mercoledì 14 gennaio 2015

Una passeggiata in riva al mare per stare bene



di Marilisa Bombi

Buona Primavera! Ci siamo … quasi. Perché se anche in base al nostro calendario la Primavera inizia il 21 marzo, secondo la medicina tradizionale cinese l'inizio della Primavera coincide con il Capodanno ed entrambi cadono nel giorno della seconda luna nuova, subito dopo il solstizio d'inverno e cioè tra il 21 gennaio e il 19 febbraio. Nel 2015 il Capodanno e quindi l'inizio della Primavera si festeggia il 19 febbraio e dà l'avvio all'anno della Capra.
Secondo la Medicina Cinese la "vera" Primavera inizia quando il seme, pur "rintanato" sotto la terra fredda, comincia a nascere, proprio in analogia con la Primavera.
Quella che noi siamo abituati ad intendere per "Primavera", cioè il 21 marzo, non è il suo inizio, ma è la sua manifestazione visibile; è il seme che finalmente germoglia, ma il cui ciclo vitale era iniziato molto tempo prima.
Ecco perché è questo il momento ottimale dell'anno per prevenire e curare i disturbi classicamente legati al periodo primaverile. Ad esempio, la cura delle allergie con l'agopuntura non si fa in piena primavera, quando si manifestano i sintomi, ma all'inizio. Così come è questo il periodo ideale per la cura del fegato, oppure per disintossicarsi. E poiché la primavera è anche sinonimo di Natura che si risveglia, è molto importante che nei mesi di gennaio e febbraio si pongano le giuste basi per la cura della propria salute sia fisica che mentale.
E, a questo proposito, chi l’avrebbe mai detto che imparare il francese è una delle cinque cose che si dovrebbe fare, come stare un po’ da soli e camminare in riva al mare? Per saperne di più leggi qua.

lunedì 12 gennaio 2015

Ilaria Cecot chiede l'immediata convocazione del Tavolo immigrazione: manca una rete pubblica per l'accoglienza e la presa in carico dei profughi.




Ilaria Cecot, assessore provinciale di Gorizia, mette in fila le proposte da sviluppare e i problemi da risolvere attorno alla questione dei richiedenti asilo a Gorizia e provincia, e scrive alla presidente Serracchiani e all'assessore Torrenti, al prefetto Zappalorto e al questore Piovesana, al direttore dell'Azienda sanitaria Pilati, al sindaco di Gorizia Romoli e al sindaco di Gradisca Tomasinsig, alla Caritas, alla Croce Rossa e al Cir di Gorizia: "non è più possibile continuare ad eludere le specifiche responsabilità".








 La soluzione adottata dal Prefetto di Gorizia, vista l'emergenza che la città vive da mesi, può essere considerata di buon senso se, e solo se, come garantito, sarà assolutamente temporanea: allargare la capienza del Cara - utilizzando una parte dell’ex CIE di Gradisca d’Isonzo -non può essere una modalità normale di accoglienza coerente con lo status di richiedente asilo. Tanto più che in questi mesi sono state fornite alla Prefettura prospettive per giungere ad una soluzione diversa e strutturale.

Nella giornata di giovedì otto gennaio, personalmente ho chiamato l'Assessore regionale Torrenti per fargli presente la situazione che di lì a breve si sarebbe verificata, e cioè la decisione, presa in extremis e senza poter attivare nella contingenza alcuna alternativa immediata, di sistemare i profughi in un carcere, ma purtroppo non ho ricevuto risposte. I protocolli firmati nel mese di dicembre da soli non servono a creare un modello diverso di accoglienza, se non sono sostenuti da reali disponibilità e convinzioni che, a questo punto, mi chiedo se sussistano realmente tra i sindaci firmatari della Provincia di Gorizia

Per fronteggiare adeguatamente le problematiche legate ai richiedenti asilo è necessario, a mio avviso, un salto culturale: passare alla gestione di queste persone in una prospettiva socio-assistenziale, superare una volta per tutte la visione del problema come se fosse una questione di ordine pubblico, in una stretta collaborazione tra Questura, Prefettura, Azienda Sanitaria, Enti Locali ed Enti Gestori.

