martedì 6 gennaio 2015

Richiedenti asilo: nemmeno dei minorenni ci facciamo scrupolo?

Minori richiedenti asilo che si registrano agli uffici di polizia di Gorizia e poi se ne vanno in giro senza meta, accolti la sera dai volontari della Caritas per puro caso: ma fin dove riusciremo a spingerci nell'ignorare i problemi della gestione delle richieste di asilo? Mentre la situazione, per tutti i profughi, invece di risolversi, rischia di riportare moltissimi di loro alla condizione più degradante e pericolosa possibile: sotto i cespugli all'addiaccio, d'inverno.


di Martina Luciani

Adesso contiamo solo sulla benevolenze delle parrocchie: ma per poche ore ancora, perché poi i ricoveri di fortuna offerti per dare riparo ai profughi dovranno essere ripuliti con cura e restituiti alle loro funzioni normali, ai ritmi delle attività degli oratori. Quindi il conto alla rovescia è cominciato: a quando li ributtiamo a dormire fuori, questo temibile esercito invasore composto da... una quarantina di persone, variamente esauste e confuse, sfinite, febbricitanti per tutto il freddo patito?
Nel frattempo, mentre si fanno complesse mosse nel gioco dello scaribarile istituzionale, siamo ad aggiungere alla lista dei problemi esistenti anche quello dei minorenni. Dichiaratisi con la loro età anagrafica al primo accesso alla Polizia italiana (lo precisiamo perché alcuni pur essendo evidentemente dei ragazzini si registrano come maggiorenni), giovanissimi senza bisogno di alcuna verifica che non sia quella di guardarne i volti e la corporatura: i volontari che distribuiscono i pasti nella sala della Caritas ne hanno accolto due. Avvisate immediatamente le forze dell'ordine, è cominciata l'attesa. Una lunga attesa. Soltanto la faccia tosta di chi ha scomodato con una telefonata la vice prefetto, lamentando l'inosservanza di procedure specifiche e rammentando le responsabilità istituzionali in ordine alla presenza sul territorio di minori non accompagnati. Il problema è stato risolto: i volontari hanno preso a bordo delle proprie macchine i ragazzi e li hanno accompagnati alla caserma Massarelli, che non c'era proprio modo di farli venire a prendere con urgenza.
Là si auspica, che tra i canonici intralci burocratici e i soliti intoppi (com'è possibile che un'emergenza dichiarata non renda necessario un interprete sempre presente nelle sedi istituzionali e di polizia?) sia stato avviato l'iter che mette i giovanissimi al riparo in una condizione protetta, adeguata alla loro età ed esperienza, non già per benevolenza o sollecitudine, ma perché la legge prevede specifiche tutele. Se poi vogliamo scomodare le Convenzioni internazionali non la finiamo più....

lunedì 5 gennaio 2015

Andrea Bellavite: una nuova fattispecie di reato, quello di credere che da noi funzioni la Convenzione di Ginevra.

Riprendiamo un brano dell'articolo di Andrea Bellavite pubblicato sul blog di Forum Cultura.


"Il "reato" è quello di avere freddo, il freddo cane delle scorse notti e di non aver voglia di affrontarlo in un parco, costretti ogni mezz'ora a spostarsi un po' più in là da una cinica e inconcludente ordinanza comunale. Ed è quello di aver scelto come obiettivo del proprio "reato" dei centri di accoglienza già impegnati, dove poter dormire sul pavimento e lavarsi in venti a un unico lavandino. E di aver creduto che la Convenzione di Ginevra, che garantisce dignitosa accoglienza a chi richiede asilo politico, fosse funzionante anche in Italia.
Continua qui.

domenica 4 gennaio 2015

Qual è la farmacia oggi di turno?



