giovedì 2 dicembre 2021

Presentato, per un esame del CdL di Scienze Internazionali e Diplomatiche , un report su " Insurgent communities. Il comitato NobiomasseGo"



Dall'iniziale insorgenza fluida della collettività goriziana (2013) contro il triplice progetto industriale che collegava l'impianto per la lavorazione dei rifiuti di alluminio e dell'end of waste con due centrali a biomasse per la produzione di energia elettrica fino ad oggi: la storia (non conclusa) del comitato NobiomasseGO.


di Angelica Stasi

Il report  è stato scritto a conclusione del corso Nozioni di gestione dei rischi naturali, tenuto a Scienze internazionali diplomatiche dalla professoressa Alessandra Marin, docente di Progettazione del territorio e del paesaggio al Corso di Laurea di Architettura dell'Università di Trieste.

Insurgent communities. Il comitato NobiomasseGo






lunedì 15 novembre 2021

Manifestazione No green pass di Gorizia, il 13 novembre: un po' di informazione alternativa


Nessuno vi obbliga a leggere le mie osservazioni e riflessioni,siamo tutti ancora liberi di leggere quel che ci pare.


di Martina Luciani



Al minuto 4.09 di questo servizio radiofonico RAI, la serena dichiarazione del questore di Gorizia, che sottolinea come gli organizzatori della manifestazione No green pass si siano dimostrati estremamente disponibili nell'ascoltare le prescrizioni contenute nella circolare del Ministero, che hanno dato paletti più rigidi allo svolgimento della manifestazione già annunciata.
Così si è espresso  il Questore, che è titolare della funzione di emanazione delle ordinanze con le quali vengono regolamentate tutte le manifestazioni o gli eventi che possono turbare o interessare l'Ordine Pubblico. Credo che Gorizia Risponde abbia dato prova non solo del pieno rispetto delle norme vigenti  ma anche delle regole del vivere civile, che era uno principali obiettivi del gruppo ben prima che diventasse il mantra terrorizzato del primo cittadino: si veda ad esempio il comunicato n.2 e il comunicato n.3 e il richiamo continuo ai principi della comunicazione non ostile, come ad esempio questo qui)o la stessa immagine di copertina del gruppo FB, che non propone invettive o salmi deprecatori, ma a corredo dell'immagine cita il secondo comma dell'art.2 della Costituzione Italiana.

Insomma, nelle ore antecedenti il corteo e l' assemblea al parco della Rimembranza, mentre l'Autorità di Pubblica Sicurezza sembrava dimostrare fiducia negli intenti e nel raziocinio degli organizzatori, il sindaco, con una capillare operazione telefonica e la solita grancassa sui media, spaventava i cittadini e invitava i commercianti a chiudere. Che mi ricorda tanto i giochi di ruolo, dove un partecipante ha scelto il proprio personaggio e accumula punteggio con le sue azioni: ad esempio innaffia inutilmente le strade della città con la varechina, lancia comunicati inquietanti con un altoparlante montato su una vettura che lentamente si aggira nelle vie deserte, registra telefonate che intimidiscono coloro che alzano la cornetta (io l'ho schivata, relata refero), di volta in volta assume toni affettuosi da buon padre di famiglia per poi ruggire scompostamente avvisando dell’arrivo dell’apocalisse.

