lunedì 30 agosto 2021

Sono un po' goriziano anche io: non solo musica al concerto Simchà dell'Orchestra multietnica di Arezzo, al festival Up The Gain

 “Un mio avo era il Cantore della Comunità ebraica di Gorizia, nella vostra sinagoga…perché la mia famiglia emigrata dalla Russia si era fermata per un periodo qui, prima di trasferirsi a Ferrara…e così mi sento un po’ goriziano anche io.”



di Martina Luciani


Mi sono emozionata davvero a sentire questi ricordi familiari di Enrico Fink, cantante e flauto traverso dell’Orchestra multietnica di Arezzo, portata a Gorizia dall’AssociazioneExamina, nell’ambito del festival Up The Gain, l’altra sera, in piazzale Seghizzi, sotto le mura del castello.

Alcune  annotazioni per capire meglio il contesto.
Il concerto era intitolato "Simchà – Una festa ebraica. Musica e poesia degli ebrei in Italia" e insieme a Fink hanno suonato  Luca Baldini al basso, Massimiliano Dragoni al salterio e percussioni, Massimo Ferri alla chitarra, bouzouki e oud, Gianni Micheli al clarinetto e clarinetto basso.
L’Orchestra multetnica di Arezzo, ispirata dall’idea  che cultura e musica significano pluralità,confronto,mescolanza,convivenza e pacificazione, si propone anche di studiare e diffondere la lunga storia di interazione e scambio della musica ebraica con le tradizioni popolari e colte italiane.  
Il Cantore, o Chazan, è il musicista tradizionalmente depositario delle delle liturgie cantate e delle canzoni dedicate a particolari ricorrenze o festività ebraiche, per secoli principale custode di un enorme patrimonio musicale e culturale che sostanzialmente ha tuttora poche fonti scritte.

Enrico Finck

Sentire di un legame così antico tra noi, seduti ad ascoltare il concerto, e il musicista toscano  che viene a cantare e suonare a Gorizia e ci tiene a raccontare al pubblico del Fink suo avo, emigrato russo vissuto a Gorizia dal 1904 al 1928, è una di quelle cose che ti fa percepire come una rete sotterranea rispetto ai confini del tempo e della geografia terrestre unisca le persone nelle maniere più inaspettate.
In questo caso, grazie a un festival come Up The Gain, organizzato da un’associazione di giovani appassionati di musica e spinti da un gran desiderio di conoscenza e confronto, che in occasione della giornata di eventi a Gorizia ( il concerto all’alba con il Duo Marta e Marco di Lena, sempre in Borgo Castello, e  la presentazione del libro Basaglia. Il dottore dei Matti, sceneggiatura di Laprovitera e illustrazioni di Miron)  ha celebrato il suo decimo anno di attività.
Tra l’altro, a proposito di fonti orali e della questione della trascrizione e conservazione di cui Enrico Fink ci ha tracciato l’interessante quadro tra un brano e l’altro del concerto , un’altra coincidenza è che nella Sinagoga di via Ascoli era conservata una preziosa raccolta di canti tradizionali goriziana, voluta da Giacomo Bolaffio, nato nel 1857 nostra città, Rabbino capo di Gorizia fino al 1903 e poi di Torino fino al 1935, proprio per catalogare e riunire una mole di fonti altrimenti affidata solo alla trasmissione orale dei Cantori, di generazione in generazione. Il prezioso archivio musicale fu trafugato e certamente distrutto dai tedeschi nel 1943.




martedì 17 agosto 2021

Partenza della X edizione del festival Up The Gain di Examina: a Paluzza, dal 19 agosto, i primi 4 giorni di musica, performance, libri e cultura.

 


Comincia il 19 agosto, nella cornice montana tra Paluzza e Timau, la versione itinerante dell’Up The gain Festival,decima edizione dell’iniziativa dell’ Associazione culturale goriziana Examina, attiva compagine under 30 che ha ottenuto il finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia e che sul progetto ha attivato collaborazioni con le associazioni giovanili Acsreos, Collettivo 5 Soli, The Lab, con i Comuni di Gorizia, Paluzza, Resia, Trieste e Visco,con Kulturni Dom di Nova Gorica e con Gruppo78 e PAG di Trieste.


