venerdì 9 febbraio 2018

GORIZIANI, ISCRIVETEVI ALL’ANAGRAFE ANTIFASCISTA DEL COMUNE DI STAZZEMA.



Il Comune di Stazzema, in provincia di Lucca, per celebrare il settantesimo della Costituzione italiana, ha istituito on line l'anagrafe antifascista.
Io mi sono iscritta.



di Martina Luciani

Una delle pagine più orribili della truce storia del nazifascismo in Italia venne scritta il 12 agosto del 1944, in un villaggio sperduto tra le valli e i castagneti delle Alpi Apuane, Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca.
Tutt’altro che facilmente raggiungibile, era diventata rifugio di un migliaio di sfollati in fuga dalla guerra. Quattro colonne SS tedesche, di primissimo mattino, guidati da collaborazionisti esperti dei luoghi, raggiunsero l’abitato: alla sera l’abitato era devastato, 560 persone, di cui 130 bambini, erano stati trucidati con efferatezza.

Il processo sulla strage di Sant’Anna, a partire dalle prime indagini condotte, nell’ottobre del 1944, da una commissione militare americana, si è sviluppato lungo decenni, per concludersi nel 2007, con la condanna all’ergastolo di dieci SS.

Oggi, a Sant’Anna c’è un Museo, che fu inaugurato da Sandro Pertini, e il Parco nazionale della Pace.
Recentemente, il Comune di Stazzema ha istituito una Anagrafe,voluta per celebrare i 70 anni della nostra Costituzione repubblicana nata “dopo anni di regime fascista e di occupazione nazista che avevano annullato tutte le libertà personali, associative discriminando e perseguitando gli oppositori a seconda del pensiero, per l’appartenenza religiosa, razziale, etnica”

I principi da sottoscrivere per far parte di questa comunità sono elencati nella Carta di Stazzema. Nel sito cui accedere per effettuare on line l’iscrizione si legge: Perché una Anagrafe antifascista nel 2018? Perché sta succedendo qualcosa di preoccupante. Si riaffacciano simboli, parole, atteggiamenti, gesti ed ideologie che dovrebbero appartenere al passato. Non solo. Si fanno largo sentimenti generalizzati di sfiducia, insofferenza, rabbia, che si traducono in atteggiamenti e azioni di intolleranza, discriminazione, violenza verbale. In rete e sui social media, sulle testate giornalistiche, nelle dichiarazioni politiche come nei bar e nelle strade. Principi che credevamo forti e stabili e che ci sembrano in pericolo. Sottoscrivere la Carta ed aderire all'Anagrafe significa prendersi un impegno per la democrazia e a sostegno dei valori della nostra costituzione.”

Al momento in cui effettuavo la mia iscrizione, questo pomeriggio,  erano oltre 25 mila gli iscritti.
Da queste pagine e da quelle del Forum Gorizia abbiamo deciso di proporre ai lettori l’adesione all’Anagrafe e alla Carta, occasione per esprimere e rafforzare i sentimenti di preoccupazione e inquietudine per quanto sta accadendo nella nostra città. Ricordiamo che nell’Anagrafe esiste anche una lista degli enti e associazioni sostenitori dell’iniziativa.

martedì 6 febbraio 2018

Consiglio comunale di Gorizia: non c'è un reato, però c'è il gossip o il commento di costume. Ma la seduta, sul più bello, viene secretata.

E' curioso, patetico o ridicolo che il consiglio comunale di una città che è destinata ad affrontare tempi assai cupi si occupi appassionatamente e segretamente delle intemperanze verbali di un consigliere?



di Martina Luciani

Poco tempo fa, un consigliere comunale di Gorizia si è presentato in un locale cittadino dove era in corso un evento musicale e, gesticolando, a voce alta, con parolacce e bestemmie, inveiva contro i protagonisti della manifestazione.Una cosa così. Qualche accenno sui social era stato avvistato.