Vale la pena ripercorrere qualche passaggio della sceneggiatura disponibile.
Il sindaco, prima della direttiva Lamorgese, comincia con il dichiarare che  a Gorizia tutti possono manifestare, ci mancherebbe, che lui  ha sempre affermato il sacrosanto diritto ad esprimere le proprie opinioni, ma che deve assicurare la salute a tutti, inclusi coloro che intendono manifestare.  Precisa che Gorizia continuerà ad ospitare tantissime manifestazioni e cortei ma che non vogliamo assistere a scene indecorose e di violenza, chiunque venga  lo faccia in civiltà, “diversamente sarà l’ultima volta che vanno in piazza della vittoria”.Controllate pure qui.
Mi sembra tutto normale.
Poi i media cominciano a titolare sull’arrivo di nuove disposizioni del ministero dell’Intero, restrittive delle manifestazioni no green pass: è cambiato il fondale, scatta il coup de theatre. Il sindaco legge la direttiva e ruggisce: noi contavamo che nella direttiva Lamorgese fosse posto il divieto allo svolgimento di cortei! Io ho formalizzato al Prefetto e al Questore la richiesta di impedire lo svolgimento del corteo e trasferire la manifestazione nel piazzale della Casa Rossa. https://www.telefriuli.it/cronaca/no-corteo-no-green-pass-sabato-gorizia/2/225419/art/
Avvisa, assumendosi un responsabilità istituzionale non da poco, che “trasformare la protesta in una guerra civile lascerà solo macerie”, come se una protesta fosse prodromica di un conflitto armato interno allo Stato. https://www.telefriuli.it/cronaca/ziberna-invoca-stretta-anti-no-green-pass-gorizia/2/225370/art/

Gorizia Risponde intanto si consulta con l’Autorità competente e accetta che il corteo  sia ridotto e si concluda al Parco della Rimembranza. Accetta cioè che, nelle more delle direttive Lamorgese, si riesca a mantenere perlomeno un  tratto dell'itinerario del corteo e uno svolgimento in forma simbolica: “Ci proponiamo di dimostrare come si possa essere civilmente in disaccordo con le politiche del Governo e pretendere il rispetto delle persone e dei loro diritti senza ricorrere alla violenza e come sia importante esprimere le proprie opinioni nel solco della Costituzione e nonostante le forzature alla nostra Carta Fondamentale che questo Governo pratica come nuovo strumento di gestione dell’emergenza sanitaria e della crisi economica e sociale”.

Questa dignitosa presa di posizione viene riletta dai media come una sfida a Ziberna il quale, ben sapendo che la dichiarazione di Gorizia Risponde gli passa alta sopra la testa e parte direttamente verso Roma, si ripiglia la scena infastidito probabilmente dalla scelta della Questura e sicuramente anche dalla seguente presa d'atto di Gorizia Risponde: il Sindaco di Gorizia ha scelto di alimentare la contrapposizione tra i suoi stessi concittadini, stravolgendo il suo ruolo istituzionale, esprimendosi con parole che incitano all’intolleranza, che evocano con quella retorica che vorremmo bandita dal dibattito pubblico scenari apocalittici e lugubri spettri del passato, alimentano la tensione sociale e giustificano lo scontro invece di raccomandare il confronto (comunicato n.3).
Insomma, il sindaco che fa? Invoca l’incremento dei contagi, cioè stimola le più viscerali paure delle persone, sottolinea l’esasperazione della gente causata da quasi due anni di pandemia e annuncia che agli organizzatori
è stato "reso obbligatorio" il servizio di controllo con almeno un addetto ogni 50 persone, facilmente identificabile indossando, ad esempio, una pettorina fluorescente, gialla o arancione e che i nomi degli addetti dovranno essere raccolti anticipatamente dagli organizzatori e consegnati alla Questura.
Oh là, così si fa, cara la ministra Lamorgese (che peraltro nella sua direttiva non fa parola di servizi di controllo a supporto della gestione dell’ordine pubblico predisposta dalle Questure)
Ma forse il sindaco non sa che ben prima della sua uscita, diretta evidentemente a produrre pressione e intimidazione nei confronti degli organizzatori, nel discutere con la Questura le modalità di svolgimento, Gorizia Risponde aveva preannunciato che, per ragioni di prudenza, sarebbe stato realizzato un coordinamento per vigilare sul pacifico svolgimento della manifestazione. Un tanto anche dopo aver collezionato, sui social, una serie di sgradevolissime reazioni promesse da parte dei probi cittadini contro i manifestanti: la lettiera sporca del gatto rovesciata dalla finestra sopra il corteo è stata forse la più fantasiosa, idonea comunque a richiedere ai partecipanti eventualmente coinvolti uno sforzo notevole per far finta di nulla e considerare il gesto come una legittima manifestazione di dissenso. 

