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martedì 23 maggio 2017

Profughi in Galleria Bombi: siamo capaci di fare meglio? Si, ci vuol coraggio e organizzazione, ma si può fare.

La vicenda dei profughi scortati e sorvegliati in Galleria Bombi continua ad essere fraintesa. La proposta del Forum Gorizia per evitare che il bivacco istituzionalizzato sia l'unica proposta possibile nella nostra città: le emergenze si prevedono e si governano con strumenti appositi, trasparenti e coordinando pubblico e volontariato.

di Martina Luciani

Uno dei principali problemi della mancata accoglienza dei richiedenti asilo attraverso le convenzioni ( non parlo di principi umanitari, che infastidiscono molti esemplari concittadini, parlo di logistica nuda e cruda) è quello di non farli morire di freddo lasciandoli a dormire per strada durante l'inverno.
Per questo motivo Caritas decide di aprire la sala sotterranea che sta sotto l'edificio all'interno dell'area di prima accoglienza, il campo San Giuseppe di via Grabrizio.
I Vigili del Fuoco la dichiarano agibilie per 40 persone, 50 al massimo.
Con uno sforzo enorme da parte del volontariato, questa iniziativa tampona la situazione lungo lo scorso freddo inverno che trascorre relativamente tranquillo, anche se qualche volta, vista la situazione, tocca ricorrere anche al pianoterra della Caritas in piazza San Francesco per dare un rifugio notturno.
Un lavoro faticoso, gratuito, spesso snervante. Sempre più difficile, visto che il numero delle persone accolte aumenta di continuo. Condizioni ingestibili, ben oltre i limiti della sicurezza e della prudenza. Il direttore della Caritas, Paolo Zuttion ( del quale ho enorme stima, e detto da anticlericale vale doppio) ha le spalle larghe, tiene duro, e lo sparuto gruppo di volontari con lui.

Visto che il bunker era stato aperto per fronteggiare la cattiva stagione, l'arrivo della primavera ne fa  venir meno l'esigenza primaria "salvavita". Quindi si pensa di chiudere: attenzione, a me non risulta che si chiuda repentinamente. Caritas ha comunicato la sua intenzione e le ragioni di sicurezza che la motivavano, ha temporeggiato ancora mentre la situazione diventava sempre più difficile, ma in questo nel frattempo nulla accade. Come se nessuno sapesse, nessuno si fosse reso conto della gravità della situazione.

martedì 1 marzo 2016

Immigrazione a Gorizia. Come sarà il "the day after" dopo chiusura del campo San Giuseppe di MSF?



Il sindaco di Gorizia chiede alla Regione di aiutare economicamente i Comuni che maggiormente sopportano il peso dell'accoglienza. Incluso quello di Gorizia. Che ha fatto cosa? Non è stato il Comune ad accogliere nemmeno uno dei richiedenti asilo a Gorizia.A meno che l'ordinanza antibivacco non sia una forma di gestione dell'accoglienza.



