mercoledì 16 gennaio 2019

Petizioni popolari pronte. Ma non consegnate perchè non si capisce come si deve fare. Però dalla stampa arriva la rassicurazione del Comune: zone industriali e abitazioni mai più vicine.

Terminata la raccolta delle firme alle petizioni popolari, i promotori si scontrano con le incertezze burocratiche. Come si depositano in Comune a Gorizia le firme? Tira, para, molla, ancora non ci siamo riusciti. Curiosamente oggi titolone sulla stampa: Mai più zone industriali vicino alle case. Non penserete che ci basti, vero?


di Martina Luciani

Ci sono Comuni della stessa Nazione di cui fa parte anche Gorizia che sul proprio portale web descrivono nel dettaglio le modalità di consegna delle petizioni popolari. Noi ancora non abbiamo capito come fare. E siamo così educati e rispettosi da attendere indicazioni, per adempiere correttamente quanto necessario e veder attuata una fondamentale facoltà del cittadino, quella cioè di coinvolgere per mezzo della petizione popolare il consiglio comunale, la Giunta e il Sindaco su temi che appartengano alle loro competenze istituzionali.

Nel frattempo, anche perchè non ne facciamo mistero, evidentemente la voce della rilevanza del numero delle firme raccolte ( moltissime di più delle 200 richieste dallo Statuto comunale)  sia sulla petizione diretta ad ottenere una variante del Piano regolatore cittadino che imponga norme più restrittive per la realizzazione di industrie insalubri e per impianti di gestione e trattamento di rifiuti speciali, sia sulla petizione che chiede l'adozione del Piano di classificazione acustica comunale, ha prodotto la curiosa e maldestra avance letta oggi.

Allora, e seppur a titolo personale ( ma immagino che tra i promotori delle petizioni altri la penseranno come me), vorrei precisare che di queste uscite così all'avanguardia, manifestazione di una coscienza amministrativa garantista dei diritti fondamentali, ecologista e proiettata a conservare e migliorare il mondo per le generazioni future, ne ho sentite a bizzeffe, e raramente ho visto seguire fatti concludenti sul piano della realtà oggettiva. Raramente ho visto schierarsi - nelle sedi dove realmente si decidono le cose e si concedono o rinnovano le autorizzazioni o si prolungano termini o si mettono le pezze "ora per allora" alle più svariate manifestazioni di illegalità - i rappresentanti delle amministrazioni elette dai cittadini.

Quindi mi viene da ridere. Anzi mi viene da piangere: cosa significa "mai più zone industriali vicino alle case"?  La prima interpretazione è che se vogliano realizzare delle altre. Follia o imbecillità?
Troviamo qualcosa di meglio: ridisegnare il perimetro della zona industriale esistente, rimpicciolendola ( tanto è quasi vuota) in modo da aumentarne la distanza dalle aree residenziali.
Questa non è niente male.
Ma perchè viene usato il plurale "zone industriali"? Perchè non ci può aspettare il corretto uso delle concordanze dall'amministratore pubblico o perchè qualcos'altro sobbolle in pignatta? Perchè queste informazioni si intersecano con il percorso della variante 41?

Magari fosse che l'uscita sulla stampa è prodotta dall'aver percepito che le due petizioni popolari manifestano ben altro oltre alle questioni per cui sono state formulate: cioè la volontà dei cittadini di essere parte attiva nel  dibattito politico su questioni fondamentali, sempre e non solo quando sono utili interlocutori in campagna elettorale.

