giovedì 12 luglio 2018

L'urbanistica, a Gorizia, non sa guardare oltre il connubio affari/politica. Consiglieri comunali, attenti alla variante 41!


Il rischio di veder ripetere il copione della variante 36 è nascosto semplicemente perchè nessuno ne vuole parlare, ricordare come, a causa delle decisioni del consiglio comunale in occasione dell'approvazione della variante, la centrale a biomasse Sud del progetto Three shades of green è stata autorizzata alcuni anni dopo dalla Provincia di Gorizia. Appello ai consiglieri comunali affinchè ottengano la Valutazione ambientale strategica ( invece esclusa dalla Giunta) sulla variante ereditata dalla precedente amministrazione.



di Stefano Cosolo



Che Gorizia stia vivendo da anni una fase di declino, è fenomeno certificato dalla drammatica diminuzione dei residenti, dallo svuotamento del centro storico della gran parte delle attività  commerciali, dall’invecchiamento della popolazione: chiari segnali che non c’è attrattiva per l’insediamento di nuove famiglie, che si aggrava la mancanza di lavoro, che l’abbandono e la cattiva gestione caratterizzano la  situazione ambientale e paesaggistica (che fine ha fatto la “città giardino” e come se la passano le periferie?).
L’urbanistica locale degli ultimi anni ha “accompagnato” questo declino con scelte che si sono rivelate completamente sbagliate e devastanti per il territorio.
Si è realizzato il classico esempio dell’utilizzo della pianificazione per sostenere e assecondare il connubio affari/politica, inventando una città in espansione, che facesse da “contenitore” ad un aumento “vertiginoso” della popolazione, in assenza di qualsiasi studio sull’evoluzione demografica ( involuzione, in realtà) e sulla composizione sociale: nuove zone abitative, nuove strade, nuove zone commerciali. 
Ma questa insensata "espansione" porta con sè un aumento dei costi di gestione a carico del bilancio comunale, quindi dei cittadini, producendo più cemento, più manutenzione, più illuminazione pubblica, più fognature, più condotte del gas  e dell’acqua, più rete elettrica e del metano, più problematiche  ambientali, ecc.. e quindi, un impoverimento per la popolazione e le casse comunali.

martedì 10 luglio 2018

ECOMAFIE 2018. Rapporto Legambiente.

La richiesta di ulteriori strumenti legislativi ha una problematica enorme di fondo: non servirebbe un apparato ipertrofico di norme se fossimo un paese onesto, pervaso dal senso civico e dal rispetto del bene comune, dei diritti delle persone e degli interessi collettivi. Con un minimo di formazione ecologica, magari.


di Martina Luciani

La legge sugli ecoreati, che ha introdotto nel codice penale italiano una serie di norme, si sta rivelando ottimo strumento per far emergere, perseguire e contrastare ( salvo comunque il talento italico riassumibile in "fatta la legge, trovato l'inganno") i reati contro l'ambiente.
Nel rapporto 2018 di Legambiente sulle ecomafie sta in fila una serie impressionante di dati esemplificativa della capacità a delinquere - e produrre ricchezza in maniera illecita ed a spese di ambiente e salute pubblica - di singoli e imprese. Io non so se l'attività criminale sia in aumento, a sopperire l'asfissia del PIL e la crisi economica, preferisco ritenere che gli strumenti normativi esistenti siano entrati a pieno regime, nonostante le criticità ancora esistenti, nei contenuti e nelle necessità di coordinamento.

Tra le indicazioni operative del rapporto, due sollecitazioni sono emblematiche della condizione in cui ci troviamo.
La prima: tanto la legge sugli ecoreati quanto quella che istituisce il sistema  nazionale a rete per la protezione dell’ambiente sono contrassegnate da uno dei più ipocriti escamotage del legislatore italiano, la clausola di invarianza di bilancio. Si creano strumenti innovativi ed efficaci, ma non si mettono i fondi per farli funzionare appieno. Ma è evidente, detta in soldoni,  vista la capacità a delinquere espressa dalle ecomafie, e dal non irrilevante resto della criminalità ambientale di cui siamo dotati, che servono poderose risorse per trasformare il vigente sistema del Bel Paese, che per sostenersi e crescere abusa e devasta l'ambiente, con dentro anche le persone. Trasformarlo in cosa:  in un meccanismo virtuoso, che renda insieme sostenibile e competitivo lo sviluppo del territorio, che renda normale la salvaguardia delle risorse, l'oculatezza della gestione del patrimonio ambientale, la preoccupazione per il futuro climatico, la convinzione che ambiente e salute umana sono strettamente in relazione.

