venerdì 12 gennaio 2018

Profughi a Gorizia. Ricominciano i bivacchi all'aperto. Esauriti tutti gli spazi per l'accoglienza: governativa e non.

Da stanotte, nel cuore dell'inverno, si è riproposto a Gorizia  il problema dell'accoglienza migranti. Più che fornire coperte e sperare nella clemenza delle temperature notturne, altro il volontariato locale non ha potuto fare se non lanciare l'allarme e un appello alle istituzioni, ai cittadini, alle associazioni, alle forze politiche. Il meccanismo dei trasferimenti gestito dalla Prefettura nuovamente è in stallo e un luogo coperto e sicuro in alternativa all'asfalto delle pubbliche vie e piazze non sembra si possa trovare in tutta la città.


di Martina Luciani


In quest'ultimo periodo, dopo la scelta dell'amministrazione comunale di chiudere la galleria Bombi senza mettere a disposizione un luogo chiuso e minimamente attrezzato dove sistemare i profughi, in qualche modo la situazione era rimasta sotto controllo. Il tendone aperto con la collaborazione di Curia diocesana e Medici Senza Frontiere ha consentito di disporre di 60 posti, mentre la sala della Caritas di piazza San Francesco ha sopperito ai momenti di sovraffollamento e la parrocchia di San Rocco è intervenuta offrendo gli spazi e la solidarietà dei parrocchiani per gestire una distribuzione di cibo e indumenti.

Adesso è inutile e capzioso discutere sulle dimensioni, sulle dinamiche e sulle ragioni e sul significato dei flussi di profughi: non si è riusciti, stanotte, a sistemare tutti, ci sono esseri umani che dormono all'addiaccio e continueranno a farlo finchè la richiesta della Prefettura di Gorizia relativa ai trasferimenti da Gorizia in altri centri di accoglienza non troverà risposta. Una risposta sempre più difficile da ottenere, ce ne rendiamo conto, con l'aggravante non solo della mancanza di un piano di emergenza comunale ma di una qualsiasi possibilità di ragionamento con l'amministrazione in carica: ragionamento basato sui fatti e sulla valutazione oggettiva,  invece che su una serie di stigma politici assolutamente avulsi dalla realtà globale dei flussi migratori, xenofobi e destinati ad implodere ( non oggi, forse non domani, ma probabilmente dopo domani) con gravi conseguenze pratiche per tutti, cittadini inclusi.

giovedì 11 gennaio 2018

INCONTRO CON EMILIO RIGATTI. Tra le colline, nel cuore del Collio/Brda a cercar alchimisti e bellezza.

Ieri sera, in sala Dora Bassi, primo di quattro appuntamenti con scrittori che hanno scritto del nostro territorio o scelto di ambientare qui da noi i loro romanzi: Emilio Rigatti, intervistato da Marilisa Bombi, ci ha condotto nel Collio, qua e là attorno al confine tra Italia e Slovenia, con il suo ultimo libro " Gli alchimisti delle colline"( Ediciclo).



di Martina Luciani

Tre questioni mi sono state rinnovate, durante questo incontro letterario, e ne sono felice perchè nella furia quotidiana va a finire che si perdono pezzi dei propri interessi e passioni, l'occasione per recuperarli è quindi un autentico dono.
Rigatti ha citato uno degli uomini della mia vita, Patrick Leigh Fermor, per il quale ho tradito spudoratamente Colin Thubron: devo raccomandargli di leggere anche " La strada interrotta", che conclude, seppur postumo, il percorso ( uno dei più raffinati e colti che io conosca) tra Londra e Istanbul.
E consiglio a chiunque, indipendentemente dalla passione per la letteratura di viaggio, la lettura dei due libri di cui Rigatti ha fatto cenno: "Tempo di regali" e "Fra i boschi e l'acqua", entrambi editi da Adelphi, che ha pubblicato anche il terzo volume su questo straordinario viaggio a piedi, iniziato nel 1933, attraverso la geografia fisica, culturale e sociale dell'Europa ( già pesantemente minacciata dal nazismo e dalla catastrofe) con uno scopo evidentemente iniziatico e una meta che stava ben oltre i lembi cartacei della toponomastica.
In termini letterari, Fermor è un capostipite, Chatwin ( che fu suo amico) viene dopo di lui e così anche Thubron e molti altri che hanno fatto propria e sviluppato la sua impareggiabile scrittura. Per la prima volta, nella mia vita di lettrice, dopo poche pagine di "La strada interrotta" ( ho letto Fermor cominciando al contrario) ho avuto il bisogno di andare a cercare la sua faccia tra le immagini del web, quasi avessi il bisogno di stringere un rapporto più fisico con l'autore. Fatto sta che dal tavolo accanto al letto,  ho spostato più in là i libri di Thubron ed ora,
nella pila più vicina al mio guanciale,ci stanno quelli di Fermor.