La prima accoglienza dei richiedenti asilo, questa sconosciuta. Incontro organizzato dal PD: grazie, interessante, ma siamo al punto di prima

foto di Nevio Costanzo

Oltre ad aver sentito dal sindaco di San Canzian d'Isonzo, Silvia Caruso, come si attua con semplicità, senza pesare sulla comunità e senza tante storie un bel progetto di accoglienza diffusa per i richiedenti asilo, i cittadini invitati all'incontro organizzato stasera, in Comune, dal PD di Gorizia sulla questione dei richiedenti asilo non hanno scoperto come si fa, immediatamente, a garantire il minimo di dignità ed accoglienza ai profughi giunti sul territorio e privi, a causa dei meccanismi contorti della burocrazia, di un rapporto strutturato con le istituzioni. Come si evita l'emergenza umanitaria? Come si fa la prima accoglienza? Quella cosa senza la quale i profughi bivaccano, non possono lavarsi e vengono assistiti solo dalla Caritas diocesana e dai volontari.


di Martina Luciani

Per fortuna il siparietto esilarante e surreale del segretario della locale Fiamma Tricolore ha alleggerito un incontro che non ha detto nulla di nuovo, se non che, numeri alla mano, la situazione richiede attenzione ma non è gravissima. Alla Regione è stato chiesto di  farsi carico di attuare un piano che distribuisca equamente i richiedenti asilo in tutte le province; tutti d'accordo sul fatto che l'accoglienza diffusa è l'unica alternativa alle grandi e fallimentari concentrazioni di profughi; il Ministero degli interni più di così non può fare, sollecitiamo Difesa e Demanio per far saltar fuori strutture idonee all'accoglienza; tra il pubblico l'accorato grido "lo Stato siamo noi"( tranne quando evadiamo le tasse, allora siamo altro e chissenefrega dei concittadini bisognosi e dei disoccupati).
Precisa e illuminante la relazione di Gianfranco Schiavone, ICS - Ufficio rifugiati di Trieste ( chissà che finalmente stavolta l'abbiano capito tutti, sindaco di Gorizia compreso, perchè ci arrivano i richiedenti asilo da altri paesi UE, e noi non li respingiamo immediatamente...perchè le nostre norme lo consentono!). Schiavone ha dichiarato: " I toni allarmisti e orientati ad aumentare la tensione sono fuori luogo". Fermo restando che le norme esistenti in Italia esprimono una scarsissima vocazione all'asilo e che l'attuale brusca accelerazione delle richieste , e relative difficoltà, sono  il prodotto dall'inerzia che per troppo tempo ha contraddistinto il nostro paese in materia di accoglienza.
Il prefetto Vittorio Zappalorto ha ammesso quanto temevamo: per realizzare l'accoglienza diffusa ci vuole tempo. Per quel che riguarda le critiche all'affidamento in gestione del Nazareno, ha chiarito ancora una volta che i prefetti sono autorizzati in situazioni di emergenza ad affidare tale tipo di gestione senza bando. Il nuovo bando è "quasi" pronto. Vedremo. Ha però assicurato, a proposito del Cara, che per i dipendenti della Connecting People verrà applicata la clausola di solidarietà così da farli transitare nel nuovo appalto di gestione. L'ampliamento emergenziale del Cara rientrerà a giorni. Vedremo anche questo.
Curiosa la richiesta del presidente della Provincia Enrico Gherghetta, che suggerisce una specie di Intelligence per selezionare velocemente i profughi truffaldini e terroristi; e ribadisce, giustamente, l'assurdità di un meccanismo che impiega anche oltre un anno per completare la richiesta di asilo e arrivare alla pronuncia della Commissione. L'assessore regionale Gianni Torrenti si barcamena tra energiche pressioni che gli giungono da ogni livello istituzionale, il sindaco di Gorizia cerca consensi e non soluzioni, ponendosi domande davvero poco aggiornate ( perchè non li respingiamo?) ma degne di calorosi applausi, il suo assessore Silvana Romano non ha il dono della matematica nella conta di chi c'è e da quando c'è. Basta. Il resto leggetelo sui giornali. Comunque, alla domanda "che ne facciamo dei tre nuovi richiedenti asilo giunti stasera a Gorizia", ripetuta due volte, dall'assessore provinciale Ilaria Cecot e da Alessandro Duca in rappresentanza dei volontari che hanno seguito ( e seguiranno ahimè ancora) l'emergenza è seguito un educato silenzio, gli sguardi si sono fatti vacui, i cervelli erano evidentemente scollegati. Ci riproviamo domani. Che magari i tre profughi di oggi sono troppo pochi per occuparsi di loro e indignarsi per violazione dei diritti umani e delle norme vigenti se dormono all'addiaccio, si beccano una polmonite e per di più non sanno dove fare pipì.



