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domenica 24 gennaio 2016

Evento della memoria, Risiera di San Sabba: parla un richiedente asilo, in fuga dal Pakistan.

I giovani delle quattro Diocesi del Friuli Venezia Giulia si sono riuniti questo pomeriggio alla Risiera di Sabba per un pomeriggio di riflessione, di conoscenza, di preghiera. In mezzo a loro Abdul, il maestro pakistano sfuggito alla morte in seguito agli attentati dei talebani alla sua scuola e alla sua casa, oggi richiedente asilo alla Commissione territoriale di Gorizia: un breve e doloroso intervento, davanti al Vescovo di Trieste mons.Giampaolo Crepaldi e a circa 500 persone provenienti da tutta la regione, nel cortile interno della Risiera.


di Martina Luciani

Perchè si è voluta e cercata una testimonianza di un profugo per l'Evento della memoria organizzato dalle diocesi delle quattro province regionali? Sta scritto sulle informazioni disponibili on line: "Il nazismo, al pari di tutti i regimi totalitari, è stato una piaga che ha minato le libertà delle popolazioni europee e non solo. Ancora oggi, nel mondo, vi sono popoli e genti oppressi e perseguitati per il loro credo, per la loro etnia, per la loro appartenenza. Visitare un lager come la Risiera di San Sabba, quindi, significa conoscere il male, la guerra, la persecuzione di ieri... e di oggi. Significa ricordare, significa pregare."
La proposta di portare una testimonianza che creasse questo arco temporale è stata fatta ad Abdul, il maestro pakistano - a Gorizia da quasi due mesi - che si è messo a disposizione dei volontari che operano nell'ambito di Caritas, diventando anche socio della  Betlem, la Onlus che si è affiancata in questo periodo a Medici Senza Frontiere per supportare le attività del campo al San Giuseppe.
Abdul, che è persona pacatissima e dotata di quell'amabile autorevolezza dei maestri di autentica vocazione, ha accettato. Questo pomeriggio a Trieste, era molto emozionato, nonostante avesse accanto, ben stretti al suo fianco, un gruppo di amici.
Dopo aver visitato la Risiera e aver elaborato quanto poco tempo sia trascorso da quando anche le nostre terre furono travolte dalle tempeste dell'orrore e della morte, si è trovato improvvisamente di fronte al  Vescovo di Trieste, che gli ha stretto calorosamente la mano; poi, al microfono collocato al centro dell'impronta del forno crematorio, si è rivolto alla folla di giovani assiepata nell'impressionante cortile,  con la traduzione ( e la rassicurante presenza) di don Nicola Ban, parroco di San Giusto e componente dell'equipe Pastorale giovanile dell'Arcidiocesi di Gorizia.
" It's extremely painful to address that many families were killed, many innocents people were killed by terrorists groups, and their houses were destroyed....." 

martedì 5 gennaio 2016

Gorizia. Betlem Onlus con i suoi volontari a supporto del campo San Giuseppe di Medici Senza Frontiere




Il volontariato ha garantito il supporto a Medici Senza Frontiere nella gestione del campo  d’emergenza San Giuseppe per la prima accoglienza dei richiedenti asilo. Riuscita collaborazione con Croce Verde di Gorizia. Una nota del presidente dell'associazione di Gorizia Betlem onlus, Francesco Spazzali.


L’associazione goriziana Betlem onlus ha partecipato quotidianamente alle fasi di prima attivazione del campo San Giuseppe di Medici Senza Frontiere, in piena sintonia con la previsione statutaria relativa alla promozione e gestione di servizi d’accoglienza, assistenza e integrazione sociale per richiedenti asilo bisognosi di protezione umanitaria.
“ Ringrazio i volontari di Betlem che si sono impegnati  a definire e a realizzare, a partire dal 22 dicembre scorso,  un sistema operativo di supporto a MSF – dichiara il presidente di Betlem Francesco Spazzali – e che continueranno  a collaborare e coordinarsi nella gestione delle necessità della prima accoglienza, dalla registrazione dei richiedenti asilo alla fornitura di materiali di prima utilità,  a partire dalle coperte, asciugamani e indumenti messi a disposizione da Caritas.”
“ E’ stato utilissimo – prosegue Spazzali – anche il supporto fornito da Croce Verde, con i suoi volontari e i suoi mezzi, a dimostrazione della diffusa sensibilità attorno al problema dei profughi presenti in città e privi di una convenzione che assicuri loro un trattamento umano e dignitoso. ”
  Il considerevole impegno del volontariato e l’ampiezza della catena di solidarietà,  attraverso l’azione di altre associazioni e gruppi, non possono  tuttavia far dimenticare che i soggetti incaricati di realizzare la protezione umanitaria secondo le norme vigenti sono istituzionali e pubblici: supportare non significa sostituirsi. Ora che 96 persone sono state accolte al campo di Medici Senza Frontiere, senza impegnare un centesimo di risorse pubbliche, attendiamo con urgenza la piena attivazione delle competenze e dei ruoli degli Enti che detengono la responsabilità delle richieste d’asilo. E auspichiamo che il meccanismo dei trasferimenti delle persone accolte  in altri siti regionali e italiani consenta di esplicare pienamente, attraverso il turn over dei richiedenti asilo inseriti,  la funzione emergenziale della struttura del San Giuseppe.”