mercoledì 20 giugno 2018

Giornata del Rifugiato 2018. A Gorizia #withrefugees. Immagini e storie, foto e video, volontari e richiedenti asilo



COMUNITÀ EXTRAORDINARIA:

STORIE DI VOLONTARI E RICHIEDENTI ASILO, INGREDIENTI DI UNA QUOTIDIANITA’ INVISIBILE



Gorizia, 20 - 23 giugno 2018, Galleria Faganel - Kinemax - Piazza Vittoria 41


Il 20 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo che, costretti a fuggire da guerre e violenze, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era parte della loro vita.

Anche Gorizia celebra questo appuntamento con l’inaugurazione della mostra Comunità Extraordinaria – volontàri e richiedenti asilo | ingredienti di una quotidianità invisibile, questa sera, mercoledì 20 giugno alle ore 19.30, nella sala espositiva di Studio Faganel all’interno di Kinemax, in  Piazza della Vittoria.

Un progetto di foto e video narrazione ideato da Fabiola Faidiga, Gianna Omenetto in collaborazione con Lorella Cucit: ognuna portatrice di un proprio sapere espressivo, che hanno scoperto, esplorato, conosciuto, riunito gli ingredienti visivi ed esperienziali, e raccontato. 

" COMUNITÀ EXTRAORDINARIA è un progetto in itinere, il primo tassello di una storia che esce dal comune, dall’abituale, dall’ordinario. Qualcosa che pochi sanno e che è tempo di portare in luce. Qualcosa che accade fuori dai servizi istituzionali. "

“Abbiamo raccolto storie, intrecciato volti, percepito e fatto nostre sensazioni ed emozioni. Giovani adulti giunti sin qui alla ricerca di una terra dove crescere e lavorare lontani da conflitti e paure, hanno trovato a Gorizia un gruppo di volontàri. Persone comuni, credenti e non, che nella pratica del “fare per l’altro” perseguono ogni giorno uguaglianza e diritti fondamentali. Il susseguirsi quotidiano di piccole/grandi azioni ha colmato in parte dei vuoti tangibili. Inestimabile il gesto di donare coperte, il proprio tempo, preparare un pasto caldo, incontrare sguardi, intrecciare storie e spazi personali, conoscenze. Abbiamo voluto porre al centro la persona e guardare alla cucina come a una soglia accessibile, porta d’ ingresso in una casa diversa, in una cultura diversa. Oltrepassare quella soglia per conoscere, assaporare, partecipare alla costruzione di un mondo nuovo, rinnovato di quegli ingredienti chiamati Rispetto, Incontro, Dialogo, Sostegno, Contaminazione. Siamo state accolte nelle loro cucine, negli spazi dei singoli e di alcune parrocchie, nei luoghi d’incontro. Li abbiamo visti sorridere, parlare, cucinare, fare musica e danzare. Assieme!...Li abbiamo visti creare una comunità possibile: volontari e richiedenti asilo. Persone tra persone. E vogliamo raccontarla così, attraverso i volti e la luce emanata da tante persone che nella quotidianità di azioni tanto semplici, quanto dirompenti, riescono a fondere gli ingredienti di una società partecipe e attenta. Proprio come un ingrediente che entra nella composizione di un miscuglio, al fine di ottenere il risultato voluto, l’integrazione appare necessaria quanto possibile.”
Il progetto, si legge nella nota alla stampa, è stato realizzato grazie a tutta la rete dei volontàri di Gorizia, ai richiedenti asilo, a Kinemax, all’Associazione di promozione sociale Agorè di Gorizia e all’Associazione culturale per lo sviluppo del territorio CASA C.A.V.E di Visogliano (Duino Aurisina -TS).

lunedì 18 giugno 2018

KOBANE. Inaugurata la Casa delle donne. Sostituisce quella distrutta dall'Isis e in più diventa Accademia internazionale.

Distrutta nella struttura fisica, ma per nulla cancellata nel suo significato e ruolo. Così è rinata: a Kobane, nel Kurdistana Rojava, è stata inaugurata la Casa delle donne, un'operazione che ha coinvolto le associazioni Ponte Donna Roma, Lucha Siesta, UIKI Onlus, che è stata finanziata dalla Chiesa Valdese ( con i fondi dell'8 per mille)  ed ha ottenuto un contributo dalla Provincia Autonoma di Bolzano e che a Kobane si appoggia sulla Kongra Star (congresso di tutte le organizzazioni delle donne della Federazione della Siria del Nord) e sulla locale municipalità. 

