In una sala assiepata da circa 400 persone, si è svolta sabato 21 gennaio, a Roma, l'assemblea nazionale dei Comitati per il NO alla riforma Costituzionale. Alcuni stralci dalla relazione introduttiva di Domenico Gallo, la risoluzione sulla legge elettorale votata all'unanimità e qualche link per approfondire.
All'assemblea romana è stato inviato un documento dal Friuli Venezia Giulia, prodotto e condiviso dai comitati territoriali delle quattro province, inclusa quella di Gorizia, che hanno deciso di raggrupparsi in unico coordinamento regionale, aperto a associazioni, partiti e singoli cittadini.
Un bell'articolo sull'assemblea ( e sulla proposta di una petizione popolare per chiedere una legge elettorale basata su un modello proporzionale) è stato appena pubblicato da Left.
Sul sito di Jobsnews.it è stata pubblicata una risoluzione votata all'unanimità dall'assemblea nazionale. Vi si legge, tra l'altro:
La sentenza della Corte Costituzionale sulle 5 ordinanze di
rimessione dei Tribunali di Messina, Torino, Perugia, Trieste e Genova dopo la
discussione nella pubblica udienza del 24 gennaio prossimo non costituisce
un’invasione di campo della centralità del Parlamento bicamerale plebiscitata
dal popolo italiano lo scorso 4 dicembre. Non è nemmeno l’esercizio di una
supplenza della politica, ma l’esercizio del suo ruolo di garante della
costituzionalità delle leggi senza zone franche, come era il caso delle leggi
elettorali fino alla storica sentenza n. 1/2014.
Quanto alla relazione introduttiva di Domenico Gallo, la si può leggere integralmente sul sito di Democrazia oggi.
Qualche passo dell'intervento del giudice Gallo.
"Dopo trent’anni di attacco alle regole della democrazia costituzionale da parte dei vertici del ceto politico, a cominciare dal famigerato messaggio che Cossiga inviò alle Camere il 26 giugno del 1991, dopo innumerevoli riforme che hanno sfigurato il modello di democrazia prefigurato dai Costituenti, dopo l’avvento di leggi elettorali che hanno allontanato sempre di più i cittadini dal Palazzo, dopo il fallimento nel 2006 del tentativo del governo Berlusconi di cambiare la forma di Governo e la forma di Stato, dopo una martellante campagna mediatica sviluppata senza risparmio di mezzi, il responso del popolo italiano è stato netto e definitivo: la Costituzione, nella sua impostazione fondamentale, non si tocca.
Il progetto di sostituire il cuore dell’ordinamento democratico per ridimensionare il ruolo del Parlamento e mortificare le autonomie è stato cancellato. Con esso cade anche il sistema elettorale messo in piedi per la nuova Costituzione Renzi/Boschi. L’italicum esce sconfitto dal voto popolare perché, se restano in piedi due Camere elettive, non si può avere una legge elettorale che regola l’elezione di una sola Camera. Con un solo voto sono stati cancellati due orrori.
"Dopo trent’anni di attacco alle regole della democrazia costituzionale da parte dei vertici del ceto politico, a cominciare dal famigerato messaggio che Cossiga inviò alle Camere il 26 giugno del 1991, dopo innumerevoli riforme che hanno sfigurato il modello di democrazia prefigurato dai Costituenti, dopo l’avvento di leggi elettorali che hanno allontanato sempre di più i cittadini dal Palazzo, dopo il fallimento nel 2006 del tentativo del governo Berlusconi di cambiare la forma di Governo e la forma di Stato, dopo una martellante campagna mediatica sviluppata senza risparmio di mezzi, il responso del popolo italiano è stato netto e definitivo: la Costituzione, nella sua impostazione fondamentale, non si tocca.
Il progetto di sostituire il cuore dell’ordinamento democratico per ridimensionare il ruolo del Parlamento e mortificare le autonomie è stato cancellato. Con esso cade anche il sistema elettorale messo in piedi per la nuova Costituzione Renzi/Boschi. L’italicum esce sconfitto dal voto popolare perché, se restano in piedi due Camere elettive, non si può avere una legge elettorale che regola l’elezione di una sola Camera. Con un solo voto sono stati cancellati due orrori.