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martedì 12 aprile 2016

Semplificazione amministrativa: bene le nuove norme ma servono amministratori preparati anche oltre il profilo tecnico-giuridico.



Il Consiglio di Stato si esprime a proposito della Conferenza di servizi: i percorsi amministrativi non sono solo tecnici, servono persone preparate attraverso percorsi formativi ad hoc. Pensiamoci bene, nel momento in cui andremo a votare, se ai candidati e quindi eventuali futuri amministratori, siano o no ben chiari alcuni fondamentali principi.




di Marilisa Bombi

Mutuando ciò che ha scritto il giurista Pietro Virga sul suo blog, se nel campo del diritto pubblico c’è un termine abusato, questo è quello della “semplificazione” amministrativa. Tutti i politici parlano ripetutamente di semplificazione, ma continuano a sfornare disposizioni che prevedono ulteriori adempimenti e che complicano la già difficile vita dei cittadini. È la stessa cosa che succede con le tasse: tutti dicono di volerle tagliare, ma nel frattempo le tasse – sia pure in modo subdolo e spesso fantasioso – aumentano. Personalmente, quando leggo di semplificazione della P.A., provo un fastidio così acuto da essere indotta ad abbandonare presto la lettura dell’articolo che parla di essa. Anche se, professionalmente, mi sento obbligata a farlo.
Comunque, a piccoli passi il processo di semplificazione, quello reale, procede anche se non bastano le leggi. Ciò in quanto le riforme, soprattutto quelle epocali, vanno metabolizzate e ciò molto spesso non avviene, come è il caso dell’istituto della Conferenza di servizi.
Parole sante: sono quelle del Consiglio di Stato, a proposito, di uno schema legislativo proposto dal Governo che ha come fine quello di revisionare l'istituto complessivo. Uno strumento di semplificazione dei procedimenti complessi. Dice il parere, a proposito del fatto che è necessario adottare misure ‘non normative’ di sostegno alla riforma: "- la prima riguarda il ‘fattore umano’, che ricopre un ruolo fondamentale per il successo della riforma. Occorrono amministratori professionalmente ‘capaci’ e in grado di condurre il processo decisionale verso decisioni corrette, tempestive e non incentrate solo su profili giuridico-amministrativi: appare dunque indispensabile un programma formativo ad hoc, che ben potrebbe essere affidato alla supervisione della riformata Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA)." Insomma, aggiungo io, l'obiettivo da perseguire è sempre quello della tutela dell'interesse pubblico. Circostanza questa che molto spesso viene dimenticata. Perché, chi è investito della responsabilità di amministrare una comunità, dovre avver ben chiaro un principio: le decisioni non le prendono i tecnici. A loro è attribuito, infatti, il compito, di attuare le decisioni prese a livello politico.

martedì 15 marzo 2016

Openpolis: la democrazia è online (ma in regione solo a Udine)



Ricevo, da un po’ di tempo in qua delle newsletter su argomenti di attualità politica. Il mittente è Openpolis e, passato un po’ di tempo, incuriosita, ho cercato di saperne di più curiosando di qua e di là. Ma è tutto chiaro, Wikipedia docet: la democrazia è on-line o, per dirla con il loro slogan, “La trasparenza che si vede”




di Marilisa Bombi


Openpolis è un osservatorio civico della politica italiana che si occupa di accesso ai dati pubblici. Promuove progetti e piattaforme web volte alla partecipazione democratica dei cittadini e al confronto con i politici e i decisori pubblici. E’ di fatto una associazione di promozione sociale ed agisce a 360 gradi. Il progetto più vicino al cittadino è openmunicipio che risponde agli interrogativi:
A cosa lavora chi governa la mia città? Come faccio a seguirlo? Come posso contribuire? Come posso cambiare le cose che non vanno?

venerdì 27 marzo 2015

L’assemblea provinciale Pd approva documento sulla riforma degli enti locali





Il segretario provinciale Rossi: «Isontino propulsore e aggregante verso il resto della Regione, anche oltre i confini della vecchia Provincia». Ai sindaci il mandato di favorire una stretta convenzione fra i due ambiti del Basso e Alto Isontino.