La conclusione è che, a parer mio, l'amministrazione locale da decenni naviga a vista, gestisce il potere e non governa,  non produce progetti a lungo termine, di volta in volta si accontenta qualcuno o si tenta la fortuna, che non arriva mai: e non arriva perchè non è mai stato sviluppato un percorso partecipato per decidere quale deve essere la Gorizia migliore possibile tra 10 anni, meglio ancora tra 20 anni. Quella piena di supermercati o quella che conserva il suo Tribunale, quella che svende il territorio spacciando le discutibili e spesso fallimentari operazioni imprenditoriali per sviluppo economico ( che notizie del Three shades of green?), quella che si dedica al turismo con un fantomatico ascensore al Castello mentre il cuore urbano agonizza, quella che ama il cicloturismo e la mobilità dolce ma non sa fare una pista ciclabile decente, quella delle spiagge sull'Isonzo ma che non riesce ad ottenere una discussione trasparente sulla gestione della diga di Salcano e delle altre dighe slovene sul corso del fiume sacro alla Patria?
Bisogna fare petizioni popolari ogni 3 mesi. E le faremo.









martedì 15 gennaio 2019

Gorizia e la Decima Mas in Comune. Cosa risponderà il Ministro dell'Interno interrogato alla Camera dei Deputati sul pieno esplicarsi delle garanzie antifasciste nelle istituzioni pubbliche e nella città medaglia d'oro per la Resistenza??

L'on. Erasmo Palazzotto (Sinistra Italiana) ha descritto in una interrogazione a risposta scritta, rivolta al Ministro dell'Interno, il crescendo di espressioni neofasciste che si stanno verificando a Gorizia, tra iniziative di CasaPound ( con riferimento alla conferenza sulla Decima Mas) e accoglienza nella Casa Comunale dell'Associazione che si ispira a Valerio Borghese.
Questo il testo depositato a Montecitorio l'11 gennaio scorso, sollecitato da Serena Pellegrino e dagli antifascisti goriziani.




INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
presentata dall'On. ERASMO PALAZZOTTO il 11/01/2019 12:06

Al Ministro dell'Interno - Per sapere - premesso che:

il prossimo 12 gennaio, Casapound ha organizzato a Gorizia una conferenza con l’Associazione Decima Mas, così come pubblicizzato da una locandina che recita la seguente scritta: “X° Flottiglia Mas per l’onore d’Italia”. La conferenza anticipa di pochi giorni l’evento che il 19 gennaio vedrà la rappresentanza della Decima Mas ricevuta all’interno del Comune di Gorizia dai rappresentanti istituzionali: una manifestazione che si ripete di anno in anno, che nella scorsa edizione è arrivata al punto da vedere i saluti fascisti all’ingresso della delegazione nella Casa comune dei cittadini e sentire poi intonato, in una sala interna, l’inno di guerra della formazione;
l’ANPI, intenzionato come nel passato a manifestare il 19 gennaio insieme alle forze democratiche cittadine e dell’intero Friuli Venezia Giulia, davanti al Palazzo Municipale, si è visto relegare in una piazza ben distante dal Comune, trattamento peraltro riservato anche a CasaPound, che ha ottenuto il permesso di manifestare in un’ulteriore e diversa piazza di Gorizia: decisione che realizza una sorta di par condicio impossibile visto che gli aderenti a CasaPound si definiscono fascisti del terzo millennio, e disposta dalle istituzioni competenti (Prefettura e Questura) che sono antifasciste per definizione e per Costituzione;
a parere dell’interrogante le iniziative in programma a Gorizia, che tra l’altro si terranno due settimane prima della celebrazione della Giornata della Memoria, ledono i principi previsti dalla Costituzione repubblicana e in particolare della specifica norma che al primo comma della XII disposizione transitoria e finale esclude che in Italia si possa ricostituire il partito fascista, oltre che delle leggi Scelba e Mancino che costituiscono la barriera costruita dal nostro Paese contro qualsiasi velleità di riportare indietro l’orologio della Storia;
nel settembre del 1943 Gorizia, insieme a Trieste, Udine, Pola e Fiume divennero, oltre a Lubiana, al Trentino e alBellunese, territorio controllato militarmente e civilmente dai nazisti, e l’acronimo OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland) ancora oggi conserva il suo temibile e lugubre impatto nella memoria collettiva di questi luoghi;
per dare un’idea del contesto, basta ricordare che allora, la Gazzetta Ufficiale del Regno italiano venne sostituita da un bollettino emanato dal commissario tedesco che aveva pieni poteri sulle terre e sui cittadini e rispondeva del suo operato, violento, intimidatorio e crudele, soltanto a Hitler. La Resistenza partigiana ebbe un ruolo incontrovertibile nell’azione di liberazione del confine orientale, dalla Resistenza è nata la nostra Costituzione repubblicana ispirata ai valori della democrazia e dell’ antifascismo;
la città di Gorizia è medaglia d’oro per la resistenza nella guerra di liberazione;
a parere dell’interrogante è opportuno che a Gorizia, viste le iniziative di Casapound e dell’Associazione Decima Mas, la cui triste storia alle dipendenze dei nazisti è ben nota, siano esplicitamente arginate le crescenti espressioni neofasciste e riaffermati i principi che sono i capisaldi della nostra Costituzione, nata quale reazione dell’intero Paese devastato dalla guerra e dalla dittatura e fermo ripudio del fascismo, strumenti di garanzia della libertà del nostro popolo e dell’intera Europa -:
se il governo non intenda, per quanto di competenza e anche attraverso la Prefettura di Gorizia, effettuare le opportune verifiche e prendere le conseguenti iniziative in merito allo svolgimento dell’iniziativa di Casapound esposta in premessa e della presenza istituzionale dell’Associazione Decima Mas nel Comune di Gorizia che, a giudizio dell’interrogante, si pone in contrasto con il dettato costituzionale, rassicurando i cittadini sul pieno esplicarsi delle garanzie antifasciste che sono i capisaldi della Costituzione e custodi della libertà e della democrazia delle cittadine e dei cittadini italiani.
On. ERASMO PALAZZOTTO