Quando la forma sostituisce la sostanza: il cattivo esempio dell’Asl n. 2 Goriziana 

di Marilisa Bombi

Dare servizi al cittadino. Questo è l’obiettivo ma anche input che l’informatica dovrebbe agevolare e che, di fatto, in molte realtà è già cosa fatta. Insomma, basta navigare un po’ nelle pagine dell’Agenzia delle entrate per rendersi conto di come un sito web dovrebbe essere organizzato e strutturato. Per farla breve, anche se non tutti possono disporre del tempo necessario per studiare il codice dell’Amministrazione digitale per avere chiari quali sono gli intenti che il codice in questione intende perseguire, è sufficiente richiamare il vecchio proverbio “tra il dire ed il fare ci sta di mezzo il mare”  per immaginare che la Direzione della locale Azienda per i servizi sanitari,  non ha chiara la distinzione tra forma e sostanza. L’occasione viene dalla ricerca on-line delle farmacie di turno.

Il Comune di Gorizia ha 33 persone negli alloggi messi a disposizione dello Sprar? Ma dove?

La stampa riporta oggi alcune informazioni che lasciano esterrefatti: scopriamo la fattispecie del profugo non profugo, frutto evidentemente di una superficiale lettura dei regolamenti e norme vigenti in materia, e veniamo anche a sapere che ci sono 33 richiedenti asilo che alloggiano negli appartamenti del progetto Sprar messi a disposizione del Comune di Gorizia. Ilaria Cecot, assessore al welfare della Provincia di Gorizia interviene in merito alle dichiarazioni attribuite all'assessore comunale Silvana Romano. Informazioni tecniche, incluse, per chi volesse opportunamente aggiornarsi ed evitare di fare incredibili figuracce.


"Va tutto bene, ma mentire sapendo di mentire mi pare un atteggiamento istituzionalmente scorretto e di mera propaganda, oltre che di strumentale informazione, poco rispettoso del lavoro intenso e costante portato avanti dalla Direzione Welfare della Provincia di Gorizia, dall'Amministrazione Provinciale e dagli altri soggetti (CIR, Caritas e Contavalle) coinvolti nella gestione del progetto Sprar, del quale la Provincia di Gorizia è la titolare, assieme agli altri enti gestori qui elencati.
Il progetto Sprar nasce nel 2009 per volontà dell'amministrazione provinciale, dopo il rifiuto ad assumerne la gestione del Comune di Gorizia. In questi cinque anni sono state accolte nello Sprar - che, ricordo, è un passaggio successivo all'accoglienza poichè chi entra nello Sparar ha già il riconoscimento dello status di rifugiato politico - ben 198 persone. Attualmente gli appartamenti a disposizione sono cinque, di cui solo uno di proprietà del Comune e dato in gestione all'Ater fino al 31 dicembre 2014. I cinque appartamenti possono accogliere 33 persone. Oltre all'appartamento comunale, due appartamenti sono dell'Ater, uno della parrocchia di Sant'Ilario e Taziano e uno del Contavalle (questo dedicato a donne e bambini). L'amministrazione provinciale partecipa con fondi propri al progetto, come attualmente previsto dal regolamento. L'ammontare della compartecipazione è di circa il 20 % del costo dell'intero progetto. Una cifra quindi che varia dal 13 ai 17 mila euro, più il lavoro del personale. La gestione degli ospiti viene fatta da Contavalle, Cir e Caritas, mentre la direzione Welfare della Provincia si occupa di tutta la gestione amministrativa.

sabato 3 gennaio 2015

ADESSO BASTA! Lettera di volontari impegnati nell'emergenza profughi.

Pubblichiamo la lettera inviata alla stampa ed ai social da Silvia Argenton, Andrea Bellavite, Anna Di Gianantonio, Franco Dugo. Significativamente intitolata, dagli stessi firmatari, ADESSO BASTA!