di Martina Luciani


Sulla questione immigrazione e relative emergenze/inadempienze  si manifestano a Gorizia innumerevoli riflessioni, talvolta palesemente strumentali a mantenere o costruire una posizione politica di una qualche utilità, diciamo così, prospettica.   L’ultima la si legge sulla stampa di oggi. Apprendiamo che il sindaco di Gorizia  ha chiesto alla Regione di garantire una premialità per i Comuni che ospitano più richiedenti asilo di quelli previsti dal piano Torrenti. 
Il Comune di Gorizia è fra questi( immaginarsi cosa dovrebbe dire Gradisca): il sindaco dice che in città dovremmo averne 70, invece ne abbiamo 200, arrivando fino a 350, con grosse difficoltà dal punto di vista dell’accoglienza (è scritto sul Messaggero Veneto). Il sindaco chiede  “ una media trimestrale e la Regione, attraverso il fondo di perequazione, trovi il modo per premiare lo sforzo di questi enti”.
Ecco, questo è un esempio di creatività politica inusitata: le grosse difficoltà non sono state caricate sulle spalle del Comune, ma su quelle di santa madre chiesa (Caritas), del volontariato locale ( via via soggetto sempre più interessante quale bacino elettorale) e su Medici Senza Frontiere con il loro poderoso investimento di alcune centinaia di migliaia di euro per il campo San Giuseppe.
I cittadini che protestavano per l’anti igienica e anti estetica invasione urbana dei profughi sono stati accontentati nelle loro istanze. Da chi? Dal volontariato, nelle sue varie configurazioni organizzative.
L’ordinanza antibivacco in che modo ha risolto il problema degli accampamenti cittadini? Non l’ha risolto, gli accampamenti non ci sono perché i profughi sono stati accolti attraverso l’accoglienza non governativa.
Quando Medici Senza Frontiere smobilita, dove vanno a dormire e a lavarsi e a fare pipì e popò i profughi che hanno presentato richiesta di asilo alla Commissione territoriale di Gorizia? Sul fiume o nei parchi cittadini.
Perché a Gorizia la Prefettura è sopravvissuta ai tagli della spending review? Perché la senatrice Laura Fasiolo  è riuscita a far valere le necessità del territorio, in prima linea nelle dinamiche dei flussi migratori, di conservare una rappresentanza del Governo.
Perché a Gorizia non abbiamo realizzato un centro di accoglienza minori qualificato e capace di determinare un indotto economico e occasioni di lavoro? Perché al Comune non garbava.
Quindi: chi sarà più in difficoltà, nel suo ruolo istituzionale e nella posizione nei confronti dei propri elettori, il giorno in cui i profughi saranno tutti per strada, sarà il nostro signor sindaco. E insieme a lui la Prefettura.

domenica 21 febbraio 2016

Humanity First a Gorizia: la ONG interviene con una donazione di vestiario a sostegno della prima accoglienza dei profughi.



“Come possiamo aiutare?“
Ce l’avevano chiesto i rappresentanti di Humanity First, ONG internazionale, dopo un sopralluogo, l’autunno scorso, lungo le rive dell’Isonzo e gli accampamenti dei richiedenti asilo: la situazione a Gorizia era evidentemente una di quelle che giustifica pienamente l'aiuto umanitario.

di Martina Luciani

Erano i giorni in cui si stava faticosamente organizzando il campo San Giuseppe e l’installazione dei moduli abitativi da parte di Medici Senza Frontiere. E nel lungo elenco delle necessità, il volontariato aveva indicato la donazione di indumenti e scarpe, la cui sostituzione e integrazione è sempre una delle principali priorità nelle attività di accoglienza di base, visto che il lunghissimo e disagiato viaggio, gli incidenti lungo il percorso, e gli “ speciali trattamenti” spesso subiti nei casi di trattenimento in altri paesi della rotta balcanica riducono il bagaglio al minimo,  molte volte letteralmente a niente oltre ai panni indossati.
La sede di Humanity First di Francoforte ha risposto: tra gli impegni derivanti dall’aver attivato un campo profughi in Siria e uno in Yemen e dall’aver inviato anche un team di tecnici per realizzare un progetto di ricostruzione in aree devastate dalla guerra, ha organizzato l’acquisto e l’invio di materiale a Gorizia.
Il furgone è giunto ieri,  consegnando a Caritas e a Betlem, con l’aiuto di volontari di Humanity First ( un ingegnere informatico e alcuni studenti universitari  di origine pakistana  che da moltissimi anni vivono, lavorano e studiano a Trento)  una considerevole quantità di abiti e scarpe.
Questo importante contributo migliorerà significativamente la distribuzione di vestiario da parte dei volontari che affiancano l’attività di Medici Senza Frontiere: una responsabilità che Betlem onlus si è assunta fin dall’apertura del campo San Giuseppe, consentendo in questo modo a MSF di occuparsi esclusivamente della consegna del kit igienico alle persone accolte e assistite. E che si estende anche ai richiedenti asilo che trovano rifugio nel dormitorio Faidutti e nella parrocchia della Madonnina.
Nelle foto, le operazioni di scarico della donazione di Humanity First.

sabato 9 gennaio 2016

Giornalismo a Gorizia. A volte la penna non riesce a celare prevenzione ed ostilità.

