sabato 11 luglio 2015

Le Corbusier in mostra a Gorizia (ancora per pochi giorni)



Ancora una settimana di tempo per visitare la mostra allestita negli spazi della Fondazione Cassa di risparmio di via Carducci, 2, a Gorizia: Le Corbusier reloaded. Disegni, modelli, video




Rimarrà aperta fino al giorno 19 luglio, infatti, la mostra che prevede prossimamente anche due visite guidate, domenica 12 e domenica 19 luglio, alle 17.00. Le visite saranno a tenute dal curatore della mostra, Prof. Alberto Sdegno e dal responsabile della comunicazione della mostra Arch. Diego Kuzmin.
La mostra, dedicata alla figura del grande architetto Le Corbusier, del quale ricorre quest’anno il 50esimo anniversario della scomparsa, presenta una serie di ricostruzioni di alcune sue opere architettoniche e urbane.
Segue l’evento organizzato grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, che ha visto la presenza di Jose Oubrerie, ultimo tra i collaboratori di Le Corbusier, come ospite per una Lectio magistralis al Polo universitario goriziano e all’inaugurazione della stessa esposizione.
Durante la visita, oltre ad un breve cenno biografico su Le Corbusier, verranno descritti i progetti presentati in mostra, molti dei quali sono stati ricostruiti da nostri studenti universitari facendo uso delle nuove tecnologie di rappresentazione, quali restituzioni  virtuali, animazioni digitali, plastici prodotti con stampa 3D e sistemi di realtà aumentata.
All’interno della mostra sarà possibile fare esperienza di tali tecnologie di esplorazione virtuale applicate ad alcune architetture di Le Corbusier.
Inoltre verrà anche approfondito il tema della presenza di Le Corbusier nel territorio locale, anche riferendosi all’esperienza di un allievo di Le Corbusier, Edvard Ravnikar, autore del piano regolatore della città di Nova Gorica.

Per informazioni: Polo Universitario Goriziano, tel. 0481 599 238, cell. 328 2165498
Ufficio Stampa: Diego Kuzmin, cell. 366 1853170, e-mail: d.kuzmin@tin.it
Sito web: LC50.it

Mela friulana sana, promettente, ma quando sarà matura varrà così poco che forse non la raccoglieranno proprio.

Le aberrazioni del mercato incidono in maniera pesantemente negativa sulla gestione agronomica e fitosanitaria: al punto da rendere economicamente svantaggioso raccogliere la frutta che non asseconda i gusti estetici dei consumatori.


di Giancarlo Stasi

Osserviamo attentamente questa piccola mela, che proviene da un frutteto del Friuli. E' perfettamente sana, promette di diventare lungo tutta l'estate un bel frutto saporito. Ma mostra sulla buccia alcune macchiette rosse, che differiscono dalla distribuzione del colore secondo quanto di solito avviene per questa varietà.
Queste pigmentazioni non sono sintomo di malattia, non incideranno sulla forma, sulle prorietà nutritive e sul sapore del frutto maturo. Difficile dire da cosa dipendano, potrebbe essere anche solo un raggio di sole che ha subito l'effetto lente di una goccia d'acqua.
Fatto sta, che il mercato questa mela non la vorrà, quantomeno non negli scaffali dei negozi: perchè ha le "lentiggini". Quindi il suo valore sul mercato nazionale precipita e la rende utilizzabile forse solo come mela da industria ( valore commerciale bassissimo).
Nessuna possibilità sui mercati esteri. E questo perchè le macchiette rosse sembrano - anche se non sono - le punture di una cocciniglia: il che preclude l'esportazione.
Quindi con tutta probabilità resterà a marcire sull'albero, perchè i costi della raccolta risulterebbero superiori al suo valore commerciale.
E siccome i consumatori siamo noi, vediamo di fare alla svelta un'inversione di rotta nelle nostre scelte al momento dell'acquisto di prodotti agricoli, mettendo il fattore estetico al giusto posto nella nostra scala di valori. Altrimenti gli agricoltori saranno  sempre di più costretti a scegliere pratiche agricole che assicurino determinanti standard estetici: ma questo non significa agricoltura di qualità e nemmeno agricoltura sostenibile per l'ambiente.