Fiaccolata di martedì 13 gennaio, contro il terrorismo. Partecipazione di Essere Cittadini, Forum cultura, Radicali e SEL di Gorizia.

Le adesioni alla fiaccolata di domani sera sono numerose, consapevoli e motivate. Forum Cultura: Le logiche che puntano alla criminalizzazione, all'odio e alla paura non sono altro che l'altra faccia del terrorismo che dobbiamo condannare.
Essere Cittadini: Nel segno della rivendicazione dei valori laici che sono a fondamento della nostra civiltà non dimentichiamoci le responsabilità di chi, oggi, a tutti i livelli, ha causato l'attuale situazione mondiale. Je suis Charlie, io sono un cittadino, un ebreo, un musulmano, un cristiano..."
Sel Gorizia: per escludere che la fiaccolata sia una passerella mediatica, attendiamo dal Comune un concreto impegno di accoglienza nei confronti di coloro che fuggono dal fondamentalismo e dal terrorismo e ci chiedono asilo.E sfileremo insieme ai profughi che vorranno unirsi a noi.
" Associazione radicale "Trasparenza è partecipazione": la fiaccolata si concluda alla Sinagoga, dimostrando la condanna dell'antisemitismo e di
tutte le forme di  fanatismo e di fondamentalismo religioso.




Il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, ha voluto organizzare una fiaccolata, domani sera, a partire dalle 18, per esprimere solidarietà al popolo francese e ribadire che " La voce delle istituzioni e della gente in difesa della libertà, contro ogni fondamentalismo deve alzarsi con fermezza ed è questo il senso della fiaccolata di domani". Adesioni e precisazioni in alcune note politiche.

domenica 11 gennaio 2015

Risposta all'emergenza profughi: iniziativa prefettizia che risolve uno specifico problema, allarma, non apre alcuna prospettiva organizzativa stabile.

Quaranta persone trasferire all'ala rossa del Cie di Gradisca d'Isonzo: solo per tre giorni, la promessa del Prefetto di Gorizia. La veglia in piazza Vittoria si è svolta comunque: l'emergenza è solo momentaneamente risolta, la Prefettura dica dove verranno accolte le persone che nei prossimi giorni si presenteranno agli uffici di Polizia per richiedere asilo politico.



di Martina Luciani

All'ultimo secondo dell'ultimo minuto utile ( cioè poco prima che i profughi, terminata la cena nella solita sala della Caritas in piazza San Francesco si disperdessero per cercare una sistemazione notturna in giro per la città) è arrivata la decisione: 40 persone al Cara allargato di Gradisca d'Isonzo, garbato tecnicismo per dire che l'ala rossa del CIE è stata aperta per sistemare queste persone.
I volontari si sono comunque ritrovati in piazza
con le candele in piazza ( anche perchè non c'era stato materialmente il tempo di informare tutti delle novità) , assieme a Ilaria Cecot, Laura Fasiolo,don Zuttion, Forum cultura, Essere Cittadini, Sel Gorizia, giornalisti e tanti altri che hanno dato concreta collaborazione, supporto economico e materiale accoglienza ai profughi.
Non riapre il CIE, dunque, ma una parte delle strutture simil carcerarie diventano una dependance del Cara. Per 3 giorni, finchè non si attiva la convenzione con un albergo di Grado e con una struttura individuata a Dolegna del Collio ( la prima soluzione più immediata della seconda).
Una sottolineatura: la risposta della Prefettura è talmente poco originale che poteva arrivare anche venti giorni fa, quando erano state evidenziate le prima difficoltà sul territorio, risparmiando a tanti profughi situazioni ed ai volontari  un Natale di guerra sulla barricata dell'assistenza e della prima accoglienza. In piazza Vittoria, il quadro della situazione è stato delineato in tutta la sua complessità e nei suoi clamorosi limiti.
foto Pierluigi Bumbaca

sabato 10 gennaio 2015

Penoso sgombero dalla Madonnina: i richiedenti asilo di nuovo per strada

Stamattina, con coperte e masserizie raccolte nei sacchi delle immondizie, i profughi, confluiti da un paio di giorni tutti quanti alla parrocchia della Madonnina, sono fuori. Dove andranno? Per quanto tempo? 