"Prima di tutto, piena solidarietà a don Paolo Zuttion, direttore della Caritas e unico punto di riferimento saldo nel marasma istituzionale di questo periodo di (non) accoglienza dei richiedenti asilo a Gorizia. Il sindaco Romoli, riecheggiando le parole di Franco Zotti, suggerisce sibillinamente sulla stampa maliziose ipotesi di collusioni interessate: così, usando l’autorevolezza del suo ruolo, non fa altro che spargere veleni e dubbi. Se realmente pensa che ci sia qualcosa che non va, lo denunci alla magistratura e faccia nomi e cognomi, se invece tutto è regolare perché insinuare reati con chiacchiere degne del più disinformato frequentatore di caffè?
In secondo luogo, l’interrogazione che il consigliere regionale Rodolfo Ziberna propone alla presidente Serracchiani sfiora e forse supera il limite del reato di diffamazione. Nessuno dei volontari che in queste ultime settimane ha impegnato tempo soldi ed energie in un’opera di supplenza (cibo, coperte e precario tetto nelle notti sotto zero), proprio nessuno ha ricevuto un solo euro in cambio della propria attività. E nessuno, ma proprio nessuno di essi ha mai neppure lontanamente pensato di convenzionarsi con la Prefettura per ricevere i famigerati 35 euro in cambio dell’offerta di vitto e alloggio. Si tratta di un’iniziativa del tutto spontanea, basata sull’amicizia e la solidarietà immediata, che nulla ha a che fare con l’accoglienza istituzionale, giustamente retribuita – sulla base di precisi accordi e convenzioni sulla cui legittimità deve vigilare lo Stato - in quanto richiede la professionalità, la responsabilità e la competenza. Ben venga il giorno in cui non ci sia più bisogno del “volontario spontaneo” che si farebbe immediatamente da parte nel momento i problemi fossero affrontati e risolti dalle istituzioni preposte.
Ma dopo aver “speso” un mese di impegno diurno e spesso notturno per evitare alla città l’onta di qualche morto per freddo o per fame, sentirsi dire che si è interessati a qualche businnes non è disinformazione, ma vera e propria diffamazione."

Gorizia, emergenza profughi: novità in seguito alle azioni dei volontari.

Don Paolo Zuttion incoraggia i  volontari che operano a Gorizia: qualcosa si muove finalmente.


di Martina Luciani

L'incontro dei volontari -  in campo ormai da molto tempo nell'assistenza e nel soccorso dei richiedenti asilo abbandonati nel gelido limbo dei giardini di Gorizia - con il prefetto Zappalorto non è stato inutile. E il servizio della Rai regionale sull'operato del manipolo di cittadini che, in vario modo, si sta sostituendo alla gestione delle responsabilità che leggi e trattati attribuiscono alle istituzioni dello Stato, ha dato un enorme aiuto agli stremati volontari.
" Grazie alla riunione in Prefettura - ci spiega don Paolo Zuttion, direttore della Caritas di Gorizia - e alle iniziative che hanno reso pubblica l'operazione di solidarietà in coro a Gorizia, l'assessore regionale Torrenti ha sollecitato il prefetto, mettendo in evidenza le difficoltà a reggere ancora e ancora una situazione difficilissima. In sostanza, lo stesso prefetto mi ha rassicurato sulla praticabilità di alcune prospettive di sistemazione dei richiedenti asilo in diverse località della provincia, alcune di immediata fattibilità. "
" L'invito del prefetto - aggiunge don Zuttion - è di tenere duro ancora per poco."
Certo: tener duro, queste sono le parole giuste. Perchè il peso anche della sola responsabilità è gravoso, pur tralasciando gli oneri della pratica gestione della somministrazione di cibo, indumenti, del soccorso medico e del reperimento di rifugi e sistemazioni varie.E' gravosa l'ostilità, la diffidenza, il silenzio della politica e delle istituzioni, la strumentalizzazione.
Udine e Trieste hanno aperto per fronteggiare l'emergenza, che sovrappone il grande freddo alla condizione disperata dei profughi senza un posto dove mangiare e dormire, due  palazzetti dello sport. Gorizia, come sappiamo, ha già dato, e quindi si sente esentata. Il problema che ci si ritrovi di fronte, oltre che alla mancata osservanza delle leggi in materia di richiesta d'asilo e di diritti umani, anche ad una vera e propria omissione di soccorso non è ancora stato preso in considerazione.
Don Zuttion ci ripete un concetto, che è di Sant'Agostino: " Amando il prossimo e prendendoti cura di lui tu cammini". Un'idea universale, trasversale. In verità l'unico modo che abbiamo per immaginare il progredire della civiltà umana è quello del "cammino", un viaggio collettivo che drammaticamente  si arresta, costringendo tutti nella più infida delle paludi, ogni qualvolta qualcuno ne resta escluso.