di Martina Luciani


Quest’anno il collaudato format Up The Gain andrà a raggiungere, dall’originaria collocazione transfrontaliera di Gorizia e Nova Gorica,  anche luoghi e pubblico diversi,con un viaggio fino a tutto settembre in Regione, esplorando e coinvolgendo territori e comunità che custodiscono storie di confine e patrimoni etnografici di grande interesse.
I primi quattro giorni dell’evento si articoleranno tra concerti, performance, presentazioni letterarie e una mostra di arti visive, calorosamente accolti dall’Amministrazione comunale di Paluzza, principale centro di villeggiatura della Valle del Bût, a pochi chilometri dal confine con l’Austria, sullo sfondo dei paesaggi  e delle vette delle Alpi Carniche, nei luoghi anticamente attraversati da flussi transalpini di uomini, merci, informazioni, culture e tradizioni tra Aquileia e, oltre il passo Monte Croce, la provincia romana del Norico, la Pannonia e i lontani confini danubiani dell’Impero,lungo la trafficata via Julia Augusta. Up The Gain è ospitato nella piazza centrale di Paluzza, nello storico edificio dell’ex chiesa seicentesca di San Giacomo e nel Museo della Grande Guerra di Timau.

Alle  18 di giovedì 19 agosto, nella chiesa di San Giacomo, verrà inaugurata Atinia, mostra multidisciplinare di arti visive, curata dal Collettivo 5 Soli, dedicata alla complessità del Confine e ispirata dall’obiettivo di esprimere quell’intersecarsi delle diversità che nelle terre transfrontaliere è un eccezionale patrimonio culturale e sociale. La mostra potrà essere visitata fino al 21 agosto dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.30.

Il 20 Agosto, alle 17, appuntamento al Museo della Grande Guerra di Timau, per la presentazione del libro I Mondi di Gheen,di Tiziana Potocco, testimonianza dell’ avvincente esperienza creativa  di scrittura e illustrazione di un gruppo di ragazzi della scuola elementare Zorutti di Percoto .
Alle 20, in Piazza XXI-XXII Luglio, avrà luogo il particolare evento dell’associazione Acsreos ,Concert with Concept, durante il quale rock italiano e indie rock si alterneranno a momenti di divulgazione scientifica con il contributo di Entropy for life.

Per il 21 agosto, alle 15.30, a San Giacomo presentazione del libro, freschissimo di stampa, Retromundi di Emilio Rigatti in collaborazione con Bottega Errante Edizioni. È il primo romanzo dello scrittore, dopo una lunga serie di libri di viaggio, ormai veri e propri cult del genere,  dedicati al cammino lento e all’attraversamento dei confini fisici e mentali, in bicicletta, a piedi, in kaiak, verso mete lontane o così vicine che per vederle bisogna guardarsi dentro.
Dalle 17.30 alle 19.00, sempre nella chiesa di San Giacomo, avrà luogo il workshop Evadere dal proprio confine, a cura di The Lab Collettivo Contemporaneo:  una sessione di movimento spontaneo e condiviso aperto a tutte le età, senza bisogno di saper danzare, per tentare armoniosamente di  uscire dal nostro spazio individuale e andare a cercare assieme cosa c'è tra me e l'altro.
Alle 20.00, negli spazi esterni della chiesa,  il Collettivo proporrà la performance site-specific  Me Libra: all'equilibrio si può tendere, con una ricerca costante e complicata, due pesi si ritrovano continuamente coinvolti in moti oscillatori.

Per prenotare gli appuntamenti di Paluzza e per visionare il programma delle successive tappe di Up The Gain, a Resia, a Trieste e a Visco, tra agosto e settembre, andate qui: Up The Gain - Eventi tra Gorizia e Nova Gorica (associazionexamina.it)

sabato 31 luglio 2021

Alpinismo Goriziano, n.2/2021. Cambiamento climatico. Perchè non è che in montagna il riscaldamento globale sia più fresco.


