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venerdì 25 gennaio 2019

COOP Gorizia: lanciata una raccolta firme per riavere i reparti di macelleria e di pescheria nel supermercato di via Lungo Isonzo Argentina

La questione evidentemente sta a cuore ai soci Coop: il post, precedente a questo, sulla soppressione dei due reparti precedente a questo ha avuto moltissime condivisioni e letture. Ma soprattutto in parallelo è partita una raccolta firme.


di Martina Luciani

I rappresentanti della Circoscrizione soci di Gorizia hanno il loro bel daffare a raccogliere le firme che sostengono il ripristino dei servizi originari nei reparti di macelleria e pescheria. Perchè la risposta è in breve diventata corale, e le firme si aggiungono rapidamente l'una dopo l'altra: in questa città c'è un certo risveglio di partecipazione diretta ( mi riferisco alle due petizioni popolari su industrie insalubri e adozione del Piano di classificazione acustica) che è ben vero si sviluppa su questioni specifiche ma che mi fa sperare in una crescita della consapevolezza su cosa sia essere cittadino.
Ho apprezzato la lettera della Circoscrizione che motiva la raccolta di firme, anzi la condivido in toto, mi pare un civilissimo modo di interferire nelle questioni gestionali di una azienda che però è anche una cooperativa.
"Con la nostra presa di posizione come soci della cooperativa Coop Alleanza 3.0 intendiamo sollecitare la direzione per il ripristino del servizio di servito nel reparto di macelleria e pescheria del nostro punto vendita."
E allora vediamo chi è la direzione: dal 1° ottobre scorso, il nuovo direttore generale è E' Paolo Alemagna il nuovo Direttore Generale di Coop Alleanza 3.0
Paolo Alemagna, milanese, classe 1967, carriera professionale ai massimi livelli della grande distribuzione, dal quale ci si attende che i conti in rosso della Coop siano risanati.

Il presidente Turrini commentò la nomina così: “Con l’ingresso del nuovo Direttore generale facciamo un ulteriore passo verso la riforma della governance che distinguerà le funzioni della proprietà, di indirizzo e controllo, da quelle della gestione.".
Ecco dunque le mie personali domanda: i metodi per risanare i conti hanno connotati diversi e specifici all'interno di una cooperativa, oppure no? i soci c'entrano nelle funzioni di indirizzo e controllo, o sono solo un'entità astratta che giustifica il permanere della forma giuridica societaria di una impresa che nella pratica vuole essere e fare solo impresa?
Indirettamente se lo chiede anche la circoscrizione soci: " Sicuramente nell'era dell'automazione e della competizione economica il profitto è diventato, per troppi, l'unico obiettivo da raggiungere."
E precisa: "I risultati positivi degli ultimi anni nel punto vendita di Gorizia, via Lungo Isonzo Argentina, sono dovuti al punto vendita nel suo insieme e non di più ad alcuni reparti rispetto ad altri, per cui la modifica dell'offerta commerciale si rifletterà negativamente sull'intera redditività ed afflusso di consumatori e clienti."
L'offerta commerciale in questo caso è anche poter scegliere e comperare la carne e il pesce nelle quantità desiderate, beneficiando di un rapporto, fatto di parole e di fiducia, con la persona che ci fornirà quanto necessario ( in peso, pezzatura, qualità etc etc) con specifica professionalità ( e, devo dire, anche con un sorriso, cosa che nel biancore di un banco frigo non sono mai riuscita a cogliere), lo chiuderà in un pezzo di carta invece che in una monumentale scatola di plastica ( smaltimento a cura del consumatore).
Oltre ad erigere nuovi banchi frigo colmi di contenitori di plastica, cosa comporta chiudere due reparti nevralgici per la tipologia di clientela dello specifico punto vendita? Ridurre il personale? E quando l'avrai fatto, che cosa potrai fare ancora? Ridurre la qualità. Magari persino chiudere il supermercato di via Lungo Isonzo Argentina, che forse ( mia esclusiva supposizione) è un'ideuzza coerente con l'apertura del nuovo supermercato Coop di via Boccaccio.

mercoledì 23 gennaio 2019

La COOP sei tu...? E allora devo rivedere la mia identità di consumatore e socio Coop, perchè qualcosa non mi torna più.

