giovedì 13 agosto 2026

L’Isonzo muore, serve più acqua dalla diga di Salcano. Forum Gorizia sollecita il Governo, la Regione e l’Autorità di bacino

 

Immagine elaborata con Gemini IA

Gorizia. Il consigliere comunale Andrea Picco, presidente di Forum Gorizia, ha inviato un’istanza formale a tre Ministeri, alla Regione FVG e all'Autorità di Bacino per un’azione urgente rivolta ai Ministeri e competenti istituzioni di Ljubljana.
Ulteriori richieste in vista della riunione della Commissione mista italo slovena per l’idroeconomia del 30 settembre, inclusa la trasparenza e la partecipazione pubblica. 


di Martina Luciani



L’Associazione Forum Gorizia, per mano del suo presidente e consigliere comunale Andrea Picco, ha trasmesso un’istanza formale ai Ministeri dell’Ambiente, degli Affari Esteri e delle Infrastrutture, oltre che alla Regione Friuli Venezia Giulia e all’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali.


 " L’Isonzo in territorio italiano manifesta drammaticamente la pressione del cambiamento climatico e della siccità in atto – spiega Andrea Picco – e abbiamo chiesto un intervento urgente ai livelli governativi per ottenere subito rilasci d'acqua maggiori dalla diga slovena di Salcano, gestita dalla società Soške elektrarne d.o.o., interamente partecipata dalla Holding statale HSE.”


L'istanza, sollecita un’azione intergovernativa tra Italia e Slovenia sull’emergenza idrica dell’Isonzo: "... è necessario fronteggiare, in stato di emergenza e con un intervento diretto al Governo della Repubblica di  Slovenija, la gravissima crisi idrica ed ecologica in cui si trova il fiume Isonzo, ottenendo maggiori rilasci d'acqua dalla diga da parte dell’impianto idroelettrico  della società Soške elektrarne d.o.o. interamente partecipata  dalla Holding statale HSE."

Forum solleva anche la mai risolta mancanza di trasparenza della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, le cui dinamiche interne sono ancora regolate da logiche obsolete che risalgono agli accordi allegati al Trattato di Osimo del 1975, e cioè essenzialmente la spartizione di quantità d’acqua tra Stati con finalità di sfruttamento economico.  Oggi sappiamo quanto allora fosse disastrosa la visione ambientale, nonostante proprio in quegli anni si stesse fondando una ben diversa consapevolezza: nel 1972, la Conferenza ONU di Stoccolma sancì il principio che nel rapporto tra protezione dell’ambiente e sviluppo economico la prima è componente essenziale del secondo. Dall'istanza del Forum: " La Commissione mista per l’idroeconomia Italia - Slovenija disattende i principi della Convenzione (di Aahrus): non contiene nel proprio Regolamento l’impegno a garantire alle generazioni presenti e future il diritto di vivere in un ambiente salubre, non assicura trasparenza sulla propria attività, né permette la partecipazione con lo status di osservatore ufficiale alle ONG ambientali e alle associazioni dei cittadini, né i verbali delle riunioni sono facilmente accessibili su un sito specifico o almeno sui siti del Ministero dell’Ambiente, dell’Autorità di bacino delle Alpi Orientali o della Regione Friuli Venezia Giulia.
Tale assetto definisce l’attività commissariale relativa all’Isonzo Soča come un affare riservato tra Governi senza possibilità di controllo e verifica sui temi, sulle decisioni e relative motivazioni, nonché sul recepimento coordinato delle decisioni stesse - rappresentate esclusivamente nei verbali delle sedute - nelle rispettive legislazioni nazionali e regionali, nei piani di gestione delle acque e nei piani di governo e pianificazione del territorio delle due nazioni, rendendo impossibile, in capo ai cittadini e ai portatori di interessi diffusi, l’identificazione delle responsabilità istituzionali. Ciò determina una palese lesione del terzo pilastro della Convenzione di Aarhus (Accesso alla giustizia in materia ambientale) e dell'art. 24 della Costituzione Italiana, con la compressione del fondamentale diritto alla tutela giurisdizionale.
E’ necessario pertanto che al Regolamento vigente siano apportate le modifiche necessarie a sanare il deficit di trasparenza, accountability e partecipazione del pubblico, con il formale superamento delle logiche dell’Accordo di cooperazione economica allegato al Trattato di Osimo del 1975 e l’altrettanto formale inquadramento dell’attività nelle politiche e nel diritto eurocomunitario. Si chiede l’inserimento della questione nell’ordine del giorno della riunione prevista il 30 settembre 2026 a Gorizia."


