sabato 18 agosto 2018

19 agosto 1923: la morte di Nino Paternolli, 95 anni fa, nel canalone di Val Tribussa.

Riflessioni, amarezze, e un po' di link per non dimenticare.


La foto accanto è stata scattata nel 2003 da Carlo Tavagnutti, durante una esplorazione alla ricerca del punto dove Paternolli volò via dalle rocce e dalla vita. Casualmente ripropone l'identica prospettiva della fotografia scattata da Ervino Pocar, il 19 agosto 1923, proprio nel corso della sventurata ascensione al Poldanovec.


di Martina Luciani


" Sai, se osservi le foto del funerale di Paternolli, vedi che c'era la città intera. Una città che l'ha dimenticato alla svelta, che oggi non sa quasi più chi fosse, che non ha memoria dei suoi figli migliori e dà voce e lustro a personaggi di nessun valore" : così mi dice poco fa Marko Mosetti, direttore di Alpinismo Goriziano.
Ci siamo sentiti per ragionare sul come ricordare  Paternolli nel novantacinquesimo anniversario della sua morte, e rinsaldare un tessuto di  testimonianze di quella Gorizia che a forza di celarsi dietro sospetti e mistificazioni non si ritrova più.
Proviamo semplicemente a raccogliere i link della grande quantità di testi che Alpinismo Goriziano ha raccolto nel corso degli anni. Molto altro materiale è disponibile, su Internet e in libreria. Persino a fumetti, nel libro di Miriam Blasich, che si è ispirata alla biografia di Nino Paternolli di Luca Matteusich.Ma occasioni di riflessione ce ne sono ancora all'infinito.


2003. La Comunità locale di Tribussa superiore, Krajevna Skupnost Gorenja Trebuøa, realizza la sistemazione del sentiero per raggiungere la lapide in memoria di Paternolli, posta dal CAI Gorizia nel 1924, e divenuta pressochè irragiungibile nel corso del tempo.  Lo fa perchè qualcuno ispirò e volle questo recupero così denso di significati: lo storico di Idrija  Jurij Bavdaæ.

Il numero 3 di Alpinismo Goriziano di quell'anno dedica ampio spazio all'iniziativa e all'eventi inaugurale. Numerosi i testi, tra i quali quello del prof.Sergio Tavano: Nino morì come Carlo, di slancio. Con la precisazione: Con lui Gorizia cadde nel vuoto. Ma vanno letti, credete, anche gli altri interventi che rendono quel numero della rivista una vera e propria pietra miliare.
Imperdibile anche quanto Tavano scrive dieci anni dopo, sul numero 3/2013 di Alpinismo Goriziano: Nino Paternolli e il tramonto di Gorizia.
Marko Mosetti, dedica Perdute tracce al racconto della ricerca del Canalone Hudournik ( rinominato, grazie agli stessi valligiani, Paternolli), dalla val Tribussa su verso il Poldanovec, e all'emozionante incontro, in un "tempo sospeso" perchè anello di congiunzione tra passato e presente, con il vecchio che valligiano che ricordava ancora i due signori di Gorizia, Nino Paternolli e il suo compagno, Ervino Pocar; e quest'ultimo sconvolto che riappariva chiedendo aiuto la sera dell'incidente, il recupero del corpo del caduto, ritrovato su per la montagna, lungo un cammino improbabile, pericoloso, intriso anche oggi di inquietudine e minaccia.

Sergio Tavano, nel 2002, sempre sulle pagine della rivista Alpinismo Goriziano, in un saggio intitolato Non soltanto montagne mute, riportando le memorie di Ervino Pocar (che inizialmente furono pubblicate, nei primi anni  20, sul bollettino sezionale del Cai di Gorizia)  consente (almeno per quelli come me)
una fondamentale interpretazione  di chi fosse Paternolli.
Nino era uno capace di cogliere,o forse accogliere, in cammino tra le montagne e contemplando l'immensità del cielo sopra la Val Trenta,  la forza della bellezza che, in certi luoghi e in certi indescrivibili attimi, ci consente la percezione abbagliante della nascita del mito. Ma la disse, questa scoperta universale, all'orecchio dell'amico, sussurrando. Il sussurro è arte espressiva ormai inarrivabile.
Ed in fondo è rifiuto della Rettorica e possesso assoluto dell'attimo presente e della Persuasione.

Quando  penso a Paternolli, e al suo mondo, mi ritrovo sempre una irrisolvibile malinconia: la Grande Guerra è stata così grande perché non è finita in una data , è proseguita nel tempo, ben  oltre i trattati di pace, un'onda di infinito dolore e raccapriccio si è distesa sul suolo, è  penetrata in ogni falda,  e attraverso le radici nelle chiome degli alberi e in ogni ciliegia, mela, albicocca, susina e chicco d'uva per chilometri in lungo e in largo in queste terre.
La maledizione non è un fatto letterario o esoterico, ha una sua recondita biologia.

venerdì 17 agosto 2018

Nuova centrale a gas a Sant’Andrea: il progetto non verrà sottoposto a V.I.A. Il Comune ricorrerà al TAR?


