domenica 3 febbraio 2019

Massimo Moretuzzo ( Patto per l’Autonomia) : si a nuovi cantieri per la salvaguardia e valorizzazione del territorio, no grandi opere insostenibili per ambiente e paesaggio.


Il segretario del Patto per l’Autonomia e consigliere regionale ha diffuso oggi una lettera aperta intervenendo nel dibattito sullo sblocco dei cantieri: certamente è necessario investire, ma cominciando con il mettere i Comuni nelle condizioni di avviare i cantieri già previsti e facendo lavorare le imprese locali.





Nelle ultime settimane si sta sviluppando un dibattito importante in merito allo sblocco
dei cantieri e all’opportunità di finanziare investimenti pubblici che potrebbero creare
migliaia di posti di lavoro e avere una funzione anticiclica in vista di una fase economica che si preannuncia particolarmente difficile.
Questo appello ha un valore particolarmente significativo nella nostra regione, dove gli investimenti pubblici sono precipitati nell’ultimo decennio in modo drammatico.
La scure sulle politiche di investimento è diretta conseguenza dei tagli che il bilancio del Friuli-Venezia Giulia ha subito in seguito alle imposizioni e ai patti finanziari sottoscritti con lo Stato, che dal 2011 al 2017 sono costati almeno 7 miliardi di euro.
Il risultato è che
negli “anni orribili” 2008/2016, c’è stato un calo diffuso della nostra economia, che ha
colpito in particolare la provincia di Udine con un calo del 17,3%.

La necessità di un piano straordinario di investimenti è quindi un dato oggettivo, se
riteniamo che il nostro territorio non possa sopportare un’ulteriore ondata di crisi, di chiusure di aziende, di diminuzione di posti di lavoro.
È indispensabile però porci delle domande: di quale tipo di opere c’è bisogno? Quali cantieri dobbiamo avviare? Come destinare le poche risorse disponibili per dare un segnale immediato?

Non credo che per il Friuli-Venezia Giulia la risposta stia in progetti faraonici, in poche
opere costosissime che necessitano di decenni per essere cantierate, che vengono solitamente gestite da imprese che arrivano da fuori e lasciano alla nostra economia solo le briciole, e hanno spesso un impatto ambientale e paesaggistico insostenibile.

venerdì 25 gennaio 2019

COOP Gorizia: lanciata una raccolta firme per riavere i reparti di macelleria e di pescheria nel supermercato di via Lungo Isonzo Argentina

La questione evidentemente sta a cuore ai soci Coop: il post, precedente a questo, sulla soppressione dei due reparti precedente a questo ha avuto moltissime condivisioni e letture. Ma soprattutto in parallelo è partita una raccolta firme.


di Martina Luciani

I rappresentanti della Circoscrizione soci di Gorizia hanno il loro bel daffare a raccogliere le firme che sostengono il ripristino dei servizi originari nei reparti di macelleria e pescheria. Perchè la risposta è in breve diventata corale, e le firme si aggiungono rapidamente l'una dopo l'altra: in questa città c'è un certo risveglio di partecipazione diretta ( mi riferisco alle due petizioni popolari su industrie insalubri e adozione del Piano di classificazione acustica) che è ben vero si sviluppa su questioni specifiche ma che mi fa sperare in una crescita della consapevolezza su cosa sia essere cittadino.
Ho apprezzato la lettera della Circoscrizione che motiva la raccolta di firme, anzi la condivido in toto, mi pare un civilissimo modo di interferire nelle questioni gestionali di una azienda che però è anche una cooperativa.
"Con la nostra presa di posizione come soci della cooperativa Coop Alleanza 3.0 intendiamo sollecitare la direzione per il ripristino del servizio di servito nel reparto di macelleria e pescheria del nostro punto vendita."
E allora vediamo chi è la direzione: dal 1° ottobre scorso, il nuovo direttore generale è E' Paolo Alemagna il nuovo Direttore Generale di Coop Alleanza 3.0
Paolo Alemagna, milanese, classe 1967, carriera professionale ai massimi livelli della grande distribuzione, dal quale ci si attende che i conti in rosso della Coop siano risanati.