La seconda: i dettagli contradditori del groviglio normativo vanno corretti. Nello specifico contesto, e con riferimenti ai reati ambientali contravvenzionali, l' istituto giuridico della non punibilità per particolare tenuità dell’offesa rischia di vanificare molti procedimenti aperti. Il Rapporto di Legambiente chiede che  venga esclusa l’applicabilità della norma al caso dei reati ambientali: che significa, come si usa dire, tolleranza zero quando di mezzo ci va l'ambiente.
Il resto leggetelo qui: https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-presenta-il-rapporto-ecomafia-2018

lunedì 9 luglio 2018

Casa del Popolo, Pordenone: ricordando la presidente Elena Beltrame, mentre non cessa il clima di intimidazione politica.

Un comunicato del direttivo dell'associazione pordenonese Casa Del Popolo. Solidarietà a Gianluigi Bettoli che in Procura dovrà a breve discutere dei fatti per cui fu querelato, come Beltrame, dall' attuale sindaco di Pordenone Ciriani: ma non si tratta solo di appurare i fatti, è questione di libertà politica e di opinione, di democrazia e di valori antifascisti.




" E’ trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Elena Beltrame. E nonostante la sua mancanza si faccia sentire, per l’associazione Casa del Popolo, di cui è stata presidente, e per le tantissime persone che l’hanno conosciuta e incontrata, la sua presenza è comunque viva e si percepisce nell’importante eredità culturale e politica che ha lasciato. Fervente sostenitrice dei valori antifascisti, si è battuta fino all’ultimo per mantenere intatti e per difendere i principi fondanti della Casa del Popolo. Nei suoi interventi ci teneva sempre a citare quanto riportato nello statuto: “L’Associazione è un centro permanente di vita associativa a carattere volontario e democratico unitario e antifascista”. E poi aggiungeva, in continuità con quanto soleva continuamente dire il suo predecessore Mario: “Questa è la Casa di tutti. In questo luogo tutti possono accedervi. Tranne fascisti e razzisti”.

L’eredità lasciataci da Elena, Mario e tutti gli altri compagni che in questi cento anni hanno permesso che la vita democratica continuasse a svolgersi regolarmente all’interno di questo storico edificio, ha un peso certamente notevole. Tanto più in questi ultimi anni in cui gli attacchi sono diventati numerosi e in alcuni casi accompagnati da derive allarmanti.

La Casa del Popolo dalla fine del fascismo non si è mai trovata a fronteggiare un acuirsi di insulti e offese come in questi ultimi dieci anni. Tanto per descrivere brevemente il contesto di cui stiamo parlando, basti ricordare la definizione di “Baracca del Popolo” lanciata orgogliosamente nel 2009 dall’allora sottosegretario di AN Menia e accompagnata da un appello, rivolto al comune di Pordenone, dall’allora presidente della provincia Ciriani per intervenire (non si capisce in che modo) al fine di interrompere le libere e normali pratiche antifasciste. Negli anni successivi gli attacchi non si placano: andiamo dalle solite minacce di interruzione delle attività ad espliciti insulti, come quello di Matteo Salvini che nel 2015 definì “sfigati” i frequentatori della Casa del Popolo di Torre.

sabato 7 luglio 2018

GORIZIA, UNA PIAZZA PIENA DI MAGLIETTE ROSSE, IN RISPOSTA ALL'APPELLO NAZIONALE DI LIBERA, ANPI, ARCI, LEGAMBIENTE.


Senza un copione, con il solo evento FB e alcune notizie sui blog, due righe nascoste nella cronaca locale: eppure lo slancio, preso solo tre giorni prima, è andato ben oltre l'inevitabile improvvisazione! Eravamo tantissimi, anche a Gorizia, in #magliettarossa.



di Martina Luciani

Siamo partiti in pochi, a testa bassa, nella convinzione che sull'appello nazionale - che ha richiamato l'esigenza di equilibrare lo scompenso in atto tra la solidarietà e l'umanità e le decisioni assunte dal Governo in materia di sicurezza e di gestione dei migranti  - si dovesse scuotere questa città, stanca e intorpidita dalle vicende politiche prima locali, poi nazionali e infine regionali.