venerdì 2 gennaio 2015

Profughi e volontariato a Gorizia: quello che insegna l'esperienza e quello che è stato chiesto al Prefetto di Gorizia.

I volontari incontrano il Prefetto di Gorizia e scrivono una lettera aperta per chiedere conto degli aggettivi tutt'altro che lusinghieri appioppiati loro dalla stampa locale.

 di Martina Luciani


Impossibile continuare così: questo l'allarme dei volontari che assicurano un pasto caldo a decine di profughi, che procurano indumenti pesanti, che cercano di risolvere i problemi legati alle ignobili condizioni igienico sanitarie, interagendo con la Caritas di Gorizia e quasi forzando la collaborazione delle istituzioni competenti rispetto sanità e sicurezza pubblica.
Cosa serve? Un'interfaccia costante con gli uffici di polizia e immigrazione, un coordinamento tra volontariato e  strutture sanitarie della CRI e dell'Azienda sanitaria che devono realizzare i primi controlli sui richiedenti asilo, un riferimento logistico per permettere ai profughi di mantenere condizioni igieniche personali adeguate, uno snellimento delle pratiche richieste per avviare le pratiche di richiesta d'asilo, continuamente rallentate sia dalla carenza di organico negli uffici competenti sia dalle ridotte finestre d'accesso ai controlli sanitari effettuati dalla Croce Rossa, la disponibilità di mediatori culturali professionalmente competenti.
In mancanza di questo retroterra organizzativo, il volontariato, mentre realizza come può l'enorme impresa di salvare l'Uomo nella sua dignità elementare e nei suoi diritti sanciti dalle leggi, ha un carico di responsabilità che non può essere sostenuto e rischia di essere persino controproducente nelle situazioni più difficili.
Questi concetti sono stati riassunti al prefetto di Gorizia in un incontro, due giorni fa: il risultato della riunione per ora non l'ha visto nessuno.
Nel frattempo i volontari impegnati ogni sera, Natale e Ultimo/primo dell'anno inclusi, a cuinare e dare pasti caldi all'umanità richiedente asilo affamata e piegata dal freddo, hanno scritto una lettera aperta per chiedere conto degli aggettivi tutt'altro che lusinghieri appioppiati loro dalla stampa locale.Questo il testo, che ha già prodotto un servizio da parte della Rai Friuli Venezia Giulia.


Richiedenti asilo a Gorizia, emergenza e solidarietà: tutti ipocriti i volontari?         
Siamo un gruppo di cittadini dell’ Isontino che in vario modo cercano di aiutare quelli, fra i profughi afgani e pachistani, che sono in attesa di trovare accoglienza, prevista da una precisa normativa nazionale e internazionale, in sedi a ciò espressamente individuate dagli organismi competenti.

sabato 27 dicembre 2014

Saranno contenti il sindaco e il prefetto del regalo di Natale che gli stan facendo i volontari al lavoro con i profughi?

