mercoledì 14 settembre 2016

La tua guerra ora: se il buongiorno si vede dal mattino...orrendo inizio di giornata allo Slataper.

Osceni poster hanno accolto stamattina gli studenti dei Licei Slataper: Gorizia non può tollerare un simile sfregio. 

 

La nota di Paolo Del Ponte del Coordinamento regionale di SEL - Sinistra Italiana.





In una città che dato un contributo di sangue e dolore enorme alle guerre e che ancora non ha cicatrizzato tutte le sue ferite, è inconcepibile ed offensivo per ognuno dei cittadini l’iniziativa del Blocco studentesco di Casapound di questa mattina.

L’ingresso dei Licei Slataper tappezzato di osceni manifesti inneggianti alla guerra è uno sfregio cui bisogna reagire, sul quale tutti i partiti democratici devono prendere posizione ed esprimere la condanna unanime della politica goriziana.

Questo fatto gravissimo, amplificato dall’esser rivolto ai nostri figli proprio nei luoghi della loro formazione civile oltre che scolastica, dimostra cosa produce tollerare l’esistenza ufficiale di CasaPound in città.

Oltre alle iniziative di carattere penale che siamo certi verranno assunte da chi ne abbia la titolarità, il sindaco intervenga immediatamente, se ancora ricorda che i Principi fondamentali della Costituzione italiana sanciscono il ripudio della guerra e se abbia finalmente capito che i goriziani della guerra non vogliono mai più sentir parlare.



martedì 13 settembre 2016

Cogito ergo sum: spunti di conoscenza (e riflessione) in materia di finanza



La Cina più forte degli Usa, nel finanziare, a livello internazionale, la realizzazione di grandi opere infrastrutturali