Un quotidiano locale ci ha offerto ieri una perla di giornalismo: la sintesi dell’inchiesta e dell’opinionismo di alta levatura culturale e politica. Troppo elevata per il mio punto di osservazione raso terra, da malmostosa blogger dell'oscura provincia e incompetente portatrice di richieste di verità e obiettività.


di Martina Luciani



La notizia è quella del trasferimento di cento richiedenti asilo da Gorizia ad altre sedi di accoglienza: con il conforto di sapere che tutte le pratiche sono trasferite nelle prefetture di destinazione e quindi ( siamo salvi!) questi profughi non dovranno più ritornare a Gorizia, come invece è accaduto nel passato ( bel passo avanti!). Poi citazione della dichiarazione del sindaco. Beh, lui è contento, auspica che queste operazioni si possano fare ogni settimana, così che a Gorizia restino solo i 150 profughi accolti al centro Caritas.

Non è un centro Caritas. Con il cosiddetto Nazareno, struttura oggetto di convenzione tra Prefettura e un ente gestore,  la Caritas non c’entra nulla. Ma son bazzecole; altri sono gli elementi  utili “a garantire l’informazione più puntuale su questo delicato argomento”, compito cui aspira ogni bravo giornalista.

Come ad esempio il fatto che al campo San Giuseppe, alla cancellata che da sempre consente l’accesso da via Grabrizio e che non si capisce in che modo possa somigliare al portone militarizzato del Cara, c’è un mediatore culturale: ed è uno straniero. Cioè uno come la badante polacca della nonna, l’autista serbo del TIR, la colf filippina,  la conduttrice televisiva svedese,  il politologo rumeno, il cantante israeliano.

Nel caso specifico, uno che parla come minimo inglese, pastho, urdu,  probabilmente anche farsi, magari anche qualche parola di curdo, e pure si arrangia con l’italiano.

martedì 15 dicembre 2015

A Gorizia Marzio Babille, il medico che ha scelto di stare in mezzo agli esseri umani in fuga dal terrore dell'Isis.



Il medico triestino Marzio Babille sarà protagonista dell'incontro "Emigrazioni: da dove e perchè", giovedì 17, alle ore 17,  all'auditorium Fogar di Corso Verdi 4, a Gorizia. Una iniziativa di Caritas diocesana di Gorizia e Azienda sanitaria Bassa Friulana - Isontina, in collaborazione con CRI, Unicef, Ordine dei medici di Gorizia, Medici Senza Frontiere e Amici del mondo Onlus.


di Martina Luciani

Se non conoscete Babille, leggete il bellissimo articolo di Luciano Scalettari su Famiglia Cristiana.
Riporto solo uno stralcio: " La prima sensazione che trasmette Marzio Babille è la passione, non solo per il suo lavoro, quanto per i destinatari del suo lavoro: le donne, gli uomini, i vecchi in situazioni di sofferenza estrema, soprattutto i bambini, dato che fino al 31 marzo scorso era il responsabile dell’Unicef nell’emergenza dei profughi iracheni, siriani, yazidi, e di tutte le altre minoranze in fuga dalla ferocia dell’Isis. La descrizione che fa degli interventi realizzati in Iraq, e in particolare in Kurdistan – come Unicef, ma anche come coordinatore umanitario dell’Onu, e ora per incarico diretto del ministero degli Esteri italiano – sono in realtà il racconto di una sfida quotidiana, della più alta delle sfide: salvare vite, aiutare il fiume di esseri umani in esodo. Arrivare, raggiungerli, soccorrerli, ma non domani o fra una settimana. La salvezza della vita, nel suo linguaggio conosce solo il tempo presente."
Precisa l'autore che la fama di Babille è quella di essere uno capace di realizzare l'impossibile: "...
ha aperto 5 corridoi umanitari e ideato sistemi innovativi per rispondere “in tempo reale” alle necessità vitali di un milione di sfollati."
Un incontro dunque con una persona dalle competenze ed esperienze eccezionali, la cui testimonianza non potrà che mettere nella giusta prospettiva il fenomeno migratorio in atto e consegnarci attendibili strumenti per valutare da noi stessi le  problematiche locali dell'accoglienza e della relazione con i rifugiati.
Marzio Babille ha ricevuto a luglio scorso a Trieste il Premio Luchetta 2015.