venerdì 11 gennaio 2019

Patto per l'Autonomia. Uno sconto di 142 milioni di euro dallo Stato al Friuli Venezia Giulia? Fedriga mistifica la realtà: rapina era e rapina resta.


Una nota del consigliere regionale Massimo Moretuzzo  (Patto per l'Autonomia) spiega come non sia stata mantenuta la promessa elettorale di Fedriga sulla rinegoziazione del patto Tondo - Serracchiani ma anche che il blocco degli accantonamenti ( che andrebbero tutti restituiti dallo Stato alla Regione visto che il federalismo fiscale non si è fatto) in realtà sono stati sospesi mesi fa. La convocazione di una commissione d'inchiesta è necessaria per verificare le affermazioni di Fedriga.   

Comunicato stampa 11 gennaio 2019.
BASTA GIOCARE CON I NUMERI!
LA RAPINA AI DANNI DEL FRIULI-V.G. E’ STATA CONFERMATA E FEDRIGA LA DEFINISCE UN SUCCESSO.
Moretuzzo: “Si convochi una commissione d’inchiesta per coinvolgere il Consiglio e verificare quanto affermato dal Presidente.
Ne va del futuro della Specialità regionale.”

I numeri scritti nero su bianco parlavano e parlano chiaro: il Friuli-Venezia Giulia non ha rinegoziato un bel nulla rispetto a quanto previsto dagli accordi fatti da Tondo e Serracchiani e dovrà versare allo Stato 2,4 miliardi di euro nei prossimi tre anni.Altre Regioni sono state più “persuasive” di noi: la Sicilia ha ottenuto uno sconto di 900 milioni di euro per il prossimo triennio, con il risultato che questi accordi costeranno 200 euro all’anno a un cittadino della Sicilia contro i 700 euro dovuti da ogni cittadino del Friuli-V.G.