Secondo punto: quando leggo le parole alchimia e alchimisti mi irrigidisco sempre. L'una e gli altri mi sono vicini, li considero (la prima) strumento fondamentale per tentare di capire qualcosa dello spirito universale e (i secondi) irrinunciabili maestri di teoria e pratica.
Fatto sta, che sono diffidente, come tutti quando vediamo banalizzato qualcosa che consideriamo con rispetto. Ma Rigatti, si è capito subito, non ha scelto illegittimamente il titolo del suo libro.

Definendo un suo interlocutore "mistico" - parola anche questa densa di significati -  ha spiegato che questo signore attribuiva, in una località tra le colline, la particolarità e la suggestione di un luogo all' ONDULAZIONE. Alla vibrazione, cioè, gli ha precisato Rigatti. No, no, ha insistito l'altro, all' ondulazione.
E io mi sono vista campeggiare, alle spalle dello scrittore ciclista e della sua intervistatrice, il geroglifico egizio che rappresenta l'acqua.Ed il suono (e)N.

Ma non solo l'acqua, anche l'energia, in quella forma particolare detta ancestrale, quella che percepiamo nei luoghi dove non è stata soffocata o totalmente confusa ed a cui possiamo attingere. Tant'è che l'espressione dell'antico vacabolario egizio per IO è composta dal segno di una bocca socchiusa ( R) e dall' ondulazione che esprime il significato "energia": perchè REN altro non è che la peculiare e individuale espressione dell'energia e del pensiero che prende concretezza attraverso il suono della parola. 

Che il mistico incontrato da Rigatti sia consapevole dell'energia ( chiamatelo anche genius loci, va bene uguale) offerta dalla Terra sotto i suoi piedi è un fatto. Mi emoziona, in aggiunta, che abbia ritenuto di doverla descrivere con un termine, ondulazione per l'appunto, che si rifà a quell'antica civiltà e sapienza che nella quale affonda le sue radici l'alchimia: ben prima di Paracelso, Al - Kemi significava semplicemente l'Egitto.

Terzo punto: devo leggere quanto prima "Gli alchimisti delle colline", sperando di trovare descritti  gli itinerari che hanno ingolosito tutto il pubblico. L'occasione di rigenerarsi profondamente è il valore aggiunto di questo libro, basta trovare i luoghi dove le "ondulazioni" risaliranno dalle nostre caviglie fino al cuore.  

mercoledì 10 gennaio 2018

IL BON TON DEI SINDACI, DONNE E UOMINI. Che sia solo buffonata di questa amministrazione regionale o qualcosa di ben più grave, in termini sociologici, culturali e pure politici?



Non si può credere. I media occupano paginoni con questa storia, i sindaci sono infastiditi e forse anche qualcosa di più, visto che il senso dell’umorismo sta precipitando in questi tempi cupi: fornito dalla Regione ai primi cittadini dei Comuni del Friuli Venezia Giulia un
dettagliato manuale sul cerimoniale, sul comportamento, sull' igiene personale e sull'abbigliamento.



di Martina Luciani


 Denaro pubblico è stato speso per pubblicare un libercolo (inviato dalla Regione Friuli Venezia Giulia ai sindaci in cui) oltre a informazioni sul cerimoniale degli enti comunali, si dilunga a spiegare che ci si deve lavare, deodorare, tagliare le unghie, stare a tavola, vestire in un certo modo, stringere la mano in maniera decisa e con un tocco che non si prolunghi per più di tre secondi.
L’autore di “Signor/a Sindaco. Come fare quando" è Giovanni Battista Borgiani, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'università di Genova, diplomato in Dottrina Sociale della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense e specializzato in Politica Internazionale e Cooperazione allo Sviluppo a Roma dove ha conseguito anche il titolo di Esperto in Cerimoniale e Protocollo Nazionale e Internazionale presso la Scuola Italiana per l'Organizzazione Internazionale (Sioi).
Le indicazioni gentilmente offerte (sapremo in seguito il costo dell’operazione?) hanno un aroma che  sa di vecchia colonia con un fondo che ricorda gli armadi dove le muffe stanno per sferrare un poderoso attacco.