martedì 7 luglio 2015

Sindaco e Assessori, bisogna attrezzarsi per gestire con competenza le problematiche delle installazioni produttive nel comune. Partecipazione dei cittadini inclusa



Lo ha chiesto con una interrogazione a risposta scritta il consigliere comunale di Italia dei Valori Stefano Abrami, durante il Consiglio comunale  del 6 luglio. Con riferimento all’aperta conflittualità apertasi tra cittadinanza e pubbliche amministrazioni sulla questione della centrale a biomasse in città e dell'ennesima antenna della telefonia mobile a Sant’Anna, Abrami  evidenzia la necessità di nuovi strumenti  tecnici e politici per definire adeguata regolamentazione. Ma soprattutto insiste sull’urgenza di attuare efficaci tutele della popolazione nell’ambito della pianificazione territoriale:  ed il primo passo è formalizzare protocolli di confronto e  partecipazione dei  portatori di interesse rispetto iniziative con rilevanti impatti su salute delle persone, ambiente e contesto urbano.
Il testo dell'interrogazione.



Al Sindaco di Gorizia Ettore Romoli  
Agli Assessori competenti
I recenti avvenimenti in tema di installazioni produttive ad inequivocabile impatto nocivo sulla popolazione residente sul territorio comunale (antenna in parco Marvin e centrale a biomasse in via Trieste) hanno messo in luce
• la difficoltà formale di sintetizzare in modo efficace in delibere o regolamenti quella che risulta essere la volontà espressa dall’organo rappresentativo;
• la necessità, non più procrastinabile, di supportare gli organi tecnici e politici chiamati alla valutazione delle richieste ed alla decisione sulle autorizzazioni, con consulenti di adeguata esperienza nei singoli campi;

lunedì 6 luglio 2015

#noBiomasseGo: le prospettive europee sulla Valutazione di impatto ambientale e il salami slicing, ovvero la green economy casareccia.

E' molto interessante considerare la vicenda centrali a biomasse di Gorizia alla luce dei principi che saranno contenuti nella prossima direttiva europea sulla Valutazione di impatto ambientale: destinata a vedere la luce il prossimo anno, ne sono stati tuttavia sanciti, a ottobre 2013, dal Parlamento europeo,i fondamentali tratti identificativi. E' come guardare all'empireo, purtroppo.


di Martina Luciani

Lasciamo perdere in questa sede le norme che il Parlamento vuole siano dirette ad eliminare il conflitto di interesse e a garantire l'assoluta indipendenza tra autorità competente a valutare i progetti e committente, pubblico e privato che sia.
E' di fondamentale interesse aver previsto che il committente dovrà fornire maggiori informazioni sui rischi per la salute della popolazione interessata da un determinato progetto e sulle eventuali ripercussioni sul paesaggio e patrimonio culturale circostante. Il ruolo dei cittadini sarà quindi rafforzato attraverso un loro diretto coinvolgimento in tutte le fasi della procedura, rispondendo direttamente ai dettami della Convenzione di Århus che regola l’accesso alle informazioni, la partecipazione al processo decisionale e l’accesso alla giustizia in materia ambientale della popolazione europea.
Ma soprattutto la nuova direttiva contrasterà il cosiddetto "salami slicing", di cui l'Italia è maestra.

venerdì 3 luglio 2015

Ansia da ‘lavavetri'? Tutta colpa di Honsell



Il Tar dovrà decidere sul diritto al risarcimento dell'automobilista infastidito dai lavavetri




di Marilisa Bombi

Udine non è un’isola felice, l’ho scoperto anch’io quando ci sono ritornata dopo un’assenza di anni, anche se le vie del centro continuano a trasudare ricchezza. Ma non immaginavo fosse anche intollerante.