Il Patto per l’Autonomia ha denunciato l’ennesima conferma della rapina in atto nei confronti della nostra Regione già nella conferenza stampa tenutasi il 3 gennaio scorso, a quattro giorni di distanza dall’approvazione della legge di stabilità statale.
Oggi si legge che il Presidente Fedriga sostiene di essere riuscito a ottenere dal Governo uno sconto per il 2019 di 142 milioni di euro perché, a suo dire, si è riusciti a “bloccare il rinnovo delle varie misure Monti, Renzi e Gentiloni”.
Questa è una mistificazione colossale!
Il blocco di queste compartecipazioni era già previsto in precedenza, tant’è che è stato riportato come previsione nel DEFR di dicembre 2017 e poi ribadito nel documento approvato a luglio 2018 in Consiglio regionale
laddove si dice che “dal 2019 cesseranno gli accantonamenti delle quote di compartecipazione, statutariamente spettanti alla Regione e strumentali al risanamento della finanza pubblica, previsti, rispettivamente, dall’art.1, comma 526, della L. 147/2013 (Legge di stabilità 2014), come modificato dall’art.46, comma 3 D.L. 66/2014 e dall’art.1, comma 400, L. 190/2014 (Legge di stabilità 2015), per un importo complessivo annuo valutabile in 142 milioni di euro”.

mercoledì 9 gennaio 2019

Raccolte punti dei consumatori: continuano a farci spendere, questa è ingannevole premiazione della fedeltà al consumo.

Le tessere punti o i bollini da appiccicare poi su apposite schede affollano i nostri portafogli ed a fine anno frequentemente bisogna tirare le fila della paziente raccolta e scegliere quello che viene definito "il premio". E che tale di solito non è.
 


di Martina Luciani

Gradualmente, ma inesorabilmente, il meccanismo dell' effettivo riconoscimento della fedeltà di consumatori si è trasformato e sempre più spesso prevede ulteriori esborsi per entrare in possesso del presunto premio.
Quindi il concetto di premio ingannevolmente nasconde l'opportunità di acquistare a prezzo di favore una serie di oggetti. Che sono offerti con un cerimonioso contorno di complimenti e salamelecchi vari, e che di solito sono mediamente inutili: o perchè già presenti nelle dotazioni domestiche e personali o perchè esemplari di quell'accozzaglia di oggetti di scarso valore che facciamo entrare nel nostro quotidiano senza che ve ne sia un reale bisogno.


Il vecchio tipo di opzione va dunque riducendosi a favore del meccanismo prima descritto, che muove ulteriori consumi  pilotati però ( questo è l'aspetto ulteriormente ingannevole) entro cataloghi ben definiti di merce. Se poi ti accorgi ad esempio che il set di coltelli ricevuto in cambio di tot punti e tot euro ( pochi, ma sempre euro) non si può lavare in lavastoviglie, sono affari tuoi; se i tasselli del tagliere di bambù si scollano in breve, sono affari tuoi; se il set di asciugamani si rivela di infima tessitura, sono affari tuoi e via discorrendo.

E' molto difficile ritornare al passato, ai servizi per la colazione che componevi gradualmente e duravano una vita, ai piatti inglesi (con i punti della Standa, ancora in uso a casa mia) ricevuti uno alla volta, all'asciugacapelli di marca ottenuto senza spendere un centesimo ma solo con i famosi bollini...Il principale obiettivo di una raccolta punti, realmente fidelizzante e realmente premiante, dovrebbe essere l'ottenimento di uno sconto sulla spesa. Che esprime però un'idea anticonsumistica ovviamente invisa a chi promuove l'aumento dei consumi, troppo spesso a qualunque costo.

Poche le organizzazioni commerciali che resistono a collegare ai punti accumulati con la tessera sconti sulla spesa, a reale beneficio dei clienti. Tutte invece spendono cifre sicuramente rilevanti per comporre sontuosi cataloghi di "premi": risparmiassero quei soldi ( e quella montagna di carta) a favore di una riduzione dei prezzi io sarei più contenta.