Ed ecco il corteo, ordinato, schiamazzante al punto giusto, non un attimo di suspance ma ripetuti inviti al rispetto delle regole anticovid, non una intemperanza ma sistematici riferimenti alla Costituzione e alla legalità.  Le forze dell’ordine presenti si sono sostanzialmente annoiate.
Giunti al parco della Rimembranza, i partecipanti  hanno formato un grande cerchio che ha racchiuso una serie di interventi di persone molto diverse tra loro, senza che comparissero a chiedere la parola né negazionisti, né satanisti e nemmeno un terrapiattista: un medico psichiatra e psicologo, un professore universitario, un  docente delle Superiori; e poi pacifici studenti universitari e cittadini lavoratori che hanno portato la propria testimonianza con sofferenza, emozione ma senza alcun accento di violenza; e infine il messaggio registrato da Nunzia Alessandra Schilirò, pacato, determinato e incoraggiante,  dedicato proprio ai manifestanti riuniti a Gorizia.
Entro l’ora concordata, senza una sbavatura, l’evento si è concluso, le persone se ne sono andate con i loro cartelli e striscioni salutando educatamente i poliziotti e carabinieri di presidio, che altrettanto educatamente hanno contraccambiato. La parola data è stata rispettata e nessuna legge o leggina o ordinanza è stata violata.

Attorno, la città già sottoposta ad un processo di imbalsamazione iniziato ben prima dell’epidemia, si era conciata con le bende delle mummie: tutto chiuso, o quasi, come raccomandato.
Inutile serrata conseguenza di  una incommentabile strategia della paura. Il cui risultato è stato duplice, checchè lamenti oggi il sindaco a proposito dei negozi sprangati come se ciò non fosse avvenuto a causa sua o checchè tambaschi (verbo del dialetto goriziano) l’Ascom a proposito delle chiusure per evitare assembramenti (dove? nei negozi? mah!): il risultato di aver essa stessa prodotto un danno agli esercenti locali e quello, per gli osservatori più smaliziati, di aver per l’ennesima volta trasferito fuori dall’amministrazione la responsabilità del declino complessivo della città.
Perché una volta è colpa dei migranti, una volta degli ambientalisti che non vogliono le industrie insalubri, una volta dei ciclisti, una volta degli antifascisti, una volta del Covid, una volta dei no green pass, in un crescendo recitativo, con le sottolineature grottesche dell’ascensore al castello, dell’Isonzo beach, del carcere europeo, dell’aeroporto, della cittadinanza pervicamente conservata a Mussolini  ma negata a Liliana Segre, del rifiuto al patrocinio comunale al Pride e via gorgheggiando, che ha un’unica motivazione: mascherare le responsabilità e l’incapacità politica di governo.
Di questa amministrazione e di molte altre prima di questa, indipendentemente dai colori politici.
 

Ancora una chiosa. Rendiamoci conto che lungo il percorso prestabilito e autoblindato non è che ci fossero stimolanti occasioni di shopping, occasioni che peraltro non sono più da tempo  il fiore all’occhiello del commercio cittadino.  Ma quantomeno il prezzo di innumerevoli caffè, cappuccini, tisane, acque minerali, spuntini, succhi di frutta, dolcetti che i partecipanti alla manifestazione avrebbero acquistato lungo il percorso, e nei dintorni,  per riscaldarsi, rifocillarsi e dissetarsi, poteva uscire dalle tasche dei manifestanti  e finire nei registratori di cassa.
E in vista del Natale, quello commerciale intendo,con Gesù Bambino sfinito dallo shopping compulsivo, val la pena di ricordare che le risicate risorse dei cittadini, sottoposti a rincari pesantissimi sul costo della vita, certamente non risolleveranno la situazione dei concittadini commercianti e di certo chi si occupa di marketing non potrà far conto su coloro che pagano fior di soldi per eseguire i tamponi  attraverso i quali esercitare i nuovi distopici diritti al lavoro e alla non discriminazione.