Personalmente mi sarei accontentata di un cenno di esistenza in vita delle coscienze: invece  ho visto arrivare tanti, goriziani e non, conosciuti e sconosciuti, adesioni ufficiali di associazioni e gruppi, cittadini senza tessera alcuna, volontari di strada, persone impegnate nel sociale e nelle comunità parrocchiali. Nonostante la scarsa informazione sull'evento, nostante il sabato mattina soleggiato, hanno scelto di  arrostirsi sulle pietre di piazza Vittoria in nome di #fermiamo l'emorragia di umanità.

Non c'era un copione, non ci interessava nemmeno ci fosse, nessun discorso ma tante persone che parlavano tra di loro, che avevano da dirsi cose. La Rai, al TG delle 14, ha detto che eravamo in 200. Il calore che sentivamo non era solo quello del sole, era quello ( ormai non lo sperimentiamo che di rado) dell'emozione di sentirsi in un gruppo eterogeneo ma radicato in maniera profonda  dentro l'humus dei diritti umani, dei valori costituzionali, della solidarietà che impregna l'idea stessa dell'Unione Europea, della giustizia verso tutti gli esseri umani che patiscano una qualche discriminazione e disuguaglianza.
Tra la criminalità che commercia vita umane e il razzismo che le fagocita per  alimentarsi non vedo nessuna differenza di sostanza. In mezzo alle due aberrazioni c'è il diritto dell'essere umano ad autodeterminarsi, a veder tutelata la propria aspirazione ad una vita migliore, libera, sicura, pacifica e dignitosa.
Io credo che questo diritto esiste, oltre i confini e oltre il tempo, non è un'invenzione o una convenzione, muove la storia dell'umanità. Purtroppo è a causa di cattive leggi e di legislatori che producono norme avariate per pagarsi il consenso che questo diritto si affievolisce: ma siccome è il diritto più collettivo che esiste, siccome è universale, se viene meno per alcuni, poi seppur con più lentezza, ma in maniera inarrestabile, viene meno anche per tutti gli altri.







giovedì 5 luglio 2018

GORIZIA IN #MAGLIETTAROSSA, SABATO 7 LUGLIO, IN PIAZZA VITTORIA.

Comunicato stampa.
Gorizia 5 luglio 2018.
L’iniziativa nazionale #magliettarossa per fermare #lemorragiadi umanità, lanciata da Libera, Anpi, Arci, Legambiente, è stata ripresa anche a Gorizia.
 

 


Tra gli organizzatori, oltre alle organizzazioni locali di Libera e ANPI, anche la Casa del Popolo di Gorizia, i Volontari di strada, la rappresentanza del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, il blog Piazza Traunik, che invitano la cittadinanza ad indossare una maglietta rossa e a partecipare al sit-in di sabato 7 luglio, alle ore 11, in piazza Vittoria.
Condividere simbolicamente la maglietta rossa dei bimbi annegati nel Mediterraneo di fronte all'Italia e all'Europa, morti nel Mare Nostrum insieme a migliaia di altri esseri umani, significa testimoniare la visione della comunità nazionale e globale che ha come base uguaglianza, diritti, solidarietà, pace, giustizia. La sola visione possibile per l'umanità che voglia esser tale.

Significa, come è scritto nell’appello nazionale “mettersi nei panni degli altri cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità”, reagire al clima di ostilità, inaudito cinismo, pericoloso razzismo che  si manifestano ormai con ostentazione nella vita quotidiana della civile Europa, compiere un primo passo per dire che vogliamo costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

domenica 1 luglio 2018

Movimento cooperativo. Tra gli attacchi del Manifesto, il disinteresse della "sinistra" e la crisi di identità nel mare della globalizzazione, la cooperazione è e rimane una cosa seria, anche nella gestione dell'accoglienza dei migranti


L'opinione di Gian Luigi Bettoli, Legacoop: il dictat ora è basta con l'accoglienza in case normali, con il controllo dei comuni e delle comunità locali e la gestione di operatori professionali (e solidali) delle cooperative sociali e delle associazioni. E via libera alle multinazionali delle carceri private per i migranti che sopravvivono alla "cura Regeni": comprensibile, in fondo sono l'Italia e gli "italiani brava gente"che si sono inventati il fascismo.



di Gian Luigi Bettoli
cooperatore sociale e dirigente di Legacoop


Ieri mattina un politico di "governo" - o di governance? non mi ricordo più la distinzione tra le due parole in Costituzione... - ha detto testualmente in radio che "ora finiremo con l'accoglienza diffusa, e così finiranno anche gli affari delle cooperative".