Infine, ed è la cosa più grave, il consumatore non reagisce all'inganno, è obnubilato dal fremito del possesso, dell'acquisto; che si insaporisce con una sorta di soddisfacimento quasi erotico quando gli sembri di aver fatto un affare, anche se in realtà l'affare l'ha fatto qualcun altro alle spalle sue. Ad esempio il produttore di tazzine di caffè con una decorazione che al mercato regolare non è piaciuta proprio, e che reindirizza il prodotto poco attraente in questa specie di secondo mercato di fasulli premi e altrettanto fasulle gratificazioni.
Consumatori svegliatevi! E considerate quanto ci costa essere lusingati da quella che appare come una premiazione ma in realtà ci vincola ancora più strettamente alla sudditanza del mercato.






venerdì 4 gennaio 2019

Migranti in Italia. Il sindaco di Palermo sospende alcune misure del decreto sicurezza. Salvini cominci a preoccuparsi, perchè Orlando non è solo.

Circolano sul web post in cui si sostiene che la lettera del sindaco Leoluca Orlando al Capo area dei Servizi al cittadino del Comune di Palermo è un bluff, che non contiene indicazioni per la sospensione di alcune prescrizioni del decreto sicurezza che riguardano i migranti. Decidete voi, questo il testo, i cui contenuti sono analoghi alle prese di posizione del sindaco di Firenze, del sindaco (sospeso) di Riace, del presidente della Regione Lazio, del sindaco di Napoli ( in dettaglio qui), e condivisi da altri sindaci siciliani.




Al Sig. Capo Area Servizi al Cittadino SEDE

OGGETTO: Procedure per residenza anagrafica degli stranieri.

Nella mia qualità di Sindaco della Città di Palermo, da sempre luogo di solidarietà e di impegno in favore dei diritti umani, in coerenza con posizioni assunte e atti deliberativi adottati da parte di questa Amministrazione comunale, che considera prioritario il riconoscimento dei diritti umani per tutti coloro che comunque risiedono nella nostra città, Le sottopongo una richiesta di ponderazione e una precisa indicazione riguardo alla Legge 132/2018.
Tale impianto normativo continua a suscitate riflessioni, polemiche e allarmi diffusi anche a livello internazionale per il rischio di violazione dei diritti umani in caso di errata applicazione, con grave pericolo di violazione anche della legge umanitaria internazionale.
À tal proposito si richiama la nostra Carta costituzionale (mi piace qui ricordare che quest'anno si è celebrato il 70° anniversario della entrata in vigore) con particolare riferimento all’art. 2 (laddove il rifiuto di residenza anagrafica limita il soggetto nell’esercizio della partecipazione alle formazioni sociali);
all'art. 14 (laddove l’inviolabilità del domicilio verrebbe incisa da un provvedimento negativo in materia anagrafica);
all’art. 16 (laddove la libertà di movimento verrebbe condizionata, se non addirittura disumanamente compressa, in caso di incisione del diritto di residenza oltre ogni ragionevole protezione di altri interessi pubblici eventualmente concorrenti);
all’art. 32 (laddove il diritto alla salute potrebbe essere meno garantito in ragione della differente area di residenza anagrafica, o peggio, della mancanza assoluta di residenzialità formale).
Non solo: è la giurisprudenza stessa della Corte Costituzionale che da sempre afferma e statuisce “che lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona (...) In particolare, per quanto qui interessa, ciò comporta il rispetto, da parte del legislatore, del canone della ragionevolezza, espressione del principio di eguaglianza, che, in linea generale, informa il godimento di tutte le posizioni soggettive” (Sentenza n. 148/2008; si vedano altresì le sentenze n. 203/1997, n. 252/2001, n. 432/2005, n. 324/2006).

Ebbene, al fine di evitare applicazioni ultronee delle nuove norme, che possano pregiudicare proprio l’attuazione di quei diritti ai quali lo scrivente responsabilmente faceva riferimento e ossequio, Le conferisco mandato di approfondire, nella Sua qualità di Capo Area dei Servizi al Cittadino, tutti i profili giuridici anagrafici derivanti dall'applicazione della citata L.132/2018 e, nelle more di tale approfondimento, impartisco la disposizione di SOSPENDERE, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge 132/2018, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica.