 Conseguenze della modalità blindata con cui tuttora opera la Commissione mista sono la difficoltà di identificare le responsabilità dell’agire delle autorità pubbliche anche ai fini della tutela di diritti e interessi collettivi e il totale deficit democratico prodotto dall'esclusione della  partecipazione e del contributo dei cittadini. 

Oltretutto è impossibile valutare costantemente se la Commissione mista recepisca e adotti come metodo di lavoro gli sviluppi scientifici che, a partire dai progetti internazionali Nexus e Rexus, evidenziano la necessità di considerare, discutendo di gestione transfrontaliera e cooperante dell’Isonzo, considerato una unità ecologica indivisibile, la pressione sempre più forte del cambiamento climatico, la scarsità della risorsa idrica, il concetto del flusso ecologico necessario alla vita del fiume a valle del confine italo sloveno è che purtroppo è ben diverso, in senso peggiorativo, da quella preso a parametro da vecchi trattati ( incluso quello di pace del 1947) e accordi fondati su semplici verbali di riunioni intergovernative.

Infine, l’istanza di Forum guarda al futuro con la richiesta di avviare  la concertazione per una vera e propria Commissione Internazionale per la Protezione del Fiume Isonzo - Soča, sul modello delle grandi esperienze internazionali.

 Precisa il consigliere Picco: “Il fatto la Commissione mista per l’idroeconomia Italia-Slovenia, nel quadro del diritto e delle politiche eurounitarie, sia l’organo deputato a occuparsi con specifiche deleghe e capacità di agire vincolando le pubbliche amministrazioni locali, per raggiungere e mantenere il buono stato ecologico del fiume, dalla sorgente fino alla foce, non sta scritto a chiare lettere da nessuna parte. Né i fatti a conoscenza del pubblico dimostrano che ci siano progressi nella costituzione di una qualche autorità per la gestione internazionale dell’Isonzo. Del resto, la Commissione, così come concepita dall’Accordo di cooperazione economica del 1975, ha la finalità di studiare i “problemi idrologici" e "proporre soluzioni idonee" per l'approvvigionamento idrico ed elettrico: corrisponde ad una fase storica in cui il problema era la spartizione dell’acqua tra due Paesi confinanti.”

Forum immagina un nuovo organismo internazionale su tre livelli (decisionale, tecnico-scientifico e sociale),  che agisca in un contesto cristallino di assoluta trasparenza, in coerenza con la legislazione europea e gli obiettivi comunitari, con i più recenti orientamenti scientifici in materia e con le istanze collettive di tutela del bene comune “acqua” e del patrimonio naturalistico.
L'istanza si conclude con la richiesta di un tempestivo riscontro scritto da parte delle autorità italiane, ai sensi della Legge 241/90 e delle norme sull'accesso alle informazioni ambientali. " I tempi della secretazione delle decisioni in materia ambientale sono preistoria - conclude Picco - I cittadini hanno il diritto di sapere quali concrete determinazioni la delegazione italiana intenda assumere per tutelare, o meglio, in questo momento, per salvare l’Isonzo dal disastro ambientale."







mercoledì 5 agosto 2026

Parco Basaglia: riqualificazione discutibile e dal futuro incerto.

La recente “riqualificazione” del Parco Basaglia, ad avvenuta inaugurazione di questo luogo storico, con tanto di sorridenti politici, tecnici di progetto e rappresentanti 
della Regione, rende evidenti la ristrettezza della visione e le errate  scelte botaniche...

 di Giancarlo Stasi

 

 

...senza dimenticare i danni all’ambiente e agli apparati radicali delle piante causati dagli scavi che avevano trasformato il sito in un’area di guerra (qui la descrizionedell’inaudita situazione che aveva prodotto forti proteste) e delle cui conseguenze sulla vitalità dei soggetti aggrediti pagheremo il prezzo – gli alberi e noi con loro – nei prossimi anni.