 Ovviamente la dichiarazione era a commento della ennesima pagliacciata bruxelliana; con ognuno dei 27/28 a dichiarare di aver vinto la partita... tanto ogni suddito deve bersi le frottole nella sua lingua.
Ma la sostanza si è capita: ai migranti, se sopravvivono nella loro  odissea verso l'Europa, saranno riservati nuovi campi di concentramento.
Come dire: se reggono alla "cura Regeni" della colonia libica italo-franco-egiziana, glie la sarà fatta vedere qui da noi.

 E così, basta con l'accoglienza in case normali, con il controllo dei comuni e delle comunità locali e la gestione di operatori professionali (e solidali) delle cooperative sociali e delle associazioni. E via
 libera, nuovamente, alle multinazionali delle carceri private ed ai loro emuli italici, che hanno dato così "buona" prova di se, da Gradisca d'Isonzo a Lampedusa.

 Fin qui, le cose da destra. Il che è comprensibile: in fondo, non è l'Italia che si è inventata il fascismo? Il paese che ha praticato il "colonialismo straccione" di leniniana memoria, coprendo i massacri africani, balcanici e russi con la demagogia dell' "italiano brava gente"?

 Che però gli "affari" cooperativi siano genericamente additati al disprezzo, in questi giorni, dalla stessa direttrice de "il manifesto", oltre che da svariati articoli sullo stesso quotidiano, supera la
 capacità di pazientare di chi di sinistra (vabbé, il termine non ha più senso... ed allora diciamolo: di chi classista, dalla parte di chi è sfruttato) è sempre stato.

venerdì 29 giugno 2018

Migrazioni verso la Fortezza Europa, UE si salva ( e da che?) o piuttosto fa naufragio con tutti i suoi "principi e valori"?


Consiglio Europeo 28 giugno 2018: l'Unione Europa rischia il naufragio nonostante le“barchette"della solidarietà.

 

di Stefano Cosolo

Diciamolo subito: l’accordo delle 4 del mattino non blocca dall'oggi al domani gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo, non cambia le regole del diritto internazionale sull'obbligo dei salvataggi in mare e sui “porti aperti”, non costringe gli altri Paesi Ue a farsi carico di una ridistribuzione dei migranti sbarcati in Italia, non impegna a una riforma del regolamento di Dublino nè al superamento della regola del“Paese di primo approdo”.

C'eravamo lasciati, infatti, ieri con le manifestazioni delle “barchette per un’Europasolidale”,  organizzate in tutta Europa, e ci ritroviamo oggi, con i  27 Paesi Ue (il Regno Unito si è già chiamato fuori per ovvie ragioni) che, nel corso della notte, come tantissime altre volte, alla fine hanno messo nero su bianco solo impegni e promesse, nessuna certezza. Basta leggere uno dei passaggi più significativi del documento conclusivo, di seguito pubblicato interamente,  per averne contezza, dato l'uso della forma condizionale.
“Nel territorio dell'UE coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria; qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell'UE, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino.”
Quale Europa ha prevalso? Meglio, quale idea di Europa ha prevalso? Che ruolo verrà attribuito, nei libri di storia del futuro, a questo Consiglio d'Europa?

Una certa linea la si intuisce poco dopo la conclusione del vertice quando le agenzie di stampa riportano le dichiarazioni del premier polacco Mateusz Morawiecki che esprime la soddisfazione dei Paesi Visegrad, ovvero Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, appoggiate dall' Austria e dai Baltici,  i quali hanno evitato qualsiasi obbligo di solidarietà europea: potranno, infatti,  tendere la mano ai Paesi più esposti ai flussi migratori  solo (questa è la formula-trappola) “su base volontaria”. E sulla “volontà” di questi Paesi è lecito non riporre molte speranze.
Unione Europea salva?  Perchè di questo si tratta, in fondo.  Le dichiarazioni raccolte dalla stampa internazionale, del premier italiano Conte, “L’Italia non è più sola” e di quello francese, Macron, “L’Europa vivrà ancora per lungo tempo la sfida della migrazione, dobbiamo far fronte a questa sfida restando fedeli ai nostri valori”  - buone, forse, per i mercati o per il proprio elettorato -  ci fanno intuire ben altra realtà.  Il mare siamo noi,  l'Unione Europea,  come non accorgersi delle onde alte sempre più rabbiose e dei cieli plumbei, che annunciano forte tempesta: i naviganti sono avvisati.

giovedì 28 giugno 2018

Flash mob #changeDublin #EuropeanSolidarity anche a Gorizia, barchette di carta sul canale d'acqua in piazza Vittoria

Organizzato oggi anche a Gorizia un flash mob di cittadini, in piazza Vittoria, con le barchette di carta della campagna #changeDublin #EuropeanSolidarity.



