L'infiltrazione mafiosa avviene sotto il nostro naso, scorre come un fiume sotterraneo: di questo bisogna avere davvero paura, altro che dei migranti! I casi segnalati dalle cronache sono la punta dell'iceberg: mercato ortofrutticolo di Trieste, Portopiccolo, le stratificazioni degli appalti e subappalti nella cantieristica dove si infilano pregiudicati, ristorazione, imprese in crisi che hanno bisogno di liquidità e non hanno accesso al sistema creditizio bancario. Il Consiglio di Stato: contrasto preventivo, anche per le attività soggette soltanto a licenze, SCIA o AUA può essere richiesta l' informativa antimafia, qualora il Prefetto giudichi non sufficiente la sola dichiarazione antimafia.
di Martina Luciani
Rimbalzano sulle pagine dei giornali gli allarmi e le iniziative contro il radicamento della criminalità organizzata nella nostra Regione. Una tristezza infinita dover leggere che la Questura di Gorizia
"continua peraltro a segnalare la forte presenza di lavoratori, in larga parte provenienti dalla Campania e spesso con precedenti penali per reati associativi, nell'ambiente delle ditte esterne che lavorano in appalto o subappalto per lo stabilimento di Fincantieri": ma questo evidentemente è quanto accade nelle dinamiche della patologia cancerosa della mafia, corrompendo il tessuto sociale ed economico sano e l'idea stessa di bene comune e di lavoro come uno dei principali diritti di cittadinanza.
Ai primi di febbraio 2017 il Consiglio di Stato ha sviluppato in un sua sentenza un importante ragionamento sulla prevenzione del fenomeno mafioso, affermando che dichiarazione antimafia e informativa antimafia non sono alternative, e che la seconda, in quanto strumento maggiormente efficace, può essere richiesta anche per le attività soggette a SCIA o mera autorizzazione, inclusa dunque anche l'Autorizzazione unica ambientale.
La “comunicazione antimafia” è costituita da un’attestazione circa l’assenza di misure di prevenzione penale o condanne per alcuni gravi delitti. Essa è necessaria per il rilascio di autorizzazioni, licenze o s.c.i.a. ed è autocertificabile dall’imprenditore.
"continua peraltro a segnalare la forte presenza di lavoratori, in larga parte provenienti dalla Campania e spesso con precedenti penali per reati associativi, nell'ambiente delle ditte esterne che lavorano in appalto o subappalto per lo stabilimento di Fincantieri": ma questo evidentemente è quanto accade nelle dinamiche della patologia cancerosa della mafia, corrompendo il tessuto sociale ed economico sano e l'idea stessa di bene comune e di lavoro come uno dei principali diritti di cittadinanza.
Ai primi di febbraio 2017 il Consiglio di Stato ha sviluppato in un sua sentenza un importante ragionamento sulla prevenzione del fenomeno mafioso, affermando che dichiarazione antimafia e informativa antimafia non sono alternative, e che la seconda, in quanto strumento maggiormente efficace, può essere richiesta anche per le attività soggette a SCIA o mera autorizzazione, inclusa dunque anche l'Autorizzazione unica ambientale.
La “comunicazione antimafia” è costituita da un’attestazione circa l’assenza di misure di prevenzione penale o condanne per alcuni gravi delitti. Essa è necessaria per il rilascio di autorizzazioni, licenze o s.c.i.a. ed è autocertificabile dall’imprenditore.
L’“informativa
antimafia” è costituita invece da una valutazione del Prefetto sul
rischio di infiltrazione mafiosa, fondata non solo sulle condanne ma
anche su altri elementi (rapporti di polizia, cointeressenze economiche,
frequentazioni).
L’informativa
costituisce quindi uno strumento di prevenzione molto più avanzato.
Essa era necessaria, secondo la precedente normativa, solo quando
l’impresa doveva stipulare contratti con l’amministrazione, ricevere
sovvenzioni, o sfruttare economicamente beni pubblici. Oggi non più.