Il presidente Turrini commentò la nomina così: “Con l’ingresso del nuovo Direttore generale facciamo un ulteriore passo verso la riforma della governance che distinguerà le funzioni della proprietà, di indirizzo e controllo, da quelle della gestione.".
Ecco dunque le mie personali domanda: i metodi per risanare i conti hanno connotati diversi e specifici all'interno di una cooperativa, oppure no? i soci c'entrano nelle funzioni di indirizzo e controllo, o sono solo un'entità astratta che giustifica il permanere della forma giuridica societaria di una impresa che nella pratica vuole essere e fare solo impresa?
Indirettamente se lo chiede anche la circoscrizione soci: " Sicuramente nell'era dell'automazione e della competizione economica il profitto è diventato, per troppi, l'unico obiettivo da raggiungere."
E precisa: "I risultati positivi degli ultimi anni nel punto vendita di Gorizia, via Lungo Isonzo Argentina, sono dovuti al punto vendita nel suo insieme e non di più ad alcuni reparti rispetto ad altri, per cui la modifica dell'offerta commerciale si rifletterà negativamente sull'intera redditività ed afflusso di consumatori e clienti."
L'offerta commerciale in questo caso è anche poter scegliere e comperare la carne e il pesce nelle quantità desiderate, beneficiando di un rapporto, fatto di parole e di fiducia, con la persona che ci fornirà quanto necessario ( in peso, pezzatura, qualità etc etc) con specifica professionalità ( e, devo dire, anche con un sorriso, cosa che nel biancore di un banco frigo non sono mai riuscita a cogliere), lo chiuderà in un pezzo di carta invece che in una monumentale scatola di plastica ( smaltimento a cura del consumatore).
Oltre ad erigere nuovi banchi frigo colmi di contenitori di plastica, cosa comporta chiudere due reparti nevralgici per la tipologia di clientela dello specifico punto vendita? Ridurre il personale? E quando l'avrai fatto, che cosa potrai fare ancora? Ridurre la qualità. Magari persino chiudere il supermercato di via Lungo Isonzo Argentina, che forse ( mia esclusiva supposizione) è un'ideuzza coerente con l'apertura del nuovo supermercato Coop di via Boccaccio.

mercoledì 23 gennaio 2019

La COOP sei tu...? E allora devo rivedere la mia identità di consumatore e socio Coop, perchè qualcosa non mi torna più.

Numerosi clienti del negozio Coop di via Lungo Isonzo Argentina ieri sostavano interedetti davanti al reparto carne e pesce, smantellato e sostituito da una ordinata e triste esposizione di merce nei contenitori di plastica.
Il riassetto dei reparti produce in questo caso la dequalificazione del servizio e del punto vendita, la perdita di professionalità e di relazioni umane.



di Martina Luciani


E' una tradizione di famiglia, fare la spesa alla Copp di via Lungo Isonzo Argentina. Al punto che i dipendenti si ricordano ancora di mio padre, e ci conosciamo da così tanti anni che ci salutiamo chiamandoci per nome e con una cordialità che va ben oltre la cortesia.

Ma da tempo ho notato una strisciante dequalificazione del punto vendita, con la frequente assenza di prodotti che acquistavo regolarmente, la sostituzione dei formaggi venduti al taglio con i pezzi già tagliati e prezzati, la scelta di passare una serie di prodotti in scadenza al 30 per cento di sconto e non più al 50, quattro mele friulane in un gigantesco contenitore di plastica quando basterebbe l'esile sacchetto bio per portarselo a casa, confezioni di carta e plastica che devi occuparti di separare per poter smaltire correttamente gli imballaggi, e via dicendo... 

Per contro, ed anche se non mi garbava veder aumentare poco per volta la quantità di prodotti nelle vaschette di plastica a discapito dell'offerta sfusa, personalmente reputavo di qualità l'offerta del reparto macelleria e pescheria: quello con gli esseri umani dietro il banco.
Visto che non siamo grandi consumatori di pesce, ancor meno di carne, ed io ero e sono rimasta assolutamente ignorante su cosa acquistare, cucino semplice e devo far quadrare i conti,  avere interlocutori umani e non espositori colmi di vaschette preconfezionate era un vantaggio enorme: gli addetti dei reparti  rispondevano alle mie domande, mi consigliavano,mi spiegavano come procedere alla cottura, tagliavano le quantità a me necessarie ( niente di più e niente di meno), secondo le mie esigenze e pure secondo la migliore convenienza, mi accontentavano cercando il pollo allo spiedo più rosolato e cortesemente me lo tagliavano a pezzi, mi rassicuravano sulla provenienza del pesce e me lo pulivano per bene risparmiandomi un'impresa per me atroce in modo che io dovessi solo aggiustarlo con le erbe e ficcarlo in forno. Finito, questo non lo posso più avere. 