Lettera aperta al Prefetto e al Sindaco.  Il dono dei volontari alle istituzioni: dar da mangiare agli affamati prima che svengano per strada e mettere le persone a dormire al riparo se non vogliamo  che il freddo e le malattie li uccidano.  


di Martina Luciani


Egregio signor Prefetto ed egregio signor Sindaco,

spero siate compiaciuti per il dono enorme che tanti volontari stanno offrendo alle  cariche istituzionali che rappresentate. Da giorni e giorni infatti numerose persone delle più diverse appartenenze religiose e politiche si stanno facendo in quattro per assicurarvi sereni giorni di festa. 
Che sia la Vigilia o Santo Stefano si è deciso di assicurare la vostra tranquillità. Lo facciamo evitando che di notte in giro per la città ci sia quello che voi considerate uno spiacevole inconveniente: i profughi. Compito non facile anche perché sono più dei 25 che ha contato Lei, egregio signor Sindaco. Vagano affamati, bivaccano e sono in attesa di espletare le pratiche per cui hanno scadenze e appuntamenti nei competenti uffici: ma non hanno un posto dove stare. Un posto...ma che dico...a loro deve bastare una cuccia, un cartone steso sotto un albero, una coperta umida tirata fin sopra la testa per aspettare tremando che gli agenti di polizia facciano valere l'ordinanza del sindaco e li costringano a spostarsi...e così, senza dormire, trascorre la notte...in qualche modo "ha da passà 'a nuttata", la loro e  la nostra. Perché noi abbiamo deciso di non rinunciare alla nostra dignità, di cittadini e di uomini, voltando la testa dall'altra parte, e tentiamo di far recuperare ai profughi almeno un briciolo della loro dignità perduta.

mercoledì 24 dicembre 2014

L'ordinanza anti bivacco: ancora umiliazione e vergogna addosso ai profughi. Lo sforzo del volontariato sociale.



Pubblichiamo l'appello del Forum Cultura di Gorizia : gli effetti dell'ordinanza del sindaco, l'azione deivolontari, le domande stanotte, vigilia di Natale, ci parrà ancora più assurdo non abbiano alcuna risposta.

I richiedenti asilo accorrono numerosi a Gorizia non perché trovano accoglienza in città, ma perché è la sede dell’unica Commissione del Triveneto. E’ evidente che il flusso degli arrivi, molto aumentato in questi ultimi mesi, dipende da strategie internazionali difficili da individuare e impossibili da modificare. Al di là della complessa discussione sulla gestione delle enormi migrazioni che interessano tutto il Pianeta, resta un fatto: che piaccia o meno, centinaia di persone sono già arrivate e altre continueranno ad arrivare a Gorizia per presentarsi davanti a una Commissione che dovrà decidere sulla legittimità della loro richiesta di asilo. Fino a quando non sarà emessa la “sentenza”, esse sono tutelate dalle convenzioni internazionali e dalla Costituzione italiana.
La domanda concreta è: questi esseri umani devono rimanere senza un tetto, dormire all’addiaccio in queste notti di gelo senza coperte e vestiti pesanti, mangiare l’erba dei parchi o si possono trovare altre soluzioni?
Quella proposta dal sindaco di Gorizia con l’ordinanza anti-bivacchi ha avuto un unico risultato, quello di rendere ancora meno dignitosa la permanenza di coloro che attendono giorni prima di essere visitati dalle strutture sanitarie, certificati dagli organi di polizia ed eventualmente entrare – fino all’ormai molto prossimo esaurimento dei posti - nei luoghi “convenzionati” messi a disposizione dalla Chiesa diocesana.

La convenzione firmata dalla stragrande maggioranza dei Comuni della Provincia di Gorizia sembra essere un pio auspicio, in un’attesa del reperimento e dell’allestimento dei luoghi di accoglienza che sembra richiedere tempi lunghi e complessi adempimenti.

Il volontariato sociale, che si è impegnato in questo ultimo periodo organizzando a proprie spese ed energie fisiche centinaia di pasti e mettendo a disposizione le proprie precarie sedi per fornire un ricovero temporaneo di fortuna, è ai limiti delle proprie capacità d’azione e inoltre non è giusto che si sostituisca sistematicamente alle mancanze delle istituzioni preposte.