Distinti saluti.
Sindaco Leoluca Orlando

martedì 4 dicembre 2018

Giornata internazionale della montagna, 11 dicembre 2018. Monte Analogo presenta a Gorizia il film "Domandando di Dougan".


Martedì 11 dicembre 2018 alle ore 20,30 al Kulturni dom di Gorizia, per celebrare la Giornata Internazionale della Montagna, l'Associazione Culturale "Monte Analogo" di Trieste in collaborazione con la sezione goriziana del Club Alpino Italiano, lo Slovensko planinsko  društvo Gorica (Società Alpina Slovena di Gorizia) e il Kulturni dom presentano la proiezione del film "Domandando di Dougan".




Vladimiro (Miro) Dougan è stato uno dei maggiori alpinisti regionali il cui valore viene considerato pari a quello del suo coevo e più conosciuto e celebrato Emilio Comici. Nato a Trieste, nel rione di Roiano, il 16 marzo 1891 da famiglia di origine slovena, ebbe come maestro e mentore Julius Kugy, con il quale frequentò assiduamente le Alpi Giulie prima dello scoppio della Prima Guerra mondiale.
In seguito operò anche sulle Alpi occidentali e centrali e partecipò a spedizioni extraeuropee in anni in cui la cosa non era così comune e scontata come lo è oggi.
La proiezione del film sarà seguita dall'incontro con i due autori Giorgio Gregorio e Flavio Ghio e gli interventi di alcuni fra i più attivi e affermati alpinisti regionali.

Scotti Hütte del Jof Fuart,1917. Archivio D.Marini

Dalla biografia di Dougan.

Il rapporto con Julius Kugy.
E' legittimo credere che Dougan ( nella foto accanto, è a sinistra) abbia conosciuto Kugy ( ritratto a destra)  sui monti ed è altrettanto probabile che il giovane sia stato assunto presso i Magazzini Generali su raccomandazione di quello che era uno dei più importanti importatori di prodotti coloniali dell’epoca. Non è certo una coincidenza che più tardi sia stato impiegato nello stesso ente anche Comici, egli pure un pupillo di Kugy, che lasciò questo lavoro per divenire guida alpina. Abbiamo un’unica notizia che attesta come già prima dello scoppio della Grande Guerra Dougan era stato accolto tra i pochi eletti (Krammer e Bolaffio) che accompagnavano Kugy nell’esplorazione alpinistica delle Giulie: nel 1911 essi raggiunsero la cima del Ciuc di Vallisetta assieme alla guida Osvaldo Pesamosca, una salita molto lunga ed anche pericolosa, scelta solo da chi ama la montagna più solitaria, ancorché ardua quanto ingloriosa.
Nel corso delle sue scalate sul versante Nord del Gruppo del Jôf Fuart,  Kugy aveva incontrato in vari punti quella che egli chiamò “Cengia degli Dei”, un via idealizzata e fantastica, impercorribile per le varie interruzioni con i mezzi di allora.

martedì 27 novembre 2018

Il cambiamento climatico ridisegna i continenti: noi stiamo dentro l'anticiclone africano, questo l'ambito degli interessi comuni e del comune sviluppo.

Importante apertura di un percorso di riflessione e discussione, a Gorizia, alla Facoltà di Scienze diplomatiche nel polo universitario di via Alviano: il sistema di equilibri che rendeva prevedibili e gestibili i fenomeni naturali è saltato a causa del cambiamento climatico, gli impatti riguardano tutte le aree del mondo ma soprattutto gli ecosistemi più fragili e le popolazioni più povere, il diritto internazionale ignora la questione ambientale e quello europeo non riconosce i migranti forzati a spostarsi per ragioni ambientali. I contributi, tra gli altri, di Grammenos Mastrojeni, diplomatico italiano, scrittore, coordinatore per l'eco-sostenibilità della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri, e di Gianfranco Schiavone, vicepresidente di ASGI - Associazione studi giuridici sull'immigrazione e presidente di Italian Consortium of Solidarity (ICS) ONLUS.



di Martina Luciani

Il discorso introdotto oggi dall'iniziativa del Dipartimento di scienze politiche e sociali dell'Università di Trieste non può certo considerarsi concluso nell'arco della mattinata dedicata a "Migrazioni e cambiamento climatico".