Io ho perso una comodità, una forma di piccola serenità quotidiana ( vorrei fare un goulash, per quattro persone, cosa mi dai?) i single avranno i loro bei problemi a trovare la scatola di plastica che contenga quantità adatte al loro standard di consumo, e chi debba invece riempire molti piatti in famiglia probabilmente comprerà più di quel che serve, dovendo ragionare su pezzature e pesi decisi da altri, chissà dove. Certo, abbiamo delle garanzie non da poco sull'assenza di antibiotici e sulla riconoscibilità della filiera, ma io voglio guardare in faccia un mio simile, ringraziarlo e salutarlo prendendo la merce ( una merce speciale, è cibo, è ciò che darò da mangiare alla mia famiglia) e non solo vagare lungo un banco frigo.
Abbiamo un duplice parcheggio, di cui uno sotterraneo, e abbiamo anche, seppur dissestata e pericolosa,  una scalinata che dall'area delle vie Fatebenefratelli/ Diacono/Manzoni consente di raggiungere comodamente il negozio a piedi.

Tutto evolve, ma a me pare evolva in peggio, soprattutto considerando che ho una tessera di socio da ben oltre due decenni, e che il contesto ritengo debba tener conto anche di questo, e non solo delle imposizioni del marketing aziendale. Mi stanno benissimo le iniziative di solidarietà e attenzione per il territorio, per le persone in difficoltà, per gli studenti universitari. Ma voglio considerazione per le istanze dei consumatori più consapevoli e per quelli che lo diventerebbero se gliene fosse data occasione; e voglio dipendenti valorizzati nel loro ruolo di primi rappresentanti di uno spazio commerciale in cui si promuovono e perseguono non solo gli incassi realizzati e di primi interlocutori di un sistema a base cooperativistica.
Spacciarlo come tale solo perchè ci sono un po' di sconti per i soci, perchè posso girare i punti accumulati a Medici senza Frontiere o contribuire a rifornire la Caritas locale non basta, i prezzi sugli scaffali non sono tra i più convenienti, le raccolte alimentari le sa fare anche CasaPound. 

Quindi, se non posso avere ciò che per me costituisce il permanere, nell'ipetrofico e spersonalizzante sistema consumistico, di un ruolo centrale di consumatore e persona, tanto vale cambiare supermercato, a Gorizia non ci mancano, e basta allungare la strada di poco per usufruire  della rete commerciale di Nuova Gorizia, Salcano e San Pietro.












sabato 19 gennaio 2019

VIDEO: Moni Ovadia su Decima Mas accolta in Comune a Gorizia.

Il messaggio. Consentire la lugubre celebrazione del revanchismo filofascista è un crimine: la Costituzione, Legge delle leggi che indica il carattere identitario della nostra Repubblica, è antifascista. Il fascismo è stato un crimine, non esistono ragioni per riabilitarlo in alcun modo. Tutto questo deve cessare.




giovedì 17 gennaio 2019

Decima Mas in Comune a Gorizia. I Ministri degli interni sulla questione non hanno mai nulla da dire. Silenzi che risuonano cupamente.

Il Ministro degli Interni, chiunque sia, e ovunque sia interrogato, alla Camera o al Senato, o tramite lettera, non risponde MAI. E' questo il caso del SILENZIO ASSORDANTE.

In attesa della risposta all'interrogazione dell'on. Erasmo Palazzotto di alcuni giorni fa, il testo del documento inviato dall'on. Serena Pellegrino nel 2018 e l'interrogazione a risposta scritta della sen. Laura Fasiolo del 2017.