di Martina Luciani 



La città sarà stanotte il dormitorio diffuso per una quarantina di profughi. Le strutture parrocchiali tornano alle normali attività quotidiane. Momenti penosi. Sguardi smarriti, nessuna reazione contro chi ha portato l'annuncio che altro non restava da fare se non raccogliere tutto il necessario per passare la notte fuori, nelle orecchie la frase ripetuta e straripetuta: ragazzi, non vi abbandoniamo ma adesso non sappiamo dove accogliervi.
Dove non interveniva lo Stato, sono intervenuti i volontari e la Chiesa; adesso a chi tocca?



venerdì 9 gennaio 2015

Don Paolo Zuttion: se non si trova un alloggio per i profughi, passo la notte con loro in piazza Vittoria.

Alcune sistemazioni possibili per dare un tetto ai profughi ammassati sono state rintracciate nelle ultime ore sul territorio provinciale: ma spetta alla Prefettura decidere e organizzare secondo le modalità previste dalla legge. Non risulta che il sindaco Romoli stavolta si sia messo in contrasto su proposte specifiche che salvino i richiedenti asilo dal dover vagabondare come bestie notturne per la città.


di Martina Luciani

Telegramma al Prefetto, da parte di don Paolo Zuttion e dei volontari goriziani, per chiarire di chi sia ora ufficialmente ogni responsabilità per la sistemazione dei profughi privi di convenzione per l'accoglienza e privi anche della possibilità di essere nottetempo accolti al già sovraffollato dormitorio Caritas di Piazzutta. E per chiedere un intervento urgente.
Don Paolo Zuttion, direttore della Caritas, ha fatto anche di più. Ha scritto anche all'arcivescovo mons. Redaelli, descrivendo nuovamente la situazione e l'impasse logistico che lo costringerà a mettere sulla strada circa 40 persone. Ed ha annunciato in un passo della lettera la sua intenzione di prendere con sè tutti i profughi senza alloggio, portarseli in piazza Vittoria e trascorrere con loro la notte dinnanzi alla Prefettura. A testimoniare diritti e dignità umana calpestati e ignorati.
Si dovesse arrivare a questa forma estrema di "comunicazione" dell'emergenza irrisolta, ovviamente don Paolo Zuttion e i richiedenti asilo non saranno soli in piazza. Errata corrige: don Paolo non ha scritto una lettera all'arcivescovo ma una mail al vicario alla carità. Mi scuso, ho capito male. Tuttavia ritengo che su questione di tale gravità abbia riferito all'arcivescovo.

"Je suis Charlie" e vi spiego il perchè.



di Stefano Cosolo



Il popolo europeo, oggi, è un popolo senza dei valori in cui credere e per i quali lottare. l'Europa si misurua sull'economia, sul libero scambio, sulla moneta unica, ma non su valori, quegli stessi valori laici che le costituzioni ben definiscono e individuano, quali le libertà, l'uguaglianza delle persone e i diritti umani.
Anzi in nome della convenienza, dell'individualismo le persone rinunciano sempre di più ai propri diritti così trascinando interi secoli di cultura e di storia nell'oblio verso una inesorabile e ingloriosa fine.
"tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" recita l'art. 21 della Nostra Costituzione. ma il mezzo più comune per diffondere il proprio pensiero sono i social network tramite interventi anonimi. La rinuncia  a dare un volto e un nome al proprio pensiero è un'offesa e un ripudio alla libertà, alla civiltà e alla democrazia, è l'anticamera della fine di tutti gli altri diritti, conquistati in tanti anni di lotte, guerre e tragiche vicende private e pubbliche.
Non è un caso l'obiettivo dell'attacco terroristico di Parigi, gli integralisti islamici, ma anche le lobbies economiche e politiche e tutte le mafie,  sanno benissimo che i peggiori nemici sono la scuola, la libera informazione e, in generale, la libera manifestazione del pensiero.
Non cediamo alla paura, non rinunciamo ai nostri diritti in cui crediamo e dai quali poi derivano altrettanti fondamentali doveri. Se abbiamo questa forza possiamo vivere in pace e accogliere in pace anche persone che vengono da altre culture, ma che sono persone come noi che cercano la pace e una vita dignitosa. Ma sia ben chiaro non dobbiamo arretrare di un passo e combattere a viso aperto con chi minaccia la nostra libertà, lo Stato può e deve usare la forza coercitiva quando necessita, il cittadino la forza del pensiero.
"Je suis Charlie"

Stefano Cosolo è presidente dell' Associazione Essere Cittadini Gorizia

giovedì 8 gennaio 2015

Tornano in strada i profughi? Finita la vacanza offerta dal volontariato alle istituzioni: il prefetto chiamato di nuovo in barricata.