Giacca chiusa (non si precisa quanti bottoni, che non è irrilevante),cravatta diversa da pochette: la mattina scegliere il fazzolettino da tasca è un’azione politica fondamentale.
Camicia azzurra tinta unita o con righina di giorno, bianca la sera con abito da cerimonia ( che evidentemente non può essere nero, visto il divieto precedente): non è precisato se popeline, zephir, twill, piquet, oxford e tutti gli altri che non mi ricordo, con che tipo di collo ( immagino che il botton down sia eresia) se con i gemelli al polsino o se con i bottoni su polso smussato, ad angolo o diritto. Ma lasciamo perdere, un minimo di creatività va previsto, magari il sindaco in questione ha in Giunta assessori con una attitudine particolare all’innovazione dello stile e alla personalizzazione e si potrà ispirare per qualche piccola trasgressione al manuale. 

martedì 2 gennaio 2018

Alberi monumentali a Gorizia



In area privata ed anche in area pubblica: a Gorizia troneggiano ben sette alberi monumentali


di Marilisa Bombi

Possiedono l’energia della terra e del cielo. Le loro radici di allungano in profondità ed i loro rami si protendono alti verso la luce, trasformando l’energia in forza vitale, che permane nel tempo. Pensavo a questo, l’altro giorno, quando nel comporre un addobbo natalizio ho utilizzato un vecchio rametto, ormai secco, ricoperto di neve finta che abbelliva il mazzo di fiori ricevuto in dono il Natale di un anno fa. Portato in casa, …. senza acqua e senza terra, sono comunque spuntate le gemme. Un miracolo della natura. Come miracoloso è il fatto che siano passati indenni a guerre ed alluvioni, gli alberi centenari che vivono nella nostra città.
Sono sette gli alberi monumentali a Gorizia. Abbiamone cura!
Il dato emerge dal primo elenco degli alberi monumentali d'Italia approvato con decreto del Capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale dello scorso dicembre 2017.
L'elenco, diviso per Regioni, si compone di 2.407 alberi che si contraddistinguono per l'elevato valore biologico ed ecologico (età, dimensioni, morfologia, rarità della specie, habitat per alcune specie animali), per l'importanza storica, culturale e religiosa che rivestono in determinati contesti territoriali.
Questi i monumenti verdi in città. Due sono i platani (Platanus acerifolia (Aiton) Willd) in possesso delle caratteristiche prescritte dalle norme ed ubicati rispettivamente  nel parco del Municipio ed in borgo castello. Abbiamo, poi, l’insieme omogeneo di Castanea sativa Mill in via Franconia. Si tratta in sostanza di un boschetto di castagni da frutto che dovrebbe avere circa 300 anni, che si trova tutto in area privata. C’è, poi, il gelso (Morus alba) in piazza San Rocco e quello magnificente di riva Corno, 20. Non poteva mancare all'appello la Magnolia grandiflora dei giardini pubblici di corso Verdi. Infine, fa bella mostra di sè, l'insieme omogeneo di Paulownia tomentosa (Thunb.) Steud di via Attems 89, anche questo ubicato in proprietà privata. Peraltro, l’elenco avrebbe potuto comprendere anche la magnifica sequoia che troneggiava nel parco del Municipio, che invece giace supina; perché non sempre chi amministra la cosa pubblica è dotato di quel minimo di buon senso che dovrebbe caratterizzare l’azione amministrativa.
Al fine di consentire le misure di tutela, conoscenza, valorizzazione e gestione dei beni censiti, l’elenco degli alberi monumentali d’Italia è stato pubblicato nel sito internet del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed ogni aggiornamento dell’elenco in questione viene proposto dalla Regione con il successivo inserimento delle informazioni nell’applicativo Web Gis dedicato, al quale si accede con indirizzo http://www.sian.it/geoalberimonumentali. 

Per saperne di più:
La Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato nel 2017, l'elenco degli alberi monumentali presenti nel territorio regionale. 
I proprietari possono presentare domanda di contributo entro la fine di gennaio, secondo le informazioni e gli schemi disponibili a questo indirizzo web.

venerdì 22 dicembre 2017

Emergenza profughi. Geografia goriziana della prima accoglienza: da ieri attivi a pieno regime solo dormitorio Faidutti e tendone. Uno sforzo enorme perchè la consistenza degli arrivi è immutata.