giovedì 12 novembre 2015

Profughi a Gorizia: avvisi che tiri su una tendopoli e finalmente qualcosa si muove!

Dopo l'annuncio della creazione di una temporanea tendopoli nell'area parrocchiale della Madonnina, su iniziativa e con i bilanci di Caritas diocesana, arriva una bella notizia: pare imminente il trasferimento di un po' delle persone accolte in maniera rocambolesca dall'istituzione diocesana e dal volontariato. Averlo saputo, si poteva fare l'annuncio quindici giorni fa!


di Martina Luciani

Il miracolo non è stato trovare le tende e far saltar fuori i soldi per noleggiare un tendone da 200 metri quadrati: è stato invece quello, dopo che la notizia si è diffusa,  di ricevere l'invito/suggerimento/consolazione della Questura a soprassedere l'iniziativa, in vista di un trasferimento di richiedenti asilo in altre sedi.
Don Paolo Zuttion, direttore della Caritas, tira un sospiro di sollievo, e don Valter Milocco insieme a lui; e così i parroci coinvolti nelle peregrinazioni notturne alla ricerca di un ricovero per la notte, tra i mugugni dei parrocchiani e gli equilibrismi organizzativi dei volontari.
Don Paolo, oltre che un uomo di fede, è anche un gentiluomo: quindi ci crede, a questa prospettiva invocata da giorni. E asseconda la richiesta della Questura di Gorizia. Ma i volontari, che in molti casi di fede ne hanno pochina, si tengono pronti ad attrezzare ulteriormente e ampliare la micro tendopoli parrocchiale.  Il trasferimento di qualche decina di persone infatti non risolve l'eccezionale pressione sull'organizzazione Caritas e sul volontariato, soprattutto non la risolve nella abusata modalità " emergenza dell'emergenza". O entriamo in modalità di sussidarietà strutturata con meccanismi precisi di collaborazione e intervento ( e relativa condivisione delle responsabilità economiche dell'assistenza) o non si va da nessuna parte. O meglio, si va verso la ingovernabilità del fenomeno migratorio a Gorizia, alla faccia dei principi e del decreto sull'accoglienza dei richiedenti asilo entrato in vigore il 30 settembre 2015.

mercoledì 11 novembre 2015

Emergenza immigrazione, a Gorizia niente soluzioni istituzionali. Passiamo ai miracoli : si alzano le tende nell'area della Madonnina.


Mentre è illeggibile il grande gioco istituzionale per affrontare l'emergenza degli arrivi incessanti di profughi a Gorizia,
Caritas e Parrocchia della Madonnina si attrezzano. Con le tende imprestate e donate dagli Scout del Sacro Cuore di Gorizia.
In arrivo anche una grande struttura, questa però in affitto per due settimane: paga la Caritas.