Telegramma al Prefetto di Gorizia: da sabato notte,40 persone all'addiaccio.Che ci piaccia o no.
Si sono esaurite tutte le possibilità logistiche di sopperire alla carenza e incapacità istituzionale di affrontare coerentemente la situazione della "stabile" emergenza profughi che coinvolge la città. Ora siamo all'emergenza nell'emergenza.


di Martina Luciani

Forse questa è la penultima  notte al coperto: le strutture parrocchiali da alcuni giorni non possono più ospitare i richiedenti asilo, parcheggiati in modo più o meno avventuroso da una ventina di giorni. Si torna alle normali attività, l'accoglienza è impossibile. L'ultima a resistere è stata la parrocchia della Madonnina, dove sono confluite quasi 40 persone: ma i volontari hanno cominciato ad avvisare i profughi che sabato notte si dovranno arrangiare. Una quarantina di persone da sistemare: è questo il numero indicato nel telegramma, in partenza in queste ore, destinazione il prefetto di Gorizia. Telegramma firmato da don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana, e dall'eterogeneo gruppo dei volontari. Gente che ha tenuto duro, gente cui lo stesso Prefetto, diversi giorni fa, ha fatto arrivare il messaggio: tenete duro ancora per poco.
Sono stati fatti innumerevoli tentativi, innumerevoli proposte: ma alla fine, dal palazzo del Governo nessuna comunicazione, nessuna informazione che rassicuri sulla presa in carico delle persone che, pur dotate nella stragrande maggioranza dei documenti necessari a veder loro garantiti tutti i diritti previsti dalla legge, sono abbandonate sul territorio. Nell'indifferenza delle loro condizioni di salute: perchè se non ci importa nulla se hanno freddo e fame, se dignità e diritti sono calpestati, dovrebbe almeno importarci degli aspetti che riguardano la salute pubblica. Ne tenga conto il sindaco Romoli. Scendendo al livello minimo di considerazione della vicenda umana e giuridica dei richiedenti asilo, infine, dovrebbe  esserci una preoccupazione relativa all'ordine pubblico e alla sicurezza.

martedì 6 gennaio 2015

Richiedenti asilo: nemmeno dei minorenni ci facciamo scrupolo?

Minori richiedenti asilo che si registrano agli uffici di polizia di Gorizia e poi se ne vanno in giro senza meta, accolti la sera dai volontari della Caritas per puro caso: ma fin dove riusciremo a spingerci nell'ignorare i problemi della gestione delle richieste di asilo? Mentre la situazione, per tutti i profughi, invece di risolversi, rischia di riportare moltissimi di loro alla condizione più degradante e pericolosa possibile: sotto i cespugli all'addiaccio, d'inverno.


di Martina Luciani

Adesso contiamo solo sulla benevolenze delle parrocchie: ma per poche ore ancora, perché poi i ricoveri di fortuna offerti per dare riparo ai profughi dovranno essere ripuliti con cura e restituiti alle loro funzioni normali, ai ritmi delle attività degli oratori. Quindi il conto alla rovescia è cominciato: a quando li ributtiamo a dormire fuori, questo temibile esercito invasore composto da... una quarantina di persone, variamente esauste e confuse, sfinite, febbricitanti per tutto il freddo patito?
Nel frattempo, mentre si fanno complesse mosse nel gioco dello scaribarile istituzionale, siamo ad aggiungere alla lista dei problemi esistenti anche quello dei minorenni. Dichiaratisi con la loro età anagrafica al primo accesso alla Polizia italiana (lo precisiamo perché alcuni pur essendo evidentemente dei ragazzini si registrano come maggiorenni), giovanissimi senza bisogno di alcuna verifica che non sia quella di guardarne i volti e la corporatura: i volontari che distribuiscono i pasti nella sala della Caritas ne hanno accolto due. Avvisate immediatamente le forze dell'ordine, è cominciata l'attesa. Una lunga attesa. Soltanto la faccia tosta di chi ha scomodato con una telefonata la vice prefetto, lamentando l'inosservanza di procedure specifiche e rammentando le responsabilità istituzionali in ordine alla presenza sul territorio di minori non accompagnati. Il problema è stato risolto: i volontari hanno preso a bordo delle proprie macchine i ragazzi e li hanno accompagnati alla caserma Massarelli, che non c'era proprio modo di farli venire a prendere con urgenza.
Là si auspica, che tra i canonici intralci burocratici e i soliti intoppi (com'è possibile che un'emergenza dichiarata non renda necessario un interprete sempre presente nelle sedi istituzionali e di polizia?) sia stato avviato l'iter che mette i giovanissimi al riparo in una condizione protetta, adeguata alla loro età ed esperienza, non già per benevolenza o sollecitudine, ma perché la legge prevede specifiche tutele. Se poi vogliamo scomodare le Convenzioni internazionali non la finiamo più....