Ieri sera, la sala del centro ascolto di Caritas ha finalmente cessato la sua funzione di rifugio di emergenza. Tutte le persone accolte provvisoriamente sono state inviate al tendone o al dormitorio Faidutti.



di Martina Luciani

La chiusura di questa estrema forma di accoglienza, coordinata non senza fatica da Caritas e dai volontari, è stata possibile perchè la Prefettura, dopo numerose sollecitazioni al Ministero degli Interni, ha operato una serie di trasferimenti dei richiedenti asilo tra le diverse sedi "governative" liberando posti nelle strutture cosiddette "di primo livello".
Anche per questa volta, il bilancio dell'accoglienza parallela agli accessi istituzionali, sostenuta da Diocesi, Caritas, associazioni e volontari, per un verso ha assicurato che nessuno fosse costretto a dormire all'aperto e per l'altro ha ulteriormente dimostrato che le dinamiche degli arrivi a Gorizia erano completamente slegate dall'esistenza di un sito come galleria Bombi.

Un calcolo, grossolano ma non irreale, porta a ritenere che circa 3000 richiedenti asilo nel corso di quest'anno siano giunti a Gorizia. Di questo bisogna prendere atto, inutile commentare o perdere energia in discorsi di fantapolitica: il sistema di accoglienza locale deve essere calibrato su queste cifre. L'unica alternativa sono i cavalli di Frisia lungo il perimetro comunale: che mi pare uno scenario apocalittico e retrodatato storicamente, giuridicamente e socialmente. 

Ulteriore evidenza di questa ennesima, dura prova di resistenza alla crisi del sistema gestionale istituzionale: le problematiche e le lungaggini di alcuni adempimenti burocratici potrebbero essere risolte individuando, a livello nazionale e con criteri specifici e condivisi, modalità più semplici e rapide, ad esempio,  per il rinnovo dei permessi di soggiorno e per gli adempimenti che possano dare opportunità di inserimento e lavoro, in Italia e in Europa.

Tutte le persone dotate di buon senso, in vario modo impegnate nella cronica emergenza, si chiedono cosa accadrà stanotte, e nelle prossime notti (inclusa la notte più accogliente dell'anno, cioè la Vigilia di Natale)  se nuovi profughi arrivati a Gorizia non riuscissero a trovare riparo nelle sedi ufficiali o non governative: un mero esercizio di solidarietà umana o un concreto problema istituzionale, in primis del Comune? C'è un luogo istituzionalmente attrezzato per dare immediato rifugio a chi, cittadino italiano o migrante, si ritrovi per strada nel cuore dell'inverno? NO.





giovedì 7 dicembre 2017

LA RETE GAS DEL PORDENONESE SU RICHIEDENTI ASILO. LETTERA ALLA PREFETTURA: IMPRESCINDIBILE LA SOLIDARIETA' VERSO GLI ESSERI UMANI



La Rete di Gruppi di Acquisto Solidali della provincia di Pordenone, rappresentando circa 600 famiglie, ha scritto al Prefetto di Pordenone, Maria Rosaria Laganà: ha espresso  la preoccupazione per la violazione dei diritti umani, disagio per la distanza dimostrata delle istituzioni di fronte alle condizioni dei migranti ed ha comunicato  inoltre il proprio impegno a svolgere una attiva opera di solidarietà in appoggio alle associazioni di volontariato già operanti nei confronti dei profughi sul territorio. Questa la lettera.







Le scriviamo in quanto appartenenti alla Rete di Gruppi di Acquisto Solidali della provincia di Pordenone: la nostra realtà è costituita da un insieme di famiglie che, attraverso una costante ricerca ed analisi dei produttori e dei metodi di produzione, esercita un consumo critico, privilegiando le eccellenze virtuose (possibilmente vicine geograficamente a noi) sia in termini di qualità che di impatto sociale.
Acquistiamo quindi, preferibilmente, da coloro i quali esercitano e garantiscono il rispetto non solo dell'ambiente e del territorio, ma anche della dignità dei loro collaboratori, garantendo giusti compensi e trattamenti lavorativi equi, nonché lavorando ove possibile nell'inclusione sociale di soggetti svantaggiati.
L'attenzione che da sempre poniamo su questi temi ci porta a rivolgere uno sguardo critico su molti temi sociali, e ad affrontarli con il medesimo spirito: informarci, capire e decidere come agire collettivamente.

