venerdì 14 luglio 2017

I danni dopo l'emergenza maltempo. Via Paolo Diacono: un esempio di gestione confusa del verde urbano

Stasera in via Paolo Diacono contempliamo il frutto di una gestione grossolana dell'alberatura stradale. Gli alberi andavano potati? Si. Bisognava proprio fare questa cosa in stile the day after? No.
Si poteva fare meglio.


di Giancarlo Stasi

Il filare di  olmi  in via Diacono è un problema. Da oggi e fino al prossimo anno, un brutto problema a causa delle potature iniziate oggi.
 Questa specie arborea costituì, al tempo dell'impianto, una scelta imprudente: la pianta allo stato adulto ha dimensioni non compatibili con il siti e con il sest di impianto ( la distanza tra una pianta e l'altra).
Nel corso degli anni, gli olmi sono stati capitozzati per contenerne la crescita. Di conseguenza si sono create situazioni di nuovo sviluppo precarie, instabili. Cioè i nuovi rami sono cresciuto con un inserimento debole nel punto di capitozzatura: sono perciò pericolosi perchè facilmente si spezzano.
Ora, dopo gli eccezionali fenomeni atmosferici che tanti danni hanno prodotto in città, l'assessorato comunale competente si preoccupa e procede a questa nuova capitozzatura. 
Che trasforma un paesaggio urbano gradevole in qualcosa di veramente brutto da osservare, con la rimozione di tutta le chiome tranne alcuni rametti, che generano un tragico effetto visivo.
L'intervento avrebbe potuto essere più contenuto, a vantaggio dell'estetica del luogo e della fruizione della strada ( fine dell'ombra che mitiga la calura estiva, oltrechè della biodiversità ospitata tra i rami).
Ma soprattutto avrebbe potuto essere più corretto dal punto di vista della "gestione della pianta", che è una proprietà comune dei cittadini. Cioè  si poteva scegliere di accorciare i rami mettendoli  in sicurezza senza annullare le chiome come si sta facendo, evitando così di sottoporre le piante stesse ad uno stress notevole.
L'azzeramento dell'apparato fotosintetico, infatti,  non permette certamente all'albero un regolare ritmo fisiologico e una "buona salute".  Si sarebbe mantenuta inoltre la prospettiva dell'alberatura  e in parte la sua funzione ecologica.
L'intervento di adeguamento delle chiome alla struttura ormai consolidata delle piante si sarebbe potuto rimandare al periodo della potatura secca, cioè alla stagione invernale.
Certo, costa di più. Sarebbe costato meno se gli interventi fossero stati regolarmente effettuati con maggior frequenza.  Complessivamente, a dirla tutta, meglio sarebbe stato guardare in prospettiva e sostituire completamente gli alberi dell'intera via.  
La gestione del verde urbano non può funzionare, per la salute delle piante e per la conservazione dei paesaggi urbani, con i tempi e le limitate vedute scandite da elezioni , successivo quinquennio di amministrazione ed emergenze climatiche.

Nella questione immigrazione l'Europa rischia la sua stessa identità. L'europarlamentare Elly Schlein a Gradisca d'Isonzo.

Dopo un sopralluogo al Cara di Gradisca d'Isonzo, Elly Schlein (Possibile) ha spiegato al pubblico la situazione europea relativamente alla riforma del regolamento Dublino. La generalizzata virata a destra dei governi nazionali va in direzione opposta agli ideali dei fondatori del progetto dell'Europa unita.