Scopo dell'iniziativa, in contemporanea alla seduta del Consiglio europeo a Bruxelles, è di chiedere a tutti i Governi europei di fare la propria parte nella concreta attuazione dei principi di solidarietà su cui si fonda l’Unione Europea, di cambiare il Regolamento di Dublino e di aprire vie legali e sicure per l’accesso in tutti i Paesi UE.



Dopo  il vertice “ristretto” tra 16 Paesi
membri, si arriva oggi, giovedì 28 giugno, alla seduta del Consiglio Europeo. Il mini vertice sembra abbia prodotto due convinzioni: la prima è che i flussi devono essere gestiti a livello comunitario, la seconda è che non si sa, ancora, in che modo.
L’articolo 21 del Nuovo Trattato sull’Unione Europea in materia di “azioni esterne”, così come l’art. 205  del Trattato sul Funzionamento dell’UE,  sanciscono espressamente che l’azione dell’UE sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno  informato la creazione, lo sviluppo e l’allargamento, tra questi  il rispetto della dignità umana, uguaglianza, solidarietà, e quelli della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.

È solo il caso di ricordare che l’approccio globale in materia di migrazione e mobilità costituisce il quadro generale per le relazioni dell’UE con i paesi terzi: Non si parla solo di “gestione dell’accoglienza” ma della cooperazione con i paesi terzi di origine e di transito, della gestione delle frontiere esterne dell’UE, della gestione dei flussi migratori e del contrasto alle attività legate al traffico dei migranti, della riforma del sistema europeo comune di asilo, dell’individuazione di percorsi di migrazione legali e della promozione dell’integrazione dei cittadini di paesi terzi.

Il Consiglio Europeo, riunione trimestrale in cui i leader dell’UE ( cioè i capi di Stato o di governo dei Paesi membri, il presidente della Commissione europea, l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza)  si incontrano per delineare in senso ampio le direttrici politiche dell’Unione, svolge dunque, anche in questo settore, un ruolo importante, in quanto fissa le priorità strategiche. Sulla base di tali priorità il Consiglio dell’UE ( voce dei governi dei paesi dell’UE costituito dai ministri dei governi di ciascun paese dell’UE competenti per la materia in discussione) stabilisce determinate linee di azione, predispone i mandati di negoziato con i paesi terzi,  adotta gli atti legislativi e definisce programmi specifici.

Il fenomeno migratorio ha evidenziato la necessità di riformare le regole di asilo dell'UE. È necessario riformare le regole di asilo dell’UE. Secondo le norme vigenti, i richiedenti asilo non sono trattati in modo uniforme in tutta l'UE e anche la percentuale di decisioni positive in materia di asilo varia notevolmente. Di conseguenza, i richiedenti asilo viaggiano in Europa e fanno richiesta di asilo nei paesi in cui credono di avere una maggiore possibilità di ricevere protezione internazionale. Sono  al vaglio del Consiglio sette proposte legislative presentate dalla Commissione europea per migliorare le norme dell'UE in materia di asilo.

La Commissione (il “motore” legislativo dell’UE) ha presentato al Consiglio europeo sette proposte legislative miranti a:
1) riformare il sistema di Dublino per assegnare meglio le domande di asilo tra gli Stati membri e garantire il trattamento tempestivo delle domande;
2) rafforzare il regolamento Eurodac per migliorare la banca dati delle impronte digitali dell'UE per i richiedenti asilo;
3) istituire un'agenzia europea per l'asilo a pieno titolo;
4) sostituire la direttiva sulla procedura di asilo con un regolamento per armonizzare le procedure dell'UE e ridurre le differenze nei tassi di riconoscimento tra gli Stati membri;
5) sostituire la direttiva sulle qualifiche con un regolamento per armonizzare le norme e i diritti di protezione per i richiedenti asilo;
6) riformare la direttiva sulle condizioni di accoglienza per garantire che i richiedenti asilo beneficino di norme di accoglienza armonizzate e dignitose;
7) creare un quadro permanente di reinsediamento dell'UE.