Siamo largamente insoddisfatti di quanto emerge dal racconto pubblico della nostra comunità, siamo turbati dal fatto che vengano insistentemente rigettate soluzioni di buon senso che potrebbero almeno arginare l'emergenza (come il dormitorio), abbiamo l'impressione che i diritti fondamentali delle persone non siano rispettati e viviamo con grande disagio la distanza dimostrata delle istituzioni deputate nel rispondere alle istanze delle organizzazioni di volontariato e di singoli cittadini volonterosi. Possiamo testimoniare che quanti tra noi si sono proposti di dare una mano per garantire l'imprescindibile solidarietà verso altri esseri umani in evidente situazione di bisogno si sono sentiti chiaramente disincentivare oppure sono stati disorientati nella loro legittima ricerca di informazioni su come essere d'aiuto.
Per questo ci siamo mobilitati nei nostri gruppi locali e attraverso le nostre reti territoriali, cercando di conoscere in profondità l'emergenza e capire come possiamo essere di stimolo e di supporto alla comunità a cui apparteniamo in questi tempi difficili.
Auspichiamo che i richiedenti asilo non siano trattati, a seconda delle stagioni, come un'emergenza da delegare alle Parrocchie (quando fa freddo) oppure come un ostacolo al decoro urbano da delegare alla Polizia (quando fa caldo).

mercoledì 29 novembre 2017

BIOMASSE. Due nuove interrogazioni in consiglio comunale. Il Comune ha capito che l'impianto di trattamento rifiuti alluminio in base alle norme non può stare dove lo si vuole costruire?



COMUNICATO STAMPA. 27 novembre 2017.


COMITATO NOBIOMASSE GO.
DUE NUOVE INTERROGAZIONI IN CONSIGLIO COMUNALI  E QUATTRO DOMANDE  AL SINDACO DI GORIZIA.


Il comitato NoBiomasseGO, mentre continua ad interloquire con la Prefettura di Gorizia, la Regione FVG – Direzione Ambiente ed Energia e la Commissione Europea sulla questione dello spacchettamento artificioso del progetto Three Shades of green,  non tralascia anche in ambito comunale di tenere alta l’attenzione sulla questione  complessiva e sui singoli progetti.  
A cominciare dalle due nuove interrogazioni sul tema, che saranno presentate dai consiglieri comunali Andrea Picco e Silvano Gaggioli nella prossima seduta del consiglio comunale.

Il comitato critica fortemente il fatto che, come emerso anche  nella recente commissione urbanistica comunale , da parte del Comune di Gorizia non sono state rappresentate a livello istituzionale le  istanze, le iniziative, le azioni politiche, le raccolte di firme, le manifestazioni organizzate in questi anni dai cittadini: e cioè, in breve, che la cittadinanza è fortemente contraria alla realizzazione di impianti industriali tra i quartieri cittadini.
Alla conferenza di servizi svoltasi alcuni giorni fa in Regione FVG,  il Comune, ente esponenziale dei cittadini e primo essenziale livello di tutela e salvaguardia di tutti gli amministrati, non risulta abbia ritenuto di inserire, nel parere richiesto su una variante del progetto della centrale a biomasse SUD,  il riferimento all’opposizione manifesta, perdurante e ampiamente consolidata.
Il comitato auspica che il Comune abbia perlomeno  colto l’occasione della nuova conferenza di servizi  per segnalare, a tutti gli interlocutori istituzionali coinvolti, quanto il comitato sostiene a proposito dell’avvenuto spacchettamento del progetto complessivo, del quale la centrale Sud è segmento:  senza il controllo da parte degli enti preposti,  paradossalmente viene lasciato ai proponenti dei progetti, in particolare attraverso la frammentazione degli stessi, stabilire cosa debba essere sottoposto a screening di VIA e cosa no.
Il Comune di Gorizia ha sicuramente voce in capitolo per  chiedere alla Regione se sul progetto contestato dai cittadini sia mancata l’applicazione delle norme in materia di Valutazione di impatto ambientale , ed anche per pretendere che, come ribadito recentemente dalla  Corte di Giustizia europea, siano rimosse le conseguenze illecite di tale eventuale omissione.  
Infine il Comune, come peraltro promesso, non ha organizzato alcuna occasione di confronto diretto con la cittadinanza o preso altre iniziative per affrontare in maniera concreta la questione e nemmeno ha ritenuto di portare in consiglio comunale una discussione preliminare alla nuova conferenza di servizi.

