sabato 9 settembre 2017

NOBIOMASSEGO: mozione in consiglio comunale. E parallelamente la Regione FVG si rivolge al Comune di Gorizia per chiarire se il progetto Three shades of green, autorizzato attraverso distinti procedimenti amministrativi, andava o meno sottoposto a valutazione ambientale.


Oggi, 9 settembre, conferenza stampa del comitato in vista della discussione sulla mozione in consiglio comunale. 

 

Aggiornamenti sulla petizione in corso e sulle
prossime iniziative.


Pubblichiamo il materiale che il comitato NoBiomasseGO consegnerà stamattina alla stampa e all'attenzione della cittadinanza.





( Martina Luciani per il comitato).
 La mozione che verrà presentata in consiglio comunale è scaricabile da https://drive.google.com/file/d/0B9HXLTLEHU_CWGpNS1hCbldRdlE/view
Il compito di presentarla è stato assunto dal consigliere Andrea Picco, del Forum Gorizia, che avrà modo di illustrare i sette punti che il comitato ha elaborato quale sintesi del lavoro di questi anni.
Oggi vorremmo chiarire che ci attendiamo il consiglio comunale non valuti la questione soltanto nei suoi aspetti tecnici e giuridici, quanto piuttosto decida da che parte sta l’organo di rappresentanza dei cittadini: dalla parte dei cittadini rappresentati, che ripetono da anni che quegli impianti industriali devono essere realizzati in una zona lontana dalle abitazioni e che non è ammissibile il sacrificio di una serie di diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti,  per consentire un’operazione industriale che avrà inevitabilmente un serio impatto ambientale, senza benefici per la collettività o altra utilità sociale;
o dalla parte di chi amministra il territorio inserendo industrie insalubri all’interno del tessuto urbano,  secondo logiche totalmente configgenti con la tutela dell’ambiente e della salute, ponendo l’ente comunale agli antipodi  di quel metodo di progettualità politica che vede i cittadini ascoltati e soprattutto tutelati e protetti nella dimensione del loro vivere quotidiano.
 Non si tratta attraverso la mozione, di pretendere qualcosa di illegittimo, ma di avere un rendiconto chiaro della situazione, dei meccanismi non sempre comprensibili  dei vari passaggi della vicenda e di ottenere
l’assicurazione che il sindaco si farà promotore di iniziative dirette a risolvere il problema lamentato dei cittadini.
Il consiglio comunale questo è chiamato a fare: schierarsi votando a favore della mozione, e sarà uno schieramento sui principi di cui tanto abbiamo sentito parlare in campagna elettorale, periodo in cui il ruolo attivo e partecipe del cittadino nella gestione della cosa pubblica ha acquistato un eccezionale importanza ed è diventato la misura dei programmi e degli impegni politici.
Dunque verificheremo in questa circostanza  la coerenza tra quelle dichiarazioni politiche e l’assunzione di effettiva responsabilità attraverso l’appoggio alla richiesta al sindaco di impegnarsi per fare tutto il possibile affinchè  il progetto Three shades of green sia spostato in zona industriale.

lunedì 28 agosto 2017

Il sindaco Ziberna sfida il comitato NobiomaGO: il futuro distopico è qui?

Oggi il sindaco di Gorizia fa attraverso la stampa la ramanzina ai cittadini del comitato NoBiomasseGO. Con ciò chiarendo il livello su cui si colloca questa amministrazione, la percezione delle responsabilità assunte, il valore attribuito alla Costituzione, il significato del mandato assunto nei confronti della comunità.


di Martina Luciani

Non sto scrivendo a nome del comitato NoBiomasseGO. Scrivo da cittadina con una certa idea dell'ambiente, della tutela della salute, della cura dei luoghi dove viviamo, del rispetto delle persone e dei loro diritti. Da cittadina che ha votato NO alla riforma costituzionale, con ciò ribadendo a cosa serve, in un paese di estrema creatività politico legislativa,  l'avere una Carta costituzionale.

Detto questo, la ramanzina del sindaco ai cittadini cialtroni è stata recapitata per posta elettronica alcuni giorni fa. La consideriamo tale, e niente di più, perchè abbiamo fatto domande ma non abbiamo avuto risposte. O meglio, non abbiamo avuto risposte esplicite. Credo si possa leggere in trasparenza.

Con questa intenzione, analizzo il testo cercando corrispondenze e relazioni tra domande del comitato e presumibili risposte del sindaco.


Domanda comitato 1
Lei che, insieme alla sua maggioranza, ha vinto le elezioni sulla base di “ i Goriziani innanzitutto” intende imporre ai cittadini le industrie insalubri autorizzate all’interno del centro abitato?

Risposta sindaco 1 
"Mi sembra che l'imprenditore non abbia fatto alcunché di nascosto, ha prodotto le documentazioni necessarie e sa che ci saranno dei monitoraggi stringenti nei confronti delle sue attività. Di più, francamente, il Comune non può fare. E ve lo dice una persona che risiede circa a duecento metri in linea d'aria da uno dei siti dove verrà realizzata una delle due centrali a biomasse."

Domanda comitato 2
Lei, insieme alla sua Giunta e agli apparati tecnici dell’amministrazione comunale,  escludete che il diritto alla salute, il diritto a vivere in un ambiente salubre, a risiedere in un contesto urbano tutelato, sicuro e magari pure bello, siano pretese previste dalla nostra Costituzione o pensate che in quanto tali debbano essere oggetto di tutela da parte dell’ente locale, anche e principalmente attraverso l’applicazione del principio di precauzione?