Sarà il giudice amministrativo a dover decidere se il Comune di Udine dovrà risarcire un l’automobilista per il «danno esistenziale» che gli è stato causato dal «disagio» e dall'«ansia» provocati dalla fastidiosa presenza dei "lavavetri" ai semafori. E’ quanto hanno stabilito le Sezioni unite della Corte di cassazione, con la sentenza 13568 depositata il 2 luglio, ovvero ieri. Ciò in quanto la questione va decisa in punta di diritto: non è configurabile un «diritto soggettivo» ma semmai un «interesse legittimo» del cittadino all'adozione da parte dell'ente di provvedimenti «contingibili ed urgenti» atti a tutelare la «sicurezza urbana».

Per l’automobilista, invece, la presenza di pedoni «ben vestiti e ben pasciuti» che «domandano insistentemente soldi sulla strada comunale» è equiparabile «al tronco caduto sull'asfalto e perciò [...] fuori posto rispetto al diritto di circolare dell'automobilista ricorrente». Per cui, allo stesso modo, il Comune sarebbe «tenuto alla materiale attività di sgombero della carreggiata da tali pericoli/insidie per garantire la sicurezza e la fluidità del traffico».

Il tribunale di Udine invece nello stabilire la giurisdizione amministrativa ha sostenuto che il danno lamentato non derivava direttamente dalla strada («la cosa in custodia»), per effetto di un'omessa attività materiale del Comune, ma dalla mancata adozione di adeguate misure volte a fermare l'accattonaggio, e cioè dal mancato esercizio di poteri autoritativi, che in sostanza altro non potrebbero essere che le ordinanze per la sicurezza urbana volute dall’allora ministro dell’interno Maroni.

Monfalcone. Con la serrata, Fincantieri si fa scudo delle maestranze, dei sindacati e dei cittadini contro la Magistratura.



Al sequestro di alcune aree Fincantieri segue la serrata dell'intero stabilimento di Monfalcone: azione inconsulta,tanto più perché esercitata da una azienda dello Stato. Il caso  è la conseguenza diretta della nuova stagione di prevaricazioni santificata con il Job Act. Insidiati i diritti dei lavoratori e negato ogni controllo sui subappalti, l'azienda, anziché mettersi in regola, aizza i sindacati e i politici di pochi scrupoli contro la Magistratura e la legalità.

 
di Aldevis Tibaldi
Comitato per la vita del Friuli Rurale





Negli ultimi 20 anni, di ricatti occupazionali ne abbiamo visti a iosa. Nulla di meglio che barattare la dignità e la salute dei lavoratori in cambio di un posto di lavoro, per giunta precario e per giunta sulla pelle della popolazione che vive in prossimità dell'area industriale. L'Ilva di Taranto ne ha ha rappresentato l'esempio più eclatante e disgustoso, senza dimenticare la ferriera di Servola o la città di Monfalcone dove le vittime dell'asbestos sono a chiedere giustizia dopo aver ingurgitato la polvere maledetta per decenni, senza che nessuno li avesse mai informati che stavano andando a morte certa. Una ecatombe. Eppure il cinismo del padronato e degli oligarchi non sembra avere fine, specialmente con i tempi che corrono, dominati da un capo del governo che millantando una investitura popolare dispone del voto acritico di un nugolo di fraccabottoni che sembrano aver messo il cervello e la coscienza all'ammasso.
Un clima fertile per fare il bello e il cattivo tempo e oltremodo gradito all'oligarca di turno che profittando della paura di una crisi economica che sembra costruita ad arte per durare e per mettere tutti sull'attenti, approfitta per assestare un colpo tremendo alla classe operaia, anzi la utilizza per mettere all'angolo la Magistratura e per certi versi la stessa democrazia.
E' presto detto: dopo che il tribunale superiore ha disposto il sequestro di alcune aree adibite allo stoccaggio e al trattamento dei residui delle lavorazioni delle ditte in subappalto, la Fincantieri ha ordinato la serrata dell'intero stabilimento di Monfalcone. Una azione a dir poco inconsulta ed immorale, tanto più perché esercitata da una azienda dello Stato al cui vertice siede chi è nominato dal Presidente del Consiglio.

giovedì 2 luglio 2015

Il Comitato #CampiElettrognetici-Gorizia# in Comune per discutere del regolamento della telefonia mobile.