di Martina Luciani


L'anno scorso, la deputata Serena Pellegrino scrisse al Ministro dell'Interno. Uno dei passaggi del testo diceva: “Il fatto che nel palazzo del Comune di Gorizia venga ricevuta l’Associazione Decima Mas, che entra dal portone principale con un assetto cerimoniale degno di una istituzione e che trova ad accoglierla Casapound, schierata come un plotone d’onore, esattamente in fronte al percorso d’ingresso in Municipio, è già segnale che la coreografia conta, e conta a sufficienza per ritenere che questa non sia una esecrabile e buffonesca iniziativa di una incauta amministrazione comunale. Ma quando, attraverso la televisione di Stato, ci tocca vedere la delegazione, rappresentante la formazione militare che ha come suo idolo Junio Valerio Borghese, intonare insieme a componenti della giunta e del consiglio comunale l’inno infarcito della tristemente nota retorica bellica fascista, ci chiediamo tutti – dalla piazza dove eravamo riuniti sotto le insegne dell’Anpi fino al Parlamento – se questa iniziativa non abbia ben altri fini di una commemorazione storica e soprattutto se queste cose possano accadere come se nulla fosse in una sede comunale, primo presidio della Costituzione italiana e della libertà conquistata con tanto sangue e tanto dolore.”
Leggete tutta la lettera qui, si fa riferimento anche al concerto neonazista di Azzano Decimo (PN) del 27 gennaio, Giorno della Memoria: http://www.serenapellegrino.it/serena-pellegrino-non-solo-decima-mas-comune-gorizia-anche-concerto-nazi-annunciato-ad-azzano-decimo-pn-ministro-dell-interno-coinvolto-garantire-la-tenuta-democratica-antifascis/

Andando a ritroso, nel 2017 la senatrice Laura Fasiolo presentò una interrogazione al Ministro dell'Interno, ribadendo che " ogni anno il sindaco di Gorizia ha accolto i reduci della "Decima Mas", una formazione militare agli ordini del "principe nero" Junio Valerio Borghese, principale artefice del tentato colpo di Stato del 1970;
il motivo della commemorazione è l'idea, presente solo nella memorialistica dei reduci di Salò e non nella storiografia ufficiale, per cui essi sarebbero morti nella selva di Tarnova nel gennaio 1945 in difesa dell'italianità di Gorizia, minacciata dai partigiani di Tito, tuttavia, nella realtà essi erano totalmente asserviti ai nazisti e al loro progetto di annessione definitiva del territorio al terzo Reich".
Senza risposta, visto che agli atti del Parlamento l'interrogazione risultra ancora in corso ( http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/08462&ramo=S&leg=17) la richiesta: si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda assumere perché questa cerimonia non si ripeta, in quanto essa rappresenta una ferita ingiusta e non più tollerabile nei confronti di coloro che si sono battuti per la libertà del Paese e per la sua Costituzione.
Faccio notare che la classificazione EUROVOC è:
fascismo
discriminazione razziale
nazionalsocialismo.
A questo punto non resta che rivolgersi al Presidente della Repubblica.

mercoledì 16 gennaio 2019

Petizioni popolari pronte. Ma non consegnate perchè non si capisce come si deve fare. Però dalla stampa arriva la rassicurazione del Comune: zone industriali e abitazioni mai più vicine.

Terminata la raccolta delle firme alle petizioni popolari, i promotori si scontrano con le incertezze burocratiche. Come si depositano in Comune a Gorizia le firme? Tira, para, molla, ancora non ci siamo riusciti. Curiosamente oggi titolone sulla stampa: Mai più zone industriali vicino alle case. Non penserete che ci basti, vero?


di Martina Luciani

Ci sono Comuni della stessa Nazione di cui fa parte anche Gorizia che sul proprio portale web descrivono nel dettaglio le modalità di consegna delle petizioni popolari. Noi ancora non abbiamo capito come fare. E siamo così educati e rispettosi da attendere indicazioni, per adempiere correttamente quanto necessario e veder attuata una fondamentale facoltà del cittadino, quella cioè di coinvolgere per mezzo della petizione popolare il consiglio comunale, la Giunta e il Sindaco su temi che appartengano alle loro competenze istituzionali.

Nel frattempo, anche perchè non ne facciamo mistero, evidentemente la voce della rilevanza del numero delle firme raccolte ( moltissime di più delle 200 richieste dallo Statuto comunale)  sia sulla petizione diretta ad ottenere una variante del Piano regolatore cittadino che imponga norme più restrittive per la realizzazione di industrie insalubri e per impianti di gestione e trattamento di rifiuti speciali, sia sulla petizione che chiede l'adozione del Piano di classificazione acustica comunale, ha prodotto la curiosa e maldestra avance letta oggi.

Allora, e seppur a titolo personale ( ma immagino che tra i promotori delle petizioni altri la penseranno come me), vorrei precisare che di queste uscite così all'avanguardia, manifestazione di una coscienza amministrativa garantista dei diritti fondamentali, ecologista e proiettata a conservare e migliorare il mondo per le generazioni future, ne ho sentite a bizzeffe, e raramente ho visto seguire fatti concludenti sul piano della realtà oggettiva. Raramente ho visto schierarsi - nelle sedi dove realmente si decidono le cose e si concedono o rinnovano le autorizzazioni o si prolungano termini o si mettono le pezze "ora per allora" alle più svariate manifestazioni di illegalità - i rappresentanti delle amministrazioni elette dai cittadini.