Il consigliere comunale Piscopo, che evidentemente apprezza e pretende le condotte integerrime e se ne fa custode, ha sollevato la questione, dicendo che non è bello un collega si comporti così. Oh, che briccone, pensiamo tutti noi del pubblico; ma è stato denunciato? No. Però l'assessore Oreti ha una lettera di protesta in cui si descrive puntualmente la situazione. Che vien letta, omettendo il nome e cognome del consigliere.
Eh ma insomma, di fronte ad un fatto di questa portata ( roba che l'inno della Decima Mas è meno di una ragazzata, molto meno) qualcosa si deve dire e fare. Già, però mica davanti a tutti, che son cose delicate, la seduta va secretata. Si, no, votiamo, come si fa, come si deve interpretare l'art. 3 del regolamento, mica facile, rivotiamo, facciamo una riunione dei capigruppo.

Intanto noi del pubblico ( ormai affamati e assetati, vista l'ora) non sappiamo se ridere o piangere, così intanto tiriamo a  indovinare e ci facciamo una nostra opinione.
Che include anche la considerazione seguente:  l'intemperante consigliere ( è di sesso maschile, questo non si poteva evitare di far sapere) bene avrebbe fatto a risparmiare a colleghi e cittadini la tracicomica rappresentazione allestita dai suoi colleghi, avrebbe dovuto invece alzarsi e proclamare: sono stato io, ero furibondo per queste e queste ragioni, non sono stato denunciato, quindi finiamola qua, mi dispiace, non lo faccio più.

Ma questo non accade. A sopresa, nell'andirvieni dall'aula e nel marasma di chiacchiere, il consigliere Puscopo, con una mossa degna di uno stratega, dichiara che ritira tutto, lasciamo perdere.
Si inviperisce allora il consigliere Zotti, che con il suo più fiero cipiglio dice che a lui i dubbi non vanno bene, che non gli va proprio si possa pensare, in assenza di un nome e cognome, che magari  sia stato lui il protagonista della piazzata, che non discutere la questione e archiviarla è un modo incivile e pure un po' camorristico ( la camorra predilige il traffico di rifiuti illeciti, in verità, di cui forse dovremmo preoccuparci, qua in città).

Insomma, se ci avessero fatto pagare il biglietto per questa rappresentazione, be', l'avremmo fatto: tanto appassionante quanto scoraggiante lo spettacolo offerto, un gossip assai goloso con risvolti gialli e una conclusiva, agghiacciante valutazione  sulla levatura istituzionale, culturale e sociale del parlamento cittadino.

venerdì 2 febbraio 2018

L'amato Collio inesistente nel registro nazionale dei paesaggi rurali storici



Ci sono le Alture di Polazzo ma non c'è, invece,l'amato Collio o Brda che dir si voglia. Un'assenza che pare incomprensibile, tenuto conto che è stata avanzata la richiesta di inserire lo stesso tra i patrimoni dell'Umanità riconosciuti dall'Unesco.


