venerdì 18 luglio 2014

La sanità goriziana



e la sinistra di spoglio…


di Diego Kuzmin 

Spiace questa continua ricerca di annullamento di Gorizia, specie quando viene proprio dalla parte politica dalla quale chi è di sinistra dovrebbe esser rappresentato e che prosegue così pervicacemente e a lungo nel tempo.
La recente vicenda della chiusura del punto nascite, pochi giorni fa decisa dalla giunta regionale di sinistra, Serracchiani, che in campagna elettorale nell’aprile del 2013 ne faceva intendere invece il mantenimento, richiama la vicenda dell’ospedale di via Vittorio Veneto, che avrebbe dovuto esser mantenuto, anzi costruito nuovo in quella sede attorno il 2000, proprio per consentire la possibilità di quel collegamento transfrontaliero col nosocomio di San Pietro, da tanti allora auspicato.
Vittorio Brancati, candidato sindaco nel 2002, in campagna elettorale dichiarò che per lo spostamento dell’ospedale goriziano al Fatebenefratelli, si sarebbe dovuto passare sulla sua persona e, che nel caso fosse successo, si sarebbe dimesso.
Quella manifestazione di volontà, sicuramente aiutò la sua vittoria elettorale, ma l’ospedale di via Vittorio Veneto venne comunque chiuso. La giunta regionale di sinistra, Illy, con non poca spesa, trasferì infatti la struttura all’ex Fatebenefratelli, ma Brancati non si dimise da sindaco. Anzi, quando Illy chiese la cancellazione della zona franca di Gorizia, vitale per la città, non ritenne opportuno prestar opposizione.
Bisogna ricordare che di zone franche ce ne sono ancora parecchie in Italia e la nostra è una delle poche ad esser state cancellate e che il progetto dello spostamento dell’ospedale nell’attuale struttura è un disegno che parte da lontano, concepito da Giampiero Fasola assessore regionale alla sanità, in giunta di destra a metà degli anni ‘90, disegno che è solo una parte del totale, che per Fasola è la cancellazione di Gorizia dalla faccia della terra e la sua sostituzione con Monfalcone, come ben si può notare dai suoi interventi nel consiglio comunale di quella cittadina, del quale è membro, anche se non pare lì risieda.
Per quanto riguarda la sanità goriziana, è stata una operazione del tutto politica, anzi, di alta politica, in funzione anti slovena: serviva ad impedire che ci fosse una effettiva collaborazione transfrontaliera ed evitare che le due popolazioni potessero riavvicinarsi, dopo i tanti anni di separazione della guerra prima fredda.
E infatti, è un po’ difficile oggi, con l’ospedale qualche chilometro a sud, entrare in sinergia con San Pietro, quando allora, con cento metri di galleria si potevano unire i due nosocomi, nello spirito di quella collaborazione che dovrebbe essere limpidamente intuita per territori che sono limitrofi e ugualmente compresi nella medesima Comunità europea.
Vien da chiedersi, alla fine, quale sia la differenza tra la politica regionale di destra e quella di sinistra riguardo l’Isontino, visto che sono del tutto interscambiabili: per ognuna c’è sempre qualche pezzo da togliere alla città di Gorizia…
Fasola, classe 1957, dal 2008 riscuote vitalizio, meritevolmente, per l’esser stato consigliere e assessore regionale per la Lega Nord.

1 commento:

Anonimo ha detto...

SCHIFO