Chi ha progettato, e soprattutto chi ha autorizzato che si procedesse, ha trasformato un luogo in cui la natura lasciata a se stessa aveva seguito la sua spontanea evoluzione - consentita in quanto tale dai decenni di minime o scarse manutenzioni - in un artificioso luogo di delizie nello stile del giardino all’italiana, travisando completamente lo spirito che il Parco aveva maturato nei decenni e per noi esprimeva.

La pretesa riqualificazione però mal si adatta ai principi della “Carta italiana dei giardini storici”  del 1981, nella quale si pretende il rispetto dell’evoluzione del giardino, considerato opera d’arte e risorsa ambientale, e del processo storico complessivo del sito, insieme  alla salvaguardia dell’autenticità concernente sia il disegno e il volume delle sue parti sia la sua decorazione o scelta degli elementi vegetali o minerali che lo costituiscono.

Nel periodo antecedente all’attuale intervento sul Parco Basaglia si poteva camminare lungo gli originari percorsi, resi evidenti da una leggera infossatura rispetto alle aiuole, anche a piedi scalzi, grazie a decenni di sedimentazione di foglie ed aghi caduti dagli alberi e a coperture di un delizioso strato di muschi.

Chi frequentava il luogo poteva godere di dense ed estese canopie, di una notevole isola di protezione dal calore e di una notevole biodiversità, con l’accompagnamento del canto di molte specie di uccelli. Oramai tutto questo è perduto! La copertura delle chiome degli alberi è fortemente diminuita non essendo state considerate operazioni alternative all’abbattimento di alberi che presentavano superabili difetti o criticità; sono stati eliminati siti di riproduzione o svernamento di molti uccelli ed altri animali; sono stati completamente distrutti luoghi di riparo per la fauna a terra.

Si è voluto ricreare il giardino degli inizi del 900 in una condizione climatica completamente differente, con un assetto che necessita di manutenzioni costose e costanti. Non si capisce il senso del nuovo vialetto tristemente contornato da graminacee perenni che nulla hanno a che fare con l’estetica di un secolo fa e che anche oggi sono più appariscenti che suggestive.


L’utilizzo di innumerevoli piante di elleboro avrà certamente determinato un bell’effetto scenografico all’inaugurazione, ma essendo assolutamente inadatte per aiuole a forte insolazione oramai sono quasi del tutto scomparse.  In aggiunta, la presenza degli ellebori, o meglio, quel poco che resta, è incompatibile con l’uso di attrezzi meccanici per il controllo delle infestanti, che sono diventate predominanti e caratterizzano questi spazi.

 Anche relativamente alle distanze d’impianto dei nuovi esemplari arborei non sono state ben considerate le normali dimensioni delle chiome a maturità, nei confronti degli alberi preesistenti e tra quelli ora messi a dimora.  Le potature di diversi cedri e di un leccio sono state eseguite certamente senza tenere conto della loro fisiologia e del loro stato fitosanitario.

 


La manutenzione di questo Parco, reso più articolato e complesso di com’era, si limita allo sfalcio dell’erba con mezzi meccanici di grande potenza, abbandonando al loro destino le aiuole ritrovate o create ex novo; non paiono attuati interventi per migliorare la vitalità degli alberi deperenti e nemmeno è dato riscontrare irrigazioni di soccorso per le piante legnose impiantate questa primavera.

Dell’ investimento di quasi 40 mila piante e bulbi e 60 alberi chi è e sarà in grado di prendersi cura con adeguate competenze?

lunedì 3 agosto 2026

La petizione del 2019 su industrie insalubri tra le proposte di Forum Gorizia alla Variante di conformazione del Piano regolatore generale del Comune di Gorizia:

Le insurgent communities non dimenticano. 