Quindi mi viene da ridere. Anzi mi viene da piangere: cosa significa "mai più zone industriali vicino alle case"?  La prima interpretazione è che se vogliano realizzare delle altre. Follia o imbecillità?
Troviamo qualcosa di meglio: ridisegnare il perimetro della zona industriale esistente, rimpicciolendola ( tanto è quasi vuota) in modo da aumentarne la distanza dalle aree residenziali.
Questa non è niente male.
Ma perchè viene usato il plurale "zone industriali"? Perchè non ci può aspettare il corretto uso delle concordanze dall'amministratore pubblico o perchè qualcos'altro sobbolle in pignatta? Perchè queste informazioni si intersecano con il percorso della variante 41?

Magari fosse che l'uscita sulla stampa è prodotta dall'aver percepito che le due petizioni popolari manifestano ben altro oltre alle questioni per cui sono state formulate: cioè la volontà dei cittadini di essere parte attiva nel  dibattito politico su questioni fondamentali, sempre e non solo quando sono utili interlocutori in campagna elettorale.

La conclusione è che, a parer mio, l'amministrazione locale da decenni naviga a vista, gestisce il potere e non governa,  non produce progetti a lungo termine, di volta in volta si accontenta qualcuno o si tenta la fortuna, che non arriva mai: e non arriva perchè non è mai stato sviluppato un percorso partecipato per decidere quale deve essere la Gorizia migliore possibile tra 10 anni, meglio ancora tra 20 anni. Quella piena di supermercati o quella che conserva il suo Tribunale, quella che svende il territorio spacciando le discutibili e spesso fallimentari operazioni imprenditoriali per sviluppo economico ( che notizie del Three shades of green?), quella che si dedica al turismo con un fantomatico ascensore al Castello mentre il cuore urbano agonizza, quella che ama il cicloturismo e la mobilità dolce ma non sa fare una pista ciclabile decente, quella delle spiagge sull'Isonzo ma che non riesce ad ottenere una discussione trasparente sulla gestione della diga di Salcano e delle altre dighe slovene sul corso del fiume sacro alla Patria?
Bisogna fare petizioni popolari ogni 3 mesi. E le faremo.









martedì 15 gennaio 2019

Gorizia e la Decima Mas in Comune. Cosa risponderà il Ministro dell'Interno interrogato alla Camera dei Deputati sul pieno esplicarsi delle garanzie antifasciste nelle istituzioni pubbliche e nella città medaglia d'oro per la Resistenza??

L'on. Erasmo Palazzotto (Sinistra Italiana) ha descritto in una interrogazione a risposta scritta, rivolta al Ministro dell'Interno, il crescendo di espressioni neofasciste che si stanno verificando a Gorizia, tra iniziative di CasaPound ( con riferimento alla conferenza sulla Decima Mas) e accoglienza nella Casa Comunale dell'Associazione che si ispira a Valerio Borghese.
Questo il testo depositato a Montecitorio l'11 gennaio scorso, sollecitato da Serena Pellegrino e dagli antifascisti goriziani.




INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
presentata dall'On. ERASMO PALAZZOTTO il 11/01/2019 12:06

Al Ministro dell'Interno - Per sapere - premesso che:

il prossimo 12 gennaio, Casapound ha organizzato a Gorizia una conferenza con l’Associazione Decima Mas, così come pubblicizzato da una locandina che recita la seguente scritta: “X° Flottiglia Mas per l’onore d’Italia”. La conferenza anticipa di pochi giorni l’evento che il 19 gennaio vedrà la rappresentanza della Decima Mas ricevuta all’interno del Comune di Gorizia dai rappresentanti istituzionali: una manifestazione che si ripete di anno in anno, che nella scorsa edizione è arrivata al punto da vedere i saluti fascisti all’ingresso della delegazione nella Casa comune dei cittadini e sentire poi intonato, in una sala interna, l’inno di guerra della formazione;
l’ANPI, intenzionato come nel passato a manifestare il 19 gennaio insieme alle forze democratiche cittadine e dell’intero Friuli Venezia Giulia, davanti al Palazzo Municipale, si è visto relegare in una piazza ben distante dal Comune, trattamento peraltro riservato anche a CasaPound, che ha ottenuto il permesso di manifestare in un’ulteriore e diversa piazza di Gorizia: decisione che realizza una sorta di par condicio impossibile visto che gli aderenti a CasaPound si definiscono fascisti del terzo millennio, e disposta dalle istituzioni competenti (Prefettura e Questura) che sono antifasciste per definizione e per Costituzione;
a parere dell’interrogante le iniziative in programma a Gorizia, che tra l’altro si terranno due settimane prima della celebrazione della Giornata della Memoria, ledono i principi previsti dalla Costituzione repubblicana e in particolare della specifica norma che al primo comma della XII disposizione transitoria e finale esclude che in Italia si possa ricostituire il partito fascista, oltre che delle leggi Scelba e Mancino che costituiscono la barriera costruita dal nostro Paese contro qualsiasi velleità di riportare indietro l’orologio della Storia;
nel settembre del 1943 Gorizia, insieme a Trieste, Udine, Pola e Fiume divennero, oltre a Lubiana, al Trentino e alBellunese, territorio controllato militarmente e civilmente dai nazisti, e l’acronimo OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland) ancora oggi conserva il suo temibile e lugubre impatto nella memoria collettiva di questi luoghi;
per dare un’idea del contesto, basta ricordare che allora, la Gazzetta Ufficiale del Regno italiano venne sostituita da un bollettino emanato dal commissario tedesco che aveva pieni poteri sulle terre e sui cittadini e rispondeva del suo operato, violento, intimidatorio e crudele, soltanto a Hitler. La Resistenza partigiana ebbe un ruolo incontrovertibile nell’azione di liberazione del confine orientale, dalla Resistenza è nata la nostra Costituzione repubblicana ispirata ai valori della democrazia e dell’ antifascismo;
la città di Gorizia è medaglia d’oro per la resistenza nella guerra di liberazione;
a parere dell’interrogante è opportuno che a Gorizia, viste le iniziative di Casapound e dell’Associazione Decima Mas, la cui triste storia alle dipendenze dei nazisti è ben nota, siano esplicitamente arginate le crescenti espressioni neofasciste e riaffermati i principi che sono i capisaldi della nostra Costituzione, nata quale reazione dell’intero Paese devastato dalla guerra e dalla dittatura e fermo ripudio del fascismo, strumenti di garanzia della libertà del nostro popolo e dell’intera Europa -:
se il governo non intenda, per quanto di competenza e anche attraverso la Prefettura di Gorizia, effettuare le opportune verifiche e prendere le conseguenti iniziative in merito allo svolgimento dell’iniziativa di Casapound esposta in premessa e della presenza istituzionale dell’Associazione Decima Mas nel Comune di Gorizia che, a giudizio dell’interrogante, si pone in contrasto con il dettato costituzionale, rassicurando i cittadini sul pieno esplicarsi delle garanzie antifasciste che sono i capisaldi della Costituzione e custodi della libertà e della democrazia delle cittadine e dei cittadini italiani.
On. ERASMO PALAZZOTTO

venerdì 11 gennaio 2019

Patto per l'Autonomia. Uno sconto di 142 milioni di euro dallo Stato al Friuli Venezia Giulia? Fedriga mistifica la realtà: rapina era e rapina resta.


Una nota del consigliere regionale Massimo Moretuzzo  (Patto per l'Autonomia) spiega come non sia stata mantenuta la promessa elettorale di Fedriga sulla rinegoziazione del patto Tondo - Serracchiani ma anche che il blocco degli accantonamenti ( che andrebbero tutti restituiti dallo Stato alla Regione visto che il federalismo fiscale non si è fatto) in realtà sono stati sospesi mesi fa. La convocazione di una commissione d'inchiesta è necessaria per verificare le affermazioni di Fedriga.   

Comunicato stampa 11 gennaio 2019.
BASTA GIOCARE CON I NUMERI!
LA RAPINA AI DANNI DEL FRIULI-V.G. E’ STATA CONFERMATA E FEDRIGA LA DEFINISCE UN SUCCESSO.
Moretuzzo: “Si convochi una commissione d’inchiesta per coinvolgere il Consiglio e verificare quanto affermato dal Presidente.
Ne va del futuro della Specialità regionale.”

