Stasera grande manifestazione in Transalpina, Trg Evrope, in occasione della visita del ministro (muratore) degli Interni a Trieste,contro qualsiasi ipotesi di nuovi muri. In verità, la gente del confine, il popolo della propusnica (che passando in bici sulla frontiera bastava sventolare come una bandierina di appartenenza ad una entità sovranazionale) il confine l'ha eroso abbondantemente nel corso degli anni, ben prima che fosse ufficialmente cancellato. Ora riparlare di barriere, qui nel quotidiano di comunità che la linea amministrativa tra Stati la usa a fini turistici, è il vergognoso inoculo di una malattia pericolosa: ma noi ci siamo auto immunizzati e debelleremo l'epidemia.
di Martina Luciani

Quando ero bambina, e poi
con maggiori consapevolezze da adolescente, mi pareva che il confine tra Italia
e Jugoslavia ci fosse perchè si voleva che fosse così, come la riga bianca in
mezzo a una strada: per ragioni indipendenti dalla realtà dei luoghi e delle
persone. Sperimentavo continuamente che le nostre vite quotidiane erano in
osmosi continua tra qui e lì.
Prendendo conoscenza ( e non
certo perchè a scuola lo si studiasse per filo e per segno) dei fatti storici
che avevano determinato l'esistenza del confine e che lungo il confine avevano
prodotto esperienze atroci, ancor di più mi ero costruita una personale
convinzione.
Cioè che l'esistenza e
l'esaltazione del muro ( non dimentichiamo che in Transalpina è stato abbattuto
un muretto con una rete da giardino...) serviva, con pervicace intenzionalità
malcelata da infiniti discorsi su Gorizia città ponte tra mondi diversi, a
rinfocolare la neo separatezza storica, la contrapposizione delle ideologie,
l'elenco terribile delle colpe e delle relative responsabilità, le
incrostazioni di sangue e sporcizia politica
variamente strumentalizzate con lo scopo di impedire l'evoluzione
consapevole e pacifica della memoria collettiva.