di Marilisa Bombi

A prima vista lo si potrebbe ritenere un registro/elenco del tutto inutile. Come inutili sono spesse volte comitati e commissioni pubblici che, seppur istituiti, non vengono, poi, mai convocati. Ma elenchi come i siti Unesco che individuano i patrimoni dell’umanità (materiali o immateriali essi siano) rappresentano certamente un punto di riferimento importante per la conservazione della memoria storica di luoghi e tradizioni. Perlomeno per coloro i quali, come chi scrive, plaude con convinzione alla decisione di far pagare i sacchetti di plastica della spesa, ed anzi ne vieterebbe categoricamente il loro uso. Ciò in quanto gli scenari alla Blade runner o al tenero Wall-E, sono quanto di più ipoteticamente realistico si possa immaginare, tenuto conto della scarsa considerazione che troppi ancora hanno nei confronti dell’ambiente. Come dimostra, ad esempio, il fatto che troppi ancora non hanno acquisito consapevolezza sul fatto che pesticidi, insetticidi, i veleni insomma usati in agricoltura, sono la causa più devastante di uno dei gravi problemi che interessa l’agricoltura, la biodiversità, noi e il nostro futuro: la moria delle api.
Il registro la cui pubblicazione mi è saltata recentemente agli occhi, è quello che censisce i paesaggi rurali storici. Istituito formalmente con decreto n. 17070 del 19 novembre 2012, che istituisce  l'Osservatorio nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali (ONPR), e che ha contestualmente previsto, all'articolo 4, l'istituzione del "Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali". Il Registro nazionale, secondo quanto a suo tempo aveva precisato il competente ministero, è stato costituito al fine di raccogliere le candidature provenienti dagli Enti interessati su tutto il territorio nazionale, che soddisfino determinati requisiti di ammissibilità, approvati dalla Conferenza permanente Stato-Regioni. Requisiti che concernono la loro significatività, integrità e vulnerabilità, tenendo conto sia di valutazioni scientifiche, sia dei valori che sono loro attribuiti dalle comunità, dai soggetti e dalle popolazioni interessate.
Nel Friuli Venezia Giulia, non si sa perché o per come, allo stato attuale sono stati censiti (ovvero riconosciuti) soltanto cinque paesaggi di cui uno in provincia (si può ancora dire?) di Gorizia. Si tratta delle “Alture di Polazzo”, evidentemente, senza nulla togliere alla straordinaria ricchezza ed unicità del luogo, vicino al cuore di chi ha, sull'argomento, voce in capitolo. Nessun cenno al magico Collio che Emilio Rigatti nel suo “Gli alchimisti delle colline” ed Hans Kitzmuller in “E in lontananza Gorizia”, ci hanno descritto e raccontato in maniera così magistrale, presentandoci ciò che molto spesso guardiamo senza vedere. E non ci si può chiedere, a tale proposito, come mai nel momento in cui si sta parlando della richiesta di inserire il medesimo Collio tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, il Collio sia invece assente dal registro nazionale. Un mistero o perlomeno un giallo la cui trama sarebbe interessante fosse svelata da qualcuno.
Sta di fatto che gli altri siti in regione sono la foresta di Ampezzo e la vallata del Lumiei, i Magredi di Vivaro, la Campagna di Plasencis ed, infine, il colle dell’Abbazia di Rosazzo. A metà gennaio sono state iscritte nel registro ulteriori sei nuove aree (e pratiche) delle quali, degna di nota è la piantata veneta, antichissima pratica agricola che affonda le sue radici al periodo etrusco e che fino ad alcuni decenni orsono rappresentava la più importante qualità di coltura che occupava il centro ed il nord dell'Italia. Si tratta di più colture associate a filari alberati che oggi sono prese di nuovo a modello per le loro molteplici valenza ambientali e paesaggistiche.

venerdì 12 gennaio 2018

Profughi a Gorizia. Ricominciano i bivacchi all'aperto. Esauriti tutti gli spazi per l'accoglienza: governativa e non.

Da stanotte, nel cuore dell'inverno, si è riproposto a Gorizia  il problema dell'accoglienza migranti. Più che fornire coperte e sperare nella clemenza delle temperature notturne, altro il volontariato locale non ha potuto fare se non lanciare l'allarme e un appello alle istituzioni, ai cittadini, alle associazioni, alle forze politiche. Il meccanismo dei trasferimenti gestito dalla Prefettura nuovamente è in stallo e un luogo coperto e sicuro in alternativa all'asfalto delle pubbliche vie e piazze non sembra si possa trovare in tutta la città.


di Martina Luciani


In quest'ultimo periodo, dopo la scelta dell'amministrazione comunale di chiudere la galleria Bombi senza mettere a disposizione un luogo chiuso e minimamente attrezzato dove sistemare i profughi, in qualche modo la situazione era rimasta sotto controllo. Il tendone aperto con la collaborazione di Curia diocesana e Medici Senza Frontiere ha consentito di disporre di 60 posti, mentre la sala della Caritas di piazza San Francesco ha sopperito ai momenti di sovraffollamento e la parrocchia di San Rocco è intervenuta offrendo gli spazi e la solidarietà dei parrocchiani per gestire una distribuzione di cibo e indumenti.

Adesso è inutile e capzioso discutere sulle dimensioni, sulle dinamiche e sulle ragioni e sul significato dei flussi di profughi: non si è riusciti, stanotte, a sistemare tutti, ci sono esseri umani che dormono all'addiaccio e continueranno a farlo finchè la richiesta della Prefettura di Gorizia relativa ai trasferimenti da Gorizia in altri centri di accoglienza non troverà risposta. Una risposta sempre più difficile da ottenere, ce ne rendiamo conto, con l'aggravante non solo della mancanza di un piano di emergenza comunale ma di una qualsiasi possibilità di ragionamento con l'amministrazione in carica: ragionamento basato sui fatti e sulla valutazione oggettiva,  invece che su una serie di stigma politici assolutamente avulsi dalla realtà globale dei flussi migratori, xenofobi e destinati ad implodere ( non oggi, forse non domani, ma probabilmente dopo domani) con gravi conseguenze pratiche per tutti, cittadini inclusi.

giovedì 11 gennaio 2018

INCONTRO CON EMILIO RIGATTI. Tra le colline, nel cuore del Collio/Brda a cercar alchimisti e bellezza.