I numeri scritti nero su bianco parlavano e parlano chiaro: il Friuli-Venezia Giulia non ha rinegoziato un bel nulla rispetto a quanto previsto dagli accordi fatti da Tondo e Serracchiani e dovrà versare allo Stato 2,4 miliardi di euro nei prossimi tre anni.Altre Regioni sono state più “persuasive” di noi: la Sicilia ha ottenuto uno sconto di 900 milioni di euro per il prossimo triennio, con il risultato che questi accordi costeranno 200 euro all’anno a un cittadino della Sicilia contro i 700 euro dovuti da ogni cittadino del Friuli-V.G.

Il Patto per l’Autonomia ha denunciato l’ennesima conferma della rapina in atto nei confronti della nostra Regione già nella conferenza stampa tenutasi il 3 gennaio scorso, a quattro giorni di distanza dall’approvazione della legge di stabilità statale.
Oggi si legge che il Presidente Fedriga sostiene di essere riuscito a ottenere dal Governo uno sconto per il 2019 di 142 milioni di euro perché, a suo dire, si è riusciti a “bloccare il rinnovo delle varie misure Monti, Renzi e Gentiloni”.
Questa è una mistificazione colossale!
Il blocco di queste compartecipazioni era già previsto in precedenza, tant’è che è stato riportato come previsione nel DEFR di dicembre 2017 e poi ribadito nel documento approvato a luglio 2018 in Consiglio regionale
laddove si dice che “dal 2019 cesseranno gli accantonamenti delle quote di compartecipazione, statutariamente spettanti alla Regione e strumentali al risanamento della finanza pubblica, previsti, rispettivamente, dall’art.1, comma 526, della L. 147/2013 (Legge di stabilità 2014), come modificato dall’art.46, comma 3 D.L. 66/2014 e dall’art.1, comma 400, L. 190/2014 (Legge di stabilità 2015), per un importo complessivo annuo valutabile in 142 milioni di euro”.

mercoledì 9 gennaio 2019

Raccolte punti dei consumatori: continuano a farci spendere, questa è ingannevole premiazione della fedeltà al consumo.

Le tessere punti o i bollini da appiccicare poi su apposite schede affollano i nostri portafogli ed a fine anno frequentemente bisogna tirare le fila della paziente raccolta e scegliere quello che viene definito "il premio". E che tale di solito non è.
 


di Martina Luciani

Gradualmente, ma inesorabilmente, il meccanismo dell' effettivo riconoscimento della fedeltà di consumatori si è trasformato e sempre più spesso prevede ulteriori esborsi per entrare in possesso del presunto premio.
Quindi il concetto di premio ingannevolmente nasconde l'opportunità di acquistare a prezzo di favore una serie di oggetti. Che sono offerti con un cerimonioso contorno di complimenti e salamelecchi vari, e che di solito sono mediamente inutili: o perchè già presenti nelle dotazioni domestiche e personali o perchè esemplari di quell'accozzaglia di oggetti di scarso valore che facciamo entrare nel nostro quotidiano senza che ve ne sia un reale bisogno.


Il vecchio tipo di opzione va dunque riducendosi a favore del meccanismo prima descritto, che muove ulteriori consumi  pilotati però ( questo è l'aspetto ulteriormente ingannevole) entro cataloghi ben definiti di merce. Se poi ti accorgi ad esempio che il set di coltelli ricevuto in cambio di tot punti e tot euro ( pochi, ma sempre euro) non si può lavare in lavastoviglie, sono affari tuoi; se i tasselli del tagliere di bambù si scollano in breve, sono affari tuoi; se il set di asciugamani si rivela di infima tessitura, sono affari tuoi e via discorrendo.

E' molto difficile ritornare al passato, ai servizi per la colazione che componevi gradualmente e duravano una vita, ai piatti inglesi (con i punti della Standa, ancora in uso a casa mia) ricevuti uno alla volta, all'asciugacapelli di marca ottenuto senza spendere un centesimo ma solo con i famosi bollini...Il principale obiettivo di una raccolta punti, realmente fidelizzante e realmente premiante, dovrebbe essere l'ottenimento di uno sconto sulla spesa. Che esprime però un'idea anticonsumistica ovviamente invisa a chi promuove l'aumento dei consumi, troppo spesso a qualunque costo.

Poche le organizzazioni commerciali che resistono a collegare ai punti accumulati con la tessera sconti sulla spesa, a reale beneficio dei clienti. Tutte invece spendono cifre sicuramente rilevanti per comporre sontuosi cataloghi di "premi": risparmiassero quei soldi ( e quella montagna di carta) a favore di una riduzione dei prezzi io sarei più contenta.