lunedì 5 gennaio 2015

Andrea Bellavite: una nuova fattispecie di reato, quello di credere che da noi funzioni la Convenzione di Ginevra.

Riprendiamo un brano dell'articolo di Andrea Bellavite pubblicato sul blog di Forum Cultura.


"Il "reato" è quello di avere freddo, il freddo cane delle scorse notti e di non aver voglia di affrontarlo in un parco, costretti ogni mezz'ora a spostarsi un po' più in là da una cinica e inconcludente ordinanza comunale. Ed è quello di aver scelto come obiettivo del proprio "reato" dei centri di accoglienza già impegnati, dove poter dormire sul pavimento e lavarsi in venti a un unico lavandino. E di aver creduto che la Convenzione di Ginevra, che garantisce dignitosa accoglienza a chi richiede asilo politico, fosse funzionante anche in Italia.
Continua qui.

domenica 4 gennaio 2015

Qual è la farmacia oggi di turno?



Quando la forma sostituisce la sostanza: il cattivo esempio dell’Asl n. 2 Goriziana 

di Marilisa Bombi

Dare servizi al cittadino. Questo è l’obiettivo ma anche input che l’informatica dovrebbe agevolare e che, di fatto, in molte realtà è già cosa fatta. Insomma, basta navigare un po’ nelle pagine dell’Agenzia delle entrate per rendersi conto di come un sito web dovrebbe essere organizzato e strutturato. Per farla breve, anche se non tutti possono disporre del tempo necessario per studiare il codice dell’Amministrazione digitale per avere chiari quali sono gli intenti che il codice in questione intende perseguire, è sufficiente richiamare il vecchio proverbio “tra il dire ed il fare ci sta di mezzo il mare”  per immaginare che la Direzione della locale Azienda per i servizi sanitari,  non ha chiara la distinzione tra forma e sostanza. L’occasione viene dalla ricerca on-line delle farmacie di turno.

Il Comune di Gorizia ha 33 persone negli alloggi messi a disposizione dello Sprar? Ma dove?

La stampa riporta oggi alcune informazioni che lasciano esterrefatti: scopriamo la fattispecie del profugo non profugo, frutto evidentemente di una superficiale lettura dei regolamenti e norme vigenti in materia, e veniamo anche a sapere che ci sono 33 richiedenti asilo che alloggiano negli appartamenti del progetto Sprar messi a disposizione del Comune di Gorizia. Ilaria Cecot, assessore al welfare della Provincia di Gorizia interviene in merito alle dichiarazioni attribuite all'assessore comunale Silvana Romano. Informazioni tecniche, incluse, per chi volesse opportunamente aggiornarsi ed evitare di fare incredibili figuracce.


"Va tutto bene, ma mentire sapendo di mentire mi pare un atteggiamento istituzionalmente scorretto e di mera propaganda, oltre che di strumentale informazione, poco rispettoso del lavoro intenso e costante portato avanti dalla Direzione Welfare della Provincia di Gorizia, dall'Amministrazione Provinciale e dagli altri soggetti (CIR, Caritas e Contavalle) coinvolti nella gestione del progetto Sprar, del quale la Provincia di Gorizia è la titolare, assieme agli altri enti gestori qui elencati.
Il progetto Sprar nasce nel 2009 per volontà dell'amministrazione provinciale, dopo il rifiuto ad assumerne la gestione del Comune di Gorizia. In questi cinque anni sono state accolte nello Sprar - che, ricordo, è un passaggio successivo all'accoglienza poichè chi entra nello Sparar ha già il riconoscimento dello status di rifugiato politico - ben 198 persone. Attualmente gli appartamenti a disposizione sono cinque, di cui solo uno di proprietà del Comune e dato in gestione all'Ater fino al 31 dicembre 2014. I cinque appartamenti possono accogliere 33 persone. Oltre all'appartamento comunale, due appartamenti sono dell'Ater, uno della parrocchia di Sant'Ilario e Taziano e uno del Contavalle (questo dedicato a donne e bambini). L'amministrazione provinciale partecipa con fondi propri al progetto, come attualmente previsto dal regolamento. L'ammontare della compartecipazione è di circa il 20 % del costo dell'intero progetto. Una cifra quindi che varia dal 13 ai 17 mila euro, più il lavoro del personale. La gestione degli ospiti viene fatta da Contavalle, Cir e Caritas, mentre la direzione Welfare della Provincia si occupa di tutta la gestione amministrativa.