Senza la buona volontà di questi ultimi, chi darà un tetto e un pasto a decine e decine di persone che nei prossimi giorni – ordinanza o non ordinanza – raggiungeranno infreddolite ed affamate la città e con ogni probabilità non potranno far altro che stazionare di nuovo nei parchi pubblici? Come già accaduto, invitati a spostarsi, passeranno la Notte di Natale vagando da uno spiazzo all’altro, cercando di sfuggire l’inclemenza del tempo e l’insipienza degli umani?

lunedì 22 dicembre 2014

Chi vuole mettere il bavaglio alla libertà di stampa?

http://www.seven-network.it/
"Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ha invitato il presidente Renzi ad adoperarsi per affossare il testo di legge sulla diffamazione attualmente alla Camera per la terza lettura. Il suo autorevole parere si aggiunge alle proteste, legittime ed argomentate, già sollevare dalla Fnsi, dall'Ordine dei giornalisti, dall'Unione dei cronisti e da tutte le associazioni che hanno a cuore l'articolo 21 della Costituzione". Lo scrivono in una nota Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21. "La proposta, ulteriormente peggiorata nei diversi passaggi parlamentari, continua a prevedere multe elevatissime, modalità di rettifica inapplicabili, impossibili equiparazioni tra media tradizionali e nuovi media e, soprattutto, non contiene alcun deterrente per scoraggiare quei 'querelanti temerari’ che ormai usano la querela come strumento di intimidazione sistematica e preventiva. In queste condizioni non ha senso procedere alla approvazione del testo, se non nella direzione di un accoglimento della richiesta, venuta per altro  dalle specifiche istituzioni europee, di procedere alla abrogazione della pena del carcere".  "L'associazione articolo 21, infine - concludono Corradino e Giulietti - si adopererà per la convocazione di una grande iniziativa nazionale capace di mettere insieme quanti, in questi anni, al di là di ogni logica di parte o di partito, hanno sempre contrastato ogni forma di legge bavaglio, di qualsiasi natura e colore".

domenica 21 dicembre 2014

Il solstizio d'inverno, celebrato con il vischio, avviene quest'anno il 22 dicembre, nel cuore della notte più lunga dell'anno.

Non è sempre il 21 dicembre, la data del solstizio d'inverno, in realtà l'Italia sarà interessata dal fenomeno astronomico nel cuore della notte del 22 dicembre. 


di Martina Luciani


E' il momento in cui l'emisfero boreale riceve il minor irraggiamento solare, data che segna l'inizio dell'inverno astronomico, con il sole che raggiunto il massimo della declinazione negativa inverte il suo moto apparente e comincia ad innalzarsi nuovamente lungo l'eclittica.
La pianta del solstizio è il vischio, che Virgilio nell'Eneide chiama "ramo d'oro", quello che Enea deve cogliere per poter scendere a rivedere il padre Anchise nel Tartaro.
Non è certamente dorato, il vischio, anche se a Natale capita di vederlo messo in vendita spruzzato di vernice dorata.
Ma ci dice James Frazer ne " Il ramo d'oro" qualche mese dopo essere stato tagliato il vischio assume proprio un bel colore dorato, foglie e fusto. E questa sua caratteristica ben giustificherebbe l'associazione con il solstizio d'inverno, momento in cui il fuoco solare è indebolito nella volta celeste ed è opportuno rinvigorirne lo splendore attraverso opportuni echi e simboli. Curiosamente, nelle antiche tradizioni una verga di vischio ( ma raccolto in concomitanza con l'altra grande celebrazione del potere solare, il solstizio d'estate) veniva usata per cercare l'oro.
I Celti lo consideravano pianta misteriosissima ( pensavano che poiché rimane verde sull'albero che ha perso le foglie ne custodisse la vitalità, l'anima stessa) con virtù magiche e terapeutiche. Perché esprima al meglio le sue potenzialità bisogna fare come i Druidi, raccoglierlo nella notte magica dopo il solstizio d'inverno, la sesta per la precisione. Notti degli dei, in cui si spalancano porte altrimenti chiuse.
Alfredo Cattabiani. Lunario
James Frazer. Il Ramo d'Oro.

sabato 20 dicembre 2014

Profughi. Stefano Cosma in consiglio provinciale: basta lamentarsi, facciamo qualcosa di concreto.