di Martina Luciani

La notizia è arrivata grazie alla Coop Noncello, che è presente in questi giorni a Kobane non solo per partecipare all'inaugurazione della Casa ma anche per consegnare un kit chirurgico al reparto pediatrico dell'ospedale di Kobane, acquistato grazie al contributo dell'associazione Reciproca Onlus di Pesaro, in partnership con la stessa Coop Noncello e con Labirinto Cooperativa sociale sempre di Pesaro. Questa azione rientra nell’iniziativa più ampia denominata “Kooperazione 4 Kobane” che, in accordo con il Kobane Reconstruction Board – comitato per la ricostruzione di Kobane - vede anche la partecipazione dell’Ufficio d'Informazione del Kurdistan in Italia Onlus e si concentra sull’aspetto sanitario delle strutture a servizio della popolazione locale.

La Casa è un edificio di tre piani, 1500 metri quadrati complessivi, eretta secondo i protocolli eco ambientali indicati dalla conferenza "Reconstructing Kobane" e in armonia ai principi del Rojava e della Carta sociale ha incluso anche nei processi di costruzione pratiche democratiche e di parità di genere.

Come ci ha spiegato Roberto Vitelli, uno di coloro che hanno creduto fermamente in questo progetto fin dalla sua ideazione tre anni fa, la Casa non è finita. Dei tre piani, è finito quello seminterrato e quello al pian terreno. Il terzo è da ultimare, insieme alle rifiniture di tutto lo stabile.

domenica 17 giugno 2018

Regione FVG: ambiente, salute e cittadini non contano nemmeno per l'amministrazione leghista che dice NO alla V.I.A. per la nuova centrale termoelettrica a gas di Sant’Andrea a Gorizia.



Con la delibera n. 1040 del 30.05.2018 la giunta leghista guidata da Massimiliano Fedriga ha detto NO  all’assoggettamento a procedura di Valutazione di impatto ambientale  del progetto di una nuova centrale termoelettrica con motori endoterminci a gas della potenza complessiva di circa 148 Mwt  a Gorizia, nel quartiere di Sant’Andrea, area del Consorzio di Sviluppo Industriale e Artigianale di Gorizia.



di Stefano Cosolo e Martina Luciani - Comitato NoBiomasseGO

La decisione suona come un ennesimo schiaffo ai numerosi cittadini di Gorizia che avevano inviato al Ministero dell’Ambiente le loro osservazioni e la richiesta che tale progetto fosse assoggettato alla procedura di V.I.A. al fine di effettuare una seria e completa valutazione dell’impatto ambientale dell’impianto, situato a pochi metri dal fiume Isonzo, tra gli abitati di Savogna d’Isonzo e il quartiere di Sant’Andrea del Comune di Gorizia.
Nelle osservazioni si era fatto notare, tra le altre cose, come lo “Studio preliminare ambientale” prodotto dall’impresa proponente non faccia riferimento agli altri impianti esistenti/autorizzati dislocati nelle vicinanze. Un trucco molto usato dai proponenti, che prefigura la sistematica elusione della Valutazione di Impatto Ambientale e ne vanifica uno dei principi cardine: “Un singolo progetto deve essere considerato anche in riferimento ad altri progetti localizzati nel medesimo contesto ambientale e territoriale”. In altre parole, l’esclusione della VIA non può avvenire sulla sola considerazione della soglia di potenza dell’impianto.

Nel caso specifico, lì attorno sono stati autorizzati i due impianti a biomasse della Rail Service, l’impianto di trattamento dei rifiuti di alluminio e per la successiva raffinazione degli stessi e ci sono gli impianti della zona industriale; inoltre sarebbero già tre gli impianti esistenti o autorizzati per la produzione di energia elettrica. Del cumulo degli impatti sommati tra loro sull’ambiente e sulla salute dei cittadini chi ha preso nota,  visto che in fase istruttoria abbiamo diligentemente provveduto a illustrare la situazione?
L’iter come il solito nemmeno  richiama le osservazioni dei comitati cittadini, veri destinatari dell’impatto ambientale ma sistematicamente inascoltati.

La Regione,  “padrona” del destino dell’ambiente e delle persone, come lo era prima l’ente Provincia (dalla quale, tra l’altro, ha ricevuto parte del personale tecnico) ex art. 3 Legge regionale 7.9.1990, n. 43 esprime il suo parere negativo all’assoggettamento a VIA anche in forza del fatto che il  Comune,  sempre ambiguo e “poco attento” , pur avendo inizialmente inviato al Ministero tutta una serie di fondate osservazioni poi, leggiamo nel corpo della citata delibera regionale, a seguito dell’integrazione documentale dell’impresa proponente omette di far pervenire il parere. Se non si fosse capito: IL COMUNE DI GORIZIA OMETTE DI FAR PERVENIRE IL PARERE! Figurarsi se si degna di rappresentare le preoccupazioni dei suoi amministrati.