Viste le ambiguità su alcuni aspetti fondamentali, il comitato rivolge pertanto quattro domande al sindaco di Gorizia, auspicando di poter registrare una risposta in occasione del consiglio comunale.
 Signor sindaco, lei sa che l'impianto di trattamento rifiuti, cardine del progetto Three Shades of green , è dentro il centro abitato così come definito dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 “Nuovo codice della strada”?
 Signor sindaco, lei sa che la normativa regionale di riferimento prescrive una fascia di rispetto di 1000 metri dal centro abitato per questo tipo  di attività, che la stessa norma indica senza possibilità di equivoci che il criterio tecnico, indipendentemente dalle valutazioni urbanistiche,  per la delimitazione del centro abitato stesso è il codice della strada, che sempre la stessa norma indica che tale perimetrazione è fattore escludente?
 Signor sindaco,  lei sa che la  documentazione progettuale dichiara che l'impianto sta fuori il centro abitato?
Noi sappiamo che la realtà dei fatti, che avrebbe dovuto essere accertata in istruttoria, dimostra che è incluso all’interno dello stesso.
Signor sindaco, non ritiene che il procedimento di autorizzazione relativo all’impianto di trattamento rifiuti sia viziato perché i pareri favorevoli si fondano su un presupposto sbagliato?

lunedì 27 novembre 2017

Profughi a Gorizia. Chiudere Galleria Bombi, come prevedibile, ha spalmato altrove il problema, incluse le rive dell'Isonzo. Bel colpo!

Dopo la sconcertante serie di salamelecchi e rimpalli sull'operazione chiusura di galleria Bombi, è di queste ore la notizia che il Prefetto di Gorizia e la Presidente della Regione FVG hanno esaminato la questione dei bivacchi sul fiume.
Forum Gorizia e circolo VerdeRosso di Sinistra Italiana scrivono  alla Prefettura di Gorizia per un banale suggerimento organizzativo.


di Martina Luciani

Era ovvio che la chiusura di galleria Bombi ( disposta da un sindaco di destra con specifico riferimento allo strumento normativo  noto come decreto Minniti sulla sicurezza urbana)  non avrebbe risolto il problema del flusso di richiedenti asilo che giungono a Gorizia.
Infatti è bastato un fine settimana di chiusura delle istituzioni preposte perchè i volontari si trovassero di fronte un nuovo gruppo di persone da gestire. Senza calcolare le persone che hanno scelto di nascondersi nei bivacchi lungo il fiume.
La soluzione è saltata fuori dalla triangolazione Caritas, parrocchia del Duomo e volontariato: generosa tanto quanto provvisoria, ovviamente, in attesa dell'allestimento del tendone nell'area di proprietà della Diocesi di Gorizia in via Garzarolli ( data di scadenza 90 giorni, non sarà nemmeno passato l'inverno).
Tuttavia la preoccupazione è che lo spazio messo a disposizione  si riveli in breve insufficiente se i meccanismi di inserimento "istituzionale" nelle strutture convenzionate non si semplificano e accellerano. 
Per questo motivo, Andrea Picco - consigliere comunale per il Forum Gorizia - ed io - a nome del circolo VerdeRosso di Sinistra Italiana FVG, abbiamo oggi scritto al prefetto Marchiesello e al viceprefetto Gulletta segnalando l'utilità di modificare, in via temporanea, le modalità di accesso dei richiedenti asilo allo hub di prima accoglienza San Giuseppe.
Attualmente, infatti, l'ingresso nella struttura è possibile solo attraverso la segnalazione, da parte della Prefettura alla direzione del centro di accoglienza, dei nominativi delle persone ammesse. Abbiamo semplicemente suggerito che, vista la situazione, sia consentito l'accesso diretto, con i criteri usati nel 2016 durante la gestione di Medici senza Frontiere.


giovedì 16 novembre 2017

Three shades of green: un luna park? Commissione consiliare urbanistica e poi conferenza di servizi in Regione: a sorpresa, cambia il tassello centrale SUD.

Autorizzazione per la centrale SUD del progetto Three shades of green da rifare perchè è stato presentato un nuovo progetto. Veloce passaggio in commissione urbanistica, per il Comune tutto ok. Ma perchè non se ne parla in consiglio Comunale?



di Martina Luciani

Da diversi mesi, chi sapeva ha prudentemente taciuto: l'originario progetto della centrale a biomasse SUD, quella che abbiamo sempre saputo avere la funzione "verde" di alimentare elettricamente - il calore si butta, così in zona si scaldano i merli d'inverno - l'impianto per il trattamento dei rifiuti metallici non ferrosi ( erroneamente progettato e autorizzato all'interno della delimitazione del centro urbano, e non all'esterno, come stabilito dalla norma regionale vigente) è stato sostituito da un nuovo progetto.

VIVA LA TRASPARENZA E LA PARTECIPAZIONE!