Ieri sera, in sala Dora Bassi, primo di quattro appuntamenti con scrittori che hanno scritto del nostro territorio o scelto di ambientare qui da noi i loro romanzi: Emilio Rigatti, intervistato da Marilisa Bombi, ci ha condotto nel Collio, qua e là attorno al confine tra Italia e Slovenia, con il suo ultimo libro " Gli alchimisti delle colline"( Ediciclo).



di Martina Luciani

Tre questioni mi sono state rinnovate, durante questo incontro letterario, e ne sono felice perchè nella furia quotidiana va a finire che si perdono pezzi dei propri interessi e passioni, l'occasione per recuperarli è quindi un autentico dono.
Rigatti ha citato uno degli uomini della mia vita, Patrick Leigh Fermor, per il quale ho tradito spudoratamente Colin Thubron: devo raccomandargli di leggere anche " La strada interrotta", che conclude, seppur postumo, il percorso ( uno dei più raffinati e colti che io conosca) tra Londra e Istanbul.
E consiglio a chiunque, indipendentemente dalla passione per la letteratura di viaggio, la lettura dei due libri di cui Rigatti ha fatto cenno: "Tempo di regali" e "Fra i boschi e l'acqua", entrambi editi da Adelphi, che ha pubblicato anche il terzo volume su questo straordinario viaggio a piedi, iniziato nel 1933, attraverso la geografia fisica, culturale e sociale dell'Europa ( già pesantemente minacciata dal nazismo e dalla catastrofe) con uno scopo evidentemente iniziatico e una meta che stava ben oltre i lembi cartacei della toponomastica.
In termini letterari, Fermor è un capostipite, Chatwin ( che fu suo amico) viene dopo di lui e così anche Thubron e molti altri che hanno fatto propria e sviluppato la sua impareggiabile scrittura. Per la prima volta, nella mia vita di lettrice, dopo poche pagine di "La strada interrotta" ( ho letto Fermor cominciando al contrario) ho avuto il bisogno di andare a cercare la sua faccia tra le immagini del web, quasi avessi il bisogno di stringere un rapporto più fisico con l'autore. Fatto sta che dal tavolo accanto al letto,  ho spostato più in là i libri di Thubron ed ora,
nella pila più vicina al mio guanciale,ci stanno quelli di Fermor.

Secondo punto: quando leggo le parole alchimia e alchimisti mi irrigidisco sempre. L'una e gli altri mi sono vicini, li considero (la prima) strumento fondamentale per tentare di capire qualcosa dello spirito universale e (i secondi) irrinunciabili maestri di teoria e pratica.
Fatto sta, che sono diffidente, come tutti quando vediamo banalizzato qualcosa che consideriamo con rispetto. Ma Rigatti, si è capito subito, non ha scelto illegittimamente il titolo del suo libro.

Definendo un suo interlocutore "mistico" - parola anche questa densa di significati -  ha spiegato che questo signore attribuiva, in una località tra le colline, la particolarità e la suggestione di un luogo all' ONDULAZIONE. Alla vibrazione, cioè, gli ha precisato Rigatti. No, no, ha insistito l'altro, all' ondulazione.
E io mi sono vista campeggiare, alle spalle dello scrittore ciclista e della sua intervistatrice, il geroglifico egizio che rappresenta l'acqua.Ed il suono (e)N.

Ma non solo l'acqua, anche l'energia, in quella forma particolare detta ancestrale, quella che percepiamo nei luoghi dove non è stata soffocata o totalmente confusa ed a cui possiamo attingere. Tant'è che l'espressione dell'antico vacabolario egizio per IO è composta dal segno di una bocca socchiusa ( R) e dall' ondulazione che esprime il significato "energia": perchè REN altro non è che la peculiare e individuale espressione dell'energia e del pensiero che prende concretezza attraverso il suono della parola. 