Dunque che sia PD o che sia LEGA, il meccanismo ormai lo conosciamo.

martedì 12 giugno 2018

Lessico dell'infima e corrotta italianità

Prendere a prestito un titolo e riutilizzarlo citando la fonte ma scrivendo d'altro, si può?


di Martina Luciani

A fine Ottocento, due signori - Costantino Arlia e Pietro Fanfani - pubblicarono un libro dal fantastico titolo: Lessico dell'infima e corrotta italianità. Era un testo di filologia, teso ad elencare le parole penetrate nella lingua italiana ed opporsi all'uso di "forestierismi" ( prezioso oggi proprio per capire l'evoluzione linguistica)

Lo stesso titolo oggi potrebbe essere usato non già per un libro, ma per una serie di monografie sui comportamenti, sugli avvenimenti: la politica nazionale e la politica estera, i social media, la cultura, gli apparati burocratico-amministrativi, l'etica, l'estetica, l'arte dell'inciucio e dell'imbroglio. 
Lancio la provocazione a chi volesse cimentarsi nell'opera di ricerca e archiviazione. Io non mi sento di aver titolo: alla proclamazione dell'Unità d'Italia, i miei avi erano sudditi dell'Impero austro ungarico; nel 1946, al referendum popolare per la scelta tra monarchia e repubblica, i miei nonni e genitori, come tutti i goriziani di allora, non poterono partecipare, nè contestualmente poterono partecipare alla elezione dei componenti dell'Assemblea Costituente. Quindi sono, e ormai resto, anomala.

Però, mentre continuo sempre ad emozionarmi rileggendo la Costituzione italiana (e queste sono questioni identitarie mica facili da spiegare a chi non è di qua), ho deciso che nel mio vocabolario personale il sostantivo "italiano" sarà riferito esclusivamente alla lingua che un po' per scelta e un po' no (la famiglia di mio padre italianizzò il cognome durante il ventennio fascista) è la mia lingua madre.
Al livello di sostanza e significato, visto quanto sta accadendo, riconosco solo quello: non percepisco oggi una comunità di persone che abbia memoria adeguatamente lunga, percezione di una comune cultura e senso responsabile di identità collettiva. Gli italiani non ci sono, forse non ci sono mai stati in un numero adeguato a definirsi "popolo", anche se il partigiano Luigi Longo scriveva "Un popolo alla macchia" e vien quasi da credergli, quando parla  di un' Italia antifascista così grande e coraggiosa, e ben salda sulle gambe di una moltitudine di donne e uomini, giovani e vecchi, per Resistere.

Dopo le ultime vicende di questa cosa che solo la permanenza della Costituzione permette ancora di riconoscere come nazione, "italiano" avrà per me solo la funzione di aggettivo qualificativo: la letteratura in italiano e il cinema italiano, l'arte italiana, il cibo italiano, l'ignoranza italiana, la corruzione italiana, la viltà italiana, il razzismo italiano, il fascismo italiano, la malversazione italiana, i topi delle fogne italiane.....

Vado verso la conclusione della mia vita come quando da giovani si scende a rotta di collo lungo un sentiero di montagna: ma non già osando con agilità  il balzo da un sasso all'altro, piuttosto precipitando malamente, rimbalzando tra giorni in bilico su notizie sempre più deludenti, vergognose e squallide: e mi pare di fuggire, ormai senza più coraggio, dalla tempesta che ha già imprigionato la cima dove prima, me lo ricordo bene, splendeva il sole.
Mah, forse per il futuro conviene astenersi dallo scrivere, persino dal parlare, concesso solo un W l'Itaglia, che sulla " glia" vien bene un ghigno amaro. Amarissimo.





mercoledì 6 giugno 2018

DIRE: la notizia di un omicidio a Roma precisa che la vittima è un italiano. Vergogna!



Si diventa razzisti, paurosi, ostili senza neanche accorgersene. Perchè se non vigiliamo costantemente, virus mortali ci vengono instillati e penetrano a fondo. L'informazione ufficiale si fa complice, per negligenza o scientemente, non lo so.


di Martina Luciani

Qesta mattina, su sito on line dell'agenzia di stampa DIRE, campeggia la notizia di un morto ammazzato ( uso volutamente questo linguaggio volgare, ma almeno è nitido, inquivocabile) in uno studio medico a Roma. Una situazione assurda, un colpo di pistola che pare sia partito accidentalmente dall'arma di un vigilante. Il redattore della notizia ha ritenuto di dover precisare che la vittima è un ITALIANO.