Si è riunito fino a tarda notte l’Assemblea provinciale del Pd, il “parlamentino” del Partito Democratico, ma alla fine all’unanimità è stato adottata la piattaforma entro la quale il partito si muoverà nei prossimi mesi per l’attuazione della riforma degli enti locali nell’Isontino: «Puntiamo ad un accordo quadro fra le Unioni di comuni nel quale sarà riorganizzato l’Isontino: il Basso e alto isontino (come gli attuali ambiti socio-assistenziali)», così annuncia il segretario provinciale del Partito Democratico, Marco Rossi, dopo l’assemblea che ha dato un «forte mandato» ai sindaci eletti nelle file del Pd affinché procedano in questa direzione.
«Poiché la legge prevede la possibilità che le Unioni territoriali stipulino fra loro degli accordi, detti “convenzioni”, sia per gestire servizi in comune, come quelli già oggi gestiti in maniera unitaria nell’intero Isontino, sia per stipulare accordi di programma ed essere interlocutori diretti della Regione – spiega Rossi - per questi motivi pensiamo che l’Isontino possa diventare una forza propulsiva per l’intera regione, ed aggregare attorno al nostro progetto anche altre Unioni di comuni a noi vicine, con le quali siamo disposti a collaborare su progetti comuni».
«C’è chi pensa, erroneamente, che il futuro della Regione si riduca a Udine e Trieste: noi diciamo “né con Udine, né con Trieste” perché l’Isontino è stato da sempre un territorio cerniera, ma oggi è anche un territorio nel quale si concentrano alcune delle infrastrutture regionali più importanti, dall’aeroporto al porto di Monfalcone, all’autoporto di Gorizia».
È assolutamente sbagliato l’approccio di molte amministrazioni, invariabilmente di centrodestra, che vogliono sabotare e disapplicare la legge: mostrano scarsa cultura di governo, dice ancora il Partito Democratico. Che se ritiene per ora prioritario procedere nella direzione della costruzione delle “Unioni territoriali”, lascia la porta aperta alle fusioni di comuni: «Per certi versi esse rappresentano la normale evoluzione della legge di riforma degli enti locali, ma per incontrare il consenso dei cittadini devono essere ragionate e condivise e partire dal basso».

mercoledì 25 marzo 2015

Dialogo a proposito di Trieste. La storia continua

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l'ennesimo capitolo del dialogo di un redattore del Piccolo con l'ing. De Benedetti, editore del quotidiano La Repubblica che ha organizzato a Udine, nei giorni scorsi, un importante evento culturale.


Egregio ingegner De Benedetti,
se ho ben capito dalla Sua cortese risposta, Trieste va abbandonata perché non ha saputo cogliere le occasioni che le si sono presentate.
Mi sembra una visione semplicistica. La storia di questa città è molto più complessa. Le ricordo soltanto che Trieste e la Venezia Giulia hanno pagato i “danni di guerra” per un conflitto voluto dal Fascismo. Danni che si sono concretizzati in un confine asfissiante per almeno trent’anni, in un’economia assistita, in un trattato di Osimo che invece di chiudere i conti ha rinfocolato le vecchie ferite e in una serie di ulteriori errori commessi dalla Madrepatria e certamente avallati dalla classe dirigente locale. 
Ma, accolgo il Suo invito, e non rivolgo più  lo sguardo indietro, voglio guardare avanti, però nel futuro di questa città, stando alle sue parole, non vedo assolutamente nulla. 
Ma in realtà un progetto c’è, come raccontano le cronache del suo (nostro) giornale. Ed è quello di creare qui un hub energetico (già ci sono la Ferriera, l’Oleodotto transalpino e il termo-valorizzatore, tutti tra le case, e ora ci minaccia il rigassificatore) con tutti i rischi per noi e i vantaggi per il resto del Paese. Bello, no? Very bello!
Comunque continuerò a comprare il Piccolo perché, comunque, è il “mio” giornale e perché concordo sugli apprezzamenti ai colleghi e al direttore, sperando che possano continuare a dare il meglio di sé nonostante condizioni di lavoro non proprio esaltanti.
Infine un’ultima breve nota: le manifestazioni domenicali, dedicate alla storia, organizzate dal giornale al Teatro Verdi di Trieste, hanno trovato un pubblico straordinario. Non glielo hanno riferito?
Cordiali saluti, dott. Pierluigi Sabatti

mercoledì 18 marzo 2015

Enti locali. MoVimento 5 Stelle: sospensione immediata della riforma regionale

La riforma regionale svilisce l’autonomia dei singoli comuni, le UTI sono di fatto obbligatoria a pena il taglio di risorse, nasceranno 17 nuovi enti intermedi senza cancellare le province, deficit democratico e promozione degli inevitabili accordi di scambio.

Pubblichiamo il comunicato firmato da 26 consiglieri comunali del M5S del FVG. 