di Martina Luciani


Sono stata invitata, in qualità di coordinatore del circolo tematico VerdeRosso di Sinistra Italiana, a descrivere la situazione goriziana dell'immigrazione e dell'accoglienza durante l'incontro, svoltosi ieri sera a Gradisca, su iniziativa del comitato di Gorizia di Possibile, con l'europarlamentare Elly Schlein.
Schlein, dopo aver effettuato una visita al Cara ( in anteprima, il numero degli ospiti è cresciuto ancora, raggiungendo le 524 unità) ha delineato l'orizzonte operativo sul fronte europeo dell'immigrazione, tra le resistenze nazionali, le retoriche xenofobe vendute un tanto al chilo ai cittadini che annaspano nella crisi economica e sociale, il permanere della contraddizione tra politiche che assecondano interessi economici enormi e la necessità di produrre a brevissimo termine risposte umanitarie, l'ipocrisia di esternalizzare il problema oltre i confini e non importa se ciò viene realizzato in Paesi  dove i diritti umani sono sistematicamente calpestati.
Caso emblematico è la Libia. E l'Egitto.
" Mentre chiediamo verità per Giulio Regeni, cittadino europeo, consideriamo l'Egitto come partner per gestire la questione migratoria? Per rimandare proprio là i profughi? E' molto preoccupante l'iniziativa della commissione Esteri del Senato."
Non ha dubbi Elly Schlein: finchè non ci sarà piena luce sull'assassinio di Regeni non si può far tornare l'ambasciatore italiano in Egitto, tantomeno se il riavvicinamento, descritto come rasserenamento delle relazioni bilaterali,  sia dettato dalla necessità di partenariato in materia di immigrazione

La situazione italiana:  l'approccio perennemente emergenziale del nostro Paese deve essere superato. Certo, gestire in emergenza è più comodo, consente affidamenti diretti e giustifica l'assenza di un sistema di controllo approfondito. E più comodo anche focalizzare l'attenzione pubblica su questioni come quella delle ONG,  distogliendoci dal prendere atto del fallimento delle azioni politiche, europee e nazionali, inclusa la chiusura della rotta balcanica ( che chiusa non è grazie alla " dichiarazione congiunta" con la Turchia, giuridicamente priva del valore di accordo internazionale per il mancato intervento del Parlamento europeo).

 " L'accoglienza diffusa - ha ribadito Schlein - è l'unica praticabile con successo sul medio e lungo periodo: richiede piena trasparenza, rendicontazione, sostegno alle buone pratiche. Quando questo meccanismo viene attuato dai territori, nei Comuni italiani, si dimostra capace di rimettere in moto l'economia locale e di attivare opportunità di occupazione."
Certamente questo approccio non è quello scelto da Gorizia. Una città che vanta una storia millenaria ma nonostante questa ( presumibile) esperienza e radicata identità civile si incapriccia sulla presenza della commissione territoriale per il riconoscimento delle richieste di asilo e si scompensa persino sul piano socio culturale a causa della presenza di poche centinaia di persone.

Mi sono permessa di avanzare un suggerimento alla parlamentare europea: da Bruxelles andrebbe promossa e sostenuta un'azione approfondita e sistematica di integrazione culturale dei cittadini rispetto gli ideali europei e l'ineludibile prospettiva multietnica e interculturale del nostro continente. E questo parallelamente al lavoro sull'attuazione dell'accoglienza e sull'integrazione dei migranti, profughi politici o climatici che siano.  Altrimenti continueremo ad innalzare muri e reticolati e a mummificarci, parafrasando  Claudio Magris, in una società endogamica e gozzuta di consanguinei dove riconosciamo come simili solo quelli che bestemmiano nel nostro stesso dialetto. Se il sindaco di Gorizia, alcuni giorni fa, ha spiegato alla commissaria UE Violeta Bulc cosa non vuole, cosa non si deve fare e quanto lontano bisogna respingere un fenomeno su cui la politica xenofoba alimenta paure e ostilità, bisogna anche spiegare ai cittadini che lo stesso fenomeno è l'altra faccia della globalizzazione, che ci siamo accorti clamorosamente in ritardo delle sue proporzioni e che o ci si salva tutti insieme o alla fine non si salverà nessuno.



sabato 8 luglio 2017

Lunedì 10 luglio, dalle 17, in piazza Municipio: fuori gli impianti industriali dal centro urbano. manifestazione contro le industrie insalubri tra i quartieri





Messaggero Veneto. 8 luglio 2017

 Iniziativa del comitato NoBiomasseGO: che razza di concezione della comunità e della vita quotidiana e della salute e del benessere ha l'urbanista/ amministratore/politico che consente la realizzazione di industrie insalubri tra le case? Non una fabbrica di confetti, sia chiaro, ma impianti di trattamento rifiuti metallici e centrali a biomasse. Non per fornire calore ed elettricità gratis ai cittadini, sia chiaro, ma per il proprio reddito di impresa.



