Visualizzazione post con etichetta Cimitero centrale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cimitero centrale. Mostra tutti i post

domenica 29 giugno 2025

Nuovi interventi sul verde pubblico del Cimitero centrale di Gorizia: nuovamente ingiustificabili, incompetenti e brutali

Alla tristezza del recarsi in un cimitero, si aggiunge, in quello Centrale di Gorizia, l’impatto brutale del verde pubblico trattato nel peggior modo possibile. 

di Giancarlo Stasi


A quasi un anno dalla segnalazione dello sconsiderato, controproducente e antiestetico intervento su un nutrito numero di cipressi nel Cimitero centrale di Gorizia ho amaramente constatato che le “potature”, o piuttosto barbariche amputazioni, sono proseguite: e questo nonostante la precedente operazione abbia sollevato scandalizzate proteste che hanno evidenziato gli errori tecnici, le incongruenze e i rischi fitosanitari, sottolineato tutta l’incompetenza e la brutalità delle ingiustificate “manutenzioni”, sottolineato i terribili risultati estetici per le singole piante e per il contesto cimiteriale. L’unica differenza è che i rami stavolta sono stati tagliati e non strappati: magra consolazione! La scelta di avere piante con la parte basale del fusto libera da rami andava fatta al momento dell’impianto, o negli anni immediatamente successivi, quando queste erano giovani ed avrebbero cicatrizzato bene i tagli, che all’epoca sarebbero stati di piccole dimensioni. A suo tempo, sicuramente più di settant’anni fa, non era stato ritenuto opportuno, esteticamente gradevole ed idoneo allo sviluppo delle piante il tipo di allevamento con la ramatura alta. Gli attuali scriteriati tagli rimarranno visibili fino al termine del ciclo vitale delle piante stesse, testimoniando l’insensatezza umana nel rapportarsi alla natura. Non si parli di topiaria: quella è un’arte e qui ci troviamo invece di fronte ad una serie di nefandezze.

Spiccano la potatura di un Cipresso che ormai ha solo due rami ancora vitali e che era meglio da ogni punto di vista abbattere (foto1) ; la potatura fatta a casaccio su un altro Cipresso, lasciando un ramo completamente disseccato tra quelli invece tagliati (foto 2); tagli su piante giovani eseguiti maldestramente con la motosega quando bastava un semplice paio di forbici da potatura per assicurare un taglio netto e pulito.


Certamente quanto speso dal Comune poteva essere più opportunamente utilizzato per:

- effettuare un bonifica fitosanitaria delle parti colpite dal Cancro del Cipresso su numerosi esemplari (foto 3) e ciò sia per risanare le piante malate sia per diminuire la presenza del fungo e prevenire gli attacchi di scolitidi (piccoli coleotteri che depongono le uova in gallerie sotto la corteccia di piante preferibilmente debilitate ed in cui si sviluppano le larve. I nuovi adulti che usciranno da queste gallerie larvali si nutriranno di freschi germogli diffondendo le spore del fungo patogeno);

- bagnare le piante di nuovo impianto, manutenzione che si usa fare assai poco, come ad esempio nel caso del Cedro, un bell'esemplare certamente costoso posto ad un incrocio dei viali interni, impiantato recentissimamente e già disseccato in agosto del 2024, ancora presente come testimonianza di manutenzione nulla, custodia negligente e sperpero di pubblico denaro (foto 4);

- abbattere e sostituire le piante disseccate o irrimediabilmente compromesse;

- togliere i tutori ed i legacci da piante ormai affrancate, che in un caso sono stati parzialmente inglobati tra due fusti affiancati, creando un danno attuale e futuro ed indebolendo una struttura già critica di suo;

- nel piazzale davanti l’ingresso del cimitero abbattere i Carpini disseccati o in via di disseccamento, sostituendoli con la stessa specie ed integrando quante già eliminate nel corso degli anni, allevandoli e potandoli allo stesso modo, ridando unitarietà all’impianto, molto bello e caratterizzante.

 Ovviamente nessuno penserà di giustificare l’accaduto ai cittadini. Né del resto esiste alcun modo possibile di giustificare questo trattamento al verde pubblico.

