mercoledì 28 settembre 2016

Merli e agnelli nell'aia ideale rivivono grazie a Doliach e Gerini





di Marilisa Bombi

Ignazio Doliach, artista classe 1932 che già all'età di 14 anni ha cominciato a creare le sue prime opere, è uno di quegli artisti che, come Sergio Altieri, appartengono alla categoria di artisti/gentiluomini che ti fermi volentieri ad ascoltare, quando la narrazione di fatti e storie sembrano far prendere vita ai quadri diligentemente sistemati nel suo luminoso studio di Cormons.  Un artista che superati gli 80 anni ha ancora voglia di insegnare pittura e far emergere la creatività individuale anche in chi si appresta, per la prima volta, a prendere in mano colori e pennello, dimostra inevitabilmente il senso di una vita, ovvero quello di dare vita ad un pensiero. Ed hanno vita i merli che Ignazio Doliach ha scelto di esporre nella collettiva che fa rivivere, con il linguaggio metafisico che l’arte figurativa riesce a rendere, l’aia ideale che è presente oramai soltanto nel ricordo o nell’immaginario collettivo delle nuove generazioni.
Ignazio Doliach tiene le sue lezioni di disegno e pittura all’Unitre di Cormons in due distinte sezioni. I corsi inizieranno il prossimo 18 ottobre.

Presentare Maurizio Gerini non sarebbe stato facile (io che esperta d’arte non sono) se non avessi avuto la fortuna di leggere una nota critica che risale a dieci anni fa, scritta in occasione di una mostra che lo vide protagonista assieme a Antonio Cendamo nella Piccola permanente d’Arte moderna e contemporanea che si tenne ad Udine, al “Refettorio Caucigh”. “La pittura no la fa paura” era il titolo della mostra. Ed il titolo richiamava – come ricordava il comunicato stampa della mostra -  la frase che in una notte degli anni ’30 i pittori Veno Pilon e Luigi Spazzapan scrissero, di nascosto, su un muro del centro storico di Gorizia. Cosa volevano intendere i due artisti? Forse con quelle parole volevano lanciare una sfida al regime di allora che, invece, della pittura e dell’arte non omologata aveva tanta paura o forse, semplicemente, era un modo come un altro per esorcizzare “la paura della morte” che Pilon e Spazzapan, come tanti altri artisti, identificavano nella loro arte, nella pittura che, quindi, “fa molta paura” soprattutto a chi la esegue.
Maurizio Gerini, maestro d’arte in decorazione pittorica, allievo di Cesare Mocchiutti, goriziano, è un artista che crede profondamente nella pittura tanto da usarla come strumento unico, essenziale e congeniale di comunicazione contemporanea. Astratizza e semplifica la struttura dei suoi soggetti (figure e paesaggi) per approdare ad una raffigurazione simbolica della realtà, utilizzando un linguaggio dove grafica e pittura convivono magistralmente. E con l’agnello che partecipa alla collettiva ha mantenuto inalterati i tratti della tecnica che caratterizza i suoi lavori.

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