sabato 3 gennaio 2015

ADESSO BASTA! Lettera di volontari impegnati nell'emergenza profughi.

Pubblichiamo la lettera inviata alla stampa ed ai social da Silvia Argenton, Andrea Bellavite, Anna Di Gianantonio, Franco Dugo. Significativamente intitolata, dagli stessi firmatari, ADESSO BASTA!





"Prima di tutto, piena solidarietà a don Paolo Zuttion, direttore della Caritas e unico punto di riferimento saldo nel marasma istituzionale di questo periodo di (non) accoglienza dei richiedenti asilo a Gorizia. Il sindaco Romoli, riecheggiando le parole di Franco Zotti, suggerisce sibillinamente sulla stampa maliziose ipotesi di collusioni interessate: così, usando l’autorevolezza del suo ruolo, non fa altro che spargere veleni e dubbi. Se realmente pensa che ci sia qualcosa che non va, lo denunci alla magistratura e faccia nomi e cognomi, se invece tutto è regolare perché insinuare reati con chiacchiere degne del più disinformato frequentatore di caffè?
In secondo luogo, l’interrogazione che il consigliere regionale Rodolfo Ziberna propone alla presidente Serracchiani sfiora e forse supera il limite del reato di diffamazione. Nessuno dei volontari che in queste ultime settimane ha impegnato tempo soldi ed energie in un’opera di supplenza (cibo, coperte e precario tetto nelle notti sotto zero), proprio nessuno ha ricevuto un solo euro in cambio della propria attività. E nessuno, ma proprio nessuno di essi ha mai neppure lontanamente pensato di convenzionarsi con la Prefettura per ricevere i famigerati 35 euro in cambio dell’offerta di vitto e alloggio. Si tratta di un’iniziativa del tutto spontanea, basata sull’amicizia e la solidarietà immediata, che nulla ha a che fare con l’accoglienza istituzionale, giustamente retribuita – sulla base di precisi accordi e convenzioni sulla cui legittimità deve vigilare lo Stato - in quanto richiede la professionalità, la responsabilità e la competenza. Ben venga il giorno in cui non ci sia più bisogno del “volontario spontaneo” che si farebbe immediatamente da parte nel momento i problemi fossero affrontati e risolti dalle istituzioni preposte.
Ma dopo aver “speso” un mese di impegno diurno e spesso notturno per evitare alla città l’onta di qualche morto per freddo o per fame, sentirsi dire che si è interessati a qualche businnes non è disinformazione, ma vera e propria diffamazione."

Gorizia, emergenza profughi: novità in seguito alle azioni dei volontari.

Don Paolo Zuttion incoraggia i  volontari che operano a Gorizia: qualcosa si muove finalmente.