Impossibile continuare così, senza allargare gli spazi cui dare riparo notturno ai profughi: il parroco della Madonnina, don Valter Milocco, e il direttore della Caritas di Gorizia, don Paolo Zuttion,  hanno deciso di utilizzare le aree esterne della Parrocchia. Una sorta di miracolo, o un "o la va o la spacca", un coraggioso ed eloquente gesto: chi avrà da criticare e osteggiare si assumerà una responsabilità etica che nessuna elucubrazione politica potrà  minimizzare.  Nel pomeriggio un gruppo di volontari ha innalzato sul prato retrostante l'oratorio tre robuste tende, nelle quali una ventina di persone si potranno sistemare per la notte. E intanto si è provveduto anche ad una attrezzatura interna, il minimo indispensabile ma più che sufficiente per segnare la differenza abissale tra una notte all'addiaccio e una invece al riparo.
Nei prossimi giorni verrà eretta anche una struttura da 200 metri quadrati, pavimentata e speriamo in grado di essere anche riscaldata. L'hub  di prima accoglienza, chiamatelo come volete, invocato, proposto, ormai spasmodicamente necessario visto il transito incessante di profughi sia attraverso il confine sloveno, lungo la rotta balcanica, sia dall'Austria e dalla Germania, si forma per iniziativa e sulle spalle della Caritas e del volontariato.
Non si sospende ancora, tuttavia,  quello che ho soprannominato il Giro delle Sette Chiese 2.0: ogni sera, dopo complesse trattative con i parroci, si parte per un pellegrinaggio diverso, approfittando di locali momentaneamente non utilizzati e messi a disposizione per l'emergenza.
Il furgone della Caritas porta le coperte, i profughi vengono indirizzati nel miglior modo possibile ( in effetti in questo tour ogni tanto ci perdiamo qualcuno), i vol
ontari accompagnano e istruiscono affinchè la permanenza nel luogo di accoglienza sia rispettosa e non invasiva; si scarica, si preparano decine e decine di giacigli, si organizza un minimo di gestione e una parvenza di igiene, si dà ricovero e protezione dall'umido e dal freddo, si osservano occhi ingranditi dalla febbre, mezzi sorrisi esausti, poveri e preziosissimi bagagli. E la mattina dopo tutti via, le coperte e le stuoie ripiegate e ricaricate nel furgone, si ripulisce per bene, si chiude la porta e si ringrazia. La sera successiva si ricomincia.
Inutile dire che è una cosa estenuante: ma si fa, perchè stare con le mani in mano non si può, non ci si può accontentare della chiusura da parte delle istituzioni e non si può accettare il temporeggiare così scarsamente costruttivo di fronte ad una situazione ampiamente annunciata e paventata.

mercoledì 5 agosto 2015

Pulizie al parco della Rimembranza. Tutto da incenerire, quel che era dei richiedenti asilo.

Parco della Rimembranza, via le coperte dei profughi, effetti personali inclusi, come da ordine del Comune. Ma quel che è stato poi  recuperato, è tutto da buttare. Una tristissima storia, in cui la politica dei muscoli fa una figura pessima: non secondo i suoi metri di giudizio, ovviamente, ma secondo quelli dell'etica e dei principi universali certamente. L'ordine e il decoro del parco, unici proclami della civiltà che vacilla, saranno garantiti con due servizi settimanali, di mattina presto, il mercoledì e il sabato.


di Martina Luciani

Oggi, nella sede di Ronchi di Isontina ambiente, si è svolto il terzo atto della Grande Pulizia. Cosa c'è nei nove grossi neri sacchi in cui dovrebbe esserci ciò che è stato raccolto al Parco della Rimembranza di Gorizia?  
Il primo atto di questa squallida commedia si è svolto proprio al Parco, il 29 luglio, con l'asportazione di una significativa quantità di coperte, borsoni e zaini dei richiedenti asilo che sono costretti a dormire nelle aiuole ( avrebbero come alternativa le rive del fiume, ma stare in città li fa sentire più protetti). Sacchi e contenitori vari che non vengono certo lasciati in bella mostra, ma nascosti nei cespugli, se non addirittura appesi sui rami più alti degli alberi, così da non disturbare la vista e il senso di dignità dei cittadini.
Il secondo atto è partito dopo che la Prefettura ha ordinato al Comune di provvedere al recupero dei documenti personali dei richiedenti asilo di cui gli stessi ragazzi, proprio il giorno della Grande Pulizia, avevano lamentato lo "smarrimento" rivolgendosi alla Questura.

martedì 4 agosto 2015

Mensa dei Cappuccini chiusa per riposo estivo. Risponde il volontariato con il super panino Caritas.