«Il MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di sospendere immediatamente l’applicazione della riforma degli enti locali. Secondo i portavoce M5S - che stanno presentando una serie di mozioni e ordini del giorno nei consigli comunali nei quali sono stati eletti - la legge approvata a novembre e intitolata “Riordino del sistema Regione-Autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia. Ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali e riallocazione di funzioni amministrative” svilisce l'autonomia dei singoli comuni.
Totalmente negativo il giudizio dei consiglieri del MoVimento 5 Stelle anche sul meccanismo di trasferimento all'Unione dei finanziamenti regionali e delle risorse comunali e sull'attribuzione all'Unione del compito di deliberare le tariffe per i servizi di competenza che inciderà negativamente sui comuni virtuosi e finirà per aggravare pesantemente il prelievo fiscale nei confronti dei cittadini.

martedì 17 marzo 2015

Incontro alla Caritas di Gorizia con Franco Codega, presidente della Commissione regionale per l'immigrazione, e con il consigliere Silvana Cremaschi.

Illustrata ieri ai rappresentanti della Commissione VI regionale la perenne condizione di emergenza e incertezza della prima accoglienza in città.  Nuovi arrivi:  profughi inviati a Gorizia dalla Guardia di Finanza di Tolmezzo


di Martina Luciani

La maggior parte degli immigrati in Italia si trova nelle 1657 strutture temporanee sul territorio.Attualmente ci sono  in Italia 67.128  stranieri, dei quali 37 mila in strutture temporanee ( in Friuli Venezia Giulia ce ne sono ufficialmente 52). Gli altri sono distribuiti tra Cara, Centri di accoglienza e Sprar:  sono i dati di febbraio pubblicati dal Ministero degli interni. I dati ufficiali contano nella nostra Regione per il mese di febbraio una presenza complessiva di 1870 stranieri ( il 3 per cento a livello nazionale), dei quali 254 al Cara di Gradisca d'Isonzo, 323 nelle articolazioni dello Sprar, e 1289 in strutture temporanee. Termine non meglio precisato, ma presumibilmente vengono conteggiati anche i richiedenti asilo che dormono sui pavimenti di palestre e canoniche. O nelle strutture della Caritas, come nel caso di Gorizia, dove l'accoglienza di bassa soglia si attesta ormai stabilmente abbondantemente sopra le 50 presenze, con tendenza a superare molto spesso la settantina, e a valicare tragicamente, visto che le strutture sono sempre le stesse, anche il centinaio di persone prive di convenzione.
La situazione è stata illustrata, mentre i profughi assistiti dal volontariato locale mangiavano nella sala ascolto ed una parte di essi, visto il tempo inclemente , si attrezzava per trascorrere la notte al riparo nella sala stessa,  a Franco Codega ( PD), presidente della Commissione VI che si occupa delle problematiche dell'immigrazione, e al consigliere regionale Silvana Cremaschi (PD), che della Commissione fa parte.

I giovani federalisti europei riuniti a Gorizia analizzano criticità e benefici del TTIP e il processo di allargamento UE.



Al Weekend Federalista - evento organizzato dalla sezione giovanile di Gorizia del Movimento Federalista Europeo ed al quale hanno partecipato anche le sezioni di Roma, Verona e Vicenza -  si è discusso riguardo le trattative in corso tra la Commissione Europea e il governo federale degli Stati Uniti sul T.T.I.P. (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti) e il processo di allargamento dell’Unione Europea.

Pubblichiamo la nota inviata da Martina Calleri , segreteria MFE di Gorizia.

 

Per quanto riguarda l’accordo euro-atlantico sono stati analizzati i punti oggetto di maggiore preoccupazione da parte dell’opinione pubblica che si è mobilitata sin dall’inizio della fase di negoziato, avviato nel luglio 2013, soprattutto a causa della segretezza degli accordi e alla mancata trasparenza del processo; la prima bozza del trattato è, infatti, stata pubblicata dalla Commissione europea solo nel gennaio 2015. Un potenziale danneggiamento dei diritti dei lavoratori, il rischio dell’introduzione di prodotti OGM nel settore agro-alimentare europeo, l’abbassamento generale degli standard di sicurezza e la violazione del principio democratico sono solo alcuni dei temi che suscitano timori in coloro che si ergono a difendere lo stile di vita europeo. Tuttavia spesso non si tiene conto del fatto che anche gli Stati Uniti sarebbero condizionati dall’accordo; dovrebbero, infatti, adeguare i loro standard a quelli europei nel settore farmaceutico e in quello automobilistico.
L’altra faccia della medaglia sono i potenziali benefici dell’eliminazione dei dazi doganali e delle barriere non tariffarie; la liberalizzazione economica dell’area trans-atlantica porterebbe alla creazione di un mercato unico nel quale potrebbero interfacciarsi non solo le multinazionali ma anche le imprese capaci di adeguarsi al maggior livello di competitività, allargando il raggio d’azione alla realtà internazionale.

