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domenica 21 febbraio 2016

Humanity First a Gorizia: la ONG interviene con una donazione di vestiario a sostegno della prima accoglienza dei profughi.



“Come possiamo aiutare?“
Ce l’avevano chiesto i rappresentanti di Humanity First, ONG internazionale, dopo un sopralluogo, l’autunno scorso, lungo le rive dell’Isonzo e gli accampamenti dei richiedenti asilo: la situazione a Gorizia era evidentemente una di quelle che giustifica pienamente l'aiuto umanitario.

di Martina Luciani

Erano i giorni in cui si stava faticosamente organizzando il campo San Giuseppe e l’installazione dei moduli abitativi da parte di Medici Senza Frontiere. E nel lungo elenco delle necessità, il volontariato aveva indicato la donazione di indumenti e scarpe, la cui sostituzione e integrazione è sempre una delle principali priorità nelle attività di accoglienza di base, visto che il lunghissimo e disagiato viaggio, gli incidenti lungo il percorso, e gli “ speciali trattamenti” spesso subiti nei casi di trattenimento in altri paesi della rotta balcanica riducono il bagaglio al minimo,  molte volte letteralmente a niente oltre ai panni indossati.
La sede di Humanity First di Francoforte ha risposto: tra gli impegni derivanti dall’aver attivato un campo profughi in Siria e uno in Yemen e dall’aver inviato anche un team di tecnici per realizzare un progetto di ricostruzione in aree devastate dalla guerra, ha organizzato l’acquisto e l’invio di materiale a Gorizia.
Il furgone è giunto ieri,  consegnando a Caritas e a Betlem, con l’aiuto di volontari di Humanity First ( un ingegnere informatico e alcuni studenti universitari  di origine pakistana  che da moltissimi anni vivono, lavorano e studiano a Trento)  una considerevole quantità di abiti e scarpe.
Questo importante contributo migliorerà significativamente la distribuzione di vestiario da parte dei volontari che affiancano l’attività di Medici Senza Frontiere: una responsabilità che Betlem onlus si è assunta fin dall’apertura del campo San Giuseppe, consentendo in questo modo a MSF di occuparsi esclusivamente della consegna del kit igienico alle persone accolte e assistite. E che si estende anche ai richiedenti asilo che trovano rifugio nel dormitorio Faidutti e nella parrocchia della Madonnina.
Nelle foto, le operazioni di scarico della donazione di Humanity First.

giovedì 22 ottobre 2015

Emergenza immigrazione. ONG Humanity First in sopralluogo a Gorizia, nella jungle sull'Isonzo.

Immagine dal sito di Humanity First

Solito e sempre devastante giro nella jungle, incontrando i profughi negli accampamenti sparsi e i resti fradici di tanti bivacchi notturni abbandonati dopo l'ultimo  trasferimento di richiedenti asilo al CARA di Gradisca: un gruppo di rappresentanti della ONG Humanity First Germany è venuto a conoscere l'altro volto di Gorizia.


di Martina Luciani
 

Alcune persone dell'ONG Humanity First, guidati dall'Imam Ataul Wasih Tariq, sono giunte oggi a Gorizia. E si sono incamminati lungo l'itinerario della nostra personale vergogna, fermandosi nei bivacchi abbandonati, parlando con i ragazzi che, anche quando siano accolti per la notte nel dormitorio della Caritas, durante il giorno non hanno altra soluzione che rifugiarsi lungo le sponde del fiume. E se non c'è l'opzione Caritas per la notte, se non si è aperta nessun'altra porta, non resta che arrangiarsi: i più coraggiosi, e determinati a evitare contatti con la città ostile, nella jungle, gli altri nei parchi e nei porticati, con condizioni climatiche sempre più penose. 
Lo scopo della delegazione era ottenere informazioni aggiornate sui flussi dei migranti e rendersi conto di persona  della situazione, delle inconcepibili problematiche quotidiane che rendono degradante la vita dei profughi senza convenzione  e delle  necessità che sussitono in capo al volontariato attivo nell'emergenza immigrazione.
L'Imam Tariq ha espresso la volontà di discutere quanto prima le possibili forme di collaborazione con i soggetti del volontariato goriziano per sostenere l'assistenza che viene prestata alle persone fuori convenzione.
Humanity First è registrata in 43 paesi in 6 continenti , e ha lavorato su progetti di sviluppo umano, di risposta ai disastri ambientali dal 1994, in Turchia, Pakistan , Giappone, Iran, Africa, America Latina. Nei confronti della crisi dei rifugiati l'organizzazione è intervenuta in campi profughi in Giordania e in Turchia e sta ora lavorando su progetti di sostegno dei rifugiati in Austria, Macedonia , Francia, Germania e Nord America, Norvegia, Croazia e ai confini dell'Ungheria e della Serbia.