Il comitato NoBiomasseGO lo scopre a ridosso della commissione consiliare urbanistica, freudianamente convocata per discutere del progetto Three shades of green ( si,  proprio quello che invece la Regione FVG - Direzione centrale Ambiente Energia - chiamata in causa dalla Prefettura alla quale i cittadini si sono rivolti, parallelamente all'istanza alla Commissione Europea -  ha dichiarato di non avere sotto mano: ovviamente il comitato ha provveduto a farglielo avere, inclusi gli articoli di stampa che ne parlavano).

Bene, lunedì 13 novembre, si svolge la commissione consiliare, che conclude, nonostante l'opposizione dei consiglieri di minoranza, che il nuovo progetto va bene. Nessuna considerazione sulle criticità ambientali e procedurali descritte mille volte dai cittadini, manifestate nelle vie e nelle piazze, oggetto di richieste formali, memorie e segnalazioni alla Procura. Nessuna premura per verificare se su tutti gli impianti, separatamente autorizzati, non si fosse dovuto effettuare lo screening di valutazione impatto ambientale.
Anche in questo caso la consultazione pubblica in tutta questa vicenda si svolge, in termini di contrapposizione, fuori dalla stanza dei bottoni.

DOVE STA IL CONSIGLIO COMUNALE?
Il parere favorevole è quanto il Comune di Gorizia porta in conferenze di servizi, in  sede regionale (che sostituisce nel percorso delle autorizzazioni la defunta Provincia: ma attenzione, c'è un asse ereditario, non si creda che, morto il babbo, tutto si archivia, come crede qualcuno).
Il consiglio comunale non è chiamato a discutere la questione perchè, a causa della sventurata variante 36, approvata evidentemente sulla base di presupposti e scenari diversi da quelli con cui oggi ci misuriamo,  il sito è diventato produttivo e come tale lo si ritiene tout court  idoneo ad accogliere questo tipo di impianti.



Sarà anche vero che non è necessario si vada in consiglio comunale tenuto conto che la zona è produttiva, ma un dibattito in consiglio comunale ci deve assolutamente essere! Una protesta che si protrae da anni, coinvolgendo cittadini dei più diversi orientamenti politici, dovrebbe essere considerata dal  consiglio comunale  quale elemento fondamentale nel processo istituzionale di decisione, da presentare adeguatamente in  conferenza di servizi.
E questo perché il concetto di urbanistica da tempo è stato autorevolmente allargato, dai giudici amministrativi e costituzionali, ad una concezione ben più ampia di quella meccanicistica di espressione della potestà edificatoria sul suolo, e riguarda lo sviluppo del territorio considerato nella sua complessità.
Quindi, considerate tutte le sfaccettature di questa vicenda, le ombre e gli interrogativi senza risposta, sarebbe opportuno che il consiglio comunale si pronunciasse nuovamente.
Bene farebbe quindi il presidente del Consiglio,  supportato da chi sia consapevole della responsabilità del parlamento cittadino e del fatto che valutare la compatibilità urbanistica di una iniziativa imprenditoriale non può risolversi negli automatismi della zonizzazione dello strumento urbanistico comunale e deve comportare una attenta considerazione di tutti gli elementi che vengano in rilievo, a convocare urgentemente i consiglieri per la discussione di una mozione che rappresenti  correttamente e degnamente in Conferenza il parere "formale"  del Comune.

Di seguito il comunicato inviato ieri alla stampa dal comitato NoBiomasseGO.


15 NOVEMBRE 2017. La riapertura in Regione della conferenza di servizi per una nuova versione del progetto della centrale a biomasse Sud è l’occasione perfetta per il Comune di Gorizia per esporre  in sede istituzionale la problematica dello spacchettamento del progetto di Three shades of green in tre, anzi quattro, procedimenti autorizzatori, tutti presentati dallo stesso proponente e situati nella stessa area.

Il comitato NoBiomasseGo ha invece constatato, dalle risultanze della commissione urbanistica svoltasi lunedì scorso, convocata formalmente per discutere del progetto Three shades of green,  la sostanziale indifferenza della maggioranza tanto sulla questione della VIA quanto sulla necessità di dare risposta alla volontà ripetutamente espressa dai cittadini di non avere un’ isola di produzione industriale tra i quartieri dove vivono.
Produzione industriale che, peraltro si trascina in una successione spesso dubbia di richieste di proroga dei termini di inizio e fine lavori e variazioni progettuali. Ciò avviene ormai da così tanto tempo da non rendere improbabile tra le persone di buon senso l’interrogativo sull’effettiva “capacità economica e finanziaria” messa in gioco nel progetto, mentre permane totale silenzio sulla rilevanza dello stesso in termini di nuova offerta occupazionale sul mercato del lavoro locale.