Inutile commentare in maniera ostile e offensiva. Cancellerò, perchè non sono capace di mettermi a quello stesso livello per rispondere come converrebbe.


 

 

venerdì 29 ottobre 2021

I vertici della Nazione e la disintegrazione di etica e integrità della pubblica amministrazione: il caso Coscioni.

 
Nella proba Italietta, ai tempi del Covid e del PNNR: una condanna in appello, un processo in corso e una inchiesta in capo al presidente dell’Agenzia che farà da tramite per la gestione di 7 miliardi in interventi di rilancio della sanità territoriale.

di Martina Luciani

1_Una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che il 22 settembre ha condannatoEnrico Coscioni, dott. e prof., presidente di Agenas -  Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, a due anni di reclusione per violenza privata tentata e continuata, aggravata dall'abuso di potere. Dal decreto di ripartizione dei fondi PNRR alle Amministrazioni sappiamo che Agenas è identificato come il tramite del Ministero della Salute per l’attuazione di interventi per il rilancio della sanità territoriale per un valore di 7 miliardi di euro. 

2_Un processo in corso in cui Coscioni è imputato di omicidio per colpa medica per la morte di una ragazza operata al cuore all’ospedale Raggi di Salerno. 
 
3_Il coinvolgimento di Coscioni nell’ indagine nell'ambito del filone dell'inchiesta sugli appalti Covid che riguarda Ebris, Istituto europeo di ricerche biomediche di Salerno che ha, o aveva, appunto Coscioni nel cda: Coscioni è uno dei quindici indagati per i quali la Procura ha chiesto la proroga delle indagini preliminari avviate lo scorso aprile. 
 

Niente male, vero per un personaggio con incarichi pubblici rilevanti.
Ma nell’ Italietta  proba, cristallina e  grazie al Covid 19  affetta da una dilagante pandemia di etica sociale, tutti zitti zitti.
Poi qualcuno in Parlamento chiede le dimissioni di Enrico Coscioni dalla presidenza di Agenas .  Il Ministero della Sanità risponde per mezzo del Sottosegretario  Andrea Costa.  Risposta:  il dott. prof.  in questione ha informato il Ministero, eccerto, della condanna della Corte d’appello di Napoli,  anzi Coscioni stesso “ ha precisato che la stessa attiene ai delitti contro la persona. Tale fattispecie delittuosa non può comportare ipotesi di inconferibilità, incompatibilità o decadenza da incarichi amministrativi".

 Adesso spiego meglio la storia, emblematica del livello dell’etica personale e professionale delle dirigenze istituzionali e dell’impossibilità a che la produzione normativa a copra tutte le sostanziali ipotesi di illegittimità contro cui reagire. Perchè le illegittimità in Italia si riproducono meglio e più velocemente di un virus, difficile stargli dietro, soprattutto con il Parlamento che ci ritroviamo, prono all'esecutivo.
Nel senso  che, in un altro Paese fornito di civiltà giuridica, una persona in questi rapporti con la magistratura sparisce dalla scena pubblica senza bisogno che ci sia una norma ad imporglielo.
Invece ci ritroviamo che un Ministero dello Stato risponde ad una scottante interrogazione relata refero, cioè riportando fatti e norme riferiti proprio da colui di cui si contesta la posizione di vertice di un ente pubblico, tra l’altro per una condanna altamente disonorevole ( la violenza privata e l'abuso di potere riguardano secondo i giudici d'Appello le pressioni esercitate su manager della sanità campana affinchè si dimettessero e lasciassero il posto a persone “vicine” a De Luca).
Ma come si fa, in Parlamento, a dire che il dott. prof. condannato in Appello rivendica  di essere al riparo, per la natura del reato, dagli effetti delle norme che prevengono e reprimono corruzione, illegalità, infiltrazioni mafiose e criminali e opacità nella pubblica amministrazione. E per l’ANAC ( delibera n. 447 del 17 aprile 2019) sono norme che si applicano anche per il delitto tentato, non solo per quello consumato.

