martedì 11 marzo 2014

L'insostenibile leggerezza dell'essere una quota rosa.

Sebben che siamo donne ....



 



di Martina Luciani

Il problema non sono le quote rosa: mi trovano indifferente e scettica, perché nella politica italiana girano troppe signore che proprio non mi piacciono e che sono così sciocche e vacue da portare disdoro a tutta la categoria femminile, ma purtroppo mentre mi viene facile mandare un bel vaffa ad un uomo , ad una donna sono restia per una atavica solidarietà di genere, e così le sopporto.

Il problema in verità sciaborda sotto la chiglia del dibattito in cui il Parlamento si è imbarcato, e ondeggia nelle derive delle più diverse strumentalizzazioni .

Che ci importa se il Parlamento ha votato contro l’emendamento sulle quote rosa? Che ci importa se l’invisibile barriera culturale non è stata, anche in questa occasione, oltrepassata? Cosa sarebbe mai cambiato? Un percorso fittizio porta risultati fittizi. Siamo mica svedesi, noi, o finlandesi, che hanno i governi affidati alla saggezza femminile senza che nessuno l’abbia richiesto o imposto!

Cominciamo a ragionare prima di fare la conta di quante scarpe con i tacchi calcano i pavimenti del Transatlantico. Osserviamo quante e quali donne entrano a far parte insieme agli uomini nelle liste di candidati dei partiti.

Se in una lista riscontro un numero adeguato di donne e se per ognuna riconoscerò il valore dell’impegno politico e del contributo personale, giudicherò quello un partito interessante. Evoluto e intelligente. Caso, invece, di molte donne di dubbia provenienza ideologica e di trasparente spessore culturale, prescelte e riunite in una specie di harem la cui funzione è solo di ossequio al tormentone delle quote rosa : ma che le mandiamo a fare in parlamento? E ancora: una lista in cui le donne appaiano in minoranza, ma quelle che sono candidate sappiamo si muoveranno come macchine da guerra rispetto le battaglie politiche, sociali e culturali che dobbiamo fare ogni giorno: bè, gli elettori e le elettrici a quelle signore lì daranno la propria fiducia. Senza bisogno di meccanismi che forzino la situazione.

Guardiamo ancora qualche fotogramma indietro: perché ci sono poche donne che fanno politica?

Perché statuti e regolamenti delle organizzazioni politiche assai di rado prevedono l’equivalenza di genere? Perché se non abbiamo le indicazioni a favore della parità di genere, tutti – gli uomini – se ne dimenticano?

Perché poi gli stessi signori  si vantano con ipocrita bonomia quando nella loro giunta, consiglio, assemblea ci sono componenti femminili, come fosse merito loro ( ed in effetti spesso è proprio così, pura strategia senza una vera battaglia)? Perché questo lusingarsi reciproco quando le pari opportunità sono ben lontane dall’esistere nel quotidiano?

Mah, le signore biancovestite che si aggiravano tra gli scranni di Montecitorio ci risponderanno mai?

1 commento:

Piazza Traunik blog ha detto...

Ho letto l'articolo, forte per certi aspetti, che mi ha costretta a riflettere seriamente sulla questione
In merito alle quota rosa, io non sono ancora giunta ad una mia conclusione.
Condivido l'osservazione che, se le quota rosa si risolvono in una riserva di posti per donne scelte solo in quanto donne-amiche del potente, la riserva è inutile, probabilmente dannosa.
Certo è che inserire quote rosa e prevedere listini bloccati, di nominati dal partito, ove la posizione determina l'eleggibilità, non è certo garanzia di competenza femminile nei posti chiave.
Quindi: magari la soluzione giusta era quote rosa senza listini bloccati di nominati e nominate (e seria selezione dei candidati/e!!! - utopia?)
Personalmente, tuttavia, sono giunta alla conclusione che persone (uomini o donne) competenti e libere di pensiero - e oneste - nessun partito (vedi Emma Bonino, il/la migliore Ministro degli Esteri che questa Repubblica abbia avuto, a mia memoria) le vuole, poiché eserciterebbero le proprie funzioni in piena autonomia, agendo secondo la propria concezione di "bene", anche in contrasto con diktat di partito.

Sono comunque convinta che le cd buone prassi, che sono una sorta di forzatura, possano essere una via per raggiungere la partà sostanziale, o forse anche una strada necessitata.
(Come si può quindi capire, la risposta esatta a "quote rosa sì o quote rosa no" non credo di averla ancora trovata).
Marzia Pauluzzi