Chiesta la revisione del Regolamento. Tra gli argomenti discussi, il fatto che non sono stati individuati con chiarezza i siti dedicati alle antenne ma solo aree, peraltro eccessivamente puntuali per garantire la popolazione e neppure fasce di rispetto intorno ai siti sensibili. Il comunicato del Comitato.






Durante l’incontro ottenuto con l’Amministrazione comunale,  il Comitato #CampiElettromagnetici-Gorizia#, il Comitato, affiancato da un consulente esperto in Piani per le antenne di telefonia mobile, ha messo in luce che:
a) il Regolamento della telefonia mobile di Gorizia, comprensivo di planimetria sulla quale sono indicate le aree preferenziali e quelle sensibili, seppur valido e decisamente innovativo nella sua filosofia formativa, presenta alcune incongruenze: ad esempio la scelta di numerose aree di proprietà comunale come siti “preferenziali” per l’installazione di antenne, senza una chiara
distinzione tra le aree a ridosso dei siti sensibili rispetto a quelle effettivamente defilate da essi (problema osservato nella planimetria in varie zone della città, e non solo a S.Anna). Inoltre nel Regolamento non è prevista alcuna specifica per singola area in merito alla possibilità o meno di consentire in essa un co-siting.

Gorizia e i comitati: Nimby o fallimento ad ampio spettro della rappresentatività?




E' la sindrome Nimby quella che serpeggia in città, o la nascita di comitati esprime la sofferenza di una città mal governata, ignorata rispetto le sue esigenze di sviluppo sostenibile e di prospettive a lungo termine, svenduta agli interessi privati, oggetto di scambio proprio là dove si manifestano e chiedono valutazioni precauzionali  gli interessi primari della salute, dell'ambiente, dei diritti?


di Martina Luciani
 



Quando si usa l'ultima accusa possibile, il Nimby,  e attraverso l'attribuzione di uno stereotipo si semplifica, standardizza e de - individualizza il malessere di una comunità, significa probabilmente che non ci sono più argomenti seri per riqualificare il rapporto cittadino - ente esponenziale. E si sancisce che, invece di aspirare legittimamente ad un dialogo democratico con i rappresentanti istituzionali,  l'individuo può solo tentare una interlocuzione con il potere,  proprio quello  che egli stesso ha costituito attraverso i meccanismi elettorali. Il singolo, quindi, svilito  perchè escluso dalla gestione dela cosa pubblica e costretto in una posizione di svantaggio rispetto la tutela dei suoi diritti ( nel senso che deve pagare di tasca sua per attivare la verifica sugli atti amministrativi) non può che unirsi ad altri singoli portatori delle sue medesime aspettative, ritrovandosi paradossalmente ad essere considerato con modalità gravemente impregnate di pregiudizio e dissimulata ( non sempre) ostilità.Il guaio è che a forza di portare il peso di uno stereotipo, Not in my backyeard, si consacra poco per volta una stigmatizzazione assai curiosa: il cittadino radicalizza le qualità negative che gli sono attribuite quasi con orgoglio, e oppone all'interlocutore pubblico, oltre alle proprie ragioni, anche ulteriore pregiudizio e sospetto. La quantità di comitati e gruppi spontanei dovrebbe far riflettere la politica sulle proprie incapacità e sulla devianza inaccettabile dal ruolo che dovrebbe svolgere: la rappresentatività e la ponderazione degli interessidella della collettività.