 Comunicato stampa. Gorizia 7 luglio 2017.
In occasione della prima convocazione del neo eletto consiglio comunale di Gorizia, il comitato NObiomasseGO ha organizzato un presidio davanti alla casa comunale, a partire dalle ore 17 del 10 luglio, in piazza Municipio.
La manifestazione è la prima iniziativa dei cittadini che non intendono accettare impianti industriali dedicati al trattamento di rifiuti e all’utilizzo di biomasse entro il centro urbano, senza utilità sociale, con interesse e beneficio solo per l’imprenditore industriale, e con evidente peggioramento delle condizioni ambientali e sanitarie del circondario.
Ulteriori appuntamenti, occasioni informative e presidi di protesta sono in fase organizzativa, mentre il dibattito dalla questione specifica si sta allargando alle problematiche che discendono dalla discutibile visione politica amministrativa del futuro della città, assai poco sostenibile rispetto la tutela ambientale, lo sviluppo compatibile con la salvaguardia del territorio e delle sue risorse naturali, le priorità che discendono dal diritto alla salute e al benessere per gli abitanti e per le generazioni future. 
Il problema dell’insediamento industriale Three shades of green, inserito tra le aree residenziali cittadine di Sant’Anna, Sant’Andrea e Campagnuzza ha caratterizzato il rapporto tra cittadinanza e pubbliche amministrazioni sin dal dicembre del 2012, quando venne approvata la sciagurata variante 36 al Piano regolatore, due amministrazioni comunali guidate dal sindaco Romoli e ha accompagnato gli ultimi due anni dell’operato della Giunta provinciale a presidenza Gherghetta.
Ha poi infiammato la campagna elettorale, producendo il risultato di diffondere in maniera capillare i dettagli di quella che il comitato NObiomasseGO ha sempre ritenuto sia stata una delle peggiori dimostrazioni della sensibilità delle amministrazioni locali verso le istanze e le problematiche dei cittadini rappresentati.
Amministrazioni di opposta matrice politica attraverso le proprie scelte hanno entrambe esemplificato la gravità del danno che si produce a causa di pianificazione confuse, ignare di qualsiasi principio di precauzione, spezzettate nel tempo e prive sia di una salda consapevolezza degli impatti ambientali e sociali di qualsiasi iniziativa presa sul territorio, sia della necessità ( scritta o meno nelle norme) del coinvolgimento preventivo della comunità. I cittadini non comprendono più se esista una discrezionalità amministrativa che tenga conto dei loro interessi, se la politica sappia effettivamente cosa fa quando vota un provvedimento, se comprenda che meccanismi come quello della Valutazione di impatto ambientale, evitato per il progetto Three shades of green attraverso la suddivisione in diversi percorsi autorizzativi, sono strumenti che è irresponsabile eludere e aggirare.
Il comitato è assolutamente determinato a insistere affinchè il Comune, ente rappresentativo di tutta la comunità, si attivi sul piano tecnico giuridico e sul piano politico per impedire la realizzazione degli impianti industriali in città.
Evidentemente la storia allucinante dell’ascensore al Castello ha insegnato molto ai cittadini: e cioè che distrarsi su quanto avviene tanto nelle sedi decisionali quanto in quelle tecnico – amministrative può rendere impossibile correggere determinate situazioni,  nell’interesse di tutti e al fine di perseguire utilità sociale e diritti fondamentali, determinando pericolosi avanzamenti nella progressiva devastazione dell’assetto urbanistico -  sociale e dei livelli di qualità ambientale.

domenica 2 luglio 2017

Industrie insalubri in città, tra rifiuti speciali e biomasse. Il comitato esce dalla campagna elettorale rafforzato e pronto a nuove battaglie


Dalla relazione tecnica della Provincia su impianto rifiuti speciali. 2015

Sempre al lavoro il comitato NObiomasseGO, pronto ad affrontare la questione con la nuova amministrazione. Intanto, mentre i lavori autorizzati fervono, e il comitato chiede a vigili urbani e Regione ulteriori chiarimenti, alcuni cittadini, in via autonoma, hanno presentato un esposto alla Procura e al NOE. 
 