Cioè non è solo un paziente che ha avuto la sorte di trovarsi in un luogo dove c'era qualcun altro che poteva starsene armato, ed evidentemente non con l'arma messa in sicurezza ( oh, la nostra sicurezza), ma era anche uno di cui è essenziale precisare la cittadinanza.

Arrivati a questo punto, l'agenzia  - fondata nel 1988 da Antonio Tatò, che era responsabile dell'ufficio stampa del PCI e segretario di Enrico Berlinguer dal 1969 al 1984 - avrebbe anche dovuto precisare se il morto ammazzato era meridionale o settentrionale, omo o etero sessuale, iscritto o no a un partito, pensionato, occupato o disoccupato, incensurato, motociclista....

Domani parteciperò a Trieste a una iniziativa intitolata Parole O_Stili, nello specifico ad una sezione che viene presentata così: Se ci sono parole ostili che dividono e allontanano, ci sono anche parole accurate che riavvicinano, che restituiscono profondità umana al sofferto, che favoriscono un riconoscimento reciproco tra tra vittime e offensori o tra nemici, come ci sono parole che infondono nuovo senso e dignità nei contesti della vita ordinaria, specialmente nella cultura d’impresa, dove i linguaggi tecnici della produttività rischiano di oscurare i lati più creativi e umanizzanti del lavoro...."

L'unica cosa che posso fare, mentre rifletto sul baratro culturale in cui è precipitata la nostra società è portare con me questa notizia e chiedere che se ne discuta.

martedì 5 giugno 2018

DKV_Tre storie di frontiera



Giovedi' 7 giugno alle 18.00 alla galleria Spazzapan di Gradisca visita guidata alla mostra “dkv_tre storie di frontiera” con Giancarlo Pauletto

“Se si riprendono le parole chiave “convivenza” e “amicizia”, utilizzate dalle studiose slovene nel catalogo della mostra, assieme agli avverbi “lentamente”, “tenacemente” e “pacificamente” si può affermare che DKV sono gli artisti che oggi meglio rappresentano una funzione essenziale che l’arte ha avuto e continuerà ad avere. Quella del superamento dei confini. In effetti il sottotitolo della mostra Tre storie di frontiera ci aiuta a farci capire meglio. Nella lingua italiana il confine è qualcosa che blocca, che separa, mentre la frontiera si attraversa e unisce. Dugo, Kusterle e Valvassori questa frontiera hanno saputo attraversarla nel passato.” [Antonio Giusa, Direttore del Servizio promozione, valorizzazione e sviluppo del territorio dell’ERPaC,  cit. catalogo DKV ]
Per la prima volta assieme i tre artisti presentano una selezione del loro lavoro con più di cento opere esposte in contemporanea alla Pilonova galejia di Aidussina e alla Galleria di Gradisca d’Isonzo.
Ed è proprio nella città della Fortezza che giovedì prossimo 7 giugno alle 18, Giancarlo Pauletto co-curatore della mostra “DKV_ Tre storie di frontiera” condurrà una vista guidata nelle sale della Galleria regionale d’arte contemporanea “Luigi Spazzapan”. Un momento di approfondimento e riflessione sul percorso artistico di tre grandi maestri del nostro territorio: Franco Dugo, Roberto Kusterle e Giorgio Valvassori.
Il progetto italo-sloveno DKV Dugo Kusterle Valvassori. Tre storie di frontiera prosegue nella pluriennale collaborazione tra la Galleria Pilonova e la Galleria Spazzapan che nelle figure rispettivamente della direttrice Tina Ponebšek e del direttore dell'ERPAC Antonio Giusa hanno rinnovato il sodalizio. Il progetto è stato promosso per l'Italia: dalla Regione  Friuli Venezia Giulia, dall'ERPAC - Ente Regionale Patrimonio Culturale Friuli Venezia Giulia che gestisce la Galleria regionale d’arte contemporanea “Luigi Spazzapan”, dal Comune di Gradisca d'Isonzo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. Per la Slovenia da Pilonova Galerija, Občina Ajdovščina (Comune di Aidussina), Republica Slovenija Ministrstvo Za Kulturo (Ministero della cultura, Repubblica di Slovenia)
DKV. Tre storie di frontiera
20. 5.–15. 7. 2018
a cura di  Franca Marri e Giancarlo Pauletto
Galleria regionale d’arte contemporanea “Luigi Spazzapan”
Palazzo Torriani - via Marziano Ciotti 51 - Gradisca d'Isonzo GO, Italia
Orari di apertura della galleria: dal mercoledì al venerdì dalle 15 alle 19
sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19
T. +39 0481 960816 / galleriaspazzapan@regione.fvg.it.com / www.galleriaspazzapan.it