Che il mistico incontrato da Rigatti sia consapevole dell'energia ( chiamatelo anche genius loci, va bene uguale) offerta dalla Terra sotto i suoi piedi è un fatto. Mi emoziona, in aggiunta, che abbia ritenuto di doverla descrivere con un termine, ondulazione per l'appunto, che si rifà a quell'antica civiltà e sapienza che nella quale affonda le sue radici l'alchimia: ben prima di Paracelso, Al - Kemi significava semplicemente l'Egitto.

Terzo punto: devo leggere quanto prima "Gli alchimisti delle colline", sperando di trovare descritti  gli itinerari che hanno ingolosito tutto il pubblico. L'occasione di rigenerarsi profondamente è il valore aggiunto di questo libro, basta trovare i luoghi dove le "ondulazioni" risaliranno dalle nostre caviglie fino al cuore.  

mercoledì 10 gennaio 2018

IL BON TON DEI SINDACI, DONNE E UOMINI. Che sia solo buffonata di questa amministrazione regionale o qualcosa di ben più grave, in termini sociologici, culturali e pure politici?



Non si può credere. I media occupano paginoni con questa storia, i sindaci sono infastiditi e forse anche qualcosa di più, visto che il senso dell’umorismo sta precipitando in questi tempi cupi: fornito dalla Regione ai primi cittadini dei Comuni del Friuli Venezia Giulia un
dettagliato manuale sul cerimoniale, sul comportamento, sull' igiene personale e sull'abbigliamento.



di Martina Luciani


 Denaro pubblico è stato speso per pubblicare un libercolo (inviato dalla Regione Friuli Venezia Giulia ai sindaci in cui) oltre a informazioni sul cerimoniale degli enti comunali, si dilunga a spiegare che ci si deve lavare, deodorare, tagliare le unghie, stare a tavola, vestire in un certo modo, stringere la mano in maniera decisa e con un tocco che non si prolunghi per più di tre secondi.
L’autore di “Signor/a Sindaco. Come fare quando" è Giovanni Battista Borgiani, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'università di Genova, diplomato in Dottrina Sociale della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense e specializzato in Politica Internazionale e Cooperazione allo Sviluppo a Roma dove ha conseguito anche il titolo di Esperto in Cerimoniale e Protocollo Nazionale e Internazionale presso la Scuola Italiana per l'Organizzazione Internazionale (Sioi).
Le indicazioni gentilmente offerte (sapremo in seguito il costo dell’operazione?) hanno un aroma che  sa di vecchia colonia con un fondo che ricorda gli armadi dove le muffe stanno per sferrare un poderoso attacco.

Giacca chiusa (non si precisa quanti bottoni, che non è irrilevante),cravatta diversa da pochette: la mattina scegliere il fazzolettino da tasca è un’azione politica fondamentale.
Camicia azzurra tinta unita o con righina di giorno, bianca la sera con abito da cerimonia ( che evidentemente non può essere nero, visto il divieto precedente): non è precisato se popeline, zephir, twill, piquet, oxford e tutti gli altri che non mi ricordo, con che tipo di collo ( immagino che il botton down sia eresia) se con i gemelli al polsino o se con i bottoni su polso smussato, ad angolo o diritto. Ma lasciamo perdere, un minimo di creatività va previsto, magari il sindaco in questione ha in Giunta assessori con una attitudine particolare all’innovazione dello stile e alla personalizzazione e si potrà ispirare per qualche piccola trasgressione al manuale. 

martedì 2 gennaio 2018

Alberi monumentali a Gorizia



In area privata ed anche in area pubblica: a Gorizia troneggiano ben sette alberi monumentali