di Mario Lettieri e Paolo Raimondi*

«La situazione economica globale è difficile e i rischi di caduta persistono, come indicano le fluttuazioni dei prezzi delle commodity e la bassa inflazione in molte economie.. La volatilità eccessiva e i movimenti disordinati nei tassi di interesse possono avere delle implicazioni negative per la stabilità economica e finanziaria», si legge nella dichiarazione finale del summit dei ministri delle Finanze e dei governatori delle Banche Centrali del G20 del 24 luglio scorso a Chengdu in Cina. Volatilità finanziaria e incertezza economica che il G20 addebita soprattutto ai conflitti geopolitici, al terrorismo, ai flussi migratori e, da ultimo, agli effetti della Brexit. Tutte cause politiche che non si possono ignorare. Ma ci sembra si ponga scarsa attenzione ai meccanismi finanziari che sono la vera causa della persistente crisi.
Per il resto la dichiarazione è farcita dai soliti «we welcome» e «we recognize» che, purtroppo, denotano chiaramente la mancanza di vere iniziative e di programmi efficaci di intervento. Ciò risulta in modo più evidente se si confronta il G20 con due altre importanti conferenze tenutesi in Cina pochi giorni prima: quella della New Development Bank (Ndb) dei Paesi Brics e quella dell'Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), a cui anche l'Italia si è associata.
A Shanghai si è svolto il meeting annuale della Ndb dedicato al finanziamento delle grandi infrastrutture. La Banca evidentemente si pone come alternativa alla Banca Mondiale ed intende raccogliere più capitali sia per gli investimenti infrastrutturali che per le politiche di maggiore integrazione economica tra i Paesi dell'alleanza. Del resto si afferma apertamente di voler giocare un ruolo più incisivo nella 'governance' economica mondiale anche per imprimere un nuovo orientamento al sistema finanziario globale. In verità sono le necessità oggettive che impongono nuove scelte. L'India, per esempio, necessita di ben 1.500 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi dieci anni per colmare il proprio gap infrastrutturale. Essa sarà una delle principali aree di sviluppo del mondo.
La Banca ha anche stanziato circa un miliardo di dollari nelle energie rinnovabili dei differenti Paesi Brics. Sta inoltre testando le proprie capacità di operare efficacemente con nuovi strumenti finanziari di lungo termine, per generare prestiti sia a enti pubblici che privati. Ha già emesso obbligazioni quinquennali denominate in yuan al tasso di interesse del 3,07% per l'equivalente di circa mezzo miliardo di dollari per l'economia 'verde'.
È noto che contemporaneamente il primo ministro cinese Li Kequiang ha invitato le sei agenzie economiche internazionali (l'Organizzazione Mondiale del Commercio, l'Organizzazione internazionale del Lavoro,l'Ocse, il Financial Stability Board, la Banca Mondiale e il Fmi) riunite a Pechino a porre attenzione al pericolo insito nelle attuali fluttuazioni finanziarie e alla necessità di regolare il «settore bancario ombra», anche quello cinese.
Già al suo incontro annuale, tenutosi lo scorso fine giugno a Pechino, l'Aiib, guidata dalla Cina, ha manifestato la volontà di accogliere oltre 100 Paesi con l'intento di diventare il più importante istituto di credito delle economie emergenti. In quest'ottica intende assumere la leadership mondiale nel finanziamento delle grandi infrastrutture. Si consideri che già oggi la Cina supera gli Stati Uniti nel finanziamento delle infrastrutture globali.
La finanza internazionale è in via di totale trasformazione. Già nell'aprile 2015, Larry Summers, segretario al Tesoro della presidenza Clinton, riconobbe che l'Aiib avrebbe avuto effetti devastanti per l'egemonia degli Stati Uniti e avrebbe rappresentato «il momento in cui gli Stati Uniti persero il ruolo di garante del sistema economico globale».
Perciò un nuovo sistema monetario internazionale basato su un paniere di monete è quanto mai indispensabile e urgente.
Finora la Cina ha agito con estremo realismo. Oltre all'utilizzo dello yuan e di altre monete locali, molti prestiti sono emessi ancora nella valuta statunitense. Ma l'Aiib opera già nell'intera regione asiatica ed è pronta a muoversi verso altri continenti. Certamente la realizzazione della rete infrastrutturale della cosiddetta «Nuova Via della Seta» resta un'assoluta priorità. Finanzia anche un vasto programma di investimenti, tra cui il miglioramento residenziale in Indonesia, la costruzione di autostrade in Pakistan e in Tagikistan, l'elettrificazione di aree rurali del Bangladesh. È evidente che, al di là del riassetto finanziario, sono le politiche di sviluppo che incidono sulle condizioni di vita e di lavoro e possono frenare le migrazioni.

*già sottosegretario all'Economia (il primo) economista (il secondo)
tratto da http://www.societalibera.org/it/

lunedì 12 settembre 2016

Geoeventi in Friuli Venezia Giulia per celebrare la quarta edizione della Settimana del Pianeta Terra.

Dal 16 al 23 ottobre, una fitta serie di eventi - "i geoeventi" -  in tutta Italia, un vero e proprio festival scientifico diffuso, consentiranno al pubblico di familiarizzare e approfondire le geoscienze: 309 eventi in 230 località. Alcune indicazioni per il FVG e i link utili.
 

di Martina Luciani

Gorizia, tra le tante cose che non ha, non possiede la passione per le geoscienze: quindi è assente completamente dall'enorme programmazione di "Settimana del Pianeta Terra - L'Italia alla scoperta delle Geoscienze - Una società più informata è una società più coinvolta: escursioni, visite guidate, laboratori didattici e sperimentali, per conferenze, workshop e spettacoli per imparare o riavvicinarsi a montagne, isole, coste, vallate, mondo ipogeo, fiumi, laghi, e l'infinita serie delle meraviglie del nostro territorio.
Un bellissimo sito organizza tutte le informazioni, e ne ricaviamo alcuni suggerimenti per gli eventi del Friuli Venezia Giulia.  La giornata di apertura della Settimana, domenica 16 ottobre, contiene ben tre proposte.
La  prima è a Palmanova (UD): l'evento intitolato
"Nel sottosuolo di natura alluvionale di Palmanova attraverso le gallerie veneziane e napoleoniche di difesa della fortezza" permetterà ai visitatori di seguire le orme  degli speleologi della Commissione Grotte "Eugenio Boegan" nelle parti più interessanti e complesse della loro esplorazione del 2012.

domenica 11 settembre 2016

Una proposta per stasera: guardare un docu-film su un fatto che ha cambiato la Storia



Una data da ricordare: 11 settembre 2001: Sono trascorsi 15 anni dagli avvenimenti che hanno così profondamente condizionato la nostra vita. Da allora, nulla è stato come prima.

