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venerdì 9 giugno 2017

Le 5 domande rivolte da Legambiente ai candidati sindaci di Gorizia. Le risposte di Andrea Picco - Forum Gorizia



Gli argomenti scelti da Legambiente riguardano la tutela dell'Isonzo, la mobilità sostenibile e la revisione del piano del traffico, la visione urbanistica nella prospettiva del recupero del patrimonio edilizio dismesso e del consumo di suolo a zero, la partecipazione dei cittadini anche a livello transfrontaliero e infine, ma non certo questione secondaria, l'ascensore al Castello.





1) Negli ultimi anni molto si è parlato della riqualificazione e valorizzazione del fiume Isonzo. Eppure buona parte delle sue sponde e golene sono oggetto di degrado, con abbandono continuo di rifiuti, costruzione di accampamenti, pratica di motocross, o ipotesi di costruzione di nuove dighe/centrali idroelettriche.

Intende tutelare concretamente l'Isonzo?

Andrea Picco: Le politiche ambientali sono una delle principali forme di tutela del patrimonio comune, che è qualcosa di più che pubblico, perchè non è cedibile. L’Isonzo è un patrimonio comune naturale, paesaggistico, culturale; è elemento fondamentale dell’ecosistema, è riserva di biodiversità e bellezza. Non solo vogliamo tutelarlo, dobbiamo farlo per salvaguardare il suo ruolo ecosistemico e quello di elemento costitutivo dell’identità cittadina. Non dimentichiamoci che Gorizia vanta giustamente un appeal che risiede proprio nelle caratteristiche ambientali e paesaggistiche e nell’armonia che prima di noi altri hanno saputo realizzare tra architettura urbana e componente verde: l’Isonzo è una risorsa anche da questo punto di vista.

sabato 2 maggio 2015

Legambiente Gorizia: giusto il diniego alla realizzazione delle due centrali a biomasse in città.



Anche Legambiente FVG - Circolo di Gorizia prende posizione nettamente contraria  sul progetto centrale/centrali a biomasse in città.Tra le motivazioni:tante fonti inquinanti tecnicamente in regola generano un impatto ambientale cumulativo.Chi garantisce non se ne faranno altre, o non vi sarà un aumento di potenza successivo? Condiviso il parere negativo del Comune di Gorizia, richiamando la complessità dei contenuti della pianificazione territoriale.


Sotto quest'ultimo e non irrilevante profilo, vorremmo ricordare, si è pronunciata anche la Corte Costituzionale ( se non ci bastasse il Consiglio di Stato) con sentenza 220 del 2014: “l’esercizio del potere di pianificazione non può essere inteso solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, ma deve essere ricostruito come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo, che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli, sia di valori ambientali e paesaggistici, sia di esigenze di tutela della salute e quindi della vita salubre degli abitanti”.
Ecco la nota di Legambiente FVG.

Legambiente prende nuovamente posizione contro la realizzazione delle due centrali a gassificazione di biomasse in città (qui il precedente intervento). Diverse sono le considerazioni che possono essere fatte, ma preme innanzitutto mettere in evidenza che si tratta pur sempre di un impianto industriale in un'area urbana. Su questo vorremmo fare un ragionamento perché siamo certi che l'impianto rispetterà le norme sulle emissioni.
Ciò nonostante si tratterà pur sempre di una ulteriore fonte inquinante a poca distanza dal centro; senza dimenticare che a Gorizia a ridosso di Sant'Andrea abbiamo altre 5 centrali elettriche di cui 3 a biomasse. Per analogia il ragionamento è lo stesso delle automobili, ogni auto infatti viene verificata tramite i collaudi e le sue emissioni sono entro i limiti di legge, idem per le caldaie. Eppure periodicamente anche Gorizia come altre città ha problemi legati ad esempio ai superamenti di soglie di legge delle emissioni di polveri sottili (considerate cancerogene dallo IARC). Questo per dire che tante diffusioni in regola possono comunque causare impatti ambientali cumulativi. Ora le centrali proposte (che sono considerate impianti insalubri) sono due e a breve distanza dall'abitato.
Domandiamoci: cosa accadrebbe se ne aggiungessero altre in futuro, o venissero chiesti aumenti di potenza? La stessa Azienda sanitaria possiamo immaginare per questo motivo abbia dato parere favorevole alla centrale a patto che il calore sia utilizzato ad esempio in un impianto di teleriscaldamento al fine di compensare le emissioni prodotte spegnendo altre caldaie. Opzione che sembra però rimasta mera ipotesi. Deve valere pertanto valere il principio che vede questi impianti incompatibili con le aree urbane (residenziali specificatamente).