Secondo me è un numero eccezionale quello uscente di Alpinismo Goriziano, il secondo varato nel 2021 dal suo direttore responsabile Marko Mosetti: perché è colmo d’ amore, paura  e punti di domanda, su un tema così difficile come la crisi ecologica del nostro presente, e così tragico, visto che siamo stati ben più che edotti e avvisati da decenni.


di Martina Luciani


Amore per la montagna e per Madre Natura, paura per il destino dell’ambiente, e delle creature che lo popolano, quale descritto a tinte cupissime dal cambiamento climatico in atto, punti di domanda che riguardano approcci complessivi e prese di coscienza individuali, mossi entrambi dall’ansia ( se non angoscia) e dal senso di responsabilità di salvare il salvabile e modificare in senso salvifico  il rapporto uomo – Pianeta una volta per tutte e per  tutte le componenti  di questo che sempre più è un antagonismo invece che un ecosistema.
L’imponenza dei temi trattati nella cospicua sezione della rivista dedicata alla questione del cambiamento climatico, sulle pagine di quella che è una delle più importanti esperienze culturali e direi anche sociali di questa città ( da un numero di anni - 54! - sconvolgente sia rispetto la rapidità fulminea con cui oggi produciamo e consumiamo le parole scritte sia rispetto il costante, altissimo livello qualitativo dei contenuti)  richiederebbe molte e molte righe di testo, e su un blog sarebbe troppo faticoso da leggere.
Quindi estrapolo tracce, raccomandando ai lettori dell’edizione cartacea che esce dalla tipografia lunedì ulteriori amore, paura e punti di domanda come approccio a queste pagine.


Come sempre mi si è è contratto lo stomaco, organo di emozioni, quando la verità mi viene spinta addosso con parole semplici semplici e ineluttabili: lo fa Marko Mosetti, nell’editoriale, che accompagna opportunamente con la visione della Cengia degli Dei innevata sulla parete nord del Jôf Fuart, “ Ho la triste impressione che continuiamo a considerarci il perno attorno al quale la montagna deve continuare a girare ed a contemplarci, soddisfatti, l’ombelico.”
I contributi sul tema della rivista indagano, propongono prospettive di riflessione e descrivono  la potenza della crisi climatica, e non solo tra le montagne: scrivono, nell’ordine in cui li incontriamo, Luca Del Nevo, Alessandro Plozner,  Riccarda De Eccher, Martina Luciani, Ines Millesimi, Silvia Metzeltin, Marina Cabrini, Vittorino Mason.
Flavio Ghio è l’Everest. Ma lui, in un lungo - e peccato che non sia ancor più lungo – articolo ci accompagna senza abbandonarci, dal campo base in poi: “La tecnica – pneuma della vita materiale - ha sopito l’atavico terrore per la natura con un radicale cambiamento di paradigma: non è la specie ad adattarsi alla natura, ma la natura ad adattarsi alla specie.”
Non sempre sul cammino ci sono adeguate attrezzature per la sicurezza di chi procede verso la vetta ( ma che c’è in vetta, è il pensiero latente del lettore, considerato che l’articolo si intitola Zabriskie Point, avete presente la scena finale del film di Antonioni?), e si traballa perchè quel che si vede produce vertigini: “… essere tracotanti verso la natura è diventato un comportamento virtuoso per superare l’angoscia e ci fa sentire bene come il principe di Condé innanzi la giornata di Rocrois.”; oppure “Per i partigiani della crescita, ogni pensiero contrario è come uno psicoreato di orwelliana memoria e va prevenuto.”
Quando ti fermi per tirare il fiato, Ghio incalza:  “Si usa scientemente il vocabolario tecnico per scopi persuasivi: Aristotele dice che la sapienza nasce dalla meraviglia? Allora si cancellino meraviglia e stupore dall’anima umana e nessuna sapienza si metterà di traverso.” 
Arrivati in cima, nessuna nube impedisce di vedere la stupefacente vastità ecologica e culturale del problema climate change in modalità panoramica: “…se un’ipotesi scientifica - e la scienza procede per ipotesi e non per dogmi - è dissonante con il moderno Leviatano della crescita, la sua credibilità è equiparabile all’astrologia, alla mantica, alla lettura dei fondi del caffè.”  
Mi pare di poter dire che Ghio ci raccomanda di svelare l’inganno ogni volta che,  scansate le “parole compromesse” ricorrendo all’intuizione profonda che deriva  dall’amore incondizionato per la Natura (che ormai risuona delle sue note autentiche molto più nei parchi dell’interiorità invece che nei parchi naturalistici), scatta l’applicabilità del monito seicentesco di Thomas Hobbes : “Non dubito che se la proposizione: i tre angoli di un triangolo sono uguali a due angoli di un quadrato, fosse contraria al diritto di dominio di qualche uomo, o agli interessi di quelli che hanno il dominio, essa sarebbe stata, se non disputata, certo soppressa dando alle fiamme tutti i libri di geometria.”