 

di Marilisa Bombi

Per carattere, per passione o forse solo perché appartengo alla categoria di chi crede alle teorie del complotto, i cosiddetti cospirazionisti insomma, da anni leggo tutto ciò che riguarda i grandi fatti della storia.
E a partire dal film di Oliver Stone JFK mi sono convinta che anche registi coraggiosi raccontano i fatti più rilevanti della storia con gli strumenti a loro disposizione, il che diventa anche più agevole fare sintesi delle diverse posizioni. E’ evidente che ciò che è successo l’11 settembre del 2001 a NY è uno di quegli avvenimenti che fanno la Storia, o meglio ancora la cambiano.
E’ partendo da questo elemento che ho desiderato verificare se, oltre a quanto avevo già visto, c’erano altri film o documentari che trattavano l’argomento “torri gemelle”. Navigando in rete, così come ormai fan tutti per trovare informazioni (comunque sempre da verificare) ho trovato questo articolo, al quale rinvio, che mi sembra esaustivo di ciò che è stato fatto e che elenca titoli e registi di film e documentari che riguardano direttamente o indirettamente l’11 settembre 2001.
Dei docu-film segnalati c’è uno che Mymovies, il sito per eccellenza di critica cinematografica, presenta in questo modo: “Questo è l’indimenticabile, drammatico documentario sugli storici eventi dell’11 settembre, trasmesso dalla CBS. Questo documentario autentico è stato realizzato e supervisionato personalmente dai registi francesi Jules e Gedeon Naudet, che erano partiti semplicemente dall’idea di girare un film su una recluta del corpo dei pompieri di New York City – Automezzo 7, Scala 1 – e hanno finito per riprendere l’evento che ha cambiato per sempre la vita di ognuno di noi. Sono inclusi contenuti speciali e le interviste agli eroici vigili del fuoco, ai componenti delle squadre di salvataggio e ai fratelli Naudet stessi, che aggiungono un esclusivo approfondimento alla loro straordinaria esperienza diretta degli eventi di quel giorno”
Per chi volesse, in questo 11 settembre 2016, ricordare gli avvenimenti di 15 anni fa, con questo docu-film, lo può guardare a questoindirizzo:
http://www.filmsenzalimiti.co/119-11-settembre.html
NB Per evitare eventuali imprecazioni, suggerisco di chiudere la piccola crocetta rossa nel riquadro nero che si trova verso sinistra in alto. Si apre automaticamente una nuova finestra che basta chiudere. Dopodichè si procede come di consueto cliccando sul triangolino bianco. Buona visione.

sabato 10 settembre 2016

Novecento inedito, Forum Gorizia. Al via il 13 settembre, con Intrigo nazionale a Rocca Bernarda (ovvero le foibe mobili della Lega Nazionale di Gorizia)




Martedì 13 settembre alle ore 18, nella sede del Forum Gorizia di via Ascoli, il nuovo ciclo di Novecento Inedito introduce la vicenda del ritrovamento della cavità nella zona di Corno di Rosazzo  in cui dovevano essere sepolti dagli 800 ai 200 cadaveri, ne smonta la veridicità e ne rivela la sussistenza meramente mediatica. Un'anticipazione del dossier di Claudia Cernigoi.