Risposta sindaco 2
"Se mi forniranno prove concrete, garantisco che interverrò immediatamente. Presentino una perizia di parte, producano documenti, dimostrino le eventuali problematiche e le eventuali omissioni."


Domanda comitato 3
Lei, e la sua maggioranza, ritenete che un’opposizione che dura da tre anni possa o no essere considerata espressione della volontà popolare degna di essere tenuta nella dovuta considerazione?

Risposta sindaco 3
"Producano incartamenti. Evidenzino chiaramente le disposizioni che verrebbero violate dalla proprietà dello stabilimento. Altrimenti, rischiano di essere accuse senza fondamento."

Quindi,a parer mio, è confermato il concetto che nella lettera il comitato ha esemplificato così:cittadini, il triplice impianto industriale in città ve lo dovete tenere, respirare, guardare, ascoltare e temere, perché le vostre richieste non valgono nulla e il Comune non manterrà fede al patto di alleanza con la comunità.

lunedì 21 agosto 2017

Dove è l'ordinanza comunale che stabilisce la chiusura permanente del parco della Valletta del Corno?

Dopo lo sgombero dei richiedenti asilo dalla Valletta del Corno, al cancello è stato agganciata una catena e un lucchetto. E così nessuno ci entra più. Una dimenticanza o una scelta? Sarà mica che resta così e alla ripresa delle attività nella palestra le chiavi saranno consegnate a qualcuno?


M.L.  Da quando, a fine luglio, è stata effettuata la "sanitizzazione" delle aree che hanno accolto, sotto le stelle, i richiedenti asilo privi di accoglienza a Gorizia, nessuno ha più rimesso piede nel parco della Valletta del Corno.
L'area, di proprietà del Comune, è sempre stata gestita ( in maniera approssimativa) senza orari di apertura e chiusura.
Dopo la "scandalosa" trasformazione in bivacco di fortuna dei profughi, e le veementi proteste degli utilizzatori, indignati e terrorizzati, della palestra, è arrivata l'ordinanza antibivacco e i disgraziati richiedenti asilo hanno cominciato il loro vagabondare per la città, condizione se possibile ancora più sofferta e ignobile della precedente.
Perchè il parco pubblico sia rimasto chiuso, non si riesce a sapere, con i normali strumenti di indagine sul web ( tocca chiedere a un consigliere comunale di fare un'interrogazione?)  Il sindaco aveva annunciato la sua volontà di organizzare la chiusura serale dell'area: ma non è mai stata disposta l'apertura diurna.
Il fatto che un bene pubblico non sia utilizzabile non è una bazzecola, tecnicamente è necessario sia stata emanata un'ordinanza del sindaco. Altrimenti è un abuso.  Quindi, dove sta questa ordinanza che impedisce a tutti i cittadini, titolari per quota di un diritto di proprietà e di godimento,  l'utilizzo della Valletta?

L'assessore Pettarin che rassicura il comitato NoBiomasse sull'attenzione del Comune per Three Shades of green? Qualcosa va al contrario, nella nuova amministrazione!

Questa mattina il comitato che da tre anni si batte per impedire la realizzazione del progetto industriale impianto rifiuti metallici/ due centrali a biomasse in città ha inviato una lettera al sindaco Rodolfo Ziberna. La riportiamo in altro post. Sempre questa mattina troviamo un articolo su Il Piccolo con una serie di dichiarazioni dell'assessore comunale Guido Pettarin, uno dei più convinti sostenitori del progetto della Rail Service srl, che rassicura i cittadini. Proprio quell'assessore all'urbanistica che abbiamo avuto regolarmente contro, noi e chiunque abbia provato a discutere di questo pasticcio politico/amministrativo. 


di Martina Luciani


Scrive, virgolettando, Francesco Fain:  L'attenzione verso la costruenda centrale a biomasse è massima. Il Comune non ha sottovalutato la questione nè la sottovaluterà in futuro. Faremo ulteriori verifiche, non dimenticando che l'argomento, visto che la Provincia è in fase di smantellamento, è di competenza regionale.L'annuncio porta la firma dell'assessore comunale all'Urbanistica Guido Germano Pettarin.

Ovviamente a metà di noi del comitato NoBiomasseGo è andato di traverso il caffè mattutino, l'altra metà si sta ancora sganasciando dalle risate.

Adesso, dopo anni di discussioni, di studio, comunicati stampa, consulenze, segnalazioni ed esposti in Procura ( non archiviati) , segnalazioni alla Regione FVG, richieste di annullamento di pareri positivi del Comune e di provvedimenti della Provincia, proteste, striscioni, cartelloni, incontri, scontri,  fiumi di documenti presentati a destra e a manca, tonnellate di accessi agli atti...adesso " Esamineremo con la dovuta attenzione tutte le carte - rassicura l'assessore all'Urbanistica - e avremo un contatto costante con il comitato».Insomma, almeno a parole, c'è l'intenzione da parte dell'amministrazione comunale di porre «la lente d'ingrandimento» su quei progetti e su quel cantiere «perché ci sono le preoccupazioni dei cittadini che devono stare al di sopra di ogni cosa».