di Martina Luciani
I percorsi seguiti dal comitato #NOBIOMASSEGO sono molteplici e paralleli: la ricostruzione della storia del progetto Three shades of green, la raccolta di documenti e di quegli elementi “storici” che servono a inquadrare il senso e lo scopo degli atti amministrativi, la richiesta di consulenze, la diffusione di informazioni alla cittadinanza e l’attivazione della discussione pubblica. Poi, le azioni formali, come la segnalazione in Procura.
Oltre ad aver demandato alla Magistratura il compito di verificare la sussistenza di violazioni penalmente rilevanti attorno ai quattro impianti ( due impianti per il trattamento di rifiuti metallici e la loro trasformazione e due centrali a biomasse, tutto entro il centro abitato di Gorizia), alla politica sono state formalmente poste domande troppo spesso inevase o aggirate.
La recente campagna elettorale ha evidenziato perfettamente quanta distanza intercorre tra politica e progetto Three Shades of Green; oppure, a voler essere pessimisti, quanta empatia ci sia stata e quanto scottante sia rimasto anche solo il parlarne ( a parlar male si fa peccato, ma talvolta si azzecca). Questo risultato ( emblema del vuoto di partecipazione nella gestione della cosa pubblica) ha però prodotto una conseguenza: i goriziani hanno effettivamente scoperto il problema, non come dibattito accademico che si svolge in luoghi distanti e inaccessibili, ma come insidia alla porta di casa. Sono sempre più numerose le persone che si rivolgono al comitato, che partecipano agli incontri e che forniscono il proprio contributo di competenze tecniche, di esperienze e di disponibilità.

Soprattutto si sta radicando tra la gente una fondamentale aspettativa: l'amministrazione comunale di Gorizia ha svolto e intende svolgere il suo ruolo di ente che rappresenta tutti i cittadini, che realizza la piena tutela della salute della popolazione, che assicura la qualità dell'ambiente urbano e che sviluppa una pianificazione urbanistica rispettosa dei diritti dei cittadini?
Se si, anche la neoeletta amministrazione comunale batta un colpo, forte e chiaro, e senza tatticismi tecnico giuridici.
Se no, se gli scopi degli eletti sono altri, ce lo dica, ancor più forte e chiaro.  
Torneremo in Procura e riferiremo  questa presa di posizione, visto che nel corso dell'incontro con i rappresentanti del comitato, il Procuratore della Repubblica, oltre a rassicurarci sul proseguire delle indagini, ha espresso un concetto che riassume quasi tutti i mali di questo Paese. Cioè: la Magistratura non può risolvere i problemi della politica.
Alle nostre orecchie questa osservazione è suonata come un rimprovero, al quale abbiamo potuto rispondere soltanto così: è vero, non dovrebbe essere suo compito, ma in certi angoli bui è l'unica soluzione che rimane ai cittadini.
Tant’è che, oltre alla segnalazione, integrata successivamente da ulteriori osservazioni, del comitato NoBiomasseGO, altri goriziani hanno consegnato a titolo personale un ulteriore esposto.

L’insediamento del nuovo sindaco di Gorizia non costituisce un’archiviazione della questione. Piaccia o meno, le responsabilità politiche sono un’eredità cui non si può rinunciare, esattamente come non sono rinunciabili i diritti di tutti a vivere in  un ambiente salubre, sicuro e non degradato/svenduto dal punto di vista urbanistico.

domenica 18 giugno 2017

La periferia, ovunque: la marginalizzazione nel centro di Londra e la tragedia del Grenfell Tower.



Non ci vuol molto a creare una periferia, anche in pieno centro abitato. Da Londra a Gorizia, passando per i recenti risultati elettorali e riflettendo sul voto.


di Stefano Cosolo.