DKV_Intimna
a cura di Maja Doljak Marinkovska
Pilonova galerija Ajdovščina Prešernova ulica 3, 5270 Ajdovščina, Slovenia
La mostra sarà visitabile con ingresso gratuito fino al 17 giugno 2018
Orari di apertura della galleria: martedì - venerdì: dalle 9 alle 18, sabato, domenica: dalle 15 alle 18
chiuso: lunedì e festivi
Apertura straordinaria: sabato 16 giugno 2018, dalle 18 alle 24 (Notte bianca dei musei)
Tel. +368 5 368 91 77 / pilonova.galerija@siol.net / www.venopilon.com

Franco Dugo: E' nato nel 1941 a Grgar, un piccolo paese ora in territorio sloveno. Pittore e incisore  autodidatta, vive e opera a Gorizia. La sua prima personale è del 1972. Si dedica da subito alla calcografia che per anni occuperà un posto preminente nella sua produzione. A partire dal 1992 riprende forza e centralità la pittura, in particolare di paesaggio, ispirata al proprio territorio, affiancata dal ritratto, un genere che attraversa tutta la sua produzione, L’opera di Dugo si sviluppa per cicli, nei quali sviluppa un tema principale che emerge dalla complessità di motivi minori, e affronta diverse tecniche: olio, pastello, disegno, acquerello e calcografia. Numerose le esposizioni personali e collettive di incisione e pittura in gallerie private e spazi pubblici sia in Italia che all’estero. Le sue opere si trovano in collezioni private in Italia e all’estero e in molte gallerie d’arte moderna e contemporanea. Dal 1989 al 1995 ha insegnato Tecniche dell'incisione all'Accademia di Belle Arti di Venezia; nel 1996 all'Accademia di Belle Arti di Firenze.

Roberto Kusterle: Nasce a Gorizia nel 1948, dove tuttora vive e lavora. Attivo dagli anni settanta nel campo delle arti visive, si dedica alla pittura e alle installazioni fino all’incontro con la fotografia, che elegge strumento ideale 
della propria ricerca espressiva. Le sperimentazioni degli anni successivi portano alla luce i temi essenziali della sua poetica: la continuità tra il mondo umano, animale e vegetale, il ruolo mediatore del corpo, la negazione dello sguardo, l’esercizio costante dell’ironia, dell’ambiguità e dello spiazzamento per dare forma a un’idea e stimolare l’osservatore a interrogarsi.
 Nel corso degli anni novanta Kusterle abbina la ricerca di un equilibrio formale dell’immagine al ricorso a emulsioni fotosensibili, resine, vetro ed elementi naturali, per creare installazioni e oggetti fotografici tridimensionali. Kusterle inizia negli anni 2000 a ideare e dirigere cortometraggi sperimentali. Si tratta 
di progetti indipendenti, che aggiungono spessore temporale e processualità ai temi e alle atmosfere esplorati in fotografia

Giorgio Valvassori: E' nato nel 1947 a Gorizia. Compie i suoi studi all'Istituto d'Arte Max Fabiani del capoluogo isontino, dove è allievo di Cesare Mocchiutti, Mario Sartori e Agostino Piazza. Dal 1976 e il 1980 frequenta l'Accademia di Belle Arti di Venezia entrando in contatto con artisti quali Edmondo Bacci, Ennio Finzi, Carmelo Zotti. Alla metà degli anni Settanta inizia la sua produzione orientandosi verso la pittura e l’incisione. Il suo lavoro, con il tempo, andrà a concentrarsi sempre più sulle qualità espressive dei materiali unite a formulazioni simboliche la cui progettualità assumerà spesso la forma di installazioni complesse, sculture con materiali poveri e interventi in ambiente. Sempre più rivolto al tridimensionale, il disegno rimane per l'artista un momento e uno spazio per la fase progettuale delle sue creazioni e, al tempo stesso, autonoma espressione di un suo pensiero.  La sua attività espositiva si è concentrata principalmente nell’area centroeuropea che va da Venezia a Budapest, da Trieste a Vienna, in quanto luogo di appartenenza dalle precise ascendenze storico-culturali e punto di riferimento artistico

Referente del progetto: Chiara Aglialoro, mobile +39 340 47 72 191, chiara.aglialoro@gmail.com