di Martina Luciani

L'incontro dei volontari -  in campo ormai da molto tempo nell'assistenza e nel soccorso dei richiedenti asilo abbandonati nel gelido limbo dei giardini di Gorizia - con il prefetto Zappalorto non è stato inutile. E il servizio della Rai regionale sull'operato del manipolo di cittadini che, in vario modo, si sta sostituendo alla gestione delle responsabilità che leggi e trattati attribuiscono alle istituzioni dello Stato, ha dato un enorme aiuto agli stremati volontari.
" Grazie alla riunione in Prefettura - ci spiega don Paolo Zuttion, direttore della Caritas di Gorizia - e alle iniziative che hanno reso pubblica l'operazione di solidarietà in coro a Gorizia, l'assessore regionale Torrenti ha sollecitato il prefetto, mettendo in evidenza le difficoltà a reggere ancora e ancora una situazione difficilissima. In sostanza, lo stesso prefetto mi ha rassicurato sulla praticabilità di alcune prospettive di sistemazione dei richiedenti asilo in diverse località della provincia, alcune di immediata fattibilità. "
" L'invito del prefetto - aggiunge don Zuttion - è di tenere duro ancora per poco."
Certo: tener duro, queste sono le parole giuste. Perchè il peso anche della sola responsabilità è gravoso, pur tralasciando gli oneri della pratica gestione della somministrazione di cibo, indumenti, del soccorso medico e del reperimento di rifugi e sistemazioni varie.E' gravosa l'ostilità, la diffidenza, il silenzio della politica e delle istituzioni, la strumentalizzazione.
Udine e Trieste hanno aperto per fronteggiare l'emergenza, che sovrappone il grande freddo alla condizione disperata dei profughi senza un posto dove mangiare e dormire, due  palazzetti dello sport. Gorizia, come sappiamo, ha già dato, e quindi si sente esentata. Il problema che ci si ritrovi di fronte, oltre che alla mancata osservanza delle leggi in materia di richiesta d'asilo e di diritti umani, anche ad una vera e propria omissione di soccorso non è ancora stato preso in considerazione.
Don Zuttion ci ripete un concetto, che è di Sant'Agostino: " Amando il prossimo e prendendoti cura di lui tu cammini". Un'idea universale, trasversale. In verità l'unico modo che abbiamo per immaginare il progredire della civiltà umana è quello del "cammino", un viaggio collettivo che drammaticamente  si arresta, costringendo tutti nella più infida delle paludi, ogni qualvolta qualcuno ne resta escluso.

venerdì 2 gennaio 2015

Profughi e volontariato a Gorizia: quello che insegna l'esperienza e quello che è stato chiesto al Prefetto di Gorizia.

I volontari incontrano il Prefetto di Gorizia e scrivono una lettera aperta per chiedere conto degli aggettivi tutt'altro che lusinghieri appioppiati loro dalla stampa locale.

 di Martina Luciani


Impossibile continuare così: questo l'allarme dei volontari che assicurano un pasto caldo a decine di profughi, che procurano indumenti pesanti, che cercano di risolvere i problemi legati alle ignobili condizioni igienico sanitarie, interagendo con la Caritas di Gorizia e quasi forzando la collaborazione delle istituzioni competenti rispetto sanità e sicurezza pubblica.
Cosa serve? Un'interfaccia costante con gli uffici di polizia e immigrazione, un coordinamento tra volontariato e  strutture sanitarie della CRI e dell'Azienda sanitaria che devono realizzare i primi controlli sui richiedenti asilo, un riferimento logistico per permettere ai profughi di mantenere condizioni igieniche personali adeguate, uno snellimento delle pratiche richieste per avviare le pratiche di richiesta d'asilo, continuamente rallentate sia dalla carenza di organico negli uffici competenti sia dalle ridotte finestre d'accesso ai controlli sanitari effettuati dalla Croce Rossa, la disponibilità di mediatori culturali professionalmente competenti.
In mancanza di questo retroterra organizzativo, il volontariato, mentre realizza come può l'enorme impresa di salvare l'Uomo nella sua dignità elementare e nei suoi diritti sanciti dalle leggi, ha un carico di responsabilità che non può essere sostenuto e rischia di essere persino controproducente nelle situazioni più difficili.
Questi concetti sono stati riassunti al prefetto di Gorizia in un incontro, due giorni fa: il risultato della riunione per ora non l'ha visto nessuno.
Nel frattempo i volontari impegnati ogni sera, Natale e Ultimo/primo dell'anno inclusi, a cuinare e dare pasti caldi all'umanità richiedente asilo affamata e piegata dal freddo, hanno scritto una lettera aperta per chiedere conto degli aggettivi tutt'altro che lusinghieri appioppiati loro dalla stampa locale.Questo il testo, che ha già prodotto un servizio da parte della Rai Friuli Venezia Giulia.


Richiedenti asilo a Gorizia, emergenza e solidarietà: tutti ipocriti i volontari?         
Siamo un gruppo di cittadini dell’ Isontino che in vario modo cercano di aiutare quelli, fra i profughi afgani e pachistani, che sono in attesa di trovare accoglienza, prevista da una precisa normativa nazionale e internazionale, in sedi a ciò espressamente individuate dagli organismi competenti.