Il fatto che il 21 agosto 2017 venga espressa tanta sollecitudine per le preoccupazioni dei cittadini è cosa da scolpire su una targa alla memoria. Ma è clamoroso il fatto che provenga da un assessore che ha sostenuto il progetto, che ha convinto o cercato di convincere in tutti i modi il consiglio comunale che le biomasse e gli impianti industriali tra le case sono innocue come un diffusore di essenze balsamiche, che mai ha fatto cenno di esser colto da un dubbio di fronte alle osservazioni del comitato, che ha sottovalutato il ruolo del Comune titolare, in campo urbanistico, di un potere funzionalmente rivolto alla realizzazione contemperata di una pluralità di interessi pubblici, che trovano il loro fondamento  in valori costituzionalmente garantiti ( non lo dico io, lo dice il Consiglio di Stato).Insomma, ci crediamo poco, a questa performance agostana dell'assessorato all'urbanistica.

Il comitato NoBiomasseGO scrive al sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna: le industrie insalubri tra i quartieri sono " #Goriziainnanzitutto"?

Questo il testo della lettera aperta, inviata al sindaco, alla stampa e alle organizzazioni politiche locali.

GORIZIA, 21 AGOSTO 2017
Egregio signor sindaco,
 
al termine dell’incontro di alcuni giorni fa con i rappresentanti del comitato NoBiomasseGO, in occasione del quale lei ha schierato politici e funzionari  che già nella precedente amministrazione si sono contrapposti a qualsiasi richiesta e ipotesi collaborativa con la cittadinanza, lei ci ha proposto di stilare un elenco di criticità del progetto industriale Three Shades of Green.

Abbiamo deciso di non consegnarglielo.
innanzitutto perché dovrebbe averlo già, e se non lei personalmente, perlomeno gli uffici di codesto Comune.  E poi perché siamo stufi di esporre problemi di carattere tecnico e legale: il modo per tutelarci, adempiendo al vostro dovere istituzionale e alle vostre responsabilità politiche e civili, lo dovete trovare voi, che stipendiamo con le nostre tasse proprio per questo scopo.
Non siamo, noi, pagati per svolgere questo non facile lavoro al servizio della collettività, che peraltro ci ha già tenuto occupati negli scorsi tre anni, al punto che potremmo pubblicare un fascicoletto intitolato “ Pubbliche amministrazioni contro cittadini. Storie di ordinaria resistenza civica”.

Detto questo, l’unica cosa che vogliamo inviarle per iscritto è questa che segue. Pensiamo siano considerazioni politiche, anche se il termine oggi è troppo spesso manipolato, e quindi ci attendiamo una risposta di analogo tenore.

Da anni il comitato descrive la volontà dei cittadini, esemplificata in alcuni slogan:
1 – no impianti industriali insalubri tra le case
2 – il profitto privato non può mai essere prevalente sui diritti incomprimibili e invendibili dei cittadini, così come individuati dalla nostra Costituzione e da essa tutelati
3 –Il paravento delle energie rinnovabili non rende “green” operazioni meramente imprenditoriali che si reggono economicamente solo sull’esistenza dei generosi incentivi statali pagati dai cittadini
4 – un impianto di trattamento rifiuti metallici non ferrosi è un’industria insalubre che deve stare fuori dal centro abitato e le centrali a biomassa hanno un impatto ambientale che va ad aggiungersi alle fonti di inquinamento già esistenti.

Il comitato è intervenuto, con sollecitazioni e richieste specifiche, in tutti i momenti cruciali dei diversi procedimenti autorizzativi, quando si potevano ancora bloccare gli iter con semplici atti di discrezionalità amministrativa e introdurre una seria valutazione degli interessi contrapposti.

I soggetti istituzionali interpellati e gli enti rappresentativi della cittadinanza ( Comune, Provincia, Regione, cioè enti elettivi) hanno risposto: si deve fare.
Impossibile discutere e rivedere progetti e collocazione degli stessi,  nemmeno se la Corte Costituzionale, ripresa dai Tribunali amministrativi, affermi che il diritto alla tutela e salvaguardia dell’ambiente e il diritto alla salute non sono sacrificabili per mere esigenze di bilancio e risparmio di spesa.

Chiediamo dunque: lei che, insieme alla sua maggioranza, ha vinto le elezioni sulla base di “ Goriziainnanzitutto”,  intende imporre ai cittadini le industrie insalubri autorizzate all’interno del centro abitato, tra popolosi quartieri cittadini?
Lei, e la sua maggioranza, ritenete che un’opposizione che dura da tre anni possa o no essere considerata espressione della volontà popolare, degna di essere tenuta nella dovuta considerazione?
Lei, insieme alla sua Giunta e agli apparati tecnici dell’amministrazione comunale,  escludete che il diritto alla salute, il diritto a vivere in un ambiente salubre, a risiedere in un contesto urbano tutelato, sicuro e magari pure bello, siano pretese previste dalla nostra Costituzione o pensate che in quanto tali debbano essere oggetto di tutela da parte dell’ente locale, anche e principalmente attraverso l’applicazione del principio di precauzione?


Si assuma, signor sindaco, l’onere non già di dispiegare motivazioni tecniche e acrobazie logico-giuridiche, ma di dire chiaro e tondo ai suoi concittadini, ai suoi amministrati, ai suoi elettori e a coloro che non l’hanno votata:  il triplice impianto industriale in città ve lo dovete tenere, respirare, guardare, ascoltare e temere, perché le vostre richieste non valgono nulla e il Comune non manterrà fede al patto di alleanza con la comunità.