"L'ordinanza anti-bivacco del Comune di Gorizia a nulla serve se non affiancata da una convenzione per sistemare i migranti da qualche parte; da un accordo con l'Ass per le visite mediche; e da un protocollo per impiegare i "profughi", come fatto a Nimis e come potremmo imitare attraverso la nuova " Rete provinciale in materia di immigrazione". La nota del capogruppo di Futuro e libertà in Consiglio provinciale Stefano Cosma.



In considerazione della recente realizzazione della “Rete provinciale in materia di immigrazione”, nata dal “Protocollo d’intesa” sottoscritto da molti Comuni dell’Isontino, il consigliere Stefano Cosma con un'interpellanza ha fatto lunedì una proposta concreta al Presidente e all’Assessore al welfare, da sottoporre al Gruppo di lavoro. Una proposta che metta soprattutto fine alle continue proteste e critiche che da mesi attua il Comune capoluogo di Gorizia. Cosma ha portato a conoscenza di tutti che lo scorso 11 dicembre 2014 il piccolo Comune di Nimis (Ud) - per primo in Italia - ha sottoscritto con la Regione, la Prefettura di Udine e la “Caritas” friulana un protocollo d'intesa per impiegare, in qualità di volontari, i richiedenti asilo nelle piccole manutenzioni: dal giardinaggio alle pulizie di strade e piazze. "Il documento - scrive Cosma - risponde alle direttive del Ministero dell'Interno e permette di valorizzare esperienze ed azioni di partecipazione volontaria per rafforzare la socializzazione.

Ordinanza scaccia profughi. Rifondazione e Federazione della sinistra: valutiamone la legalità e la legittimità.




L'intervento del segretario provinciale di Rifondazione Comunista Roberto Criscitiello e del consigliere comunale della Federazione della Sinistra Emanuele Traini.
"Gorizia ha già dato? Cosa ha dato, visto che le strutture che ospitano i profughi sono di proprietà della chiesa e le convenzioni in essere sono economicamente a carico del Ministero dell'interno."

 

"L'ordinanza del sindaco Romoli sugli insediamenti di fortuna dei richiedenti asilo è inaccettabile, e presenteremo immediatamente formale richiesta di revoca. Verificheremo a breve se sia incostituzionale e quale sia l'iter per ottenerne la cancellazione, come del resto immaginiamo possa aspettarsi lo stesso sindaco, visto che nel corso dell'ultima seduta del Consiglio Comunale, rispondendo ai consiglieri della sua maggioranza che gli chiedevano un provvedimento per ripristinare il decoro del Parco della Rimembranza, ha affermato che altri comuni che avevano emesso ordinanze similari hanno dovuto revocarle a fronte di una sentenza della Corte di Cassazione.
Il sindaco quindi, dopo una settimana in cui alcune associazioni hanno dato i loro spazi e molti cittadini il loro tempo e a volte anche il loro denaro per risolvere i problemi urgentissimi di queste persone affrontando una vera e propria emergenza umanitaria in sostituzione ad un'amministrazione assente, dà una risposta istituzionale clamorosamente stridente, e sceglie la militarizzazione del territorio.

Ordinanza scaccia profughi. Forum per Gorizia e Circolo Sel Goriziafutura: disumana e inapplicabile.


foto Pierluigi Bumbaca

Come si sono attivati gli Enti locali che hanno sottoscritto l'accordo con la Prefettura e che dovrebbero condividere con il Comune di Gorizia la gestione allargata sul territorio dell'accoglienza dei richiedenti asilo?
La nota emessa oggi da Forum per Gorizia e dal Circolo Sel Goriziafutura.


