evolva in peggio, soprattutto considerando che ho una tessera di socio da ben oltre due decenni, e che il contesto ritengo debba tener conto anche di questo, e non solo delle imposizioni del marketing aziendale. Mi stanno benissimo le iniziative di solidarietà e attenzione per il territorio, per le persone in difficoltà, per gli studenti universitari. Ma voglio considerazione per le istanze dei consumatori più consapevoli e per quelli che lo diventerebbero se gliene fosse data occasione; e voglio dipendenti valorizzati nel loro ruolo di primi rappresentanti di uno spazio commerciale in cui si promuovono e perseguono non solo gli incassi realizzati e di primi interlocutori di un sistema a base cooperativistica.
Spacciarlo come tale solo perchè ci sono un po' di sconti per i soci, perchè posso girare i punti accumulati a Medici senza Frontiere o contribuire a rifornire la Caritas locale non basta, i prezzi sugli scaffali non sono tra i più convenienti, le raccolte alimentari le sa fare anche CasaPound. 

Quindi, se non posso avere ciò che per me costituisce il permanere, nell'ipetrofico e spersonalizzante sistema consumistico, di un ruolo centrale di consumatore e persona, tanto vale cambiare supermercato, a Gorizia non ci mancano, e basta allungare la strada di poco per usufruire  della rete commerciale di Nuova Gorizia, Salcano e San Pietro.












sabato 19 gennaio 2019

VIDEO: Moni Ovadia su Decima Mas accolta in Comune a Gorizia.

Il messaggio. Consentire la lugubre celebrazione del revanchismo filofascista è un crimine: la Costituzione, Legge delle leggi che indica il carattere identitario della nostra Repubblica, è antifascista. Il fascismo è stato un crimine, non esistono ragioni per riabilitarlo in alcun modo. Tutto questo deve cessare.




giovedì 17 gennaio 2019

Decima Mas in Comune a Gorizia. I Ministri degli interni sulla questione non hanno mai nulla da dire. Silenzi che risuonano cupamente.

Il Ministro degli Interni, chiunque sia, e ovunque sia interrogato, alla Camera o al Senato, o tramite lettera, non risponde MAI. E' questo il caso del SILENZIO ASSORDANTE.

In attesa della risposta all'interrogazione dell'on. Erasmo Palazzotto di alcuni giorni fa, il testo del documento inviato dall'on. Serena Pellegrino nel 2018 e l'interrogazione a risposta scritta della sen. Laura Fasiolo del 2017.


di Martina Luciani


L'anno scorso, la deputata Serena Pellegrino scrisse al Ministro dell'Interno. Uno dei passaggi del testo diceva: “Il fatto che nel palazzo del Comune di Gorizia venga ricevuta l’Associazione Decima Mas, che entra dal portone principale con un assetto cerimoniale degno di una istituzione e che trova ad accoglierla Casapound, schierata come un plotone d’onore, esattamente in fronte al percorso d’ingresso in Municipio, è già segnale che la coreografia conta, e conta a sufficienza per ritenere che questa non sia una esecrabile e buffonesca iniziativa di una incauta amministrazione comunale. Ma quando, attraverso la televisione di Stato, ci tocca vedere la delegazione, rappresentante la formazione militare che ha come suo idolo Junio Valerio Borghese, intonare insieme a componenti della giunta e del consiglio comunale l’inno infarcito della tristemente nota retorica bellica fascista, ci chiediamo tutti – dalla piazza dove eravamo riuniti sotto le insegne dell’Anpi fino al Parlamento – se questa iniziativa non abbia ben altri fini di una commemorazione storica e soprattutto se queste cose possano accadere come se nulla fosse in una sede comunale, primo presidio della Costituzione italiana e della libertà conquistata con tanto sangue e tanto dolore.”
Leggete tutta la lettera qui, si fa riferimento anche al concerto neonazista di Azzano Decimo (PN) del 27 gennaio, Giorno della Memoria: http://www.serenapellegrino.it/serena-pellegrino-non-solo-decima-mas-comune-gorizia-anche-concerto-nazi-annunciato-ad-azzano-decimo-pn-ministro-dell-interno-coinvolto-garantire-la-tenuta-democratica-antifascis/

Andando a ritroso, nel 2017 la senatrice Laura Fasiolo presentò una interrogazione al Ministro dell'Interno, ribadendo che " ogni anno il sindaco di Gorizia ha accolto i reduci della "Decima Mas", una formazione militare agli ordini del "principe nero" Junio Valerio Borghese, principale artefice del tentato colpo di Stato del 1970;
il motivo della commemorazione è l'idea, presente solo nella memorialistica dei reduci di Salò e non nella storiografia ufficiale, per cui essi sarebbero morti nella selva di Tarnova nel gennaio 1945 in difesa dell'italianità di Gorizia, minacciata dai partigiani di Tito, tuttavia, nella realtà essi erano totalmente asserviti ai nazisti e al loro progetto di annessione definitiva del territorio al terzo Reich".
Senza risposta, visto che agli atti del Parlamento l'interrogazione risultra ancora in corso ( http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/08462&ramo=S&leg=17) la richiesta: si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda assumere perché questa cerimonia non si ripeta, in quanto essa rappresenta una ferita ingiusta e non più tollerabile nei confronti di coloro che si sono battuti per la libertà del Paese e per la sua Costituzione.
Faccio notare che la classificazione EUROVOC è:
fascismo
discriminazione razziale
nazionalsocialismo.
A questo punto non resta che rivolgersi al Presidente della Repubblica.