La storia politica della città sarà così connotata dalla sottomissione dei cittadini al volere inappellabile che promana dall’accorto uso di norme e regolamenti e da strategie che serpeggiano tra accordi politici e atti amministrativi.

Noi ci riterremo liberi di prendere atto di quanto accade nella nostra città:  mettere le norme davanti e prima dei diritti, delle aspettative e dei bisogni delle persone,  anteporre la ricchezza e il potere di alcuni davanti alle richieste dei tanti, costringere i cittadini nella condizione di doversi difendere dal sistema, concepito invece per essere  al loro servizio e a loro difesa. E concluderemo che tutto ciò determina la disgregazione della democrazia rappresentativa e costituisce un atto di violenza e spregio da parte del potere costituito verso le persone.

Di questo chiediamo conto. Grazie
Per il comitato spontaneo di cittadini NoBiomasseGO
Martina Luciani - Gorizia
Stefano Cosolo - Gorizia
Fabio Curci - Gorizia
Oxana Leschuc - Gorizia
Salvatore Carbone - Gorizia
Giuseppe Daddato - Gorizia
Barbara Monterisi - Gorizia
Alessandra Moser - Gorizia
Franco Fior - Gorizia
Rolando Fabbi - Gorizia
Salvatore Baglieri - Gorizia
Alessio Pesenti - Gorizia
Yana Carbone Karpets
Ugo Ciliesa - Gorizia
Valter Cidin - Gorizia

venerdì 11 agosto 2017

Circolo VerdeRosso di Sinistra Italiana - Gorizia: la Regione FVG finanzierà i corsi di inglese e tedesco proposti dal Comune di Gorizia attraverso il programma di integrazione per migranti?

"...il sindaco ha annunciato l’intenzione di pianificare, oltre a lezioni di educazione civica e programmi per la pulizia dei parchi, anche l’organizzazione di corsi per l’apprendimento di altre lingue europee, diverse dall’italiano.
«Visto che i migranti sono qui di passaggio, vogliamo agevolare la loro partenza verso altri Paesi europei e perciò promuoveremo corsi di inglese e tedesco». L’adesione al protocollo d’intesa con la Regione consentirà comunque al Comune di Gorizia di incassare 51 mila 335 euro, circa un ottavo della “torta”. E' giustificabile l'intenzione della Giunta goriziana di utilizzare  in maniera molto "creativa" fondi regionali destinati all' integrazione dei richiedenti asilo in FVG? 


Il circolo VerdeRosso di Sinistra Italiana sollecita un chiarimento alla Prefettura e Regione Friuli venezia Giulia sul fatto che l’Amministrazione comunale di Gorizia intende realizzare un protocollo regionale, per circa 51 mila euro, per la realizzazione di corsi di inglese e tedesco rivolti ai richiedenti asilo, oltre che all’organizzazione di  non meglio identificate iniziative di pulizia dei parchi dove i profughi sono costretti, senza alternative, a bivaccare.
I contenuti del progetto del Comune di Gorizia non sembrano in alcun modo coerenti con le finalità dello stanziamento regionale, anzi, l’intenzione manifestata rientra in una visione esplicitamente antitetica e individua  obiettivi esattamente opposti e configgenti con le politiche finanziate.

mercoledì 9 agosto 2017

PDL regionale per avere città verdi, sane e resilienti ai cambiamenti climatici. Iniziativa del M5S. Da sostenere e promuovere.



Danno da cavo permanente per striscione pubblicitario.

A Gorizia abbiamo parlato diffusamente in campagna elettorale della necessità di sviluppare una visione ecologica della gestione e dello sviluppo urbano, della quale a Gorizia sentiamo fortemente il bisogno. Analoghi concetti sono contenuti nella proposta di legge regionale del M5S FVG, mirata su “Norme per la progettazione di città verdi, sane e resilienti ai cambiamenti climatici". Auspichiamo che l'iter procedimentale sia costruttivo ( niente capitozzature al testo, semmai alcune integrazioni) ed abbia un traguardo il più ravvicinato possibile.



M5S Fvg. Ilaria Dal Zovo e Elena Bianchi: «Ecco come vogliamo rendere le città più verdi, più intelligenti, più sane». Questa la sintesi della nuova proposta di legge presentata dal MoVimento 5 Stelle e assegnata alla IV commissione del Consiglio regionale (pianificazione del territorio, energia, tutela dell'ambiente e del paesaggio).
Prima di riportare per esteso la relazione illustrativa e il link dove leggere il testo della pdl, una annotazione: sarebbe opportuno approfittare di questa iniziativa legislativa e non solo promuovere ma rendere obbligatoria l'assunzione, da parte di tutti i Comuni, di un regolamento del verde urbano che sia conforme ai contenuti normativi in fieri e che adotti criteri, limiti e parametri tecnici predefiniti da specifiche norme e conformi su tutto il territorio regionale ( ad esempio, le distanze minime degli scavi stradali dalle alberature, il divieto di utilizzare gli alberi per l'allestimento di striscioni sospesi o di quadri elettrici,  le modalità di utilizzo e di ripristino dei parchi e giardini pubblici utilizzati per manifestazioni,eventi etc).