Il mondo, ognuno di noi incluso, è alle prese con la crescente pressione e con l' interferenza spesso tragica su tutte le attività umane dei fenomeni climatici ormai governati dal caos che progressivamente stravolge l'ecosistema. Al traino, si manifestano l'imprevidibilità dei servizi ecosistemici, l'insicurezza alimentare ed economica, l'instabilità sociale e politica, la violazione dei diritti umani, l'esasperazione dei conflitti sociali, il diffondersi dell'illegalità, i fanatismi, il terrorismo. E la pace diventa un bene inarrivabile, così come un lavoro e una vita dignitosa e protetta, la disponibilità di acqua e di cibo, i figli a scuola, l'assistenza medica. 
 Nove su dieci dei migranti che giungono in Italia sono africani.

martedì 20 novembre 2018

Due petizioni popolari al Comune di Gorizia, per costruire sviluppo e progresso nel rispetto e nella cura delle persone e del territorio.

Comincia mercoledì 21 novembre la raccolta delle firme alle due petizioni popolari nate in seguito all'ennesimo dibattito sulle criticità ambientali che ancora non trovano adeguato riscontro nell'agire della pubblica amministrazione. 
Una città accogliente e vivibile si realizza per mezzo di strumenti di pianificazione che  rispondano tanto alla necessità di crescita economica e alle istanze di lavoro della comunità quanto ai bisogni di salute, salubrità, qualità ambientale, cura dei quartieri e del territorio, qualità dei servizi, salvaguardia dei beni comuni e valorizzazione del paesaggio urbano e naturale.
Non si tratta di andare indietro, ma di andare avanti scegliendo come prioritaria e inequivocabile la cura delle persone e dei luoghi dove si vive e si lavora. Quindi le industrie insalubri e pericolose stiano lontane dalle abitazioni dei cittadini e si rendano operativi gli strumenti che garantiscono standard elevati di tutela ambientale e di contrasto all'inquinamento, quello acustico incluso.
Certamente intraprendere questo percorso è più impegnativo (soprattutto politicamente) che limitarsi a svendere
i beni comuni e sacrificare gli interessi collettivi alle speculazioni imprenditoriali, ma se è quello che vogliamo per il futuro della nostra comunità possiamo pretendere che si faccia.


COMUNICATO STAMPA
19 novembre 2018
La discussione sulla centrale termoelettrica a gas di Sant’Andrea è un NO alle industrie insalubri e all’inquinamento ambientale, incluso quello acustico: le petizioni popolari dei cittadini per  dire SI a strategie di sviluppo e norme di pianificazione territoriale che rispettino i bisogni di salute e salubrità della comunità.

Da diversi anni  a Gorizia si manifestano forti criticità che contrappongono i progetti di sviluppo economico alle esigenze e alle istanze dei cittadini sul piano della salubrità e della qualità ambientale.
La  ferma e corale opposizione del quartiere di Sant’Andrea  alla nuova centrale termoelettrica a gas ha determinato, unitamente ad una rinnovata coesione sociale sui temi della partecipazione e al riproporsi delle pregresse esperienze di protesta e di denuncia,  la convinzione che la questione vada inquadrata e risolta sul piano delle scelte politiche che diventano “pubblica amministrazione” e governo del territorio e della comunità locale.

giovedì 8 novembre 2018

Il centenario della dissoluzione di un impero


Memoria storica e senso di appartenenza: quest'anno non si festeggia la vittoria della prima guerra mondiale, ma si celebra la fine di una guerra assurda.