Il secondo tema discusso è stato quello dell’allargamento dell’Unione Europea, del quale sono stati discussi costi e benefici. All’obiettivo primario del mantenimento della pace nel continente si affianca la necessità di creare una maggiore coesione a livello politico e sociale tra i paesi che sono già membri. Soltanto un nucleo funzionante può mirare ad estendere i propri confini.

Inoltre, l’allargamento ad altri paesi deve tener conto del delicato equilibrio geopolitico dell’area e delle complicate relazioni con la Federazione Russa. L’errore politico del caso Ucraina deve essere evitato da una politica più lungimirante e attenta alle necessità primarie dell’Unione.
L’evento ha anche consentito un proficuo scambio di opinioni e valutazioni critiche al fine di un miglior coordinamento tra le sezioni coinvolte in vista del prossimo Congresso Nazionale della Gioventù Federalista Europea. Il dibattito è avvenuto nella sede resa disponibile da Italia dei Valori, in Via Rabatta 2.

venerdì 13 marzo 2015

Chi sta con le farmacie comunali di Gorizia? In consiglio comunale 16, e 17 contro.

Una nota congiunta dei capigruppo del centro sinistra in consiglio comunale riassume la vicenda della mozione con cui è stato chiesto di censurare le dichiarazioni del presidente dell'Azienda farmaceutica Roberto Silli, che aveva mesi fa definito i dipendenti ( lui ha in seguito precisato "il comportamento dei dipendenti")delle farmacie comunali "piaga" del servizio: 17 consiglieri contrari impediscono l'accoglimento della mozione. Dobbiamo di conseguenza considerare avvallato il metodo Silli e la sua personale operazione manageriale che, invece di valorizzare la competenza professionale e la consulenza scientifica del personale punta le sorti delle farmacie comunali sullo slogan "empatia for marketing"?
Il testo del comunicato.  



La maggioranza di centrodestra si è resa complice e corresponsabile delle gravi dichiarazioni pubbliche rilasciate alcuni mesi fa dal presidente delle farmacie comunali Roberto Silli, dichiarazioni che avevano danneggiato l'immagine pubblica delle farmacie e leso la professionalità dei loro dipendenti. Silli aveva detto che uno dei grossi problemi delle farmacie è il personale, da lui definito “la piaga” del servizio comunale. Queste dichiarazioni, avevano ricevuto una grande risonanza sui mezzi di comunicazione, costituendo una vera e propria azione di pubblicità negativa nei confronti delle farmacie, in grado di arrecare anche uno svantaggio economico. Un'azione inaccettabile da parte di chi ha ricevuto l'incarico di amministrare il servizio comunale. Il consigliere Bianchini aveva presentato a dicembre una mozione consiliare per chiedere le dimissioni immediate di Silli. La maggioranza aveva respinto la mozione: il sindaco aveva detto che l'avrebbe votata se Bianchini l'avesse trasformata in mozione di censura delle dichiarazioni di Silli. Bianchini ha riformulato la mozione proprio nei termini chiesti dalla maggioranza, e l'ha ripresentata nel consiglio comunale di lunedì scorso. Con grande sorpresa dell'opposizione, il sindaco e buona parte della maggioranza si sono dimostrati del tutto incoerenti, e hanno bocciato anche la nuova mozione, per appena un voto: 17 contrari, 16 favorevoli. Un consigliere della maggioranza (Emilio Baiocchi) ha votato a favore, e alcuni consiglieri del centrodestra (come il capogruppo del PDG Riccardo Stasi e Francesco Piscopo di Forza Italia) hanno disatteso l'indicazione del sindaco di votare contro, astenendosi dal voto, seppur presenti.
Avremmo voluto che tutto il Consiglio comunale si schierasse compatto a difesa del servizio delle farmacie comunali e della professionalità dei loro dipendenti. Se erano emersi dei problemi con qualche dipendente, il presidente Silli avrebbe dovuto chiarire e circoscrivere i fatti, e affrontare la questione con i diretti interessati. Generalizzare pubblicamente un giudizio negativo verso tutti i dipendenti è scorretto, deprecabile e serve non a risolvere i problemi, ma a crearne altri. Rifiutandosi di votare la mozione di censura, il sindaco e buona parte della sua maggioranza si sono assunti interamente la responsabilità di quelle dichiarazioni, mostrando di condividerle: non è più solo Silli, ma è la maggioranza di centrodestra che danneggia gravemente il servizio delle farmacie comunali.
I capigruppo del centrosinistra Giuseppe Cingolani (Pd), Rosy Tucci (Gorizia è tua), Livio Bianchini (SEL), Stefano Abrami (IdV), Emanuele Traini (FdS)