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martedì 15 dicembre 2015

Zian, satira e umorismo alla Corte dell'arte






Trent’anni di vignette sono in mostra nello spazio Alba Gurtner di via Carducci 30.



Si tratta del lavoro di Mariano Zian, goriziano, che quarant’anni fa si è trasferito a Tricesimo divenendo, di fatto, il Forattini friulano per antonomasia. Anche se, a dire il vero, i personaggi di Zian sono ben più definiti di quanto faccia il disegnatore romano, come è ben possibile constatare dai numerosi disegni che rimarranno esposti fino all’Epifania e dalle vignette pubblicate on-line dal blog cittadino piazzatraunik con il quale il vignettista ha iniziato a collaborare alcuni mesi fa. Formatosi nella scuola d’arte di Gorizia sotto la guida dell’indimenticabile maestro Cesare Mocchiutti al quale Zian ha dedicato un ritratto, pure esposto nella mostra, e con una specializzazione in vignette a Lubiana, Mariano ritorna a Gorizia presentando ciò che di più gli è congeniale: ovvero la perpetua diatriba tra friulani e triestini ma anche una raccolta di esilaranti battute rappresentate figurativamente con i personaggi che hanno contraddistinto il suo percorso umoristico. Zian che ha già pubblicato cinque raccolte dei suoi lavori, ne sta completando la sesta che sarà, tra breve, data alle stampe è stato presentato dalla critica Cristina Feresin che ha messo in evidenza come, al di là delle vignette, siano degne di nota anche le opere pittoriche esposte che dimostrano la capacità dell’artista di cogliere l’essenza del personaggio.

sabato 21 novembre 2015

A Gorizia eccelle l'arte dello scrivere



Adesso che Gorizia non è più centro emporiale e la città si sta svuotando, si svela una nuova ricchezza: quella della creatività


di Marilisa Bombi

Pensavo che dopo Sofronio Pocarini, eclettico straordinario personaggio, fratello del germanista Ervino Pocar che, per pochi eletti ne ha scritto la biografia “Mio fratello Sofronio” (edita dalla Cassa di risparmio di Gorizia e, quindi, non in vendita), solo Paolo Maurensig avesse avuto l’entusiasmo ed il coraggio di cimentarsi nell’arte dello scrivere. Scopro, invece, con gran piacere che qui, nel profondo Nord Est d’Italia, una vena narrativa scorre anche là dove nemmeno te l’aspetti.
A me piace scrivere, ma non mi sono mai (perché non ne sarei capace) cimentata nello scrivere racconti o romanzi. Perché bisogna avere pazienza. Ma se, come qualcuno ha detto: “Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti” sarà il caso di iniziare ad imparare come si fa. Perché nessuno più, tra chat, facebook, twitter e mail rimane ad ascoltare, senza distrazioni, quando qualcuno parla. E, ahimè, tra questa schiera mi ci metto anch’io; perché la lucetta rossa che mi annuncia sul Blackberry l’arrivo di un messaggio è un richiamo irresistibile.
Sta di fatto che, in questi ultimi mesi ho fatto, in questo campo, delle scoperte straordinarie che con piacere condivido.
Prime tra tutte la mia cara amica Martina che sapevo aveva lavorato al Piccolo di Trieste una vita fa, ma mai avrei mai immaginato pubblicasse racconti in terza pagina. Nessuno vada, comunque, a fare una ricerca on-line perché non troverà nulla. Se non un’articolo che punisce già in vita, per la legge del contrappasso, colei che ha fatto di serietà, rigore ed impegno civile il suo stile di vita.
L’altra scoperta è quella di Francesca Verginella che conosco da quando, si può dire, era in fasce e che, tra una poppata e l’altra, riesce a scrivere racconti  gradevolissimi, disponibili in vendita su Amazon.  Se, poi, come me siete negati per gli ebook, consiglio di chiederle l’amicizia su Facebook. I suoi post sono perle di simpatia. Provare per credere.
E’ già famoso, invece, Giorgio Mosetti che ha scritto diversi libri e ricevuto anche dei premi nonostante (l’ha scritto proprio lui) a scuola la sua scrittura non fosse stata molto apprezzata. I suoi libri sono acquistabili anche on-line, sul sito di IBS.
Infine, o meglio in attesa di ulteriori aggiornamenti, non possono essere omessi Pio Baissero. Galia. Nobili e plebei sulle navi della guerra santa. Palumbi editore ed una giovanissima autrice, di soli 19 anni, Sofia Grusovin che ha scritto Punto di contatto, edito dall'autrice stessa.