La strage del Grenfell Tower di Londra è assolutamente paradigmatica dei nostri tempi. Oggi "periferia" è ormai gran parte del mondo, si trovi al centro di una città come nei quartieri più distanti, ovunque, a Londra come nel Bangladesh, a Milano come a New York, In Ucraina come in Giappone, per non parlare della Cina che sta colonizzando l'Africa trasformandola nella sua "periferia".
"Periferia" non è solo un quartiere povero distante dagli insediamenti più ricchi dei centri cittadini.
"Periferia" sono i quartieri e le case dei lavoratori, delle persone che vivono con pensioni o salari da fame, dovunque essi si trovano, le scuole (pubbliche) frequentate dai nostri figli, gli ospedali fatiscenti, le zone industriali che scaricano sostanze tossiche nell'aria, nel mare e nella terra, ecc...
"Periferia" è dove vivono i nuovi schiavi, i servi di un sistema globale che promette più benessere e ricchezza per tutti, mentre in realtà devasta l'ambiente, relega i sudditi in ghetti e in condizioni incivili, come appunto la Grenfell Tower e si preoccupa invece di riservare lussuose residenze dotate di ogni inimmaginabile servizio e privilegio per una cerchia ristretta di persone che detengono o controllano quasi tutte le risorse del pianeta.
Si potrebbero citare esempi in ogni parte del mondo.
Nel nostro piccolo a Gorizia, la politica asservita alle speculazioni economiche non ha forse permesso un'industria insalubre in mezzo alle case di fatto rendendo "periferia" il centro abitato?
Qualche goriziano pensa che qualcuno di questi politici si costruirà o comprerà casa a ridosso di queste industrie in via Trieste?
A Londra l'organizzazione che da tempo denunciava la pericolosità di questo palazzo è stata a sua volta denunciata: dava fastidio al potere, a quel potere, espressione della classe dominante, che non tollera chi denuncia "le periferie" .
Purtroppo molti cittadini seguono questo potere, contenti e convinti che esserne schiavi non è poi così male, peggio ribellarsi e averlo contro.
Sempre tornando all'analogia con Gorizia, i cittadini hanno premiato e votato le due aree politiche, centro destra e centro sinistra, che hanno permesso le centrali a biomassa e l'impianto di rifiuti di alluminio in mezzo alle case, invece di chi ha denunciato e si batte contro di esse, cioè i cittadini e il comitato #nobiomasseGo confluiti nella lista civica del Forum per Gorizia.
Hanno votato cioè quel potere che a livello globale vede il mondo e le persone come un immenso mercato senza regole e vincoli, un mondo fatto di "periferie", quel potere che ha nome e cognome (multinazionali) e si serve dei politici che poi sono chiamati ad approvare, per esempio, gli accordi di libero scambio come il CETA. Buona "periferia" a tutti.
Utile lettura il post di Giorgio Cremaschi qui.

venerdì 9 giugno 2017

Le 5 domande rivolte da Legambiente ai candidati sindaci di Gorizia. Le risposte di Andrea Picco - Forum Gorizia



Gli argomenti scelti da Legambiente riguardano la tutela dell'Isonzo, la mobilità sostenibile e la revisione del piano del traffico, la visione urbanistica nella prospettiva del recupero del patrimonio edilizio dismesso e del consumo di suolo a zero, la partecipazione dei cittadini anche a livello transfrontaliero e infine, ma non certo questione secondaria, l'ascensore al Castello.





1) Negli ultimi anni molto si è parlato della riqualificazione e valorizzazione del fiume Isonzo. Eppure buona parte delle sue sponde e golene sono oggetto di degrado, con abbandono continuo di rifiuti, costruzione di accampamenti, pratica di motocross, o ipotesi di costruzione di nuove dighe/centrali idroelettriche.

Intende tutelare concretamente l'Isonzo?

Andrea Picco: Le politiche ambientali sono una delle principali forme di tutela del patrimonio comune, che è qualcosa di più che pubblico, perchè non è cedibile. L’Isonzo è un patrimonio comune naturale, paesaggistico, culturale; è elemento fondamentale dell’ecosistema, è riserva di biodiversità e bellezza. Non solo vogliamo tutelarlo, dobbiamo farlo per salvaguardare il suo ruolo ecosistemico e quello di elemento costitutivo dell’identità cittadina. Non dimentichiamoci che Gorizia vanta giustamente un appeal che risiede proprio nelle caratteristiche ambientali e paesaggistiche e nell’armonia che prima di noi altri hanno saputo realizzare tra architettura urbana e componente verde: l’Isonzo è una risorsa anche da questo punto di vista.

mercoledì 7 giugno 2017

URGENTE! Il verde urbano chiede un regolamento: per conservare il patrimonio comune, l'identità cittadina, l'appeal turistico.