La gestione del verde urbano è la gestione di un patrimonio collettivo, quindi un investimento diretto a conservare, proteggere e, in aggiunta, accrescerne l’estensione e la qualità, con i relativi servizi ecosistemici ( non solo di mitigazione ma anche di tutela della biodiversità) dei quali abbiamo assoluto bisogno, vista la crescente pressione del cambiamento climatico.


foto 1
foto 4

    
foto 3

foto 2

lunedì 19 agosto 2024

Barbarico intervento sui cipressi del Cimitero centrale di Gorizia: uno scempio dannoso, controproducente e stupido.

Una brutale e insensata chirurgia, del tutto inconcepibile rispetto qualsiasi regola di corretta pratica di cura delle piante arboree.

di Giancarlo Stasi

Il cipresso comune, cioè Cupressus sempervirens var. sempervirens, è sempre associato, a cominciare dalla mitologia greca, al culto dei morti. Non c’è quindi ambito in cui si vogliono ricordare i morti in cui non siano presenti i cipressi: cimiteri in primis ma da noi anche una strada, la Strada Regionale 55 dell’Isonzo, già Statale, detta anche Via Sacra del Vallone, ai bordi della quale erano stati messi a dimora molti esemplari di questa specie in ricordo del sangue versato da tanti giovani soldati, italiani ed austriaci, su questi nostri territori.

Il cipresso è una pianta austera e frugale, che non necessita in genere di particolari cure (ovviamente ha bisogno di ricevere acqua nei primi anni d’impianto) né tantomeno di potature, che possono essere vie di accesso per i funghi agenti di carie del legno, soprattutto di funghi agenti di cancro, in particolare il cancro del cipresso (Seiridium cardinale).


Appare pertanto inconcepibile, sia da un punto di vista estetico sia da quello tecnico, quanto attuato  - e probabilmente da completare – su una trentina degli esemplari del filare di cipressi in fondo al Cimitero centrale di Gorizia. Le annose piante sono state spogliate, per circa 1,5/2 m., dei rami basali, in una maniera che potrei definire barbara, ma resterebbe  comunque un termine riduttivo dello scempio perpetrato.
A ben guardare, pare che prima si sia intervenuti con una piccola ruspa strappando letteralmente le branche, refilando successivamente in maniera approssimativa le lacerazioni dei rami con una motosega. Le piante in molti casi hanno emesso resina sia dai tagli sia dai fusti, segnale di grave sofferenza.
Quanto attuato è del tutto inconcepibile rispetto qualsiasi regola di corretta pratica di cura delle piante arboree. Aggiungerei: è un’operazione dannosa, controproducente e concettualmente stupida.

Mi spiego. Dannosa: si sono predisposti i cipressi  ad un declino vegetativo che li porterà ad un precoce disseccamento (danno anche erariale oltre che ambientale). Controproducente: sono state inferte una quantità incredibile di ferite, porta di ingresso per i funghi che attaccano il cipresso, cancro del cipresso soprattutto. Concettualmente stupido: esteticamente le piante sono più brutte, non hanno più il loro naturale portamento e manifesteranno fino alla loro morte le orrende cicatrizzazioni di questa brutale e insensata chirurgia.

 



Le domande che naturalmente non troveranno risposta sono: chi ha deciso tali azioni? chi le ha commissionate? chi le ha attuate? chi non ha effettuato i controlli sulle modalità di esecuzione?


Se si fosse voluto impiegare proficuamente le risorse pubbliche, per migliorare sia l’estetica del luogo sia la sanità del complesso arboreo, il lavoro da attuare consisteva nella bonifica fitosanitaria dal cancro del cipresso, molto diffuso e molto virulento. Va sottolineato che lasciare in loco alberi malati significa aumentare a dismisura la quantità di spore che si diffondono nell’aria e sulle piante ancora sane. Quindi quel che andava fatto era non già il barbarico intervento visibile a tutti, ma il taglio ed asporto delle parti disseccate delle piante, procedendo eventualmente all’abbattimento degli esemplari più colpiti e alla sostituzione con dei cloni di cipresso selezionati per la loro resistenza al cancro. Bastava prendere esempio da quanto attuato dal Comune di Šempeter-Vrtojba nel cimitero poco oltre il Parco Basaglia.
Invece il Comune di Gorizia persevera nella sua pessima e irresponsabile gestione/distruzione del verde urbano/patrimonio collettivo.

Uno dei cipressi del Cimitero centrale di Gorizia, colpito dal cancro, ormai ad uno stadio avanzatissimo e irrecuperabile.