La pdl n.226, supera "la visione che attribuisce alle aree verdi una funzione meramente estetica e di “arredo urbano”. I nuovi paradigmi della rigenerazione urbana riconoscono che esse forniscono numerosi servizi ecosistemici quali il controllo delle acque superficiali, la conservazione della biodiversità, la regolazione del microclima e la mitigazione del calore, e il miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto con riferimento all’abbattimento del particolato aerodisperso.

martedì 8 agosto 2017

8 Agosto, presa di Gorizia. Riflessioni di una "nameless" a denominazione di origine controllata


Variamente, e talvolta in maniera stridente, oggi viene ricordato il fatto storico della conquista di Gorizia da parte delle truppe italiane: io conservo i racconti dei miei nonni, sullo sfondo rosso di tutto il sangue versato, e la particolare emozione dell'avere un cognome che è saltato fuori dal nulla quando una legge fascista ne impose l'italianizzazione.


di Martina Luciani


Mi pare che si possa fare, oggi, questa condivisione, in particolare con i miei concittadini che il cognome se lo sono portato da casa loro, chi prima chi dopo, dagli innumerevoli "altrove" da cui sono arrivati fin qua, sulle rive dell'Isonzo ( dove ora, accasati, spesso si piccano di insegnarci patriottici sentimenti e ardite emozioni identitarie, rimproverandoci l'esagerato senso di accoglienza e civile solidarietà verso i profughi che rappresentano ciò che noi stessi rischiamo di dover diventare).
Se mio nonno non avesse italianizzato il cognome, io oggi sarei Martina Lutman. Forse qualcosa nei recessi della mia psiche sarebbe diverso, come ha teorizzato lo psicologo - psicoterapeuta Marco Pizzi ( italianizzazione di Spitz) nel suo libro Nameless” – I danni psicologici causati dall’italianizzazione dei cognomi“ (184 pagg., 14,90 euro, Europa Edizioni.
Non mi sento però una  nameless, anche se percepisco spesso una nota di stupito distacco nel mio partecipare al quotidiano di questa "povera patria" cui oggi appartengo e della cui Costituzione ho un religioso rispetto; tant'è che mi commuovevano i vecchi reduci che sfilavano per il Corso con gli occhi increduli, reggendo a fatica i labari delle loro atroci guerre, mi pareva che tanto sacrificio e dolore fossero stati vergognosamente e progressivamente privati di valore e significato da questa Nazione e che fosse indegno da parte nostra, cittadini del futuro, star lì a guardarli senza cambiare radicalmente il nostro modo di essere cittadini e persone.   
Sento però, nonostante il cognome artefatto, profonde radici che scongiurano ogni paura del diverso e dello straniero e sento cantare diverse lingue madri tra le chiome del mio albero genealogico.
Insomma, forse la mia generazione, già nata priva dell'antico cognome, non ha dovuto fare i conti con le conseguenze recondite dell'ingegneria genetica fascista sui cognomi.
Credo anche che chi l'ha vissuta, chi ha sperimentato il proprio se stesso reso afono delle risonanze con il tedesco e lo sloveno ( risonanze che tuttavia ci vuol poco a percepire tutt'attorno in queste terre) ne abbia portato tracce che hanno influenzato la sua storia personale e la vita pubblica, sociale, culturale e politica di questa città: non escludo che di conseguenza siano stati sminuiti il senso di appartenenza e il legame collettivo che rendono stabile, coraggiosa, generosa e dinamica una città. 
Spero che chi possa riflettere su questo aspetto della vita familiare lo faccia, e ne tragga una bella sensazione: la complessità etnico linguistica, le difficoltà e le osmosi culturali, i geni che si intrecciano e improvvisano belle variazioni, le diversità che si plasmavano reciprocamente e che oggi portiamo scritte nelle linee delle nostre mani.

mercoledì 26 luglio 2017

27 luglio, incontro pubblico " Fuori le industrie insalubri dal centro abitato", iniziativa del comitato NoBiomasseGO



Domani sera, 27 luglio 2017, alle 20.30, nella sala della Parrocchia di San Rocco, in via Veniero 1, si svolgerà un incontro pubblico organizzato dal comitato NoBiomasseGo, intitolato
“Fuori le industrie insalubri dal centro abitato”. Cioè, fuori dalle aree residenziali l’impianto di trattamento rifiuti di alluminio e le due centrali a biomasse che fanno parte del progetto “Three shades of green” e che sono  in costruzione in via Trieste tra i quartieri di S.Andrea, S.Anna e Campagnuzza.



All’incontro sono stati invitati tutti i consiglieri, gli assessori comunali ed il sindaco di Gorizia, affinchè condividano le informazioni  relative alla tipologia ed i possibili rischi degli impianti in questione e i dettagli  dell'iter burocratico che ha portato alle autorizzazioni di tale insediamento industriale all'interno del centro abitato, inclusi alcuni aspetti specifici che il comitato ritiene non sufficientemente chiari e bisognosi di urgenti approfondimenti in sede istituzionale.
Il successivo dibattito costituirà un importante elemento di valutazione per i rappresentanti dei cittadini ai quali è stata consegnata la responsabilità di amministrare e custodire la città ed i suoi abitanti.
Il comitato chiederà che l’amministrazione comunale, quale ente esponenziale rappresentativo degli interessi collettivi della comunità Goriziana, tenga conto dei diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini (salute e ambiente) e si attivi affinchè  le tre attività trovino una collocazione idonea alla loro tipologia industriale ed agli impatti che inevitabilmente producono sull’ambiente circostante, cioè su aree residenziali fittamente popolate della nostra città.

domenica 23 luglio 2017

Gorizia, emergenza immigrazione e emergenza istituzioni. E allarme meteo: qualcuno ci pensa al maltempo in arrivo?