Forum Gorizia ha identificato nel suo progetto amministrativo azioni precise da attuare a salvaguardia e oculata gestione del verde urbano. Alcuni esempi di noncuranza, quantificabili  danno emergente ( la perdita di esemplari arborei di grandi dimensioni) e pure lucro ambientale cessante ( la bruttezza è invendibile sul mercato turistico e la tristezza che ne deriva deprime anche la salute). 

di Martina Luciani

Abbiamo espresso nella visione circolare del programma del Forum Gorizia, a sostegno della candidatura di Andrea Picco, una nitida connessione tra la visione urbanistica e di progettazione territoriale, quella sociale, quella economica legata all'offerta turistica. 
Il verde urbano è uno degli snodi di questa interconnessione, con le sue funzioni ecologica, culturale, sociale, economica.
Recupero solo un concetto; chi voglia approfondire trova il resto sul programma
Il mantenimento del paesaggio urbano, fortemente caratterizzato dalle imponenti e storiche alberature stradali , dai parchi e giardini e pubblici e privati, si riflette a due livelli nella vita delle persone: quello identitario ( il paesaggio è rappresentazione di radici e filo conduttore delle memorie) e quello psicologico ( il contesto ambientale e paesaggistico familiare in cui viviamo, la percezione della bellezza, l'inserimento degli elementi naturali nella quotidianità) Tutto ciò ha direttamente a che fare con il sentimento di ben - essere e di bell-essere, connotati della vivibilità e presupposti entrambi della felicità dell'esistere in un luogo e in un tempo a noi caro e consono.
Il regolamento del verde urbano è uno strumento essenziale, per realizzare un equilibrio tra la tutela delle esigenze delle piante e le necessità dei cittadini. E' uno strumento di pianificazione, perchè indica quali essenze sono da preferire nei diversi contesti urbani, derminando sul medio - lungo termine economie legate a minori esigenze di manutenzione. Se qualcuno si preoccupa dei costi, tenga inoltre presente che un buon regolamento, pensato per Gorizia, evita le ingenti spese da lavori pubblici incautamente effettuati e da manutenzioni tecnicamente errate, da abusi e danneggiamenti.
Esemplari di particolari pregio e dimensioni non sono sostituibili; in altre parole, se il duplice filare di alberi del nostro Corso fosse decimato, le nuove piante acquistate impiegherebbero, come è logico, moltissimi anni per farci recuperare il paesaggio che ci è caro e che è uno dei più suggestivi approcci per chi giunge a Gorizia.
Le foto illustrano alcuni esempi di cosa non si deve fare: non si usano gli alberi come base d'appoggio per centraline elettriche, nè tantomeno come sostegni per far scorrere cavi di cantiere; non si usano tronchi e rami per esporre striscioni, perchè alla lunga le profonde ferite saranno mortali ( diversi alberi sono in queste condizioni); non si associano coltivazioni di piante che hanno bisogno di molta irrigazione ad altre che invece la temono, perchè queste ultime prima o poi muoiono, come nel caso dei bellissimi cedri nella grande aiuola del parco del Comune; i cantieri stradali devono rispettare modalità e distanze precise dalle piante.



martedì 6 giugno 2017

Biomasse in città: le perle ( di smemoratezza) della campagna elettorale e i silenzi della pubblica amministrazione

Il consigliere uscente Stasi, componente della lista Popolo di Gorizia, non vuole impianti industriali inquinanti in città. Il suo collega Hassek si fa portatore sulla stampa delle preoccupazioni dei cittadini di Sant'Anna. Come si cambia in campagna elettorale!

Continua il confronto del comitato con l'amministrazione comunale: unidirezionale, troppo spesso, alla faccia della partecipazione dei cittadini e del dovere ( giuridico ed etico) di trasparenza.


di Martina Luciani

E' una dichiarazione sorprendente quella resa in una trasmissione elettorale RAI da un partecipante alla tornata elettorale tra le file che sostengono la candidatura di Rodolfo Ziberna e quindi il perpetuarsi attraverso opportuna discendenza della attuale amministrazione Romoli. La sorpresa deriva dal fatto che il consigliere in questione fu tra coloro che il 19 marzo 2012 votarono a favore della variante 36 in consiglio comunale.  O perchè non capirono o perchè si fidarono dell'allora assessore all'urbanistica, architetto Dario Baresi, che in sede di adozione della variante confidava nel fatto che non si prevedeva l'introduzione di potenziali sorgenti di inquinamento per l'ambiente o la salute umana.
Bene, in forza di quella variante, nel sito oggetto di variante la Rail Service sta costruendo la prima delle due centrali a biomasse, quella annessa e connessa al funzionamento dell'impianto per la lavorazione di rifiuti metallici non ferrosi.

martedì 30 maggio 2017

Biomasse e industrie insalubri tra i quartieri cittadini: l'etica della politica ha delle risposte alla questione?

