giovedì 2 ottobre 2014

Perché a Ronchi dei Legionari hanno tanta paura della Cameraria?

 

Gli ippocastani non sono in pericolo perché aggrediti dall’insetto e dal fungo incriminati, ma perché aggrediti sistematicamente dagli esseri umani.

di Giancarlo Stasi
Quanto è fondato l’allarme lanciato a Ronchi dei Legionari per la salute degli ippocastani dei viali della cittadina? Ne parliamo perché in generale le idee su Cameraria Ohridella e Guigniardia Aesculi sono piuttosto confuse.
A Ronchi ci si sorprende – leggiamo su Il Piccolo di ieri – che i trattamenti effettuati “nel passato” contro l’insetto Cameraria e il fungo Guignardia non abbiano risolto il problema della defogliazione precoce e che si debba intervenire nuovamente e si tema che la stessa Guignardia nuocia “gravemente alla stabilità degli alberi”.

Cameraria ohridella, lepidottero esotico invasivo comparso in Italia a metà degli anni novanta dello scorso secolo, non ha ancora trovato dei parassitoidi/predatori che lo limitino ( speriamo che ciò
avvenga). I danni alle chiome sono prodotti dalle larve che masticano la parte centrale delle foglie, e non suggono “la linfa vitale”.
Guignardia aesculi è un fungo che attacca la lamina fogliare, non interessa quindi le strutture legnose e non può essere  accusato direttamente dei problemi di stabilità ricordati. Il suo sviluppo è favorito dai periodi umidi e piovosi: 2014, primavera-estate,  condizioni  ideali.
Per entrambi i parassiti è necessario prevedere di attuare ogni anno una serie di azioni che ne contengano lo sviluppo, la diffusione e la dannosità: è impensabile pensare alla loro eliminazione (ci siamo riusciti con la Zanzara tigre?).
Per quanto riguarda la presunta instabilità degli ippocastani, questa è causata direttamente dall’attacco alle strutture legnose (rami, branche, fusto, colletto e radici) da parte di funghi “agenti di carie”. La loro stessa funzione ecologica - in natura servono a trasformare e degradare strutture complesse - in un ambiente antropizzato li trasforma in organismi potenzialmente pericolosi se non letali ( ricordiamo ad esempio il cedimento di un grosso ramo che ha provocato qualche tempo fa la morte di due persone in un parco di Firenze).
Normalmente, per penetrare all’interno dell’organismo ospite, questi agenti di carie hanno bisogno di soluzioni di continuità nelle sue strutture esterne. Questa opportunità vien loro concessa dalle potature improvvide, quali le capitozzature cui sono stati sottoposti gli ippocastani nelle nostre città o i “lecci di via Mario Stoppani”; a ciò si aggiungono, nella più assoluta indifferenza ed ignoranza, i danneggiamenti dei fusti e delle radici provocati dai lavori per marciapiedi e servizi interrati. Alcune città si sono dotate di specifici regolamenti che tutelano, naturalmente nell’ambito del possibile e del ragionevole, il loro patrimonio arboreo anche in questi casi. Per quanto concerne le potature, a dimostrare che non stiamo parlando di fantascienza,  voglio  riportare quanto indicato in un volume del 1938 edito “Sotto  gli auspici dell’Azienda Autonoma Statale della Strada” - Alberature stradali – pag. 211: L’amputazione delle grosse branche degli alberi, per tutte le conseguenze che si sono in precedenza accennate, non deve giungere ( salvo necessità speciali) a rami con diametro maggiore di 8 cm.
Da allora l’ arboricoltura si è arricchita di nuove conoscenze, ma questi principi restano punti fermi.
Ce ne dimentichiamo per ignoranza o superficialità? O perché è più facile far finta di niente, tanto l’albero morirà dopo qualche tempo, e sarà allora un problema della futura amministrazione competente.

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