Caritas diocesana e volontari inventano il super panino, per continuare a garantire un minimo di assistenza nel periodo di sospensione dell'attività della mensa dei Cappuccini.


di Martina Luciani

Da alcuni giorni la mensa dei frati Cappuccini è chiusa: sospesa come da tradizione estiva ( ma d'estate non c'è fame?) il servizio di erogazione dei pasti nel refettorio di piazza San Francesco.
La Caritas di Gorizia ha ritenuto di dover sopperire ed ha organizzato, appoggiandosi  ai volontari che sono impegnati con l'assistenza ai richiedenti asilo, una alternativa per tutti coloro (cittadini italiani, stranieri e richiedenti asilo)  che normalmente ricevono il pasto del mezzogiorno tra le mura francescane.
Ogni mattina, di buon ora, un gruppo di persone si riunisce e vengono preparati dei cospicui panini, che si differenziano per contenuto ( nel senso che ce ne sono di assolutamente vegetariani) e sono ricchi a sufficienza per assicurare un adeguato sostentamento. Vengono impacchettati accuratamente uno per uno e trasferiti alla sede del dormitorio Faidutti. Lì i volontari provvedono alla distribuzione, insieme ad un frutto, mediamente ad una ottantina di persone.  Per ora, tutti soddisfatti della proposta, che riempie la pancia vuota nel rispetto delle tradizioni alimentari e con una certa attenzione alla gradevolezza dell'associazione di sapori ed ingredienti.   Una maratona che richiede un notevole coordinamento, tra acquisti e lavoro di preparazione) e che si prolungherà fino alla riapertura del refettorio dei Cappuccini, dopo Ferragosto.

mercoledì 10 giugno 2015

La Grande Pulizia: dal parco della Rimembranza fatte sparire, per ordine del Comune di Gorizia, le coperte e gli zaini dei richiedenti asilo.

Qual è il senso umano dell'operazione di pulizia del Parco della Rimembranza, voluta dal Comune di Gorizia, che ha prodotto l'eliminazione delle coperte di proprietà della Caritas diocesana, consegnate ai profughi dai volontari, lasciate durante il giorno nascoste nel folto dei cespugli e utilizzate dai  richiedenti asilo durante le loro notti all'addiaccio? Le notti sono calde e ci si può accovacciare come bestie sulla nuda terra? Don Paolo Zuttion, direttore della Caritas di Gorizia, si esprime sull'iniziativa del Comune.

di Martina Luciani


Asportati anche dei bagagli. Cosa c'era negli zainetti dei ragazzi che raccontano con gli occhi pieni di lacrime di aver perso tutte le quattro cose che fanno parte della loro vita di oggi e di molti giorni a venire? Pochi oggetti, quelli ritenuti indispensabili nel viaggio dai risvolti imprevedibili o necessari per non dimenticare chi è "io",  per conservare un cuore durante l'esperienza amara e umiliante dell'essere come un cane rognoso cacciato lungo tutta la notte, per attenuare la paura e l'ansia che insidiano la speranza di una vita libera, dignitosa e sicura.
A entrambe le domande è difficile rispondere. Ma oggi, durante l'incontro in Provincia della Rete territoriale per l'immigrazione, don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana, la risposta l'ha data: un gesto crudele. Oltre c'è solo la barbarie.