Il circolo VerdeRosso SI aderisce alla petizione ( e raccolta di firme) con cui verrà richiesto al Comune di aderire allo Sprar. Ma intanto le pessime previsioni meteo sollecitano un ulteriore domanda: dove verrà ricoverato il crescente numero di richiedenti asilo che sono abbandonati alla Valletta del Corno? In Galleria Bombi anche stavolta?



di Martina Luciani

Il circolo tematico VerdeRosso di Sinistra Italiana a Gorizia ha aderito alla petizione promossa dai radicali, rivolta al sindaco e al consiglio comunale di Gorizia: adesione allo Sprar e implementazione di un sistema pubblico, strutturato e trasparente, che raccordi istituzioni, associazionismo, quartieri per attuare una gestione delle richieste di asilo rispettosa dei diritti, della salute e della sicurezza di tutti coloro che vivono sul territorio comunale.
Di seguito il testo del comunicato stampa.

Ma oggi, prendendo atto dell'iniziativa della senatrice Laura Fasiolo, che ha segnalato al Ministero dell'Interno, la situazione goriziana, abbiamo un ulteriore problema: è in arrivo nelle prossime ore un fronte perturbato, che le previsioni finora valutano piuttosto intenso. Il test che temevamo: questa città tollererà che i richiedenti asilo se ne stiano sotto i temporali attesi e segnalati con notevole precisione dalle previsioni meteo?
Rimettiamo, come accaduto il 20 maggio scorso, tutti quanti in Galleria Bombi, magari dopo averli scortati attraverso le vie cittadine e presidiando poi l'ingresso della Galleria? O ci facciamo venire un'idea migliore?

COMUNICATO STAMPA
GORIZIA, 22 LUGLIO 2017

Il circolo VerdeRosso di Sinistra Italiana - Gorizia aderisce alla petizione, promossa dai Radicali, per chiedere al sindaco Ziberna e al consiglio comunale l'adesione di Gorizia al progetto Sistema Protezione Richiedenti Asilo - SPRAR, ribadendo che solo politiche attive sull'accoglienza dei  richiedenti asilo, nell’ambito delle norme vigenti e con criteri rispettosi dei fondamentali  diritti delle persone e della loro dignità, possono produrre risultati a beneficio tanto dei profughi quanto della cittadinanza.
Del resto, nel programma elettorale del Forum Gorizia, alla cui costruzione il circolo VerdeRosso ha dato il proprio contributo anche sulla questione immigrazione, uno dei punti focali era proprio l'adesione del Comune  allo Sprar. L'accoglienza diffusa è la migliore formula adottabile, quella meglio gestibile da parte degli enti locali,  che garantisce migliori risultati rispetto l'assistenza e l'integrazione e che oltretutto è meno impattante sulla sensibilità, spesso esagerata, delle comunità locali.
L'altro snodo proposto, e fatto proprio dal candidato sindaco Andrea Picco, era la creazione di un ufficio comunale dedicato all'immigrazione, che attraverso specifiche professionalità e competenze, e in coordinamento con gli altri servizi comunali, costituisca il riferimento coordinato e lo snodo di tutte le criticità, tanto dei richiedenti asilo quanto della cittadinanza, si ponga quale  interfaccia tra il volontariato e le  istituzioni, gestisca lo SPRAR,  favorisca le buone pratiche dell'accoglienza e le iniziative di integrazione e reciproca conoscenza.
Il Comune di Gorizia deve attrezzarsi in questa direzione. In quanto ente esponenziale della cittadinanza e custode delle persone che si trovano sul territorio, non può non assumersi la responsabilità di gestire la situazione, in base alla Costituzione, alle norme vigenti e ai Trattati internazionali: quanto è avvenuto finora, e quanto accade visto il numero crescente di profughi privi di qualsiasi accoglienza e abbandonati a loro stessi in un parco cittadino, dimostra che la vera emergenza riguarda l'approccio al problema da parte dell'istituzione pubblica.  Il disprezzo che traspare da proposte come quella di  attivare " corsi di inglese e tedesco per fargli acquisire strumenti linguistici volti ad agevolare la loro partenza verso altri paesi europei"  rende irriconoscibile ai cittadini goriziani questa giunta comunale, in termini culturali e storici.
 Il rifiuto dell'amministrazione comunale a considerare strutturale il fenomeno migratorio e compiere di conseguenza  scelte nel nostro piccolo efficaci , produce "non gestione": è una scelta fallimentare, irresponsabile e della quale non intendiamo condividere la vergogna.


venerdì 14 luglio 2017

I danni dopo l'emergenza maltempo. Via Paolo Diacono: un esempio di gestione confusa del verde urbano

Stasera in via Paolo Diacono contempliamo il frutto di una gestione grossolana dell'alberatura stradale. Gli alberi andavano potati? Si. Bisognava proprio fare questa cosa in stile the day after? No.
Si poteva fare meglio.