di Marilisa Bombi

Possiedono l’energia della terra e del cielo. Le loro radici di allungano in profondità ed i loro rami si protendono alti verso la luce, trasformando l’energia in forza vitale, che permane nel tempo. Pensavo a questo, l’altro giorno, quando nel comporre un addobbo natalizio ho utilizzato un vecchio rametto, ormai secco, ricoperto di neve finta che abbelliva il mazzo di fiori ricevuto in dono il Natale di un anno fa. Portato in casa, …. senza acqua e senza terra, sono comunque spuntate le gemme. Un miracolo della natura. Come miracoloso è il fatto che siano passati indenni a guerre ed alluvioni, gli alberi centenari che vivono nella nostra città.
Sono sette gli alberi monumentali a Gorizia. Abbiamone cura!
Il dato emerge dal primo elenco degli alberi monumentali d'Italia approvato con decreto del Capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale dello scorso dicembre 2017.
L'elenco, diviso per Regioni, si compone di 2.407 alberi che si contraddistinguono per l'elevato valore biologico ed ecologico (età, dimensioni, morfologia, rarità della specie, habitat per alcune specie animali), per l'importanza storica, culturale e religiosa che rivestono in determinati contesti territoriali.
Questi i monumenti verdi in città. Due sono i platani (Platanus acerifolia (Aiton) Willd) in possesso delle caratteristiche prescritte dalle norme ed ubicati rispettivamente  nel parco del Municipio ed in borgo castello. Abbiamo, poi, l’insieme omogeneo di Castanea sativa Mill in via Franconia. Si tratta in sostanza di un boschetto di castagni da frutto che dovrebbe avere circa 300 anni, che si trova tutto in area privata. C’è, poi, il gelso (Morus alba) in piazza San Rocco e quello magnificente di riva Corno, 20. Non poteva mancare all'appello la Magnolia grandiflora dei giardini pubblici di corso Verdi. Infine, fa bella mostra di sè, l'insieme omogeneo di Paulownia tomentosa (Thunb.) Steud di via Attems 89, anche questo ubicato in proprietà privata. Peraltro, l’elenco avrebbe potuto comprendere anche la magnifica sequoia che troneggiava nel parco del Municipio, che invece giace supina; perché non sempre chi amministra la cosa pubblica è dotato di quel minimo di buon senso che dovrebbe caratterizzare l’azione amministrativa.
Al fine di consentire le misure di tutela, conoscenza, valorizzazione e gestione dei beni censiti, l’elenco degli alberi monumentali d’Italia è stato pubblicato nel sito internet del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed ogni aggiornamento dell’elenco in questione viene proposto dalla Regione con il successivo inserimento delle informazioni nell’applicativo Web Gis dedicato, al quale si accede con indirizzo http://www.sian.it/geoalberimonumentali. 

Per saperne di più:
La Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato nel 2017, l'elenco degli alberi monumentali presenti nel territorio regionale. 
I proprietari possono presentare domanda di contributo entro la fine di gennaio, secondo le informazioni e gli schemi disponibili a questo indirizzo web.

venerdì 22 dicembre 2017

Emergenza profughi. Geografia goriziana della prima accoglienza: da ieri attivi a pieno regime solo dormitorio Faidutti e tendone. Uno sforzo enorme perchè la consistenza degli arrivi è immutata.

Ieri sera, la sala del centro ascolto di Caritas ha finalmente cessato la sua funzione di rifugio di emergenza. Tutte le persone accolte provvisoriamente sono state inviate al tendone o al dormitorio Faidutti.



di Martina Luciani

La chiusura di questa estrema forma di accoglienza, coordinata non senza fatica da Caritas e dai volontari, è stata possibile perchè la Prefettura, dopo numerose sollecitazioni al Ministero degli Interni, ha operato una serie di trasferimenti dei richiedenti asilo tra le diverse sedi "governative" liberando posti nelle strutture cosiddette "di primo livello".
Anche per questa volta, il bilancio dell'accoglienza parallela agli accessi istituzionali, sostenuta da Diocesi, Caritas, associazioni e volontari, per un verso ha assicurato che nessuno fosse costretto a dormire all'aperto e per l'altro ha ulteriormente dimostrato che le dinamiche degli arrivi a Gorizia erano completamente slegate dall'esistenza di un sito come galleria Bombi.

Un calcolo, grossolano ma non irreale, porta a ritenere che circa 3000 richiedenti asilo nel corso di quest'anno siano giunti a Gorizia. Di questo bisogna prendere atto, inutile commentare o perdere energia in discorsi di fantapolitica: il sistema di accoglienza locale deve essere calibrato su queste cifre. L'unica alternativa sono i cavalli di Frisia lungo il perimetro comunale: che mi pare uno scenario apocalittico e retrodatato storicamente, giuridicamente e socialmente. 

