Dimenticata tra le scartoffie di un'amministrazione negligente e disinteressata alla città, un’idea progettuale che avrebbe coinvolto tutte le categorie economiche.
di Marilisa Bombi
“Gorizia è una gentile, antica e nobile città del
Friuli tedesco, situata sulle rive del Lisonzo e distante poche miglia (credo
dodici) dal Friuli veneto. Vi arrivai il primo di settembre dell'anno 1777,
prima cioè d'esser giunto al ventinovesimo della vita.” Con queste parole,
Lorenzo da Ponte introduceva il capitolo delle sue memorie, dedicato a Gorizia.
Cent’anni dopo, ci ha ricordato Diego Kuzmin nella
sua rubrica settimanale “Punti di vista” pubblicata sul quotidiano locale di
Gorizia se ne parla ancora con analoga ammirazione. Ci riporta, infatti, quanto
pubblicato su una prestigiosa rivista nell’illustrare il progetto per una
significativa iniziativa edilizia. “Ai piedi di una catena collinare che
digrada dalle pendici meridionali delle Alpi Giulie fino alle coste del Golfo
di Trieste e Venezia proprio dove scorre l’Isonzo che nasce dalle Alpi Carniche
e scende tra le rocce con le sue onde blu, è situata in un incantevole
paesaggio la vivace e agiata città di Gorizia che conta una popolazione attiva
di 11.000 ab.“