di Giancarlo Stasi

Il filare di  olmi  in via Diacono è un problema. Da oggi e fino al prossimo anno, un brutto problema a causa delle potature iniziate oggi.
 Questa specie arborea costituì, al tempo dell'impianto, una scelta imprudente: la pianta allo stato adulto ha dimensioni non compatibili con il siti e con il sest di impianto ( la distanza tra una pianta e l'altra).
Nel corso degli anni, gli olmi sono stati capitozzati per contenerne la crescita. Di conseguenza si sono create situazioni di nuovo sviluppo precarie, instabili. Cioè i nuovi rami sono cresciuto con un inserimento debole nel punto di capitozzatura: sono perciò pericolosi perchè facilmente si spezzano.
Ora, dopo gli eccezionali fenomeni atmosferici che tanti danni hanno prodotto in città, l'assessorato comunale competente si preoccupa e procede a questa nuova capitozzatura. 
Che trasforma un paesaggio urbano gradevole in qualcosa di veramente brutto da osservare, con la rimozione di tutta le chiome tranne alcuni rametti, che generano un tragico effetto visivo.
L'intervento avrebbe potuto essere più contenuto, a vantaggio dell'estetica del luogo e della fruizione della strada ( fine dell'ombra che mitiga la calura estiva, oltrechè della biodiversità ospitata tra i rami).
Ma soprattutto avrebbe potuto essere più corretto dal punto di vista della "gestione della pianta", che è una proprietà comune dei cittadini. Cioè  si poteva scegliere di accorciare i rami mettendoli  in sicurezza senza annullare le chiome come si sta facendo, evitando così di sottoporre le piante stesse ad uno stress notevole.
L'azzeramento dell'apparato fotosintetico, infatti,  non permette certamente all'albero un regolare ritmo fisiologico e una "buona salute".  Si sarebbe mantenuta inoltre la prospettiva dell'alberatura  e in parte la sua funzione ecologica.
L'intervento di adeguamento delle chiome alla struttura ormai consolidata delle piante si sarebbe potuto rimandare al periodo della potatura secca, cioè alla stagione invernale.
Certo, costa di più. Sarebbe costato meno se gli interventi fossero stati regolarmente effettuati con maggior frequenza.  Complessivamente, a dirla tutta, meglio sarebbe stato guardare in prospettiva e sostituire completamente gli alberi dell'intera via.  
La gestione del verde urbano non può funzionare, per la salute delle piante e per la conservazione dei paesaggi urbani, con i tempi e le limitate vedute scandite da elezioni , successivo quinquennio di amministrazione ed emergenze climatiche.

Nella questione immigrazione l'Europa rischia la sua stessa identità. L'europarlamentare Elly Schlein a Gradisca d'Isonzo.

Dopo un sopralluogo al Cara di Gradisca d'Isonzo, Elly Schlein (Possibile) ha spiegato al pubblico la situazione europea relativamente alla riforma del regolamento Dublino. La generalizzata virata a destra dei governi nazionali va in direzione opposta agli ideali dei fondatori del progetto dell'Europa unita.


di Martina Luciani


Sono stata invitata, in qualità di coordinatore del circolo tematico VerdeRosso di Sinistra Italiana, a descrivere la situazione goriziana dell'immigrazione e dell'accoglienza durante l'incontro, svoltosi ieri sera a Gradisca, su iniziativa del comitato di Gorizia di Possibile, con l'europarlamentare Elly Schlein.
Schlein, dopo aver effettuato una visita al Cara ( in anteprima, il numero degli ospiti è cresciuto ancora, raggiungendo le 524 unità) ha delineato l'orizzonte operativo sul fronte europeo dell'immigrazione, tra le resistenze nazionali, le retoriche xenofobe vendute un tanto al chilo ai cittadini che annaspano nella crisi economica e sociale, il permanere della contraddizione tra politiche che assecondano interessi economici enormi e la necessità di produrre a brevissimo termine risposte umanitarie, l'ipocrisia di esternalizzare il problema oltre i confini e non importa se ciò viene realizzato in Paesi  dove i diritti umani sono sistematicamente calpestati.
Caso emblematico è la Libia. E l'Egitto.
" Mentre chiediamo verità per Giulio Regeni, cittadino europeo, consideriamo l'Egitto come partner per gestire la questione migratoria? Per rimandare proprio là i profughi? E' molto preoccupante l'iniziativa della commissione Esteri del Senato."
Non ha dubbi Elly Schlein: finchè non ci sarà piena luce sull'assassinio di Regeni non si può far tornare l'ambasciatore italiano in Egitto, tantomeno se il riavvicinamento, descritto come rasserenamento delle relazioni bilaterali,  sia dettato dalla necessità di partenariato in materia di immigrazione

La situazione italiana:  l'approccio perennemente emergenziale del nostro Paese deve essere superato. Certo, gestire in emergenza è più comodo, consente affidamenti diretti e giustifica l'assenza di un sistema di controllo approfondito. E più comodo anche focalizzare l'attenzione pubblica su questioni come quella delle ONG,  distogliendoci dal prendere atto del fallimento delle azioni politiche, europee e nazionali, inclusa la chiusura della rotta balcanica ( che chiusa non è grazie alla " dichiarazione congiunta" con la Turchia, giuridicamente priva del valore di accordo internazionale per il mancato intervento del Parlamento europeo).

 " L'accoglienza diffusa - ha ribadito Schlein - è l'unica praticabile con successo sul medio e lungo periodo: richiede piena trasparenza, rendicontazione, sostegno alle buone pratiche. Quando questo meccanismo viene attuato dai territori, nei Comuni italiani, si dimostra capace di rimettere in moto l'economia locale e di attivare opportunità di occupazione."
Certamente questo approccio non è quello scelto da Gorizia. Una città che vanta una storia millenaria ma nonostante questa ( presumibile) esperienza e radicata identità civile si incapriccia sulla presenza della commissione territoriale per il riconoscimento delle richieste di asilo e si scompensa persino sul piano socio culturale a causa della presenza di poche centinaia di persone.