Sotto la patina sbiadita di un ruolo che non svolge più, quello emporiale, ben rappresentato da Mariano Zian in una via Rastello abbandonata, a Gorizia il fermento culturale, nella pittura e nella scrittura, le arti per eccellenza, non lesina invece sorprese. Ed è questa una scoperta che fa ben sperare in una rinascita culturale per una città altrimenti chiusa in se stessa.

venerdì 13 novembre 2015

Nessun progetto di sviluppo per Gorizia all’orizzonte



Dimenticata tra le scartoffie di un'amministrazione negligente e disinteressata alla città, un’idea progettuale che avrebbe coinvolto tutte le categorie economiche.


di Marilisa Bombi

“Gorizia è una gentile, antica e nobile città del Friuli tedesco, situata sulle rive del Lisonzo e distante poche miglia (credo dodici) dal Friuli veneto. Vi arrivai il primo di settembre dell'anno 1777, prima cioè d'esser giunto al ventinovesimo della vita.” Con queste parole, Lorenzo da Ponte introduceva il capitolo delle sue memorie, dedicato a Gorizia.

Cent’anni dopo, ci ha ricordato Diego Kuzmin nella sua rubrica settimanale “Punti di vista” pubblicata sul quotidiano locale di Gorizia se ne parla ancora con analoga ammirazione. Ci riporta, infatti, quanto pubblicato su una prestigiosa rivista nell’illustrare il progetto per una significativa iniziativa edilizia. “Ai piedi di una catena collinare che digrada dalle pendici meridionali delle Alpi Giulie fino alle coste del Golfo di Trieste e Venezia proprio dove scorre l’Isonzo che nasce dalle Alpi Carniche e scende tra le rocce con le sue onde blu, è situata in un incantevole paesaggio la vivace e agiata città di Gorizia che conta una popolazione attiva di 11.000 ab.“

venerdì 30 ottobre 2015

Mariano Zian e la vignetta del venerdì



Inizia, con questo venerdì, la pubblicazione settimanale di una vignetta del goriziano Mariano Zian che, seppur trasferitosi in Friuli negli anni 70 per motivi di lavoro, continua ad amare la sua città natale e a seguire con attenzione gli avvenimenti più importanti o significativi.


di Marilisa Bombi

Chissà perché la credenza popolare fa del venerdì un giorno di malaugurio quando, allo stesso tempo, si dice che “Gli manca un venerdì, qualche venerdì, non ha tutti i venerdì” di persona con qualche rotella fuori posto, insomma un po’ pazzerella. Molti ritengono che il venerdì sia giorno infausto in quanto è il giorno della morte di Gesù. Strano connubio per un giorno il cui nome deriva dal latino Venĕris dies, giorno di Venere. Un giorno di contraddittorietà, quindi, tra sacro e profano, come ben dimostra il fatto che nelle lingue anglosassoni la parola che indica tale giorno della settimana, come per esempio in inglese Friday e in tedesco Freitag, il riferimento è alla dea germanica Freyja, divinità che corrisponde alla latina Venere. Nel cattolicissimo Portogallo il corrispondente nome della settimana che inizia con la domenica è, invece, "sexta-feira". Ciò in quanto sono stati del tutto rimossi i nomi dedicati a divinità pagane. Per l'Islam il venerdì è il giorno santo in cui ci si reca nelle moschee per la preghiera. Per i siciliani, ed è strano che Camilleri non ci abbia ancora ricamato sopra, il nato nel giorno di venerdì è un "vinnirinu" (traducibile in "venerdino"), e sarà un uomo valoroso e fortunato.
Per la comunità di Piazza Traunik il venerdì sarà la giornata della vignetta settimanale di Mariano Zian, un goriziano che seppur trasferitosi in Friuli negli anni 70 ha sempre seguito con interesse e attenzione gli avvenimenti cittadini sentendosi forse uomo cerniera in quella contrapposizione tra udinesi e triestini che non smette di divertire chi, ad esempio come me, si sente cittadino del mondo.
Le vignette di Mariano Zian sono dedicate agli amici rimasti in città, soprattutto agli ex compagni di scuola con i quali sono stati condivisi gli anni più spensierati della vita, e ai goriziani che non hanno perso la voglia di sdrammatizzare virtù e difetti di ogni uomo. Perché solo l’ironia consente di dissipare il grigiore del mondo che non è diventato come avremmo voluto fosse, ma che potrebbe comunque essere migliore, se soltanto tutti cercassimo di essere un po’ più empatici, rispetto a quanto di fatto siamo.
 L'anno che sta terminando sarà ricordato come l'anno in cui è stata rifatta la pavimentazione della viabilità di piazza Vittoria dopo che per anni si è assistito al progressivo disfacimento della pietra posta in opera dall'impresa che aveva eseguito i lavori. Una vicenda che ha visto vittima l'Amministrazione comunale nella realizzazione di quel progetto che doveva, invece, rappresentare la rinascita del cuore pulsante della città. Perchè, gira e rigira la questione è molto semplice e sempre la stessa. Come può vivere una città che è priva di un luogo di incontro, di scambio di idee e di confronto? Piazza Municipio è un parcheggio, piazza Cavour una via di scorrimento, piazza Sant'Antonio, architettonicamente impossibilitata a fungere da agorà.