Una nota del Comitato NoBiomasseGO. Ricordando le rassicurazioni del Comune di Gorizia,  e le dichiarazioni sui "rigidi paletti" alla centrale a gas ( nella foto accanto, cronaca de Il Piccolo, 25 febbraio 2018)

 

Gorizia, 14 agosto 2018.

( il comunicato è stato ripreso in cronaca il 17 agosto da Francesco Fain qui)
Il Ministero dell’Ambiente ha  deciso  che il progetto di una nuova centrale termoelettrica a gas naturale della potenza complessiva di circa 148 MWt, a Sant' Andrea, proposto dalla TAI Energy Spa, non deve essere sottoposto a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.
In estrema sintesi si ricorda che la procedura tecnico- amministrativa di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale) ha lo scopo di individuare, descrivere e valutare gli effetti sull’ambiente e sulla salute di un’opera, al fine di identificare tutte le opzioni alternative al progetto, compresa la sua non realizzazione (c.d. “opzione zero”). La normativa vigente, per questa tipologia di impianti, fissa in 150 Mwt il limite che obbliga la procedura di V.I.A.: non è dunque un caso che sia stato proposto e dichiarato un impianto di 148 Mwt.
La decisione del Ministero è coerente con quella analoga della attuale giunta regionale, ma lascia preoccupato e indignato lo scrivente comitato, al quale il prescritto meccanismo del controllo a posteriori di eventuali impatti e di situazioni di non conformità interessa ben poco. Tanto più che le centrali termoelettriche, ai sensi del D.M. 5 settembre 1994, sono classificate tra le industrie insalubri di prima classe. Il testo unico delle leggi sanitarie prevede che debbano essere “isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni”.
I costi che a Gorizia e in Friuli Venezia Giulia stiamo pagando in termini di devastazione ambientale, di impoverimento di risorse e di abbassamento della qualità della vita sono già abbastanza alti per aver voglia di fare scommesse sulla bontà e utilità di un progetto industriale che è evidentemente privo di qualsiasi utilità sociale.
In un Paese dove il pericolo è in agguato nell'aria inquinata, nelle acque potabili avvelenate, nei fiumi che muoiono, nei boschi che bruciano, nelle frane che travolgono strade e case, nei ponti che crollano, i monitoraggi e controlli a posteriori lasciano il tempo che trovano e solo la severa e precisa procedura di VIA può dare garanzie e manifestare in via preventiva i rischi ed i problemi.
Nel caso specifico, l'effettivo impatto ambientale della centrale termoelettrica a gas sul territorio circostante e sull’area residenziale limitrofa, i reali dell’ inquinamento della centrale sommato con quelli già esistenti o attesi nel futuro da progetti già autorizzati.

domenica 12 agosto 2018

Gorizia: una città arrugginita. E dove sono i consiglieri per i rapporti con i quartieri?


In assenza dei consigli di quartiere, il sindaco Ziberna ha escogitato una sorta di OGM  di rappresentanza democratica, istituendo la delega ad alcuni consiglieri per i rapporti con i quartieri. Risultati: nessuno, mentre l'unico fenomeno riscontrabile di ossido riduzione, fisico e metafisico, è la ruggine. 



di Martina Luciani


Le deleghe sono state assegnate a

- Walter Bandelj per Piedimonte del Calvario, Oslavia, San Mauro, Piuma

- Franco Hassek per San Rocco, Sant'Anna

- Rinaldo Roldo per Lucinico, Madonnina del Fante

- Alessio Zorzenon per Campagnuzza, Sant'Andrea

- Franco Zotti per Montesanto, Piazzutta.

Nessuna delega per il quartiere centro città, chissà perché: forse freudianamente è una indiretta presa d’atto delle estreme condizioni urbanistiche e della scarsa qualità sociale dell’area.
Comunque girando tra le vie dei quartieri cittadini, tra nugoli di zanzare, strade dissestate, marciapiedi pieni di buchi e tranelli, aree incolte a ridosso delle abitazioni, aiuole pietrificate, mancanza di qualsiasi tipo di luogo di aggregazione al di fuori dei pubblici esercizi, cemento e viabilità poco “sensibile” ai pedoni e ai velocipedi, ci chiediamo che fine abbiano  fatto i “consiglieri delegati”.
Che dicono? Che pensano? Che cosa hanno in serbo per noi? Hanno mai riflettuto sul senso del quartiere quale indicazione di un luogo della città dove persone risiedono stabilmente,  individuano esigenze e maturano esperienze collettive, possono attivare relazioni di solidarietà e condividere consensi/ dissensi su temi e interessi extra personali, avviano percorsi culturali di scoperta e riconoscimento dell’ altro da sè?
Si pensava che i prodi rappresentanti del popolo incontrassero i cittadini in assemblee pubbliche per ascoltare  il vissuto e il desiderato, per raccogliere in presa diretta criticità e sviluppi sociali e culturali; o almeno, semplicemente, per raccogliere segnalazioni e suggerimenti.