AGENAS è l' organo tecnico-scientifico del SSN che svolge attività di ricerca e supporto nei confronti del Ministro della Salute, delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano,  punto di raccordo tra il livello centrale, regionale e aziendale, assicura il proprio supporto tecnico-operativo alle Regioni e alle singole aziende sanitarie in ambito organizzativo, gestionale, economico, finanziario e contabile, in tema di efficacia degli interventi sanitari, nonché di qualità, sicurezza e umanizzazione delle cure. Di Agenas avevo già scritto mesi fa, qui.
Enrico Coscioni , primario di cardiochirurgia e super consigliere per la sanità  del presidente della Regione Campania  De Luca,  è anche componente della cabina di regia per «Adozione dei criteri relativi alle attività di monitoraggio del rischio sanitario di cui all'allegato 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020»; presso la regione Campania, è componente della Task Force per la realizzazione di misure per la prevenzione e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19; direttore della struttura complessa «Cardiochirurgia» dell'A.o.u. San Giovanni di Dio e Ruggi D'Aragona di Salerno.
 

Il deputato che ha chiesto chiarimenti in Commissione affari sociali, il 13 ottobre ( mentre imperversa la protesta nei porti e nelle piazze e, almeno per mera opportunità, ci si aspetterebbe un certo qual rigore nell’atteggiamento dello Stato/Ministero della Sanità anche all’interno del proprio palazzo, e non solo fuori) è Nicola Provenza ( M5S). Che già aveva dichiarato pubblicamente: “La condanna in appello di Enrico Coscioni che peraltro ricopre l’incarico di Presidente dell’Agenas, per violenza privata tentata e continuata aggravata dall’abuso di potere, svela drammaticamente una modalità di gestione del potere da parte di un sistema ben consolidato, che appare ancora più odioso poiché perpetrato in campo sanitario, e che già in passato era apparso teso ad occupare ogni postazione secondo modalità marcatamente clientelari, in totale spregio di ogni professionalità e competenza. Tenendo distante il piano giudiziario, esprimiamo un severo giudizio sul piano politico-gestionale, alla luce del quale siamo convinti della opportunità di dimissioni immediate da parte del Presidente Coscioni, a tutela dell’istituzione che rappresenta”.

E ancora, in aggiunta, sempre Provenza, chiedendo l'intervento di Speranza: " I contorni di questa vicenda gettano ombre pesantissime sulla gestione che farà Agenas dei 7 miliardi e si pongono in antitesi rispetto alle sacrosante ragioni che impongono che ai più alti vertici delle amministrazioni dello Stato e delle Regioni vi siano persone in grado di garantire la massima onorabilità, trasparenza e tutela dell'immagine dell'amministrazione. La natura dei reati contestati a Coscioni stride fortemente con il fatto che il prsidente dell'Agenas possa mantenere tale ruolo, al di là di quelli che continua, a quanto sembra a ricoprire contemporaneamente."

Nella risposta  fornita dal Sottosegretario Andrea Costa si  precisa, a conferma delle informazioni cortesemente fornite dallo stesso Coscioni, che il divieto di assunzione di  incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali nei confronti di coloro che siano stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, riguarda i reati commessi da pubblici ufficiali, o da altri soggetti, contro la pubblica amministrazione, quali, ad esempio, il peculato, la concussione e la corruzione. E che Coscioni ha annunciato farà ricorso in Corte di Cassazione.
Fine.
Quindi, visto che non sono state presentate spontaneamente le dimissioni, nemmeno le si chiedono, perlomeno nelle segrete stanze? Giusto per  recuperare dignità e decenza?
Però, rassicura il Sottosegretario,  il Ministero della Salute chiederà ad Agenas di fornire ogni informazione utile, anche per valutare eventuali conseguenze collegabili alla pronunzia giurisdizionale in questione.
Quali?
Mah, lo chiederanno a Coscioni.