Di pagine da leggere, in questo numero di Alpinismo Goriziano, ce ne sono molte altre, e spesso la questione del cambiamento climatico ricompare, come tema sviluppato da diversi registi partecipanti al Trento film festival 2021, su cui come di consueto ci aggiorna Marko Mosetti fornendoci occasione di consolazione quando scive:” Il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici sono stati temi presenti in molte delle opere selezionate per questa 69esima edizione del TFF. E non poteva che essere così stante la giusta ambizione della manifestazione trentina ad essere punto di riferimento, orientamento e guida per il mondo della montagna.”

La crisi ecologica è lo sfondo dell’attività del Gruppo ambiente regionale del CAI, costituitosi nel 2020, con lo scopo di raccogliere in modo documentato, anche con contributi esterni, notizie di effettive minacce all’integrità dei delicati territori della montagna.  A questo proposito, ricordo e sottolineo in aggiunta a quanto nell’articolo dedicato, che la sezione di Gorizia ha creato una sezione del sito -  https://www.caigorizia.it/attivita/tutela-ambiente-montano  - e un indirizzo di posta elettronica – ambiente@caigorizia.it – dove segnalare situazioni di pericolo per lo stato dell’ambiente.

Scoprite da soli il resto di questo grande numero, con gli articoli di Giorgio Peratoner ( la sezione di Gorizia del CAI ha un nuovo stemma! ) Dario Marini, Peter Podgornik ( tradotto dallo sloveno da Sergio Scaini)Giuliana Vidman, Cheto Paulet, Elio Candussi, Rudi Vittori, Claudia Villani ( attenzione, raccoglitori di piante, alla somiglianza tra Genziana e Veratro, la radice della seconda è letale in dosi piccolissime); e infine la corposa sezione delle recensioni delle ultime uscite in libreria.
Alpinismo Goriziano sarà disponibile in un numero ridotto di copie cartacee nella sede sezionale del CAI Gorizia; e quindi sul sito della sezione, giustamente sotto la voce Cultura, dove peraltro sono custodite le copie digitalizzate della rivista a partire dal 1999.




mercoledì 28 luglio 2021

Green pass nazionale. L'inizio della strategia, a marzo 2021, e l'idea della "spinta gentile". Gentile quanto?

 

Gli usi e gli abusi ( opinione di chi scrive) del Green Pass hanno profonde radici. Non è che il Governo agisca una mattina perchè davanti al primo caffè ha avuto un'ideona, anche se talvolta sarebbe legittimo sospettarlo.
Ci si è preparati a questo,
con scienza e coscienza, e la professionalità della
Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna.

di Martina Luciani

A febbraio del 2021 sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta ( evidentemente nei mesi precedenti) a cura del Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (AGENAS), intitolata "Indagine in italiano e in inglese sulla propensione della popolazione italiana ad aderire alla campagna vaccinale".

https://www.agenas.gov.it/comunicazione/primo-piano/1850-agenas-scuola-superiore-sant%E2%80%99anna-di-pisa-indagine-la-vaccinazione-contro-il-covid-19-la-propensione-della-popolazione-italiana-ad-aderire-alla-campagna-vaccinale

Quando la lessi, i primi giorni di aprile, restai basita e scrissi ad una amica:  "io trovo che è roba da fomentare una guerra sociale, che è indecente chiedere a un popolo ondivago e socialanalfabetizzato come il nostro, terrorizzato, frustrato, impoverito, qualcosa su cui possa scaricare le sue peggiori pulsioni e farne un dato statistico nazionale. Non si affida una questione che mi puzza di politica criminale al popolo, presto ci chiederanno se creare zone ghetto per i non vaccinati, così da giustificarsi con "lo vuole il popolo". Ad oggi la diffusione di questi dati mi pare corrisponda alla tecnica  di spaventare in via preventiva e capillare con la minaccia di limitazioni, altro che spinta gentile, in modo che i riottosi riflettano sulle conseguenze della loro posizione di rifiuto al vaccino. Esageravo? Mah...