Infine, ed è la cosa più grave, il consumatore non reagisce all'inganno, è obnubilato dal fremito del possesso, dell'acquisto; che si insaporisce con una sorta di soddisfacimento quasi erotico quando gli sembri di aver fatto un affare, anche se in realtà l'affare l'ha fatto qualcun altro alle spalle sue. Ad esempio il produttore di tazzine di caffè con una decorazione che al mercato regolare non è piaciuta proprio, e che reindirizza il prodotto poco attraente in questa specie di secondo mercato di fasulli premi e altrettanto fasulle gratificazioni.
Consumatori svegliatevi! E considerate quanto ci costa essere lusingati da quella che appare come una premiazione ma in realtà ci vincola ancora più strettamente alla sudditanza del mercato.






venerdì 4 gennaio 2019

Migranti in Italia. Il sindaco di Palermo sospende alcune misure del decreto sicurezza. Salvini cominci a preoccuparsi, perchè Orlando non è solo.

Circolano sul web post in cui si sostiene che la lettera del sindaco Leoluca Orlando al Capo area dei Servizi al cittadino del Comune di Palermo è un bluff, che non contiene indicazioni per la sospensione di alcune prescrizioni del decreto sicurezza che riguardano i migranti. Decidete voi, questo il testo, i cui contenuti sono analoghi alle prese di posizione del sindaco di Firenze, del sindaco (sospeso) di Riace, del presidente della Regione Lazio, del sindaco di Napoli ( in dettaglio qui), e condivisi da altri sindaci siciliani.




Al Sig. Capo Area Servizi al Cittadino SEDE

OGGETTO: Procedure per residenza anagrafica degli stranieri.

Nella mia qualità di Sindaco della Città di Palermo, da sempre luogo di solidarietà e di impegno in favore dei diritti umani, in coerenza con posizioni assunte e atti deliberativi adottati da parte di questa Amministrazione comunale, che considera prioritario il riconoscimento dei diritti umani per tutti coloro che comunque risiedono nella nostra città, Le sottopongo una richiesta di ponderazione e una precisa indicazione riguardo alla Legge 132/2018.
Tale impianto normativo continua a suscitate riflessioni, polemiche e allarmi diffusi anche a livello internazionale per il rischio di violazione dei diritti umani in caso di errata applicazione, con grave pericolo di violazione anche della legge umanitaria internazionale.
À tal proposito si richiama la nostra Carta costituzionale (mi piace qui ricordare che quest'anno si è celebrato il 70° anniversario della entrata in vigore) con particolare riferimento all’art. 2 (laddove il rifiuto di residenza anagrafica limita il soggetto nell’esercizio della partecipazione alle formazioni sociali);
all'art. 14 (laddove l’inviolabilità del domicilio verrebbe incisa da un provvedimento negativo in materia anagrafica);
all’art. 16 (laddove la libertà di movimento verrebbe condizionata, se non addirittura disumanamente compressa, in caso di incisione del diritto di residenza oltre ogni ragionevole protezione di altri interessi pubblici eventualmente concorrenti);
all’art. 32 (laddove il diritto alla salute potrebbe essere meno garantito in ragione della differente area di residenza anagrafica, o peggio, della mancanza assoluta di residenzialità formale).
Non solo: è la giurisprudenza stessa della Corte Costituzionale che da sempre afferma e statuisce “che lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona (...) In particolare, per quanto qui interessa, ciò comporta il rispetto, da parte del legislatore, del canone della ragionevolezza, espressione del principio di eguaglianza, che, in linea generale, informa il godimento di tutte le posizioni soggettive” (Sentenza n. 148/2008; si vedano altresì le sentenze n. 203/1997, n. 252/2001, n. 432/2005, n. 324/2006).

Ebbene, al fine di evitare applicazioni ultronee delle nuove norme, che possano pregiudicare proprio l’attuazione di quei diritti ai quali lo scrivente responsabilmente faceva riferimento e ossequio, Le conferisco mandato di approfondire, nella Sua qualità di Capo Area dei Servizi al Cittadino, tutti i profili giuridici anagrafici derivanti dall'applicazione della citata L.132/2018 e, nelle more di tale approfondimento, impartisco la disposizione di SOSPENDERE, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge 132/2018, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica.

Distinti saluti.
Sindaco Leoluca Orlando