Numerosi clienti del negozio Coop di via Lungo Isonzo Argentina ieri sostavano interedetti davanti al reparto carne e pesce, smantellato e sostituito da una ordinata e triste esposizione di merce nei contenitori di plastica.
Il riassetto dei reparti produce in questo caso la dequalificazione del servizio e del punto vendita, la perdita di professionalità e di relazioni umane.



di Martina Luciani


E' una tradizione di famiglia, fare la spesa alla Copp di via Lungo Isonzo Argentina. Al punto che i dipendenti si ricordano ancora di mio padre, e ci conosciamo da così tanti anni che ci salutiamo chiamandoci per nome e con una cordialità che va ben oltre la cortesia.

Ma da tempo ho notato una strisciante dequalificazione del punto vendita, con la frequente assenza di prodotti che acquistavo regolarmente, la sostituzione dei formaggi venduti al taglio con i pezzi già tagliati e prezzati, la scelta di passare una serie di prodotti in scadenza al 30 per cento di sconto e non più al 50, quattro mele friulane in un gigantesco contenitore di plastica quando basterebbe l'esile sacchetto bio per portarselo a casa, confezioni di carta e plastica che devi occuparti di separare per poter smaltire correttamente gli imballaggi, e via dicendo... 

Per contro, ed anche se non mi garbava veder aumentare poco per volta la quantità di prodotti nelle vaschette di plastica a discapito dell'offerta sfusa, personalmente reputavo di qualità l'offerta del reparto macelleria e pescheria: quello con gli esseri umani dietro il banco.
Visto che non siamo grandi consumatori di pesce, ancor meno di carne, ed io ero e sono rimasta assolutamente ignorante su cosa acquistare, cucino semplice e devo far quadrare i conti,  avere interlocutori umani e non espositori colmi di vaschette preconfezionate era un vantaggio enorme: gli addetti dei reparti  rispondevano alle mie domande, mi consigliavano,mi spiegavano come procedere alla cottura, tagliavano le quantità a me necessarie ( niente di più e niente di meno), secondo le mie esigenze e pure secondo la migliore convenienza, mi accontentavano cercando il pollo allo spiedo più rosolato e cortesemente me lo tagliavano a pezzi, mi rassicuravano sulla provenienza del pesce e me lo pulivano per bene risparmiandomi un'impresa per me atroce in modo che io dovessi solo aggiustarlo con le erbe e ficcarlo in forno. Finito, questo non lo posso più avere. 

Io ho perso una comodità, una forma di piccola serenità quotidiana ( vorrei fare un goulash, per quattro persone, cosa mi dai?) i single avranno i loro bei problemi a trovare la scatola di plastica che contenga quantità adatte al loro standard di consumo, e chi debba invece riempire molti piatti in famiglia probabilmente comprerà più di quel che serve, dovendo ragionare su pezzature e pesi decisi da altri, chissà dove. Certo, abbiamo delle garanzie non da poco sull'assenza di antibiotici e sulla riconoscibilità della filiera, ma io voglio guardare in faccia un mio simile, ringraziarlo e salutarlo prendendo la merce ( una merce speciale, è cibo, è ciò che darò da mangiare alla mia famiglia) e non solo vagare lungo un banco frigo.
Abbiamo un duplice parcheggio, di cui uno sotterraneo, e abbiamo anche, seppur dissestata e pericolosa,  una scalinata che dall'area delle vie Fatebenefratelli/ Diacono/Manzoni consente di raggiungere comodamente il negozio a piedi.

Tutto evolve, ma a me pare evolva in peggio, soprattutto considerando che ho una tessera di socio da ben oltre due decenni, e che il contesto ritengo debba tener conto anche di questo, e non solo delle imposizioni del marketing aziendale. Mi stanno benissimo le iniziative di solidarietà e attenzione per il territorio, per le persone in difficoltà, per gli studenti universitari. Ma voglio considerazione per le istanze dei consumatori più consapevoli e per quelli che lo diventerebbero se gliene fosse data occasione; e voglio dipendenti valorizzati nel loro ruolo di primi rappresentanti di uno spazio commerciale in cui si promuovono e perseguono non solo gli incassi realizzati e di primi interlocutori di un sistema a base cooperativistica.
Spacciarlo come tale solo perchè ci sono un po' di sconti per i soci, perchè posso girare i punti accumulati a Medici senza Frontiere o contribuire a rifornire la Caritas locale non basta, i prezzi sugli scaffali non sono tra i più convenienti, le raccolte alimentari le sa fare anche CasaPound. 

Quindi, se non posso avere ciò che per me costituisce il permanere, nell'ipetrofico e spersonalizzante sistema consumistico, di un ruolo centrale di consumatore e persona, tanto vale cambiare supermercato, a Gorizia non ci mancano, e basta allungare la strada di poco per usufruire  della rete commerciale di Nuova Gorizia, Salcano e San Pietro.