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mercoledì 11 novembre 2015

Emergenza immigrazione, a Gorizia niente soluzioni istituzionali. Passiamo ai miracoli : si alzano le tende nell'area della Madonnina.


Mentre è illeggibile il grande gioco istituzionale per affrontare l'emergenza degli arrivi incessanti di profughi a Gorizia,
Caritas e Parrocchia della Madonnina si attrezzano. Con le tende imprestate e donate dagli Scout del Sacro Cuore di Gorizia.
In arrivo anche una grande struttura, questa però in affitto per due settimane: paga la Caritas.



Impossibile continuare così, senza allargare gli spazi cui dare riparo notturno ai profughi: il parroco della Madonnina, don Valter Milocco, e il direttore della Caritas di Gorizia, don Paolo Zuttion,  hanno deciso di utilizzare le aree esterne della Parrocchia. Una sorta di miracolo, o un "o la va o la spacca", un coraggioso ed eloquente gesto: chi avrà da criticare e osteggiare si assumerà una responsabilità etica che nessuna elucubrazione politica potrà  minimizzare.  Nel pomeriggio un gruppo di volontari ha innalzato sul prato retrostante l'oratorio tre robuste tende, nelle quali una ventina di persone si potranno sistemare per la notte. E intanto si è provveduto anche ad una attrezzatura interna, il minimo indispensabile ma più che sufficiente per segnare la differenza abissale tra una notte all'addiaccio e una invece al riparo.
Nei prossimi giorni verrà eretta anche una struttura da 200 metri quadrati, pavimentata e speriamo in grado di essere anche riscaldata. L'hub  di prima accoglienza, chiamatelo come volete, invocato, proposto, ormai spasmodicamente necessario visto il transito incessante di profughi sia attraverso il confine sloveno, lungo la rotta balcanica, sia dall'Austria e dalla Germania, si forma per iniziativa e sulle spalle della Caritas e del volontariato.
Non si sospende ancora, tuttavia,  quello che ho soprannominato il Giro delle Sette Chiese 2.0: ogni sera, dopo complesse trattative con i parroci, si parte per un pellegrinaggio diverso, approfittando di locali momentaneamente non utilizzati e messi a disposizione per l'emergenza.
Il furgone della Caritas porta le coperte, i profughi vengono indirizzati nel miglior modo possibile ( in effetti in questo tour ogni tanto ci perdiamo qualcuno), i vol
ontari accompagnano e istruiscono affinchè la permanenza nel luogo di accoglienza sia rispettosa e non invasiva; si scarica, si preparano decine e decine di giacigli, si organizza un minimo di gestione e una parvenza di igiene, si dà ricovero e protezione dall'umido e dal freddo, si osservano occhi ingranditi dalla febbre, mezzi sorrisi esausti, poveri e preziosissimi bagagli. E la mattina dopo tutti via, le coperte e le stuoie ripiegate e ricaricate nel furgone, si ripulisce per bene, si chiude la porta e si ringrazia. La sera successiva si ricomincia.
Inutile dire che è una cosa estenuante: ma si fa, perchè stare con le mani in mano non si può, non ci si può accontentare della chiusura da parte delle istituzioni e non si può accettare il temporeggiare così scarsamente costruttivo di fronte ad una situazione ampiamente annunciata e paventata.

martedì 2 giugno 2015

Quote regionali profughi e numeri delle reali presenze: Gorizia, emergenza immigrazione o emergenza dell’accoglienza?



Le riflessioni di don Paolo Zuttion, direttore della Caritas di Gorizia: quanti richiedenti asilo arriveranno oggi, questa è la trascurata ma fondamentale variabile nella costruzione dell’accoglienza. L’osservanza delle leggi  non esclude il rispetto per il dramma dei richiedenti asilo.


di Martina Luciani



Mentre il piano regionale stabilisce le linee guida dell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e la quota di profughi da assegnare a Gorizia, si continua accuratamente a trascurare il fenomeno che vede ogni giorno aumentare il numero delle persone che giungono in città e accrescono le fila di quanti  sono senza alloggio, senza assistenza, senza adeguate condizioni igieniche. Per costoro, a volte solo due persone, a volte venti, non c’è un manuale di istruzioni:  ottima cosa pretendere che il territorio attui l’accoglienza diffusa, ma la prima accoglienza a Gorizia non esiste. Tant'è che una novantina di persone dormono dove capita, umiliati e spaventati, ridotti a miserabili indesiderati dai quali distogliere gli occhi e il naso. 
Il volontariato locale, che in qualche modo cerca di sopperire è malvisto, considerato con sospetto se non addirittura rancore, e si arriva a reputare che quella minima assistenza fornita( di fatto, un pasto e, nei limiti della trentina di posti nel dormitorio Caritas, un luogo dove ricoverarsi la notte; per gli altri, quando ce ne sono, coperte) trasformi la città in una meta privilegiata nella scelta delle destinazioni dei migranti.
 
 “Il lavoro collettivo che vede coinvolta la Caritas diocesana e volontari appartenenti ad altre realtà e associazioni non è una guerra contro qualcuno o qualcosa: è il tentativo di ripristinare giustizia, legalità e solidarietà nei confronti dei richiedenti asilo. Se in questo percorso perdiamo di vista il senso etico e giuridico deviamo dall’obiettivo condiviso di consentire ai profughi l’esercizio dei loro diritti nel rispetto della dignità umana”.
Lo afferma don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana, intervistato sulle difficoltà della situazione, prima fra tutte, il fraintendimento dell’emergenza.
“L’emergenza si manifesta nelle criticità che dobbiamo affrontare per accogliere nell’immediato le persone che giungono a Gorizia; non è in sé il flusso migratorio, che dovremmo ormai aver capito essere un fenomeno strutturale. Abbiamo ora un piano regionale, numeri di riferimento: come facciamo con le persone che stanno fuori da quei numeri?"
“Quando improvvisiamo soluzioni per l’accoglienza, siamo noi per primi in emergenza, con risorse limitate e difficoltà di coordinamento con gli interlocutori istituzionali,  ma cerchiamo di muoverci nella prospettiva di migliorare e risolvere i problemi.