All'incontro di stasera, 30 maggio, 20.30, sala Incontri di via Veniero su " Etica e politica", chiederemo si parli, in chiave etica, anche dei procedimenti autorizzatori degli impianti del progetto Three Shades of green, alias due centrali a biomasse un impianto per la lavorazione dei rifiuti metallici non ferrosi, cui da tempo il comitato #NoBiomasseGO si oppone in nome dei cittadini tenuti a distanza dai processi decisionali della politica e dell'amministrazione.


di Martina Luciani

Senza ricorrere alle dissertazioni di Norberto Bobbio su Etica e Politica, poco tempo fa Tomaso Montanari, a proposito del Ministro Marianna Madia e della sua tesi di laurea, scrisse: " Ma se l’Italia non «va avanti» è a causa della corruzione, della disonestà, della furbizia e dei plagi: non certo a causa di un eccesso di etica."
Alle volte però succede il contrario: che si va avanti, in fretta e senza guardarsi indietro, ma nemmeno ai lati o davanti, senza rispondere alle domande, senza rappresentare altri che se stessi nell'esercizio del proprio potere alla faccia di coloro che un giorno lo conferirono, imponendo la tecnica e la schematicità delle norme ed evitando di confrontarle con interessi che peraltro hanno tutele di rango costituzionale.
Il sospetto dunque è che ( crocianamente parlando) l'etica in politica sia un ideale che canta nell’animo di tutti gl’imbecilli. Ovviamente gli imbecilli sono i cittadini, specialmente quelli che si riuniscono nei comitati e movimenti, esprimendo segmenti grandi e piccoli del "grande risentimento collettivo".
Scusate la premessa. Serve a dire che questa sera chiederemo siano poste le seguenti domande:


1)     
Se “etica” si riferisce alla politica che, indipendentemente dall’esistenza di specifiche norme, coinvolge i cittadini, li informa e ascolta la loro opinione per attuare concretamente la partecipazione democratica e la rappresentazione di tutte le istanze della comunità,  come valutate l’approvazione della variante 36 (delibera Consiglio comunale 17.12.2012 n. 35) che, all’interno del centro abitato, ha permesso la trasformazione dell’area di proprietà dell’impresa privata Rail services sita in via Trieste 134 da “H2.4-Aree per i concessionari auto e le attività di servizio alle persone e alle imprese” a “D/3- insediamenti industriali esistenti”  dove oggi si sta costruendo la centrale a biomassa SUD e un impianto di trattamento di rifiuti di alluminio?

2)     
Quale è l’etica dell’autorizzazione ambientale rilasciata dalla allora Provincia di Gorizia? E ciò con particolare riferimento alla funzione politica  dei suoi diversi organismi per l’ accertamento della funzione sociale di un’impresa, della prevalenza del diritto all’ambiente e alla salute rispetto la libertà dell’iniziativa economica privata  (in particolare sotto il profilo del “principio di precauzione”) e della successiva ponderazione nell’ambito della discrezionalità amministrativa ( e non tecnica) tra i differenti beni/valori tutelati dalla Costituzione (art. 41).

3)     
Se “etica” è da considerarsi la politica che si fa promotrice della tutela del bene comune, come in questo caso l’ambiente, la salute, la sicurezza, la dignità delle persone e la vivibilità di una città (Gorizia) e, quindi, se le rispettive liste/organizzazioni politiche intendono chiedere all’attuale Sindaco se:
-         
le autorizzazioni  per la centrale SUD e l’impianto di rifiuti di alluminio sono ancora valide e non scadute;
-     se è consentito l’insediamento dei due impianti industriali insalubri all’interno del centro abitato.
-          se intende verificare quanto richiesto e se del caso emettere i provvedimenti conseguenti.