di Martina Luciani 


Tra le proposte che sono state inviate, da cittadini e associazioni,  al Comune di Gorizia  per la Variante di conformazione del Piano regolatore generale del Comune di Gorizia al Piano paesaggistico regionale, c’è anche, esposta da Forum cultura Gorizia (il testo è pubblicato sul blog di Forum Gorizia), quella diretta ad ottenere l’esame delle richieste oggetto della petizione popolare del 2019, diretta a limitare le destinazioni d’uso delle aree industriali ed artigianali con l’esclusione delle industrie insalubri di 1° e 2° classe e gli impianti di trattamento rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.
Ulteriore proposta di Forum riguarda la localizzazione di nuovi siti di produzione di energia rinnovabile da fotovoltaico prioritariamente nelle aree che rientrano nel censimento regionale dei siti produttivi dismessi inclusi nel "Master Plan Sviluppo Impresa - Friuli Venezia Giulia - L.R. n. 3 del 22 febbraio 2021": si tratta di stabilire politiche industriali che offrano alternative alla realizzazione di campi fotovoltaici in aree agricole, di pregio paesaggistico e naturalistico o in aree completamente rinaturalizzate.  
Inoltre è stato chiesto sia prevista la restituzione alla collettività tramite rigenerazione e rinaturalizzazione dei siti produttivi dismessi con iniziative di forestazione urbana, la creazione di parchi pubblici e la definizione di fasce di mitigazione ambientale.

Sono passati molti anni da quando quella petizione venne firmata da oltre 1600 cittadini che, come comunità attiva, rappresentavano la volontà di ottenere più efficaci tutele alla salute, alla sicurezza e ai beni comuni, indirizzando sviluppo economico e sociale della comunità di Gorizia nel senso della sostenibilità per le persone e per l’ambiente”. Così il consigliere comunale Andrea Picco di Forum Gorizia nella mozione con cui si cercò di discutere la questione delle industrie insalubri e della petizione in Consiglio comunale (la mozione, unitamente a quella che riguardava il Piano di zonizzazione acustica furono respinte. 
Qui un commento.

Tuttavia il lavoro svolto dai cittadini, nel sollevare, sviscerare e portare all'attenzione pubblica questioni così importanti come la tutela dell'ambiente, della salute pubblica, dei diritti fondamentali dei cittadini non è svanito nel nulla e la variante al Piano regolatore allora richiesta è tuttora importante in sé e fondamentale nell’orientare la rotta dell’assetto urbanistico che intendiamo lasciare alle future generazioni.
Questo il motivo della sollecitazione inviata al Comune da Forum Cultura Gorizia, che si auspica venga integrata nell’elaborazione della Variante di Conformazione considerandola quale “futura fase di riscrittura del vigente PRGC” alla quale era stata rimandata la richiesta della petizione del 2019. Se non fosse così, si interverrà nuovamente nella fase delle osservazioni al Piano. Perché, noi non dimentichiamo.


Angelica Stasi, mia figlia, scomparsa tre mesi fa, il 30 aprile, aveva svolto, nel 2021, nell’ambito di un corso alla Facoltà di Scienze internazionali e diplomatiche e con la supervisione della docente arch. Alessandra Marin, una ricerca intitolata “Insurgent communities. Il comitato NoBiomasseGO”, probabilmente la più completa descrizione di quella grande battaglia civica.  
Quando la lessi, mi emozionai moltissimo, anche perché evidentemente la vicenda, con una cronaca assai densa di iniziative e di relazioni tra le persone coinvolte nel Comitato, aveva colpito mia figlia così tanto da proporla come materia di lavoro in ambito universitario. 
Vi troverete contesti e antefatti che sono la premessa del movimento che, in diretto collegamento al progetto della centrale termoelettrica,  produsse successivamente la petizione contro le industrie insalubri (e quella gemella diretta ad il Piano di classificazione acustica, per un totale di oltre 3000 firme complessive).

Insurgent communities è un’espressione bellissima, in italiano non saprei come descrivere il dinamismo sociale attivo, spontaneo e trasversale, l’interazione tra cittadini che diventano comunità insorgente, capace di sviluppare un lavoro, come scriveva Angelica, di altissima qualità, frutto dei saperi e delle esperienze di tutti,  e “garantito dalla ferrea determinazione nel difendere i propri diritti, dall’ indignazione di fronte all’ingiustizia (ingiustizia percepita sia come danno materiale - all’ambiente e alla salute - sia come violazione di principi, di garanzie costituzionali, trasparenza e correttezza di procedure)e da quell’effervescenza, quella vitalità proprie di una comunità che si mette in movimento, brulicante di idee, pensieri, progetti.” 
Non dobbiamo mai restare senza insurgent communities, cambiano le speculazioni, gli abusi e le discriminazioni contro cui agire ma non cambia la sostanza: vogliamo un mondo migliore di quello che c’è.


Si può, però ci vuole, come mi ha insegnato Angelica, un cambio di prospettiva: dal basso verso l’alto, e non viceversa.