Questa seduta del Consiglio Europeo, dunque, riveste una notevole importanza non solo per la sopravvivenza del sistema Schengen ( messo in crisi dal fatto che alcuni Stati membri hanno reintrodotto i controlli alle frontiere), ma per il futuro stesso dell’UE, come segnale di capacità e volontà di dare una risposta politica e operativa ad un fenomeno, come si è tanto volte ribadito, non certo emergenziale ma strutturale.

PS: ci è sembrato coerente realizzare le barchette di carta utilizzando i poster della campagna per il No alla riforma costituzionale del 2016. Perchè nella nostra Costituzione ci sono tutti gli elementi necessari a definire la posizione italiana sulla riforma del regolamento Dublino.

mercoledì 20 giugno 2018

Giornata del Rifugiato 2018. A Gorizia #withrefugees. Immagini e storie, foto e video, volontari e richiedenti asilo



COMUNITÀ EXTRAORDINARIA:

STORIE DI VOLONTARI E RICHIEDENTI ASILO, INGREDIENTI DI UNA QUOTIDIANITA’ INVISIBILE



Gorizia, 20 - 23 giugno 2018, Galleria Faganel - Kinemax - Piazza Vittoria 41


Il 20 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo che, costretti a fuggire da guerre e violenze, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era parte della loro vita.

Anche Gorizia celebra questo appuntamento con l’inaugurazione della mostra Comunità Extraordinaria – volontàri e richiedenti asilo | ingredienti di una quotidianità invisibile, questa sera, mercoledì 20 giugno alle ore 19.30, nella sala espositiva di Studio Faganel all’interno di Kinemax, in  Piazza della Vittoria.

Un progetto di foto e video narrazione ideato da Fabiola Faidiga, Gianna Omenetto in collaborazione con Lorella Cucit: ognuna portatrice di un proprio sapere espressivo, che hanno scoperto, esplorato, conosciuto, riunito gli ingredienti visivi ed esperienziali, e raccontato. 

" COMUNITÀ EXTRAORDINARIA è un progetto in itinere, il primo tassello di una storia che esce dal comune, dall’abituale, dall’ordinario. Qualcosa che pochi sanno e che è tempo di portare in luce. Qualcosa che accade fuori dai servizi istituzionali. "

“Abbiamo raccolto storie, intrecciato volti, percepito e fatto nostre sensazioni ed emozioni. Giovani adulti giunti sin qui alla ricerca di una terra dove crescere e lavorare lontani da conflitti e paure, hanno trovato a Gorizia un gruppo di volontàri. Persone comuni, credenti e non, che nella pratica del “fare per l’altro” perseguono ogni giorno uguaglianza e diritti fondamentali. Il susseguirsi quotidiano di piccole/grandi azioni ha colmato in parte dei vuoti tangibili. Inestimabile il gesto di donare coperte, il proprio tempo, preparare un pasto caldo, incontrare sguardi, intrecciare storie e spazi personali, conoscenze. Abbiamo voluto porre al centro la persona e guardare alla cucina come a una soglia accessibile, porta d’ ingresso in una casa diversa, in una cultura diversa. Oltrepassare quella soglia per conoscere, assaporare, partecipare alla costruzione di un mondo nuovo, rinnovato di quegli ingredienti chiamati Rispetto, Incontro, Dialogo, Sostegno, Contaminazione. Siamo state accolte nelle loro cucine, negli spazi dei singoli e di alcune parrocchie, nei luoghi d’incontro. Li abbiamo visti sorridere, parlare, cucinare, fare musica e danzare. Assieme!...Li abbiamo visti creare una comunità possibile: volontari e richiedenti asilo. Persone tra persone. E vogliamo raccontarla così, attraverso i volti e la luce emanata da tante persone che nella quotidianità di azioni tanto semplici, quanto dirompenti, riescono a fondere gli ingredienti di una società partecipe e attenta. Proprio come un ingrediente che entra nella composizione di un miscuglio, al fine di ottenere il risultato voluto, l’integrazione appare necessaria quanto possibile.”
Il progetto, si legge nella nota alla stampa, è stato realizzato grazie a tutta la rete dei volontàri di Gorizia, ai richiedenti asilo, a Kinemax, all’Associazione di promozione sociale Agorè di Gorizia e all’Associazione culturale per lo sviluppo del territorio CASA C.A.V.E di Visogliano (Duino Aurisina -TS).