Ulteriore evidenza di questa ennesima, dura prova di resistenza alla crisi del sistema gestionale istituzionale: le problematiche e le lungaggini di alcuni adempimenti burocratici potrebbero essere risolte individuando, a livello nazionale e con criteri specifici e condivisi, modalità più semplici e rapide, ad esempio,  per il rinnovo dei permessi di soggiorno e per gli adempimenti che possano dare opportunità di inserimento e lavoro, in Italia e in Europa.

Tutte le persone dotate di buon senso, in vario modo impegnate nella cronica emergenza, si chiedono cosa accadrà stanotte, e nelle prossime notti (inclusa la notte più accogliente dell'anno, cioè la Vigilia di Natale)  se nuovi profughi arrivati a Gorizia non riuscissero a trovare riparo nelle sedi ufficiali o non governative: un mero esercizio di solidarietà umana o un concreto problema istituzionale, in primis del Comune? C'è un luogo istituzionalmente attrezzato per dare immediato rifugio a chi, cittadino italiano o migrante, si ritrovi per strada nel cuore dell'inverno? NO.





giovedì 7 dicembre 2017

LA RETE GAS DEL PORDENONESE SU RICHIEDENTI ASILO. LETTERA ALLA PREFETTURA: IMPRESCINDIBILE LA SOLIDARIETA' VERSO GLI ESSERI UMANI



La Rete di Gruppi di Acquisto Solidali della provincia di Pordenone, rappresentando circa 600 famiglie, ha scritto al Prefetto di Pordenone, Maria Rosaria Laganà: ha espresso  la preoccupazione per la violazione dei diritti umani, disagio per la distanza dimostrata delle istituzioni di fronte alle condizioni dei migranti ed ha comunicato  inoltre il proprio impegno a svolgere una attiva opera di solidarietà in appoggio alle associazioni di volontariato già operanti nei confronti dei profughi sul territorio. Questa la lettera.







Le scriviamo in quanto appartenenti alla Rete di Gruppi di Acquisto Solidali della provincia di Pordenone: la nostra realtà è costituita da un insieme di famiglie che, attraverso una costante ricerca ed analisi dei produttori e dei metodi di produzione, esercita un consumo critico, privilegiando le eccellenze virtuose (possibilmente vicine geograficamente a noi) sia in termini di qualità che di impatto sociale.
Acquistiamo quindi, preferibilmente, da coloro i quali esercitano e garantiscono il rispetto non solo dell'ambiente e del territorio, ma anche della dignità dei loro collaboratori, garantendo giusti compensi e trattamenti lavorativi equi, nonché lavorando ove possibile nell'inclusione sociale di soggetti svantaggiati.
L'attenzione che da sempre poniamo su questi temi ci porta a rivolgere uno sguardo critico su molti temi sociali, e ad affrontarli con il medesimo spirito: informarci, capire e decidere come agire collettivamente.

Siamo largamente insoddisfatti di quanto emerge dal racconto pubblico della nostra comunità, siamo turbati dal fatto che vengano insistentemente rigettate soluzioni di buon senso che potrebbero almeno arginare l'emergenza (come il dormitorio), abbiamo l'impressione che i diritti fondamentali delle persone non siano rispettati e viviamo con grande disagio la distanza dimostrata delle istituzioni deputate nel rispondere alle istanze delle organizzazioni di volontariato e di singoli cittadini volonterosi. Possiamo testimoniare che quanti tra noi si sono proposti di dare una mano per garantire l'imprescindibile solidarietà verso altri esseri umani in evidente situazione di bisogno si sono sentiti chiaramente disincentivare oppure sono stati disorientati nella loro legittima ricerca di informazioni su come essere d'aiuto.
Per questo ci siamo mobilitati nei nostri gruppi locali e attraverso le nostre reti territoriali, cercando di conoscere in profondità l'emergenza e capire come possiamo essere di stimolo e di supporto alla comunità a cui apparteniamo in questi tempi difficili.
Auspichiamo che i richiedenti asilo non siano trattati, a seconda delle stagioni, come un'emergenza da delegare alle Parrocchie (quando fa freddo) oppure come un ostacolo al decoro urbano da delegare alla Polizia (quando fa caldo).