martedì 24 luglio 2018

Legge iniziativa popolare per la libertà di scelta sulle vaccinazioni in età evolutiva: si può firmare anche in Comune a Gorizia.


Sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2018 è stata pubblicata la LIP per la sospensione dell'obbligo vaccinale nell'età evolutiva. Si firma ancora per qualche giorno, all'Ufficio elettorale del Comune di Gorizia.



La legge di iniziativa popolare ripropone aggiornandoli e integrandoli i contenuti della legge regionale veneta n. 7 del 23 marzo 2007 (entrata in vigore il primo gennaio 2008). La proposta lascia intatte le vaccinazioni previste dal Piano Nazionale Vaccini come livello essenziale di assistenza, perchè chiedere libertà di scelta non significa essere contro i vaccini, ma significa invece riconoscere le esigenze di precauzione, informazione, farmacovigilanza, controllo delle reazioni avverse.
La raccolta di firme mira a portare nuovamente in Parlamento (e ad attivare un percorso legislativo ordinario, che non è quello utilizzato per la legge 119/2917, che ha invece adottato il decreto legge Lorenzin) il dibattito sulla questione vaccinazioni, spostando ( e abrogando) l'obbligo dei vaccini e introducendo la raccomandazione ad effettuarli , quest'ultima supportata adeguatamente con coerenti campagne informative che inducano le famiglie e compiere per i propri figli scelte consapevoli e responsabili.  I contenuti della LIP sono qui:

Chi fosse interessato, può recarsi all'Ufficio elettorale con documento di identità,
dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.00 e nei pomeriggi di lunedì e

mercoledì anche dalle 16.00 alle 17.00.
La data ultima a disposizione per sottoscrivere l’iniziativa è stata fissata dal Comitato Promotore nel
giorno di venerdì 2 agosto 2018.
La raccolta firma è in corso anche nei Comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, Sagrado e
Turriacco.





sabato 21 luglio 2018

Gorizia, 1858 - 2018, 19 luglio: ricordando Julius Kugy, con la sezione goriziana del CAI.

In occasione del 160° anniversario della nascita di Julius Kugy, il 19 luglio la sezione del Cai di Gorizia ha organizzato una commemorazione nel parco Coronini, dinnanzi alla targa che sulla parete di una casa ricorda il poeta delle Giulie, il cantore di una civiltà alpina e di un mondo culturale compositi e plurilingui. Per l'occasione,  Carlo Tavagnutti e Carlo Sclauzero hanno realizzato la bellissima cartolina nell'immagine.

L'introduzione dell'incontro. 






di Marko Mosetti


"Sono nato il 19 luglio 1858 nella Villa Grafenberg del Conte Coronini a Gorizia, quando a Trieste infieriva un'epidemia di colera. Chi sa se la mia predilezione per l'Isonzo, per le Alpi Giulie dalle quali discende, per le acque giuliane che convoglia al mare, in genere per le villeggiature estive, non derivi da ciò? Il battesimo lo ricevetti a Trieste."
Così Julius Kugy in  La mia vita. Nel lavoro, per la musica, sui monti.
Dopo la laurea in giurisprudenza a Vienna si dedicò a proseguire l'attività commerciale del padre a Trieste. Fin da giovanissimo si appassionò di botanica. Fu proprio questa passione a portarlo a contatto con il mondo alpino, con le Alpi Giulie, allora poco o affatto esplorate e conosciute.
"Infiniti aneliti verso le vette mi vennero dal romanticismo di Baumbach (l'autore del poema Zlatorog) che mi infuse nell'anima aperta tutto il romanticismo del suo ricco cuore di poeta e gli aurei tesori della sua poesia": scrive in Dalla vita di un alpinista.
E ancora " Credo davvero di potermi considerare in senso lato un alunno di Baumbach. Basti pensare all'importanza che dovette avere per il mio giovane cuore lo Zlatorog, dove fin dall'inizio il venerando duomo del Triglav sorge come un immenso altare di ogni pia nostalgia e devozione montana."