 

 di Martina Luciani

"Sulla strada che da Cormons porta a Cividale, nel Collio goriziano, si trova la località collinare di Rocca Bernarda, sovrastata dall'antica villa-castello risalente ai tempi del patriarcato aquileiese, trasformata successivamente in residenza fortificata ed ultimata da Bernardo Valvason nel 1567. Divenne nel XIX secolo residenza della famiglia Perusini, che diede impulso alla coltivazione dei vigneti; ultimo membro della famiglia a possedere la villa fu il docente e studioso di tradizioni popolari Gaetano Perusini, morto a Trieste nel 1977 in circostanze oscure:dopo la sua morte la proprietà passò al Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta, cui ancora oggi appartiene. Torneremo più avanti a parlare di Perusini e del mistero della sua morte. Il nome della località di Rocca Bernarda è ritornato sulla stampa a fine inverno 2016, non tanto per i vini, quanto perchè, secondo notizie diffuse dal presidente della Lega Nazionale di Gorizia, sarebbe stata teatro di eccidi e di violenze non solo durante la seconda guerra mondiale, ma anche negli anni successivi......"
Questo è l'incipit del dossier scritto da Claudia Cernigoi, giornalista e storica, sulla base del lavoro svolto dal suo gruppo di ricerca.

venerdì 9 settembre 2016

Il Boscarin di Ivan Crico a Colmello tra mito e storia

Ivan Crico è presente a Borgo Colmello nell'ambito della rassegna "Ritratti e bestialità di corte". Una mostra, a fini benefici, che vede presenti tra i maggiori artisti regionali.


di Marilisa Bombi

Ivan Crico che, oltre a dipingere compone poesie di successo, tanto che alcune sue opere in dialetto bisiaco gli hanno valso diversi riconoscimenti a livello nazionale, per la rassegna Ritratti e bestialità di corte ha rappresentato il Bue Boscarin.
Insomma, non un bue qualsiasi ma, citando Roberto Covaz, Ivan ci ha tenuto a ricordare che il Boscarin ha rischiato l’estinzione dopo aver servito per secoli i vari padroni dell’Istria. E se Venezia è stata la potente repubblica marinara che è stata lo deve anche a lui, a Boscarìn.
I buoi istriani erano, infatti, usati dalla Repubblica di Venezia per il trasporto dei tronchi di rovere, per la costruzione delle navi da guerra, che provenivano dal bosco istriano di San Marco, proprietà del demanio veneziano.
Gli alberi crescevano piegati, con la punta legata a terra, in modo da acquisire la curvatura che sarebbe servita ai mastri d'ascia dell'Arsenale di Venezia per costruire la chiglia e il fasciame delle galee.
Il Boscarin oggi, così come la Chianina per la Toscana, è il simbolo della sua terra arcigna, dei suoi uomini tenaci e orgogliosi, delle sue tradizioni religiose e agresti.
Insomma, mai come in questo quadro si rivela inesorabilmente il Crico bifronte. Da un lato il poeta che scrive rigorosamente in dialetto, consapevole della necessità di salvare dall’oblio termini e modi di dire a volte molto antichi, particolari tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Dall’altro, il Crico pittore che utilizza il rosso sangue per le sue pennellate che delineano l’altrimenti grigio Boscarin. Pennellate color rosso come rossa è la terra del Carso che Ivan Crico poeticamente immortala in questi versi:
LA MONTE
Quel che ’l xe sta e 'l resta ta 'l saldàn
al à la óse russida de le piante
de foiarola ta'l oro sbechetà
dei sfondri. Al sol in ta 'l bianc
dei mantii distiradi ta le trinzee
doventade un giaron de pòlvar
e vididulazi, gatìuni intrigosi
de russe. In fra i antri che no i sa
cossa che vol dir 'l to zirarte, l'onda
che la me conta de le note dei negri
cavéi sgardufadi. Al rispiro cuiét,
là che ciapa sàcuma l'oro intristulì
de la gràia disérta, drento t'un zito
'ndò che se vémo 'ncantà par senpre.
CARSO Ciò che è stato e resta fra le crete / ha la voce arrossata delle piante / di sommacco sul bordo frastagliato / delle scarpate. Il sole sul bianco / delle tovaglie stese tra le trincee // diventate un greto di polvere / ed erbe, intrichi impenetrabili / di spine. Tra altri che non sanno cosa vuol dire il tuo voltarti, l'onda // che mi parla delle notti dei neri / capelli increspati. Il respiro calmo, / in cui prende forma l'oro bruciato / della radura deserta, in un silenzio / dove ci siamo fermati per sempre.

