venerdì 5 dicembre 2014

Povero Nicola, che girovaga nei centri commerciali travestito da Babbo Natale!

Domani è San Nicolò, indimenticabile momento nell'infanzia goriziana di molti di noi.


di Martina Luciani
Era una anticipazione del Natale, il 6 dicembre: nottetempo arrivava San Nicolò, a portare le noci, i primi mandarini della stagione, piccoli doni ai bambini, di solito i guanti di lana, i pigiamini di flanella e altre cose utili: ce lo ricordiamo ancora? Io si, perché era il primo esperimento di verifica sulla quantità di bontà, gentilezza, obbedienza che ero stata capace di dimostrare a questa specie di giudice terzo rispetto i miei genitori. Pensavo che se San Nicolò mi avesse fatto trovare i suoi doni, modesti in verità, potevo aspirare con fiducia nell'arrivo di Gesù Bambino ( niente Babbo Natale, a casa mia, mai entrato e mai entrerà).
Scrive Alberto Cattabiani nel suo bellissimo " Calendario" che la festa di San Nicola sopravvive in Puglia  e negli ambienti meno permeabili al processo di omologazione in corso: be', a Trieste sicuramente si, in Alto Adige anche, forse  in Istria, a Gorizia spero davvero che mamme e papà ci provino almeno.
Curioso il fatto che l'immagine ed il ruolo dell'antico vescovo  di Mira - protettore oltre che dei bambini anche dei marinai, dei prigionieri, degli oppressi e di tutti quanti soffrono, patrono di Bari - si sia a tal punto snaturata da finire a fare da testimonial ad una bibita notissima: o forse non è curioso per niente, è solo l'emblema della nostra capacità di mercificazione di ogni cosa. Il percorso nell'evoluzione storica porta San Nicolò dal Medio oriente all'Italia, poi  nell'Europa centrale e Settentrionale, dove diventa Santa Claus, Sankt Mikolaus, Samichlaus e via dicendo. Successivamente si imbarca con gli emigranti che dall'Europa colonizzano l'America del Nord e lì ( senza nemmeno chiedere asilo politico) perde via via abiti e simboli della carica vescovile, e diventa un bel vecchione rossovestito , con un cappuccio e poi persino la slitta e le renne. Ed è ormai solo show, merce, cibo, frenesia. Quasi fossimo tornati agli antichi Saturnalia, che orgiasticamente imperversavano a Roma tra il 17 e il 23 dicembre, e che la Chiesa non riusciva ad estirpare dalle usanze del popolo al punto da doverci sovrapporre l'improbabile celebrazione della nascita di Cristo.
Quel Natale che altro non è che il Natalis Invicti, grande festa della divinità solare Sol Invictus, culto collegato ad Apollo e alla simbologia mitraica, riutilizzato per indirizzare sul Dio cristiano le pratiche di adorazione del Sole. Che, tutto sommato,  aveva pure una sua logica.

Alberto Cattabiani. "Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell'anno." Mondadori.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

nulla si crea e nulla si distrugge, nella storia del mondo tutti i culti e i luoghi di culto si sono sovrapposti ad altri precedenti.
Templi pagani divenuti chiese e santuari, poi moschee, e infine discoteche o musei...
L antropologia studia tutto ciò e lo descrive in modo molto ampio e gradevole talvolta, ed è bello immergersi in tali conoscenze che un po' sanno di mistero, invitando ognuno di noi a fantasticare, a tornare bambini, a fermare il tempo, e per un momento, a smettere di pensare che esiste unicamenete ciò che è visibile e tangibile perchè in vendita su uno scaffale con il cartellino del prezzo.

viva la calza ripiena di nocciole e mandarini!

Piazza Traunik ha detto...

Però la calza è della Befana!

Anonimo ha detto...

Vero, intanto ho trovato questo...

Nei paesi in lingua tedesca i bambini ricevono doni e dolcetti il 6 di dicembre, il giorno di Sankt Nikolaus. Già dal 1500 Nikolaus era conosciuto come "portatore di doni": Prima del giorno di San Nikolaus, cosi si legge in alcuni documenti dell'epoca, le madri davano ai loro bambini un'asticella di legno. Doveva essere incisa una tacca per ogni buona azione compiuta. La vigilia del 6 dicebre i bambini tiravano a lucido le loro scarpe o i loro stivali e li mettevano davanti alla porta oppure sul davanzale della finestra. Poi andavano a letto, lasciando un po' di cibo per le renne che accompagnavano Sankt Nilkolaus. La mattina dopo le avrebbero trovate piene di giochi e dolcetti. Naturalmente se si fossero comportati da bravi bambini! :-)

All'inizio Nikolaus regalava noci, frutta secca, il Klatzenbrot, che è una pane fatto con le pere essiccate, oppure abiti o comunque cose utili alle necessità quotidiane.

Grazie piazza Traunik, non dimenticare la Santa Lucia!