Il Comitato ritiene che il nuovo progetto servirà soltanto ad incassare le tariffe incentivanti,  pagate dai cittadini con le quote nelle proprie bollette elettriche: tutti i costi di questa operazione, incluso quello ambientale, gravano quindi sulla collettività che non riceve alcun tipo di utilità o compensazione, in evidente contraddizione con la pubblica utilità dell’iniziativa, sbandierata a più riprese.   Attraverso il consigliere comunale Andrea Picco, è stata consegnata una serie di rilevanti osservazioni agli uffici tecnici comunali con la richiesta di presentarla in conferenza di servizi.

Indipendentemente dalle soglie di potenza,  la valutazione in conferenza di servizi del progetto della centrale Sud non può prescindere dal considerare il cumulo degli impatti ambientali e le relative interferenze con impianto di trattamento rifiuti di alluminio, impianto per la lavorazione dell’alluminio “end of waste” e centrale Nord: su questa situazione il comitato NoBiomasseGO ha sempre  ribadito la necessità di chiedere lo screening di VIA,  visto anche che la Corte di Giustizia europea continua a sostenere nelle sue sentenze che non effettuare le Valutazioni di impatto ambientale è illegittimo. Il discorso del depotenziamento dell’impianto  non sposta la questione che quattro progetti sono stati autorizzati senza screening preliminare di Valutazione di Impatto Ambientale. La Corte Costituzionale, il 20 ottobre scorso, ha affermato  che la previsione dello screening da parte del legislatore statale va ricondotta all’esigenza di sottoporre a detta procedura, in attuazione di quanto previsto sul punto dalla normativa europea, qualsivoglia tipologia di progetto, a prescindere che questo sia di competenza statale o regionale, senza consentire esenzioni a priori e in via generale, fondate esclusivamente su parametri dimensionali.

 Il Comune di Gorizia che rappresenta i cittadini e l’istanza di tutela dei diritti della collettività  deve chiedere che tutta la questione sia ridiscussa e domandare lo screening di VIA. 

Se non si ritenesse di presentare le osservazioni sul nuovo progetto centrale Sud e sull’ intero progetto Three Shades of Green, significherebbe perseverare nella volontà di lasciare in ombra questioni sulle quali i cittadini chiedono assoluta chiarezza,  ignorare una legittima protesta, non esercitare le responsabilità istituzionali   e considerare che le istanze di tutela e di garanzia  valgono meno di quelle che hanno caratterizzato importanti fasi di pianificazione territoriale da parte dell’ente comunale.

 Il comitato ricorda a tutti i soggetti istituzionali riuniti in conferenza di servizi alla Regione FVG che spetta alle autorità competenti di uno Stato membro, nell’ambito delle loro attribuzioni, adottare tutti i provvedimenti necessari, generali o particolari, affinché i progetti siano esaminati, per stabilire se siano idonei a produrre un impatto ambientale importante e, in caso affermativo, effettuare una valutazione di quest’ultimo.  Provvedimenti di questo tipo sono costituiti, ad esempio, dalla revoca o dalla sospensione di un’autorizzazione già rilasciata al fine di effettuare una valutazione dell’impatto ambientale del progetto di cui trattasi ai sensi della direttiva VIA. In caso di omissione di una valutazione di impatto ambientale di un progetto prescritta dalla direttiva 85/337, il diritto dell’Unione impone agli Stati membri di rimuovere le conseguenze illecite di tale omissione.
 Il comitato ha in corso un’istanza per elusione della VIA nei confronti della Commissione Europea e ha segnalato ripetutamente alla Procura della Repubblica di Gorizia la situazione, incluso il fatto che uno degli impianti del progetto, quello per il trattamento dei rifiuti di alluminio, è stato autorizzato in una localizzazione esclusa dalle norme regionali vigenti per la materia specifica, cioè all’interno del centro abitato come delimitato dal Codice della Strada
 La Regione FVG, su sollecitazione della Prefettura, cui il NoBiomasseGo si è rivolto, ha sostenuto di non avere evidenza di un progetto unitario, che la stessa convocazione della commissione urbanistica cita; la Prefettura nei giorni scorsi ha fornito a Regione e Comune di Gorizia i documenti relativi al Three shades of green, del quale la centrale Sud, vecchio o nuovo progetto che sia, fa parte.