Visualizzazione post con etichetta cambiamento climatico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cambiamento climatico. Mostra tutti i post

venerdì 4 maggio 2018

Licei Slataper di Gorizia, cambiamento climatico e politiche ambientali europee: classi al lavoro per conoscere e capire, con l'Accademia europeista del FVG.


Quanto un tema difficile come il cambiamento climatico e la crisi ambientale può colpire dei ragazzi di seconda superiore? Parecchio, in realtà.
Quante informazioni hanno a disposizione sul problema? Non a sufficienza per comprenderne la gravità.




di Virginia Quarantotto Vittori



Fra chi vuole capirne di più, chi è scettico e chi rimane sconcertato dai dati che presentiamo – ad esempio, lo sapevate che l’allevamento degli animali destinati allalimentazione produce il 20% delle emissioni totali di gas serra? – i sedicenni, coinvolti dal 2 al 4 maggio 2018 nelle diverse articolazioni del  progetto divulgativo organizzato dalla sezione giovanile dellAccademia europeista del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con i Licei Slataper di Gorizia, non si sono sottratti al percorso di approfondimento che ho proposto insieme a Ilaria Dal Pio Luogo.

Durante il  secondo incontro con il gruppo di liceali, abbiamo individuato quattro aspetti del maxi-problema che è il cambiamento climatico: l’effetto serra, ovviamente, ma anche l’acidificazione degli oceani, le isole di spazzatura e la scomparsa delle api. Uno scenario globale che va ben oltre i confini dellUnione Europea, rispetto il quale lUnione ha responsabilità determinanti, a livello internazionale e rispetto i singoli Stati membri, cui corrispondono impegni decisivi nellattuazione di sempre più efficaci politiche europee in campo ambientale, sul fronte della prevenzione e a livello di contrasto ai danni conseguenti al cambiamento climatico in atto.

 Abbiamo condiviso con gli studenti una serie di immagini che potevano restare più impresse a definire le questioni e le criticità, come ad esempio i tempi stimati di decomposizione dei principali rifiuti che si trovano in mare.
Non tutti sapevano di che cosa stavamo parlando e non si erano ancora posti il problema di come tutti questi fenomeni, in apparenza “lontani”, non siano un'ipotetico rischio da discutere a livello scientifico, ma riguardano direttamente loro stessi e le loro famiglie.
Riuscire a coinvolgere anche chi ha qualche anno meno di noi è molto importante: contro un problema così complesso e di così difficile soluzione, rispetto il quale il comportamento del singolo è importante tanto quanto laccordo internazionale per la riduzione degli impatti ambientali, l’educazione e la discussione sono i fondamentali punti di partenza.


martedì 12 maggio 2015

Migrazioni, terrorismo e clima: i cambiamenti climatici guidano i movimenti di popoli e gli estremismi armati

A Cremona un convegno ha nuovamente puntualizzato
una problematica che ci ostiniamo  ad ignorare quando parliamo
di flussi migratori
e di terrorismo. 
L'intervento di Grammenos Mastrojeni, responsabile al Ministero Affari Esteri italiano del rapporto con le Istituzioni internazionali che si occupano del clima e docente universitario di Soluzione dei Conflitti, autore del libro " L'arca di Noè": il cambiamento climatico sta tra i presupposti diretti delle migrazioni di popoli, dei conflitti e del terrorismo.



“Per un Mediterraneo di pace. Migranti tra conflitti e cambiamenti climatici”è il titolo di un convegno svoltosi recentemente a Cremona. In quella circostanza, Grammenos Mastrojeni, autore di " L'arca di Noè. Per salvarci tutti assieme", ha ribadito un concetto di grande importanza per dare lettura corretta al fenomeno migratorio.
La primavera araba è stata preceduta da crescenti tensioni collegate all'aumento del prezzo del pane. Questa situazione, che ha creato 4,6 milioni di nuovi poveri, si è sviluppata a partire da una serie di eventi climatici disatrosi, dalla Russia all'Australia, dalla Cina all'Argentina, che hanno fatto innalzare i prezzi del grano e favorito una gigantesca speculazione.
A ciò si è aggiunto il degrado ambientale del Delta del Niger e la crisi terribile del lago Ciad, ridotto a soli 4 km quadrati dai 25 di 50 anni fa. La crisi dell'ecosistema ha trascinato con sè le economie locali, messe nell'impossibilità di sostenersi con le attività tradizionali. La risposta è stata per un verso l'emigrazione e per l'altro verso il cedere alla lusinga dell'economia illegale. Ugualmente, la situazione di Siria e Iraq è stata preceduta da 4 anni di siccità terribile: nell'impossibilità di vivere del frutto della propria terra, si diventa profughi o si entra nelle file dell'ISI. La nostra responsabilità in questa configurazione che ci vede dalla parte di quelli che partecipano all'inquinamento globale non è eludibile; la necessità di intervenire per correggere il cambiamento climatico e contenerne le conseguenze è una necessità senza più spazi di trattativa.
Qui l'intervista a Grammenos Mastrojeni.