Mi sono permessa di avanzare un suggerimento alla parlamentare europea: da Bruxelles andrebbe promossa e sostenuta un'azione approfondita e sistematica di integrazione culturale dei cittadini rispetto gli ideali europei e l'ineludibile prospettiva multietnica e interculturale del nostro continente. E questo parallelamente al lavoro sull'attuazione dell'accoglienza e sull'integrazione dei migranti, profughi politici o climatici che siano.  Altrimenti continueremo ad innalzare muri e reticolati e a mummificarci, parafrasando  Claudio Magris, in una società endogamica e gozzuta di consanguinei dove riconosciamo come simili solo quelli che bestemmiano nel nostro stesso dialetto. Se il sindaco di Gorizia, alcuni giorni fa, ha spiegato alla commissaria UE Violeta Bulc cosa non vuole, cosa non si deve fare e quanto lontano bisogna respingere un fenomeno su cui la politica xenofoba alimenta paure e ostilità, bisogna anche spiegare ai cittadini che lo stesso fenomeno è l'altra faccia della globalizzazione, che ci siamo accorti clamorosamente in ritardo delle sue proporzioni e che o ci si salva tutti insieme o alla fine non si salverà nessuno.



sabato 8 luglio 2017

Lunedì 10 luglio, dalle 17, in piazza Municipio: fuori gli impianti industriali dal centro urbano. manifestazione contro le industrie insalubri tra i quartieri





Messaggero Veneto. 8 luglio 2017

 Iniziativa del comitato NoBiomasseGO: che razza di concezione della comunità e della vita quotidiana e della salute e del benessere ha l'urbanista/ amministratore/politico che consente la realizzazione di industrie insalubri tra le case? Non una fabbrica di confetti, sia chiaro, ma impianti di trattamento rifiuti metallici e centrali a biomasse. Non per fornire calore ed elettricità gratis ai cittadini, sia chiaro, ma per il proprio reddito di impresa.



 Comunicato stampa. Gorizia 7 luglio 2017.
In occasione della prima convocazione del neo eletto consiglio comunale di Gorizia, il comitato NObiomasseGO ha organizzato un presidio davanti alla casa comunale, a partire dalle ore 17 del 10 luglio, in piazza Municipio.
La manifestazione è la prima iniziativa dei cittadini che non intendono accettare impianti industriali dedicati al trattamento di rifiuti e all’utilizzo di biomasse entro il centro urbano, senza utilità sociale, con interesse e beneficio solo per l’imprenditore industriale, e con evidente peggioramento delle condizioni ambientali e sanitarie del circondario.
Ulteriori appuntamenti, occasioni informative e presidi di protesta sono in fase organizzativa, mentre il dibattito dalla questione specifica si sta allargando alle problematiche che discendono dalla discutibile visione politica amministrativa del futuro della città, assai poco sostenibile rispetto la tutela ambientale, lo sviluppo compatibile con la salvaguardia del territorio e delle sue risorse naturali, le priorità che discendono dal diritto alla salute e al benessere per gli abitanti e per le generazioni future. 
Il problema dell’insediamento industriale Three shades of green, inserito tra le aree residenziali cittadine di Sant’Anna, Sant’Andrea e Campagnuzza ha caratterizzato il rapporto tra cittadinanza e pubbliche amministrazioni sin dal dicembre del 2012, quando venne approvata la sciagurata variante 36 al Piano regolatore, due amministrazioni comunali guidate dal sindaco Romoli e ha accompagnato gli ultimi due anni dell’operato della Giunta provinciale a presidenza Gherghetta.
Ha poi infiammato la campagna elettorale, producendo il risultato di diffondere in maniera capillare i dettagli di quella che il comitato NObiomasseGO ha sempre ritenuto sia stata una delle peggiori dimostrazioni della sensibilità delle amministrazioni locali verso le istanze e le problematiche dei cittadini rappresentati.
Amministrazioni di opposta matrice politica attraverso le proprie scelte hanno entrambe esemplificato la gravità del danno che si produce a causa di pianificazione confuse, ignare di qualsiasi principio di precauzione, spezzettate nel tempo e prive sia di una salda consapevolezza degli impatti ambientali e sociali di qualsiasi iniziativa presa sul territorio, sia della necessità ( scritta o meno nelle norme) del coinvolgimento preventivo della comunità. I cittadini non comprendono più se esista una discrezionalità amministrativa che tenga conto dei loro interessi, se la politica sappia effettivamente cosa fa quando vota un provvedimento, se comprenda che meccanismi come quello della Valutazione di impatto ambientale, evitato per il progetto Three shades of green attraverso la suddivisione in diversi percorsi autorizzativi, sono strumenti che è irresponsabile eludere e aggirare.
Il comitato è assolutamente determinato a insistere affinchè il Comune, ente rappresentativo di tutta la comunità, si attivi sul piano tecnico giuridico e sul piano politico per impedire la realizzazione degli impianti industriali in città.
Evidentemente la storia allucinante dell’ascensore al Castello ha insegnato molto ai cittadini: e cioè che distrarsi su quanto avviene tanto nelle sedi decisionali quanto in quelle tecnico – amministrative può rendere impossibile correggere determinate situazioni,  nell’interesse di tutti e al fine di perseguire utilità sociale e diritti fondamentali, determinando pericolosi avanzamenti nella progressiva devastazione dell’assetto urbanistico -  sociale e dei livelli di qualità ambientale.