L’ordinanza del sindaco di Gorizia Romoli ha un’ottima premessa e una pessima conclusione. Da una parte infatti sottolinea l’estrema pericolosità del soggiorno all’addiaccio in pieno inverno e riconosce il disagio di coloro che sono costretti ad “albergare” nei parchi cittadini, dall’altra propone come unica soluzione l’allontanamento coatto. E’ evidente quanto tale disposizione oltre che disumana sia anche inapplicabile: chi viene mandato via, dove andrà se non in una altro parco nelle vicinanze? E chi trasgredirà, come sarà punito? Con l’arresto per un reato non commesso? Per un foglio di via che il Comune senz’altro non ha l’autorità di emettere? Con una multa che nessuno potrà neanche sognarsi di pagare?
In assenza di autentiche politiche di accoglienza e di un adeguato sistema di riconoscimento dei nuovi venuti, dallo “spirito” dell’ordinanza si può ricavare comunque un condivisibile auspicio, quello cioè che ad affrontare la questione non ci sia soltanto il Comune di Gorizia.

venerdì 19 dicembre 2014

Profughi, ordinanza del sindaco: tu mi cacci, dimmi dove devo andare.


di Martina Luciani


In queste ore, molti  stanno ragionando sulla conformità  rispetto i principi di diritto interno e internazionale dell'ordinanza con cui il sindaco di Gorizia ha per un verso riconosciuto,  in conseguenza della segnalazione dell'Azienda sanitaria,  l'indecenza/ pericolo in cui sono abbandonati i profughi giunti nella nostra città, sede di Commissione territoriale per le richieste d’asilo,  e per un verso ha fatto propria la proposta di  "attivare gli idonei strumenti amministrativi per collocare tali soggetti in ambiti residenziali adeguati”.
Dal canto loro, i richiedenti asilo stanno ponendosi questo problema: quando tu, agente di polizia, mi fai sgomberare io dove vado? Mi sposto cento metri più in là in attesa che mi ribecchi, o mi rendo invisibile? Domanda che è inutile rivolgere al sindaco, ma che sicuramente possono porre al Prefetto. E sicuramente qualcuno, in loro nome, a cominciare da questo blog, farà presente all'istituzione che ha la competenza dell'accoglienza e tutela dei richiedenti asilo queste domande: dove posso stare? Cosa intendi fare di me?



giovedì 18 dicembre 2014

Profughi a Gorizia. Nell'assenza delle istituzioni, scatta ancora una volta la solidarietà dei cittadini.

I richiedenti asilo sono affamati: ieri sera, nella sala della Caritas, i goriziani hanno improvvisato una mensa che ha accolto una settantina di persone.L'emergenza umanitaria sembra essere diventata una prassi.


di Martina Luciani

Ennesimo intervento di civiltà che tampona l'indifferenza o, pure peggio,  le strategie delle istituzioni competenti. Strategie illeggibili a chi si riconosce quale componente di una società civile, legata e collegata dai principi di rispetto dei diritti umani, dell'eguaglianza, della solidarietà.
Queste iniziative di soccorso umanitario vengono spontaneamente realizzate perché non è ancora stata attivata la convenzione tra Prefettura e Caritas per organizzare la presenza dei richiedenti asilo nella situazione dell'immediata presa in carico.
Le coscienze individuali,  le associazioni e i partiti politici si riuniscono attorno ad un problema di giustizia, di salute pubblica, di sicurezza;  la  rete di disponibilità personali  dimostra la capacità della comunità goriziana di farsi carico della clamorosa incapacità istituzionale ad intervenire ( sul piano umanitario, della salute pubblica, della sicurezza). Per contro, gli interlocutori pubblici che scaricano le proprie specifiche responsabilità sono tenuti a rispondere politicamente alle richieste inascoltate: quelle dei cittadini, ancor prima di quelle dei richiedenti asilo.