Come era allora uso comune, si accompagnò nelle sue salite ed esplorazioni con le guide valligiane sia slovene che friulane, senza distinzione di nazionalità. Parlando correntemente il tedesco, lo sloveno e l'italiano, anche grazie al padre carinziano e alla madre, figlia del poeta sloveno Johann Vessel, può certamente essere ascritto come l'archetipo del moderno uomo europeo che, pur fedele alla Patria, è altresì dimentico di confini, divisioni, nazionalismi.
D'altra parte come in maniera illuminata ebbe a scrivere Celso Macor "le nostre montagne erano naturalmente così, per legge di natura, per tradizione, nel sentimento delle genti che le abitano. Le Alpi Giulie non avevano confini, erano di tutti i popoli, erano entrate nella simbologia della gente alpina, erano unione e amore, erano poesia e incontro".

venerdì 20 luglio 2018

A Gorizia il 25 luglio si mangia la pastasciutta antifascista.

In attesa del permesso per realizzare la tavolata in via Rastello, che il Comune graziosamente tarda a concedere, l'organizzazione dell'iniziativa è avviata, in contemporanea agli analoghi eventi che il popolo italiano sente ancora, suo malgrado, la necessità di creare un po' dovunque, per celebrare la caduta del fascismo e l'avvento della democrazia, pensando alla Storia tragica del 900 italiano e alla Costituzione repubblicana e antifascista.




25 luglio 2018: per la prima volta
“la pastasciutta antifascista”
anche a Gorizia

Le diverse realtà antifasciste di Gorizia aderiscono alla “Rete delle pastasciutte”, attiva in tutta Italia, e promuovono l’iniziativa per mercoledì 25 luglio, alle 20, in via Rastello.
Un’occasione per ricordare, per testimoniare le proprie convinzioni e gli ideali democratici sanciti nella Costituzione repubblicana  ma anche per incontrarci, in un momento particolarmente difficile per  questo nostro Paese, dove è indispensabile con la presenza fisica esprimere la preoccupazione civile, il dissenso politico ed etico. L'abbiamo fatto il 7 luglio, in occasione dell’iniziativa “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”, lo faremo il 25 luglio, e poi ogni volta che si manifesterà l'urgenza di dimostrare l'esistenza di un Italia che ha una voglia immensa di autentica democrazia. 

La partecipazione, che prevede un contributo di 5 euro a copertura delle spese, va comunicata per ragioni organizzative entro lunedì 23 luglio via sms o whatsapp al numero 335 8217990, specificando nome e numero dei partecipanti.
In caso di diniego all’uso del suolo pubblico da parte del Comune di Gorizia, o di maltempo, l’iniziativa avrà luogo presso la Casa del popolo di via delle Monache.



“La pastasciutta antifascista” a Gorizia è promossa da:
Anpi
aps agorè
blog Piazza Traunik
Casa del popolo
Dovere Democratico
Forum gorizia
g.c. Gorizia c’è
g.c. Gorizia è tua
g.c. Gorizie
g.c. Percorsi Goriziani
Kulturni Dom
Partito Comunista Italiano
Partito della Rifondazione Comunista
Partito Democratico – Demokratska Stranka

Aderiscono inoltre:
Ronchi dei Partigiani
e molti altri singoli, liberi cittadini

La storia

Il 25 luglio 1943 Mussolini viene arrestato, creando la temporanea illusione della fine del regime e della guerra. Seguiranno i mesi delle peggiori sofferenze per il popolo italiano, ma in quelle ore si festeggiò in tutta Italia la destituzione del Duce. Dalla Casa di Alcide Cervi, nella campagna reggiana presso Gattatico, partì uno degli eventi spontanei più originali, con una grande pastasciutta offerta a tutto il paese, distribuita in piazza a Campegine dalla famiglia, per festeggiare, come disse Papà Cervi, il “più bel funerale del fascismo”. Da più di vent’anni questa festa antifascista, popolare e genuina, rivive nell’aia del Museo Cervi, mantenendo intatto lo spirito di quei giorni.

L’idea di ‘esportare’ la festa della pastasciutta nasce quasi spontaneamente, a partire dalle tante realtà associative che sono in contatto con il Cervi da tutta Italia. L’ideale della pastasciutta del 25 luglio ha conquistato così, e continua a conquistare, molti altri territori e comunità, che vogliono riproporre gli stessi ingredienti della serata di Casa Cervi: la festa per la caduta del fascismo, la pastasciutta, la rievocazione storica. In alcune contrade è già tradizione, ma molti altri hanno continuato a rispondere all’appello di Casa Cervi per collegare regioni e città in questo avvenimento diffuso, dal nord al sud: nel 2017 la rete si è estesa ad oltre 120 manifestazioni in tutta Italia, idealmente collegate con Casa Cervi, grazie all’impegno e alla partecipazione di migliaia di cittadini di tutte le età, uniti in un comune sentimento di libertà.