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venerdì 14 luglio 2017

I danni dopo l'emergenza maltempo. Via Paolo Diacono: un esempio di gestione confusa del verde urbano

Stasera in via Paolo Diacono contempliamo il frutto di una gestione grossolana dell'alberatura stradale. Gli alberi andavano potati? Si. Bisognava proprio fare questa cosa in stile the day after? No.
Si poteva fare meglio.


di Giancarlo Stasi

Il filare di  olmi  in via Diacono è un problema. Da oggi e fino al prossimo anno, un brutto problema a causa delle potature iniziate oggi.
 Questa specie arborea costituì, al tempo dell'impianto, una scelta imprudente: la pianta allo stato adulto ha dimensioni non compatibili con il siti e con il sest di impianto ( la distanza tra una pianta e l'altra).
Nel corso degli anni, gli olmi sono stati capitozzati per contenerne la crescita. Di conseguenza si sono create situazioni di nuovo sviluppo precarie, instabili. Cioè i nuovi rami sono cresciuto con un inserimento debole nel punto di capitozzatura: sono perciò pericolosi perchè facilmente si spezzano.
Ora, dopo gli eccezionali fenomeni atmosferici che tanti danni hanno prodotto in città, l'assessorato comunale competente si preoccupa e procede a questa nuova capitozzatura. 
Che trasforma un paesaggio urbano gradevole in qualcosa di veramente brutto da osservare, con la rimozione di tutta le chiome tranne alcuni rametti, che generano un tragico effetto visivo.
L'intervento avrebbe potuto essere più contenuto, a vantaggio dell'estetica del luogo e della fruizione della strada ( fine dell'ombra che mitiga la calura estiva, oltrechè della biodiversità ospitata tra i rami).
Ma soprattutto avrebbe potuto essere più corretto dal punto di vista della "gestione della pianta", che è una proprietà comune dei cittadini. Cioè  si poteva scegliere di accorciare i rami mettendoli  in sicurezza senza annullare le chiome come si sta facendo, evitando così di sottoporre le piante stesse ad uno stress notevole.
L'azzeramento dell'apparato fotosintetico, infatti,  non permette certamente all'albero un regolare ritmo fisiologico e una "buona salute".  Si sarebbe mantenuta inoltre la prospettiva dell'alberatura  e in parte la sua funzione ecologica.
L'intervento di adeguamento delle chiome alla struttura ormai consolidata delle piante si sarebbe potuto rimandare al periodo della potatura secca, cioè alla stagione invernale.
Certo, costa di più. Sarebbe costato meno se gli interventi fossero stati regolarmente effettuati con maggior frequenza.  Complessivamente, a dirla tutta, meglio sarebbe stato guardare in prospettiva e sostituire completamente gli alberi dell'intera via.  
La gestione del verde urbano non può funzionare, per la salute delle piante e per la conservazione dei paesaggi urbani, con i tempi e le limitate vedute scandite da elezioni , successivo quinquennio di amministrazione ed emergenze climatiche.

venerdì 10 febbraio 2017

Quanto incidono sulla salute di platani e ippocastani i lavori in Corso Italia ?






Esortazione a considerare gli alberi come esseri viventi e non semplicemente elementi di arredo urbano: un patrimonio da conservare e tutelare, anche quando si effettuano lavori invasivi senza preoccuparsi troppo delle conseguenze sugli apparati radicali. Quelli che tengono viva e in piedi una pianta.



di Giancarlo Stasi


Radice sf. Parte sotterranea della pianta, che la fissa al terreno, da cui assorbe l’acqua e i sali disciolti necessari alle funzioni fisiologiche. - …Per anal.: La parte del dente che affonda nella gengiva; (Dir – Dizionario italiano ragionato)

Mi chiedo molto spesso come mai la maggior parte delle persone dia molta importanza alle radici affondate nella gengiva e non si curi affatto delle radici di una pianta affondate nel terreno. Questo dubbio torna prepotentemente ad assillarmi ogni qual volta vedo effettuati lavori di scavo nei pressi di piante, soprattutto gli alberi.
Mi riferisco ai lavori che stanno avvenendo nel controviale di Corso Italia. Tolto l’asfalto ed i masselli di pietra che delimitano le aiuole, smaltito il primo ed addossati ai fusti degli alberi i secondi ( anche le cortecce subiscono le ingiurie dei colpi, proprio come il corpo umano), si procede con i lavori di scavo per sistemare una serie di nuovi servizi. Ad esempio nuovi pozzetti: per quale ragione scegliere di piazzarli a poca distanza dalle piante? Quali ragioni tecniche impediscono di collocarli a maggiore distanza dall’apparato radicale degli alberi?
I lavori sono effettuati adoperando attrezzature che, pur essendo di dimensioni e peso limitato, per necessità compiono numerosi spostamenti lungo l’asse, ulteriormente appesantiti dai materiali che trasportano e devono essere adoperati nei diversi punti del controviale: il risultato è un ulteriore compattamento del suolo, riducendo ulteriormente le possibilità di scambi gassosi e l'areazione delle radici ( anche loro hanno respirano, consumano ossigeno)

Questo per evidenziare che, oltre a danni diretti agli apparati radicali, che a volte sono inevitabili, si determina un ulteriore compattamento del terreno che naturalmente avrà negative influenze, sia sulla rigenerazione degli apparati radicali danneggiati, sullo sviluppo complessivo degli apparati radicali e sulla funzionalità(maggior difficoltà di respirazione radicale e di assorbimento degli elementi nutritivi)degli apparati radicali.
Ma non stiamo discutendo di radici gengivali! Allora perché darsene pena? Sono solo apparati radicali!
La tutela degli alberi è una questione economica certamente, esattamente come lo è il loro danneggiamento: basta pensare al costo della sostituzione. Ne hanno piena consapevolezza molte amministrazioni comunali. Ad esempio quella di Torino, che si è data un regolamento dei lavori pubblici nel quale si vieta che a ridosso delle alberature non si possa intervenire con macchinari: il divieto è collegato e rapportato alle dimensioni delle piante stesse.  Questo perché più una pianta è grande maggiore è lo sviluppo del suo apparto radicale. Quindi, se si vuole conservare il verde urbano rappresentato da imponenti alberi è necessario riservare loro cure particolari. Le grandi e piccole ingiurie che l’uomo attivamente produce nei confronti di questi organismi viventi li indeboliscono predisponendoli ad attacchi di parassiti che piano-piano determinano il loro declino e la loro morte.
Non interessa discutere della funzione estetica e paesaggistica?