di Marilisa Bombi

Il 4 novembre scorso il presidente Mattarella, a Trieste, ha dimostrato con il suo intervento che le parole hanno un senso. Perchè celebrazione e commemorazione non sono assolutamente la stessa cosa. Fatto questo da non sottovalutare, perché sono stati molti, in questi tre anni, coloro i quali non hanno colto l’importanza che il Governo aveva voluto veicolare fin dall’inizio, come risulta evidente dal sito web istituzionale. Si celebra la fine della guerra e non la vittoria dell’Italia.
Bisogna "ribadire con forza tutti insieme che alla strada della guerra si preferisce coltivare amicizia e collaborazione, che hanno trovato la più alta espressione nella storica scelta di condividere il futuro nella Unione europea", ha detto Mattarella a Trieste per le commemorazioni (e non celebrazioni riporta correttamente il sito della RAI) della vittoria nel 1918. "Lo scoppio della guerra nel 1914 sancì in misura fallimentare l'incapacità delle classi dirigenti europee di allora di comporre aspirazioni e interessi in modo pacifico anziché cedere alle lusinghe di un nazionalismo aggressivo".
Lo stesso giorno, il 4 novembre, ho avuto modo di ricevere un consiglio di lettura che ho subito accolto, ordinando via web il testo in digitale, tenuto conto che il libro è ormai andato esaurito, anche se è stata preannunciata una ristampa. Il consiglio ad approfondire le cause dello scoppio della prima guerra mondiale, ampiamente illustrate nel saggio di François Fejtő, Requiem per un Impero defunto, la dissoluzione del mondo austro-ungarico, mi è stata fornita da un mio ospite; il quale, veronese ed appassionato di storia, ha voluto visitare i luoghi della Grande guerra. Mentre discorrevo con lui, via via aumentava in me la consapevolezza che i goriziani non hanno avuto la capacità di conservare e ravvivare la memoria storica, cioè la memoria della propria storia.

giovedì 1 novembre 2018

EVFTA: l'Italia firma il trattato UE - Vietnam. A brache abbassate in Oriente.

Traditi in materia di trattati internazionali tossici tutti gli impegni elettorali. Dichiarazioni politiche roboanti a tutela dell'agricoltura italiana contraddette sistematicamente.  Svendute le eccellenze alimentari ai mercati più "falsi" del mondo. E in più, diritti umani e sviluppo sostenibile per l'ambiente  valgono meno di niente.  Stop TTIP Italia lancia l'allarme e ci chiama ad una condivisa protesta.




Dopo gli inspiegabili sì ai trattati di libero scambio Unione europea-Giappone (JEFTA) e Unione europea-Singapore, venerdì il Ministero dello Sviluppo Economico ha nuovamente stupito le tante organizzazioni della società civile che si aspettavano un cambio di rotta.
Il Sottosegretario con delega al commercio estero, Michele Geraci, ha dato infatti il via libera per l’Italia alla firma europea dell’accordo Ue-Vietnam. E di bocciare il CETA non si parla più.

Tutti i dettagli sulla deriva schizofrenica del governo italiano in materia di trattati internazionali li potete trovare riassunti sulle pagine di Stop TTIP Italia.

Dove risalta forte e chiara la richiesta  al ministro allo Sviluppo Economico Luigi Di Maio di spiegare la linea politica del suo Ministero, e al vicepremier Salvini la ragione per cui un sottosegretario in quota Lega contraddica con i fatti il contratto, le loro dichiarazioni e le promesse elettorali.
Ulteriore richiesta: BOCCIARE IL CETA in Parlamento, prima delle elezioni europee, e  fermare, nel frattempo, l’iter di tutti i trattati tossici, attivando un confronto serrato in Europa sulla strategia e le priorità commerciali dell’Unione e dei Paesi membri, Italia compresa

Ma per capire quanto sia basso lo standard della dignità politica, culturale e civile italiana riprendo integralmente quanto analizzato in capo alla controparte dell'EVFTA, cioè il Vietnam, che viola sistematicamente i diritti umani e non gliene frega niente proprio niente di sviluppo sostenibile per l'ambiente e per tutti gli esseri umani.