Per saperne di più su Ivan Crico, pittore e poeta visita questa pagina.

Battaglia punto nascita di Latisana. M5S: la giunta regionale non ha chiesto la deroga alla chiusura, anzi ha confermato al Ministero la decisione di chiudere.

Da tempo il M5S denuncia le criticità dell'area materno-infantile dell'Ospedale di Latisana dopo la chiusura del Punto Nascita. Ora invita a riflettere sull'incongruenza delle dichiarazioni della presidente Serracchiani, che un mese fa sosteneva di aver chiesto la deroga necessaria a mantenere in funzione il servizio di Latisana, nonostante l'esistenza di documenti che proverebbero l'esatto contrario.  Interrogazione alla giunta regionale e azione informativa diretta al Ministero della Sanità.




“La Regione ha inoltrato al Ministero una richiesta formale di deroga per il Punto nascita di Latisana oppure ha semplicemente dichiarato al Ministero la propria volontà di chiuderlo?”. È questa la domanda che il MoVimento 5 Stelle rivolge alla giunta Serracchiani con una interrogazione per fare chiarezza su uno dei casi politici più spinosi del suo mandato.

Le rose di David Austen a Gorizia


corso Italia, settembre 2016

Più di 100 mila euro spesi dal Comune soltanto dieci anni fa per rifare le aiuole di corso Italia: non è rimasto più niente. Gorizia non è più una città giardino perchè abbandono e desolazione imperano anche in pieno centro.


di Marilisa Bombi

Mentre a Bergamo, città alta, ci celebra il “verde” con la manifestazione "I maestri del paesaggio", evento che, inaugurato mercoledì 7 si protrarrà fino al giorno 25 settembre, e non si contano le analoghe iniziative da Nord a Sud d'Italia, all’estremo Nord-Est, ovvero a Gorizia, si consuma l’ennesima sconfitta. Il verde pubblico è morto. Sconfitto dalla politica? Dall’apparato burocratico del Comune incapace di dare dignità a questa città che soltanto qualche decennio fa veniva denominata la città giardino? E' decisamente inutile cercare capri espiatori perché purtroppo l’amara e triste realtà è davanti agli occhi di tutti: la tutela del verde non soltanto non è tra le priorità dell’amministrazione comunale, ma neppure – con molta probabilità -  un capitolo di spesa.
Come altrimenti giustificare l’incuria in cui versano i rosai impiantati soltanto dieci anni fa lungo il corso Italia e che dovevano rappresentare l’inizio di una rinascita? L’intervento, allora, era costato più di 100 mila euro per delle rose appartenenti alla collezione David Austin. All'epoca, alcuni esperti contestarono questa scelta perché sarebbe stato più opportuno orientarsi verso rosai rifiorenti e resistenti. Caratteristiche queste che i rosai di corso Italia sembravano non avere e forse, difatto, non avevano se a distanza di soli dieci anni non è rimasto più nulla.
Insomma, Gorizia, nonostante gli eventi primaverili che vi vengono organizzati non è più "in fiore" ed i diversi evento/concorso che venivano organizzati dall’Amministrazione comunale: dal balcone fiorito, alla vetrina fiorita fino all’aiuola fiorita, lungi dall’essere un bel ricordo sono la dimostrazione del declino inarrestabile di questa città che ha smarrito la propria anima. Il verde pubblico, infatti, non è tanto, o meglio non solo, un elemento che porta un miglioramento estetico complessivo, ma soprattutto è un fattore di miglioramento della qualità della vita e di sviluppo del territorio.