L'ordinanza antibivacco in vigore da quest'inverno è un'azione inumana: perché lo scopo di tenere ordinata questa povera città ( dove anche i cani del canile municipale se la passano piuttosto male) si fonda su una presunzione fantascientifica. E cioè che i profughi fatti sloggiare dall'aiuola si smaterializzino:il successo dell'ordinanza antibivacco è affidato  alla loro capacità di rendersi invisibili Non esistono alternative, perché un posto dove rifugiarsi non ce l'hanno, nessuno dei disgraziati campeggiatori stranieri che turbano così gravemente il senso estetico ed etico di Gorizia ce l'ha.
Ora, per soprammercato e quale gadget che può esser solo ideologico, anche la Grande Pulizia, il gesto che don Zuttion ha denunciato con parole amare, sulle quali riflettere.  
Buttate coperte che per la Caritas sono un bene prezioso, e uno strumento di sopravvivenza per i profughi. Ora anche gli zaini: buttate proprietà di esseri umani in una situazione estrema, privi di tutto, in condizioni igieniche vergognose. Dignità calpestata. Diritti morti. Solidarietà inesistente. Nemmeno la pietà di lasciar là, sotto quell'albero, il bagaglio dell'esilio.

martedì 2 giugno 2015

Quote regionali profughi e numeri delle reali presenze: Gorizia, emergenza immigrazione o emergenza dell’accoglienza?



Le riflessioni di don Paolo Zuttion, direttore della Caritas di Gorizia: quanti richiedenti asilo arriveranno oggi, questa è la trascurata ma fondamentale variabile nella costruzione dell’accoglienza. L’osservanza delle leggi  non esclude il rispetto per il dramma dei richiedenti asilo.


di Martina Luciani



Mentre il piano regionale stabilisce le linee guida dell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e la quota di profughi da assegnare a Gorizia, si continua accuratamente a trascurare il fenomeno che vede ogni giorno aumentare il numero delle persone che giungono in città e accrescono le fila di quanti  sono senza alloggio, senza assistenza, senza adeguate condizioni igieniche. Per costoro, a volte solo due persone, a volte venti, non c’è un manuale di istruzioni:  ottima cosa pretendere che il territorio attui l’accoglienza diffusa, ma la prima accoglienza a Gorizia non esiste. Tant'è che una novantina di persone dormono dove capita, umiliati e spaventati, ridotti a miserabili indesiderati dai quali distogliere gli occhi e il naso. 
Il volontariato locale, che in qualche modo cerca di sopperire è malvisto, considerato con sospetto se non addirittura rancore, e si arriva a reputare che quella minima assistenza fornita( di fatto, un pasto e, nei limiti della trentina di posti nel dormitorio Caritas, un luogo dove ricoverarsi la notte; per gli altri, quando ce ne sono, coperte) trasformi la città in una meta privilegiata nella scelta delle destinazioni dei migranti.
 
 “Il lavoro collettivo che vede coinvolta la Caritas diocesana e volontari appartenenti ad altre realtà e associazioni non è una guerra contro qualcuno o qualcosa: è il tentativo di ripristinare giustizia, legalità e solidarietà nei confronti dei richiedenti asilo. Se in questo percorso perdiamo di vista il senso etico e giuridico deviamo dall’obiettivo condiviso di consentire ai profughi l’esercizio dei loro diritti nel rispetto della dignità umana”.
Lo afferma don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana, intervistato sulle difficoltà della situazione, prima fra tutte, il fraintendimento dell’emergenza.
“L’emergenza si manifesta nelle criticità che dobbiamo affrontare per accogliere nell’immediato le persone che giungono a Gorizia; non è in sé il flusso migratorio, che dovremmo ormai aver capito essere un fenomeno strutturale. Abbiamo ora un piano regionale, numeri di riferimento: come facciamo con le persone che stanno fuori da quei numeri?"
“Quando improvvisiamo soluzioni per l’accoglienza, siamo noi per primi in emergenza, con risorse limitate e difficoltà di coordinamento con gli interlocutori istituzionali,  ma cerchiamo di muoverci nella prospettiva di migliorare e risolvere i problemi.