Il bello è che in premessa si legge: La teoria del Nudge (Thaler e Sunstein 2008) – frequentemente tradotta in italiano come spinta gentile – spiega come i comportamenti che hanno conseguenze rilevanti possono essere sistematicamente orientati verso il bene individuale e collettivo attraverso incentivi ridotti. In poche parole, i nudges sono interventi di architettura delle scelte che modificano fattori apparentemente irrilevanti ma che invece influenzano le scelte degli individui sistematicamente. Più precisamente, gli architetti delle scelte che hanno a cuore il bene individuale e collettivo disegnano il contesto decisionale consapevoli che piccole variazioni in tale contesto possono influenzare notevolmente le decisioni finali senza bisogno di imporre divieti, ossia preservando la libertà di scelta.
E ancora, a proposito dei fattori che aumentano la propensione a farsi vaccinare: Il secondo gruppo di fattori fa riferimento alle influenze sociali e si basa sugli studi che dimostrano come i
network sociali abbiano un impatto, sia in positivo che in negativo, sui comportamenti delle persone anche nella decisione di vaccinarsi. A questo proposito, è possibile ipotizzare che comunicare norme sociali desiderabili in base alle quali la maggioranza è favorevole alla vaccinazione oppure rendere noto l’esempio di professionisti sanitari e leader che assumono comportamenti desiderati per prevenire la diffusione del virus possano aumentare la propensione a fare il vaccino.
La terza categoria di determinanti comportamentali che influenza la propensione alla vaccinazione è la motivazione individuale. L’evidenza scientifica sottolinea la necessità di creare fiducia nelle fasi iniziali della campagna vaccinale, prospettare le conseguenze negative generate dalla mancata vaccinazione, ed enfatizzare l’impatto positivo sugli altri derivante dalla vaccinazione del singolo.
Nella sezione intitolata "Penso sia giusto introdurre limitazioni per coloro che pur potendo decideranno di non vaccinarsi contro il COVID-19"
i dati analitici sono così riassunti: La metà della popolazione italiana pensa sia giusto introdurre limitazioni per coloro che pur potendo decideranno di non vaccinarsi contro il COVID-19, mentre il 24,6% degli italiani non sembra d’accordo con tale affermazione. Un quarto della popolazione dichiara di essere né in disaccordo né in accordo con tale affermazione.
La fascia di popolazione che più si trova in accordo con l’introduzione di limitazioni per coloro che purpotendo decideranno di non vaccinarsi contro il COVID-19 è quella sopra i 65 anni (56,1%). Le percentuali di disaccordo maggiori (30,3%) le ritroviamo invece nella popolazione con un’età compresa tra i 35 e i 44 anni. Non ci sono differenze legate al genere nella risposta.
Il 43% della popolazione con il titolo di licenza media pensa sia giusto introdurre limitazioni per coloro che pur potendo decideranno di non vaccinarsi contro il COVID-19, mentre non è d’accordo con l’affermazione il 27,6% della stessa popolazione. La quota di coloro i quali dichiarano di essere né in disaccordo né in accordo con tale affermazione è pari al 29,4% della popolazione.
Chi studia le scienze comportamentali tuttavia potrebbe cortesemente avvisare il presidente del Consiglio che dichiarare pubblicamente che se non ti vaccini, ti ammali muori, e contagiando qualcun altro lo fai morire non è propriamente una cosa da dirsi per chi rivesta il suo ruolo e chi abbia letto la risoluzione del Consiglio d'Europa  2361 (2021) "7.3.1 garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è sottoposto a pressioni politiche, sociali o di altro tipo per essere vaccinato se non lo desidera; 7.3.2 garantire che nessuno venga discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non volersi vaccinare"; oppure il considerata 36 del Regolamento della comunita' Europea 14/06/2021, n. 2021/953/UE, certificato COVID digitale dell’UE "It is necessary to prevent direct or indirect discrimination against persons who are not vaccinated, for example because of medical reasons, because they are not part of the target group for which the COVID -19 vaccine is currently administered or allowed, such as children, or because they have not yet had the opportunity or chose not to be vaccinated. Therefore, possession of a vaccination certificate, or the possession of a vaccination certificate indicating a COVID-19 vaccine, should not be a pre-condition for the exercise of the right to free movement or for the use of cross-border passenger transport services such as airlines, trains, coaches or ferries or any other means of transport. In addition, this Regulation cannot be interpreted as establishing a right or obligation to be vaccinated."